martedì 31 marzo 2020

Letterine e altri errori



La lettera al Frankfurter Allgemeine Zeitung di alcuni sindaci e altre attricette della politica che rinfaccia ai tedeschi i debiti condonati nel dopoguerra, si rivelerà un boomerang. Oltretutto se il blocco produttivo sarà revocato da subito dopo pasqua fino alla completa revoca ai primi di maggio, le misure economiche e finanziarie in atto si riveleranno sufficienti, soprattutto se i soldi destinati a disoccupati e famiglie verranno celermente assegnati e saranno destinati ai consumi. È la voglia irresistibile di mettere le mani su un bel mucchio di soldi (nuovo debito) da distribuire secondo convenienze politico-elettorali, che sollecita questa letterina inutile, puerile e rancorosa.

Errore a mio avviso anche per i criteri di ripartizione del fondo di emergenza alimentare, laddove le risorse “sono ripartite ai comuni secondo i seguenti criteri: 80 per cento del totale in proporzione alla popolazione residente e il restante 20 per cento in base alla distanza tra il valore del reddito pro capite di ciascun comune e il valore medio nazionale, ponderata per la rispettiva popolazione”. Pertanto, più un comune è popoloso e più presenta un reddito basso, più risorse percepisce. L’obiettivo non dovrebbe essere quello di aiutare chi nella normalità ha un reddito basso (tant’è che spesso è già assegnatario di un sostegno pubblico) ma chi si trova senza reddito in questa emergenza.

E invece vedremo che, in tal modo assegnati i fondi, succederà proprio questo, nel senso che i comuni popolosi e a basso reddito medio (ma con più “nero”) avranno più risorse di città capoluogo con un reddito medio più alto ma che in questo momento contano giovani, partite Iva, commercianti e titolari di attività con il culo per terra.

Il merito è merito e va pagato


L’amministratore delegato di Fca, Michael Manley, ha comunicato il taglio trimestrale del proprio “stipendio” ai lavoratori dell’azienda. Lavoratori che si guardano bene dallimitare il loro capo. Ingordi.

«Proteggere la salute finanziaria dell'azienda è responsabilità di tutti, a partire naturalmente da me e dal team di leadership. Al fine di raggiungere questo obiettivo e per evitare una riduzione del personale nel secondo trimestre, dal mese di aprile e per i prossimi tre mesi ridurrò il mio stipendio del 50% e i membri del Group Executive Council (Gec) ridurranno il loro del 30%».

*

Non sono tra quelli che lanciano l’assurda accusa ai ricchi perché sono ricchi e ai padroni perché sono padroni. Sono loro i vincitori della lotta di classe e del relativo bottino. Lesibita ipocrisia è tipica della classe degli sfruttatori. Né può sorprendere, se non gli ingenui, che un giornale padronale come Repubblica (o altri) non abbia vergogna a dare rilievo a queste “notizie”, in modo fin troppo asettico, ossia senza commentarle opportunamente, fosse solo per dire quanto guadagnano questi filantropi dell’umanità con domicilio fiscale a Londra.

Manley guadagna mediamente quanto 600 dei suoi operai. L’anno scorso si è messo in tasca 13,28 milioni di euro: 1,429 milioni di euro di stipendio base, in crescita dai circa 600mila euro rispetto al 2018; a questa base si aggiungono poco più di 30mila euro di fringe benefit e stock grant che fanno parte del piano d’incentivazione per circa 10 milioni di euro e 1,8 milioni relativi ai benefit pensionistici.

Nello stesso anno la remunerazione complessiva del signor Elkann è stata pari a 3,85 milioni di euro, di cui 893mila euro come “salario” base, in calo da 1,7 milioni del 2018. I fringe benefit per il presidente ammontano a 672mila euro, cui si aggiungono 2,28 milioni di euro come stock grant del piano d’incentivazione a lungo termine. Ovviamente nel conteggio non figurano i dividendi quale azionista Fca.

Naturalmente sono tutti quattrini guadagnati grazie al “merito”.

lunedì 30 marzo 2020

Inettitudini e omissioni


Voglia di golpe

Per il potere non è facile gestire una situazione dove domina un pericolo reale e non simulato, cioè come in altri casi creato ad hoc. E tuttavia per ogni potere la vera catastrofe è solo quella di essere spazzato via. Di simili esempi è piena la storia.

Nella concezione ormai solo poliziesca del cosiddetto lockdown, qualsiasi forma di resistenza diventa “diserzione” e “terrorismo” (termini usati ieri sera dal prof. Richieldi) e dunque crimine da perseguire a norma di decretazione d’emergenza. Poi, per chi dubita, anche solo nel pensiero, si tratta di oltraggio alla “scienza”!

Stante la situazione, e dunque in nome del bene comune, ogni provvedimento normativo diventa urgente e indispensabile, che trova forza e legittimazione in un racconto mediatico che per la popolazione è la sola rappresentazione del fenomeno reale. È vero che l’ignoranza crea i personaggi di cui ha bisogno, ma questi non sono tempi normali in cui tutti possono accettare di fingere ignoranza come solo un mese addietro.

Tanto è vero che una parte crescente di questo paese non crede a tutto ciò che si racconta. Aveva ragione Machiavelli: “Dove men si sa, più si sospetta”. Ciò avviene in modo differente a seconda delle singole sensibilità e interpretazioni, comunque parallelamente al fatto che le spiegazioni offerte dallo spettacolo mediatico riescono sempre meno a padroneggiare i pensieri della gente.

La realtà dei malati gravi è esibita in cifre e quella dei morti in lunghe teorie di bare. L’evento è indiscutibile, ma è proprio l’enorme incidenza di morti e di malati gravi in alcune zone, le deficienze del sistema sanitario, a far resistenza alla pretesa che si tratti di una catastrofe inattesa e immeritata, e in tal modo obliare su inettitudini e omissioni gravissime.

Bei tempi ...



... quando ancora si poteva !

*

I tedeschi son tedeschi, e ci fanno la morale ...



... poi però fanno le stesse cose, se non peggio (clicca).



domenica 29 marzo 2020

Imbecilli


Inghiottiti da questa insopportabile libertà da leoni in gabbia, per cui stiamo iniziando seriamente a impazzire, rattristati da quel numero anonimo di persone che sono fratelli, padri e amici che muoiono, sarebbe importante mantenere il buon senso, ma questi imbecilli non lo capiscono.

Un progetto di società



Le maggiori contraddizioni che ci troviamo ad affrontare rinviano come sempre ai rapporti sociali di classe. È nella lotta per l’affermazione/riproduzione di quei maledetti rapporti che si articola lo scontro e ne viene tratto l’esito.

Infatti, quale risultato ha prodotto la lotta scatenata negli ultimi decenni dal padronato ben lo vediamo nella sottomissione totale della rappresentanza politica al delirio autistico neoliberista, nella esaltazione della competizione quale orizzonte assoluto di una vita spesa a elemosinare un po’ di denaro che degli imbroglioni ci rubano in modo flagrante.

Complici volontari gli eredi di quella lunga stagione politica riformista di sinistra che dei risultati aveva ottenuti sul piano della lotta economica e acquisito su quello dei diritti maturi. Sono loro che, rinnegati ideali e programmi, hanno fatto propria l’ideologia che proclama il primato mercantile e l’assolutismo finanziario, il pragmatismo che fissa l’identificazione delle persone al capitale come mero valore di scambio, nel trionfo dell’inutile, dell’insensato, di un consumo funzionale e sopravvalutato.

Il cedimento ai mentori del mercato ha avuto come conseguenza la svendita dei beni pubblici, peraltro senza ridurre il debito, i tagli lineari alla spesa sociale, sostituita dalla filantropia e dalla carità, la decadenza programmata dell’istruzione e della sanità pubblica, con lo scopo imprudente di favorire la scuola e la sanità privata. Abilmente sono stati adescati da questi pifferai gran parte di coloro che lamentano in questi giorni la degradazione e le carenze di cui siamo impotenti testimoni e vittime.

Ormai modesti scoliasti a mezzo dei social, ci è lasciata solo la pratica effimera dei commenti a margine e qualche insulso girotondo o adunata afona di progetto.

Dovrebbe bastare per comprendere in quale enorme trappola siamo caduti e quale alto dazio paghiamo anche in occasione di questa drammatica e penosa circostanza storica. Ci penserà allora la forza delle cose a farci muovere in un’altra direzione, basterà l’erosione dell’ossatura finanziaria statuale e di quella economica privata perché venga giù tutto o almeno s’avverta un deciso scossone? Non credo e non solo perché manchiamo in tal senso di tradizione.

Temo che la società civile italiana non sia interessata nel profondo ad un reale e radicale mutamento, che dopo l’isteria collettiva e la peste emozionale, instillate dai media con morboso diletto, tutto ritorni come prima e anzi declini in peggio.

Senza indulgere a teorizzazioni biopolitiche e scenari orwelliani di matrice ambigua, vedo che in generale si sta affermando subdolamente sotto i nostri occhi, nell’esibito e blando rispetto delle forme democratiche, un nuovo totalitarismo coadiuvato su base tecnologica. Si tratta di un progetto di società in fase molto avanzata, di una mutazione che la nostra insipienza e rassegnazione pagherà cara.

sabato 28 marzo 2020

Costolette di ratto in salsa chili di Guilin



Non è assolutamente vero ciò che ha sostenuto il signor Zaia a proposito delle abitudini alimentari dei cinesi, segnatamente per quanto riguarda i topi. Non li mangiano crudi, ma li prediligono arrostiti. Prelibati sono i ratti del bambù, originari della Cina meridionale.

Lo stesso discorso vale per i cani. In genere, in situazioni normali, non si consuma carne di ogni razza canina (vi sono allevamenti appositi). A tale proposito avrei una storiella (vera, di molti decenni or sono) sui cagnolini arrosto serviti in un locale cinese nel quartiere Latino di Parigi, nei pressi del ristorante Roma (esisterà ancora? Potevi gustare un discreto piatto di pasta al pomodoro, nulla di più). Oggi concentriamoci sulla bontà dei ratti arrostiti.

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venerdì 27 marzo 2020

Per il dopo, basta bugie



Dopo che questa buriana sarà passata, noi che ne siamo stati nostro malgrado i diretti protagonisti e in non pochi casi vittime, non potremo farci raccontare comode bugie, che già si comincia a diffondere.

Prima tra tutte quella che vuole l’epidemia virale sopraggiunta inaspettata e con effetti non prevedibili. Da settimane si sapeva in dettaglio ciò che stava succedendo in Cina e quali draconiane misure di contenimento erano state adottate (s’irrideva e catalogava come tipiche di un paese totalitario). In Italia la SARS-Cov-2 è stata diagnosticata il 29 gennaio, due giorni dopo il governo dichiarava lo stato d’emergenza, ma non seguivano provvedimenti concreti. Anzi, si rilasciavano interviste dove si sosteneva di essere ben pronti all’evenienza.

Non leggete quel libro



Se siete ipocondriaci o ansiosi per la situazione in atto, evitate di leggere il libro di David Quammen, Spillover. Chi di questi tempi non è almeno un po’ ansioso e ipocondriaco, se non altro a seguito della costrizione casalinga e il panico diffuso a pieno regime dalle “autorità” e dai media? Basta una lieve alterazione di temperatura accompagnata dalla tosse e il dubbio ti assale.

Tuttavia ci sono anche altre preoccupazioni, sempre più pressanti, per chi non ha altro reddito che quello derivante dal proprio lavoro ed è costretto a restare inattivo. Non saranno certamente i 600 euro che gli permetteranno di campare oggi e sciogliere l’incognita sul proprio immediato futuro.

Ad ogni modo, tanto per portare un po’ di ottimismo, cito Quammen, alle pp. 44-45, il quale ci ricorda che finora tra nuove epidemie e pandemie “la più terribile, catastrofica e tristemente nota” è quella provocata da un virus classificato come HIV-1 gruppo M (ne esistono altri 11 parenti) , cioè quello che causa la maggior parte dei casi di AIDS nel mondo. Scriveva l’Autore nel 2012, che questo virus aveva già ucciso 30.000.000 di persone dalla sua comparsa, una trentina di anni prima, e fino a quel momento altri 34.000.000 circa risultavano infetti.

Scrive: “Ben pochi sanno che la vera storia dell’AIDS non inizia tra la comunità omosessuale americana nel 1981 o in qualche metropoli africana negli anni 1960, ma cinquant’anni prima, alle sorgenti di un fiume chiamato Sangha, nella giungla del Camerun sud-orientale”. Il cap. 8 del libro è dedicato alla storia di questa malattia che non riguarda solo i “ricchioni”, ma anche i “normali” eterosessuali (in Italia il 42,7% dei positivi).

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I dati riportati dall’UNAIDS riferiscono che delle 37,9 milioni di persone che vivono con l’infezione da HIV nel 2018, 36,2 milioni sono adulti e 1,7 milioni sono bambini con meno di 15 anni. Il numero di decessi è stato di 770.000 nel 2018, (800mila nel 2017 e 840mila nel 2016). “Il tasso di riduzione della mortalità è stagnante”.

L’Oms stima che un terzo delle morti legate all’Aids nel mondo sono causate dalla tubercolosi, mentre la meningite criptococcica colpisce ogni anno centinaia di migliaia di persone affette dal virus dell’Hiv e causa dal 15% al 20% del numero totale di morti legate al virus. Nonostante siano curabili, anche altre infezioni opportunistiche gravi contribuiscono alle morti legate all’Aids, come la polmonite da Pneumocystis, la polmonite batterica, sepsi, e altre.

Fino al 2016, in Italia si sono contati oltre 44.000 morti, più 130.000 sieropositivi e con 3.451 nuovi casi in quell’anno.

Siamo ancora a questo punto!

giovedì 26 marzo 2020

Il bazooka americano



Mentre il blocco delle attività per contenere la diffusione della epidemia virale negli Stati Uniti procede Sato dopo Stato, il Senato ha approvato (96 - 0) il Coronavirus Aid, Relief ed Economic Security Act, il piano di aiuti alle famiglie e alle aziende, sotto forma di assegni di sostegno al reddito, rafforzati sussidi di disoccupazione, prestiti e salvataggi per imprese grandi e piccole, fondi per ospedali e sistema sanitario. Da ricordare che il 27% dei lavoratori americani non ha diritto al salario in caso di malattia.

Di fronte alla prospettiva del collasso delle attività economiche e di livelli di disoccupazione che potrebbero essere vicini a quelli della Grande Depressione degli anni 1930 – e dei disordini sociali che ne conseguirebbero – i repubblicani e i democratici hanno trovato l’accordo sul piano d’intervento finanziario, pari a oltre il 9% del Pil, oltre il doppio del piano di ricostruzione adottato dopo la grande crisi finanziaria del 2008.

Il cambiamento rispetto alla prima versione proposta da McConnell e dai repubblicani la scorsa settimana prevede un’espansione delle indennità di disoccupazione per il numero in rapida crescita di lavoratori licenziati.

Il numero di lavoratori che hanno presentato nuove domande d’indennità di disoccupazione dovrebbe salire a oltre tre milioni questa settimana, con un aumento di oltre dieci volte rispetto alla settimana precedente, ma è solo l’inizio di quello che seguirà nelle prossime settimane.

Prima misura: pagamenti federali immediati e diretti per la maggior parte degli americani, pari a 1.200 dollari per adulto e 500 per bambino, vale a dire fino a 1.200 dollari a scalare sopra redditi di 75.000 dollari l’anno, fino a svanire a 99.000. I pagamenti devono essere distribuiti dall’Internal Revenue Service a chiunque abbia presentato una dichiarazione dei redditi nel 2018 o 2019, nonché ad una certa quota di coloro che erano troppo poveri per presentare la dichiarazione.

Moriremo tutti




I cubani sono anche più pericolosi, potrebbero infettarci col
virsu guevarista o, peggio, con covid-castrista59.
Iacoboni scrive su La Stampa.
Ai tempi della peste, quanti "untori" avrebbe denunciato?

*

«Le nuove malattie, come un virus a trasmissione aerea, volano di bocca in bocca nell’opinione pubblica. Ben pochi sanno cosa significhi “zoonotico”, ma tutti hanno sentito parlare di SARS e di aviaria, e magari della febbre del Nilo occidentale. Molti conoscono qualcuno colpito dalla malattia di Lyme o vittima dell’AIDS. Sanno di Ebola e sanno che è terribile. C’è preoccupazione e vaga consapevolezza. Ma pochi hanno tempo e voglia di esaminare il lato scientifico della questione. Posso dire per esperienza personale che quando racconto che sto scrivendo un libro su questi argomenti, su spaventose malattie emergenti, virus killer e pandemie, in generale i miei interlocutori vanno al sodo e chiedono: moriremo tutti? Ho deciso di rispondere sempre di sì.
Certo, moriremo tutti. È un fatto inevitabile di natura. La maggior parte di noi, però, soccomberà per cause più banali di un nuovo virus emerso di recente da un’anatra, uno scimpanzé o un pipistrello (p. 528).»

David Quammen, Spillover, Adelphi, 2020, 14 euro.

P.S. : Spillover indica il momento in cui un virus passa dal suo “ospite” non umano al primo “ospite” umano. Il primo ospite umano è il paziente zero. Le malattie infettive che seguono questo processo le chiamiamo zoonosi. Il 60% delle malattie infettive umane sono zoonosi, cioè il virus è stato trasmesso da un animale in tempi relativamente recenti. L’altro 40% delle malattie infettive proviene da altro, da virus o altri agenti patogeni che si sono lentamente evoluti nel tempo insieme all’uomo. Non potremo mai sradicare una zoonosi, a meno che non uccidiamo gli animali in cui vive. Questa epidemia di SARS Covid-19 è talmente diffusa che potrebbe non scomparire del tutto, rimanere latente nei suoi “ospiti” umani. La pericolosità di questo virus dipende dal fatto che si diffonde dalle persone prima che si vedano i sintomi, contrariamente alla SARS precedente, più contagiosa e più micidiale, ma le persone non erano contagiose se non quando manifestavano i sintomi. La sottovalutazione di questo aspetto ha causato strage presso la popolazione più esposta e fragile.

mercoledì 25 marzo 2020

Altrimenti è meglio impiccarli



«Fiery the angels fell;
deep thunder rolled around their shores;
burning with the fires of orc».

Forse avrà suscitato il sorriso, domenica scorsa, quando ho titolato un mio post: “Una catastrofe storica”. Scrivevo: “Non ci sarà soluzione al di fuori di uno sforzo coordinato a livello internazionale. […] un deciso miglioramento [non] significherebbe comunque che l’Italia ha risolto il problema. Una soluzione può essere trovata solo a livello europeo e globale”.

Ciò appare evidente ogni giorno di più. Quella in corso è un’epidemia virale blanda o poco più seria di una normale influenza per il 90% o forse più degli infettati (ufficiali e no), ma per circa il 5% - 10% si tratta di una cosa maledettamente più seria, soprattutto per le persone anziane portatrici di patologie pregresse, e in alcuni casi, per fortuna sporadici, anche per persone più giovani alle prese con una polmonite.

Dal punto di vista economico non c’è differenza tra giovani e anziani; l’unica vera differenza è tra chi ha disponibilità di denaro e chi non possiede reddito sufficiente per campare. Tra chi sta sfruttando l’opportunità offerta da questa situazione per arricchirsi ancora di più e chi sta precipitando da una situazione di relativa sicurezza a una condizione più precaria.

“It was the best of times, it was the worst of times”, scrisse in A Tale of Two Cities il grandissimo Charles Dickens. Delle due curve rivolte verso l’alto, quella delle Borse e quella dell’aumento dei casi d’infezione, quest’ultima è la più ripida.

Nulla ha fermato la frenesia finanziaria a Wall Street, che ha visto il suo più alto aumento di un giorno dal 1933, con il Dow Jones Industrial Average in aumento dell’11%.  L’aumento di 2.000 punti di Wall Street è la risposta all’imminente passaggio del CARES Act (Coronavirus Aid, Relief ed Economic Security Act), una dotazione di 2 trilioni di dollari, 2.000 miliardi, 500 di assegni per gli americani, 208 miliardi di prestiti per le principali industrie e 300 miliardi per le piccole imprese.

Che vanno ad aggiungersi agli 8,3 miliardi di dollari per la ricerca e sviluppo del vaccino contro il SARS Covid-19 (Coronavirus Preparedness and Response Supplemental Appropriances Act, 2020 ) e un pacchetto di circa 104 miliardi in gran parte focalizzato sul congedo per malattia retribuito e le indennità di disoccupazione per i lavoratori e le famiglie.

Tutto ciò mentre in Europa si sta ancora disquisendo, come nella Bisanzio del 1453, sul sesso degli angeli, cioè sugli Eurobond. Speriamo si sveglino, altrimenti è meglio impiccarli tutti ai lampioni.

Nuovi dati ISS



C'è voluto più di un mese per prenderne atto?

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Disgraziato quel popolo che ha bisogno di eroi


Anche dalle parti di Repubblica pare si stiano accorgendo che qualcosa non quadra, ma non andranno oltre. Se la situazione non fosse seria e drammatica verrebbe quasi da dire: chiudete gli ospedali e non mandate in giro nelle abitazioni personale sanitario. Del resto sono decine di migliaia i decessi annuali causati da infezioni ospedaliere in Europa dei quali il popolo italiano s'accolla il 30% del totale. Ma questi morti non fanno spettacolo e non s'offrono per brillanti carriere politiche e giornalistiche. Molto meglio intervistare un paziente, obbligatoriamente giovane, già “intubato”, il quale descriva in prima serata e nei dettagli tutte le modalità con le quali è stato sottoposto a terapia intensiva. Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi.
Vomitevole!

martedì 24 marzo 2020

[...]





Pertanto, se questi dati sono veridici (perché dubitare del massimo responsabile della Protezione civile?), il rapporto tra decessi e positivi totali sarebbe all’incirca dell’1%, salvo nelle zone dove situazioni particolari hanno funto da moltiplicatore (non ultimi gli ospedali, dove, p. es., al personale sanitario e amministrativo in molti casi il test di positività non è stato effettuato o è stato effettuato con molto ritardo). Massiccio l’isolamento dei pazienti positivi avvenuto a mezzo ricovero ospedaliero. La stragrande maggioranza dei deceduti si è avuta al di fuori delle strutture di terapia intensiva e ha riguardato prevalentemente persone anziane e molto anziane specie con pluri-patologie pregresse. I casi letali in persone sotto i cinquant’anni sono rarissimi e statisticamente irrilevanti, in netta maggioranza si tratta di portatori di patologie gravi. Indubbiamente un’epidemia virale molto aggressiva con numerosi casi di polmonite. Tuttavia non è paragonabile per letalità ad alcuna grave epidemia del passato, anche per le misure di contenimento intraprese, e pur tenendo presente i gravissimi errori commesse nell’affrontarla, specie nelle fasi iniziali, la qual cosa ha determinato la situazione parossistica attuale (per dire: siamo al terzo modulo di autocertificazione in due settimane).

lunedì 23 marzo 2020

Quelli del nuovo Rinascimento



Mettiamoci nei panni di quelle famiglie che dal prossimo mese, se non già da questo fine mese, non avranno più i soldi per fare la spesa. Mettiamoci nei panni di chi ha un’attività che ormai da settimane è chiusa e ciononostante dovrà pagare affitto dei locali, bollette e magari anche le rate di un mutuo, e poi si dovrà confrontare con una depressione economica. Mettiamoci nei panni di quei fornitori che non vengono pagati, o non lo saranno a regolare scadenza. Mettiamoci nei panni di chi il lavoro l’ha già perso o rischia di perderlo.

Il signor Zaia profetizza per il dopo un nuovo Rinascimento. Si può apprezzare l'ottimismo in tanta isteria, ma forse non si rendono conto degli effetti che questa crisi sta già producendo e proseguirà con una catastrofe economica di portata storica. È sbagliato credere che questa sia una crisi paragonabile alle solite crisi di ciclo, per quanto gravi.

Goldman Sachs ha avvertito la scorsa settimana che il prodotto interno lordo degli  Stati Uniti si sarebbe contratto del 24% nel secondo trimestre. Ci sono previsioni secondo cui milioni di posti di lavoro andranno persi nell’economia americana quest’anno, con un calo della produzione economica pari a 1,5 trilioni di dollari.

La Cina non sta messa meglio, tuttavia finanziariamente è solida. L’Europa subirà contraccolpi gravissimi se dovesse adottare in pieno le misure restrittive dell’attività economica che si sono prese in Italia. Se questa situazione proseguirà, come ci dicono, per qualche mese ancora, ci aspetta una depressione lunga e profonda. Le fratture tra gli Stati membri della UE sono arcinote. Forze potenti si oppongono a certe misure, considerandole come un salvataggio per paesi fortemente indebitati come l’Italia.

Il coronavirus provocherà uno shock economico su larghe fasce di popolazione, con una caduta verticale dei consumi, una crisi di solvibilità aziendale e una probabile crisi politica, tutte insieme.

Proprio mentre stavo scrivendo questo post, ho ricevuto una telefonata da una località vicino a Monaco. Con dettaglio mi è stato spiegato che la situazione non è troppo diversa dall’Italia, la Baviera ha adottato le misure più restrittive della federazione per quanto riguarda i contatti tra persone, proibendo l’uscita di casa. Però in generale le autorità tedesche stanno mantenendo sulla faccenda il più basso profilo possibile, e la stampa e gli altri media non spargono panico come in Italia.

domenica 22 marzo 2020

Una catastrofe storica



Non ci sarà soluzione al di fuori di uno sforzo coordinato a livello internazionale, questo bisognerebbe cominciare non solo a capirlo, ma anche a mettere in pratica misure conseguenti, a livello sanitario ed economico. A livello sanitario prevalentemente ogni paese va per conto suo, in quello economico vi sono ancora miopi resistenze, non si vuol capire che se salta un paese o due va per aria tutta la baracca.

Arrivano in Italia, maggior focolaio, medici dalla Cina, 52 da Cuba e altri dalla Russia, non mi risulta da altri paesi europei. Chi l’avrebbe mai detto solo un mese fa? Maledetti comunisti, prima ci infettano e poi ci mandano aiuti. Il becerismo anticomunista arriva a sostenere questo.

La brutalità del virus non può essere sottovalutata, pur tenendo conto che la stragrande maggioranza dei deceduti ha più di 65 anni e presentano diverse patologie pregresse. Sono persone, sarebbero morte comunque, come tutti, loro probabilmente a breve, ma questo non è un buon motivo per togliere loro tempo e speranza di vita.

Quanti errori evitabili si sono fatti e si continuano a commettere! S’è atteso un mese per far cessare le attività lavorative non indispensabili. Tutti a lavorare, affollando i mezzi pubblici (ridotti), le strade, gli uffici. Il 7 marzo, giorno in cui il “governo dalla mezzanotte” ha annunciato le prime misure di contenimento a livello nazionale, dalla Lombardia è partita un’ondata di gente che, precipitata nelle loro località originarie del sud, ha portato con sé l’infezione in regioni dove vige un sistema sanitario più debole. Speriamo questo esodo non produca conseguenze disastrose, ma non possiamo affidarci solo alla buona stella.

In alcuni pronto soccorso solo il 10 marzo si è iniziato a testare tutti i pazienti in arrivo e non solo quelli con gravi sintomi. In 48 ore s’è scoperto che molti di quei pazienti erano inconsapevolmente positivi. In altri pronto soccorso il test su tutti non avviene ancora! Gran parte delle unità ospedaliere erano e forse sono ancora contaminate; una percentuale non trascurabile di operatori sanitari, specie nei reparti non istituiti per le malattie infettive, avevano contratto il virus e, asintomatici o paucisintomatici, non hanno avuto accesso ai test. La situazione nelle case per anziani è drammatica. La carenza di dispositivi di protezione è ormai ben nota ed è un caso internazionale.

Ciò che succede negli ospedali e nelle case per anziani vale tanto più per i luoghi di lavoro. Le mascherine servono fino a un certo punto e del resto non si trovano per un ricambio frequente, quantomeno giornaliero. Molte altre carenze di strutture, personale e dotazioni sono ben note. La gestione della risposta iniziale è stata a dir poco inadeguata, per non dire delle forme e modalità di comunicazione. Ciò che secondo le prime valutazioni delle autorità dell’Organizzazione mondiale della sanità poteva presentarsi come una brutta influenza, si sta rivelando, specie in Italia (bisogna dire che ogni paese ha risposto con ritardo), come una catastrofe di proporzioni storiche.

Se tra un mese o due l’Italia dovesse trovarsi nelle stesse condizioni della Cina di oggi, che mostra un deciso miglioramento, ciò significherebbe comunque che l’Italia non ha risolto il problema. Una soluzione può essere trovata solo a livello europeo e globale, oppure la miccia si riaccenderà da qualche parte e ricominceremo daccapo, se il virus non ci farà la grazia, come scrivevo settimane or sono, di lasciarci in pace.

Sorvegliare e orientare



«Il nostro Internet era etico, di fiducia, gratis, condiviso. Oggi è passato da risorsa digitale affidabile a moltiplicatore di dubbi, da mezzo di condivisione a strumento con un lato oscuro. Internet consente di arrivare a milioni di utenti a costo zero in maniera anonima, e per questo è perfetto per fare cose malvagie: spam, addio alla privacy, virus, furto d’identità, pornografia, pedofilia, fake news. Il problema è nato quando si è voluto monetizzarlo: si è trasformato un bene pubblico in qualcosa con scopi privati che non ha la stessa identità del passato».


*

Il caso dei “cookie” è noto a tutti, ma le modalità con le quali si raccolgono informazioni utilizzate, quando va bene, a fini commerciali, sono molte. E sono utilizzate anche a fini politici, per esempio per orientare il voto, e non solo per questo. Così come si riesce sulla base di tali dati e profilazioni a orientare i nostri acquisti o il voto elettorale si possono giocare gli stessi dati per orientarci verso altre cose. Il condizionamento non sempre è palese, anzi quasi mai lo è.

A livelli politico è un fatto compiuto, laddove, sulla base di una profilazione di massa, agiscono agenzie private come la cosiddetta bestia di Salvini, la piattaforma Russeau dei Cinque stelle e Italia Viva di Renzi con la sua struttura americana che utilizza il software nato dalla Cambridge Analytica. Sicuramente fanno lo stesso e per altri scopi altre agenzie per clienti ed entità che non conosciamo.

Attraverso questi dati non è azzardato ipotizzare che degli specialisti possano imporre a livello collettivo un’egemonia culturale. Non solo di questo si tratta. Oggi, per esempio, Google è il più grande raccoglitore a livello mondiale di dati sul DNA individuale. Qual è lo scopo di questa raccolta gigantesca di dati così sensibili e questo genere di mappatura si fa solo a fini di conoscenza scientifica? Nel mondo d’oggi è illusorio crederlo.

sabato 21 marzo 2020

Voglia di bonapartismo


È solo l’inizio dell'impazzimento.

Nella seconda metà degli anni 1970 la questione del terrorismo venne affrontata con leggi speciali, sui reati associativi, il pentitismo, eccetera. Secondo Angelo Panebianco, «È falso che quelle leggi fossero ineccepibili dal punto di vista costituzionale» (Corriere della Sera, 19 marzo 2020). Bella forza scrivere queste cose dopo più di quarant’anni.

Prosegue Panebianco: «Se in costituzione sono contemplati i poteri di emergenza, [questi] potrebbero essere usati non per fronteggiare un’autentica emergenza ma per soffocare la democrazia. L’esempio più citato è quello della Repubblica di Weimar e del famigerato articolo 48 della costituzione sui poteri presidenziali di emergenza».

Sull’efficacia di tali poteri, Panebianco sostiene che «i poteri emergenziali costituzionalmente previsti possono essere efficaci solo se la democrazia in questione è presidenziale o comunque concentra, anche in condizioni normali, ampi poteri nelle mani del capo dello Stato o del Primo Ministro. L’efficacia è dubbia nel caso di una democrazia “acefala” nella quale chi governa ha poteri ridotti e che vanno contrattati con un’ampia élite».

La costituzione italiana non prevede poteri di emergenza. «L’interpretazione dominante – scrive Panebianco – è che il Consiglio dei Ministri possa deliberare senza autorizzazione parlamentare ai fini della Protezione civile. È quanto ha fatto il governo Conte per contrastare l’epidemia in atto. Tacito presupposto, però, è che non ci sia emergenza che non possa essere affrontata nel pieno rispetto delle regole costituzionali valide per i tempi normali. È un’illusione».

Cita a tale proposito i casi del supposto attacco libico del 1986 con i due missili contro l’Italia (che mai avrebbero potuto colpire Pantelleria, come sapeva bene Gheddafi) oppure il caso che riguarda la “stagione del terrorismo” nella seconda metà degli anni Settanta.

«Costituzionalizzati o meno che siano, i poteri di emergenza s’impongono in caso di necessità (disastri naturali, pandemie, terrorismo minacce di guerra). Ma non esistono garanzie assolute contro il loro “cattivo uso”».

Riassumendo il singolare sillogismo di Panebianco, i poteri emergenziali sono efficaci solo se la democrazia (?) in questione è presidenziale o comunque concentra, anche in condizioni normali, ampi poteri nelle mani del capo dello Stato o del Primo Ministro. Per contro, non sono efficaci in una democrazia parlamentare. Tuttavia, mette le mani avanti Panebianco, costituzionalizzati o meno che siano tali poteri, non esistono garanzie assolute contro il loro “cattivo uso”.

Conclusione: poiché in ogni caso nessuno può assicurare il loro “buon uso”, è meglio affidare direttamente “ampi poteri” a un presidente o primo ministro, che se non altro garantisce loro efficacia. Poi basterà un fallito attentato o l’incendio del Reichstag e il gioco è fatto.

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Basta ascoltare per Radio Swiss Classic gli appelli del Consiglio federale su come stanno affrontando lepidemia, per scoprire la differenza di tono e misura tra noi e loro. 

Certe domande


Risposta senza polemica:
anche lassenza di una "chiara strategia" può essere una strategia.
Sono in molti a non sapere bene che cos'è la strategia,
magari confondendola con lo stratagemma.

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«… la surprise des premiers temps se transforma peu à peu en panique. […] C'est à partir de ce moment que la peur, et la réflexion avec elle, commencèrent».

Traduzione:

Se qualcuno da un laboratorio avesse intenzionalmente diffuso il virus (è una balla, mi raccomando!), potrebbe essere un lettore di Camus. Se qualcuno ha pensato di sfruttare per qualche suo motivo lo stato d’emergenza, lo sta facendo anche senza aver letto Camus.

Commento:

Se pensate che un simile sospetto sia fuori dal mondo, vuol dire che non conoscete un certo mondo.


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Diamogli tempo e vedrete che letterina scriverà per pasqua.

venerdì 20 marzo 2020

Cosa dice l'ISS al 20 marzo




Report dell’ISS in data 20 marzo che descrive le caratteristiche di 3200 pazienti deceduti e positivi a COVID-19 in Italia. La distribuzione geografica dei decessi vede il 68% in Lombardia e il 16,4 in Emilia Romagna. Pertanto l’84,4 per cento dei decessi presi in esame sulla base delle cartelle cliniche riguarda queste due regioni, in particolare alcune province.

Deceduti con zero patologie sono 6, 113 con una patologia, 128 con due e 234 con tre o più. Il 75,2 dei deceduti presentava almeno due patologie.

Durante il ricovero, l’84% dei pazienti deceduti COVID-19 positivi assumeva terapia antibiotica, meno utilizzata la terapia antivirale (54%) e quella steroidea [cortisone] (31%). Il comune utilizzo di terapia antibiotica può essere spiegato dalla presenza di sovra infezioni.

Prima del ricovero in ospedale, il 36% dei pazienti deceduti COVID-19 positivi seguiva una terapia con ACEinibitori [terapia per l’ipertensione arteriosa, del post-infarto del miocardio e dell’insufficienza cardiaca cronica] ed il 16% una terapia con Sartani (bloccanti del recettore per l’angiotensina) [sono le tipiche terapie prescritte a pazienti in età geriatrica]. Questo dato può però essere sotto-stimato in quanto non sempre dalle cartelle cliniche era possibile evincere la terapia eseguita prima del ricovero.


Ad oggi (20 marzo) sono 36 dei 3200 (1.1%) pazienti deceduti COVID-19 positivi di età inferiore ai 50 anni. In particolare, 9 di questi avevano meno di 40 ed erano 8 persone di sesso maschile ed 1 di sesso femminile con età compresa tra i 31 ed i 39 anni. Di 2 pazienti di età inferiore ai 40 anni non sono disponibili informazioni cliniche, gli altri 7 presentavano gravi patologie pre-esistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità).

In Lombardia il personale sanitario risultato positivo è di 2.808, un dato di per sé eloquente sulle fonti principali del contagio.

Sono 296 gli operatori sanitari positivi in Emilia Romagna, 74 nel Veneto e 85 in Toscana, 27 nelle Marche, 34 nel Lazio, 32 in Puglia, ben 44 in Sardegna su 106 infezioni diagnosticate dai laboratori di riferimento regionale. In totale gli operatori sanitari risultati positivi in Italia sono ad oggi 3.654, il 7,8 per cento del totale.


21-3-2020 ore 18.30:
Tra un po' conteranno tra i deceduti anche quelli morti per indigestione.

Se collassa l’economia ...



Malvino, alludendo a fascinazioni gattopardesche, titola che nulla sarà come prima, ma tutto resterà come prima. Come potrebbe essere diversamente in una società come la nostra, nonostante certe apparenze, ancora ferocemente (non uso l’avverbio a caso) gerarchica e classista?

La classe politica e dirigente di questo paese sa essere, al momento opportuno, coesa e solidale. Il primo conflitto mondiale s’era appena concluso che già metteva in non cale quanto accaduto a Caporetto, premiando i maggiori responsabili con incarichi prestigiosi e Cadorna con il maresciallato. Larga parte degli italiani ha la memoria di un pesce rosso, per loro Mussolini è stato un grande statista fino al Patto d’acciaio. Craxi in fondo fu un convinto anticomunista al quale si può perdonare qualche scelleratezza e Berlusconi verrà ricordato per qualche sua debolezza nella sfera privata, ma in fondo le sue televisioni ci hanno sottratto al monopolio della noia.

Dopo questo disastro, quello dell’epidemia in corso, sarà ancora così? Si tratterà di gratificare la sanità pubblica con un gruzzolo a debito, alzare un po’ di polvere, far cadere mediaticamente qualche testa, e tutto tornerà nell’ordine e al suo posto? Oppure sarà finalmente giunto il momento delle agognate riforme radicali, il ricambio del personale apicale in ogni settore (“tutti a casa”), lo svecchiamento e altre bubbole?

Bisogna essere realisti più del re di coppe a briscola: qualsiasi riforma s’intenda intraprendere sulla struttura istituzionale e statuale, vale a dire relativamente alla composizione e organizzazione del parlamento e così dei ministeri e degli uffici di diretta collaborazione del vertice politico, essa è destinata a pagare dazio agli interessi politici dei partiti, al particolarismo e avventurismo dei leader. Sicuramente non si faranno irretire da questi eventuali tentativi di riforma i padroni dello Stato, le burocrazie interne degli apparati, sotto stretta tutela di direttori generali e capi gabinetto, per tacere delle società controllate dallo Stato, poltronificio spartitorio dei partiti, o la magistratura, Stato nello Stato.

Quando il potere non è torbido è quantomeno opaco.

Non sappiamo quando durerà questo stato di cose e soprattutto quali effetti di lunga durata potrà avere sulla tenuta dell’economia reale. Una cosa è certa: se crolla l’economia viene giù tutto il palco della democrazia. Dobbiamo però tener conto che questo sistema ha la scorza dura.