Se conosci il nemico e te stesso,
non devi temere il risultato di cento battaglie.
Se conosci te stesso ma non il nemico,
per ogni vittoria ottenuta potrai subire anche una sconfitta.
Se non conosci né il nemico né te stesso,
soccomberai in ogni battaglia.
SunTzu, L’arte della guerra, Guida editore, p. 83.
Andando
con la memoria – storica – ai lustri immediatamente precedenti l’estate del
1914, si possono rilevare con facilità i prodromi di ciò che sarebbe stata poi
la grande carneficina. Anche i coevi, non solo i più avvertiti, non mancarono
di percepire in lontananza il fragore che annunciava il grande temporale, per
esempio nel Pacifico e a Port Arthur, o anche più vicino, nei Balcani e lungo
le coste del Mediterraneo, per non dire della guerra ispano-americana (1898) e
di quella anglo-boera. La guerra è nella natura dell’imperialismo moderno, non
meno di quello antico. Le controversie che impegnarono le cancellerie per
spartirsi il mondo, in attesa di mettere le mani sulla carcassa ottomana,
punteggiano numerosissime la storia degli anni a cavallo tra i due secoli.
Non
mancarono nemmeno le grandi rivolte popolari, non solo in Russia (1905), ma
anche nell’estremo Occidente, con il massacro di proletari che chiedevano pane
e giustizia sociale. Nondimeno anche quegli anni furono di crisi economiche,
come quella del 1907, e di omicidi politici, come quello dell’imperatrice
d’Austria-Ungheria, del presidente francese Carnot, del capo del governo spagnolo
Canovas de Castillo, del presidente degli Stati Uniti Mc Kenley, del monarca
italiano, di quello portoghese e di suo figlio, eccetera.
Le
cause che fecero precipitare gli eventi in quell’estate del 1914 trovarono dunque
pretesto in uno dei tanti episodi di quegli anni. Si trattò di una casualità di
fatti che avrebbero potuto anche essere diversi da quelli che effettivamente
furono e portare comunque allo stesso risultato, cioè alla guerra. Ciò che
accadde nel dettaglio, in modo indeterminabile, seguì dunque un ordine di
necessità più complessiva, questa sì determinabile date le posizioni dei
contendenti sulla scacchiera internazionale. Engels, che morì ben prima (1895),
preconizzò una grande guerra per l’alba del nuovo secolo.
Venendo
all’oggi, ossia al dopo 1989, ci troviamo in un mondo quasi quotidianamente
scompaginato da eventi sempre più inaspettati e di difficile valutazione, che
dimostrano a mio avviso (vedi nord Africa e Vicino oriente) la mancata
comprensione degli scenari che si consumano in settori e aree geografiche
diverse. Tenendo appunto presente quanto è accaduto più volte nel passato, la
natura stessa delle contraddizioni capitalistiche e le conseguenti dinamiche, la
domanda da porsi non è “se”, ma “quando” e in che modo sarà combattuto il
prossimo conflitto mondiale.
Si
ritiene che una guerra tra grandi potenze potrebbe scatenare un’escalation
nucleare, e proprio questo sarebbe un motivo di forte deterrenza. Ritengo una
possibilità che il conflitto sfoci in un’escalation nucleare, ma che la
deterrenza funzioni all’infinito è, a mio parere, da escludere, per ragioni che
qui non esamino in dettaglio, se non per dire che pace e riforme non sono
possibili sotto l’imperialismo, e anche laddove per un certo periodo storico si
sono dimostrate agibili perché funzionali al capitale, ciò avveniva a scapito
di altri miliardi di esseri umani.
Mi
limito a considerare ciò che è accaduto in passato. Il primo conflitto mondiale
– che decise quale dei due gruppi di banditi, l’angloamericano o il germanico,
dovesse recitare la parte del leone, fu combattuto con un uso limitato – da
motivi tecnici forse più che da scelte strategiche – di armi chimiche, cioè
l’impiego di gas sui campi di battaglia. Nel periodo tra i due conflitti
mondiali, furono stoccate nuove e più potenti armi chimiche, e anche
batteriologiche. Furono pure usate in contesti e situazioni limitate, come in
Etiopia e in Afghanistan. Churchill non si dichiarò affatto “schizzinoso” sul
tema. La Germania nazista si dotò di arsenali con agenti nervini ed è probabile
che le altre potenze non siano rimaste a guardare.
E
tuttavia le potenze belligeranti nel secondo conflitto non fecero uso generale di
armi chimiche e batteriologiche, nemmeno da parte di quel lucidissimo “pazzo”
di Hitler, nemmeno negli ultimi mesi di guerra. Credo che i servizi d’intelligence
dell’una e dell’altra parte fossero ben al corrente della situazione in campo.
Dunque, le cosiddette armi di distruzione di massa non furono usate perché
funzionava la deterrenza.
Allo
stesso modo, si può congetturare che, in un prossimo conflitto su grande scala,
le armi nucleari, strategiche e tattiche, possano lasciare spazio a un
confronto sul piano convenzionale, che però tanto convenzionale non sarà
comunque poiché poco o nulla sappiamo di ciò che gli arsenali e soprattutto i
laboratori tengono celato (Internet docet). E non sarà perciò solo un conflitto
terrestre e aero-navale classico, con propaggini extraterrestri (satelliti,
ecc.), ma sarà centrale la contesa sul piano delle nuove tecnologie, con un
ruolo rilevante della nuova intelligence, di controllo sulle comunicazioni e sullo
stato psichico, emotivo, culturale e informativo delle popolazioni in misura
inedita rispetto al passato. In buona sostanza, sarà la prosecuzione e lo
sviluppo dei conflitti già in atto.