La
via alla creazione libera e infinita di tutte le attività umane? Sarà questo il
comunismo? E si chiamerà così? Dubito, dopo la temperie storica del Novecento,
che lo si chiamerà con questo nome. Non ha importanza, così come non sarà il
paradiso in terra. Non esiste il paradiso, in nessun luogo e non esisterà in
nessuna epoca. Ma ciò non vuol dire che l’umanità resterà schiava di una società
divisa in classi, dove pochi si spartiscono la ricchezza sociale e a tutti gli
altri restano le briciole o neanche quelle.
E
sì, bisogna tener conto del fatto che la teoria marxista della crisi è,
soprattutto, la teoria della necessità del superamento del
capitalismo, ovvero l’impossibilità della sua continuazione (che non significa
– sia ben chiaro – la necessità assoluta del comunismo, ma solo la sua
possibilità [*]). Ma resta pur sempre una teoria, obbietta puntiglioso il bravo Pierino.
E l’obiezione viene assunta.
La
scienza può rappresentare mediante leggi la necessità dei processi naturali che
si manifestano come conseguenza da nessuno voluta; tanto più e tanto meglio la società
può arrivata a scoprire la legge di natura
del proprio movimento, e Marx è arrivato a rivelare la legge economica del
movimento della società moderna!
Precisa
Marx che “una società arrivata a scoprire
la legge di natura del proprio movimento non può né saltare né togliere di
mezzo con decreti le fasi naturali dello svolgimento”.
Ed
infatti Engels, riferendosi ai tentativi utopici d’instaurare una società
comunistica, scriveva:
«La società non offriva che
inconvenienti: eliminarli era compito della ragione pensante. Si trattava di
inventare un nuovo e più perfetto sistema di ordinamento sociale e di elargirlo
alla società dall'esterno, con la propaganda e, dove fosse possibile, con
l'esempio di esperimenti modello. Questi nuovi sistemi sociali erano, sin dal
principio, condannati ad essere utopie: quanto più erano elaborati nei loro
particolari, tanto più dovevano andare a finire nella pura fantasia.»
Ogni
Pierino può, per il momento e di sua sponte, rilevare quanto sia diversa la
vulgata marxisteggiante (o antimarxista) dal reale contenuto dialettico del
pensiero di Marx ed Engels.
Ecco
dunque che ci troviamo di fronte alla critica marxista dell’economia politica
che si occupa, in particolare, delle leggi e delle categorie che regolano il
modo di produzione capitalistico e del movimento delle sue contraddizioni
intrinseche.
La
critica marxista dell’economia politica non studia i fenomeni della società
capitalistica così come essi appaiono alla superficie, in quanto tali, ma si
propone di scoprire dietro ad essi le leggi e le categorie del modo di
produzione capitalistico, i rapporti di produzione tra gli uomini, i rapporti
di classe della società capitalistica (eh sì, perché tali rapporti di classe
non sono esistiti solo per le società antiche – pur se anche ad Atene come oggi
da noi dicevano che c’era la democrazia – e il medioevo!).
Mentre
gli economisti borghesi considerano le categorie economiche (sono tali ad es.
merce, denaro, valore, ecc.) come categorie naturali della produzione, date una
volta per tutte ed immodificabili, la critica marxiana dell’economia politica
considera le categorie economiche come riflesso dei rapporti sociali di
produzione. Scopre in tal modo, per esempio, la reale natura del lavoro
salariato, tipico della società capitalistica, lo sfruttamento della classe
operaia e ciò che distingue l’attuale modo di produzione da quelli precedenti.
Pertanto,
e per farla breve, occorre dapprima studiare, poi studiare ancora, e infine
studiare. E invece gli apologeti – come ieri su Il Giornale – richiamano in vita il pensiero di Pareto, il quale
sosteneva di non potersi pronunciare sulla "fatalità del progresso essendo
un’entità a noi perfettamente ignota", ridicolizzava Il Capitale di Marx definendolo “il libro santo del socialismo” che
possedeva “in grado eminente i caratteri che si notano in tutti i libri santi,
ossia l'indeterminatezza e l'oscurità”.
Invece
una cosa abbiamo chiara noi marxisti, nonostante la presunta oscurità di Marx,
ossia di quanto siano stronzi quelli che sulla base di pregiudizio e ignoranza
emettono simili sentenze (ad uso dei gonzi).
[*] Tale necessità, per quanto riguarda il comunismo, non è assoluta, perché se così fosse allora la comparsa del comunismo sarebbe
determinata non come un semplice possibile, ma già come una
necessità. Ed infatti la previsione teorica che ci indica un possibile,
si completa e dipende però dall’attività sociale degli uomini, ossia dalla
lotta di classe.