mercoledì 14 aprile 2021

L'utopia

 

Il senso dell’utopia, un giorno, verrà riconosciuto tra i sensi umani alla pari con la vista, l’udito, l’odorato, ecc.. Nell’attesa di quel giorno tocca alle favole mantenerlo vivo, e servirsene per scrutare l’universo fantastico. Gianni Rodari, Omegna, 23 ottobre 1920 – Roma, 14 aprile 1980.


Si fa presto a dire Homo sapiens ...

 

Tempo di lettura: poco, se appartenete alla “seconda ondata”.

Una questione centrale nello studio dell’evoluzione umana riguarda quando, e ovviamente come e perché, le capacità cognitive umane moderne si siano evolute da quelle dei nostri progenitori. Una nuova ricerca fa luce sui tempi di questo processo. In un articolo appena pubblicato sulla rivista Science, un team internazionale, guidato da Marcia S. Ponce de León dell’Università di Zurigo, ha scoperto che i cervelli umani dall’aspetto moderno appaiono circa 1,7 – 1,5 milioni di anni fa rispetto ai cervelli precedenti e più primitivi dei primi membri del genere Homo .

Fatto non senza importanza, perché i primi membri conosciuti del genere Homo risalgono a un milione di anni prima, a circa 2,8 milioni di anni fa.

martedì 13 aprile 2021

"Non preoccuparti"

 

“Non preoccuparti, non arriverà in Italia. Sono un virologo “.

“Non preoccuparti, i bambini non sono contagiosi, vai a lavorare. Sono un epidemiologo“.

“Non preoccuparti, gli ospedali sono pronti, siamo un’eccellenza. Sono un assessore”.

“Non preoccuparti, abbiamo le mascherine, modello a tre strati. Sono una supercazzola“.

“Non preoccuparti, faremo vaccini, investiremo nella ricerca. Sono un sottosegretario“.

“Non preoccuparti, compreremo vaccini all’estero, tutto pianificato. Sono un presidente di qualcosa“.

“Non preoccuparti, dopo pasqua faremo 500 mila vaccini ogni dì. Sono un generale esperto di logistica “.

Che cosa sto scrivendo? Sto cercando di trovare una spiegazione per tanti errori. Non avevano il manuale per il Covid-19. Pensavano bastasse il paracetamolo.

Quando hanno scoperto che non bastava la pillolina e che non avevano predisposto un cazzo, che mancava tutto, che il sistema sanitario faceva acqua, a quel punto non potevano ingannare mille persone per volta, era necessario ingannarci tutti insieme.

Ogni ora muoiono mediamente 74 persone per cause varie, di ogni età. Quale effetto farebbe questo bollettino sparato tutti i giorni, a tutte le ore, da tv e giornali, intervistando i parenti, imbastendo comizi d’esperti, facendo vedere teorie di bare, con adeguato accompagnamento musicale e altre cose del genere?

Possiamo almeno dire che hanno provato di tutto in termini di comunicazione? E in termini d’intimidazione, minaccia e sanzioni?

Come non bastasse

 

Non c’è solo, per molti paesi, crisi nell’offerta di vaccini. Da mesi si registra una gravissima crisi nelle forniture di microchip. Sono colpiti molti settori industriali, tanto che numerose fabbriche, soprattutto automobilistiche, hanno dovuto ridurre i turni o chiudere per settimane i loro impianti con complessivi danni per decine di miliardi.

Le cause di questa deficienza sono molteplici e sono state elencate in vari articoli giornalistici. Si va dall’aumento della domanda di elettrodomestici, alla difficoltà delle catene di approvvigionamento globali di radunare tutti i componenti necessari per la produzione, fino alla guerra commerciale tra Usa e Cina (*).

Mettiamoci dentro anche l’incendio della fabbrica giapponese di semiconduttori Renesas Electronics Naka, che ha avvertito che potrebbe essere necessario fino a un mese per riavviare la produzione nello stabilimento. Il 66% della sua produzione è destinata all’industria automobilistica e detiene una quota del 30% delle unità del microcontrollore per auto prodotte in tutto il mondo.

A ciò s’è aggiunto che Samsung, ossia uno dei più grandi produttori di smartphone e produttori di semiconduttori, ha chiuso temporaneamente il suo impianto di chip di Austin, in Texas, il 16 febbraio, a causa dalla devastante tempesta invernale che ha messo fuori uso la fornitura di energia elettrica in tutto lo stato. La società prevede un riavvio della produzione a metà aprile.

Tutte cose che possono stare benissimo in capo alle cause immediate della crisi di fornitura dei chip e che prima o poi torneranno alla normalità, così come, dall’altro lato, prima o poi saremo sommersi da una valanga nell’offerta di vaccini. Del resto mi pare sia già stato detto che la nostra società si presenta come una “immane raccolta di merci”.

Come non bastasse, c’è stato anche il blocco del Canale di Suez per il noto incagliamento di una nave, e ciò una volta di più ha messo in luce la realtà dell’economia mondiale e il suo carattere fortemente integrato.

La natura globale della produzione, che ha raggiunto livelli storici inediti sotto ogni punto di vista, dimostra come sia sempre più urgente e necessaria una pianificazione scientifica sistematica dell’attività economica internazionale, almeno per quanto riguarda alcuni settori strategici. Produzione che non può più essere affidata al caso, ad una “mano invisibile” del mercato che prima o poi aggiusta le situazioni di crisi, non senza aver lasciato che si produca prima grave danno.

Purtroppo le divisioni ideologiche e la promozione incessante del nazionalismo continueranno ad orientare il nostro atteggiamento verso i problemi che ci stiamo portando aventi da decenni e che s’aggravano.

Dovremmo invece comprendere a che cosa stiamo andando incontro continuando su questa strada. Gli Usa sono decisi a impedire con ogni mezzo alla Cina, il loro principale concorrente economico, di ottenere qualsiasi vantaggio tecnologico, così come la Cina non è disposta a tirarsi indietro, a rinunciare di giocare un ruolo importante nella contesa internazionale. Per gli Usa e per la Cina tutto diventa questione essenziale, di vita o di morte. Gli Usa sono disposti a rischiare di provocare una guerra, con la Cina che non potrà tirarsi indietro. A provocarla basta poco, anche un casuale incidente e conseguente escalation, e la situazione in tal senso diventa sempre più pericolosamente matura.

L’Europa, dal canto suo, pur essendo il continente economicamente e socialmente più importante e sviluppato, con i propri secolari egoismi e incomprensioni ha dissipato da tempo il suo primato mondiale, e ora litiga anche solo per sedersi su una sedia. Che pena mi fa.

(*) L’amministrazione Biden dovrebbe incontrare i produttori di chip la prossima settimana per discutere “cosa si potrebbe fare” per sopperire alla crisi che deve affrontare l’industria automobilistica. La Casa Bianca ha anche annunciato alla fine di marzo una proposta di sovvenzione di 50 miliardi di dollari per l’industria nazionale dei semiconduttori nel tentativo di una produzione onshore. Tuttavia il finanziamento, anche se approvato, arriverebbe troppo tardi per avere un impatto sulle attuali carenze, e punta a garantire la catena di approvvigionamento degli Stati Uniti a scapito della Cina, la quale a sua volta considera le sue catene di fornitura di semiconduttori vulnerabili e recentemente ha annunciato che avrebbe promulgato agevolazioni fiscali per la sua industria nazionale, consentendo loro di importare macchinari e materie prime esentasse fino al 2030.

In tale quadro di contesa, Taiwan è emersa come il principale punto critico nella campagna degli Stati Uniti contro la Cina, con una propaganda implacabile pompata giorno dopo giorno dai media e dal governo statunitensi. Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, con una quota di mercato dominante del 54%, e United Microelectronics, sempre a Taiwan, non sono gli ultimi fattori di questa campagna.

lunedì 12 aprile 2021

Profilo di un'ameba

 

La copertura mediatica in occasione della morte di Philip, marito di Elizabeth Sassonia- Coburgo-Gotha (Windsor è un cognome totalmente inventato per mascherare l’origine germanica), è stata disgustosa e servile. I media non hanno offerto alcuna visione reale dell’uomo e del suo ruolo, a parte qualche divertita nota biografica sul fatto che fosse un distinto puttaniere.

Un principe balcanico screditato, di nessun merito o distinzione particolare, un individuo irrilevante, cinico, strenuo difensore del proprio privilegio di classe che temeva di perdere.

sabato 10 aprile 2021

Un intreccio infinito

 

“Apri gli occhi: le ragazze ricche non sposano i ragazzi poveri” (F. S. Fitzgerald, Il grande Gatsby).

Di solito le persone che si sposano tra loro appartengono al medesimo ceto sociale, con pochi scostamenti che diventano molto rari man mano che si sale nella scala sociale. Un tempo, questo tipo di “sconfinamenti” rappresentavano uno scandalo nell’ambito dell’aristocrazia. Anche dopo, con il trionfo della borghesia, restarono prevalenti i legami di parentela all’interno dello stesso milieu sociale delle professioni e del denaro, come provano le autobiografie di questo tipo di umanità, molte delle quali sono letture intriganti e alcune semplicemente fantastiche.

Di autobiografie davvero interessanti non se ne scrivono più come un tempo, convinti che le nostre vite resteranno quali sono per sempre, per quanto gli avvenimenti presenti rappresentino già una variante di tono.

*

Stavo scalfendo con un ice pick l’Operazione Sunrise, quando m’imbatto in un certo Gero von Schulze-Gaevernitz, un cognome già sentito. Invece il nome di Gero mi era sconosciuto.

Gero, di origine tedesca e naturalizzato americano, era figlio di Gerhart (la cui madre proveniva da una famiglia imprenditoriale ebrea), noto professore e rappresentante di spicco della scuola d’economia liberale di Friburgo, che aveva partecipato alla redazione della Costituzione di Weimar.

Allen Dulles è noto a tutti. Era figlio di John Watson, politico e generale, e fratello del Segretario di Stato del presidente Eisenhower, John Foster Dulles. Suo zio, Robert Lansing, fu segretario di Stato di Thomas Woodrow Wilson. Allen Dulles era tra l’altro cugino di David Rockefeller, banchiere, uno dei fondatori del gruppo Bilderberg e della Commissione Trilaterale.

Allen Dulles dal 1916 al 1926 fece parte del corpo diplomatico. Il 7 luglio 1916 fu assegnato all’ambasciata di Vienna. Il 7 aprile 1917, quando gli Stati Uniti dichiararono guerra all’Impero austro-ungarico, la delegazione americana trasferì la propria attività diplomatica a Berna. E anche le proprie operazioni di spionaggio, delle quali ebbe cura Allen.

Alcuni lustri dopo questi avvenimenti, Gero von Schulze-Gaevernitz, diventato americano, fissò la propria residenza a Berna. Divenne poi un collaboratore di primo piano di Allen Dulles per l’Europa. Gero e Allen, nel 1944-45, furono protagonisti delle trattative per la resa delle forze armate naziste. L’Operazione Sunrise, appunto.

Gero, nel 1939, aveva rilevato l’amministrazione dei beni di Edmund Stinnes, industriale e finanziere, che aveva sposato Margianna, sorella di Gero. Edmund durante il conflitto aveva preferito risiedere in Inghilterra.

Le trattative con i nazisti ebbero luogo nella residenza di Edmund Stinnes, sul Lago Maggiore, ad Ascona, in Svizzera (*).

Edmund era figlio del più noto Hugo Stinnes, un industriale minerario e politico tedesco di grande rilievo, che trasse grandi profitti dall’inflazione del primo dopoguerra, tanto che è ricordato come il re dell’inflazione. Aveva sposato Cläre Stinnes , nata Wagenknecht (1872-1973), figlia di un importante commerciante tedesco per anni attivo in America Latina.

Questa però è un’altra storia, che si salda con quella della casata dei Krupp, che meriterebbe di essere raccontata se il post non fosse già abbastanza lungo.

(*) Vi furono contatti con il generale delle truppe corazzate, conte Schwerin, che in seguito divenne il primo consigliere militare del cancelliere Adenauer. Con specifico riferimento all’Italia, i primi passi in tal senso furono avviati alla fine del 1944 dal console tedesco a Lugano, il barone von Neurath, figlio dell’ex ministro degli esteri del Reich. Anche il capo di stato maggiore generale delle truppe corazzate, Röttiger, fu parte delle trattative e dodici anni dopo fu primo ispettore della Bundeswehr. Le intese proseguirono con il gen. Wolff, con la partecipazione di due generali alleati, tra cui Lemnitzer, il futuro comandante in capo della NATO. Alla fine si giunse alla resa delle truppe germaniche, che s’arresero senza combattere, cosa che consentì a Wolff di sfuggire ai tribunali.

Schulze-Gaevernitz e Dulles pubblicarono un libro: Unternehmen “Sunrise“. Die geheime Geschichte des Kriegsendes in Italien, Düsseldorf 1967.

venerdì 9 aprile 2021

Vaccino antiCovid-19 ed eventuali complicanze

 

Mercoledì il comitato consultivo dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha concluso che esiste un collegamento tra il vaccino Covid-19 di AstraZeneca e un disturbo della coagulazione del sangue: la trombosi del seno venoso cerebrale (CVST), coaguli di sangue che si verificano nelle vene che drenano il sangue dal cervello e trombosi venosa splancnica (SVT), coaguli di sangue che si sviluppano nelle vene del fegato, della milza o dell’intestino, accompagnati da una diminuzione della conta piastrinica. Le piastrine sono un componente del sangue essenziale la cui funzione è quella di reagire alle lesioni dei vasi sanguigni e al sanguinamento avviando la formazione di un coagulo di sangue (*).

L’EMA ha esaminato 62 casi di CVST e 24 casi di SVT, di cui 18 hanno portato alla morte (22%). Le statistiche sono state ottenute dal database sulla sicurezza dei farmaci dellUnione europea. Questi casi si sono verificati tra 25 milioni di persone che avevano ricevuto il vaccino AstraZeneca (0,0003%). La maggior parte si è verificata nelle donne entro due settimane dalla prima iniezione (fatto che, nel mio piccolo, avevo descritto già tre settimane fa). La sorveglianza dell’Unione Europea aveva ricevuto 169 segnalazioni di CVST e 53 segnalazioni di SVT tra 34 milioni di individui vaccinati (0,00065%).

Finora sono state somministrate globalmente 200 milioni di dosi del vaccino AstraZeneca su un totale di 710 milioni di dosi di vaccino antiCovid-19.

Nello stesso momento della conferenza stampa dell’EMA sul vaccino di AstraZeneca, la Medicines and Healthcare Products Regulatory Agency (MHRA), l’autorità di regolamentazione sanitaria del Regno Unito, ha annunciato che la loro revisione della scorsa settimana aveva rilevato 79 casi di gravi complicanze della coagulazione del sangue su 20 milioni di dosi di vaccini somministrati (0,0004%). I regolatori hanno affermato che 19 pazienti erano morti giorni dopo essere stati inoculati (0,000095%). Resta ancora molto da indagare per determinare l’esatta eziologia di questo evento avverso, ma hanno ipotizzato che sia molto probabilmente correlato alla reazione del sistema immunitario.

La presidente del Comitato per la valutazione dei rischi per la farmacovigilanza (PRAC) dell’EMA, la dottoressa Sabine Straus, ha dichiarato “che il beneficio del vaccino AstraZeneca è molto maggiore dei rischi. Inoltre, non ci sono prove di un problema di qualità con un particolare lotto di vaccino”. Ha aggiunto: “il vaccino è efficace nel ridurre i rischio di Covid-19, ma a sua volta causa un aumento del rischio di coaguli nel sangue”, stimati nella frequenza di circa uno su 100.000 (**).

Considerazione: posto che una relazione causale tra il vaccino e l’insorgenza di coaguli di sangue con diminuzione della conta piastrinica è considerata plausibile, e che tali complicanze sono maggiori nelle persone giovani che hanno un rischio di morte inferiore con Covid-19 rispetto agli anziani, è opportuno che le persone giovani, specie se donne, ricevano la somministrazione di Pfizer o Moderna, anche se non si hanno notizie precise in merito a possibili effetti collaterali con questi altri due vaccini.

(*) La teoria dominante su questo raro evento di coagulazione del sangue sostiene che assomiglia a una condizione nota come trombocitopenia indotta da eparina (HIT) ma causata da una reazione immunitaria indotta dal vaccino. L’eparina è un farmaco usato per prevenire o trattare i coaguli di sangue. In rari casi, il farmaco può indurre il sistema immunitario a formare anticorpi contro di esso quando si lega a una proteina chiamata fattore piastrinico 4 (PF4). Questi anticorpi si legano alle piastrine, attivandole, ciò che avvia la formazione di coaguli di sangue aberranti. Allo stesso tempo, il numero delle piastrine diminuisce, causando trombocitopenia.

(**) Mancanza di respiro, dolori al petto, gonfiore alle gambe, dolore addominale persistente, forti mal di testa o visione offuscata o minuscole macchie di sangue sotto la pelle nel sito di iniezione, che si verificano da quattro a 20 giorni dopo la vaccinazione. Consultare immediatamente un medico (meglio: il pronto soccorso per un test di coagulazione) per determinare se si sta sviluppando una complicanza così rara. Sebbene ci siano stati decessi associati a questi rari eventi di coaguli di sangue, la reazione è curabile.


giovedì 8 aprile 2021

Il sistema multinazionale dell'evasione fiscale

 

La media Ocse dell’imposta sugli utili societari è del 23,85%. Nel 1980 era del 40 per cento. Le giurisdizioni che attualmente applicano l’aliquota zero risultano essere: Emirati Arabi

Uniti, Bahamas, Bermuda, Isola di Man, Jersey e Guernsey, zero.

Ma vi sono anche giurisdizioni e paesi europei che applicano aliquote fiscali tra lo zero e il 12,5% sugli utili delle società: Ungheria, 9. Gibilterra, 10. Cipro, Irlanda e Liechtenstein, 12,5%.

E la famosa Olanda? Ufficialmente ha un’aliquota del 25% alla quale però può corrispondere un’aliquota effettiva dello 0,3%, vale a dire il 99% in meno.

Non per caso nel centro di Amsterdam, negli uffici di un’azienda specializzata nella domiciliazione di società, hanno sede quasi tremila imprese e transitano 5.000.000.000.000 di euro l’anno. Da Google a Uber, da eBay ai Rolling Stones, Fca ed Exor, la cassaforte di Casa Agnelli, e di recente pure Mediaforeurope, la nuova Mediaset europea che ha sede legale ad Amsterdam pur continuando a mantenere quelle fiscali di Mediaset e della controllante Fininvest in Italia.

Questo dato la dice lunga sull’omologazione del personale politico agli interessi del grande capitale, sul diuturno lavoro degli strateghi ideologici del nostro tempo.

Contro questi paesi è puntato ora il ditino innocente del segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Janet Yellen. Questo perché Biden ha bisogno di soldi per finanziare il suo piano di “rilancio” da 2.300 miliardi. Pertanto è necessario sterilizzare la concorrenza fiscale di un gruppo di paesi che attraggono le società americane in cambio d’imposte nulle o molto basse.

Scrive il Sole 24 ore, oggi a pagina 5, che negli Stati Uniti le imposte sulle società dovrebbero passare dal 21 al 28%.

Ciò che non viene ricordato è il fatto che grazie ai tagli fiscali inclusi nel salvataggio del CARES Act e ai tagli fiscali di Trump nel 2017, 55 delle più grandi società americane non hanno pagato alcuna imposta federale sul reddito nel 2020, e la maggior parte ha ricevuto sconti. Nel complesso, queste società hanno ricevuto 3,5 miliardi di dollari di sconti fiscali dal governo degli Stati Uniti.

Quanto alla UE, seguirà i desiderata del capobranco, anche se malvolentieri. Dico malvolentieri perché fino ad oggi l’Europa non ha fatto nulla da questo punto di vista (vedi p. e. le Internet company). La UE non è fallita solo sui vaccini, è fallita un po’ su tutto e purtroppo a pagarne le conseguenze sono e saranno le fasce sociali più deboli. Per la felicità dei soliti idioti che sventolano la propria bandiera sul campanile.

Ad ogni modo non succederà nulla di traumatico per le multinazionali dell’evasione, si tratta solo di raggranellare qualche spicciolo e fare scena. Di ciò si può stare certi.

mercoledì 7 aprile 2021

Forbes: la classifica dell'espropriazione

 



Non ho nulla di personale contro i miliardari, i ricchi e i super ricchi in generale. Fanno semplicemente il loro mestiere, ossia quello che gli è consentito di fare: incrementare i profitti e accumulare denaro. Discorso diverso per quelli che glielo lasciano fare, per quelli che benedicono questo sistema economico sostenendo che ad esso non c’è alternativa potabile. E mentre lo dicono agitano lo spauracchio del cosiddetto “comunismo”. Se le ombre di Stalin e Mao non incutono più timore, di scorta ci sono Putin e Xi Jinping.

Il patrimonio privato dei miliardari del mondo è esploso di oltre il 60% lo scorso anno, da 8.000 miliardi di dollari a 13.100 miliardi, secondo l’annuale classifica dei miliardari globali della rivista Forbes, pubblicata ieri.

Il numero di miliardari nel mondo è cresciuto da 660 a 2.775, il più grande numero totale e il più elevato aumento annuo mai registrato. Ogni 17 ore viene coniato un nuovo miliardario. Di questo passo diventeremo tutti miliardari in qualche milione d’anni e vivremo felici e contenti. È noto che a tutto il resto ci penseranno i robot e l’intelligenza artificiale.

Qualche articolo di stampa si prende la briga di chiedersi come abbia potuto Zuckerberg “guadagnare” 50 miliardi e Elon Musk 130 miliardi lo scorso anno. Guadagnare? Il termine stesso è un’assurdità. Non si può “guadagnare” una cifra equivalente al prodotto interno lordo di un paese di medie dimensioni.

Si può parlare di esproprio della ricchezza socialmente prodotta, non di “guadagno”. Questo esproprio è il risultato di determinate politiche economiche volte a garantire la costante ascesa del mercato azionario attraverso una combinazione di stimoli monetari (l’indice S&P 500 è quasi raddoppiato dal suo minimo a marzo 2020) e l’offerta di manodopera a basso costo da sfruttare.

Queste politiche hanno lo scopo dichiarato di espandere la ricchezza dell’oligarchia del denaro, ossia della classe capitalistica.

Quando i mercati globali sono entrati in caduta libera nel marzo del 2020, i governi e le banche centrali degli Stati Uniti, della Ue e di tutto il mondo, sono intervenuti con migliaia di miliardi per acquistare i crediti inesigibili delle banche e delle società e sostenere i mercati. Tutto ciò mentre centinaia di milioni di persone hanno perso o perderanno il lavoro e vedono ridurre o svanire i loro redditi.

In altri termini, i governi e le banche centrali hanno provveduto a una massiccia creazione di nuovo debito pubblico, il cui controvalore è stato trasferito, dal meccanismo dei mercati, nelle fortune private dell’oligarchia finanziaria.

Non so che altro debba succedere perché questa follia diventi il tema centrale del dibattito pubblico. Ah già, dimenticavo, quel dibattito è sotto il controllo dei proprietari dei mezzi di comunicazione, ossia dei padroni del mondo. Molti dei loro tirapiedi, volontari e no, il lavoro d’intossicazione sui social lo fanno gratis o quasi.


martedì 6 aprile 2021

Non ancora

 

Hanno vaccinato magistrati, avvocati, poliziotti, giornalisti, tirapiedi vari e una miriade di trentenni e quarantenni. Non si è trattato di errori, bensì di crimini.

Per oltre un anno ci hanno detto che siamo in guerra, ebbene sarebbe un atto di giustizia procedere di conseguenza.

E invece frignano perché la gente scende in piazza e protesta, peraltro non facendo la bua a nessuno. Non ancora almeno.


Bastone, carota e danè

 

Per dimensioni, condizioni generali di vita, abitudini e cultura, la Cina è un continente a sé. Quante volte abbiamo sentito ripetere considerazioni di questo tipo. Eppure eccepiamo con meraviglia che la Cina non è la Svizzera. Che è un regime “illiberale”. Certo, grossomodo anche secondo me.

Eppure basta spostarsi negli Stati Uniti d’America e lo scenario offre questo: ogni anno gli arresti di minori sotto i 15 anni sono almeno 500.000, 120.000 fra i 10 e i 12 anni e 20.000 i minori sotto i 10 anni d’età (dati di agenzia governativa). Sono stati arrestati bambini di meno di 6 anni. Un bambino o un adolescente può essere ritenuto responsabile di reati e subire la condanna a pene detentive previste per gli adulti e da scontare nelle carceri per adulti.

Secondo l’American Civil Liberties Union, fondata nel 1920 da Roger N. Baldwin, sono migliaia i minori condannati all’ergastolo senza condizionale (“life imprisonment”, o anche “life punishment”).

Servono altri esempi per desistere dall’attribuire patenti di “libertà” a senso unico? Ne possiedo un elenco variegato come una lista di nozze.

Dovessi scegliere in quale paese vivere, ossia tra la Cina e gli Stati Uniti, non avrei la minima esitazione: sceglierei un paese europeo, con preferenza per l’Italia. Ebbene sì, nonostante l’alto numero d’ipocriti residenti.

In concreto, vivere a New York o in un piccolo centro dell’Alabama, non è la stessa cosa. Le condizioni di vita e la percezione della propria libertà in un attico con vista su Central Park, non sono le stesse di chi abita in un lurido bilocale del Bronx e sopravvive con i food stamps. Cose che sappiamo tutti, ma che ci capita spesso di scordare quando, come dei John Wayne, aggiorniamo la nostra lista dei buoni e dei cattivi.

Molte cose dipendono dal reddito, dalla posizione nella scala sociale, dal fatto se sei bianco, nero, ispanico, immigrato o altro. E ciò che vale per gli Stati Uniti equivale in generale, in forme e consistenze un po’ diverse, per la Cina e per le altre nazioni.

Vale per le aspettative di vita, le possibilità di cura e per tante altre cose. Perfino per i vaccini. Negli Usa, in Gran Bretagna e in altri paesi il vaccino anti-Covid se vuoi te lo compri come ogni altro medicinale. Oppure, se abiti in zona colorata EU, prendi l’aereo e rinasci in piena libertà a Dubai.

Anche questa faccenda dei vaccini, che ha aspetti che riguardano i diritti e le libertà, che attiene in senso stretto alla vita e alla morte delle persone, dipende in non piccola misura se sei il Marchese del Grillo oppure se non conti un cazzo.

lunedì 5 aprile 2021

La noiosa finzione

 

Oggi, nel 1908, cominciava ad agitare i suoi braccini Herbert Karajan. Nel caso il personaggio non incontri il vostro favore, segnalo che nello stesso giorno ed anno vagiva Betty Davis, nota per i suoi melensi film, pericolosi per gli iperglicemici.

*

Quando frequentavo la scuola dell’obbligo, posi all’insegnante di religione, un prete che si faceva chiamare Professore, una domanda alla quale egli rispose così: fin dalle epoche più remote gli uomini hanno sentito il richiamo a un qualcosa o qualcuno considerato superiore all’essere umano e alla vita stessa. Sul momento non trovai parole per replicare, cosa che già allora mi capitava di rado.

Anni dopo, sempre a scuola, arrivati agli ultimi capitoli del terzo volume del Sommario di storia della filosofica di Mario Dal Pra (non il testo scolastico migliore), incontrammo Ludwig Feuerbach e diventammo, per dirla con Engels, “tutti feuerbachiani”. Non proprio all’unanimità, ma solo i più discoli tra noi.

Nello stesso frangente, sulla via di Damasco, incontrai un certo Karl Marx. Bisogna aver provato direttamente, così giovani, l’azione liberatrice di questo potente pensatore per farsene un’idea. Anche se in seguito tale frequentazione mi procurò qualche livido, ne valse la pena. Da un punto di vista intellettuale, vorrei dire mentale, fu l’incontro più importante della mia vita, e non solo della mia.

A proposito di religione, tra le cose che scrisse Marx una frase divenne celeberrima: “la religione è l’oppio dei popoli”. Questa parafrasi è citata immancabilmente fuori del suo contesto. La citazione esatta è:

Non solo vaccini

 

Quello dei vaccini è solo un aspetto, importantissimo per noi tutti in questo frangente, di una guerra più vasta con obiettivi strategici ed economici diversi. Mi sembra evidente non appena ci togliamo le dita che ogni giorno ci ficcano negli occhi, vuoi con il caso Naval’nyj o del più modesto Biot, eccetera.

Washington ha come obiettivo strategico fondamentale quello di sempre: divide et impera. Lo scopo è dividere l’Europa dalla Russia (o dalla Cina), non solo da quella di Putin, ma dalla Russia in ogni caso.

La posta in gioco è molto alta e questa volta il casus belli si chiama gas. La Germania, di là delle dichiarazioni formali sulle sanzioni alla Russia, non si sta comportando secondo i desideri di Washington sulla faccenda del gas russo e del relativo gasdotto Nord Stream 2 (ne ho scritto altre volte). Trump s’è dimostrato un mollaccione su questa faccenda.

Trattative sono ora in corso: lo dimostra la faccenda della lettera e la conversazione telefonica tra il ministro delle finanze federale Scholz e il segretario al Tesoro Yellen di inizio anno. La Germania offre soldi agli Stati Uniti per il suo GNL in cambio del via libera al completamento di Nord Stream 2.

Si tratta solo di un diversivo, gli Usa puntano ad altro e trovano sponde nelle quinte colonne presenti sia in Germania che a Bruxelles come altrove.

Il Nord Stream 2 dovrebbe rifornire la Germania aggirando, in parte, l’Ucraina. Ecco perché quest’ultima è diventata centrale nella contesa, non solo sul gas, tra Usa e Russia.

Un passo indietro: la UE ha fatto da mediatrice a Berlino a dicembre 2019 per il contratto quinquennale tra Russia e Ucraina, ossia tra le due compagnie energetiche nazionali Gazprom e Naftogaz, per il transito di gas russo inviato in Europa attraverso il territorio ucraino. Il contratto garantisce all’Ucraina più di 7 miliardi di dollari per il transito di 65 miliardi di metri cubi il primo anno, e 40 miliardi per ciascuno dei quattro anni successivi.

Nel 2018 le forniture sono state pari a 86,8 miliardi di metri cubi, sul totale di 200 miliardi di esportazioni russe di gas all’Europa (quasi 60 solo alla Germania). Nord Stream 2 consentirebbe a Mosca di trasportare verso la Germania altri 55 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno. Non bruscolini.

Contrari alla realizzazione del Nord Stream sono anche quei paesi appartenenti al “Blocco di Visegrad”, ossia Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Polonia. I primi tre hanno una dipendenza dalle importazioni russe che si attesta tra l’80% e il 90% e che vedono quindi nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento anche un mezzo per ridurre la propria dipendenza dalla Russia.

In marzo c’è stato un certo avvicendamento di truppe che ha interessato 4mila soldati russi al confine con l’Ucraina. Mamma mia. E questo è stato sufficiente la scorsa settimana perché il comando europeo delle forze armate statunitensi innalzasse il livello di allerta da “una possibile crisi” a una “crisi potenzialmente imminente”.

Non solo: il segretario alla Difesa, il sempre sorridente generale Lloyd James Austin III, già comandante nell’Iraq occupato, ha avuto un lungo colloquio telefonico col suo omologo ucraino, Andrei Taran, al quale ha assicurato che Washington non lascerà sola l’Ucraina in caso di escalation dell’aggressione russa.

Questo il comunicato ufficiale, ma è probabile che lo abbia invitato ad intensificare le provocazioni ucraine nel Donbass. L’obiettivo della strategia Usa resta quello d’impedire con ogni mezzo il completamento del gasdotto Nord Stream 2. Non è un caso che navi da guerra, sottomarini e aeroplani pattuglino l’area del metanodotto mettendo in scena continue provocazioni e colpiscano con pesanti sanzioni le ditte occidentali che vi operano.

Personalmente non ho particolari simpatie per la Russia e tantomeno per Putin, ma riguardo agli interessi strategici dell’Europa mi pare chiaro che gli Usa puntano a sabotarli. Ci troviamo tra l’incudine e il martello, metafora frusta ma pertinente. La domanda che dovremmo porci è: fino a che punto gli Usa sono pronti ad agire in questo e in altri modi per riaffermare e mantenere la propria declinante supremazia sul pianeta?


domenica 4 aprile 2021

Avviso urgente

 

Si aggira uno spettro, quello di un uomo deceduto venerdì scorso e fuggito questa mattina all’alba dalla sua tomba lasciando ripiegato il sudario. Pertanto è nudo e senza mascherina. È alto più di tutti, carnagione chiara, occhi azzurri, pelo biondo. Non è un vichingo ma gli assomiglia. Ha le mani bucate, ferite ed ecchimosi in tutto il corpo. Non è vaccinato. Sostiene di essere il re di un regno di un altro mondo. Chi scorga il fuggitivo, contatti direttamente la Tyrell Corporation o telefoni al numero:  06.8262.


sabato 3 aprile 2021

Il pesce (bauco) di Venezia

Da una decina di giorni circolava la “notizia” dell’anniversario della fondazione di Venezia: 25 marzo dell’anno 421.

Guarda un po’, mi dicevo ascoltando distrattamente, la storia è sempre più materia da far piacere ai consumatori di eventi.

Poi ieri ho letto un articolo a firma di Gian Antonio Stella che racconta come dei burloni abbiano creato due documenti archivistici fasulli ottenendo in pieno l’effetto cercato.

Lode agli ideatori ed esecutori, i quali hanno voluto ricordare con la loro burla di “dare voce e visibilità alle fonti primarie, avere cura degli archivi e delle biblioteche, che non sono polverosi depositi della memoria, ma scrigni di tesori”.

Dati i tempi, chi vuoi si prenda la briga di verificare, magari anche solo sfogliando qualche libro. Per esempio la monumentale opera del mai troppo compianto Wladimiro Dorigo: Venezia origini, Milano, Electa 1983, segnatamente il primo dei tre voll..

La Venezia ducale non data 1600 anni, né vanta un natale preciso. Possiamo collocarla tra il VI e VII secolo, pur se cospicui insediamenti lagunari sono molto più antichi della bizzarra data del 25 marzo 421. Reperti di edifici e strutture di oltre duemila anni ne sono testimonianza.

Il poeta Marziale esaltava in un epigramma le bellezze dei lidi di Altino, le cui ville rivaleggiano con quelle di Baia, luoghi in cui spera di trovar riposo nella vecchiaia. Di quei luoghi, ricordo più modestamente, i miei maggiori mi parlavano spesso della “città morta” sepolta tra le barene lagunari.

Anche in tal caso basta prendere visione di un libro: Ernesto Canal, Archeologia della laguna di Venezia. Molto apprezzato anche dal prof. Dorigo, il libro illustra con rara fattura scientifica perché di quegli antichi insediamenti lagunari si sia persa traccia per molti secoli.

Si deve tener presente il fenomeno sia dell’aumentato livello marino (eustatismo positivo), sia di una diminuzione della quota dei terreni dovuta alla subsidenza presente in tutta l’area lagunare e perilagunare.

La tipologia delle stazioni insediative individuate da Ernesto Canal è molto varia. Spicca l’esistenza di abitazioni di prestigio legate ad un alto tenore di vita, con presenza di mosaici pavimentali, marmi orientali, intonaci colorati e corredi di vetro e ceramica di qualità.

L’arco cronologico è assai ampio per quanto riguarda l’antico, va dal I sec. a.C. al I-II sec. d.C.. Rinvenuti anche resti di fabbriche di laterizi e reperti di edifici lignei risalenti al IV-III sec. a.C.. Numerosi anche gli insediamenti alto-medievali.

Pertanto la città non è nata dal nulla, e neanche a seguito della fuga degli abitanti di terraferma davanti alle orde barbariche (IV-VI sec.). Dopo il passaggio dei predoni, gli abitanti tornavano, com’è naturale, alle loro avite proprietà. Pertanto, la supposta fondazione di Venezia è un mito alimentato dalla stessa Serenissima affinché nessuna potenza straniera potesse rivendicare diritti sul Ducato.

Ha ragione Marino Sinibaldi: “in questo Paese le classi dirigenti non leggono”. Soggiungo: e quando lo fanno in genere leggono robaccia. Una classe dirigente che avrebbe bisogno di vergognarsi e ricostruirsi.

P.S. A proposito di ricorrenze, ieri era il compleanno di Giacomo Casanova, un uomo che interpretò ogni personaggio, tranne il gondoliere. Non era un maldestro Valter Biot; nellepoca di Caterina II andavano di moda stili come il rocaille, ora il kitsch putiniano.

Qui sotto alcuni particolari tratti delle carte allegate al libro di Canal che mostrano il numero e la vastità degli insediamenti inventariati e documentati dall’Archeologo nell’area lacustre nelle varie epoche storiche.






venerdì 2 aprile 2021

Non solo avidità, per una volta

 

«La ragione per cui abbiamo il successo del vaccino è a causa del capitalismo, a causa dell’avidità, amici miei».

Testimoni hanno detto che il premier stava lodando le aziende farmaceutiche per il successo, aggiungendo: «Erano le multinazionali che volevano dare buoni ritorni agli azionisti».

Il primo ministro britannico Boris Johnson ha solo detto una parte della verità, quella che politicamente gli conveniva e ideologicamente ne conferma l’orientamento.

giovedì 1 aprile 2021

Ya dayu tebe, ty dayesh' mne

 

Ho sempre detto: a fregarci sono le nostre case, peggio ancora i pied-à-terre. La moglie dell’ufficiale di cui si straparla, lamenta che con lo stipendio del marito non si tirarava avanti: quattro figli, quattro cani, e, appunto, il mutuo per la casa e un marito che guadagna troppo poco per mantenere quella splendida famiglia con canile annesso.

Che cosa teme di più, chiede il giornalista alla moglie dell’ufficiale? Temo la gogna mediatica, ha risposto la signora probabilmente pensando ai figli. Parlare con un giornalista non è come prendere una tazza di tè.

A fare della dietrologia, si potrebbe pensare che il caso casca a fagiolo, ossia nel momento opportuno. È una cattiva roba tirare in ballo queste cavolate, anche se una cosa non ha cessato di essere processata dopo il “comunismo”: indovinate quale.

Sul caso sappiamo a malapena di che cosa si tratta, e anche se non lo sappiamo esattamente, siamo comunque certi di ciò che è avvenuto. I giornali, le televisioni e quelli che hanno letto l’omnia di John le Carré, hanno già emesso la loro sentenza inappellabile: quell’ufficiale è una spia. Beccato con il sorcio in bocca, vale a dire con 5000 euro dati dal subdolo agente russo in cambio dei segreti. Che tipo di segreti? Quelli della Nato.

Caspita. È proprio quella misera sommetta che stupisce. E invece non dovrebbe, non perché l’ufficiale fosse indotto da un estremo bisogno ad abbassare il prezzo, ma perché i piccoli segreti valgono piccole somme. Anche in quel settore merceologico domina il mercato.

Non ha importanza l’entità delle informazioni vendute. Ciò che conta è l’intelligenza col “nemico”. Traditore della patria, scrive il giornalista, dimenticandosi la maiuscola e senza battere i tacchi.

So quale può essere il mestiere più infame di quello della spia. Del resto è molto affine. Se poi la spia è dei loro e passa “cose” ai nostri, allora non può che trattarsi di un dissidente che merita vitto e alloggio.

Un tempo queste piccole faccende erano regolate in modo diverso, del tutto interno, salvo non vi fosse interesse per la gogna mediatica. Se viene in mente il caso Dreyfus, il paragone non tiene. Qui c’è la fragranza, il do ut des, magari reiterato chissà quante volte prima di dare il via all’operazione “Nostalgia”. Che pathos del cazzo.

A proposito di francesi, ve lo rivelo un segreto di Pulcinella: sono tra i più attivi. I segreti non sono quelli che si possono fotografare con il cellulare presso il ministero della Difesa, ma quelli industriali e scientifici. E a tale riguardo, se dovessimo mettere in galera tutti i traditori della patria, dovremmo far posto svuotando completamente le carceri.


mercoledì 31 marzo 2021

C'era in America e c'è ancora


 

Se i coloni americani combatterono per la libertà, liberandosi dal giogo inglese, perché non affrancarono i loro schiavi neri? Non avevano gli stessi “diritti naturali” dei bianchi? Non fu questa la principale contraddizione della guerra d’indipendenza americana e l’inestinguibile difetto del loro sistema sociale?

Non bastava oltretutto liberarli dalle catene, poiché nel Nord non vi erano solo schiavi, ma anche neri liberi. Liberi fino a che punto? Non certo nei diritti più elementari, quelli stabiliti dalla Costituzione: “Tutti gli uomini sono creati uguali, il loro creatore ha donato loro determinati diritti inalienabili, tra cui quello della vita, alla libertà e alla ricerca della felicità”.

martedì 30 marzo 2021

La lettera di Paul McCartney

 


La lettera in questione, così come riprodotta nelle foto in tutti i siti che hanno ripreso la notizia, forse è stata tagliata, nel riprodurla, proprio dal lato della data. Ad ogni modo si sostiene con convinzione che la data della lettera sia quella del 1989. Il sito che la mette invendita, riproduce anche la busta con la quale sarebbe stata spedita la lettera dell’ingrato e pidocchioso “miliardario Paul McCartney”.


La data del timbro postale è: 5 sep. 1962. L’indirizzo del mittente, come si evince chiaramente dalla lettera e dal retro della busta, è Soho Sq. London, 1, sede della MPL, fondata nel 1969 ed editrice musicale di Paul, ma solo dal 1970. Alla busta manca gran parte del francobollo. La cosa è davvero curiosa e non odora di buono.


 




Il voto paga solo chi viene eletto

 

Dovevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Latouche li assolve per inesperienza, ossia per non aver commesso il fatto. Non avevano mai visto aprire una scatoletta di tonno, non sapevano che si apre dall’esterno. Se sei all’interno, vuol dire che sei un tonno, nuoti seguendo la corrente e il branco di cui inevitabilmente fai parte.

Potevano seguire due strade: tentare di aprire le scatolette di tonno dell’esterno, ma per farlo ci vuole strategia e coraggio. Soprattutto non avere conflitto d’interessi con la propria posizione sociale. E Dio sa quale conflitto d’interessi ha Beppe Grillo a cominciare dai suoi conti correnti.

Il quale ora punta a fare un po’ di mattanza tra i suoi “inesperti”, invocando come irrinunciabile la misura dei due mandati.

L’altra strada era un accordo programmatico con Bersani, ossia fissare alcuni punti e procedere con quelli. Ma ciò significava suicidare l’amor proprio, che era tanto, e venir meno alla parola data, che era una sola e irrevocabile: mai con il Pd. Poi, a difesa delle posizioni acquisite nella scatoletta di tonno, gli “inesperti” si sono uniti more uxorio con il Pd a maggioranza renziana.

Il loro “elevato” ha fatto da paraninfo.

Ad ogni modo, non c’è punto di programma che si possa realizzare senza pestare i piedi a qualcuno, fosse pure un collettivo di sfrattati, il personale Alitalia, le lobby dei commercialisti, dei concessionari di stato o dei barbieri. Insomma non è il caso nemmeno di provarci in un paese in cui non si può decidere nemmeno chi deve avere la precedenza al vaccino prima di giornalisti, avvocati e magistrati.


lunedì 29 marzo 2021

L'on-line rende liberi

 


Lavoro, scuola, salute, acquisti, intrattenimento, rapporti sociali, tutto o quasi avviene sempre più “on-line”. Abbiamo più tempo e possiamo muoverci liberamente, nell’ambito dei nostri cubicoli domiciliari.

Non più le attese nei negozi, la ricerca spasmodica di un parcheggio, i figli da portare a scuola, il tempo tiranno che corre via, ora bastano pochi clic e la vita ci sorride.

Per non dire delle lunghe estenuanti code davanti ai negozi nell’epoca sovietica, documentate puntualmente dalle nostre libere televisioni. Che quello fosse il “comunismo” e il suo fallimento storico è un assioma indiscutibile per la maggioranza rumorosa.

Ci ha pensato la forza della realtà a mettere a posto le cose, ci penserà poi la storia a dire che cos’era quella roba là e spartire i torti e le ragioni, ma quando non interesserà più nulla a nessuno.

Intanto accontentiamoci del Latouche-baudrillardiano, che si racconta a La Stampa (martedì). Ci vuole liberare nientemeno dalle “intossicazioni del consumismo e dalle nuove tecnologie”, condanna il potere che si fa potere e assolve il fallimento grillista “per inesperienza”, e poi altri fabliaux.

Pertanto, teniamoci stretta la nostra democrazia, di cui almeno si può dir male liberamente quasi di tutto e di ognuno. On-line, naturalmente.

*

Ho atteso invano, ma nessun giornalone e nessuna liberissima tv ha rammentato che ieri cadeva il 150° anniversario della Comune di Parigi, proclamata sul piazzale dell’Hôtel de Ville il 28 marzo 1871. Hanno perso l’occasione per celebrare quella formidabile epopea in cui la bandiera rossa faceva sognare, quando il desiderio di una società più giusta e più umana veniva brandito dall’alto delle barricate.

Dopo aver fucilato sul posto 20.000 comunardi e averne deportati ed esiliati altrettanti, la borghesia chiamerà al potere un nuovo uomo forte, un vecchietto che un tempo serviva Luigi Filippo ed era stato amico di Talleyrand: Adolphe Thiers.

In realtà i nostri illustri giornalisti hanno perso l’occasione per gettare altro fango, ossia quel materiale di cui hanno la massima disponibilità e lo elargiscono, agli altri, con ampia liberalità.

*


Traditori!


domenica 28 marzo 2021

... e millenni sono passati

 

Un imperatore romano, se avesse voluto, con un motu proprio, avrebbe potuto abolire la schiavitù? Se Caligola, a quanto si dice, conferì il laticlavio al proprio cavallo, avrebbe potuto benissimo abolire la schiavitù per decreto. Il provvedimento non avrebbe avuto alcun effetto pratico se non quello di far ridere, ancora, tutto l’Impero.

Ormai anche i sassi sanno che i rapporti sociali sono il risultato della condizione economica della società in un dato tempo.

sabato 27 marzo 2021

Il braccino corto

 

Ai capitalisti e affini non importa nulla delle nostre vite. Interessa la continuità e l’estensione di quelle che chiamano “catene del valore”, ossia le catene alle quali sono costretti i loro schiavi. Al di fuori del rapporto di scambio e di sfruttamento, ogni costo diventa per loro improduttivo, irrazionale e, dunque, assolutamente privo d’interesse.

Chi sostiene che si possa ridurre la legge del profitto entro confini positivi, piegarla a ragioni morali ed etiche, è lideologo che  vuole annullare i suoi sensi di colpa a fronte di una condizione reale e garantirsi emolumenti e gratitudine da parte dei suoi padroni.

Perché mai il singolo capitalista che è tutto dedito alla ricerca scientifica del massimo plusvalore estraibile della forza-lavoro acquistata e dalla sua massima realizzazione sul mercato, dovrebbe sprecare tempo e denaro per risolvere i problemi che affliggono quei gruppi sociali – come i vecchi, i bambini, i portatori di handicap, i marginali di ogni genere – incapaci di valorizzare in una sia pur minima misura il suo capitale?

Questi gruppi sociali, che consumano senza produrre e senza contribuire in alcun modo all’organizzazione e alla conservazione del valore, potrebbero senza alcun inconveniente, per ciascun singolo capitalista, essere tranquillamente soppressi. Il ragionamento può essere spinto fino al suo estremo limite (l’eugenetica non fu solo teorizzazione e pratica nazista), restando vero anche in rapporto a tutti i capitalisti nel loro insieme.

Tutto questo, normalmente, non avviene, almeno in forma esplicita e diretta. Ciò non si spiega con un sussulto umanitario dei capitalisti e di chi detiene il potere politico, ma con il fatto che se da un lato lo Stato deve affermare le condizioni di valorizzazione dei singoli capitali, dall’altro esso è costretto a tener conto degli interessi contrastanti di tutte le altre classi sociali, strati e ceti, che più sono forti e più vi si oppongono e lo impediscono (*).

Se è vero che il capitale è interessato alla propria riproduzione e alla reintegrabilità della forza-lavoro e non si preoccupa della riproduzione degli individui concreti, tuttavia è vero anche l’opposto, ossia classi e gruppi sociali possono innescare movimenti con sembianze politiche, di opinione, religiose, in grado di forzare l’orientamento dello Stato e d’imporre alcuni dei loro interessi particolari in forma generale di legge.

I costi che lo Stato sopporta per i servizi sociali, per l’assistenza, così come quelli per mantenere i suoi smisurati apparati repressivi e di controllo, non sono produttivi, e però costituiscono una necessità storica alla quale il capitale non può sfuggire, e però nemmeno vi soggiace senza contrastarli in forme occulte o, quando la situazione lo permette, anche aperte.

Nella nostra epoca, in parallelo, alcuni settori economici, non certo marginali, hanno interesse a promuovere la spesa sanitaria e assistenziale, privata e pubblica, e non sono tenuti ad avere interesse se tale spesa apporta un effettivo o solo fittizio contributo in termini di salute, benessere e qualità della vita, quindi se i prodotti che vendono rappresentano un surplus di spreco.

L’inutilità lucrativa incoraggia a produrre ciò che si può vendere e risponde alla razionalità del capitale, così come il marketing di altri settori dell’industria promuove il consumo di prodotti, magari avvolti in confezioni di prestigio, che hanno o possono avere un forte impatto sugli stili di vita e i comportamenti individuali che danneggiano la salute.

Tout se tient, diceva Aristotele (1906-‘75).

In buona sostanza siamo alle solite contraddizioni, alla tendenza a tagliare i bilanci pubblici per sanità e assistenza, onde contenere il debito statale (ma aumentando la spesa militare, p.e.), mantenendo però alti livelli di spreco sanitario che, non solo in Italia, vale circa il 20 per cento della spesa sanitaria pubblica (2017), e non poco di quella privata.

Il “braccino corto” degli Stati europei nella faccenda dei vaccini rappresenta solo un esempio di cortocircuito tra interesse privato e interesse universale, un esempio del livello d’idiozia di una burocrazia i cui ordini emanano più dal “riconoscimento dell’importanza delle catene del valore” che dalle necessità della popolazione.

Ci troviamo all’incrocio di diverse tendenze e interessi che generano conflitto e quel malessere diffuso dal dover sopravvivere anziché vivere. Nonostante sia avvertita universalmente l’esigenza di far prevalere il vivente sul totalitarismo del denaro e della burocrazia, ci manteniamo nella più spaurita delle servitù volontarie accettando e adeguandoci di buon grado gli imperativi mercantili che ci sono imposti.

(*) Per i più dialettici: la contraddittorietà del modo di produzione borghese si rovescia nella sua necessaria organizzazione politica, lo Stato, e lo determina restandone, a sua volta, determinata nel movimento.


venerdì 26 marzo 2021

Il dito in culo

 


Esportato significa venduto
(quei 77mil non fanno parte della quota COVAX)


Fine dell'estate significa fine settembre.

Se va bene.


Merkel



Più che una mano tesa è un dito in culo.
Ma ha ragione, è la UE che ancora una volta
dichiara, ancora ieri, di riconoscere "l'importanza
delle catene del valore":

giovedì 25 marzo 2021

Un aumento sostanziale del finanziamento comune

 

«Di chi fidarsi?», si chiede Arnaldo Benini, neurochirurgo e neurologo all’Università di Zurigo in un articolo sul Domenicale del 21 scorso. «I passi falsi non si fanno solo in medicina. La fisica teorica persiste nel negare l’esistenza del tempo ... ». Di chi fidarsi, appunto, «del fisico che analizza la realtà solo con equazioni» ?

Eh, quando le scrivo io ‘ste cosette ... . Prosegue Benini: «Negli ultimi decenni i lavori scientifici falsi, per errori comprensibili, ma anche, e di frequente, per negligenza e frodi di “junk science” sono stati fino l’80% di quelli inviati alle riviste specializzate, che li hanno rifiutati».

Solo due osservazioni: non solo negli “ultimi decenni”, ma da molto più tempo, quanta scienza spazzatura è sfuggita alle maglie della verifica ed è stata pubblicata e avvalorata con riconoscimenti prestigiosi? E dunque quanta nuova teologia “che analizza la realtà solo con equazioni” è stata accolta per buona e costituisce le fondamenta teoriche della “scienza” corrente con ricadute sulla vita di tutti?

Il fattore tempo. Milioni di anni fa, nel momento della caduta di un grande asteroide, una manciata di secondi ha deciso la sorte di questo pianeta e quella evolutiva delle specie animali, compresa quella che ha condotto fino a noi. Poco prima o poco dopo, l’esito dell’impatto sarebbe stato diverso.

Pochi attimi o poche ore decidono per la vita o la morte; pochi giorni o mesi per la vittoria o la sconfitta, il trionfo o la catastrofe. Considerazioni banali, ma che riguardano una realtà che tendiamo a mettere in sottordine.

L’importanza e condizione decisiva del fattore tempo nelle nostre vite siamo chiamati individualmente e collettivamente ad apprezzare come forse mai era accaduto alle nostre generazioni.

La pandemia ha seriamente accelerato il processo di degrado dello Stato e della società, della vita in comune, mostrando che il potere mantiene solo il nome e la protervia di potere. Balbettante e impotente di fronte alla catastrofe economica, sociale e umana che ci attanaglia.

L’unica cosa riuscita benissimo è stata la manipolazione della paura, laddove gli esperti che esponevano ipotesi più allarmanti degli altri, prendevano in ostaggio le autorità pubbliche facendo leva sulla paura dei cittadini.

Una deriva autoritaria punteggiata d’inefficienze e palesi assurdità, poiché si potrebbe anche dimostrare in modo persuasivo che c’è il 100% di mortalità nelle persone decedute! Fin da subito si è puntato sulla gestione della paura e non su una gestione dei rischi effettivi.

Un esempio, per ultimo, è dato dalla campagna vaccinale, laddove si sono favoriti cani e porci trascurando il target più esposto alle conseguenze gravi dell’infezione, con conseguenti nuovi positivi gravi, ricoveri e più morti.

Il fattore tempo è impossibile da dominare, ma si può gestire al meglio. Agendo per tempo e con decisa volontà. Notiamo riscontro in tal senso? Certamente!

I ministri degli esteri della NATO si sono incontrati per due giorni di colloqui a Bruxelles, che si sono conclusi ieri. Hanno discusso di un’iniziativa NATO 2030 per prepararsi alla guerra con Russia e Cina, ossia destinare “un aumento sostanziale del finanziamento comune per sostenere l’Alleanza”. Altro che vaccini, cure e sostegni col contagocce.