giovedì 20 agosto 2026

La propaganda, il suo volto, la sua maschera

 

È noto quanto i segni – linguaggio e immagini – guidino l’attenzione, che è una delle funzioni psichiche superiori proprie dell’uomo, e creino costruzioni della realtà. E quanto potentemente ciò avvenga attraverso i media. E come questi sappiano indurre desideri, bisogni e alimentare narrazioni di ogni tipo.

È del tutto fuori luogo parlare di alfabetizzazione mediatica, ossia della capacità di utilizzare, analizzare e riflettere criticamente sui media e i loro messaggi, sia per quanto riguarda i giovani che per la popolazione più matura. Ci hanno abituati a dei rituali discorsivi consolidati che ormai non ci fanno più effetto.

Un esempio concreto: il discorso sul Medio Oriente, dove qualsiasi deviazione dagli schemi abituali fa scattare immediatamente sospetti di antisemitismo. Si tratta di un rituale collaudato da tempo, che trae origine dalla comunicazione strategica, non da una ricostruzione e riflessione storica.

Gli specialisti della neolingua, pensata per nascondere la verità, operano in tutti i settori della comunicazione, non ultimo il settore dell’economia e della finanza. Ma anche quando l’UE pontifica sull’”armonizzazione delle capacità”, in realtà si riferisce all’acquisto di armi, al riarmo in vista del conflitto armato (secondo piani già esistenti da tempo, la dottrina NATO del 1999 definiva già la sicurezza delle risorse e delle vie di accesso come giustificazione per la guerra).

Non è un fenomeno manipolativo recente, anche se ora a raggiunto alti livelli di sofisticazione. Da sempre siamo tutti trascinati in guerra con delle bugie, e le parti in conflitto utilizzano le stesse tecniche di propaganda che attribuiscono alla controparte: affermano di difendersi soltanto, mentre l’altra parte è un aggressore malvagio. Chiunque non si allinei è un traditore, e così via.

Ci si esprime nella distinzione binaria tra “sostenere l’Ucraina con le armi” o “non fare nulla”. Si alimenta il mito secondo cui se “non si fa nulla” si è a favore della violenza e contro il diritto e la democrazia. Ciò che vale oggi per l’Ucraina, valeva all’inizio del secolo per l’Iraq e oggi per l’Iran.

Il messaggio odierno che alimenta i timori di guerra è basato sulla personalizzazione e la demonizzazione: Putin certamente ci attaccherà e pertanto dobbiamo armarci per il bene della pace. Si potrebbe dire: la guerra (la “prontezza bellica”) è favorevole alla pace. Chiunque introduca fatti scomodi nel discorso rischia di essere etichettato come agente filo-russo o disinformatore. Con il pretesto di “proteggerci” dalla “disinformazione”, si controlla di fatto l’informazione e la comunicazione (*).

Le masse sono “stupide”, ed è poi molto più difficile aizzare un popolo contro un altro perché i soldati comuni sono fin troppo simili tra loro. È così che il nemico acquista un volto e ne cancella un altro: quello del racket della guerra, il business che si cela dietro il riarmo e la guerra. Le élite, gli oligarchi, i sauditi, le famiglie reali, i BlackRock e simili conducono apertamente i loro affari, si riuniscono in reti internazionali e non mostrano alcun timore del contatto interculturale.

Le operazioni psicologiche, il discorso manipolatorio, ci incita contro gli “altri” e a sprecare le nostre energie e passioni su questioni secondarie e a trascurare le ragioni profonde del conflitto sistemico, che in buona sostanza maschera le difficoltà e il declino del modello economico dominante.

Anche quando la propaganda non sta convincendo appieno la maggioranza della popolazione a sostegno del riarmo e della militarizzazione, ciò serve comunque ad ottenere un certo grado di ottundimento e di coesione intorno alla bandiera. Lo si nota, più banalmente, perfino nei tornei sportivi dove ormai prevale la sindrome del raduno attorno all’inno e alla bandiera con un’enfasi eccessiva e ridicola.

Dovremmo prepararci a un dopoguerra, se ce ne sarà uno.

(*) Vedi la task force East StratCom (che gestisce il blog EUvsDisinfo, anche in versione italiana), frutto della collaborazione tra l’UE e la NATO. È stata fondata nel 2015/16 all’indomani delle cosiddette proteste di Euromaidan a Kiev nel 2014. Se nei media vi imbattete in tali notizie, spesso molte delle quali identiche nello stesso giorno, e tutte riconducibili a un’unica fonte, allora è chiaro che, in assenza di una seconda fonte indipendente, si tratta di comunicazione strategica.

mercoledì 19 agosto 2026

In coda per un nuovo vaccino

Non so se tra una trentina di mesi, quando avrò la stessa età che ha ora Vladimir Putin, sarò ancora tra i viventi e in quale stato di salute. Né posso prevedere quali saranno le mie più immediate preoccupazioni e ansie personali. Come avviene normalmente per quelli che hanno raggiunto la prima vecchiaia, qualche interrogativo sulla propria data di scadenza arriva spontaneo. Basta non diventi un’ossessione o anche solo un pensiero troppo ricorrente.

“In passato, raramente si arrivava a 70 anni, ma oggi, a quell’età, si è solo dei bambini”. Andiamoci piano, non esageriamo, una settantina d’anni non sono acqua fresca. “Gli organi umani possono essere trapiantati all’infinito, al punto che le persone possono ringiovanire, persino diventare immortali”. Questa è una cazzata. Chi, dopo aver raggiunto una tarda vecchiaia, vorrebbe diventare immortale? Sai che rompimento di coglioni!

E ancora: “Entro la fine di questo secolo, si potrà vivere fino a 150 anni”. Questo scambio di battute non è avvenuto quest’estate seduti in una veranda, madidi di sudore e scolando uno dopo l’altro degli Zacapa ghiacciati (che non significa con ghiaccio). Il 3 settembre 2025, Vladimir Putin e Xi Jinping, entrambi settantaduenni, discutevano degli inesorabili segni del tempo sulla loro pancia e sui testicoli cadenti. Due autocrati terrorizzati dalla morte, sulla quale il loro potere non ha alcun controllo.

Fino ad ora. Perché, nell’aprile scorso, il The Mosscow Times pubblicava che il governo russo aveva annunciato l’avvio di un vasto progetto di terapia genica volto a rallentare l’invecchiamento cellulare. Definito volgarmente come una sorta di “vaccino contro l’invecchiamento”, il costo di questo programma, denominato Nuove Tecnologie per la Conservazione della Salute (sic!), è stimato in circa 26 miliardi di dollari (duplex sic!).

L’obiettivo biologico è il trattamento mirante a bloccare il recettore RAGE, una proteina di membrana che si lega ai prodotti finali della glicazione avanzata e la cui attivazione innesca i meccanismi infiammatori e stress ossidativo della cellula. Oltre al blocco del RAGE, è stato presentato un secondo candidato terapeutico basato sugli esosomi (messaggeri biologici naturali di materiale genetico) per contrastare la perdita di massa muscolare legata all’età, ossia la cachessia.

Ad occuparsene sarà l’Istituto di Biologia e Medicina dell’Invecchiamento. Il viceministro della scienza e dell’istruzione superiore, tale Denis Sekirinsky (41 anni, laurea triennale in Storia), ha dichiarato che il progetto si inserisce nel più ampio impegno della Russia per espandere la ricerca biotecnologica nazionale, “in un momento in cui il Paese si trova ad affrontare il declino demografico e un rapido invecchiamento della popolazione”.

Questi cazzo di ministri e viceministri vogliono arrestare il declino demografico allungando la vita ai vecchi. E per colmo di contraddizione mandano i giovani russi a rischiare la ghirba in Ucraina.

Per parte mia offro gratuitamente qualche suggerimento a cui attenersi per mitigare gli effetti dell’invecchiamento: 1) condurre vita attiva, ma non praticare assolutamente sport; 2) bere un bicchiere d’acqua tiepida al mattino prima di colazione; 3) quindi lavarsi accuratamente e regolarmente la dentiera; 4) mantenere la giusta distanza dalle persone troppo ignoranti o troppo intelligenti; 5) evitare coloro che offrono, anche se gratuitamente, consigli su come mitigare gli effetti dell’invecchiamento.

Alleati e finanziatori dei nazisti ucraini


Se facessi i nomi dei più noti fiancheggiatori italiani del regime nazista di Kiev, potrei rischiare delle temerarie querele. Siccome in generale nutro per la cosiddetta “giustizia” una stima uguale allo zero senza virgola, non arrischio fare nomi e cognomi. Del resto, sono noti a tutti.

Si tratta di fiancheggiatori di organizzazioni neonaziste come quella che venerdì scorso ha scortato la bara contenente le spoglie del primo leader dell’organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN). Un picchetto d’onore di tedofori e portabandiera del Movimento Azov, ha scortato la bara di Yevgen Konovalets (1891-1938) fino alla Cattedrale patriarcale della Chiesa greco-cattolica ucraina a Kiev.

Konovalets gettò le basi del movimento nazionalista, che dopo la sua morte continuò con Stepan Bandera, Andrij Melnyk e Roman Shukhevych.

Prendiamo il caso di quest’ultimo, meno noto oggi. Shukhevych, in qualità di comandante principale dell’UPA, è direttamente responsabile del massacro della Volinia contro i polacchi e della pulizia etnica genocida della popolazione civile polacca nei voivodati di Leopoli, Tarnopol e Stanisławów , che causò la morte di circa 100.000 persone, di cui 40.000- 60.000 polacchi uccisi in Volinia, 20.000-25.000-40.000 nei voivodati di Leopoli, Tarnopol e Stanisławów e 6.000-8.000 polacchi nel territorio della Polonia moderna. Il 12 ottobre 2007, gli fu conferito postumo il titolo di Eroe dell’Ucraina dal Presidente dell’Ucraina.

Insomma, anche se la guerra attuale finisse (dubito fortemente), il nazionalismo ucraino, di matrice apertamente nazista, addestrato e armato sino ai denti, costituirà un problema non da poco per i padroni della UE.

lunedì 17 agosto 2026

Storie dell’orrore

 

Storie dell’orrore come quella della presunta “fuga” dell’IA, che si sarebbe scatenata in modo incontrollato (sul tipo HAL 9000), tornano utili per il prossimo round di finanziamenti, poiché dimostrano la presunta onnipotenza del prodotto. Sono in gioco centinaia di miliardi di dollari.

Sono trascorsi circa quattro anni dalla diffusione dei “modelli linguistici” su larga scala, e dunque non solo l’intelligenza artificiale, ma anche la stupidità artificiale ha circa quattro anni. Politici e ministri che si fanno scrivere i discorsi da ghostwriter virtuali; giornalisti lautamente pagati generano le loro encicliche con la semplice pressione di un pulsante e poi le impreziosiscono con la propria “autorevole” firma; studenti che falliscono anche le domande più semplici senza accesso a internet; eccetera.

Sam Altman, CEO di OpenAI, multinazionale specializzata in intelligenza artificiale, ha annunciato: “Siamo nella singolarità, questo è il momento”. Che cosa significa? Chiedo a ... OpenAI: “La singolarità tecnologica è un momento futuro ipotetico in cui l’intelligenza artificiale e la tecnologia supereranno l’intelligenza umana. Da quel punto in poi, le macchine potranno migliorarsi da sole a una velocità enorme. Questo renderà il progresso così rapido che le persone non riusciranno più a capirlo o a controllarlo”.

A rigore: l’intelligenza artificiale di questo tipo sarebbe quindi anche l’ultima invenzione dell’umanità. Dopodiché, subentrerebbero le macchine. La questione se la tecnologia oggi chiamata IA abbia mai prodotto un singolo pensiero veramente originale o sia semplicemente una funzione di completamento automatico migliorata, ovvero se sia e possa essere più della somma dei dati con cui è stata addestrata, è divenuta infine una questione eminentemente religiosa.

Anziché concentrarci sulle macchine divine, rivolgiamoci al marxismo. La Cina usa l’espressione “nuove forze produttive” per l’intelligenza artificiale e altre tecnologie future (come la robotica umanoide). Non è una coincidenza, poiché fa riferimento a Marx ed Engels. Essi avevano già stabilito ne L'ideologia tedesca (cap.II) che “ogni nuova forza produttiva, nella misura in cui non sia semplicemente un’estensione quantitativa delle forze produttive già note, determina un nuovo sviluppo della divisione del lavoro”.

Le forze produttive capitalistiche rinviano ai rapporti di produzione: all’inizio del XIX secolo, le tecnologie allora nuove, come le ferrovie e l’industria pesante, richiedevano determinate (diverse) condizioni e prerequisiti sociali per il loro pieno sviluppo; uno Stato moderno e una classe dominante capitalista. Le strutture feudali erano inadeguate allo scopo e furono spazzate via da guerre e rivoluzioni (*).

Oggi, si ripropone la domanda: con quale ordine sociale si armonizzano queste “nuove forze produttive” in modo da essere compatibili? Basti pensare all’automazione della produzione che l’intelligenza artificiale, in combinazione con la robotica, promette di realizzare, fino alle sue logiche conseguenze: senza il lavoro umano, non si crea plusvalore. Inoltre, i robot non ricevono salari e non comprano nulla.

Attualmente, dobbiamo accettare che ogni innovazione venga utilizzata come mezzo per aumentare il tasso di creazione di valore e alterare la composizione organica del capitale (attraverso licenziamenti di massa). Dunque, contro le persone e i loro stessi interessi. Questa evoluzione tecnologica non può essere arrestata, perché la pressione per massimizzare il profitto (la logica dell’accumulazione e la tenuta del saggio di profitto) impone di per sé l’automazione. Nessuno può fermare la ruota del tempo e sarà di grande interesse vedere come andrà la faccenda da qui a qualche lustro.

(*) Per forze produttive s’intende, prima di tutto, la classe dei lavoratori produttivi (di capitale), che è la principale forza produttiva di mezzi di lavoro e di beni di consumo. Senza di essa non vi sarebbe alcuna produzione. Per rapporti di produzione e di scambio si intendono tutti quei rapporti oggettivi, e cioè indipendenti dalla coscienza, che si stabiliscono tra gli uomini nella creazione del prodotto sociale e nella successiva ripartizione di esso.

sabato 15 agosto 2026

Perché abbiamo tanta fretta di incontrare gli extraterrestri?

 

È bastato puntare i telescopi verso le “linee vibrazionali dell’eritrosi”, a 26.000 anni luce di distanza da dove abitiamo, ossia nella nube molecolare G+0.693−0.027, vicina al centro della Via Lattea, per individuare l’eritrulosio. Cos’è sta roba? Ha il sapore del lampone e la composizione di un autoabbronzante. È un parente stretto del glucosio e del fruttosio. La sua formula chimica è C4H8O4, ossia con quattro atomi di carbonio, otto di idrogeno e quattro di ossigeno.

Tra una spiegazione del gatto di Schrödinger e una definizione di entanglement quantistico, Antony Valentini, un fisico teorico con un curriculum che intimorisce, nel suo libro La fisica nascosta ci spiega che è assurdo credere che senza un osservatore non esiste una realtà definita.

Valentini si riferisce ovviamente alla ben nota questione secondo cui un atomo lasciato a sé stesso ha generalmente uno stato di realtà indefinito. L’atomo acquisisce uno stato di realtà definito solo quando viene osservato o misurato. Una situazione che anch’io, nel mio piccolo, ho definito di ritorno della fisica teorica alla metafisica, come se la realtà dipendesse in qualche modo dalla mente umana o dalla coscienza umana (anche un altro blogger, con iniziali A.E., trovava la cosa assurda) .

Scrive l’Autore: «La scomoda verità, sempre più evidente, ma ancora volutamente ignorata, è che la meccanica quantistica insegnata nelle nostre università e nei libri di testo è incoerente. È utilissima, certo, ma non ha senso. Nel migliore dei casi è imprecisa, nel peggiore è oscurantista. Di sicuro, un giorno, sarà sostituita da una teoria che avrà senso». In attesa di quel giorno, Valentini ci spiega perché la realtà vincerà ancora.

Lo fa partendo dalla teoria dell’onda pilota di Louis de Broglie del 1927. Il francese “riuscì effettivamente a costruire un modello funzionante della realtà quantistica”. Poi, nel 1952 il concetto di onda pilota fu ripreso e ampliato dal fisico americano David Bohm. La teoria fu nuovamente respinta e dimenticata.

Secondo la teoria dell’onda pilota, su scala atomica esistono delle particelle reali che si muovono nello spazio. Ogni particella è guidata da un’onda, detta appunto onda pilota. Ma non la voglio fare lunga entrando nei dettagli. Dico solo che secondo tale teoria particelle molto distanti tra loro possono influenzarsi istantaneamente, indipendentemente dalla distanza che le separa, in contrasto con la relatività di Einstein, che vieta influenze superluminali, ovvero più veloci della luce.

Scrive Valentini: «Diventa quindi possibile inviare segnali istantaneamente attraverso lo spazio, in palese violazione delle leggi fisiche largamente accettate. Dietro l’incomprensibile simbolismo matematico della meccanica quantistica si nasconde una realtà fisica diversa da qualsiasi cosa abbiamo mai visto prima».