Fa una certa pena vedere un brav’uomo come Bersani in difficoltà dalle più che scontate domande di una Gruber. La verità è che nessuno ha uno straccio d’idea di una società anche solo un poco diversa dall’attuale. Né in Italia, né altrove. Per la verità, Bersani può davvero pensare che basti mettersi d’accordo su “quattro cose”? Non è più tempo di “lenzuolate”, né di centro-sinistra, peraltro diviso e in lite su qualunque cosa. Sono finti, sono sfiniti, sono estinti nell’originaria natura.
C’è una causa sistemica a monte di questa crisi, che si trasferisce nelle più varie peculiarità sociali e nelle sue espressioni politiche. Il capitale si preoccupa esclusivamente di ridurre la quota di lavoro retribuito e di appropriarsi del lavoro non retribuito. È un processo ineluttabile e contraddittorio che sta nella testa di ogni capitalista e alla base del modo di produzione capitalistico (*). Come se ne viene a capo? In nessun modo risolutivo. La presa di potere completamente incontrollata da parte del capitale finanziario è la risposta storica del capitalismo stesso al suo sviluppo e alla sua crisi.
Politicamente, i partiti riformisti ne prendono atto e procedono, più nella labilità dei proponimenti elettoriali che nei fatti , in azioni tese a mitigarne alcuni effetti sociali e a guadagnare tempo. Si calcia avanti la lattina finché non passa un camion che schiaccia sia la lattina e sia il calciatore. A ciò sono servite precisamente le politiche “riformistiche”. Il camion è rappresentato dal grande capitale che ritiene finita l’epoca del riformismo e che se ne possa fare a meno.
Questo stallo sostanziale del riformismo, promuove spinte elettorali e politiche di segno contrario. Il fascismo non piove dal cielo. Fatto è, tra l’altro, che non possiamo sapere quale forma specifica assumerà il fascismo nel corso del XXI secolo. Ossia a riguardo della sua integrazione ideologica nella società borghese dell’epoca attuale e di quella nuova che si profila sotto i nostri occhi. Avrà ad ogni modo l’obiettivo principale di garantire e mantenere “condizioni redditizie”.
La questione di come si stia attuando l’infiltrazione fascista nel tessuto sociale è di fondamentale importanza, tuttavia del fascismo possono mutare alcune forme, non la sostanza. Per contro, vedo che restiamo, chi più e chi meno, intrappolati nella descrizione dei fenomeni, quando ciò che invece serve, prima di tutto, è chiarezza sulla sua essenza sociale. Rimaniamo perplessi come un medico che può descrivere nei minimi dettagli i sintomi e la crescita del cancro di un paziente, ma non ha idea della sua effettiva eziologia. Uno sguardo al capitale finanziario odierno dimostra che è palesemente molto più pericoloso di qualsiasi tipo di cancro. Non divora solo i singoli individui. Ha il potenziale per divorare tutti noi.
(*) La spinta allo sviluppo scientifico e tecnologico serve a ridurre la percentuale di lavoro umano nel processo produttivo. Con la riduzione del lavoro umano, la massa del plusvalore estorto può anche aumentare, ma si riduce in rapporto agli investimenti. Pertanto, sulla base di tale tendenza, di tale rapporto tra capitale costante e capitale variabile, si riduce anche il plusvalore per cui i capitalisti competono. Essi cercano di contrastare questa tendenza con un numero sempre maggiore di prodotti e sempre più innovativi. E con una sua sempre più massiccia finanziarizzazione. Ma questo non risolve la crisi del sistema, la sposta nel tempo e l’aggrava, e infine la contraddizione esplode.


