Ottant’anni fa, il cinquantatreenne Hermann Göring moriva suicida in carcere sottraendosi in tal modo alla pena dell’impiccagione comminatagli dal tribunale internazionale di Norimberga. In quel processo figurava come il gerarca di grado più alto sopravvissuto tra i fedelissimi di Adolf Hitler.
Chi fosse il personaggio, quale la sua vita e i suoi crimini, è abbastanza noto. Meno noto è un aspetto curioso della sua biografia (Wikipedia, tanto per dire, non ne accenna). La vicenda ha a che fare con Hermann Epenstein (1850-1934), un medico e mercante tedesco- austriaco il cui padre era un ebreo convertito al cristianesimo. Epenstein divenne l’amante della madre di Hermann, Franziska Tiefenbrunn (1859-1923), mentre il padre, il diplomatico Heinrich Göring (1838-1913), ex Reichskommissar dell’Africa Tedesca del Sud-Ovest e Console Generale di Germania ad Haiti, era spesso assente o acconsentiva alla situazione in cambio di sostegno economico.
Epenstein fu il padrino e una figura paterna surrogata per Hermann Göring e i suoi fratelli. Ospitò Hermann nel suo castello anche dopo il fallito Putsch di Monaco del 1923. Fu proprio Hermann, il figlioccio di Epenstein, a diventare uno dei più spietati e potenti gerarchi del regime nazista. Il fratello del gerarca, Albert Günther, ebbe un carattere completamente opposto: introverso, malinconico, amante dei libri, della musica e del cinema. Ingegnere civile, fu direttore delle esportazioni presso le industrie belliche Škoda nel protettorato tedesco della Boemia-Moravia (Cecoslovacchia), e pare che arrivò a chiedere visti per fare espatriare i suoi amici ebrei e li aiutò a portare all’estero i loro capitali.
Del resto, per poter immigrare negli Stati Uniti, gli ebrei tedeschi dovevano dimostrare una rigorosa indipendenza finanziaria, al fine di provare che non sarebbero diventati un peso per lo Stato. Questo meccanismo burocratico e i relativi requisiti si articolavano in passaggi molto stringenti: la clausola del Public Charge, introdotta originariamente nel 1882, fu irrigidita nel 1930 dal presidente Herbert Hoover a causa della Grande Depressione. La legge stabiliva che il visto venisse negato a chiunque rischiasse di gravare sull’assistenza pubblica americana.
Pertanto, gli ebrei per ottenere il visto per gli Stati Uniti, avevano l’obbligo assoluto di presentare un Affidavit of Support firmato da uno o più garanti finanziari (sponsor) già residenti negli USA (cittadini o residenti permanenti). Lo sponsor non doveva semplicemente esprimere una vicinanza morale, ma doveva depositare dichiarazioni dei redditi certificate, estratti conto bancari e liste dei propri beni reali per dimostrare di avere le risorse economiche necessarie a mantenere legalmente il rifugiato e la sua famiglia a tempo indeterminato.
Molti funzionari del Dipartimento di Stato americano e dei consolati in Europa (spinti da sentimenti antisemiti) utilizzavano questa clausola in modo estremamente restrittivo. Spesso rifiutavano gli affidavit ritenendoli insufficienti o richiedevano garanzie multiple, lasciando le quote d’immigrazione annuali per la Germania ampiamente inutilizzate, nonostante le centinaia di migliaia di domande disperate.
I fratelli Göring, arrestati entrambi dagli Alleati, si incontrarono in prigione nel maggio del 1945. Gli americani non credettero nella storia di Albert. L’assoluzione dai crimini dei quali era accusato e il rilascio arrivarono soltanto nel 1947. Dopo la guerra, però, si rivelò impossibile per Albert trovare un lavoro: nessun datore di lavoro avrebbe dato un impiego con un cognome così ingombrante. Albert morì in un sobborgo di Monaco di Baviera nel 1966, senza un soldo, depresso e alcolista.
(*) Heinrich Ernst Göring, padre di Hermann, era figlio di Johann Wilhelm Göring (1791– 1874) e di sua moglie Caroline Maria de Nerée (1815–1886). Heinrich Ernst si sposò una prima volta il 24 luglio 1869, a Heddesdorf, con Ida Friederike Remy, nata il 26 settembre 1847, deceduta il 23 aprile 1879, da cui ebbe tre figli maschi e una femmina. Uno di questi figli, dunque fratellastro di Hermann, fu Heinrich Carl Göring (1879-1958), un medico sposato con Theodora Anna Auguste “Dora” (1881-1963).
Heinrich Göring si risposò il 26 maggio 1884, a Londra, con Franziska Tiefenbrunn, dalla quale ebbe, oltre a Hermann, altri due figli maschi e due femmine. Il primogenito di Heinrich e Franziska, fu Karl Ernst Göring, nato nel 1885 e deceduto nel 1932. Questi fu sposato con Ilse Burchard, nata nel 1898 e deceduta nel 1972. La secondogenita Olga (1889- 1970), la terzogenita Paula (1890-1960), quindi Hermann il nazista e infine l’ultimogenito, Albert.
Hermann Göring fu dapprima spostato (1923) con Carin Axelina Hulda Fock (1888-1931), già sposata e poi divorziata (1922) con Nils Gustav von Kantzow (1885-1967), un ufficiale dell’esercito svedese. Carin fu un’ardente nazista, incoraggiò il crescente coinvolgimento di Göring nel Partito Nazionalsocialista. Morì di tubercolosi. In seguito al suo secondo matrimonio, Hermann Göring ebbe una figlia, Edda Carin Wilhelmine Göring (1938-2018), con Emma Johanna Henny “Emmy” Sonnemann (1893-1973), la quale fu dapprima sposata con l’attore Karl Köstlin dal 1916 al 1926.
Le tombe di Heinrich Ernst Göring, Franziska Göring e Albert Göring non esistono più dal 2008. Hermann Göring fu cremato e i suoi resti, insieme a quelli di molti altri criminali nazisti, furono dispersi.
Fatto curioso: la prima moglie di Göring, Carin, fu sepolta nella tomba di famiglia dei Fock nel cimitero di Lovö, sull’isola di Drottningholm nel lago Mälaren, a ovest di Stoccolma. In seguito Göring decise di trasferire le spoglie della moglie in Germania. Iniziò i lavori per la costruzione della villa, che sarebbe stata chiamata Carinhall e si trovava nella foresta di Schorfheide, a circa due ore a nord-est di Berlino. Nelle vicinanze, in una piccola radura sulla riva del lago di Wuckersee, iniziò a costruire un elaborato mausoleo sotterraneo per ospitare le spoglie di Carin. Nel 1934, la bara di Carin fu riesumata dal cimitero di Lovö, avvolta in una bandiera con la svastica e trasportata a Carinhall, dove fu sepolta il giorno successivo con una solenne cerimonia alla quale partecipò anche Hitler in persona. Nel 1991, presso il sito di Carinhall, fu rinvenuto uno scheletro femminile di 26 ossa in una bara di zinco. Il DNA di questi resti fu confrontato con quello del figlio di Carin (Thomas von Kantzow, 1912-1973). Nel 2012, il Consiglio nazionale svedese di medicina legale pubblicò un articolo in cui affermava di possedere dati del DNA mitocondriale e nucleare a supporto dell’ipotesi che i resti appartenessero a Carin Göring. Questi resti furono sepolti nella precedente tomba presso il cimitero di Lovö.
Stati Uniti, Anni Trenta. Lo slogan: “Rendiamo l’America grande”. Oggi, è arricchito da: “di nuovo”.




