La vigogna è un camelide andino, cugino dell’alpaca, tanto per capirci. A questo bellissimo artiodattilo, il quotidiano Repubblica (ne cito uno a caso) non gli dedica, come fa con cani e gatti, una rubrica giornaliera raccontandone le squisite empatie e i veri e propri miracoli. E però la vigogna di miracoli ne compie quotidianamente uno di mirabile: defeca.
Sulle Ande peruviane, a 5.500 metri di altitudine, lo scioglimento dei ghiacciai ha rivelato un paesaggio arido, povero di nutrienti e acqua, esposto a drastiche variazioni di temperatura tra il giorno e la notte. E però si possono osservare macchie di vegetazione rigogliosa, vere e proprie oasi apparse dal nulla. Come gli esseri umani, le vigogne preferiscono defecare in luoghi prestabiliti, utilizzati congiuntamente da diversi membri del rispettivo gruppo sociale.
Le latrine a cielo aperto dove convergono le vigogne, contengono un livello significativamente più elevato di acqua e nutrienti essenziali (come carbonio organico, azoto e fosforo): il 62% di materia organica, rispetto all’1,5% dei terreni deglaciati esposti all’aria aperta. Vi sono anche elevate concentrazioni di DNA e una grande diversità di microrganismi, creando un ambiente ideale per la crescita di microbi e piante.
Le vigogne completano il ciclo consumando la vegetazione che cresce dai loro stessi escrementi. Questa storia di produzione/consumo illustra perfettamente l’uso virtuoso che potrebbe essere fatto degli escrementi. Anche gli ecosistemi marini beneficiano dei sottili meccanismi del riciclo fecale. Sulla superficie degli oceani, le fioriture algali catturano circa 150 miliardi di tonnellate di anidride carbonica all’anno sotto forma di particelle organiche. Al termine della fioritura, la maggior parte di queste particelle di carbonio viene scomposta dai batteri marini e rilasciata nuovamente nell’atmosfera, una sorta di gioco a somma zero per l’ambiente.
Nel nostro intestino ci sono 100 trilioni di batteri, appartenenti a 300 specie diverse. Sono più del numero di cellule del nostro corpo. Questa popolazione batterica (chiamata microbiota) pesa 2 chilogrammi, più del cervello.






