L’11 aprile scrivevo: «Non è casuale che il governo iraniano rischi una nuova ondata di guerra contro il proprio paese insistendo su negoziati con gli Stati Uniti solo a condizione che il Libano sia incluso nell’attuale cessate il fuoco, come originariamente concordato. È in Libano che si gioca la partita, per opposti interessi; lo Stretto di Hormuz è solo uno strumento di guerra, di ricatto».
Il Libano funge per l’Iran come avamposto contro Israele, ma c’è almeno un altro motivo importante per il quale Israele vuole occupare il Libano meridionale. Il Libano rappresenta un’eccezione in una regione dove l’acqua scarseggia e lo rende davvero oggetto di desiderio. È attraversato da oltre trenta fiumi, di cui tre sono i principali: il fiume Litani e il Wazzani, affluente dell’Hasbani, il quale a sua volta alimenta il fiume Giordano, che è il principale immissario del lago di Tiberiade, unica grande risorsa d’acqua dolce in superficie della Palestina. Il Litani scorre interamente in territorio libanese, i fiumi Wazzani e Hasbani si trovano in gran parte in territorio libanese a monte del fiume Giordano (*).
Sebbene la desalinizzazione fornisca una parte dell’acqua potabile necessaria a Israele, questi fiumi rappresentano importanti risorse strategiche ambite da Israele a causa della cronica carenza idrica del Paese. Nel marzo del 2024 avevo già trattato ampiamente la questione (clicca qui).
La fascia di sicurezza a nord della Linea Blu, presidiata dall’UNIFIL, si estende fino al fiume Litani. Nell’ambito dei recenti conflitti (ottobre 2024 - marzo 2026), tutto è stato distrutto: pozzi, stazioni di pompaggio, serbatoi e reti idriche. Quando l’acqua diventa un bersaglio, la vita in quei luoghi diventa impossibile, così come il ritorno degli abitanti.
Inoltre sono stati distrutti dai raid israeliani i ponti strategici sul fiume Litani per interrompere i collegamenti tra il sud del Libano e l’interno, interrompendo le linee di rifornimento di Hezbollah.
L’acqua è un’arma di guerra e un motivo per fare la guerra: Israele ha sempre cercato di ottenere il controllo delle risorse idriche in Palestina, così come in Libano e nel sud della Siria. Israele estrae attualmente l’85% di tutta l'acqua dalla falda acquifera montana, la principale fonte idrica della Cisgiordania, per il proprio consumo. Oggi, oltre 700.000 coloni israeliani che vivono in insediamenti illegali in Cisgiordania consumano sei volte più acqua dei tre milioni di palestinesi che vi risiedono.
L’esercito israeliano sta applicando la stessa strategia nella Siria meridionale, sulle alture del Golan, una regione occupata dal 1967. Ha continuato a guadagnare territorio dalla caduta del regime di Bashar al-Assad nel 2024. Israele ha preso il controllo di vaste aree del Jabal el-Sheikh (o Monte Hermon, da cui nasce il fiume Hasbani), un punto geografico cruciale dove si trova la maggior parte delle risorse idriche della Siria meridionale. Ad esempio, Israele ora controlla la diga di Al-Mantara, che rappresenta una vera e propria ancora di salvezza per molti villaggi intorno al Monte Hermon, dove l’agricoltura rimane tuttora l’unico settore economico vitale.
I sionisti non sono gli unici a praticare questa strategia. Nella Siria nord-orientale la Turchia e le sue milizie manipolano i flussi idrici per controllare la popolazione. L’acqua è sempre stata sia un’arma che un obiettivo elle aree siccitose e povere di fonti idriche. Nei Paesi del Golfo, la desalinizzazione fornisce fino al 90% dell’acqua in Kuwait e il 42% negli Emirati Arabi Uniti. L’Iran è meno dipendente dalla desalinizzazione, ma sono già quattro anni che soffre una grave siccità.
Il fabbisogno idrico di Israele è insostenibile le sue falde acquifere si stanno gradualmente esaurendo. Si stima che il sovraconsumo israeliano rispetto alle risorse disponibili sia del 15-20%. L’agricoltura è la principale responsabile di questa situazione. Nonostante l’implementazione di tecniche d’irrigazione come l’irrigazione a goccia, e l’abbandono di colture a basso valore come i cereali, il settore agricolo israeliano rappresenta ancora il 65% del consumo idrico dello Stato di Israele, ma contribuisce solo per il 6% del Pil.
È importante sottolineare il ruolo politico simbolico dell’agricoltura israeliana, che rappresenta il controllo del territorio dello Stato ebraico: un ruolo politico ben più significativo del suo marginale contributo economico. Al contrario, il settore agricolo nel decennio scorso costituiva quasi il 25% del Pil dei territori palestinesi, e rappresentava il 62% del loro consumo idrico. Tanto per sfatare un mito sionista.
(*) Le Monde scrive che “Il fiume Litani rappresenta anche una questione strategica di primaria importanza per Israele, il cui confine corre in parte lungo il corso inferiore del fiume”. Questo non è vero. Il Litani scorre interamente in Libano e, nel suo corso più meridionale, dista una trentina di chilometri dal confine israeliano.
I monti del Libano e dell’Anti-Libano, bloccando le masse d’aria umida provenienti dal Mediterraneo, causano precipitazioni significative sui versanti occidentali, dando origine a numerosi fiumi che attraversano il paese. Oltre ai tre principali fiumi citati qui nel post, si contano numerosi piccoli fiumi costieri alimentati da queste piogge ricorrenti, quali il Kebir a nord, che segna parte del confine con la Siria, e l’Oronte nella valle della Bekaa, che scorre verso nord in direzione della Siria. Il bacino del Giordano si estende tra Israele, Libano, Giordania e Siria.




