Questa mattina, poco dopo aver scorso le pagine del mio solito giornale domenicale, mi è venuta in mente una frase attribuita ad Andreotti.
Le case di produzione e distribuzione cinematografica, soprattutto statunitensi, investono somme considerevoli nella promozione dei film, spesso paragonabili o superiori al budget di produzione stesso.
La maggior parte dei film è in deficit rispetto ai meri incassi nei cinema, per cui ci si è spinti ben oltre il vintage pseudo-subliminale delle sigarette Muratti e del whisky J&B. Più recente è la marchetta promozionale a favore di certe località, dove vedi Roma o la Provenza con gli occhi degli specialisti della seduzione turistica, seguendo le tracce di tutti i luoghi mitici e immaginari della “cultura” di massa.
Per Odissea (The Odyssey) di Christopher Nolan, il regista pluripremiato (anche per colossali polpettoni come Interstellar, Tenet, Oppenheimer ...), l’investimento nella promozione e nel marketing si aggira intorno al 50% del budget di produzione, ovvero circa 125 milioni di dollari.
Promuovere un film simultaneamente in decine di paesi richiede campagne locali costosissime. Ma perché un buon film avrebbe bisogno di tali campagne promozionali? Si sostiene che il successo di un film ora dipende dai suoi primi tre giorni nelle sale. Bisognerebbe chiedersi il perché, e in tal caso il discorso si farebbe lungo e afoso.
Perciò torno col discorso all’inizio: dove investono tanti quattrini? Acquisto di spazi pubblicitari: televisione, cartelloni pubblicitari, trailer, quindi “collaborazioni” con influencer, interviste (standardizzate), pubblicità mirata su TikTok, Instagram e YouTube. E ovviamente promozione con pubblicità palese e con i cosiddetti “redazionali” sui giornali.
Insomma e in sintesi, si tratta di un’unica narrazione che marginalizza l’analisi indipendente a favore dei contenuti promozionali, ossia spiccia le faccende della strumentalizzazione delle opinioni, con un approccio più incentrato sul clamore e sulla raccomandazione che sul (presunto?) distacco critico.
Questa domenica, l’inserto del Sole 24ore è tutto speciale, ossia dedicato completamente a Ulisse. E ovviamente, fin dalla prima pagina, si parla del film di Nolan, ora nelle sale cinematografiche. Ma l’inserto ha un suo stile, che non è quello della smaccata marchetta. È una fellatio vellutata, consona a un pubblico non triviale come invece potrebbe essere quello di altri più dozzinali quotidiani. E soprattutto lo fa senza avere in cambio alcuna dichiarata mercede. Esclusiva offerta di riflessione, cultura e diletto orgasmico ai propri lettori. Insomma, un pompino “a gratis” e per la mera soddisfazione di un dovere compiuto.




