giovedì 14 maggio 2026

Ad alta voce

Stephen M. Walt, editorialista di Foreign Policy e professore di relazioni internazionali presso l’Università di Harvard, in un recente articolo ha scritto che “Gli Stati Uniti sono diventati uno stato canaglia”. Aggiungendo: “Gli Stati Uniti si comportano ora come un egemone predatore, sfruttando le posizioni di forza accumulate nel corso dei decenni per vessare alleati e avversari”.

Parole forti pronunciate da quelle parti, sulle quali si può senz’altro concordare. Salvo un dettaglio, che proprio dettaglio non è: gli Stati Uniti sono sempre stati uno Stato canaglia, e ancor di più sotto Donald Trump. Hanno speso trilioni di dollari in guerre all’estero, grazie in gran parte alla generosità dei paesi di tutto il mondo disposti, volenti o nolenti, a finanziare il loro debito in continua crescita (*).

Questo approccio a somma zero in quasi tutte le relazioni con gli altri Paesi include una profonda ostilità verso la maggior parte delle istituzioni e delle norme internazionali (non riconoscono la Corte Penale Internazionale, le diverse Convenzioni ONU sui Diritti Umani e Sociali, non hanno ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, non hanno aderito alla messa al bando delle mine antiuomo, così come al Protocollo di Kyoto e all’Accordo di Parigi sul Clima, eccetera), un comportamento deliberatamente imprevedibile e la tendenza a trattare gli altri leader stranieri con un disprezzo malcelato, aspettandosi al contempo umilianti atti di sottomissione e fedeltà dalla maggior parte di loro.

Mentre le conseguenze della guerra in Iran si diffondono nella regione e nel mondo, emerge chiaramente che l’amministrazione americana o non ha compreso come le sue azioni avrebbero influenzato gli altri Stati, oppure semplicemente non gliene importava. Cosa quest’ultima evidente.

In buona sostanza gli Stati Uniti assumono da sempre un comportamento gangsteristico e mafioso. C’è il boss o il padrino che mantiene la pace tra le bande rivali, guadagnandosi così il rispetto di tutti o quantomeno incutendo timore. Tuttavia, è lui che incarna il vertice criminale. Per molto tempo, gli Stati Uniti sono stati, e in larga misura lo sono ancora, il padrino o il boss più potente delle mafie internazionali. Ora, però, con il declino del suo potere e della sua autorità, si comportano più come un criminale comune. Questo lo rende molto più pericoloso.

Che cos’è cambiato rispetto al passato? Trump sta dicendo ad alta voce ciò che prima veniva detto solo in privato. In questo senso, è un vantaggio. La politica estera statunitense è gangsterismo e ora è più ampiamente riconosciuta come tale.

(*) Traggono questa forza dall’essere diventati, grazie principalmente alla cecità delle potenze imperialiste europee, la maggiore potenza mondiale in termini economici e militari a seguito della seconda guerra mondiale. E grazie alla possibilità di stampare una propria moneta considerata quale equivalente universale. Il gergo inglese e il dollaro dominano il mondo. Quest’ultimo non sarà facile da spodestare, anche se Washington è governata da imbecilli. Il legame finanziario e valutario con gli Stati Uniti rende di fatto la Borsa di New York il principale mercato finanziario mondiale e la Federal Reserve statunitense la vera banca centrale globale.

mercoledì 13 maggio 2026

L'incontro Xi - Trump

 

Se Trump vuole tirarsi fuori dalle difficoltà che si è creato con la guerra all'Iran, non c’è altra via che raggiungere un compromesso con Pechino. Cosa può mettere sul tavolo?

Questo incontro è ben più di un semplice confronto tra i due leader internazionali più importanti. L’attacco israelo-americano all’Iran ha rischiato di innescare un conflitto su vasta scala e ha gravemente colpito l’economia globale. L'esito dell’incontro è quindi atteso con grande impazienza.

Trump ha definito Xi un “bravo ragazzo”. È molto probabile che il ragazzo sia proprio Trump, il quale ha annunciato di voler discutere con Xi la vendita di armi a Taiwan, considerata parte della Cina continentale dal diritto internazionale. Taipei ha annunciato una “cooperazione rafforzata con il suo alleato più importante” per “sviluppare efficaci capacità di deterrenza”. L'obiettivo, ha affermato, è “la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan”.

Tuttavia, Trump ha lasciato aperta la possibilità di un accordo con Xi per la cessazione del supporto militare a Taipei. Solo che ciò che dice o promette Trump è credibile come un oroscopo.

Non vi è dubbio che la posizione negoziale della Cina è ulteriormente migliorata rispetto al primo mandato di Trump. La Cina ha riacquistato notevole potere e influenza. Gli Stati Uniti, d’altro canto, sono in declino, un processo che Trump non ha fatto altro che accelerare. Washington non è ancora riuscita a prevalere nemmeno su Teheran. Come possono gli Stati Uniti affrontare la Cina senza autodistruggersi? L’unica domanda è se la leadership statunitense, che sotto Trump ha agito con un livello di avventatezza e arroganza senza precedenti, sia ancora in grado di comprenderlo.

I peggiori

 

Finora solo i morti hanno visto la fine della guerra. Di quella in Ucraina, di quelle in Medio Oriente e di tutte le altre delle quali solitamente non ci occupiamo affatto. Ci stiamo abituando alla guerra? Quella degli altri, perché per il momento noi le avvertiamo solo dal lato economico e non tutti allo stesso modo, peraltro. Oppure prevale l’indifferenza? Non la rabbia malinconica per le inutili stragi ucraine, per la distruzione di Gaza o di Beirut da parte dell’oligarchia razzista di Israele, ma una sostanziale indifferenza. Che non è qualcosa di inerte o di neutrale; diventa un atto politico, proprio perché apparentemente l’indifferenza, per i vivi e per i morti, non è politica.

Ma oltre e anzi prima dell’indifferenza c’è il tifo, neanche tanto dissimulato. La passione sportiva per i “nostri” e la soddisfazione per aver colpito e sconfitto l’avversario. Si avverte un’aura di fascinazione neoromantica per la guerra. Non entusiasmo, non bellicismo aperto, forse non siamo ancora a questo, ma indubbiamente si percepisce un sottile fascino per la potenza delle armi, per la loro capacità di precisione, distruzione e annientamento del “nemico”. Se a farlo, in vece dei soldati, è un drone, un robot, allora l’operazione bellica assume un aspetto asettico e totalmente tecnologico. Se mi si passa il termine scolastico direi catartico: l’entusiasmo nella prosa giornalistica allora non è più dissimulato, ma deflagra.

Poi, da registrare, anche gli “imparziali”, veri o solo presunti. In onda televisiva e più genericamente mediatica a tutte le ore del giorno e della sera. Fanno come si farebbe l’inventario di una casa venduta a un agente immobiliare che la demolirà. Ma peggio di tutti sono i burocrati della UE e di Chigi e di Montecitorio e di ... . Quelli che si preoccupano, certo non a torto, dell’effetto di TikToc sugli adolescenti. Ma per quanto riguarda l’argomento che qui sto trattando, mi rammentano la passione per la natura e gli uccellini in gabbia dei capi e capetti delle Schutzstaffel. Non penso di esagerare nel paragone, tutt’altro.

martedì 12 maggio 2026

Il virus siete voi

 

La prima cosa che mi è venuta in mente è stato un librino di John Steinbeck, Uomini e topi, che lessi alcuni anni luce or sono. Il nuovo contagio si chiama Hantavirus, ossia il virus della pantegana. E c’è già almeno un colosso del farmaco che sta lavorando al vaccino. Dal che si deduce che pensano ad una somministrazione massiccia, altrimenti i conti non tornerebbero.

È questa la bellezza della scienza al servizio del capitalismo. Ma anche al servizio degli eserciti. Infatti, un virologo dell’Us Army Medical Research Institute of Infectious Diseases di Frederick (Maryland) ci stava già lavorando con, dice oggi, prospettive promettenti. Se in certi laboratori dell’Us Army lavorano a un vaccino, vuol dire che dapprima hanno studiato gli effetti contagiosi del virus. In gergo si chiama guerra batteriologica, anche se il virologo ha dichiarato che lo fa in vista del “cambiamento climatico”, eccetera.

Il “cambiamento climatico”, una realtà dalle cause assai controverse, è diventato un Leitmotiv, un passepartout, per smerigliare il prossimo tuo, simile ma non uguale a te stesso. Da tempo siamo governati democraticamente da un ceto sociale (non solo politico!) che rappresenta i propri interessi con la stessa rigorosità della lobby dei dentisti. Ad ogni modo metto le mani avanti. Nel caso specifico questa volta non mi farò vaccinare: la pantegana proprio no.

Ho sempre pensato che le manifestazioni del capitalismo, comprese le più recenti, possano essere efficacemente analizzate utilizzando concetti marxiani, senza la necessità di nuove categorie fondamentali. Per esempio, a proposito del “lavoro” (quanto spesso si sente gente nullafacente dire: “stiamo lavorando” a questo e a quello), è considerato socialmente necessario, nel senso specifico di lavoro astratto (su tale concetto rinvio a Marx), solo se contribuisce alla crescita del peculio privato.

Marx definisce il valore come la quantità di lavoro astratto che sottende il valore di scambio di una merce. Le merci venivano prodotte già in epoca biblica, ma solo nelle società in cui predomina il modo di produzione capitalistico la loro abbondanza si manifesta come un’immane raccolta di merci (come affermato nella prima frase del Capitale, e ancor prima in Per la Critica dell’Economia Politica). Proprio come ai tempi di Marx, anche oggi coesistono altri modi di produzione accanto a quello capitalistico, ma tutti sono caratterizzati dal primo: tutto viene trasformato in merce per generare profitto, o semplicemente per sopravvivere.

Per il capitale è del tutto irrilevante se la merce prodotta sia un vaccino o un virus per la guerra batteriologica. Se si tratti di un farmaco per salvare milioni di persone oppure di armi per lo sterminio di massa. Del tutto indifferente anche se il prodotto sia materiale o immateriale.

Questo scrive Marco Liera, uno che suppone di star fuori dal mazzo, di non averci nulla a che fare. Che tutti gli altri, tranne lui e i suoi ammiratori, siano come egli li descrive, ovvero delle capre. Non è vero che l’elettore (questo il target di Liera) “non sa bene da chi viene fregato”. Lo sa benissimo, solo che i vari Marco Liera gli hanno raccontato alla nausea che il comunismo era ed è quella roba là. Come se un tempo ci avessero raccontato che la società borghese è esattamente ed esclusivamente la condizione descritta da Jack London nella sua descrizione dei quartieri proletari di Londra; oppure che il capitalismo è la Grande Depressione, la condizione di George Milton e Lennie Small, braccianti stagionali che si guadagnano da vivere vagando per il paese di fattoria in fattoria. Qualsiasi sistema sociale ridotto permanentemente alla dimensione di unepoca, avulsa dal suo quadro storico, da qualunque frangente capitasse tra cielo e terra. Non serve spremersi troppo le meningi per trovare la causa del disorientamento e delle derive populiste.

lunedì 11 maggio 2026

La guerra ha un futuro

 

La stampa occidentale ha pubblicato recentemente la notizia secondo cui le truppe ucraine avrebbero conquistato “in modo completamente automatico” un bunker russo nella regione di Kharkiv: un robot sminatore avrebbe fatto detonare una bomba davanti all’ingresso, un altro avrebbe bloccato l’uscita e, infine, i robot avrebbero persino preso in custodia la guarnigione russa.

Le diverse tempistiche fornite dai vari media riguardo al presunto attacco automatizzato rendono evidente che gran parte di queste notizie sono inventate. L’Ucraina ha tutto l’interesse a presentarsi, attraverso tali notizie, come un Paese che non sta perdendo la guerra, attirando così ulteriori investimenti da coloro che traggono profitto dal protrarsi del conflitto. Secondo queste fonti, la forza trainante nello sviluppo dei sistemi di guerra senza pilota sarebbe la cosiddetta 3a Brigata d’Assalto, come si chiama ora l’ex Reggimento Azov.

L’altra notizia riguarda il rifiuto dell’Europa a negoziare con la Russia. Perché è chiaro che è l’Europa ad essere in guerra con la Russia. Infatti è vero che finora gli europei non erano stati coinvolti nei negoziati, ma è anche vero che non hanno mai nemmeno larvatamente avanzato alcuna proposta, così come rifiutano di esaminare qualsiasi offerta.

In riferimento alle ultime dichiarazioni di Putin, che proponeva come mediatore l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, a Bruxelles e Berlino si sostiene che un mediatore in negoziati con il Cremlino non può essere semplicemente un amico di Putin, e deve essere accettato, prima di tutto, dall’Ucraina. In altri termini deve essere un amico di Zelens’kyj e della sua cricca.

Sicuramente anche il Cremlino sa che Schröder è diventato persona non grata in Europa a causa della sua amicizia con Putin. Dunque, proporlo come mediatore non aiuta. La guerra continua e a nessuno interessa un accordo se non alle proprie condizioni.