lunedì 29 giugno 2026

Tre fronti

 

Su quanti fronti si può condurre una guerra simultaneamente? E una guerra economica? Questa è una domanda da rivolgere a quei geni di Bruxelles che stanno conducendo una guerra contro la Russia senza alcun controllo; finora, ciò ha comportato principalmente la perdita dell’accesso al gas naturale a basso costo. Quindi la guerra economica con gli Stati Uniti voluta da Trump. E poi c’è la guerra economica contro la Cina, che per ora è più in fase latente che apertamente in corso.

La Germania, un paese di 80 milioni di abitanti, ha esportato 3,2 milioni di auto nel 2025. È stato un segno che l’industria automobilistica tedesca, nonostante tutti i suoi problemi, possedeva ancora un certo potere di mercato. Quando la Repubblica Popolare Cinese, con i suoi 1,4 miliardi di abitanti, è riuscita a vendere circa quattro milioni di auto all’estero nei primi cinque mesi del 2026, si tratta di una palese sovrapproduzione.

L’UE lotta per gli interessi della sua borghesia e, naturalmente, sta valutando misure contro le esportazioni cinesi. Tuttavia, chiunque intraprenda una guerra economica deve essere certo di vincerla. Al momento, ci sono pochi elementi che possano suggerire una sconfitta della Cina ad opera della UE.

Tutto consiglia di respirare profondamente, di tornare alla calma e di trovare un equilibrio attraverso negoziati per affrontare la nuova situazione creatasi con l’ascesa della Cina. Dopotutto, anche le guerre economiche possono essere perse, soprattutto quelle su tre fronti.

Sexten

 


Come location, niente da dire ...


Spiccata vocazione agricola.
Anche il tennis, ovviamente.


Eh sì, coltivano un po' di tutto ...


La chiesa, sempre tra le ... cime.


Preso in parola: bianco a mezzodì, rosso la sera.
Armocromia perfetta.

domenica 28 giugno 2026

I nazi vinceranno

 

Oggi compie 100 anni.

L’amministratore delegato di Volkswagen, Oliver Blume, prevede di tagliare 100.000 posti di lavoro di qui al 2030 e chiudere quattro stabilimenti (Zwickau, Hannover ed Emden, oltre allo stabilimento Audi di Neckarsulm). Circa il 15% dei posti di lavoro totali dell’azienda a livello globale. La produzione del gruppo ristagna a nove milioni di veicoli l’anno. Il marchio VW, secondo Manager Magazin, verrà scorporato per ridurre l’influenza del sindacato e del consiglio di fabbrica. Il “consiglio di sorveglianza”, secondo Reuters, è già stato informato.

I titoli della stampa non debbono trarre in inganno: la cifra di 100.000 non è menzionata esplicitamente in nessun documento del consiglio di amministrazione. VW aveva già tagliato 50.000 posti di lavoro in diversi anni. Da allora 28.000 lavoratori hanno accettato pacchetti di buonuscita. Oliver Blume ora intende intensificare i tagli al personale con ulteriori 50.000 licenziamenti. Che comunque non sono poca cosa. La notizia però ne contiene anche un’altra.

La struttura del gruppo è soggetta alla Legge VW, che concede allo stato della Bassa Sassonia una minoranza di blocco. L’obiettivo è quello di sottrarre il marchio alla Legge VW e quindi ridurre drasticamente l’influenza dei dipendenti Volkswagen. In tal modo, il presidente del consiglio di sorveglianza del marchio scorporato, insieme ai rappresentanti degli azionisti, avrebbe la facoltà di scavalcare i rappresentanti dei dipendenti. Manager Magazin cita fonti interne che hanno fornito informazioni su una riunione del consiglio di amministrazione tenutasi mercoledì scorso.

Il presidente del Consiglio della CDU della Sassonia, Michael Kretschmer, ha dichiarato che la chiusura della fabbrica a Zwickau “non deve essere permessa”. Di rincalzo, il presidente del Consiglio della SPD, Olaf Lies, ha minacciato indirettamente di usare la sua minoranza di blocco nel consiglio di sorveglianza. La portavoce della Die Linke per le politiche automobilistiche al Bundestag, Agnes Conrad, ritiene che lo Stato della Bassa Sassonia abbia la responsabilità di non “rimanere in silenzio di fronte a questo attacco contro i lavoratori e gli stabilimenti”.

Buffonate. Questa notizia ci racconta soprattutto una cosa: a comandare è il grande capitale, la politica esegue, al massimo proponendo rimedi omeopatici. Quanto alle organizzazioni sindacali, al momento non vi è motivo di credere che porteranno masse di persone in piazza per settimane intere il prossimo autunno. Del resto, anche a riguardo della riforma pensionistica, il presidente della Federazione delle industrie tedesche ha espresso soddisfazione per la proposta di riforma e il tono dei principali quotidiani è, manco a dirlo, eccezionalmente favorevole.

Governo e sindacati tedeschi

I meccanismi del capitalismo e le dinamiche sociali tendono a riproporsi ovunque. In Germania i nazi vinceranno a man bassa le prossime elezioni e ancor di più quelle successive.

sabato 27 giugno 2026

venerdì 26 giugno 2026

La strada del disastro


È il tema tossico per eccellenza: da una parte, una destra isterica che vuole espellere tutti (o quasi) e giura sulla fattibilità della cosa; dall’altra, una sinistra disarmata e disarmante che combatte sul piano morale (?) e chiede regolarizzazioni miracolose. E in mezzo a questo pantano, il collasso della macchina amministrativa nella gestione dei flussi migratori e un consistente numero d’immigrati che delinque o vive d’espedienti.

Il fenomeno dell’immigrazione paga un debito storico e una necessità contingente legata prevalentemente a fattori demografici ed economici interni. Chi racconta di avere la soluzione a portata di mano è un bugiardo e un avventuriero politico. L’ultima trovata è quella della cosiddetta “remigrazione”, ma c’è anche chi spaccia fandonie come “Porte aperte a chi si integra, chi delinque può tornare da dove viene”.

L’integrazione è in gran parte un mito, troppe sono le cose che ci dividono, non solo sul piano culturale, religioso e degli stili di vita (per contro, si portano ad esempio delle eccezioni, che però tali rimangono). Il “ritorno”, è un altro mito tossico, che sta attirando allocchi come la merda con le mosche. Tuttavia qualcosa si può fare, p. es. non esiste un dicastero che vi si dedichi specificatamente, dunque non esiste una visione d’insieme, ma compartimenti stagni nella gestione dei flussi; a livello europeo non esiste una banca dati comune, figuriamoci un coordinamento dei visti, eccetera.

E la sinistra, cioè quell’ammucchiata di ex comunisti pentiti e cattolici impenitenti, che cosa propone? È una sinistra passata in un attimo, nel 1990, dallo stato solido a uno liquido, con Veltroni e Rutelli allo stato gassoso, con Renzi si è trasformata in plasma e ora, in vista delle prossime elezioni, è in uno stato quantico, nel senso che non si sa nulla di preciso né su che cos’è né su altro. Salvo che loro sono democratici e antifascisti, cattolici o agnostici aperti al dialogo, ma anche liberali e in regola con la contribuzione delle loro colf. Tutta una merda ma con sfumature diverse.