mercoledì 21 ottobre 2026

Dio non voglia

 

Durante le recenti manifestazioni di protesta, alcuni minorenni hanno fatto shopping in centro a Milano e poi non sono passati alla cassa a saldare. Un fatto di illegalità riprovevole e oltraggioso che ha messo in forte agitazione e stretto a coorte i guardiani dell’ortodossia liberale e le anime belle di legge & ordine.

Quello che non si vuole capire è che quando scendono per strada dei minorenni a protestare e succedono certi fatti non si tratta semplicemente di una crisi di status, di condizione sociale, ma della crisi di un sistema sociale stremato che arriva ad agitare perfino dei ragazzi. I quali evidentemente dimostrano più coraggio e consapevolezza dei loro genitori.

Dunque, non ha importanza se a livello individuale alcuni lo fanno perché non hanno i soldi per acquistare l’ultimo iPhon o perché a livello di massa si sono resi conto che questo sistema basato sulla sistematica rapina ha tirato troppo la corda, ossia ha rivelato che cos’è e cosa diventerà sempre di più il capitalismo avanzato.

Su questo punto, la teoria della sopravvivenza e della realtà mercantile con le sue spettacolarizzazioni è chiarita e verificata e non c’è bisogno di aggiungervi altro.

E vengo al governo più fascista di quelli che l’hanno preceduto. In vista delle prossime manifestazioni di protesta da parte di questi minorenni, ha deciso di inviare i paracadutisti. Come nel film di Pontecorvo, La Battaglia di Algeri. Con la piccola differenza che Milano non è la Casba di Algeri degli anni Cinquanta. Che i minorenni che manifestano in Italia non sono i guerriglieri del FLN algerino.

Dio non voglia che la polizia, approfittando anche della presenza di queste unità militari, passi a trattamenti sul tipo Genova 2001, o addirittura di peggio. In tal caso, la situazione cambierebbe di senso. Ripeto: Dio non voglia, perché in tal caso la prossima volta non basteranno i paracadutisti, ci vorranno i carri armati.

Chi decide cosa

«Ci sono due parole delle quali non parla più nessuno e che spiegano quello che sta accadendo: disuguaglianza sociale.» Valter Banale, La7, 20 ott. 2026.

Sono settimane che i media parlano di disuguaglianza sociale, dunque dove vive costui? Oltre a tutto, questo pesce della Findus non riesce a capire che la “disuguaglianza sociale” non spiega ciò che sta accadendo, se non in modo superficiale, e in fondo solo in parte la disuguaglianza fornisce la causa della protesta giovanile.

Esempio, la rivoluzione del 1789 non può essere spiegata semplicemente con le disuguaglianze sociali. Queste ultime possono spiegare il fenomeno alla sua superficie, ma in profondità agirono cause ben più decisive delle mere disuguaglianze sociali, le quali peraltro esistevano da secoli e avevano punteggiato con delle rivolte la storia di Francia.

Che cosa spinge un sedicenne a scendere in piazza e nelle strade per protestare rischiando di essere malmenato e anche ferito dalla polizia? Soggettivamente la sua condizione sociale; ma ciò non è oggettivamente sufficiente a spiegare un movimento giovanile di protesta tanto largo e massiccio.

Ad ogni modo soffermiamoci sul lato più soggettivo, più individuale della faccenda. Che cosa risulta sempre più incompatibile nella vita dei giovani a fronte delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie e dall’inedita capacità delle forze produttive? Ciò che vogliono, per esempio (e non ha importanza se ciò non fosse eventualmente chiaro alla loro coscienza), è una vita fondata sulla scelta e la creatività e non sul lavoro sfruttato e precario.

Questa società ha svuotato di significato la vita di ognuno di questi giovani e nessun modello di comportamento autorizzato riesce a offrire loro una vera attualità del vissuto quotidiano. La loro vita è ridotta, come quella di tanti adulti, al puro squallore del ripetitivo, combinata all’assorbimento obbligatorio di distrazioni ugualmente ripetitive.

I giovani studenti non vogliono solo aule decenti, ma una scuola che esalti il meraviglioso invece di ucciderlo con retaggi gentiliani. Né le giovani generazioni cercano semplicemente un maggior potere d’acquisto, ma una vita proiettata al godimento di sé e del mondo, dunque una vita spogliata dall’obbligo, dallo scambio, dal senso di colpa, dalla dipendenza e dalla noia di ruoli astratti e successivi.

Ma tutto ciò Valter Banale, il merluzzo della Findus, non può capirlo data la sua posizione sociale ed ideologica.

Infine e in definitiva, detto in breve altrimenti il discorso mi porterebbe lontano, l’attuale crisi capitalista non sta portando tanto all’abolizione formale della democrazia, bensì alla sua trasformazione. L’obiettivo è una trasformazione totale della società e non semplicemente l’approvazione di qualche legge. Pertanto, la sopravvivenza della democrazia borghese non è decisa dalla destra reazionaria, bensì dai calcoli di potere della classe dominante.

martedì 20 ottobre 2026

Pedinamenti

 

Oggi pomeriggio stavo parlando con un mio familiare di cani. Non è necessario che entri qui nel dettaglio, peraltro irrilevante. Dopo una mezz’ora mi arriva una notifica sul cellulare. Una nuova, mai vista prima. Riguarda merce per cani. Bisogna essere fin troppo ingenui per non sapere che avvengono davvero questi cosiddetti “tracciamenti”. Il tutto pare sia legale, ma che cosa non è reso legale da chi ha il potere del denaro?

Ho voluto quindi approfondire un po’ la faccenda partendo, apparentemente, da lontano, ossia dalla grande distribuzione. Prima cosa da sapere è come è organizzata sia come modello d’acquisto e sia come modello di vendita, laddove quest’ultimo rivela la strategia di tracciamento e d’influenza che sono esercitate sul “consumatore”.

Il modello italiano delle centrali d’acquisto della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) si basa sull’aggregazione di più catene, consorzi o insegne in supercentrali per unire il potere contrattuale nei confronti dell’industria di marca (chiamata anche IDM o Brand Industry). Ciò significa che le centrali d’acquisto agiscono come un unico grande interlocutore per negoziare con le multinazionali e le grandi aziende che producono i prodotti marchiati più famosi e venduti (es. Barilla, Coca-Cola, Ferrero, Nestlé, Procter & Gamble).

Il mercato italiano della GDO è fortemente concentrato; i primi operatori e le supercentrali controllano oltre il 70% delle vendite nazionali. Queste centrali italiane fanno parte di network europei per estendere la forza d’acquisto anche alle multinazionali globali. Tra le centrali e i gruppi più rilevanti figurano Conad, Selex Commerciale, Coop Italia (tramite Centrale Italiana, che fino al 2006 è stata una delle supercentrali d’acquisto più grandi d’Europa, arrivando a controllare oltre il 22% della quota del mercato italiano), Gruppo VéGé, ESD Italia (che include Esselunga, Selex, Carrefour, Pam) e Dit - Distribuzione Italiana (Sigma e Sisa).

Oggi la GDO non è solo un cliente dell’industria di marca, ma anche un suo forte concorrente. Con i prodotti a marchio del supermercato (es. Prodotto Coop, Conad, Esselunga Smart), la GDO compete direttamente con i grandi brand, usando questo fattore come leva negoziale. I prodotti a marchio proprio (Marca del Distributore: MDD) stanno cambiando i rapporti di forza con le grandi marche.

In Italia, la MDD ha superato la soglia storica del 30% di quota di mercato nel perimetro omnicanale (l’insieme di tutti i punti di contatto fisici e digitali interconnessi e che condividono i dati in tempo reale), superando un giro d’affari complessivo di 31,5 miliardi di euro. Questo non è più solo un fenomeno tattico, ma una trasformazione strutturale che ha tolto all’industria di marca il monopolio del valore e dell’innovazione.

L’infrastruttura tecnologica e logistica è unificata, per cui un unico profilo cliente ne traccia comportamenti sia online che offline.

Nel dettaglio: i router e le antenne nei negozi rilevano l’indirizzo MAC (un codice univoco) degli smartphone che cercano reti disponibili. Permette di capire il tempo di permanenza e i percorsi frequenti. Piccoli trasmettitori (Beacon Bluetooth Low Energy) posizionati nel punto vendita che comunicano con le app installate sullo smartphone dell’utente consentono di inviare offerte personalizzate quando si è vicini a uno specifico scaffale. Geofencing: utilizzano i servizi di localizzazione delle app per tracciare l’ingresso o l’uscita da un’area geografica virtuale (es. il perimetro di un centro commerciale).

Tutto ciò è formalmente illegale se tu non hai scaricato la loro app e accettato specificamente i termini di tracciamento. Ma lo fanno lo stesso: il pedinamento diventa legale nel momento in cui firmi o clicchi su “Accetto”. Cosa che facciamo fin troppo spesso per accedere a qualsiasi cosa, fosse pure solo l’app di trenitalia o del sexy shop vicino casa.

Oltre a questi sistemi di pedinamento e di influenza più o meno subliminale, ci sono i sistemi più noti e tradizionali: sistemi POS e carte fedeltà; codici QR e coupon cartacei; sistemi di videosorveglianza (spesso dotati di intelligenza artificiale) in grado di analizzare i flussi di persone, contare i visitatori e persino stimare dati demografici (età, genere) o l’espressione facciale, senza identificare (dicono loro) nominativamente la persona. In tal caso non possiamo porre nessun tipo di difesa.

Così, tanto per sapere chi, tra gli altri, mi sta pedinando giorno e notte fin dentro al cesso. Poi penso ai ragazzi che rompono qualche vetrina. L’ho già scritto qualche giorno addietro: sbagliano strategia, tattica e soprattutto non sono quelli gli obiettivi giusti.

La loro protesta contro la vostra violenza quotidiana

 

Si stanno compattando a riccio. Tutti uniti contro la “rara violenza” di ragazzi che invece dovrebbero consumare la propria vita ai margini di un sistema politico bloccato e di un sistema economico basato sull’estorsione di lavoro non pagato, sul sistematico furto con destrezza sulle tariffe, eccetera.

Una vetrina rotta, qualche capo d’abbigliamento prodotto in Cina o in Vietnam ed esplode l’indignazione, la paura e la preoccupazione. Contro i ragazzi minorenni viene inviato niente meno che un contingente di militari con poteri di polizia. Ma non vi vergognate?

C’è chi paventa che dietro a queste manifestazioni ci sia “qualcuno”. Per esempio la grande giornalista famosa per fare domande del tipo: “Ma lei è d’accordo con ...”. Da ridere. E però questa volta ha ragione l’aristocratica giornalista: c’è dell’altro dietro queste vivacità giovanili. I modelli sociali veicolati dalla vostra réclame mediatica, i modelli irraggiungibili dei vostri stili di vita, per esempio.

Non sono “soggetti inediti”, sono i figli dei quartieri periferici, della mitica classe media proletarizzata, ragazzi che stanno prendendo consapevolezza che nessuna forma politica esistente è qualificata a rappresentarne gli interessi. Che hanno ben chiaro che questo è un sistema predatorio reso perfettamente legale. La loro è la rivolta contro le inedite gigantesche ricchezze individuali che una minoranza sta accumulando (*).

Questa giovanile e “rara violenza”, questa vivace voglia di vivere, fa ben sperare, ossia che si passi dalla rivolta morale a una rivoluzione contro l’insieme dei rapporti sociali capitalistici, sorretti dall’ordinaria e sempre più brutale violenza manageriale, delle strutture legali, finanziarie e gestionali che macinano utili netti su utilità sociali inette.

(*) L’anno scorso, le banche italiane hanno fatto profitti netti per 47,5 miliardi (miliardi), l’anno prima 46,5. Soldi che vanno in gran parte in tasca agli azionisti o per operazioni di buyback (vedi più avanti). Prelevati anche dal tuo conto corrente, dove ti viene accreditato un salario da fame o la pensione (se e quando ne avrai una). E su quei quattro soldi, con i quali a mala pena ti compreranno un loculo da morto, ci paghi pure l’imposta di bollo. Lo stesso identico importo che paga un milionario.

Perfino andando al cesso paghiamo l’imposta sul valore aggiunto (!), ossia sulla depurazione. E c’è invece chi trova il modo di eludere legalmente, spostando i dividendi tramite holding collocate in paesi a fiscalità privilegiata. Oppure pagando l’1,2% in regime di esclusione PEX (Participation Exemption). Il dividendo è esente al 95% nella illusoria speranza che quello stesso dividendo rimasto nella società principale venga poi reinvestito (in buyback, ossia acquisto di azioni proprie?).

lunedì 19 ottobre 2026

Punti di svista

 

Il presidente Mattarella sta mettendo in mostra la sua visione della realtà: chiama i manifestanti “soggetti inediti”. Ha ragione, signor presidente, la situazione è piuttosto inedita e richiede domande inedite, almeno per lei: perché le scuole sono in stato di degrado? Perché gli ospedali sono in crisi? Perché la povertà è in aumento? Perché ci si aspetta che i dipendenti lavorino per salari di fame? Insomma, perché la ricchezza dei più ricchi cresce mentre i servizi pubblici vengono tagliati?

Perciò, fossi in lei presidente, non mi stupirei che i manifestanti siano andati oltre le rivendicazioni specifiche riguardanti il sistema scolastico, abbracciando uno slogan più generale contro il capitalismo e lo stato borghese. Ossia, contro questo stato di cose.

Sono inedite le proteste dei più giovani, i quali hanno capito benissimo che sono fregati. Sono inedite le proteste che stanno politicizzando un’intera generazione di ragazzi, e tale politicizzazione si rifletterà in modo molto chiaro sul comportamento futuro degli stessi. È in corso un chiarimento politico: chi sta da che parte? E lei, presidente, sappiamo da che parte sta. Non dalla parte di questi giovani che protestano, sia pure con qualche vivacità.