A pagina XI dell’inserto culturale domenicale del Sole 24 ore, si può leggere un articolo di Francesco Maria Colombo, che, direttore d’orchestra e buon fotografo, sa usare anche la penna. Recensisce la biografia dedicata a un amico, forse il più intimo, di Marcel Proust, tale Lucien Daudet (Éditions Le Charmoiset). Per questo caro amico, Marcel sfidò a duello Jean Lorrain, una iena del giornalismo scandalistico che aveva svelato la tenera amicizia.
Di spalla a questo articolo, si può leggere la recensione di Giacomo Cardinali che riguarda Gustav Flaubert, la polemica con il Consiglio municipale della sua Rouen a riguardo di un monumento in memoria del suo compagno di scuola, Louis Bouilhet, bibliotecario comunale e poeta dimenticato. Una sottoscrizione pubblica aveva già raccolto ben oltre la somma necessaria, ma ciò non fu sufficiente per il frapporsi del solito ostacolo: la politica.
Vale la pena che riporti qualche passo della recensione e anche delle parole scritte da Flaubert stesso in quell’occasione. Esse ci offrono un ritratto di quella politica, sia nazionale e sia locale, di ieri, di oggi, di sempre.
«[...] quale ostacolo poteva mai frapporsi a una così nobile iniziativa, specie in una città di provincia dalle mai sopite smanie letterarie? La politica. Quella contro la quale, nella sua versione grandiosa e perfida avrebbe ruggito Zola da uno dei principali quotidiani parigini, e che Flaubert incontrava nella variante locale del Consiglio municipale di Rouen.
«Più piccola nel formato [di quella nazionale], mediocre nei personaggi e sconosciuta nei nomi, ma esattamente identica quanto a opacità, miopia, meschinità e proterva ignoranza. [...] la presentazione del “Museo dei progetti aggiornati” di ogni giunta cittadina attinge l’essenza sovratemporale del potere pubblico». Da qui prosegue Flaubert: «La chiave è lasciata da ogni amministrazione che termina il proprio mandato a quella che gli [le] succede, tanto si ha paura di compromettersi, tanto si teme di agire! La circospezione passa per una tale virtù che l’iniziativa diviene un crimine. Essere mediocre non ha conseguenze nocive; ma soprattutto bisogna guardarsi bene dal prendere l’iniziativa. Quando il pubblico ha ben protestato, o piuttosto mormorato, ci si mette a posto, nominando una commissione; e da quel momento si può non far nulla, assolutamente niente. ”C’è una commissione”. Argomento invincibile, panacea contro tutte le impazienze».
Dunque, Flaubert si rivolgeva a quelli il cui unico e scarso “sforzo intellettuale consiste nel tremare davanti al futuro”. Quanti ne conosciamo in prima persona!
Conservateur qui ne conservez rien, Allia, € 6,50 (email: allia@editions-allia.com).



