giovedì 26 febbraio 2026

Una rozza riflessione

 

La borghesia ha avuto nella storia una parte sommamente rivoluzionaria.

Dove ha raggiunto il dominio, la borghesia ha distrutto tutte le condizioni di vita feudali, patriarcali, idilliche. Ha lacerato spietatamente tutti i variopinti vincoli feudali che legavano l'uomo al suo superiore naturale, e non ha lasciato fra uomo e uomo altro vincolo che il nudo interesse, il freddo “pagamento in contanti”. [...] Ha disciolto la dignità personale nel valore di scambio e al posto delle innumerevoli libertà patentate e onestamente conquistate, ha messo, unica, la libertà di commercio priva di scrupoli. In una parola: ha messo lo sfruttamento aperto, spudorato, diretto e arido al posto dello sfruttamento mascherato d’illusioni religiose e politiche.

La dinamo ha sostituito la macchina a vapore, i dispositivi digitali hanno soppiantato quasi tutti i mezzi di scrittura, eppure queste parole, scritte alla luce di una lampada a petrolio e vergate con un pennino d’acciaio, dopo 178 anni non hanno perso di significato.

Pochi anni dopo, Marx scriverà: La ricchezza reale si manifesta – e questo è il segno della grande industria – nell’enorme sproporzione fra il tempo di lavoro impiegato e il suo prodotto, come pure nella sproporzione qualitativa fra il lavoro ridotto ad una pura astrazione e la potenza del processo di produzione che esso sorveglia. Non è più tanto il lavoro a presentarsi come incluso nel processo di produzione, quanto piuttosto l’uomo a porsi in rapporto al processo di produzione come sorvegliante e regolatore.

Saranno gli uomini a porsi in rapporto al processo di produzione come sorveglianti e regolatori, ma in quale numero essi troveranno occupazione per tali attività? E così siamo giunti a quella che chiamiamo impropriamente ma comunemente “intelligenza artificiale”. S’è cominciato con le casse automatiche e i pagamenti digitali, quindi a sostituire i lavoratori con “assistenti digitali” in molti servizi e nei commerci, ora si passa al taglio degli impiegati e presto anche alle posizioni apicali in molteplici attività. Eccetera.

Ancora il Grande Vecchio: La borghesia non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione, i rapporti di produzione, dunque tutti i rapporti sociali. [...] Il continuo rivoluzionamento della produzione, l’ininterrotto scuotimento di tutte le situazioni sociali, l’incertezza e il movimento eterni contraddistinguono l’epoca dei borghesi fra tutte le epoche precedenti. Si dissolvono tutti i rapporti stabili e irrigiditi, con il loro seguito di idee e di concetti antichi e venerandi, e tutte le idee e i concetti nuovi invecchiano prima di potersi fissare. Si volatilizza tutto ciò che vi era di corporativo e di stabile, è profanata ogni cosa sacra, e gli uomini sono finalmente costretti a guardare con occhio disincantato la propria posizione e i propri reciproci rapporti.

Una riflessione molto più rozza di quella di Marx: dopo aver guardato con occhio disincantato la propria posizione e i propri reciproci rapporti, venuti meno i salari e gli stipendi, dunque i mezzi per una relativa tranquilla sopravvivenza, a quali determinazioni giungerà la massa degli uomini e donne messi in “libertà”? Né si potrà far troppo conto di provvedervi con l’assistenza statale e la previdenza sociale, posto che il gettito fiscale e contributivo sono destinati, proprio a causa della disoccupazione e sottoccupazione, a un deciso declino.

Tutto ciò scaturisce dal fatto che il capitale tende a ridurre il tempo di lavoro a un minimo, altrimenti non gli importerebbe nulla dello sviluppo tecnologico. Pertanto, l’aporia non nasce dallo sviluppo della tecnologia, che non possiamo arrestare, ma dall’uso capitalistico che ne viene fatto. O vi sarà una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o andremo incontro alla rovina dell’intera società.

Scenari orientati

 

Il vecchio mondo si sta sciogliendo, il nuovo capitalismo, oltre a prometterci disoccupazione di massa, sta penetrando nelle sfere più intime dell’esistenza umana. E quindi che si fa? Politica e media ci stanno facendo annusare ogni bidone della spazzatura; c’è Sanremo con i suoi androidi antropomorfi e un referendum che realmente non interessa a nessuno, se non alla destra e alla sinistra per segnare un punto in attesa che il prossimo anno, come coniglietti della Duracell, si vada a votare per celebrare la “democrazia”. Il riflesso di una percezione distorta è la percezione distorta stessa.

Ieri pomeriggio ho telefonato a un gestore telefonico. Dopo un po’ di caparbia insistenza, una voce artificiale modulata su quella umana ha acconsentito che potessi parlare con un operatore (umano). Quindi è intervenuta un’altra voce registrata: i tempi d’attesa sarebbero stati di un’ora e sei minuti. Ieri mattina, invece, un gestore umano, che simulava essere una personalità digitale, mi ha detto che per le operazioni bancarie, anche le più complesse, dobbiamo arrangiarci ognuno col proprio cellulare (loro, le banche, incassano le commissioni, il lavoro lo facciamo noi, assumendoci i relativi rischi). Gli ho fatto notare che le due persone interessate hanno rispettivamente 88 e 91 anni. La faccia di merda, addestrato con tecniche di prompting, ha risposto: “Se non sono capaci, glielo insegneremo noi”.

La faccia di merda non ha capito, o forse sì, che le prossime vittime dell’arroganza digitale saranno proprio quelli come lui. Ho molta curiosità su come andrà avanti questa storia dell’IA e di altre tecnologie. Mi mancano i dettagli, ma ho assoluta certezza che nell’insieme la faccenda culminerà in una conclusione logica. Non ci vorrà molto ancora, al massimo un paio di lustri. Forse ce la faccio.


mercoledì 25 febbraio 2026

È già domani

 

Citrini Research è una newsletter finanziaria ospitata su Substack. Alcuni giorni fa ha pubblicato un saggio sugli effetti che l’intelligenza artificiale potrebbe avere nel breve periodo: il rischio di estinzione dei colletti bianchi (fenomeno di cui ho fatto cenno nel post di lunedì).

Una buona disamina del vaticinio di Citrini la offre Mario Seminerio. È un po’ tecnica, ma nulla di troppo difficile, dunque è da leggere da cima a fondo.

L’IA in buona sostanza aumenterebbe a dismisura il capitale costante a discapito della quota variabile. Ciò provocherebbe un’esplosione della produttività, “ma la domanda aggregata si contrae perché i guadagni confluiscono verso il capitale e la potenza di calcolo, non verso il lavoro”.

E già qui non si tiene conto di un fatto: la progressiva diminuzione del capitale variabile in rapporto a quello costante, e quindi di quello complessivo, dà luogo alla tendenza progressiva della diminuzione del saggio generale del profitto. È questa un’espressione peculiare del modo di produzione capitalistico per lo sviluppo progressivo della produttività. Ed è proprio questa tendenza, sul piano dell’analisi economica, che per prima andrebbe analizzata ...

Riporta ancora Seminerio: “I colletti bianchi sono il 50% dell’occupazione ma pesano per il 75% della spesa per consumi discrezionali. Quando la loro capacità reddituale è strutturalmente compromessa, il mercato dei mutui da 13 mila miliardi di dollari viene colpito in modo inedito: non da prestiti subprime o shock da rialzo dei tassi, ma dalla distruzione permanente della capacità di reddito futuro di debitori sin qui ad alto merito di credito”.

Qui si prescinde da aspetti teorici essenziali, quale per esempio la distinzione tra lavoro produttivo e improduttivo, tra salario e reddito e altre cosucce. Transeat. Ciò che è innegabile è che saremo presto di fronte a un fenomeno di disoccupazione di massa e alla conseguente crisi dei consumi, cui seguirà inevitabilmente (e in seguito Seminario lo riporta) un deficit del gettito fiscale. In tal modo s’innesca una classica crisi da sottoconsumo.

Questo fatto fa dire a molti che la contraddizione centrale dell’economia capitalistica sia da rintracciarsi nel rapporto tra produzione e consumo. Costoro individuano la causa della crisi nella sovrapproduzione di merci determinata dalla loro impossibilità a realizzarsi in seguito al sottoconsumo, vale a dire alla povertà e alla limitatezza di consumo delle masse (qui declinate come “colletti bianchi”), in tal caso crisi di consumi dovuta allo sviluppo tecnologico, segnatamente all’IA.

È su questi fenomeni, su tali concetti, che gli “esperti” si baloccano. In attesa che la crisi del modo di produzione capitalistico ci travolga tutti. Con quali esiti? Questo non lo so e non lo sa nessuno, ma sicuramente con effetti sul piano dei rapporti internazionali e anche interni, cioè sul fronte politico e sociale.