Come nel caso della forma di valore, la debolezza di Most nella comprensione dei concetti
qualitativi ebbe un impatto negativo anche sulla sua concezione dei salari. Così come non
riuscì a cogliere il denaro come forma necessaria di valore, trascurando il fatto che il valore
o il prezzo del lavoro, sebbene invertito, sono comunque espressioni reali del valore o del
prezzo della forza-lavoro.
Most sa che i salariati vengono pagati solo per la loro forza-lavoro erogata, che permette
l’estorsione di plusvalore. Tuttavia, non riesce a spiegare perché la realtà sia diversa, per cui
i salari sembrerebbero remunerare non solo la forza-lavoro, ma tutto il lavoro erogato,
un’illusione diffusa anche nel Partito socialdemocratico.
Ad ogni modo, Marx mantiene la struttura dell’estratto, diviso in 13 sezioni, perché segue
la struttura de Il Capitale. Tuttavia, non lasciò una sola pagina invariata, apportando quasi
trecento modifiche stilistiche o terminologiche. In ogni sezione opera delle riformulazioni,
perlopiù chiarimenti concettuali. In totale, i nuovi testi, ciascuno composto da almeno una
frase completa, costituiscono oltre il venti percento dell’intero testo.
Marx commentò la sua revisione nella lettera del 14 giugno del 1876, quando inviò una copia
della seconda edizione del Most a Sorge a New York: “... non mi sono citato, perché
altrimenti avrei dovuto cambiarvi ancora di più (la parte sul valore, denaro, salario
lavorativo e qualche altra cosa l’ho dovuta cancellare dal tutto e introdurre al suo posto roba
mia)” (**).
Most, possiamo immaginare, non dev’essere stato molto contento delle corpose correzioni
di Marx. Tuttavia, non deve essere stato questo il motivo per il quale il giovanotto futile
abbracciò sempre di più l’anarchismo, compresa la dottrina dell’incitamento delle masse
alla rivoluzione attraverso atti di violenza spettacolari. Nel 1885 pubblicò la Scienza
rivoluzionaria della guerra; un manuale di istruzioni “sull’uso e la fabbricazione di
nitroglicerina, dinamite, cotone fulminante, fulminato di mercurio, bombe, ordigni
incendiari, veleni, ecc.”. Sarebbe piuttosto divertente da leggere oggi, ma nondimeno una
tragica testimonianza della parabola di un modesto talento politico.
Il 18 aprile 1883, Engels, in una lettera a Philip Van Patten a New York, a proposito
del suo rapporto con Most e con Marx, scrisse che lo avevano incontrato a Londra “non più di una
volta, al massimo due”, da quando “le sue nuove elucubrazioni anarchiche sono apparse
sul giornale”. “Avevamo per il suo anarchismo e per la sua tattica anarchica lo stesso
disprezzo che avevamo per coloro da cui egli aveva appreso tutt’e due le cose”.
Engels proseguiva nella lettera: “Quando era ancora in Germania, Most pubblicò un
compendio “popolare” de Il Capitale. Fu richiesto a Marx di rivederlo per una seconda
edizione. Feci questo lavoro insieme con Marx. Trovammo che era impossibile fare qualcosa
di più che togliere le peggiori cantonate di Most se non volevamo riscrivere tutto il lavoro
da cima a fondo. (Ibidem, vol. 47, p. 11)
(*) Chi volesse leggerlo in rete, qui. Il testo della seconda edizione di quell’estratto divulgativo apparve successivamente
ristampato nella DDR nel 1967 e poi nella RFT a cura di H.M. Enzensberger nel 1972. La Fondazione di Wuppertal ne curò una ristampa anastatica nel 1985 (edita da Marxistische
Blätter, Francoforte sul Meno). Nel 2025 una nuova ristampa, pubblicata a Berlino
dalll’editore Henricus (noto anche come Hofenberg). L’originale annotato da Marx è
custodito presso la Karl-Marx-Haus a Treviri.