Storicamente l’Europa di oggi è un retaggio dell’Europa di ieri. Del fascismo, che fu il
prodotto della crisi europea del 1914-‘18, della scriteriata conferenza di Versailles del 1919,
della grande depressione degli anni Trenta, della spartizione di Jalta. Il grande balzo del
dopoguerra ci ha illusi. Lo strapotere di Washington, di Wall Street e di Hollywood ha fatto
dell’Europa una colonia nel senso tecnico della parola.
Un nuovo player mondiale minaccia l’impero americano. Un nuovo imperialismo con una
popolazione di un miliardo e mezzo di cinesi. L’Europa è stretta in questa tenaglia. Con
l’unico alleato possibile, la Russia, siamo in guerra. Dopo 20 pacchetti di sanzioni, con una
Russia che dovrebbe essere allo stremo, Mosca ha deciso di tagliarci anche quel poco di gas
che ancora ci giungeva. Le bugie hanno le gambe corte, anche se non cortissime.
Quanto allo Stato terrorista con la svastica israeliana, sta occupando il Libano e non si
fermerà lì. Meno di 10 milioni di ebrei, supportati da decine di milioni di sionisti sparsi in
tutto il mondo, hanno come obiettivo di costituire la grande Israele, che non è circoscritta
solo alla Palestina. Per raggiungere questo obiettivo non bastano le armi e la tecnologia, pur
indispensabili, ma serve il supporto della poderosa forza finanziaria controllata dai sionisti
annidati ovunque. È una realtà verificabile da chiunque.
Il Ministero della Difesa britannico ha confermato che il drone che ha colpito la base di Cipro
non è stato lanciato dal territorio iraniano. Le autorità cipriote sospettano il Libano come
punto di origine. Si ipotizza che il Mossad sia dietro le operazioni si attacco alle
infrastrutture di Arabia Saudita e Oman da siti in territorio iraniano per coinvolgere gli stati
del Golfo nella guerra, secondo Middle East Eye. Agenti del Mossad che avrebbero
pianificato attacchi dinamitardi sarebbero stati arrestati in Qatar e Arabia Saudita, almeno
secondo fonti saudite che parlano ad Al-Arabiya.
Fantasie? Può darsi, ma quando si ha che fare con il sionismo nessuna ipotesi è troppo
azzardata. L’intervento degli stati del Golfo o della Gran Bretagna farebbe il gioco degli
aggressori. Stati Uniti e Israele sono sotto pressione, i loro sistemi di difesa missilistica
potrebbero non essere preparati a uno scontro prolungato: le loro riserve di missili
intercettori sono già così scarse che gli Stati Uniti sembrano ricorrere a versioni obsolete del
loro sistema Patriot.
Di fronte a una carenza imminente di munizioni, Stati Uniti e Israele stanno cercando di
distruggere i lanciatori trasportatori-erettori (TEL) delle forze armate iraniane prima che
possano indebolirne le difese. In alternativa, potrebbero tentare di mettere in ginocchio la
società iraniana attraverso bombardamenti prolungati, prendendo di mira stazioni di
polizia e di soccorso, strutture pubbliche, edifici residenziali e scuole.
Dall’inizio della guerra, l’Iran ha lanciato circa 600-700 missili balistici, più di quanti la
Russia ne abbia lanciati contro l’Ucraina in un anno intero. L’intensità iniziale – 165 missili
contro gli Emirati Arabi Uniti solo nei primi due giorni – è stata successivamente ridotta.
Questo non è necessariamente un segno di debolezza: potrebbe semplicemente essere un
passaggio da una strategia iniziale di sopraffazione del nemico a una pressione calcolata e
prolungata. Una campagna progettata per logorare i sistemi di difesa senza esaurire le proprie riserve. Come riportato dal Financial Times, il Pentagono è ora in trattative con
l’industria della difesa ucraina per acquisire sistemi intercettori di produzione locale per la
guerra contro l’Iran.