venerdì 13 marzo 2026

Ecco dove si trova il mondo nel marzo 2026

 

Fa più chiasso nei media italioti la cosiddetta “famiglia nel bosco” dei massacri che avvengono in Medioriente. L’esercito israeliano ha nuovamente attaccato nel cuore della capitale libanese, Beirut. Aveva precedentemente emesso un ordine (!!!) di evacuazione per un edificio nel quartiere di Bashura. Poco dopo, sempre l’esercito con la svastica israelita ha ordinato (!!!) l’evacuazione di un edificio nella vicina area residenziale di Sokak Al-Blat. Entrambe le aree residenziali sono densamente popolate e, tra l’altro, non rientrano nella sfera di influenza di Hezbollah.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale NNA, il direttore della facoltà di scienze, Hussein Bassi, e il professor Mortada Srour sono stati uccisi in un attacco all’Università Libanese. Il campus universitario si trova ai margini della periferia meridionale di Beirut.

Dal Libano all’Iran. Le indagini del Pentagono (!!!) indicano che gli Stati Uniti sono responsabili dell’attacco a una scuola iraniana di Minab. Si ritiene che la causa siano dati obsoleti sugli obiettivi. Il quotidiano filoebraico New York Times riporta che l’esercito statunitense si è basato su informazioni risalenti a dieci anni prima per i suoi cosiddetti attacchi di precisione, e ciò è presentato come un’attenuante prevalente sul crimine in sé.

Gli Stati Uniti, senza alcuna minaccia diretta alla propria sicurezza, con quale diritto e sulla base di quale mandato bombardano le città di un altro Stato sovrano che dista 10.000 chilometri dai propri confini? Uno scrupolo retorico da qualche parte almeno c’è: “Se il presidente facesse ciò che la Costituzione richiede e chiedesse al Congresso di autorizzare la guerra, non la otterrebbe”, ha affermato un senatore democratico. Possiamo immaginare quanto frega ai genitori delle 170 bambine assassinate tale scrupolo.

Ciò che preoccupa questi assassini e i loro complici è l’aumento dei prezzi della benzina in vista delle elezioni di medio termine di fine anno. Abbassare i prezzi al consumo era una delle principali promesse elettorali di Trump. Mercoledì, i prezzi della benzina erano aumentati del 20% in soli undici giorni. Non riescono a rendersi conto di essere la maggiore e più grave minaccia per il mondo intero, di essere i principali responsabili dei più efferati crimini bellici da quasi un secolo a questa parte.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dal canto suo, condanna chi si oppone a questa tirannia unilaterale. Mercoledì, con la Risoluzione 2817, presentata dal Bahrein e sostenuta da diversi altri Stati arabi, ha condannato non l’aggressione degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, bensì gli attacchi iraniani contro obiettivi civili in Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Giordania, chiedendone l’immediata cessazione. Si tratta di Paesi limitrofi all’Iran, i quali ospitano una delle maggiori concentrazioni di basi e centri di comando statunitensi al mondo.

A me non piacciono i mullah sciiti, ma nemmeno il suprematismo cristiano di Washington e lortodossia ebraica colonialista. Tre fondamentalismi statali legati all’impunità capitalistica (conquista, profitto, petrolio). E ci viene ancora chiesto d’ingoiare la menzogna del campo buono”. Sono tutti infami e meritano il nostro unanime disgusto.

giovedì 12 marzo 2026

Il bluff

 

L’Iran mina lo Stretto di Hormuz. Le promesse di sicurezza di Trump agli armatori sono parole vuote. È bastata una settimana e mezza dopo l’inizio della guerra da parte degli USA e Israele per scoprire il bluff. Hanno sbagliato i loro conti: l’Iran non è l’Iraq, come del resto già scrissi e documentai sei anni fa.

La cronaca: l’attenzione internazionale si è rivolta allo Stretto di Hormuz. L’Iran aveva iniziato a minare la vitale rotta marittima, e però Donald Trump dichiarava che “non c’erano segnalazioni” di mine posate, e ha minacciato conseguenze di “proporzioni senza precedenti” qualora la situazione dovesse cambiare. Poco dopo, gli Stati Uniti hanno segnalato la distruzione di diverse imbarcazioni presumibilmente utilizzate come posamine.

La tecnica di posa nautica: le mine marine possono essere piazzate dai pescherecci o dai sottomarini tascabili. Gli esperti stimano che l’arsenale iraniano comprenda tra 2.000 e 6.000 mine di questo tipo. Particolarmente temute sono le mine da fondale di progettazione cinese: giacciono immobili sul fondale, vengono attivate da sensori passivi delle navi e colpiscono lo scafo della nave dal basso.

Quella di lancio: oltre allo schieramento via nave, l’Iran possiede anche capacità di dispiegamento a lungo raggio altamente avanzate: il sistema di lancio missilistico iraniano Fajr-5, ad esempio, può essere modificato in modo che le mine marine vengano trasportate dall’artiglieria e sganciate con il paracadute sull’area bersaglio. È mobile e può essere schierato dall’entroterra, il che contrasta i tentativi degli Stati Uniti di impedire la chiusura dello Stretto di Hormuz bombardando singole imbarcazioni (*).

La risposta americana: la ricerca di mine è un processo complesso e costoso: la sola possibilità della loro presenza è sufficiente a mettere in stato di massima allerta le compagnie di navigazione (e i loro assicuratori) e a impedire il transito navale. Inoltre, secondo Reuters, solo mercoledì tre navi mercantili sono state colpite nel giro di poche ore. Dall’inizio della guerra, la British Maritime Watchtower (UKMTO) ha registrato 13 attacchi confermati a navi civili.

Il bluff: la scorta militare statunitense per le navi mercantili, ripetutamente annunciata dal presidente degli Stati Uniti, è più un’esibizione. Martedì, Reuters ha riferito che la Marina statunitense ha finora respinto tutte le richieste di protezione tramite scorta, citando l’elevato rischio di attacco. Secondo l’agenzia di stampa, circa 150 soldati statunitensi sono rimasti feriti finora. In precedenza, le dichiarazioni ufficiali avevano menzionato solo otto feriti.

Le conseguenze: la chiusura dello Stretto di Hormuz comporta conseguenze economiche devastanti che vanno oltre il petrolio: circa un terzo dei precursori dei fertilizzanti azotati del mondo attraversa lo stretto. Sono colpite anche le riserve di gas naturale liquefatto e di zolfo, una materia prima fondamentale per le batterie.

Aumenteranno ancora i prezzi dei prodotti petroliferi e non solo quelli, nonostante l’Agenzia Internazionale per l’Energia abbia proposto il più grande svincolo di riserve petrolifere della sua storia: 400 milioni di barili, misura cui hanno aderito i 32 Stati membri. Se si dovesse verificare un crollo di Wall Street, Trump sarà appeso a testa in giù al pennone della Casa Bianca.

La situazione: a Teheran, i residenti hanno segnalato il bombardamento più pesante dall’inizio della guerra. L’ambasciatore iraniano all’ONU ha parlato di 1.300 civili uccisi finora. Da parte israeliana, i funzionari hanno espresso costernazione per il fatto che gli attacchi non abbiano ancora portato al collasso dello Stato iraniano. Nonostante i bombardamenti, non si sono visti segni di rivolta tra la popolazione iraniana, riporta Reuters.

(*) In un articolo specialistico di 12 anni or sono si legge: «A volte l’Iran annuncia nuovi programmi missilistici, nomi e prestazioni che appaiono discutibili, ma attendibili sono le armi in dotazione a corto raggio, come i missili balistici (Srbm, short-range ballistic missiles) Naze’at (100-130 km.), la famiglia degli Zelzal (Zelzal-1, 150 km.; Zelzal -2, 210 km.; Zelzal- 3, 200-250 km., Fateh-110, 200-300 km.; Shahab-1 Scud B, 350 km.; Shahab-2 Scud C, Hwasong-6, 750 km., e Qiam 1, 700-800 km.).

«Si può quindi affermare che qualsiasi sistema con una gittata di 200 km. lanciato da una delle basi missilistiche iraniane situate lungo le coste del Golfo Persico, è in grado di colpire qualsiasi posizione nella parte meridionale del Golfo situata di fronte alla Repubblica Islamica.»

Dodici anni più tardi, si può ragionevolmente supporre che l’Iran abbia notevolmente migliorato i suoi sistemi di lancio e i sui missili. E le capacità di difesa israeliane reggeranno a lungo?

mercoledì 11 marzo 2026

Vigliacchi

 

Chiunque abbia la superiorità aerea ha la superiorità sul campo di battaglia; la visione d’insieme e la ricognizione sono fondamentali per la guerra moderna. Le truppe la cui ricognizione mostra meglio la posizione e le forze del nemico sono praticamente inarrestabili. Ultimamente le cose sono cambiate ancora. Ciò che vola nell’aria non è mera sorveglianza. La guerra fatta con i satelliti e i droni sta cambiando tutto. L’operatore è protetto, più del pilota di un bombardiere che può contare sulla velocità e l’altitudine. L’operatore se ne sta seduto, in Nevada, con lo schermo piatto che tremola, clicca con il mouse, la casa o la scuola esplodono dall’altra parte del globo. L’intera perversione della guerra impari tra le nuove armi e gli umani diventa chiara in questo scenario. Migliaia di civili muoiono insieme ad alcuni cattivi.

E mentre tutto ciò accade, c’è chi ancora si attarda a discutere se questa o quella guerra violi il diritto internazionale, senza avere il coraggio di pronunciare il nome degli assassini. E non si venga a tirare in ballo la ragion di Stato, gli interessi nazionali e altre vigliaccate del genere. 

Rapsodia radioattiva

 

A est delle isole giapponesi, due placche tettoniche si scontrano a velocità relativamente elevata. La più pesante delle due, la placca del Pacifico, produce una subduzione sotto la terraferma asiatica. Spesso, le placche si incastrano tra loro, accumulando una notevole tensione. Quando queste massicce placche si muovono in avanti con un improvviso scossone, questa tensione si allenta, a volte liberando un’energia enorme. Il terremoto dell’11 marzo 2011, con una magnitudo di 9,1 sulla scala utilizzata a livello internazionale, è stato il quarto terremoto più forte registrato da quando sono iniziate le rilevazioni sismiche intorno al 1900. È più comunemente noto come terremoto di Fukushima perché ha causato una devastazione diffusa nell’omonima prefettura, a nord-est di Tokyo, e nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi.

Il successivo tsunami colpì la costa nipponica con onde alte fino a 40,5 metri, che si riversarono a 700 chilometri orari penetrando fino a dieci chilometri nell’entroterra. Gli abitanti della regione ebbero solo otto o dieci minuti di preavviso. A causa della sua elevata velocità, l’acqua possiede un’energia immensa, spazza via praticamente tutto ciò che incontra sul suo cammino. La devastazione nella baia di Sendai fu vasta, causando circa 18.000 morti accertati e altre 2.500 persone risultano ancora disperse e presumibilmente morte. Più di 450.000 persone sono rimaste senza casa.

Tre dei sei reattori della centrale nucleare di Fukushima Daiichi erano in funzione al momento del disastro e furono così gravemente danneggiati che i noccioli dei reattori si fusero, innescando una reazione nucleare a catena incontrollata. Di conseguenza, e attraverso varie esplosioni non nucleari, grandi quantità di materiale radioattivo furono rilasciate nell’ambiente.

Successivamente, grandi quantità di acqua marina furono utilizzate per raffreddare i noccioli fusi dei reattori e l’acqua contaminata (quasi 1,4 milioni di metri cubi) fu raccolta in innumerevoli grandi serbatoi. Il raffreddamento deve essere mantenuto a tutt’oggi. Ogni giorno si accumulano altri 80 metri cubi di acqua radioattiva, in parte a causa delle infiltrazioni di acqua piovana. Dal 2023, parte dell’acqua viene rilasciata in mare, nonostante le proteste dei paesi vicini. È stata parzialmente decontaminata in precedenza, ma contiene ancora trizio radioattivo. La bonifica dovrebbe essere completata in 25 anni, ma più realisticamente ci vorranno altri 40 anni per trattare tutta l’acqua contaminata.

Il governo ha scarsissimo interesse a informare l’opinione pubblica sulle conseguenze del disastro nucleare. Vi è una grave carenza di indagini indipendenti e l’attenzione ufficiale è rivolta principalmente a rassicurare la popolazione. Le agenzie pubblicitarie vengono incaricate di placare i timori della gente sulla radioattività attraverso campagne mediatiche.

Il cancro alla tiroide nei bambini e negli adolescenti ha un’incidenza circa 20 volte superiore a Fukushima rispetto al resto della popolazione giapponese. Il numero di casi di leucemia nella prefettura di Fukushima non è mai stato registrato. Né è stato registrato il tasso di malattie nelle persone esposte alle radiazioni, cancro al seno, cervicale, ai polmoni o cancro alla pelle. Pertanto, ci sono molti meno dati scientifici sul disastro di Fukushima rispetto a quelli disponibili nellUnione Sovietica dopo il disastro del reattore di Chernobyl del 1986, dove furono effettivamente condotti studi con i sopravvissuti e i cosiddetti liquidatori che eseguirono i lavori di bonifica e decontaminazione.

Al momento del disastro, 54 reattori erano operativi e coprivano il 30% della fornitura di elettricità del Giappone. Dopo il terremoto, furono inizialmente tutti spenti. Attualmente, 14 reattori sono di nuovo in funzione, soddisfacendo circa il 10% del fabbisogno di elettricità. È prevista l’aggiunta di un quindicesimo a breve. All’inizio di gennaio, il primo reattore di Kashiwazaki Kariwa, un tempo la più grande centrale nucleare del mondo con sette reattori, ha iniziato a essere riavviato. Tuttavia, inizialmente c’è stata una lunga interruzione a causa di problemi con le barre di controllo. Il processo di riavvio è in corso da diverse settimane e dovrebbe concludersi entro il 18 marzo. I reattori della centrale nucleare erano già stati spenti per 21 mesi o più tra il 2007 e il 2011, a seguito di un terremoto nelle immediate vicinanze che ne aveva danneggiato alcune parti.

Il Giappone è eccezionalmente benedetto dal vento e dal sole. Anche l’energia geotermica è abbondante grazie ai numerosi vulcani. Ciononostante, il vuoto lasciato dalla chiusura delle centrali nucleari è stato colmato principalmente da un maggiore utilizzo di centrali a carbone e a gas.

martedì 10 marzo 2026

Noi

 

Fu alla fine del secolo scorso l’ultima volta che ricevetti un certificato elettorale. Scrissi una letterina, vi allegai il certificato elettorale e consegnai il tutto all’ufficio protocollo del mio comune di residenza. Pertanto, se vorrò votare al prossimo referendum dovrò recarmi presso gli uffici del mio comune per il rilascio di un documento idoneo al voto. In futuro, già lo so, bestemmierò in occasioni innumerevoli per questa mia tribolata decisione.

Per un giorno fingerò che la mia memoria sia diventata labile, che non ricordi i fanatismi e le innumerevoli infamie. Tuttavia, questa decisione non invalida il mio giudizio sulla distanza abissale dei comportamenti di molti magistrati e gli esseri umani che ne subiscono gli effetti. Pertanto, non voterò nel merito del quesito referendario, né nel demerito. Fosse solo per quello li manderei tutti a cagare distintamente, soprattutto quelli con la riga a sinistra e le palle a destra.

Perché molte persone come me, seppur molto a malincuore (eufemismo), andranno a votare al prossimo referendum? Senza tirarla per le lunghe: perché noi siamo persone perbene.