giovedì 30 luglio 2026

Se non è zuppa ...

 

Possediamo un termine adeguato nel descrivere la peculiarità dello stato intermedio tra democrazia e fascismo? Non si tratta solo di una questione terminologica, mi pare evidente. I movimenti e i partiti di destra odierni non presentano il carattere organizzato del fascismo storico (squadrismo, per esempio) con le sue forze paramilitari (ad eccezione dell’ICE di Trump), ma operano piuttosto all’interno delle istituzioni costituzionali. Dunque, poiché l’estrema destra odierna differisce significativamente dal fascismo storico, vengono adoperati termini come neofascismo, postfascismo, eccetera. Sono adeguati a definire l’attuale ascesa della destra?

Se si abbandona il concetto di fascismo come dittatura totalitaria e apertamente terroristica, e quindi anche lo strumento analitico per comprendere tale forma di governo, si rischia di sottovalutare il pericolo rappresentato da attori autenticamente fascisti, come i gagliardi eredi dell’ex Movimento Sociale italiano oggi denominato Fratelli d’Italia. Va da sé, tra l’altro, che il fascismo storico non era rappresentato solo dal suo truce capo o da elementi come, per citare un nome noto, Farinacci. Erano fascisti o simpatizzanti anche i Bottai, i Gentile, Marconi, Pirandello e, almeno all’inizio, uno come Benedetto Croce, fautore di “una dittatura provvisoria”. Senza dimenticare Gabriele Rapagnetta, per molti versi uno dei lirici ideologi del fascismo, checché ne possano dire i suoi attuali apologeti e cantastorie.

Per analizzare gli attuali movimenti di destra non è necessario offuscare la definizione di fascismo, poiché a questo scopo esiste da tempo una categoria ben definita: quella dell’autoritarismo. L’evoluzione verso un capitalismo autoritario è sotto gli occhi di tutti, a ragione del fatto che il compromesso sociale del dopoguerra non è ritenuto più necessario, per motivi fondamentali che qui non è il caso d’indagare (ai quali si aggiunge il miglioramento di condizione sociale del proletariato, l’estinzione di una sinistra almeno larvatamente antagonista e di lotta, ecc.).

Da un punto di vista sociologico, l’autoritarismo compensa un’insicurezza sociale reale vissuta su più piani, anche se spesso strumentalizzata (dalla destra per creare allarme sociale e consenso elettorale, dalla “sinistra” per il motivo opposto, richiamare l’attenzione sul fallimento delle politiche governative della destra). Tuttavia, non si deve confondere l’autoritarismo con il fascismo, che può essere combattuto solo attraverso la violenza organizzata, in ultima analisi con mezzi militari.

Ciò detto, si deve tener presente che i movimenti fascisti o neofascisti attuali non puntano a raggiunge un potere indipendente, ma si integrano nel sistema politico esistente, sia sul piano interno e sia per quanto riguarda le alleanze internazionali (UE, NATO, ecc.). Per il momento. Ciò a cui infine puntano (oltre alla famelica occupazione e gestione del potere ad ogni livello), è un nuovo ordine politico ed istituzionale.

Mentre le formazioni autoritarie hanno origine dalla nuova dimensione assunta dal sistema monopolistico, ovvero dai gruppi capitalisti dominanti e dalle élite borghesi, il fascismo del XXI secolo, come già i fascismi del secolo precedente, tende ad impadronirsi del potere politico e statuale partendo dalla situazione di crisi che investe le democrazie occidentali. Dunque, se non è zuppa, è pan bagnato.

mercoledì 29 luglio 2026

Anestesie

I loro prezzi impoveriscono le persone, le loro emissioni alterano il clima e distruggono l’ambiente: le sei maggiori compagnie petrolifere del mondo (BP, Chevron, Total, Exxon Mobil, Shell ed Eni) hanno raddoppiato i loro profitti nel secondo trimestre del 2026.

I profitti totali previsti per le sei compagnie petrolifere e del gas nel 2026 ammontano a 147 miliardi di dollari, secondo Oxfam. Più dei profitti dei 21 mesi precedenti (da aprile 2024 a dicembre 2025. La sola società francese Total Energies ha annunciato martedì di aver aumentato il suo utile netto rettificato nel secondo trimestre del 67%, raggiungendo i 6 miliardi di dollari.

Secondo il portavoce di Oxfam, è necessario un radicale cambio di rotta: “la necessaria trasformazione verso un’economia orientata al bene comune”, finanziata tassando gli enormi profitti delle imprese. Sciorinano una sfilza di numeri su quanto “bene comune” deriverebbe da una maggiore tassazione dei profitti. Dopo averli letti, quesi numeri salvifici, mi sento già meglio.

Dunque, secondo questi bonzi di Oxfam e tanti gabbiani della retorica mediatica, si tratterebbe di una questione di profitti “eccessivi” a fronte di una insufficiente imposizione fiscale. Altro che la Vecchia Talpa, è l’ideologia libero-scambista ad aver scavato in profondità. Per carità, non tocchiamo le multinazionali, semplicemente tassiamole di più. Resti intonso ciò che conferisce loro una posizione dominante nella società.

Succede un po’ come con quelli che credono di poter mitigare il cambiamento climatico con il dispendio di tecnologie. Dopo aver tratto profitto dai processi produttivi che hanno inquinato il pianeta, logica vuole che la medesima dinamica economica venga applicata ai processi che dovrebbero ridurre tale inquinamento.

I miglioramenti che si possono realizzare sul terreno dell’imposizione fiscale, non cambiano in nulla la natura del capitalismo e non costituiranno mai una variabile indipendente dalle dinamiche dell’accumulazione capitalistica.

Voi, della pigra sinistra, del finto-democraticismo da governo, continuate a chiamarla economia di mercato. Per ciò che può importare il mio giudizio, lo chiamo sistema monopolistico delle multinazionali, che si esplica nel totalitarismo economico e sociale. Voi, fanghiglia democratico-liberale, continuate a chiamarlo mondo libero, io vi chiamo puttanieri dell’europeismo. 

martedì 28 luglio 2026

Coglioni, ve lo meritate

 

Metti che queste donne, sottoposte alla poliginia, fossero cattoliche ... Moriremo discutendo di queste cazzate medievali. Non si vuol proprio capire che il khimar, il niqab e il burka non sono solo dei pezzi di stoffa, ma sono strumenti patriarcali di dominio e ingranaggio fondamentale che sorregge le teocrazie islamiche.

Per milioni di ragazze e donne in tutto il mondo che non hanno altra scelta se non quella di indossarli. Una vergogna, in questa parte del mondo che si proclama “libera”. L’isolamento delle donne che resistono all’islam deriva dall’atteggiamento della sinistra, dalla paura di essere accusati di islamofobia.

Per contrappunto, la stessa cosa succede con Israele, la paura di essere definiti antisemiti. Ma sarà anche l’ora di mandare a fanculo il miserabilismo della sinistra?

Nel 2018, quei merdaioli mantenuti del Parlamento europeo invitarono a difendere “la libertà di indossare il velo”. Imbecilli che scelsero di battersi affinché le adolescenti potessero esibire la loro “modestia” e i loro simboli religiosi a scuola o i loro burkini nella piscina comunale.

Qualche tempo fa scrissi che Vannacci avrebbe potuto sfiorare il 10%. Avanti così, che da qui a un anno il 20% non è un miraggio. Rosicchierà un po’ di qua e di là, dunque non solo a destra. Ve lo meritate, il Vannacci.

Non ancora

 

L’epoca di un mondo in frantumi produce semplicemente persone in frantumi. Se queste persone hanno influenza politica, denotano disturbi comportamentali come la megalomania e il narcisismo. Chiunque aspiri a una posizione di rilievo nella classe politica deve necessariamente acquisire tali psicopatologie. Fino al punto da immaginarsi nelle vesti di un papa o di un imperatore romano.

È sbagliato definirli fascisti, come faccio anch’io di solito. Siamo in presenza di qualcosa di diverso, una trasformazione autoritaria di un sistema che simula la democrazia, non più sufficiente nella salvaguardia del capitalismo. Un sistema basato sulla paura e la falsa speranza, ma che non possiamo chiamare fascismo. Non ancora almeno. Ed è qui che sta l’inganno.

lunedì 27 luglio 2026

La conseguenza della strategia ucraina

È possibile che la nave mercantile iraniana, che l’Ucraina ha affermato di aver affondato nel Mar Caspio, trasportasse effettivamente rifornimenti militari. Ciò non è più verificabile perché la nave è esplosa e successivamente è presumibilmente affondata.

La Russia non ha più bisogno dei droni iraniani, come accadeva nelle prime fasi della guerra. Ora li produce e li modernizza. Né l’Iran ha bisogno delle armi che è in grado di produrre autonomamente.

Dunque, qual è la ragione dell’attacco ucraino a circa 2.000 chilometri dal proprio territorio? Si sta offrendo all’amministrazione Trump, che non ha ancora sotto controllo le conseguenze della guerra che ha scatenato nel Golfo Persico?

La notizia è un’altra e l’ha data il Wall Street Journal: funzionari del governo statunitense hanno esortato l’Ucraina in termini inequivocabili ad astenersi da futuri attacchi contro le petroliere che trasportano petrolio dal Kazakistan, anche se battono bandiera russa.

Questo perché il petrolio kazako esportato in Occidente appartiene a un consorzio che comprende importanti società statunitensi. Una di queste, la Chevron, si è già lamentata con Trump. Il consorzio Caspian Pipeline sarebbe stato costretto a interrompere la produzione nel più grande giacimento petrolifero del Kazakistan a causa della sua limitata capacità di stoccaggio e quindi della mancanza di alternative di trasporto.

Il porto russo di Novorossiysk è un importante snodo per l’esportazione di petrolio e il punto di arrivo di un oleodotto, in parte di proprietà della Chevron, che fornisce il 2% del fabbisogno giornaliero mondiale di petrolio.

Perché l’Ucraina ricorre a tali misure, che di fatto danneggiano terze parti? Innanzitutto e molto semplicemente perché ora ne ha il potere. E la Russia al momento non ha molto da contrattaccare. Tuttavia, non crollerà per questo. In secondo luogo, è nell’interesse dell’Ucraina internazionalizzare al massimo il conflitto con la Russia e trascinare gli Stati Uniti pienamente nel conflitto.

L’amministrazione Trump non può certo rimanere indifferente all’andamento dei prezzi del petrolio. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha già fatto aumentare i prezzi del petrolio (altro che la storiella dei Patriot raccontata dai media oggi), cosa che si riflette anche nei prezzi delle stazioni di servizio statunitensi. E tra tre mesi, Trump deve vincere le elezioni di medio termine se non vuole diventare un tacchino arrosto.

La conseguenza ironica della strategia ucraina è che la Russia trarrà vantaggio, nel breve termine, dall’aumento dei prezzi del petrolio. Presumibilmente, quindi, la strategia ucraina non è in realtà una vera e propria strategia, ma semplicemente una trovata pubblicitaria di breve durata. Roba per gente di bocca buona. Non serve fare nomi.