mercoledì 7 ottobre 2026

La borghesia chiese il permesso a Luigi XVI prima di decapitarlo?

 

La Francia: liberté, égalité e altre cazzatè. Un Paese dove, come in Italia e in Germania, due paesi ampiamente fascisti sotto molti riguardi, nessuno sembra ricordare che manifestare, scioperare e “bloccare” sono diritti. Dove la polizia antisommossa, i famigerati CRS (dei criminali in divisa), viene mandata contro i bambini delle medie; dove osano usare la violenza contro di loro perché manifestano davanti alle loro scuole (un gangester in divisa ha costretto un minorenne a spogliarsi completamente in mezzo alla strada), dove gli studenti delle scuole superiori vengono colpiti dai gas lacrimogeni, picchiati, soffocati, dove vengono cavati loro gli occhi, dove vengono rotti i denti e amputate le mani (su quest’ultimo caso, la procura di Béthune ha affidato le indagini all’IGPN, l’ispettorato interno della Polizia francese!).

I mercanti, i pettegoli, i demagoghi, gli ideologi ci raccontano la loro verità: gli studenti (quasi 1.800 licei) sono strumentalizzati politicamente in vista delle elezioni. Te pareva. Studenti medi e universitari, insegnanti, genitori, sindacati e persino i vigili del fuoco si sono uniti sotto la bandiera de La France Insoumise. Che si tratti, in Francia o in Spagna, del prodotto sociale di decenni di politiche neoliberiste, viene escluso a priori. Non protestano solo contro i tagli al settore dell’istruzione (chi ha soldi va in una scuola privata, chi non ne ha finisce nelle scuole pubbliche in pessime condizioni), ma contro un sistema che ha pianificato di ammassare le persone povere nelle periferie e nelle Cités HLM (habitation à loyer modéré, una forma di edilizia sociale). Protestano contro lo scandalo di un governo che taglia la spesa sociale mentre allo stesso tempo investe somme astronomiche nello sforzo bellico.

Le violenze della polizia sono il sintomo di un regime di terrore, a sua volta terrorizzato dalla propria incapacità di fornire soluzioni alla situazione invivibile che è diventata la caratteristica della vita quotidiana francese. Il patetico riflesso di repressione immediata, ma addirittura preventiva, come accade in Italia, nel silenzio pressocché generale (perfino a riguardo del divieto di andare allo stadio per seguire la propria squadra!). Che cos’altro debbono fare i fascisti al governo dei Paesi europei per dimostrarsi tali? Aprire i lager? Beh, quelli già ci sono, al momento solo per i migranti e i reclusi al 41 bis. Ma non è detto ...

Noi contro di loro

 

Non è un caso che il termine “propaganda” derivi dalla Propaganda Fide (formalmente Sacra Congregatio de Propaganda Fide) del 1622, ovvero la fede che il papato desiderava diffondere. Il papato e gli imperatori disponevano di un vasto ed efficace apparato mediatico per la loro propaganda.

Sermoni in chiese gremite, simboli anti-islamici nella numismatica e nell’araldica, teatro, poesia, la moltitudine di opuscoli, le arti performative: ovunque, nel corso dei secoli, le argomentazioni venivano deliberatamente presentate come anti-islamiche e anti-turche.

L’islam, con la sua tradizione quasi priva di immagini e con la diffusione del Corano solo in forma calligrafica, non aveva nulla per contrastare questo apparato mediatico, sorto anche grazie alla nuova stampa.

Il papato tardo medievale fece di tutto per mantenere il proprio potere, che considerava minacciato dalla diffusione della “setta dell’islam”. Oltre alla sua influenza ideologica, alimentava la “minaccia turca” servendosi anche della riscossione della “decima turca” per finanziare gli eserciti delle “guerre turche”.

Gli stessi slogan maligni, ripetuti più volte, un intero arsenale di contenuti stereotipati: i turchi sono crudeli, rapiscono i bambini cristiani e li impalano sulle recinzioni dei giardini, violentano le donne, sono barbari, assetati di sangue, lussuriosi, bestiali.

Il catalizzatore di tutto ciò fu la conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi nel 1453. Naturalmente, la perdita della seconda Roma, fu una ferita dolorosa per i cristiani del continente europeo. Fu una sconfitta in guerra. E questa perdita dovette essere compensata da una campagna di propaganda il cui veleno aleggia ancora oggi.

Con il rafforzamento dell’impero e la sua manifestazione nel Sacro Romano Impero Germanico, e in particolare con l’impegno degli Asburgo nell’unificare gran parte dell’Europa sotto la loro guida, vennero reclutati eserciti congiunti sotto il comando asburgico.

Emersero anche forme di resistenza. La nobiltà e i ceti sociali emergenti bloccarono o ritardarono la riscossione delle tasse per proteggere i propri interessi finanziari. la Francia e la Repubblica di Venezia, ad esempio, mantennero per un certo periodo lucrosi scambi commerciali con l’Impero Ottomano, e anzi in accesa concorrenza tra loro.

Emersero gli Stati nazionali, che perseguivano i propri interessi e stringevano alleanze di convenienza. Anche le guerre di religione cristiane nel tempo persero forza e mordente. L’idea di un Occidente cristiano unificato, costretto a difendersi dall’”altro”, si dissolse.

L’Europa non fu mai una patria comune; non si sviluppò organicamente. Piuttosto, sorse e si sviluppò come potenza militare, plasmata da un senso di superiorità civile, alimentato dal rapido sviluppo borghese-capitalista e rafforzato da perenni menzogne propagandistiche.

Insomma un amalgama egemonico, fatto di espansione predatoria, colonialismo e opera missionaria cristiana. Un amalgama che oggi viene rimpianto. E dunque voce alla propaganda: la “minaccia russa”. Il nemico supremo è ancora una volta a Est. La Russia è barbara, dispotica e guerrafondaia. Sta minando i valori europei e distruggendo l’ordine democratico.

È quindi giunto il momento di alimentare nuovamente la paura e, soprattutto, di armarci per un presunto attacco imminente (che persino le agenzie di intelligence statunitensi negano). Vladimir Putin è il “sanguinario Vlad” in persona. Volodymyr Zelensky adotta il collaudato schema di disumanizzazione del nemico: “Putin riconosce la debolezza come un animale, perché è un animale”. Quando sente odore di sangue, Putin diventa forte “E divorerà tutti per cena, insieme alla vostra UE, alla NATO, alla libertà e alla democrazia”.

Esiste una stretta connessione storica tra la propaganda crociata medievale, la denuncia dei turchi all’inizio dell’età moderna e la russofobia odierna: noi contro di loro. La civiltà contro la barbarie. Noi, i giusti, contro voi, i falsi. L’Ucraina “europea” deve essere difesa dalla Russia “asiatica”.

Kiev, la città ai confini più remoti dell’Europa, non deve cadere nelle mani dei barbari come accadde a Costantinopoli. Le nostre sanzioni rovineranno la Russia. L’Europa è un giardino, il resto del mondo una giungla. Ormai l’unico collante politico che ancora tiene unita l’UE è la “minaccia russa”.

Non è una coincidenza che esista un innegabile parallelismo tra la disumanizzazione del nemico e il genocidio israeliano contro i palestinesi. Il ministro della guerra Yoaw Gallant, dopo gli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre 2023, dichiarò: “Stiamo combattendo contro degli animali umani e ci comportiamo di conseguenza”. Pertanto, anche Ursula von der Leyen può affermare senza mezzi termini: “Russia e Hamas sono molto simili”.

È la guerra contro i “putinisti” (che si collocano subdolamente sia a destra che a sinistra), insieme alla vecchia spinta verso Est, a legittimare il riarmo. Proprio come faceva il III Reich, oggi la Germania funge da centro e forza trainante del movimento. Il Premio Nobel per la Pace assegnato all’UE nel 2012 è stato, e rimane, un premio fraudolento.

martedì 6 ottobre 2026

La forza della mobilitazione nel presente

 

In questo nostro Occidente, che si ammanta di essere paladino dei diritti umani, non si fa per nulla caso al fatto che anche il diritto a un tetto rientra nel novero dei diritti umani. È una questione fondamentale che riguarda la dignità delle persone.

La proprietà non è una legge di natura, dunque perché chi produce pane, guida un tram, lavora negli ospedali, in fabbrica o in ufficio non deve aver diritto a un alloggio? L’edilizia popolare è precisamente una prima risposta politica a tale diritto.

È un diritto che non sovverte gli attuali rapporti sociali, dunque un diritto che dovrebbe essere esplicitamente riconosciuto e sancito per legge anche negli ordinamenti borghesi. Ciò non accade perché gli attori giuridici e politici agiscono come intermediari a vantaggio della grande proprietà.

Il tema della proprietà è stato da molto tempo totalmente abbandono da parte delle organizzazioni politiche di sinistra, come se la questione non fosse dirimente in quanto sinonimo di espropriazione e anche di alienazione.

Abbandonata la questione della proprietà, le organizzazioni politiche cosiddette di sinistra sono diventate l’espressione degli interessi di classe globalisti, nell’idea che la tesi del conflitto sociale, dunque della lotta di classe, sia stata superata.

La prospettiva del superamento del capitalismo è stata sostituita dall’appello a una mera riorganizzazione della sua gestione capitalistica e dal desiderio di amplificare le sue credute tendenze positive intrinseche.

Si è persa quindi la chiave di comprensione della realtà capitalistica, laddove i rapporti di proprietà sono lo strumento e la forma del dominio di classe, qualcosa di completamente diverso anche da una eventuale, auspicata e semplicistica distribuzione della ricchezza.

Perciò è tanto più urgente un ritorno a Marx, il quale giunse a concepire la trasformazione dei rapporti di proprietà non come l’orizzonte lontano di una collettivizzazione compiuta, bensì come la forza motrice di una mobilitazione nel presente.

Oggi riprenderanno le proteste anche in Francia. È normale che i concetti qui espressi sulla proprietà privata non risulteranno chiarissimi, e però chi protesta intuisce che sono in qualche modo connessi anche alla lotta su obiettivi apparentemente più limitati.

Nel maturare della loro coscienza comprenderanno che il mondo non ha altra scelta che il comunismo. Inteso non tanto come un’organizzazione sociale consolidata e ben definita, quanto piuttosto come un intervento in divenire all’interno del capitalismo stesso.

Solo da questa prospettiva sulla proprietà può derivare una dimensione politica e strategica centrale del comunismo, come costruzione attiva della mobilitazione che attinge ai bisogni sociali che il capitalismo al contempo genera, distorce e nega.

Il comunismo, dunque, non è un progetto distante e astratto, ma piuttosto ciò che caratterizza nel presente un certo tipo di intervento politico e di mobilitazione collettiva, che non ha nulla a che vedere con la trasformazione automatica e immanente del capitalismo.

lunedì 5 ottobre 2026

Masochismo


In Italia, il centrosinistra si sta autodistruggendo in modo molto efficace. E non potrebbe essere altrimenti. I grandi media, alla ricerca delle cause, stanno improvvisamente scoprendo il vuoto. Del resto ci sono voluti solo trent’anni per approdare a tale consapevolezza, proprio perché in molti hanno dimenticato da tempo cosa dovrebbe rappresentare la sinistra, sia pure moderatissima e sedicente riformista.

Le politiche economiche e sociali perseguite con i governi di centrosinistra sono state, anche solo vagamente, progressiste e di sinistra? C’è uno stato sociale che garantisce buoni salari, posti di lavoro decenti e previene la disoccupazione? Quale classe sociale ha goduto i maggiori favori dai governi europei e dalla UE?

Tanto per dire, il riarmo europeo l’ha intrapreso la destra o la sinistra? I diversi sistemi fiscali per favorire i grandi capitali e i patrimoni sono un’idea di chi? Precariato e sottoccupazione sono frutto delle politiche di chi? Le periferie metropolitane afflitte da povertà e carenza di servizi sono un lascito di governi di destra e di sinistra? E i tagli alla spesa sociale e la privatizzazione dei servizi? Uguale.

Per quanto ci riguarda direttamente, il massimo che possa rivendicare la sinistra parlamentare negli ultimi trent’anni sono le “lenzuolate” di Bersani (ma le banche continuano a macinare decine di miliardi di utili netti ogni anno) e gli 80 (ottanta) euri di Braccobaldo Show. E ora criticano gli sconti sui carburanti, ma nessuno propone un tetto massimo ai prezzi.

Insomma, in che cosa si differenziano destra e sinistra? Nessuno realmente lo sa. Se proprio vogliono parlare di riforme, esse devono raggiungere i luoghi in cui le persone le vivono concretamente: nella vita di tutti i giorni, sul lavoro e nei servizi sociali.

Invece si procede con mance, condoni ed esenzioni. In tal modo, con qualsiasi governo, l’Italia si colloca stabilmente ai vertici dell’Unione Europea per volume assoluto di evasione fiscale. Padroni, professionisti e i componenti delle categorie di lavoro autonomo possono versare le imposte di propria sponte, e dunque decidere se e quanto dichiarare, mentre i salariati sono munti alla fonte. Questo meccanismo, da quasi tutti ritenuto ovvio, produce la prima e più marcata disparità di classe, l’ineguaglianza sostanziale che contraddice la presunta pari dignità sociale.

Che gli elettori votino per i fascisti e i nazisti non scuote questi presunti democratici più di tanto. Con Berlusconi hanno pure appoggiato il governo Monti, perché serviva a salvare l’Italia dal default. Così ci hanno mentito tutti concordi. Le elezioni non hanno mai conferito un mandato per un cambiamento radicale, tantomeno in Italia, un Paese solo formalmente sovrano. Pertanto, pensare che le cose possano cambiare andando al voto è non solo illusione ma anche masochismo.

Possibile che questo Paese non sia ancora stanco di questo sistema tutto sommato a partito unico, composto da snob borghesi e presuntuosi imbecilli che ci rifilano delle frottole? 

Cartoline lagunari

 

Ieri mattina, arrivando in stazione a Venezia, la prima cosa che ho fatto è stato cercare un cestino dei rifiuti. Per liberarmi dell’inserto de Il sole 24ore. Dedicato integralmente a Francesco d’Assisi. Già ogni domenica sull’inserto vi defeca le sue larve Gianfranco Ravasi, ma francamente dedicare l’intera foliazione a un santo cattolico mi è sembrata un’esagerazione. Evviva la presunta laicità liberale.

Mi si potrà obiettare (ma chi obietta?) che Francesco d’Assisi è stato questo e quello, ma in tal caso mando cordialmente a cagare. Sì, a cagare, perché certa gentaglia non merita altro.

Il resto della giornata è proseguito molto bene. Appena fuori la stazione, sulla destra, imbarcadero D, si prende il vaporetto della linea 5.2 per Fondamenta Nuove. Da lì, imbarcadero A, ci si imbarca sul vaporetto della linea 12. Superata l’isola cimitero di San Michele, quindi il faro di Murano, l’imbarcazione si dirige verso l’isola di Mazzorbo, di discrete dimensioni e frontale a quella di Torcello.

Adoro questo periodo indeciso tra estate e autunno. Giornata soleggiata, celo terso, leggera brezza, silenzio assoluto. Non ti viene voglia di nient’altro. Si può percorrere il perimetro dell’isola camminando su ottimi viali, a tratti ombreggiati da piante d’altro fusto. Una passeggiata distensiva tra natura, cielo e la luce riflessa della laguna. Già Mazzorbo vale il viaggio.

L’isola è collegata a Burano da un ponte in legno (qualche decina di metri). A Burano trovi ciò che non c’è a Mazzorbo: centinaia e centinaia di turisti vengono vomitati da grandi scafi privati tutti insieme, così come si sbarcava ad Omaha Beach. Altre decine arrivano col vaporetto pubblico (Burano è, ovviamente, la fermata successiva a quella di Mazzorbo (dove non scende quasi nessuno). Burano viene in tal modo invasa da sciami di ebeti dal selfie compulsivo, ai quali è stato venduto un voucher per l’isola dei merletti e dei pescatori.


Mazzorbo

Un abitante di Burano ci ha raccontato, a tale riguardo, una scenetta che a vederla dev’essere stata esilarante. Aveva lasciato socchiusa la finestra del suo bagno. Un turista asiatico si era arrampicato sul davanzale per ritrarre chissà quale immortale scorcio. Sennonché l’acrobata s’era spinto troppo oltre e la finestra socchiusa non aveva retto la spinta. Il demente è caduto all’interno del bagno sopra la lavatrice. In seguito, la padrona di casa ci ha confermato il racconto del marito con altri nipponici dettagli.

Come ho ritrovato Burano? Beh, devo dire che rispetto a una trentina d’anni or sono mi pare vi siano meno abitanti e diverse abitazioni chiuse e in vendita (non tra le migliori, comunque). Non è facile, specie per i giovani, vivere in una realtà così isolata dal resto del mondo. In un locale ci hanno detto che non potevano servire il caffè perché la macchina era guasta e nessuno voleva fare il lungo viaggio per venirla a riparare.

Per il resto, il posto è come lo descriverebbe una lady inglese col suo inconfondibile ombrellino e accento da crema calda: pittoresco. Allego al post qualche immagine, spero non troppo sfacciatamente turistica.

Come si mangia nei locali dell’isola? Presumo come dappertutto: benissimo. Branzino ed orata coltivati in Croazia o in Albania, frittura congelata alla quale s’aggiunge una sardina per farla sembrare più “nostrana”. Attenzione, in certi locali a Venezia e dintorni non fatevi fregare con la cosiddetta granceola: di questo crostaceo nel piatto troverete solo il carapace riciclato, il resto è polpa di fantasia. Suggerisco di stare lontani anche dal pasticcio di pesce, cautela che dovrebbe suggerirsi da sé.

Gli antipasti di gamberi argentini, capesante atlantiche e, al posto dei moscardini, altre amenità sottozero. Abbandonate anche l’idea dei cicchetti, erano tutt’altra cosa e contesto. Le cozze: il granchio blu e soprattutto il gran caldo quelle nostrane le ha sterminate tutte, perciò datevi una regolata. Dunque, che si mangia allora? Portatevi della frutta, un cracker, per il resto godetevi la quiete, il sole o l’ombra di una panchina lontani dalla ressa di lingua anglo- asiatica.

Mazzorbo, il parco.

Altrimenti, non aspettatevi una frittura o un risotto con i go (ghiozzo), ma spaghetti alle vongole (non certo le telline), le stesse di ogni buco dalle Alpi ai Peloritani. La pasta non è certo Setaro, Cavalieri o simili, ma quella colla indigeribile che vendono al supermercato a due euro scarsi il kilo. Paradossalmente la maggior parte degli italiani non ha una vera cultura della pasta. Soprattutto qui nel profondo Nord. Eccetera.

Queste sono settimane di moeche, ma nei menù non le troverete. Per varie ragioni, non ultima quella che le moeche non si coltivano e costano, quando si trovano al mercato, ormai più di 100 euri al kilo. Il comune turista non capirebbe il prezzo (mentre il ristoratore è un cinico adepto del marginalismo), così come in genere non sa che quel mondo di merlettaie e di pescatori professionisti (salvo eccezioni) non esiste più. È solo cartolina.

Il campanile di Burano è alto 64 metri ed è inclinato di 1,85. Sei mesi fa è stato ultimanto il restauro, gli sono stati apposti dei tiranti. Da vicino, l’inclinazione è davvero impressionante.



San Michele