giovedì 2 luglio 2026

Il massimo potere possibile


Se Volodymyr Zelensky dovesse davvero indire nuove elezioni ora, sarebbe il momento migliore per lui per congedarsi dalla storia ucraina in modo più o meno onorevole (lo dico tanto per dire).

Per anni, le autorità di Kiev avevano respinto le accuse russe secondo cui Zelensky era un presidente senza regolare investitura dalla primavera del 2024, ossia alla scadenza del suo mandato. Sostenevano che la legge marziale, secondo la costituzione ucraina, impediva nuove elezioni parlamentari e presidenziali. Ora, improvvisamente, non è più così? L’ex comandante in capo delle forze armate ucraine, Valerij Zalužnyj, ha le idee chiare in proposito (*).

Zelensky lo avrebbe convocato a Kiev per porgli la domanda cruciale: qual è la tua posizione sulla candidatura alla presidenza? Valerij Zalužnyj avrebbe risposto che si candiderebbe se si tenessero le elezioni presidenziali. In un incontro successivo, diversi importanti esponenti della cricca di Zelensky avrebbero sussurrato a Zalužnyj, con un tono vagamente minaccioso: “Camerata, pensaci bene se vuoi davvero candidarti”. Tutti i sondaggi prevedono una vittoria di Zalužnyj sul presidente in carica, al più tardi al ballottaggio.

Il governo ha a disposizione tutte le cosiddette “risorse amministrative” per manipolare i risultati elettorali, se necessario, a proprio vantaggio. E la costituzione? Sostituita da calcoli pragmatici. Zelensky, secondo Ukrainska Pravda, che cita fonti interne all’amministrazione presidenziale, ha spiegato a Zalužnyj che lattuale situazione politica del paese è favorevole a nuove elezioni: il fronte è relativamente stabile, anche se si potrebbe non essere d’accordo visti i recenti successi territoriali della Russia; la società è “consolidata”, ovvero riportata all’ordine; e si aspetta che Zalužnyj, se intende candidarsi, contribuisca anche a “non dividere” la società, ovvero a condurre una farsa elettorale senza alternative sostanziali.

Naturalmente, nulla di simile ci si potrebbe aspettare da Zalužnyj, anche se al massimo ha criticato Zelensky come un leader militare incompetente, ma mai politicamente. La sua candidatura sarebbe l’incarnazione di un cambio della guardia, forse ispirato da Londra, i cui servizi segreti si dice mantengano stretti contatti con l’ex generale, attuale ambasciatore dell’Ucraina nel Regno Unito.

Zalužnyj, militare addestrato dalla NATO, ne sa indubbiamente più di Zelensky in materia militare. Recentemente ha rilasciato una dichiarazione alquanto enigmatica riguardo alla continuazione della guerra: ha affermato che sul letto di morte avrebbe affidato a suo figlio il compito di riconquistare i territori conquistati dalla Russia. Sennonché, Zalužnyj non ha figli maschi, ma solo due figlie. Questo non ha importanza: la russofobia è ereditaria e si trasmette anche per via mitocondriale.

(*) «Purtroppo, bisogna ammettere che la nostra Costituzione è stata spesso oggetto di tentativi di modifica a beneficio di singoli politici al potere. L’unico scopo era quello di assicurarsi il massimo potere possibile, il che ha portato a trascurare il ruolo del potere legislativo, a limitare il controllo sulla magistratura, a restringere la libertà di parola e, di conseguenza, a minare la fiducia dei cittadini in sé stessi e nel significato della Costituzione quale fondamento dei processi cardine dello Stato» (Zalužnyj in un articolo pubblicato da Ukrainska Pravda il 28 giugno). 

Réclame

 

C’è chi si pone il problema di sopravvivere fino alla fine del mese, ed è dunque consolante sapere che c’è chi invece adombra già la possibilità di sopravvivere quando la nostra stella avrà trasformato tutto il suo idrogeno in elio diventando altro.

Canon ha lanciato una fotocamera da 0,001 megapixel con l’innovativa funzione di sfocatura automatica Auto-Defocus per i cacciatori di UFO. Mica è facile fare una foto dove non si capisce un cazzo!

Con la UFOmatic 0.001, è impossibile anche per i non esperti scattare foto dove un qualsiasi oggetto sia chiaramente riconoscibile. Ciò è reso possibile da un modulo di stabilizzazione dell’immagine integrato e da sensori speciali che assicurano che ogni immagine sia allo stesso tempo sottoesposta ma anche sovraesposta, a fuoco e fuori fuoco. Una memoria interna offre spazio per un massimo di due istantanee. “Dopotutto, non si vuole certo documentare un avvistamento UFO con decine o addirittura centinaia di foto”, ha afferma il novantenne Fujio Mitarai, amministratore delegato e presidente della Canon In.Cul.

Un confronto tra la foto di una fotocamera convenzionale e la UFOmatic 0.001 mostra chiaramente la differenza.

Mentre l’immagine a sinistra mostra un cane dallo sguardo dolce e insignificante, l’immagine ufologica a destra rimane ambigua e lascia spazio a speculazioni. È un fantasma? La reincarnazione di una suocera? O forse il leggendario Yeti dell’Himalaya?

Test indipendenti condotti da esperti di autenticazione dimostrano l’efficacia della fotocamera: in nove immagini su dieci scattate con la UFOmatic 0.001, nemmeno i professionisti sono riusciti a escludere con certezza la possibilità che si trattasse di un UFO, un fantasma o una creatura mitologica, anche se il soggetto reale era semplicemente un lampione, un uccello o un cetriolo.

Si dice che l’UFOmatic 0.001 sia disponibile in qualsiasi negozio ben fornito di articoli per la caccia agli UFO al prezzo di 899 euro (batterie incluse). Tuttavia, nessuno l’ha ancora vista realmente questa fotocamera a polimeri quantistici. Alcuni addirittura dubitano della sua esistenza e comunque considerano il suo prezzo ancora troppo elevato.

Forse questa réclame è diversa dal cazzeggio “scientifico” spacciato dai media?

mercoledì 1 luglio 2026

Quei disgraziati che hanno la soluzione a tutto

 

Il grande caldo ha scatenato un’ondata di ansia. Non riusciamo più a sopportare temperature così elevate. Il nostro organismo ha già raggiunto i suoi limiti e si pensa di aver trovato la soluzione miracolosa: l’aria condizionata! Certo, è molto piacevole; possiamo respirare e svolgere le nostre attività, a patto che queste si svolgano al chiuso. Ma per le attività all’aperto? Potremmo semplicemente installare l’aria condizionata ovunque.

L’aria condizionata è diventata il Santo Graal che ci salva dall’inferno, e guai agli increduli che dubitano. Non è tanto la nostra resistenza biologica a essere messa alla prova dalle ondate di calore, quanto le nostre condizioni di vita. Morire di caldo può dipendere dall’età, dall’abitazione, dall’isolamento sociale e in definitiva dal reddito. Dall’attività lavorativa svolta.

Il mondo del lavoro è senza dubbio il vero sintomo della disuguaglianza: una cosa è essere sfiniti da una vita di lavoro a 60 anni in un cantiere o in una di fabbrica, altra cosa ... è provare empatia per i milionari e invocare il prolungamento dell’età lavorativa per gli altri.

Fanno parte di una strana razza di esseri umani, presente in tutto il mondo, convinta che quello che chiamano libero mercato e la tecnologia siano la soluzione miracolosa a tutti i problemi, anche quelli ambientali. Disgraziati, il clima non è solo una questione di natura, di ambiente, di caldo e di freddo. È una questione di economia e di profitto.

martedì 30 giugno 2026

Ciò mi porta a pensare che ...

 

Per prima cosa, apprendo da Saviano che esiste un tizio di nome Chris Whitaker (quasi un Mario Rossi). Quindi ho colmato una mia seria lacuna. Conseguentemente, pur appartenendo anagraficamente a quest’epoca, prendo atto che vivo un’esistenza ai margini della società (lo dico senza fingere modestia, una pseudo qualità per gente davvero modesta e spesso molesta). Apprendo inoltre e indirettamente che esiste una Crime Writers Association, la quale ha istituito il premio Gold Dagger Award, “preso” nel 2016 da questo Whitaker (nomen omen).

Nel merito dellaffermazione di Saviano, per quanto insignificante possa essere sul piano generale la mia espereienza infantile, posso smentirlo ad libitum. Esempio: nonostante l’educazione  religiosa impartitami, sfodero quotidianamente dei moccoli da far invidia a un maremmano.

Quanto esposto è frutto del solo titolo qui in esergo, poiché di leggere i successi letterari del tizio col pugnale, o quelli di Saviano col Kalashnikov, neanche a parlarne. Tutto ciò mi porta a pensare che avrei potuto vivere in qualsiasi epoca, tranne che in questa (anche qui la modestia non c’entra).

Anche per quest’estate gli scienziati hanno scoperto che vi sono dei giorni nei quali fa mooolto caldo.

Preparare e servire uno spriz marxista

 

In Europa, ma specialmente in Italia, pare scarseggi una merce in particolare, che è anche la merce particolare per eccellenza. Si chiama “forza-lavoro”. Strano che ciò accada in un Paese di quasi 60 milioni di abitanti e un discreto livello di sviluppo tecnologico (leggi automazione e digitalizzazione).

Non solo carenza di forza-lavoro, ma di competenze specifiche. Questo perché l’automazione, la digitalizzazione e insomma le tendenze alla razionalizzazione sono intrinseche al processo di accumulazione capitalistica, che tende alla riduzione della quota di capitale variabile e ciò mette sempre più alla prova la capacità sociale di riproduzione.

La natura bifronte del processo di accumulazione e con esso la natura della tecnologia, che da un lato aumenta l’”efficienza” e dall’altro crea una “nuova complessità”. Le tecnologie, soprattutto se si considerano gli ultimi sviluppi applicativi di uso comune, consentono una serie di scopi che prima non ci sarebbero mai venuti in mente. Ciò modifica anche i nostri obiettivi, il che significa che i nuovi mezzi danno origine anche a nuovi scopi e bisogni (che illusoriamente pensiamo decisi o scelti in gran parte di nostra sponte).

Ma attenzione: la decisione su come utilizzare la tecnologia, non sta in capo alle persone comuni, e soprattutto non riguarda la riduzione del lavoro di routine e la fatica per tutti. La molla che spinge il singolo capitalista nel distinguersi dalla concorrenza sul mercato e di sviluppare offerte di consumo quanto più uniche e personalizzate possibile (industria 4.0 e altre menate), ossia la molla del profitto, agisce come una cinghia di trasmissione nei processi produttivi, perché, sebbene costoso, ora è anche possibile lanciare sul mercato una gamma di prodotti altamente differenziata.

Nella produzione capitalistica, può quindi essere vero che la conquista di nuovi mercati attraverso la produzione individualizzata è resa possibile solo da artefatti tecnici che consentono qualcosa di diverso da un mercato di beni prodotti in serie (come il famoso modello Ford, che poteva essere consegnato in qualsiasi colore, purché “il colore desiderato fosse nero”). Tuttavia, nulla del potenziale tecnologico per rendere il lavoro più facile e meno gravoso rimane quando le macchine vengono utilizzate in un’ottica capitalistica.

Se l’obiettivo è conquistare un mercato attraverso la produzione individualizzata, allora la nuova tecnologia viene utilizzata in modo tale che la “possibilità” di ridurre la complessità si rivela impossibile in funzione di questo obiettivo capitalistico. C’è un aspetto “rimbalzo”: per esempio, le automobili sempre più sofisticate, grandi e pesanti. Più lamiera, ma non solo lamiera. Una gamma di prodotti più individualizzata, in cui ogni prodotto è, o vorrebbe essere, “su misura” per le esigenze del cliente. Auto che sembrano astronavi. Questo enorme aumento di complessità rende necessari nuovi processi lavorativi e profili professionali.

La formazione di forza-lavoro per le nuove tecnologie e l’implementazione di essa, contrasta con l’obiettivo di ridurre il lavoro attraverso questo sviluppo (anche se non ne annulla la tendenza). I processi, non solo per quanto riguarda il capitalismo, sono sempre contraddittori e vanno visti sotto tale riguardo.

Come dicevo, questa rivoluzione tecnologica non riguarda la riduzione del lavoro di routine e la fatica per tutti. Al momento, un essere umano è ancora necessario per preparare e servire uno spriz.

Con quello che al giorno d’oggi viene a costare per il cliente uno spriz, tale incombenza potrebbe ben essere svolta da un laureato in lettere antiche con un minimo di addestramento specifico (cosa che in qualche caso avviene, ma per salari da fame). Se non fosse che i padroni dei bar, pur non avendo studiato alla Bocconi, sanno benissimo che cos’è l’utilità marginale in senso propriamente marxista.