lunedì 25 maggio 2026

Non solo una partita di calcio

 

Ancora una volta, dei sedicenti tifosi hanno sottovalutato il potere di un organo particolarmente utile: il loro cervello. Questi atti di violenza oscillano principalmente tra violenza estrema ed estrema stupidità, ma evidentemente c’è anche dell’altro. Qualcosa di non secondario e di cui le ricostruzioni giornalistiche non si sognano di occuparsi.

Bisogna tener presente che la violenza è diventata una componente di una certa frangia radicale del tifo organizzato (ma non solo del tifo sportivo) e oggi è più frequente che gli scontri tra tifosi si verifichino fuori dagli stadi di calcio. La violenza individuale e di gruppo sta assumendo nuovo rilievo e nuove caratteristiche.

Perché questi tifosi sono violenti? Si può rispondere alla domanda in modo molto semplice: perché ci sono gruppi di uomini che vogliono picchiarsi. Ma queste risse tra tifosi non hanno nulla a che vedere con la devastazione urbana che si verifica in occasione dei grandi eventi sportivi. L’esempio più recente è la semifinale di Coppa dei Campioni, che ha generato non pochi episodi di violenza. La violenza è la stessa, ma i fenomeni sono ben diversi.

Che si tratti di una vittoria o di una sconfitta, certi eventi portano regolarmente a scene di totale distruzione. Il 6 maggio, nonostante la vittoria del Paris Saint-Germain contro il Bayern Monaco, gli spettatori hanno causato disordini. La stessa cosa è successa quasi un anno fa, quando 294 persone sono state arrestate a margine della finale di Champions League. Dopo e nonostante la vittoria contro l’Inter, i saccheggiatori, tra le altre cose, hanno fatto irruzione in un negozio di scarpe.

La psicologia della folla, una “meccanica” che trasforma l’individuo quando si trova in mezzo alla folla: diventa suggestionabile, un automa privo di volontà propria, prendono il sopravvento le emozioni e i miti collettivi (l’opportunità di costruire un’identità maschile virile). La folla è anonima e quindi non ha alcuna responsabilità. Il senso di responsabilità, che da sempre frena gli individui, scompare completamente nella folla. In secondo luogo, in una folla, ogni sentimento, ogni azione è contagiosa, e a tal punto che l’individuo sacrifica molto facilmente i propri interessi personali all’interesse collettivo.

Il contatto fisico con altri corpi fa sì che le emozioni si diffondano per imitazione. Questo aiuterebbe a spiegare perché chi commette atti di violenza ha un’alta probabilità di ispirare altri. Qualcosa di vero – inevitabilmente verrebbe da dire – c’è anche in queste teorie (Sorel, Le Bon, ecc.) che tanto impressionarono personaggi alla Mussolini e non solo (Le Bon nel 1908 pubblicò anche una Psicologia del socialismo, ma si guardò bene dal pubblicare una psicologia del liberalismo, del cristianesimo e di chissà che cos’altro).

Le teorie di Gustave Le Bon sono diventate, inevitabilmente, il fondamento della psicologia sociale borghese, la quale punta tutte le sue fiches sul biologismo (Le Bon spiegava il comportamento delle masse esclusivamente in base a caratteristiche “razziali” innate, istintive e biologiche), avendo scarsa o nulla considerazione dell’esperienza personale e lasciando invece largo spazio al pregiudizio ideologico, ossia di classe. Le conclusioni di Le Bon erano speculative, basate sulle sue osservazioni personali e sui suoi stereotipi piuttosto che su esperimenti controllati (in buona compagnia con Freud).

Il comportamento in una folla (un comportamento sociale!) è influenzato non solo da istinti innati, ma anche e prevalentemente dalla cultura generale, dal contesto socio-economico e dagli obiettivi specifici che uniscono le persone (il pubblico di una gara di tennis è diverso da quello del calcio ...).

Pertanto, è partendo da questi presupposti che va analizzato il comportamento e le violenze espresse da alcuni gruppi di tifosi, il cui comportamento non è plasmato tanto dalla soppressione del sé, quanto dall’adozione di uno specifico ruolo sociale e dall’adesione alle “norme” della situazione.

L’errore principale di certe ricostruzioni “alla Le Bon”, oltre al fatto evidente dell’eccessiva generalizzazione del concetto di folla (tifosi, ecc.) e dell’estensione di questo termine alle più diverse associazioni e manifestazioni sociali, consiste nella decontestualizzazione della folla (dei gruppi di tifosi) e nella natura meccanicistica del suo modello, quindi nella sua esclusione artificiale dal contesto sociale, politico ed economico generale.

domenica 24 maggio 2026

Rendiamo di nuovo misteriosi (e minacciosi) gli “alieni”!

 

Il Dipartimento della Guerra (ora si chiama così e mi pare appropriato) degli Stati Uniti ha appena pubblicato la sua seconda serie di nuovi documenti sugli oggetti non identificati (UFO/UAP). Si tratta di oggetti che il Pentagono e le agenzie di intelligence sostengono di non essere in grado di identificare.

Tutto o quasi cominciò con il presunto schianto di un’astronave aliena vicino a Roswell, nel Nuovo Messico. Vi posero mano i “giornalisti”, una categoria di falliti professionali sempre alla ricerca di una “notizia” che provochi sensazione, ossia generi denaro per chi la pubblica e la gestisce. La patacca di Roswell generò una vera e propria ossessione americana. L’UFO di Roswell si rivelò essere parte di un programma classificato, i resti di un pallone aerostatico che monitorava l’atmosfera alla ricerca di dati riferibili ai test nucleari russi.

Avvistamenti di sfere verdi, dischi e palle di fuoco sono stati segnalati in prossimità di impianti nucleari o di produzione di armi, come Sandia, Los Alamos, Pantex e altri. E ovviamente di aeroporti. Basterebbe tener presente la ben nota illusione del volo stazionario di un aereo lontano in avvicinamento. Le luci sono distorte dall’atmosfera, il terreno si raffredda rapidamente, creando forti gradienti di temperatura. L’indice di rifrazione dell’aria dipende dalla temperatura e dalla densità. L’aria si scompone in celle in continuo movimento con indici di rifrazione leggermente diversi. Scintillazione, in altre parole.

In Italia, degli UFO, se ne sta occupando attualmente Repubblica, in calo verticale di vendite.

Anche basta con questo miscuglio di video sfocati, in bianco e nero e di pessima qualità (*). Per tacere del rendering di un UFO (vedi immagine qui sopra!). Così come nelle religioni, nel regno del nebuloso ogni cosa è lasciata all’interpretazione. Non si sa mai cosa verrà in mente a chiunque. Alla fine, ci saranno sempre coloro che ci crederanno e coloro che negheranno categoricamente: “Interpretatelo come volete e divertitevi”, quello che conta davvero è che per la a sicurezza nazionale americana, ma anche europea ovviamente, abbiamo bisogno di più spesa militare, di più armi e di più guerre.

La cosa più incredibile della pubblicazione di nuovi documenti sugli UFO è che Donald Trump è stato menzionato nei documenti di Epstein oltre 38.000 volte.

(*) Perché tutti questi sensori a infrarossi hanno una qualità d’immagine così scadente? Possibile che nessuno di questi costosissimi aerei da ricognizione militare a controllo remoto abbia anche solo una telecamera a luce visibile, di buona qualità e con un’elevata frequenza di fotogrammi, per vedere effettivamente cosa stanno osservando? C’è anche chi ha fotografato i presunti UFO a colori, salvo poi scoprire che l’oggetto fotografato si riferiva a un dettaglio di due dipinti di Clovis Trouille (1889-1975).


sabato 23 maggio 2026

Questioni che riguardano tutti, tranne il governo e le opposizioni

 

Temo di scrivere su qualsiasi argomento, per paura di deludere offrendo solo chiacchiere inutili. Troppo grandi le questioni, che finiscono per sfinirti, molte le domande per delle risposte quasi impossibili. Lo scoraggiamento ci avvolge completamente, penso succeda non solo a me.

Bisogna mettere in dubbio la sanità mentale non solo di Trump, ma di larga parte del pianeta che chiamiamo Occidente. Il concetto stesso di democrazia, libertà o diritti umani è da tempo oggetto di discussione. Quando sentiamo richiamare e lodare i cosiddetti valori liberali, bisognerebbe sempre chiedersi: a chi si applicano e contro chi sono diretti? e poi manca sempre più una conoscenza elementare dei fatti storici.

Per esempio, la guerra odierna con la Russia significa forse che la liberazione e la vittoria sul nazismo tedesco e il fascismo italiano non esistono più, che le conquiste storiche dell’esercito russo-sovietico non sono più riconosciute? Tale assurdità serve forse a giustificare il nazismo e il fascismo, la guerra contro l’Unione Sovietica e mezzo mondo, e a presentarla tutto sommato in una luce meno negativa o addirittura positiva?

Abbiamo visto esposta, nelle varie celebrazioni della liberazione e della fine della guerra mondiale, una sola bandiera sovietica? Eppure, solo nell’ultima battaglia combattuta – quella di Berlino – dalla Russia sovietica in Europa, le perdite russe furono quasi 200.000. Possiamo cancellare eventi storici come questi? Quasi un milione di civili morti nel solo assedio di Leningrado (1941-1944) possono passare come acqua fresca?

La sanità mentale di molti abitanti di questo Paese è seriamente discutibile, così come quella di tutti coloro che si abbassano a simili assurdità. Di quella guerra di aggressione (così come di altre) ricordiamo l’eroica sconfitta e ritirata delle nostre truppe di occupazione. Italiani brava gente? Non basta ricordare la Resistenza, che pure riscattò in qualche misura una minoranza degli italiani. A riguardo dell’antifascismo, dovremmo ricordare che, prima del 25 luglio e dell’8 settembre, gli antifascisti furono poche migliaia. Non milioni.

Resta il fatto che avremmo molti motivi di vergognarci a fronte dei milioni di vittime dell’Unione Sovietica, del popolo russo, di coloro che ancora portano le ferite della criminale guerra nazi-fascista. Eppure oggi il governo celebra Almirante, alleato di Hitler, e invia armi perché siano usate contro le truppe russe (gli aggressori!), senza porsi seriamente la questione delle cause di questa guerra. Senza porsi, soprattutto, la questione di come far finire la guerra invece di alimentarla con l’invio di armi e risorse. Questioni queste, che non si pone il governo e nemmeno quella che passa per essere la sua opposizione politica in Parlamento.

venerdì 22 maggio 2026

Prima o poi verrà il loro turno


Oramai gli accadimenti sono arrivati a un punto tale di oscenità che è quasi impossibile commentarli, e dunque mi è assai penoso e anche difficile aggiornare il mio diario quotidiano.

Israele è un paese in larga maggioranza complice degli stragisti genocidi al governo. Solo una minoranza degli ebrei nel mondo ha condannato ciò che è avvenuto e sta avvenendo in Palestina e in Libano. Questo è tutt’altro che un buon motivo per mettere tutti gli ebrei sullo stesso piano, ma penso sia un motivo sufficiente per una riflessione sull’estremismo ebraico e in particolare sul sionismo che ne è l’espressione di punta.

È stato possibile assistere in questo XXI secolo allo sterminio di un popolo, quello palestinese, per fame, sete, mancanza di cure e continui bombardamenti (sono stati distrutti 28 ospedali e centri di medicina). Uno sterminio che continua nel sostanziale silenzio dell’Unione Europea e in particolare del governo italiano e di quello tedesco (che ringrazia Israele per compiere il “lavoro sporco”.

Un’Unione Europea che, non ultimo per questo motivo, di fatto ha cessato di esistere. A questa organizzazione, così come alla Nato, si stanno sovrapponendo gli interessi e le iniziative di alcune potenze, prima tra tutte quella germanica, che si sta riarmando per rendersi pronta e capace di scatenare una nuova guerra ad Est sulla base di qualsiasi pretesto. Il fatto che manchi oggi di armi nucleari non deve illudere.

Quanto agli Stati Uniti, da moto tempo sono la più grave minaccia che grava sul mondo intero. Dal secondo dopoguerra, hanno causato milioni di morti con le loro guerre. Dopo aver sequestrato manu militari il presidente del Venezuela e dopo aver proditoriamente attaccato militarmente l’Iran, un Paese che dista oltre 10.000 chilometri da Washington, ora si propongono di invadere Cuba.

Come spesso accade, gli statunitensi indicano una minaccia fantasma che diventa un pretesto molto reale per la guerra. Il 17 maggio, funzionari americani hanno fatto trapelare informazioni riservate (che evidentemente riservate non erano). Il governo cubano, che il giornalismo da strapazzo chiama “regime”, avrebbe acquisito 300 droni da combattimento per attaccare la base americana di Guantanamo. È falso, calunnioso e contro ogni logica. Per un Paese che rischia un’invasione statunitense in qualsiasi momento, l’acquisto di droni non è affatto sorprendente.

Ieri, il sistema giudiziario americano si è spinto fino a incriminare il Segretario generale del Partito comunista cubano, Raúl Castro. Finora Washington aveva applicato la stessa strategia degli assassini genocidi israeliani, imponendo un embargo di carburanti, cibo e alle attività turistiche, rendendo più che problematica la sopravvivenza della popolazione (le grandi compagnie di navigazione CMA CGM e Hapag-Lloyd hanno recentemente sospeso le loro attività con Cuba). Anche in tal caso, tutto ciò sta avvenendo nella quasi totale indifferenza degli organismi internazionali e degli Stati che si definiscono “democratici”.

Le principali centrali termoelettriche, che generano circa il 40% dell’elettricità dell’isola, sono fuori servizio, causando significative interruzioni di corrente. La popolazione sta soffrendo e le manifestazioni stanno iniziando a svolgersi nelle strade dell’Avana anche se gli abitanti temono soprattutto un’invasione americana dell’isola. Cuba è pronta a difendersi, applicando la dottrina della “guerra popolare”. Questa strategia consiste nel permettere agli invasori di entrare nel territorio dell’isola prima di intraprendere una guerra di logoramento. L’esercito cubano è piccolo, ma rimane preparato e ben addestrato, tuttavia quanto potrà resistere Cuba all’embargo dei rifornimenti di carburante?

Anche in tal caso, noto aperta o malcelata soddisfazione presso i cosiddetti liberali. Prima o poi verrà il loro turno.

mercoledì 20 maggio 2026

La cosa più importante

Da adolescente, intuivo che una vita vissuta secondo le regole di questo sistema fosse distruttiva. Il mio non era ancora un giudizio politico ed ideologico motivato, ma semplicemente una presa d’atto della realtà. Qualche anno dopo, ho capito che il mio senso di smarrimento non era radicato in un problema individuale, ma piuttosto nelle più generali condizioni della società. Ciò mi ha aperto gli occhi ancora di più sull’ingiustizia che ci circonda: il brutale sfruttamento e l’oppressione. Ho categoricamente rifiutato, nel mio piccolo e per quanto mi è stato possibile, di rendermi complice di tutto ciò. Sapevo che andava fatto.

Negli anni ’70 aleggiava ancora un sentore del movimento del 1968, c’erano dei giovani che combattevano con tanta risolutezza contro questo sistema, una ribellione contro le istituzioni e le mentalità di stampo fascista presenti nella società. Guardando alla storia e al mondo che mi circondava, mi appariva sempre più chiaro che i potenti beneficiari, coloro che erano più invischiati nel sistema capitalistico, avrebbero combattuto qualsiasi cambiamento fondamentale con la violenza più brutale. Ed era ciò che precisamente stavano facendo per mano dei fascisti.

Il nostro era stato l’ultimo retaggio degli ideali di lotta per il socialismo e il comunismo da oltre un secolo. Negli anni ‘80 la società era cambiata ed era diventata evidente la necessità di una riflessione e di una ridefinizione riguardo molte cose fondamentali della politica, dell’ideologia e dell’azione. Retrospettivamente, su alcune cose non avevamo avuto ragione, ma non su tutte. Si era percepito molto chiaramente dove ci stava portando lo strapotere capitalistico e di come l’indebolimento del movimento antagonista avrebbe avuto conseguenze catastrofiche. Ed è effettivamente ciò che è successo.

Superare un trauma di massa richiede cambiamenti immediati, profondi, e ciò non è avvenuto sia per il radicale mutamento della struttura produttiva e di ciò che gli sta intorno, sia per stanchezza e limiti storici e culturali. Come già aveva preconizzato il Grande Vecchio, prese piede nella società una classe di salariati che per convenienza, indolenza e calcolo, riconosceva come leggi naturali ovvie le esigenze del modo di produzione capitalistico e ad esso si adeguava.

L’alternativa socialista, ricca di esperienze storiche, anche attraverso il superamento dei gravi errori, dei grandi e piccoli tentativi rivoluzionari, delle lotte, scomparve dall’orizzonte degli ideali e come necessario presupposto teorico e pratico per il cambiamento. Della memoria di quel passato, in un mondo che persegue in ogni modo e con ostinazione la propria rovina, non è rimasto nulla o quasi. Non solo di lapsus, di ignoranza e di ignobile tracotanza si tratta, ma di un lavoro scientifico di demolizione e diffamazione che prosegue da decenni. La memoria è importante, anzi è la cosa più importante sul piano individuale e sul piano storico-sociale di una comunità. Senza di essa una persona cessa di essere tale e una comunità si estingue.