mercoledì 4 marzo 2026

Crimini collaterali

 

A chi importa parlare dell’assassinio di 176 bambini e adolescenti di una scuola a Teheran? Non certo alla parte sciovinista del pubblico tlevisivo. Se ne è fatto cenno, ma non se ne parla già più. Paolo Mieli direbbe che il regime clericale iraniano ne ha uccisi molti di più recentemente. Nulla importa alla signora Melanija Knavs, coniugata Trump, che lunedì scorso ha avuto il ruolo di presidente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per la Tecnologia, l’Istruzione, la Pace e la Sicurezza. Già, l’istruzione e la pace.

A chi importa che circa 3.200 navi con almeno 50.000 marinai siano attualmente ancorate nel Golfo Persico e nel Golfo dell’Oman? Si tratta prevalentemente di petroliere e gasiere, insieme a numerose portacontainer e rinfuse, tutte spedite dalle rispettive compagnie di navigazione con il motto “business as usual”, come se non ci fosse nulla da temere. Eppure

gli Stati Uniti avevano già designato le “zone di allerta marittima” dove potevano aver luogo “operazioni militari pericolose”. Le loro operazioni di guerra, a 10.000 chilometri dai loro confini nazionali.

L’inevitabile caos nelle catene logistiche globali non colpirà solo il commercio e i famosi consumatori qui in Europa, ma soprattutto i marittimi a bordo delle navi bloccate o successivamente dirottate, con problemi con il rimpatrio, permessi a terra o l’assistenza medica, eccetera.

Crollo dei mercati azionari internazionali, aumento dei prezzi del gas naturale e del petrolio, renderanno più costosa la produzione di elettricità e di molti beni di uso quotidiano. Il capo economista della BCE, in un’intervista al Financial Times pubblicata ieri, stima che i prezzi del petrolio potrebbero aumentare di oltre il 50%, raggiungendo circa 130 dollari al barile, in un periodo relativamente breve. Si prevede che la crescita economica nell’eurozona diminuirà dello 0,6% il prossimo anno, mentre il tasso di inflazione aumenterà di oltre lo 0,8%.

Non lo so, troppi fattori sono in gioco ed è impossibile prevedere che cosa succederà domani. Ciò non ha impedito ai gestori delle stazioni di servizio di aumentare significativamente il prezzo della benzina, il che non è possibile sia dovuto all’attuale situazione di approvvigionamento. I farabutti in simili casi rispondono: è il mercato.

Nessuno può sapere fino a quando resterà chiuso lo Stretto di Hormuz e la cessazione della produzione e delle esportazioni di gas naturale liquefatto (GNL) da parte del Qatar. La società statale Qatar Energy ha annunciato questa misura a seguito di un attacco ai suoi impianti di Ras Laffan, il più grande complesso industriale e portuale al mondo per la produzione e il trasporto di GNL.

Una cosa è certa, chi pagherà il prezzo economico di tutto questo non sarà Trump, il palazzinaro miliardario amico di Epstein. Né i cosiddetti leader europei, che sono semplicemente i portavoce degli interessi della borghesia finanziaria e industriale europea.

martedì 3 marzo 2026

L’offerta del Niccolò francese

 

La dichiarazione congiunta dei leader di Germania, Gran Bretagna e Francia di domenica sulla guerra con l’Iran è la prova che questi tre criminali sulla scena mondiale vogliono una fetta del bottino che Stati Uniti e Israele potrebbero mietere, e stanno quindi offrendo “misure difensive” per distruggere le strutture iraniane “alla fonte”. C’è molta salivazione imperiale in corso; i diritti e la vita umana giocano un ruolo solo nella propaganda. Dopotutto, dichiarano di non essere fascisti.

Anche la “deterrenza anticipata” di Emmanuel Macron, la nuova dottrina francese sulle armi nucleari, è la risposta di un predatore che trova la base dei suoi affari in uno stato di anarchia. Approfitta della fine di tutti i trattati sul controllo degli armamenti strategici, l’ultimo scaduto a febbraio.

L’offerta di Macron di fornire ora a otto paesi la “protezione” di caccia Rafale dotati di armi nucleari, integrando così l’accordo di “condivisione nucleare” garantito a parole da Trump, e garantendo al contempo alla Germania un “ruolo chiave”, difficilmente è stata presa bene da Washington, e a Mosca e Pechino potrebbero coglierla come una ribellione di non modesta entità.

Macron e Merz hanno ben chiaro che Trump è tutt’altro che pazzo. Considera gli europei dei perdenti politici globali che non hanno colto il pericolo esiziale dell’ascesa della Cina e della multipolarità in generale. Ecco perché vuole rimodellare il panorama politico, nella misura in cui ciò è ancora possibile, e considera la costruzione dell’UE come un elemento di fastidio, una cosa persino ridicola.

Dove tutti combattono contro tutti, addirittura per dei “valori”, vuol dire che regna l’autoinganno, ovvero la frode. Proprio come nelle bande di rapinatori. Un film proiettato più volte nel Novecento. Un remake che però questa volta si gioca con le armi nucleari sotto il tavolo. Sopra il tavolo, noi.

Il dito persiano, la luna cinese

 


Ci fu un tempo in cui gli imperialisti per iniziare e giustificare le loro guerre s’inventavano operazioni sotto falsa bandiera o menzogne accuratamente costruite. Una guerra richiedeva un’autorità superiore e doveva essere resa plausibile alla comunità internazionale. La Carta delle Nazioni Unite forniva una sorta di codice di condotta per gli Stati che intendevano calpestare la scena internazionale. Quei giorni sono finiti. Sono finiti i tentativi di mentire, è finito il riconoscimento, almeno presunto, del diritto internazionale. Alcuni giornali registrano la situazione con preoccupazione; altri semplicemente non potrebbero preoccuparsi di meno del rispetto di alcune regole.

Le bombe stanno finalmente cadendo sull’Iran. Rimuovere il regime dei mullah è un obiettivo politico fondamentalmente legittimo. Che a incaricarsene siano i sionisti e gli americani è perfino ovvio. Questo è l’atteggiamento esplicito o implicito della stragrande maggioranza della stampa europea. C’è urgente bisogno di abbattere le dittature, ma non tutte, e di aiuti allo sviluppo nei settori del capitalismo e della libertà. Più bombe ed esplosivi ci sono, più efficaci saranno gli aiuti alle libertà e allo sviluppo.

Oltre al tentativo di eliminare quello che percepiscono come un focolaio di disordini in Medio Oriente, l’obiettivo è infliggere danni significativi alla Russia e, soprattutto, alla Cina, il principale avversario dell’establishment statunitense. Ecco il motivo perché se ne stanno tutti buoni e coperti nelle capitali europee, facendo fare il “lavoro sporco” ai sionisti e ai criminali di Washington. Ma c’è anche chi si offre di passare lo straccio per pulire il pavimento dell’obitorio.

L’Iran non è semplicemente – in quanto membro dei BRICS e dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai – parte integrante del sistema di coordinate russo-cinese. Ha sostenuto la Russia nella guerra in Ucraina, ad esempio con i droni, e ha stipulato un accordo di cooperazione strategica di 25 anni con la Cina. Se un regime filo-occidentale riuscisse a insediarsi a Teheran, Mosca e Pechino perderebbero un partner importante. Questo rimane vero anche se il Paese precipitasse nel caos.

Se, per un motivo o per l’altro, Teheran dovesse cessare di essere un partner di cooperazione per la Cina, ciò costituirebbe – da una prospettiva puramente politica – un duro colpo; tuttavia, non sarebbe la condanna a morte per la posizione della Cina nel Golfo. A meno che Washington non riesca a costringere anche Riad e Abu Dhabi a separarsi da Pechino. Con questi chiari di luna tutto è possibile.

La Cina importava petrolio dal Venezuela. Il fatto che gli Stati Uniti abbiano ora blocchino queste importazioni è qualcosa che Pechino può facilmente assorbire. Lo stesso varrebbe per il petrolio importato dall’Iran, qualora un regime allineato a Washington salisse al potere a Teheran. Tuttavia, Trump non si fermerà a questo. Gli Stati Uniti potrebbero chiudere lo Stretto di Malacca per tagliare fuori la Cina dalle sue forniture di materie prime, questione che preoccupa gli strateghi cinesi da decenni. Pechino dovrà tracciare una linea rossa da qualche parte. Dove esattamente e come verrà applicata lo vedremo.

Trump, come dicevo l’altro giorno, non è quel pazzo che si vuol far credere. O, quanto meno, la sua è una lucida follia.


lunedì 2 marzo 2026

Macron cita Macchiavelli

 

Questa idea ha portato solo guerre. Per essere liberi bisogna innanzitutto essere sovrani. L’Europa non è sovrana. Inoltre, per essere liberi bisognerebbe tenersi lontani da individui pericolosi. E invece viviamo nel mondo di Trump e Netanyahu, ma anche in quello di Epstein e di altra gente simile.

Donald Trump ha costruito parte della sua promessa politica sulla fine delle “guerre infinite”, sull’idea di non ripetere le esperienze di Afghanistan e Iraq. Ora si trova coinvolto in un’operazione il cui esito è strutturalmente incerto e potenzialmente pericoloso: anche se l’Iran crollasse, ma senza una successione organizzata, il conflitto non finirà, si estenderà, continuerà e diventerà sempre più incontrollabile.

L’Iran non è l’Afghanistan e nemmeno l’Iraq di Saddam. È un paese vasto più di cinque volte l’Italia, con un’orografia molto varia (uno dei più montuosi del mondo, con vette che sfiorano i seimila metri, tanto che a un’ora d’auto da Teheran la borghesia persiana va a sciare) e oltre 90 milioni di abitanti, ed è in ottimi rapporti con Mosca e Pechino. L’Iran è un incubo politico, geografico ed etnico.

In un post del 3 gennaio 2020 scrivevo: «La più grave sconfitta patita dagli Usa nel dopoguerra sul piano geo-strategico, ancor più di quella patita nel sud-est asiatico negli anni Settanta, è stata la perdita del controllo sull’Iran. Oggi la più grave sciagura che possa capitare agli Usa e ai suoi alleati sarebbe un conflitto armato con l’Iran. Al Pentagono conoscono la geografia politica e anche quella fisica, perciò non ignorano che l’Iran rappresenta uno dei più essenziali cardini strategici dell’equilibrio mondiale.

«È sufficiente un’occhiata a una carta geografica per rendersi conto che le più grandi riserve petrolifere mondiali sono localizzate tutt’intorno all’Iran, un paese che ha migliaia di chilometri di coste sul Golfo Persico e su quello di Oman, divisi dallo Stretto di Hormuz. Confina con la Turchia, l’Iraq, l’Azerbaijan, l’Armenia, il Turkmenistan, l’Afghanistan, e a sud-est con il Pakistan, è a contatto diretto con il Mar Caspio e non dista molto dal Mar Nero».

In un vertice UE del maggio 2019 in Romania, Macron, a riguardo degli accordi sul nucleare iraniano, dichiarava: “Innanzitutto, l’Iran non si è ritirato da questo accordo. Secondo, se l’Iran si ritira da questo accordo, sarà responsabilità degli Stati Uniti”. Come cambiano i tempi.

Se l’Iran vendesse carrube alla Cina invece di petrolio, gli Usa non spenderebbero un dollaro per bombardare Teheran.

«Cè un solo diritto nel mondo, il diritto della forza!» A.H.

domenica 1 marzo 2026

Da che parte stare


Fare della satira su Trump è stato divertente e anche molto facile. Però è il presidente della più grande potenza militare e nucleare, oltre che economica e monetaria. Dunque non è come fare satira su Salvini o Macron.

Anche se ormai quasi nessuno ci fa caso, Trump ha ignorato più volte sia il diritto internazionale e sia quello costituzionale statunitense in materia di guerra. Ha agito ripetutamente in violazione della Carta dell’ONU, né ha coinvolto il Congresso, a cui la Costituzione conferisce il potere esclusivo di dichiarare guerra.

Trump è il volto degli Stati Uniti, il rappresentante eletto di uno Stato e di un Paese che si considera l’inventore della democrazia (della pizza e altro ancora). È l’esecutore di una politica che non è guidata e promossa solo ed esclusivamente da lui, dalla sua persona.

Nonostante tutto il clamore mediatico che circonda Trump, non dobbiamo dimenticare cos’è la democrazia liberale nella sua essenza, quali strutture di potere salvaguarda e quali individui vengono scelti per questo ruolo in un dato momento. È in questo reale contesto sociale che può verificarsi ciò che erroneamente interpretiamo come la follia di un presunto pazzo.

La follia di fondo è il capitalismo e l’imperialismo in un mondo che si sta squagliando, dove nuove potenze stanno emergendo ed entrano in feroce competizione. Di conseguenza, e secondo le leggi del capitale, la questione della guerra e della pace passa in primo piano nelle relazioni tra Stati e blocchi di potere in tutti i settori, dall’economia all’esercito.

In un mondo del genere, che ospita le più grandi minacce per l’umanità, in un mondo dolorosamente privo della forza e dell’influenza dei movimenti anticapitalisti e antimperialisti, non possiamo esimerci dall’analizzare e valutare le forze che stanno cambiando questo mondo oggi, e dunque decidere da quale parte stare.

La “follia” di un Trump è davvero diversa da quella di un Merz e dei suoi simili e della loro ossessione per una politica di potenza e la guerra? Per tacere dello Stato sionista che occupa la Palestina con metodi non dissimili da quelli dei nazisti. Dunque, mi pare evidente quali siano le potenze più aggressive, le più militanti e pronte a scatenare un conflitto locale o generale.

Molti europei e statunitensi non sono tra coloro che dimostrano di essere interessati a un confronto aperto e pacifico. Al contrario, sono di fatto favorevoli a una politica estera aggressiva e guerrafondaia. Lo dimostra il loro sostegno alla NATO e al regime fascista di Kiev, il loro sostanziale favore o disinteresse con il quale guardano a ciò che succede in Palestina. Tutto ciò ha e avrà sempre più delle conseguenze. Leggere la storia del passato e del presente come il risultato della follia di qualche leader politico è autoassolutorio ma fuorviante e catastrofico.