Possediamo un termine adeguato nel descrivere la peculiarità dello stato intermedio tra
democrazia e fascismo? Non si tratta solo di una questione terminologica, mi pare evidente.
I movimenti e i partiti di destra odierni non presentano il carattere organizzato del fascismo
storico (squadrismo, per esempio) con le sue forze paramilitari (ad eccezione dell’ICE di
Trump), ma operano piuttosto all’interno delle istituzioni costituzionali. Dunque, poiché
l’estrema destra odierna differisce significativamente dal fascismo storico, vengono
adoperati termini come neofascismo, postfascismo, eccetera. Sono adeguati a definire
l’attuale ascesa della destra?
Se si abbandona il concetto di fascismo come dittatura totalitaria e apertamente terroristica,
e quindi anche lo strumento analitico per comprendere tale forma di governo, si rischia di
sottovalutare il pericolo rappresentato da attori autenticamente fascisti, come i gagliardi
eredi dell’ex Movimento Sociale italiano oggi denominato Fratelli d’Italia. Va da sé, tra
l’altro, che il fascismo storico non era rappresentato solo dal suo truce capo o da elementi
come, per citare un nome noto, Farinacci. Erano fascisti o simpatizzanti anche i Bottai, i
Gentile, Marconi, Pirandello e, almeno all’inizio, uno come Benedetto Croce, fautore di “una
dittatura provvisoria”. Senza dimenticare Gabriele Rapagnetta, per molti versi uno dei lirici
ideologi del fascismo, checché ne possano dire i suoi attuali apologeti e cantastorie.
Per analizzare gli attuali movimenti di destra non è necessario offuscare la definizione di
fascismo, poiché a questo scopo esiste da tempo una categoria ben definita: quella
dell’autoritarismo. L’evoluzione verso un capitalismo autoritario è sotto gli occhi di tutti, a
ragione del fatto che il compromesso sociale del dopoguerra non è ritenuto più necessario,
per motivi fondamentali che qui non è il caso d’indagare (ai quali si aggiunge il
miglioramento di condizione sociale del proletariato, l’estinzione di una sinistra almeno
larvatamente antagonista e di lotta, ecc.).
Da un punto di vista sociologico, l’autoritarismo compensa un’insicurezza sociale reale
vissuta su più piani, anche se spesso strumentalizzata (dalla destra per creare allarme
sociale e consenso elettorale, dalla “sinistra” per il motivo opposto, richiamare l’attenzione
sul fallimento delle politiche governative della destra). Tuttavia, non si deve confondere
l’autoritarismo con il fascismo, che può essere combattuto solo attraverso la violenza
organizzata, in ultima analisi con mezzi militari.
Ciò detto, si deve tener presente che i movimenti fascisti o neofascisti attuali non puntano a
raggiunge un potere indipendente, ma si integrano nel sistema politico esistente, sia sul
piano interno e sia per quanto riguarda le alleanze internazionali (UE, NATO, ecc.). Per il
momento. Ciò a cui infine puntano (oltre alla famelica occupazione e gestione del potere ad
ogni livello), è un nuovo ordine politico ed istituzionale.
Mentre le formazioni autoritarie hanno origine dalla nuova dimensione assunta dal sistema
monopolistico, ovvero dai gruppi capitalisti dominanti e dalle élite borghesi, il fascismo del
XXI secolo, come già i fascismi del secolo precedente, tende ad impadronirsi del potere
politico e statuale partendo dalla situazione di crisi che investe le democrazie occidentali.
Dunque, se non è zuppa, è pan bagnato.