mercoledì 12 agosto 2026

Baronie

 

Non creda, caro blog, abbia io scordato di occuparmi del libro del barone barese. Ritengo che almeno la prima parte (il libro costa di due parti distinte) non sia farina del suo sacco. È uno studio approfondito sull’origine e gli autori de Il manifesto del partito comunista. Un’analisi, anche molto testuale, della documentazione attinenete che ha richiesto una buona conoscenza non solo della lingua tedesca, ma anche delle relative forme grammaticali. Oltre a uno scavo archeologico stratigrafico di non comune impegno. Non appena potrò rimettere mano sui sacri testi marx-englesiani in mio possesso potrò dire di più nello specifico e sugli scopi perseguiti, che non sono solo di natura filologica e non sono nemmeno una novità per quanto riguarda il nostro barone, oggi sammarinese.


martedì 11 agosto 2026

lunedì 10 agosto 2026

Il furto di tempo

 

Le plebi hanno lasciato i loro stazzi urbani e raggiunto lidi e monti. Spenderemo i nostri sudati risparmi per due o tre settimane di ozio, coniugando vorticosi divertimenti con agi all included. Così direbbe un Cicerone in sedicesimo descrivendo l’esodo estivo dei tempi nostri. Questo periodo di ferie retribuite si deve alla Carta del Lavoro (1927) e all’art. 36 della Costituzione (1948). Reliquie del XX secolo, ingombranti ostacoli a contrastare uno sfruttamento ancora più prolungato e intensivo.

Poi, concluso il periodo degli ozii, ci si incolonna per il rientro, accaldati e incazzati. Non mancheranno i rimpianti di ogni stagione e il rinnovo degli impegni solenni per la prossima. Si torna negli uffici, nelle fabbriche e in tutti gli altri loghi di lavoro. Ognuno mediamente per 40 ore settimanali (DL 66/2003). Chi un po’ di più e chi un poco di meno, tenendo presente che il limite massimo giornaliero fissato per legge è di 13 ore.

Com’è possibile, dato l’enorme aumento raggiunto dalla produttività del lavoro, che la settimana lavorativa “normale” sia ancora fissata per legge a 40 ore così come usava circa un secolo fa? A tale riguardo, si tira in ballo la famigerata “produttività”, tradotta in numeri e tabelle sulla competitività e altre amenità del genere.

Ma le ragioni della resistenza padronale a ridurre la giornata lavorativa sono solo di ordine economico o c’è, sottinteso, un altro motivo per così dire sociologico oltre che economico? I padroni vogliono anzitutto mantenere integra la specificità salariale del rapporto tra capitale e lavoro, quindi controllare il tempo dell’operaio e stabilirne uno stretto rapporto di subordinazione. Ciò serve a mantenere il dominio esistenziale capitalista sulla produzione e sul consumo attraverso il lavoro a tempo pieno.

La riconquista del tempo (l’autogestione del tempo di lavoro e di vita) diventa quindi una condizione essenziale per l’autonomia individuale e collettiva, e dovrebbe essere uno dei pilastri di un programma politico dei partiti di sinistra. Sennonché ci vene detto che si tratta di una questione insormontabile (vincoli strutturali dell’organizzazione globale della produzione, ecc.). Partiti di sinistra che non esistono se non nelle forme prostituite al servizio del capitale.

Il voto non paga, c’è solo una strada per l’abolizione del lavoro salariato e non passa dai parlamenti. Ma chi è disposto oggi a mettere in gioco la propria posizione sociale e il raggiunto relativo e sempre più precario benessere? «Hic Rhodus, hic salta»

sabato 8 agosto 2026

Quelli che rendono possibile la guerra (altrui)


Scrisse il vecchio Hegel in un impeto di sarcasmo: la guerra è lo stato in cui si mette in pratica il principio morale della vanità di tutti i beni terreni (Lineamenti di filosofia del diritto, § 324).

Kiev e Mosca sono nel pieno della guerra psicologica. Lo dimostra il bombardamento della russa Wildberries e quello della sua controparte ucraina Rozetka. Wildberries e Rozetka, proprio come Amazon, non sono venditori diretti, ma piattaforme per migliaia di piccole imprese che vendono ogni genere di prodotto attraverso il loro sistema digitale (marketplace online). È un sistema estremamente conveniente per tutti i soggetti coinvolti. Insieme ai magazzini Wildberries e Rozetka, anche le loro scorte vengono distrutte e migliaia di aziende rischiano la rovina, poiché nessuna assicurazione copre i danni di guerra.

L’esercito ha le proprie catene di approvvigionamento, in grado di consegnare qualsiasi cosa, dalle granate alle penne a sfera, perché nessuna di queste compagnie di spedizione consegna al fronte. Dunque, lo scopo degli attacchi ucraini è quello di portare la guerra “nelle case dei russi”. Il contrattacco russo a Rozetka è stata la risposta. Inoltre, la Russia sta sistematicamente bombardando le stazioni di servizio ucraine sulle strade principali, in modo che i trasportatori e i “volontari” rimangano senza carburante mentre si dirigono verso est e si chiedano se riusciranno a tornare indietro.

Alla luce dell’esperienza storica, l’efficacia militare di tali bombardamenti sulle infrastrutture è discutibile. Durante la II GM, gli Alleati occidentali ricorsero alla distruzione diffusa delle aree residenziali con lo scopo di spezzare il morale delle retrovie. Ciò ebbe effetti positivi in Italia, dove la guerra era vista con favore solo quando si trattava di gasare degli abissini o popolazioni che praticano “cinque pasti al giorno”.

Accadde l’opposto in Germania. I vigili del fuoco e gli ausiliari che accorrevano in aiuto dopo una notte di bombardamenti erano quelli con la svastica. La sensazione di dipendere da questo tipo di aiuto tende a rafforzare la lealtà delle persone verso il sistema, anziché indebolirla. Alla fine, sarà come la Guerra dei Trent’anni: una distruzione cieca e furiosa fine a sé stessa. Ciò è reso possibile da coloro che alimentano la guerra.