Possiamo immaginare dei dirigenti o esponenti del partito democratico e dell’indefinito mondo del centro-sinistra in generale chini sul nuovo documento che riguarda la strategia di sicurezza nazionale americana (NNS), edizione novembre scorso? Oppure immaginare i ministri dell’attuale governo, segnatamente il sig. Tajani, e dirigenti o esponenti dei partiti del centro-destra, lambiccarsi sullo stesso documento? Al limite, Meloni ne avrà letto un sunto in un report preparatole dall’AISE, ma anche questo suo interesse appartiene al novero delle ipotesi più favorevoli. Per quanto riguarda poi i giornalisti grandi firme, quelli che ci parlano ogni giorno da giornali e dagli schermi televisivi dell’Ucraina, della Cina, della Russia, del Medioriente, meglio non immaginare nulla a tale riguardo, fatta qualche rarissima eccezione (frase che scrivo solo a scopo cautelativo).
Vengo al merito dopo tanta prolissità. Nel nuovo documento americano, la Russia è collocata nel “cesto” dell’Europa, al terzo posto tra le priorità regionali, dopo l’emisfero occidentale e l’Asia. Pertanto, l’ex impero sovietico non è più considerato una “minaccia esistenziale”, anzi sono criticati i “molti europei” che testardamente continuano a considerare tale la Russia. In dettaglio:
«Gli alleati europei godono di un significativo vantaggio in termini di potenza militare rispetto alla Russia, praticamente sotto ogni aspetto, fatta eccezione per le armi nucleari. A seguito della guerra russa in Ucraina, le relazioni tra l’Europa e la Russia sono ora profondamente deteriorate e molti europei considerano la Russia una minaccia esistenziale. La gestione delle relazioni tra l’Europa e la Russia richiederà un significativo impegno diplomatico da parte degli Stati Uniti, sia per ristabilire condizioni di stabilità strategica in tutta l’Eurasia, sia per mitigare il rischio di un conflitto tra la Russia e gli stati europei. È interesse fondamentale degli Stati Uniti negoziare una rapida cessazione delle ostilità in Ucraina, al fine di stabilizzare le economie europee, prevenire un’escalation o un’espansione involontaria della guerra [...]».
Il rischio estensione del conflitto, è sottinteso, viene appunto dall’Europa occidentale che considera ancora Mosca, nonostante tutto, una minaccia esistenziale a causa della crisi ucraina e dopo che l’Europa occidentale e la Nato hanno abbaiato furiosamente per anni sull’uscio della stessa Russia.
Altro brano del documento interessantissimo è questo:
«La guerra in Ucraina ha avuto l’effetto perverso di aumentare la dipendenza esterna dell'Europa, e in particolare della Germania. Oggi, le aziende chimiche tedesche stanno costruendo in Cina alcuni dei più grandi impianti di lavorazione al mondo, utilizzando gas russo che non possono reperire in patria. L’amministrazione Trump si trova in contrasto con i funzionari europei che nutrono aspettative irrealistiche riguardo alla guerra, insediati in governi di minoranza instabili, molti dei quali calpestano i principi fondamentali della democrazia per reprimere l’opposizione. Una grande maggioranza europea desidera la pace, eppure questo desiderio non si traduce in politiche concrete, in larga misura a causa della sovversione dei processi democratici da parte di questi governi».
Posso comprendere che queste parole, espresse dell’amministrazione americana attuale, possano essere intese come quelle del bue che dà del cornuto all’asino, ma qui si tratta di riconoscere ciò che è di tutta evidenza, per chi non nasconde la testa sotto il cuscino, ossia che ormai sotto molti aspetti viviamo in un sistema totalitario.
Per non tirarla per le lunghe, poiché è noto che non pochi lettori contemporanei denotano una resistenza molto limitata alla lettura prolungata per più di qualche decina di secondi, appare evidente che le dispute interne all’Occidente, potrebbero concludersi con una completa sconfitta degli europei. Su tale considerazione lascio libertà di riflessione a quei lettori intelligenti, coraggiosi e tenaci che sono giunti fin qui.
