lunedì 21 gennaio 2019

Insuperabile Makkox



Oxfam, bla bla bla


Questa mattina, a Radiotre, durante la trasmissione Tutta la città ne parla, il discorso verteva sulla vexata qæstio delle disuguaglianze tra ricchezza e povertà (vedi rapporto Oxfam). Se n’è parlato richiamando i soliti luoghi comuni e le fruste ricette riformistiche, quelle che individuano nelle politiche fiscali il rimedio d’elezione per ridurre tali disuguaglianze e renderle accettabili.

Dopo decenni di queste ricette siamo pressappoco al punto di partenza, ossia aumentano anziché diminuire le disuguaglianze tra ricchi e poveri, anche se le punte estreme della povertà assoluta sembrano ridursi, ma ciò per effetto dello sviluppo economico e non certo per la bontà delle ricette fiscali proposte.

In buona sostanza tra questi emeriti stronzi c’è tacito accordo di censura, e dunque evitano con accuratezza di dire l’unica cosa sensata che dovrebbe essere posta in luce sul tema, e cioè che le disuguaglianze sociali sono l’architrave su cui poggia ogni società di classe, e che dunque la borghesia ha tutto l’interesse a far intendere che si tratti di un problema che riguarda la distribuzione e non già le forme di produzione della ricchezza, dunque i rapporti sociali borghesi(in primis i rapporti di proprietà).

I regimi sedicenti comunisti sono inevitabilmente e miseramente falliti; tuttavia ciò non significa che l’analisi marxiana e le ragioni del comunismo siano falliti con quei regimi.

giovedì 17 gennaio 2019

L'ingenuo prof. Canfora


Ieri sera, durante una trasmissione televisiva, il prof. Luciano Canfora ha affermato che chi considera l’innovazione tecnologica come una delle cause della riduzione della domanda di forza-lavoro ha una visione “ingenua” dell’economia. Semmai è invece proprio Canfora ad avere una visione ingenua, cioè idealistica, del modo di produzione capitalistico e delle sue leggi.

Partiamo propedeutici, giammai per chi sta sul palco ma per la platea.


martedì 15 gennaio 2019

Latitanti


Che un pluriomicida sconti la pena alla quale è stato condannato è cosa giusta.
Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, ex componenti del Cda della ThyssenKrupp Acciai Speciali, sono stati condannati a nove anni e otto mesi il primo e sei anni e dieci mesi il secondo per l’omicidio colposo di sette operai morti dopo il rogo del 6 dicembre 2007 a Torino. Le condanne inflitte sono “conformi a legge e adeguatamente giustificate”, ha stabilito infine la Cassazione. Da anni i famigliari delle vittime aspettano la loro estradizione dalla vicina e amica Germania.

domenica 13 gennaio 2019

Mito cinematografico e realtà storica degli U-boote


Sky sta trasmettendo otto episodi di uno sceneggiato incentrato sul tema degli U-boote. Un vero pastrocchio non solo dal punto di vista storico. In realtà si racconta di un solo U-boot e della base atlantica di La Rochelle (*). Agli autori andrebbe ricordato, se non altro, che nel periodo bellico, e non solo a La Rochelle, vigeva il coprifuoco serale e notturno. Ad ogni modo, per chi volesse farsi un’idea dell’epopea degli U-boote nella seconda grande guerra, propongo la lettura di quattro post (immane fatica leggerli, meglio un twitter) che scrissi sull’argomento nel lontano maggio del 2011 (clicca). Già la prima frase potrebbe indurvi una qualche curiosità:

“I sottomarini sono un prodotto dell’industria bellica recente, comparsi sul finire dell’ultimo conflitto mondiale, negli ultimi giorni di quel delirio”.

Tra le altre curiosità: solo circa il 44% degli U-boote furono affondati dalla marina nemica.

Tanto per smentire ogni interpretazione cinematografica apparsa finora.

(*) La città si arrese solo al termine della guerra, nove mesi dopo la liberazione di Parigi, in seguito alla capitolazione tedesca dell'8 maggio 1945.

venerdì 11 gennaio 2019

Solo un dubbio


Da un articolo apparso oggi su Repubblica apprendo che persone della mia condizione farebbero parte delle élite: quelle che riescono a mettere assieme il pranzo con la cena e possiedono, dato alquanto significativo per entrare nel novero elitario, più di cinquecento libri. Insomma, solchiamo la stessa onda spumeggiante di un Soros. Solo un dubbio: ma Soros li avrà letti i suoi cinquecento libri?

giovedì 10 gennaio 2019

Solo un passepartout



Non ci sono soluzioni all'interno del sistema, non ce ne sono mai state e non ci potrebbero essere (sul motivo ho annoiato abbastanza). Siamo fermi all'illusione democratica, la quale è sempre più in crisi (le motivazioni addotte dagli “esperti” si sprecano). Ci spaventano con i cosiddetti populismi, sdoganando la canea fascistoide. Il vero totalitarismo è ben altro.

Quella del populismo è la deliberata politica del caos e del confusionismo costruito a tavolino. Basta farci caso: chi ha dato spazio mediatico a un movimento che al primo colpo s’è aggiudicato il 25% del voto elettorale? Nel 2013 non c’era momento in cui Grillo scoreggiasse dal palco che non fosse ripreso in diretta da tutte le tv. E il fenomeno Salvini? Com’è stato costruito e da chi è stato sostenuto e alimentato? Dalla rete, dai social? È la vecchia tv a fare ancora la differenza per quanto riguarda il consenso elettorale di massa.

Vi pare che un Salvini abbia la stoffa di un leader, non dico à la Mussolini, ma anche solo a livello di un Almirante riveduto e corretto anni duemila? Non lo credono nemmeno quei simpatici ragazzotti di CasaPound. È solo chiacchiere sgangherate e bucatini al ragù. Può essere (e penso che lo sia realmente) solo un passepartout. Serve ad altri, per il momento.