domenica 31 maggio 2026

Di guerra in guerra


di Edgar Nahoum

Insensibilmente l’arma nucleare è divenuta un pericolo presente e suscita dibattiti apparentemente sereni, alcuni dei quali assicurano tranquillamente che la terza guerra mondiale è già cominciata, come se non si trattasse di una catastrofe dantesca.

È con stupore che una parte degli umani considera il corso catastrofico degli eventi, mentre un’altra parte vi contribuisce con incoscienza.

Si è ciechi rispetto alla grande regressione che prosegue il suo corso planetario, accentuata dalla mondializzazione dell’inizio del secolo, e che ha già prodotto due guerre entrambe internazionalizzate e che minacciano di generalizzarsi.

L’anteguerra del 1940 fu incancrenito dal pacifismo poi collaborazionista, questo lo è dal bellicismo.

Ho spesso segnalato che la storia dell’umanità, divenuta «una» dopo la mondializzazione pur divenendo sempre più diversa e conflittuale, aveva preso, simultaneamente ai suoi progressi scientifici e tecnici, un corso politico ed etico sempre più regressivo.

Due guerre ci assediano ormai. Esse sono internazionalizzate pur rimanendo ancora regionali. Esse aggravano la grande catastrofe ecologica che subisce il pianeta, e un po’ ovunque contribuiscono a questo aggravarsi.

Nello stesso tempo, le angosce che esse provocano al di fuori dei loro territori contribuiscono a questo aggravamento che annichila tutti i tentativi di riassorbimento della crisi ecologica mondiale.

Corsa agli armamenti: escalation o tracollo? L’una e l’altro nello stesso tempo.

È da sottolineare come la mondializzazione economica realizzatasi all’inizio del secolo abbia favorito la disunione delle nazioni e nello stesso tempo le potenze imperiali.

La Russia ha fallito nel suo tentativo di annettere l’Ucraina una volta conquistata. Fino ad ora non ha potuto che occupare pochi territori oltre alle province separatiste russofone, che del resto erano in guerra contro l’Ucraina dal 2014. Non si vede come una pace giusta possa mettere queste province russofone sotto il controllo di uno stato ucraino che ha bandito la lingua russa, la sua cultura e la sua musica.

Come avevo già indicato nel mio libro Di guerra in guerra, la pace giusta dovrebbe comportare l’indipendenza politica e militare dell’Ucraina, con garanzie da negoziare (Neutralità protetta? Integrazione nell’Unione europea?).

Dovrebbe confermare la russizzazione delle province separatiste e uno statuto per la Crimea, che nel 2014 includeva 1.400.000 russi, 400.000 ucraini, 300.000 tartari, primi abitanti della Crimea la cui maggioranza è stata deportata da Stalin.

Una tale pace è concepibile fintanto che le forze in conflitto siano più o meno equilibrate e fintanto che nessuna sia costretta alla capitolazione.

Dunque, è ancora possibile nel momento in cui sto scrivendo, ma questa possibilità scomparirà con l’accresciuta internazionalizzazione di questa guerra, e con le escalation che di fatto sono dei tracolli.
La visione unilaterale dei media ignora che l’Ucraina è stata una posta in gioco fra l’impero americano e l’impero russo. Prima di Trump, gli Usa avevano satellizzato economicamente, tecnologicamente e militarmente l’Ucraina, la quale sarebbe stata una pistola puntata alla frontiera russa, se fosse passata sotto il controllo della Nato.

I nostri media non soltanto sottolineano l’imperialismo russo, ma immaginano che questo potrebbe invadere l’Europa, laddove è peraltro incapace di annettere l’Ucraina in tre anni di guerra. Lo spettro del pericolo russo ci maschera il pericolo della degradazione in corso delle democrazie europee minacciate dalla possibilità di subire un potere autoritario.

Paradossalmente, le sanzioni hanno favorito l’economia militare russa, che oltre ad aerei, droni, bombe ha ormai un missile che per capacità supera i missili occidentali, perché nelle condizioni attuali non può essere intercettato.

Invece che spingere i due nemici a negoziare, e a stabilire un compromesso sulle basi che ho appena menzionato, gli europei contribuiscono alla escalation.

Putin è un tiranno crudele e cinico, ma l’argomento per cui non si potrebbe negoziare con Putin è derisorio da parte di governi che negoziano amichevolmente con il capo di una dittatura totalitaria molto più tentacolare della dittatura Putiniana.

Di fatto i governi occidentali hanno condotto in passato una politica di alleanza con la tirannia zarista e la tirannia staliniana.

E d’altra parte Trump opera una riconfigurazione del dominio americano nella quale la Russia cessa di essere nemica e che è fondata sulla pace americana generalizzata.

I media agitano la minaccia della Russia sull’Europa occidentale. Ma come la Russia, incapace di invadere l’Ucraina, potrebbe invadere l’Europa?

Il grande pericolo è l’aggravarsi costante della crisi dell’umanità che ci conduce alle catastrofi ecologiche, politiche, militari.

Questa crisi comporta la tragedia palestinese, ancor più grave del conflitto ucraino. Israele non ha soltanto conquistato e occupato le terre del popolo palestinese, è in corso la liquidazione di questo popolo martire attraverso l’occupazione totale del suo territorio.

Niente, in questo momento, può contrastare questo processo e noi non possiamo far altro che testimoniare nella impotenza e nella compassione.

Infine, più ampiamente, noi dobbiamo cercare di pensare la policrisi dell’umanità nelle sue complessità e nei suoi orrori, e dovremmo agire nelle incertezze, ma con l’intenzione di salvare l’umanità dalla autodistruzione.

Tratto dal quotidiano il manifesto

P.S. Rincuora sentirsi un po' meno soli.

sabato 30 maggio 2026

I soliti idioti

Qualche libro l’ho letto, altre cose le ho sentite raccontare dai protagonisti diretti di certi avvenimenti, perciò ho un’idea abbastanza precisa su come nascono le guerre. In particolare su come sono scaturite le due guerre mondiali. Soprattutto la prima guerra (1914-1918). Ebbe origine in sostanza per la convergenza, sotto l’aspetto meramente soggettivo, di atti sconsiderati da parte di personaggi di potere non meno avventati e idioti di quelli odierni.

Nell’estate del 1914 molti fatti e contesti potevano far presagire l’imminenza di una conflagrazione bellica europea. Ma tutto sommato la gente comune aveva altri pensieri e preoccupazioni. Poi, improvvisamente, le luci sull’Europa si spensero. Milioni di uomini, ancor giovani nel 1914, al termine del conflitto non esistevano più. Altre decine di milioni di persone erano morte di denutrizione e malattie.

L’UE sembra perfettamente contenta che l’Ucraina stia sacrificando il proprio popolo e il proprio paese per “proteggere l’Europa da Putin”. Per il governo di Kiev, è anche una forma di assicurazione, una polizza assicurativa per mantenere il proprio potere e una fonte permanente di arricchimento personale.

Qualche giorno fa, un ufficiale ucraino impegnato nel Donbass, ha raccontato ai giornalisti il seguente episodio: a Konstantinovka, dove è attualmente di stanza, tra i 1.500 e i 2.000 residenti resistono ancora, nonostante i continui combattimenti per ogni singola casa, rifiutandosi di evacuare. Tra loro non ci sono solo anziani, ma anche un numero considerevole di uomini in età militare. Temono di essere immediatamente arruolati nell’esercito se dovessero essere evacuati.

Meglio essere sotto il fuoco nemico ogni giorno ma a casa propria, piuttosto che essere mandati a morire in una guerra che chiaramente non si considera la propria. Questo la dice lunga sul reale livello di disperazione della popolazione.

Questa non è propaganda filorussa come potrebbe pensare qualche imbecille. Anzi, va riconosciuto all’Ucraina il merito di aver permesso che storie come queste, per quanto aneddotiche, riescano comunque a raggiungere l’opinione pubblica. In Russia dubito che storie simili, per quanto riguarda i loro giovani in età di arruolamento, possano raggiungere l’opinione pubblica di casa.

Più in generale, siccome nella UE non riescono a inquadrare in un contesto argomentativo il riarmo, la militarizzazione, i preparativi bellici e la devastazione sociale, allora ogni pretesto diventa un’occasione da sfruttare propagandisticamente.

Questi idioti, perché tali sono individualmente (non mi riferisco solo alla Kallas, palesemente una stupida fanatica), pensano che una guerra diretta con la Russia possa essere combattuta convenzionalmente ed essere vinta. Per quanto possa apparire tragica una guerra convenzionale contro la Russia, non è affatto così. Non si tratterebbe di una guerra combattuta con armi convenzionali. 

venerdì 29 maggio 2026

Uno stereotipo che fa la differenza


Secondo i dati pubblicati mercoledì dall’Associazione cinese per la gestione patrimoniale, alla fine di aprile i fondi di investimento privati del Paese detenevano un patrimonio complessivo di 23.460 miliardi di yuan (3.460 miliardi di dollari USA), in aumento rispetto ai 20.220 miliardi di yuan dell’anno precedente.

Il presidente Xi ha sostenuto che la Trappola di Tucidide non esiste (“there is no such thing as the so-called Thucydides Trap in the world”), poiché le grandi potenze possono coesistere pacificamente se si trattano da pari ed evitano mentalità da guerra fredda.

Il presidente cinese pone la questione sul piano della soggettività, della mentalità, della diplomazia. Xi è molto astuto, sa bene che, per contro, la natura e la forza delle cose, come solito, porteranno alla solita storia. E la solita storia sarà una guerra catastrofica a cui né la Cina né gli Stati Uniti sopravvivranno. Nei fatti, la Trappola di Tucidide è proprio questa.

Xi sa bene che è solo questione di tempo, non di fair play diplomatico. Il fattore tempo, il guadagno di tempo, gioca dalla parte della Cina. Per gli Stati Uniti, la resa dei conti con Pechino è, e sarà sempre più, una questione di vita o di morte. Il sorpasso commerciale è già un fatto da quasi vent’anni, così come è avvenuto negli investimenti, e pure quello nel settore delle pubblicazioni scientifiche. Il sorpasso tecnologico e nei brevetti s’annuncia a breve (un lustro al massimo).

Quanto all’Europa, nel torno di pochi anni subirà un collasso economico e sociale diverso e addirittura amplificato rispetto a quello degli anni Trenta. Nei diversi fattori della sua crisi, quella della riproduzione sociale è un aspetto fondamentale. Una crisi che ha già colpito anche gli Stati Uniti e che progressivamente colpirà anche la Cina. Con la differenza, tanto per dirla con quello che sembra solo uno stereotipo, che i cinesi hanno gli occhi a mandorla. 

giovedì 28 maggio 2026

L'anestetico papale

 

La lettera enciclica pubblicata da Leone XIV reca la data del 15 maggio, una data simbolicamente significativa. In quel giorno ricorreva il 135° anniversario della pubblicazione dell’enciclica Rerum novarum (Lo spirito dell’innovazione) del suo omonimo, Leone XIII. In essa, papa Pecci affrontava, si fa per dire, le questioni della lotta di classe e poneva le basi della cosiddetta “dottrina sociale cattolica”.

I media hanno definito il nuovo documento un’enciclica sociale sull’IA, e in effetti nelle 245 tesi che costituiscono il documento si parla anche dell’IA. Su questo tema, la Magnifica Humanitas di Prevost si richiama esplicitamente a un precedente documento, Antiqua et Nova, incentrato sul “rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana”, firmato da quattro alti prelati e pubblicato il 14 gennaio 2025 ex audientia Franciscus.

Nella Magnifica Humanitas non si dice nulla di nuovo e di particolarmente significativo a riguardo della IA. Non più di quanto la Chiesa cattolica avrebbe potuto dire a suo tempo a riguardo dell’introduzione nell’industria manifatturiera dei motori elettrici. Un esempio letterale di vacuità e banalità a tale riguardo:

«... l’intreccio tra automazione, robotica e IA sta trasformando rapidamente la struttura stessa del lavoro. Questo porterà, si dice, grandi miglioramenti per tutti. In realtà, i “nuovi modi” di lavorare non sono necessariamente migliori, perché “mentre l’IA promette di dare impulso alla produttività facendosi carico delle mansioni ordinarie, i lavoratori sono spesso costretti ad adattarsi alla velocità e alle richieste delle macchine, piuttosto che siano queste ultime a essere progettate per aiutare chi lavora”.»

La citazione tra virgolette è tratta precisamente dal documento Antiqua et Nova. Del resto, Magnifica Humanitas è esattamente una lunga collazione di citazioni tratte da vari documenti pontifici, riferimenti biblici e teologici. Anche sul “problema della disoccupazione”, l’enciclica rimane sul vago, pur assumendo una connotazione genericamente critica: «San Giovanni Paolo II ha ricordato che la disoccupazione è un male grave e che, soprattutto quando assume dimensioni massicce, essa può diventare una vera calamità sociale, che interpella in modo speciale la responsabilità dello Stato. Oggi, nella “quarta rivoluzione industriale”, questa preoccupazione si fa più acuta, poiché l’innovazione viene spesso accolta solo in funzione della riduzione dei costi e dell’aumento dei profitti.»

Segue la denuncia di «nuove forme di precarietà e disuguaglianza, con remunerazioni molto elevate per una minoranza altamente specializzata e salari sempre più ridotti per una larga parte della popolazione attiva.» Il richiamo diretto alla generica “responsabilità dello Stato”, evita (potrebbe essere diversamente?) di tirare in ballo le responsabilità proprie del modo borghese di produzione. Quanto alle remunerazioni “molto elevate per una minoranza altamente specializzata”, verrebbe da chiedersi, se non fosse pleonastico, di quale “alta specializzazione” sarebbero dotati gli amministratori delegati delle multinazionali hi-tech.

Si parla di Prevost come di un Papa particolarmente dotato sul piano scientifico, poiché laureato in matematica e in chissà cos’altro. E però sempre di un prete si tratta, di uno che ha canonizzato un giovane “come tanti altri”, un certo Carlo Acutis, nato nel 1991 e morto a 15 anni di leucemia fulminante. Il giovane viene presentato dalla Chiesa come il “santo patrono dei giovani cattolici e degli utenti di internet”, in particolare per la sua passione per i computer e per Dio.

Perché un essere umano diventi santo, sono necessari due miracoli, di solito una guarigione inspiegabile per la scienza. Nel caso del nostro “ragazzo alla moda” Carlo Acutis, la guarigione di un bambino brasiliano affetto da una rara malformazione pancreatica e quella di uno studente costaricano gravemente ferito in un incidente sono servite come base per la sua canonizzazione. Acutis avrebbe “interceduto” dall’aldilà in favore di queste povere creature (*).

Di là di questi fatti per i quali non si trova più il gusto di bestemmiare, anche per le cosiddette encicliche sociali si ricorre allo stesso trucco. Il male pernicioso non sta nella scienza e nella tecnologia in quanto tali, ma nel loro cattivo impiego. Discorso che pare filare liscio, ed infatti ciò “non significa rinunciare alla tecnologia”, ma “impedirle di controllare l’umanità”. Quella del controllo è sempre stata l’aspirazione e l’intento dei preti, dalla culla alla tomba. Non è gradita la concorrenza.

Quanto alla “catena di sfruttamento deliberatamente nascosta”, attendiamo di conoscere da chi e come viene forgiata questa catena. Loro sono per un “capitalismo inclusivo” (vedi nota 122 della Humanitas). Un’altra illusione riformista che predica la moralizzazione del mercato mantenendo la proprietà privata dei mezzi di produzione. In tal modo, la Chiesa agisce come un “anestetico sociale” che preserva il sistema capitalistico di sfruttamento.

(*) Si tratta sempre della solita muffa e della collaudata truffa per idioti totali. Casi tutti uguali, come quello della cosiddetta “madre Teresa”. Il Vaticano si è avvalso della testimonianza di una donna bengalese, Monica Besra, la quale affermava che un raggio di luce emanato da una fotografia di madre Teresa l’avesse guarita dal suo tumore. Tuttavia, il suo medico ha dichiarato che la paziente non aveva mai avuto il cancro e che la sua cisti tubercolare era scomparsa grazie ai farmaci da lui prescritti.

Vale ancora la pena ricordare che i santi non esistono, e le anime virtuose che si vantano di dedicare la propria vita al servizio degli altri sono fin troppo spesso degli individui perversi? Tempo perso: come diventare santi in vita grazie a un eccellente piano mediatico è il fulcro del magistero ecclesiastico. Nel caso del nostro povero Carlo Acutis, un’anima così pura e così utile alla Chiesa, non si può che rammaricarsi che Dio abbia scelto di lasciarlo morire a 15 anni, a causa di una leucemia fulminante. Una ricompensa davvero singolare.

mercoledì 27 maggio 2026

Più pericoloso del cancro

 

Fa una certa pena vedere un bravuomo come Bersani in difficoltà dalle più che scontate domande di una Gruber. La verità è che nessuno ha uno straccio d’idea di una società anche solo un poco diversa dall’attuale. Né in Italia, né altrove. Per la verità, Bersani può davvero pensare che basti mettersi d’accordo su “quattro cose”? Non è più tempo di “lenzuolate”, né di centro-sinistra, peraltro diviso e in lite su qualunque cosa. Sono finti, sono sfiniti, sono estinti nell’originaria natura.

C’è una causa sistemica a monte di questa crisi, che si trasferisce nelle più varie peculiarità sociali e nelle sue espressioni politiche. Il capitale si preoccupa esclusivamente di ridurre la quota di lavoro retribuito e di appropriarsi del lavoro non retribuito. È un processo ineluttabile e contraddittorio che sta nella testa di ogni capitalista e alla base del modo di produzione capitalistico (*). Come se ne viene a capo? In nessun modo risolutivo. La presa di potere completamente incontrollata da parte del capitale finanziario è la risposta storica del capitalismo stesso al suo sviluppo e alla sua crisi.

Politicamente, i partiti riformisti ne prendono atto e procedono, più nella labilità dei proponimenti elettoriali che nei fatti , in azioni tese a mitigarne alcuni effetti sociali e a guadagnare tempo. Si calcia avanti la lattina finché non passa un camion che schiaccia sia la lattina e sia il calciatore. A ciò sono servite precisamente le politiche “riformistiche”. Il camion è rappresentato dal grande capitale che ritiene finita l’epoca del riformismo e che se ne possa fare a meno.

Questo stallo sostanziale del riformismo, promuove spinte elettorali e politiche di segno contrario. Il fascismo non piove dal cielo. Fatto è, tra l’altro, che non possiamo sapere quale forma specifica assumerà il fascismo nel corso del XXI secolo. Ossia a riguardo della sua integrazione ideologica nella società borghese dell’epoca attuale e di quella nuova che si profila sotto i nostri occhi. Avrà ad ogni modo l’obiettivo principale di garantire e mantenere “condizioni redditizie”.

La questione di come si stia attuando l’infiltrazione fascista nel tessuto sociale è di fondamentale importanza, tuttavia del fascismo possono mutare alcune forme, non la sostanza. Per contro, vedo che restiamo, chi più e chi meno, intrappolati nella descrizione dei fenomeni, quando ciò che invece serve, prima di tutto, è chiarezza sulla sua essenza sociale. Rimaniamo perplessi come un medico che può descrivere nei minimi dettagli i sintomi e la crescita del cancro di un paziente, ma non ha idea della sua effettiva eziologia. Uno sguardo al capitale finanziario odierno dimostra che è palesemente molto più pericoloso di qualsiasi tipo di cancro. Non divora solo i singoli individui. Ha il potenziale per divorare tutti noi.

(*) La spinta allo sviluppo scientifico e tecnologico serve a ridurre la percentuale di lavoro umano nel processo produttivo. Con la riduzione del lavoro umano, la massa del plusvalore estorto può anche aumentare, ma si riduce in rapporto agli investimenti. Pertanto, sulla base di tale tendenza, di tale rapporto tra capitale costante e capitale variabile, si riduce anche il plusvalore per cui i capitalisti competono. Essi cercano di contrastare questa tendenza con un numero sempre maggiore di prodotti e sempre più innovativi. E con una sua sempre più massiccia finanziarizzazione. Ma questo non risolve la crisi del sistema, la sposta nel tempo e l’aggrava, e infine la contraddizione esplode.