Nel XX secolo la piattaforma non è mai stata l’arma in sé. Il carro armato era il mezzo di
lancio per la granata, la nave da guerra un deposito galleggiante per l’artiglieria o i missili,
il sottomarino per i siluri, il caccia un vettore volante per le bombe. Tutto il resto di queste
grandi e costose piattaforme serviva a un unico scopo: trasportare l’armamento fino a che
potesse colpire l’obiettivo. Si vedeva il carro armato, non la granata; il caccia, non la bomba.
Il nuovo carro Leopard 2A8 pesa oltre 60 tonnellate, costa quasi una trentina di milioni di
euro. Un mostro d’acciaio progettato principalmente per sparare munizioni del peso di
diversi chilogrammi. Ogni sistema d’arma deve essere valutato in base alla sua efficacia,
non alla sua mole. Il fattore decisivo è l'energia esplosiva o cinetica. Tutto il resto (corazza,
motore, sensori, equipaggio) è, a rigor di termini, logistica. La sua corazza protegge il suo
motore che spinge un cannone, il quale, utilizzando energia chimica, lancia un proiettile per
centrare un bersaglio. L’arma vera e propria non è il carro, ma il suo armamento.
Un drone FPV (First Person View, ovvero un drone controllato da remoto), utilizzato per
attaccare i carri armati in Ucraina, trasporta una carica esplosiva da uno a tre chilogrammi.
Il drone stesso pesa solo pochi chilogrammi, costa una frazione minima del prezzo di un
carro armato ed è mosso da quattro piccoli motori elettrici. La sua carica esplosiva non è
stata rivoluzionata, ma è cambiato il modo in cui raggiunge il bersaglio. Per dirla semplice:
la granata si è liberata dal suo involucro da 60 tonnellate e non ha più bisogno di un carro
armato.
Perché armi, munizioni ed esplosivi potessero liberarsi dai limiti storici di tali poderose e
costose piattaforme di trasporto e protezione, doveva svilupparsi una tecnologia che ne
potesse ridurre drasticamente le dimensioni, le rendesse più economiche e disponibili in
grandi quantità. Dunque: energia mobile, navigazione, sensori e potenza di calcolo.
Nessuna di queste tecnologie era inizialmente prodotta in serie per uso militare. Tutte hanno
avuto origine nel mercato civile, con prodotti come telefoni cellulari, computer portatili,
auto elettriche o droni per hobbisti. Solo la loro disponibilità su larga scala e la
miniaturizzazione hanno reso possibile un cambiamento fondamentale nel modo di fare la
guerra. In buona sostanza, anche il modo di fare la guerra ha seguito la logica capitalistica:
riduzione dei costi e massimizzazione del risultato.
La prima tecnologia ad essere interessata è quella dell’energia mobile. Un carro armato
Leopard 2A8 trasporta diverse centinaia di litri di gasolio ed è alimentato da un motore da
1.500 cavalli che da solo pesa ben oltre una tonnellata. Questa massa ha un solo scopo:
propellere esplosivi o energia cinetica entro il raggio di tiro. Un drone FPV, invece, ricava
la sua energia da una batteria agli ioni di litio, simile a una piccola batteria per tagliaerba
domestico. Fondamentalmente, fornisce energia sufficiente per diversi minuti di volo in un
formato che può essere trasportato direttamente insieme all’arma. Il sistema di
alimentazione è integrato nell’arma stessa.
L’altro ambito tecnologico interessato a questa rivoluzione è la navigazione. Per decenni, la
navigazione di precisione ha richiesto sistemi inerziali di grandi dimensioni e costosi. I laser ad anello ad alta precisione o i giroscopi a fibra ottica costano ancora somme considerevoli
e si trovano su aerei, navi e carri armati. Al contrario, la rivoluzione degli smartphone ha
dato origine ai sensori MEMS: giroscopi e accelerometri micromeccanici che ora sono
ampiamente disponibili ed economici.
È emersa anche la navigazione satellitare, per la
quale i ricevitori oggi costano solo una minima parte di quanto costavano i sistemi
comparabili agli albori del GPS. Un drone civile come il DJI Mavic 3 pesa meno di un
chilogrammo e naviga simultaneamente utilizzando i sistemi GPS, Galileo e BeiDou. Ciò
che un tempo era riservato alle grandi piattaforme militari ora sta nel palmo di una mano.