L’articolo del New York Times che ho riprodotto ieri, è l’espressione dello squilibrio profondo tra gli interessi dei gruppi dominanti del capitale statunitense. È un articolo che riflette la crisi e la decadenza, relativa, dell’Impero. È l’altra faccia di “Make America Great Again”. Racconta il problema strategico americano da un punto di vista diverso: non è colpa solo di Trump, ma di una discrasia di fondo che va rintracciata nella storia americana, di cui lo sgangherato presidente è il compimento. In forza dei suoi miti sulla provvidenza e sull’eccezionalismo, gli Stati Uniti sono una nazione che si sente autorizzata a fare ciò che vuole ovunque. E ciò non si accorda più con i rapporti di forza in campo e i veri interessi globali del capitale statunitense.
L’articolo, tra le righe, denuncia che non c’è il consenso condiviso dei gruppi chiave e delle frazioni dell’imperialismo americano, dunque c’è la necessità di un riequilibrio. Resta da vedere quale sarà la frazione che riuscirà a imporre la propria linea. L’avventurismo di Trump, espressione di una potente coalizione di interessi, dai gruppi high-tech a quelli delle energie fossili, fino a coinvolgere in modo opportunistico molte delle centrali della finanza, potrebbe trovare nella guerra in Iran il suo redde rationem.
Ancor prima della guerra, Trump non riusciva a capire perché l’Iran non avesse ancora “capitolato”, come rivelato pubblicamente il suo capo negoziatore Steve Witkoff il 22 marzo. Questa alternanza tra imprevedibili e sfrontate dichiarazioni di annientamento e affermazioni apparentemente razionali è ciò che Trump intende per “forzare un accordo”. Se le operazioni di terra contro l’Iran non comportassero il rischio di pesanti perdite tra le truppe statunitensi, il che peggiorerebbe ulteriormente l’immagine di Trump negli Usa, le avrebbe ordinate molto tempo fa.
Trump sembra considerare sempre più seriamente l’ipotesi di schierare truppe di terra. Il Washington Post, come se ne sapesse più di chiunque altro, ha parlato sabato di “operazioni di terra della durata di settimane”, i cui obiettivi non sono ancora chiari. In ogni caso, secondo i leggendari “funzionari” anonimi, non si tratterebbe di un’invasione su vasta scala, bensì di incursioni isolate da parte di una “combinazione di forze speciali e truppe di fanteria convenzionali”.
Ancora una volta è il fattore tempo a scandire la storia e i suoi esiti.
