mercoledì 14 aprile 2021

Si fa presto a dire Homo sapiens ...

 

Tempo di lettura: poco, se appartenete alla “seconda ondata”.

Una questione centrale nello studio dell’evoluzione umana riguarda quando, e ovviamente come e perché, le capacità cognitive umane moderne si siano evolute da quelle dei nostri progenitori. Una nuova ricerca fa luce sui tempi di questo processo. In un articolo appena pubblicato sulla rivista Science, un team internazionale, guidato da Marcia S. Ponce de León dell’Università di Zurigo, ha scoperto che i cervelli umani dall’aspetto moderno appaiono circa 1,7 – 1,5 milioni di anni fa rispetto ai cervelli precedenti e più primitivi dei primi membri del genere Homo .

Fatto non senza importanza, perché i primi membri conosciuti del genere Homo risalgono a un milione di anni prima, a circa 2,8 milioni di anni fa.

martedì 13 aprile 2021

"Non preoccuparti"

 

“Non preoccuparti, non arriverà in Italia. Sono un virologo “.

“Non preoccuparti, i bambini non sono contagiosi, vai a lavorare. Sono un epidemiologo“.

“Non preoccuparti, gli ospedali sono pronti, siamo un’eccellenza. Sono un assessore”.

“Non preoccuparti, abbiamo le mascherine, modello a tre strati. Sono una supercazzola“.

“Non preoccuparti, faremo vaccini, investiremo nella ricerca. Sono un sottosegretario“.

“Non preoccuparti, compreremo vaccini all’estero, tutto pianificato. Sono un presidente di qualcosa“.

“Non preoccuparti, dopo pasqua faremo 500 mila vaccini ogni dì. Sono un generale esperto di logistica “.

Che cosa sto scrivendo? Sto cercando di trovare una spiegazione per tanti errori. Non avevano il manuale per il Covid-19. Pensavano bastasse il paracetamolo.

Quando hanno scoperto che non bastava la pillolina e che non avevano predisposto un cazzo, che mancava tutto, che il sistema sanitario faceva acqua, a quel punto non potevano ingannare mille persone per volta, era necessario ingannarci tutti insieme.

Ogni ora muoiono mediamente 74 persone per cause varie, di ogni età. Quale effetto farebbe questo bollettino sparato tutti i giorni, a tutte le ore, da tv e giornali, intervistando i parenti, imbastendo comizi d’esperti, facendo vedere teorie di bare, con adeguato accompagnamento musicale e altre cose del genere?

Possiamo almeno dire che hanno provato di tutto in termini di comunicazione? E in termini d’intimidazione, minaccia e sanzioni?

Come non bastasse

 

Non c’è solo, per molti paesi, crisi nell’offerta di vaccini. Da mesi si registra una gravissima crisi nelle forniture di microchip. Sono colpiti molti settori industriali, tanto che numerose fabbriche, soprattutto automobilistiche, hanno dovuto ridurre i turni o chiudere per settimane i loro impianti con complessivi danni per decine di miliardi.

Le cause di questa deficienza sono molteplici e sono state elencate in vari articoli giornalistici. Si va dall’aumento della domanda di elettrodomestici, alla difficoltà delle catene di approvvigionamento globali di radunare tutti i componenti necessari per la produzione, fino alla guerra commerciale tra Usa e Cina (*).

Mettiamoci dentro anche l’incendio della fabbrica giapponese di semiconduttori Renesas Electronics Naka, che ha avvertito che potrebbe essere necessario fino a un mese per riavviare la produzione nello stabilimento. Il 66% della sua produzione è destinata all’industria automobilistica e detiene una quota del 30% delle unità del microcontrollore per auto prodotte in tutto il mondo.

A ciò s’è aggiunto che Samsung, ossia uno dei più grandi produttori di smartphone e produttori di semiconduttori, ha chiuso temporaneamente il suo impianto di chip di Austin, in Texas, il 16 febbraio, a causa dalla devastante tempesta invernale che ha messo fuori uso la fornitura di energia elettrica in tutto lo stato. La società prevede un riavvio della produzione a metà aprile.

Tutte cose che possono stare benissimo in capo alle cause immediate della crisi di fornitura dei chip e che prima o poi torneranno alla normalità, così come, dall’altro lato, prima o poi saremo sommersi da una valanga nell’offerta di vaccini. Del resto mi pare sia già stato detto che la nostra società si presenta come una “immane raccolta di merci”.

Come non bastasse, c’è stato anche il blocco del Canale di Suez per il noto incagliamento di una nave, e ciò una volta di più ha messo in luce la realtà dell’economia mondiale e il suo carattere fortemente integrato.

La natura globale della produzione, che ha raggiunto livelli storici inediti sotto ogni punto di vista, dimostra come sia sempre più urgente e necessaria una pianificazione scientifica sistematica dell’attività economica internazionale, almeno per quanto riguarda alcuni settori strategici. Produzione che non può più essere affidata al caso, ad una “mano invisibile” del mercato che prima o poi aggiusta le situazioni di crisi, non senza aver lasciato che si produca prima grave danno.

Purtroppo le divisioni ideologiche e la promozione incessante del nazionalismo continueranno ad orientare il nostro atteggiamento verso i problemi che ci stiamo portando aventi da decenni e che s’aggravano.

Dovremmo invece comprendere a che cosa stiamo andando incontro continuando su questa strada. Gli Usa sono decisi a impedire con ogni mezzo alla Cina, il loro principale concorrente economico, di ottenere qualsiasi vantaggio tecnologico, così come la Cina non è disposta a tirarsi indietro, a rinunciare di giocare un ruolo importante nella contesa internazionale. Per gli Usa e per la Cina tutto diventa questione essenziale, di vita o di morte. Gli Usa sono disposti a rischiare di provocare una guerra, con la Cina che non potrà tirarsi indietro. A provocarla basta poco, anche un casuale incidente e conseguente escalation, e la situazione in tal senso diventa sempre più pericolosamente matura.

L’Europa, dal canto suo, pur essendo il continente economicamente e socialmente più importante e sviluppato, con i propri secolari egoismi e incomprensioni ha dissipato da tempo il suo primato mondiale, e ora litiga anche solo per sedersi su una sedia. Che pena mi fa.

(*) L’amministrazione Biden dovrebbe incontrare i produttori di chip la prossima settimana per discutere “cosa si potrebbe fare” per sopperire alla crisi che deve affrontare l’industria automobilistica. La Casa Bianca ha anche annunciato alla fine di marzo una proposta di sovvenzione di 50 miliardi di dollari per l’industria nazionale dei semiconduttori nel tentativo di una produzione onshore. Tuttavia il finanziamento, anche se approvato, arriverebbe troppo tardi per avere un impatto sulle attuali carenze, e punta a garantire la catena di approvvigionamento degli Stati Uniti a scapito della Cina, la quale a sua volta considera le sue catene di fornitura di semiconduttori vulnerabili e recentemente ha annunciato che avrebbe promulgato agevolazioni fiscali per la sua industria nazionale, consentendo loro di importare macchinari e materie prime esentasse fino al 2030.

In tale quadro di contesa, Taiwan è emersa come il principale punto critico nella campagna degli Stati Uniti contro la Cina, con una propaganda implacabile pompata giorno dopo giorno dai media e dal governo statunitensi. Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, con una quota di mercato dominante del 54%, e United Microelectronics, sempre a Taiwan, non sono gli ultimi fattori di questa campagna.

lunedì 12 aprile 2021

Profilo di un'ameba

 

La copertura mediatica in occasione della morte di Philip, marito di Elizabeth Sassonia- Coburgo-Gotha (Windsor è un cognome totalmente inventato per mascherare l’origine germanica), è stata disgustosa e servile. I media non hanno offerto alcuna visione reale dell’uomo e del suo ruolo, a parte qualche divertita nota biografica sul fatto che fosse un distinto puttaniere.

Un principe balcanico screditato, di nessun merito o distinzione particolare, un individuo irrilevante, cinico, strenuo difensore del proprio privilegio di classe che temeva di perdere.

sabato 10 aprile 2021

Un intreccio infinito

 

“Apri gli occhi: le ragazze ricche non sposano i ragazzi poveri” (F. S. Fitzgerald, Il grande Gatsby).

Di solito le persone che si sposano tra loro appartengono al medesimo ceto sociale, con pochi scostamenti che diventano molto rari man mano che si sale nella scala sociale. Un tempo, questo tipo di “sconfinamenti” rappresentavano uno scandalo nell’ambito dell’aristocrazia. Anche dopo, con il trionfo della borghesia, restarono prevalenti i legami di parentela all’interno dello stesso milieu sociale delle professioni e del denaro, come provano le autobiografie di questo tipo di umanità, molte delle quali sono letture intriganti e alcune semplicemente fantastiche.

Di autobiografie davvero interessanti non se ne scrivono più come un tempo, convinti che le nostre vite resteranno quali sono per sempre, per quanto gli avvenimenti presenti rappresentino già una variante di tono.

*

Stavo scalfendo con un ice pick l’Operazione Sunrise, quando m’imbatto in un certo Gero von Schulze-Gaevernitz, un cognome già sentito. Invece il nome di Gero mi era sconosciuto.

Gero, di origine tedesca e naturalizzato americano, era figlio di Gerhart (la cui madre proveniva da una famiglia imprenditoriale ebrea), noto professore e rappresentante di spicco della scuola d’economia liberale di Friburgo, che aveva partecipato alla redazione della Costituzione di Weimar.

Allen Dulles è noto a tutti. Era figlio di John Watson, politico e generale, e fratello del Segretario di Stato del presidente Eisenhower, John Foster Dulles. Suo zio, Robert Lansing, fu segretario di Stato di Thomas Woodrow Wilson. Allen Dulles era tra l’altro cugino di David Rockefeller, banchiere, uno dei fondatori del gruppo Bilderberg e della Commissione Trilaterale.

Allen Dulles dal 1916 al 1926 fece parte del corpo diplomatico. Il 7 luglio 1916 fu assegnato all’ambasciata di Vienna. Il 7 aprile 1917, quando gli Stati Uniti dichiararono guerra all’Impero austro-ungarico, la delegazione americana trasferì la propria attività diplomatica a Berna. E anche le proprie operazioni di spionaggio, delle quali ebbe cura Allen.

Alcuni lustri dopo questi avvenimenti, Gero von Schulze-Gaevernitz, diventato americano, fissò la propria residenza a Berna. Divenne poi un collaboratore di primo piano di Allen Dulles per l’Europa. Gero e Allen, nel 1944-45, furono protagonisti delle trattative per la resa delle forze armate naziste. L’Operazione Sunrise, appunto.

Gero, nel 1939, aveva rilevato l’amministrazione dei beni di Edmund Stinnes, industriale e finanziere, che aveva sposato Margianna, sorella di Gero. Edmund durante il conflitto aveva preferito risiedere in Inghilterra.

Le trattative con i nazisti ebbero luogo nella residenza di Edmund Stinnes, sul Lago Maggiore, ad Ascona, in Svizzera (*).

Edmund era figlio del più noto Hugo Stinnes, un industriale minerario e politico tedesco di grande rilievo, che trasse grandi profitti dall’inflazione del primo dopoguerra, tanto che è ricordato come il re dell’inflazione. Aveva sposato Cläre Stinnes , nata Wagenknecht (1872-1973), figlia di un importante commerciante tedesco per anni attivo in America Latina.

Questa però è un’altra storia, che si salda con quella della casata dei Krupp, che meriterebbe di essere raccontata se il post non fosse già abbastanza lungo.

(*) Vi furono contatti con il generale delle truppe corazzate, conte Schwerin, che in seguito divenne il primo consigliere militare del cancelliere Adenauer. Con specifico riferimento all’Italia, i primi passi in tal senso furono avviati alla fine del 1944 dal console tedesco a Lugano, il barone von Neurath, figlio dell’ex ministro degli esteri del Reich. Anche il capo di stato maggiore generale delle truppe corazzate, Röttiger, fu parte delle trattative e dodici anni dopo fu primo ispettore della Bundeswehr. Le intese proseguirono con il gen. Wolff, con la partecipazione di due generali alleati, tra cui Lemnitzer, il futuro comandante in capo della NATO. Alla fine si giunse alla resa delle truppe germaniche, che s’arresero senza combattere, cosa che consentì a Wolff di sfuggire ai tribunali.

Schulze-Gaevernitz e Dulles pubblicarono un libro: Unternehmen “Sunrise“. Die geheime Geschichte des Kriegsendes in Italien, Düsseldorf 1967.

venerdì 9 aprile 2021

Vaccino antiCovid-19 ed eventuali complicanze

 

Mercoledì il comitato consultivo dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha concluso che esiste un collegamento tra il vaccino Covid-19 di AstraZeneca e un disturbo della coagulazione del sangue: la trombosi del seno venoso cerebrale (CVST), coaguli di sangue che si verificano nelle vene che drenano il sangue dal cervello e trombosi venosa splancnica (SVT), coaguli di sangue che si sviluppano nelle vene del fegato, della milza o dell’intestino, accompagnati da una diminuzione della conta piastrinica. Le piastrine sono un componente del sangue essenziale la cui funzione è quella di reagire alle lesioni dei vasi sanguigni e al sanguinamento avviando la formazione di un coagulo di sangue (*).

L’EMA ha esaminato 62 casi di CVST e 24 casi di SVT, di cui 18 hanno portato alla morte (22%). Le statistiche sono state ottenute dal database sulla sicurezza dei farmaci dellUnione europea. Questi casi si sono verificati tra 25 milioni di persone che avevano ricevuto il vaccino AstraZeneca (0,0003%). La maggior parte si è verificata nelle donne entro due settimane dalla prima iniezione (fatto che, nel mio piccolo, avevo descritto già tre settimane fa). La sorveglianza dell’Unione Europea aveva ricevuto 169 segnalazioni di CVST e 53 segnalazioni di SVT tra 34 milioni di individui vaccinati (0,00065%).

Finora sono state somministrate globalmente 200 milioni di dosi del vaccino AstraZeneca su un totale di 710 milioni di dosi di vaccino antiCovid-19.

Nello stesso momento della conferenza stampa dell’EMA sul vaccino di AstraZeneca, la Medicines and Healthcare Products Regulatory Agency (MHRA), l’autorità di regolamentazione sanitaria del Regno Unito, ha annunciato che la loro revisione della scorsa settimana aveva rilevato 79 casi di gravi complicanze della coagulazione del sangue su 20 milioni di dosi di vaccini somministrati (0,0004%). I regolatori hanno affermato che 19 pazienti erano morti giorni dopo essere stati inoculati (0,000095%). Resta ancora molto da indagare per determinare l’esatta eziologia di questo evento avverso, ma hanno ipotizzato che sia molto probabilmente correlato alla reazione del sistema immunitario.

La presidente del Comitato per la valutazione dei rischi per la farmacovigilanza (PRAC) dell’EMA, la dottoressa Sabine Straus, ha dichiarato “che il beneficio del vaccino AstraZeneca è molto maggiore dei rischi. Inoltre, non ci sono prove di un problema di qualità con un particolare lotto di vaccino”. Ha aggiunto: “il vaccino è efficace nel ridurre i rischio di Covid-19, ma a sua volta causa un aumento del rischio di coaguli nel sangue”, stimati nella frequenza di circa uno su 100.000 (**).

Considerazione: posto che una relazione causale tra il vaccino e l’insorgenza di coaguli di sangue con diminuzione della conta piastrinica è considerata plausibile, e che tali complicanze sono maggiori nelle persone giovani che hanno un rischio di morte inferiore con Covid-19 rispetto agli anziani, è opportuno che le persone giovani, specie se donne, ricevano la somministrazione di Pfizer o Moderna, anche se non si hanno notizie precise in merito a possibili effetti collaterali con questi altri due vaccini.

(*) La teoria dominante su questo raro evento di coagulazione del sangue sostiene che assomiglia a una condizione nota come trombocitopenia indotta da eparina (HIT) ma causata da una reazione immunitaria indotta dal vaccino. L’eparina è un farmaco usato per prevenire o trattare i coaguli di sangue. In rari casi, il farmaco può indurre il sistema immunitario a formare anticorpi contro di esso quando si lega a una proteina chiamata fattore piastrinico 4 (PF4). Questi anticorpi si legano alle piastrine, attivandole, ciò che avvia la formazione di coaguli di sangue aberranti. Allo stesso tempo, il numero delle piastrine diminuisce, causando trombocitopenia.

(**) Mancanza di respiro, dolori al petto, gonfiore alle gambe, dolore addominale persistente, forti mal di testa o visione offuscata o minuscole macchie di sangue sotto la pelle nel sito di iniezione, che si verificano da quattro a 20 giorni dopo la vaccinazione. Consultare immediatamente un medico (meglio: il pronto soccorso per un test di coagulazione) per determinare se si sta sviluppando una complicanza così rara. Sebbene ci siano stati decessi associati a questi rari eventi di coaguli di sangue, la reazione è curabile.


giovedì 8 aprile 2021

Il sistema multinazionale dell'evasione fiscale

 

La media Ocse dell’imposta sugli utili societari è del 23,85%. Nel 1980 era del 40 per cento. Le giurisdizioni che attualmente applicano l’aliquota zero risultano essere: Emirati Arabi

Uniti, Bahamas, Bermuda, Isola di Man, Jersey e Guernsey, zero.

Ma vi sono anche giurisdizioni e paesi europei che applicano aliquote fiscali tra lo zero e il 12,5% sugli utili delle società: Ungheria, 9. Gibilterra, 10. Cipro, Irlanda e Liechtenstein, 12,5%.

E la famosa Olanda? Ufficialmente ha un’aliquota del 25% alla quale però può corrispondere un’aliquota effettiva dello 0,3%, vale a dire il 99% in meno.

Non per caso nel centro di Amsterdam, negli uffici di un’azienda specializzata nella domiciliazione di società, hanno sede quasi tremila imprese e transitano 5.000.000.000.000 di euro l’anno. Da Google a Uber, da eBay ai Rolling Stones, Fca ed Exor, la cassaforte di Casa Agnelli, e di recente pure Mediaforeurope, la nuova Mediaset europea che ha sede legale ad Amsterdam pur continuando a mantenere quelle fiscali di Mediaset e della controllante Fininvest in Italia.

Questo dato la dice lunga sull’omologazione del personale politico agli interessi del grande capitale, sul diuturno lavoro degli strateghi ideologici del nostro tempo.

Contro questi paesi è puntato ora il ditino innocente del segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Janet Yellen. Questo perché Biden ha bisogno di soldi per finanziare il suo piano di “rilancio” da 2.300 miliardi. Pertanto è necessario sterilizzare la concorrenza fiscale di un gruppo di paesi che attraggono le società americane in cambio d’imposte nulle o molto basse.

Scrive il Sole 24 ore, oggi a pagina 5, che negli Stati Uniti le imposte sulle società dovrebbero passare dal 21 al 28%.

Ciò che non viene ricordato è il fatto che grazie ai tagli fiscali inclusi nel salvataggio del CARES Act e ai tagli fiscali di Trump nel 2017, 55 delle più grandi società americane non hanno pagato alcuna imposta federale sul reddito nel 2020, e la maggior parte ha ricevuto sconti. Nel complesso, queste società hanno ricevuto 3,5 miliardi di dollari di sconti fiscali dal governo degli Stati Uniti.

Quanto alla UE, seguirà i desiderata del capobranco, anche se malvolentieri. Dico malvolentieri perché fino ad oggi l’Europa non ha fatto nulla da questo punto di vista (vedi p. e. le Internet company). La UE non è fallita solo sui vaccini, è fallita un po’ su tutto e purtroppo a pagarne le conseguenze sono e saranno le fasce sociali più deboli. Per la felicità dei soliti idioti che sventolano la propria bandiera sul campanile.

Ad ogni modo non succederà nulla di traumatico per le multinazionali dell’evasione, si tratta solo di raggranellare qualche spicciolo e fare scena. Di ciò si può stare certi.

mercoledì 7 aprile 2021

Forbes: la classifica dell'espropriazione

 



Non ho nulla di personale contro i miliardari, i ricchi e i super ricchi in generale. Fanno semplicemente il loro mestiere, ossia quello che gli è consentito di fare: incrementare i profitti e accumulare denaro. Discorso diverso per quelli che glielo lasciano fare, per quelli che benedicono questo sistema economico sostenendo che ad esso non c’è alternativa potabile. E mentre lo dicono agitano lo spauracchio del cosiddetto “comunismo”. Se le ombre di Stalin e Mao non incutono più timore, di scorta ci sono Putin e Xi Jinping.

Il patrimonio privato dei miliardari del mondo è esploso di oltre il 60% lo scorso anno, da 8.000 miliardi di dollari a 13.100 miliardi, secondo l’annuale classifica dei miliardari globali della rivista Forbes, pubblicata ieri.

Il numero di miliardari nel mondo è cresciuto da 660 a 2.775, il più grande numero totale e il più elevato aumento annuo mai registrato. Ogni 17 ore viene coniato un nuovo miliardario. Di questo passo diventeremo tutti miliardari in qualche milione d’anni e vivremo felici e contenti. È noto che a tutto il resto ci penseranno i robot e l’intelligenza artificiale.

Qualche articolo di stampa si prende la briga di chiedersi come abbia potuto Zuckerberg “guadagnare” 50 miliardi e Elon Musk 130 miliardi lo scorso anno. Guadagnare? Il termine stesso è un’assurdità. Non si può “guadagnare” una cifra equivalente al prodotto interno lordo di un paese di medie dimensioni.

Si può parlare di esproprio della ricchezza socialmente prodotta, non di “guadagno”. Questo esproprio è il risultato di determinate politiche economiche volte a garantire la costante ascesa del mercato azionario attraverso una combinazione di stimoli monetari (l’indice S&P 500 è quasi raddoppiato dal suo minimo a marzo 2020) e l’offerta di manodopera a basso costo da sfruttare.

Queste politiche hanno lo scopo dichiarato di espandere la ricchezza dell’oligarchia del denaro, ossia della classe capitalistica.

Quando i mercati globali sono entrati in caduta libera nel marzo del 2020, i governi e le banche centrali degli Stati Uniti, della Ue e di tutto il mondo, sono intervenuti con migliaia di miliardi per acquistare i crediti inesigibili delle banche e delle società e sostenere i mercati. Tutto ciò mentre centinaia di milioni di persone hanno perso o perderanno il lavoro e vedono ridurre o svanire i loro redditi.

In altri termini, i governi e le banche centrali hanno provveduto a una massiccia creazione di nuovo debito pubblico, il cui controvalore è stato trasferito, dal meccanismo dei mercati, nelle fortune private dell’oligarchia finanziaria.

Non so che altro debba succedere perché questa follia diventi il tema centrale del dibattito pubblico. Ah già, dimenticavo, quel dibattito è sotto il controllo dei proprietari dei mezzi di comunicazione, ossia dei padroni del mondo. Molti dei loro tirapiedi, volontari e no, il lavoro d’intossicazione sui social lo fanno gratis o quasi.