È difficile non rischiare il ridicolo sostenendo che in Europa (e non solo negli Stati Uniti o in Israele) governa il fascismo. E questo prima che Alternativa per la Germania vinca le elezioni, prima che una Le Pen sieda all’Eliseo, e del resto un La Russia è solo un patetico nostalgico e Vannacci una caricatura del fascismo d’antan. Tutto vero. Del resto, io posso scrivere in questo blog ciò che voglio o quasi, a conferma della vigente ampia libertà di parola.
Beh, la penso in modo diverso. Anche se i codici del nostro tempo sono altri, non trovo parola migliore di “fascismo” per definire il totalitarismo al quale siamo sottoposti. Il totalitarismo, per esempio, che ci insegna la paura. Il totalitarismo che vuole far diventare l’Europa una potenza militare mondiale sotto la guida tedesca. Il totalitarismo degli azionisti la cui avidità di profitto può essere soddisfatta solo da una grande guerra.
Il fascismo europeo – del quale a livello politico fanno parte non solo i partiti di destra (va da sé), ma anche l’ala “riformatrice” variamente socialdemocratica e liberale – è il rappresentante dei più corposi interessi industriali e finanziari nazionali e cosmopoliti (*).
Trova il suo zoccolo duro elettorale nella borghesia benestante e in quel ceto medio, imbottito di G5 e febbrili salotti televisivi, che vive con angoscia sia le trasformazioni indotte dall’innovazione tecnologica e sia le problematiche innescate dalla massiccia immigrazione, salvo la badante per la nonna e l’ultimo i-Phone.
A queste zoccole sociali non interessa che i rendimenti obbligazionari aumentino (e dunque salgano gli interessi sul debito pubblico) a causa delle guerre e dei prestiti contratti dai governi per finanziare guerre e riarmo. Anzi, troveranno modo di esserne soddisfatti per cedole semestrali più cospicue.
Pertanto, la questione odierna del fascismo europeo non si presenta come una questione di colore politico e di orientamento ideologico (sostanzialmente piatto e uniforme), ma come la questione della dittatura di un sistema che non può più garantire la facciata della democrazia liberale. Posto che ormai non esiste da tempo una reale opposizione politica nei Paesi europei, tantomeno una prospettiva di un’insurrezione armata delle masse popolari, il potere (quello reale) che governa la UE ha deciso che può fare ciò che vuole.
E tra questo “ciò che vuole” rientra il fatto di ritenere la guerra con la Russia (o con la Cina o anche con Marte) possibile e vincente. Non appena saranno armati a sufficienza e alla Casa Bianca ci sarà un demente disposto a dar loro retta. La Russia non oserà attaccare un paese della Nato, dunque l’Europa fascista ritiene di poter portare alle estreme conseguenze le sue provocazioni contro di essa.
L’Europa reazionaria e fascista in trent’anni, nel Novecento, ha provocato due guerre mondiali. L’Europa reazionaria e fascista di oggi non si farà scrupolo di provocarne una terza. È gente naturalmente cinica, che pensa in questi termini: chi mai si sognerebbe di condannare l’umanità alla sua fine durante una serata tra gente dell’alta società?
(*) Sembra una frase retorica priva di contenuti, in realtà non lo è. Che qualche centinaio di imprenditori e tecnocrati si ritrovino a Cernobbio o alcune migliaia di essi sfilano per l’università estiva del Médef, la principale federazione padronale francese, fingendo interesse per la politica, non deve sorprendere. Fa parte del gioco sociale e mediatico.
Si pensi a dei colossi come ENI o Leonardo (partecipati dallo Stato), quindi alle grandi banche e assicurazioni (detentrici di una grossa fetta del debito pubblico); quindi si pensi ai colossi della difesa, del credito, dell’energia e del lusso in Francia, a quelli bancari, assicurativi, motoristici, delle telecomunicazioni, della chimica e tecnologia medica in Germania, solo per dire. Ebbene, questi conglomerati di potere economico e finanziario non toccherebbero palla nel gioco politico e geopolitico nazionale ed europeo?



