sabato 19 settembre 2026

Mi chiedo

 

Se la sospensione del pagamento del bollo auto fosse stata estesa a tutte le auto, comprese quelle di grossa cilindrata, ci sarebbe stata ‘sta canea di rigoristi al grido ma dove troveranno i soldi?

Se Renzi avesse replicato a Meloni, che gli rinfacciava di realizzare e non solo di annunciare, di aver tolto completamente la tassa sulle imbarcazioni e gli yacht, non avrebbe perso un solo voto dei suoi e per una volta avrebbe detto la verità.

Se Elly Schlein, invece di abitare in centro a Roma con una squadra di colf, abitasse a Torpignattara, ci romperebbe tanto, alla sua maniera, sulla questione immigrazione?

Hanno bisogno di immigrati soprattutto i padroni, per poter pagare salari da fame in nome del libero mercato e della competizione.

Il nuovo status symbol: Rolex da polso a benzina.

venerdì 18 settembre 2026

Cambiamento d’epoca

 

Novant’anni fa, scorgendo la tempesta all’orizzonte, Daniel Guérin scrisse che era giunto il tempo di decidere. Di qua, le politiche di riarmo autoritarie che favorivano i grandi gruppi capitalistici; di là, la possibilità di una radicale rottura socialista: “Quelli che vogliono vivere, hanno fatto la loro scelta.”

Anche la segretaria del Partito democratico ha fatto la sua scelta. Ha scritto a Meloni dicendo che il suo partito è pronto a strategie comuni a riguardo del cambiamento politico, istituzionale e culturale che accompagna il riarmo nazionale ed europeo. Anzi, no, le ha scritto che il suo partito è pronto a strategie comuni sul clima e l’energia.

Togliere le sanzioni alla Russia e all’Iran o continuare a importare gas dagli Usa? Scelte difficili. Restiamo in trepidante attesa delle decisioni.

giovedì 17 settembre 2026

Per doverosa informazione

 

La sospensione del tributo regionale sul possesso di moto e di auto di piccola e media cilindrata è stata accolta dai ligi rigoristi annidati a frotte nel centrosinistra al grido di: si tratta di una mancia elettorale. Ben gradita agli elettori e non elettori con salari medio-bassi e anche da quelli dai patrimoni cospicui. È un’antica tradizione quella delle mance elettorali, che può essere rintracciata fin dall’antica Roma, ma che ha nel centro-sinistra degli straordinari prosecutori.

Non si vede perché chi ha un’auto, magari solo per recarsi al lavoro, debba pagare la tassa di possesso, tassa che invece non grava sui natanti e le imbarcazioni da diporto. Il governo Letta, nel 2013, aveva già esentato le imbarcazioni fino a 14 metri di lunghezza, mantenendo e rimodulando il tributo per le fasce superiori. Con il comma 366 dell'articolo 1 della Legge n. 208/2015, il governo Renzi ha eliminato il prelievo anche per le imbarcazioni (fino a 24 metri) e le navi (oltre i 24 metri), azzerando definitivamente la tassa per l’intero settore nautico a partire dal 1° gennaio 2016 (*).

Inoltre, nessuna unità da diporto sotto i 14 metri ha l’obbligo di iscrizione all’Archivio Telematico Centrale delle Unità da Diporto. In tal modo si risparmiano le relative imposte di registro e i bolli previsti per il rilascio della licenza di navigazione, che comunque ammontano a poche decine di euro.

Basta un giretto nella miriade di porti e porticcioli per farsi un’idea di quanti sono i natanti, le imbarcazioni e le navi. Come scrivevo nel post precedente, siamo un paese di benestanti che si nutre di pozze di povertà.

(*) Renzi, sapendo di avere la coda di paglia, ha definito una buona idea quella di sospendere il bollo auto.

L ’apice

 

Un sistema sociale “moderno” ha bisogno di due cose per rimanere politicamente e ideologicamente egemone: o un governo basato sulla coercizione, o un governo basato sul consenso. Tutti conoscono il governo basato sulla coercizione, esercitata dalla polizia, dalla magistratura e dagli altri apparati dello Stato. Non si conoscono governi più stabili di quelli coercitivi.

Quanto al governo basato sul consenso, esso s’instaura quando i governati accettano volontariamente l’ordine sociale, ossia l’ideologia della conservazione. Un’élite sociale governa in modo particolarmente efficace quando esercita una leadership culturale e morale, quando le sue concezioni di società, moralità, politica e di ciò che è “normale” sono così diffuse da apparire come senso comune, generando così consenso per l’ordine costituito.

In questo contesto, il consenso non è necessariamente un consenso consapevole. Piuttosto, si riferisce al fatto che certe idee diventano così ovvie da essere raramente messe in discussione, trasferendosi nella coscienza individuale al punto da apparire come fatti naturali. Fatto che veniva posto in luce già più di 150 anni fa da Marx (*).

Il modo in cui le persone devono rapportarsi alla società, l’interiorizzazione dei programmi di comportamento, ci viene insegnato in famiglia, a scuola, nell’uso del linguaggio, nell’atteggiamento, nella letteratura, nei media, nella religione, nella filosofia, nell’arte e nella scienza. Non è qualche cosa di astratto, di indefinito, ma di maledettamente concreto.

Per esempio: il sistema educativo delle società capitaliste è sempre stato concepito per perpetuare la disuguaglianza e garantire che i futuri lavoratori salariati trovino il posto che spetta loro nel mercato del lavoro. In altre parole, le disparità educative sono già previste, anzi, istituzionalmente garantite. E tutto ciò deve apparire ai più come un fatto normale.

Altro esempio: consideriamo normale questo benessere prolungato e infondato che si nutre di pozze di povertà. Ancora: far passare per sviluppo e progresso la sottomissione reale del lavoro e la sussunzione della tecnica al capitale, quando in realtà si tratta di un processo storico in cui il capitale ha occupato e piegato ai suoi bisogni ogni interstizio della formazione sociale.

E ciò significa profonda modificazione qualitativa, rivoluzione capitalistica dei bisogni, dei gusti, della mentalità, della morale, in una parola della coscienza. E produzione degli apparati, degli strumenti necessari allo scopo.

La distorsione intellettuale, la distruzione di memoria, e la mancanza di consapevolezza della realtà sociale effettiva non è un fatto casuale, ma il prodotto di un certo lavoro, discreto, subliminale ed efficace. Disabituare a pensare con la propria testa è un’attività della quale si occupa un’intera schiera di addetti più o meno specializzati, più o meno consapevoli del proprio ruolo. Disabituare a pensare significa disabituare al dubbio, alla critica, ad una visione alternativa delle cose, ad un modo diverso e possibile d’impiegare le risorse naturali, umane e tecniche.

Si corteggiano innanzitutto le menti dei più giovani, rinchiusi in gabbie semiotiche, in un perfido gioco degli specchi, saturandoli con un’irradiazione sistematica e martellante di input multimediali, producendo scissione con la realtà e declino intellettuale che li conduce all’apice dell’imbecillità.

Anche i comportamenti “trasgressivi” hanno perso qualunque carica antagonistica per assumere una regressione soggettiva che si accorda con le forme dominanti dell’ideologia e della spettacolarizzazione. La devianza, la cosiddetta follia, non è affatto una malattia individuale, ma una condizione sociale normale: è la somatizzazione, secondo specificazioni di classe, di stato, di gruppo, dei rapporti sociali in atto (**).

E mai come oggi, nella nuova Babilonia, sovviene l’impiego della tecnologia, dei dispositivi “intelligenti”; macchine che simulano di pensare al nostro posto: in realtà dispositivi codificanti. Ma sarebbe sbagliato attribuire lo stato delle cose presenti, la creazione di individui come figure di feticci compatibili, al determinismo tecnologico (“colpa” della macchina, del dispositivo, dell’applicazione, ecc.). È questa una troppo comoda chiave di lettura (***).

La schiavitù si compie e si riproduce ad un livello qualitativo superiore: come dominio totale del capitale sulla coscienza, come produzione consapevole ed organizzata di alienazione totale. La “normalità” diventa in tal modo il dramma dell’esecuzione automatica, inconscia, stabilita della programmazione. Se ciò ha effetti deleteri sugli adulti, sui più giovani ha effetti devastanti e in prospettiva tragici per l’intera società.

(*) «Non basta che le condizioni di lavoro si presentino come capitale a un polo e che dall’altro polo si presentino uomini che non hanno altro da vendere che la propria forza- lavoro. E non basta neppure costringere questi uomini a vendersi volontariamente. Man mano che la produzione capitalistica procede, si sviluppa una classe operaia che per educazione, tradizione, abitudine, riconosce come leggi naturali ovvie le esigenze di quel modo di produzione» (Il Capitale, I, VII, 3).

(**) Secondo uno studio recente pubblicato su The Lancet, in Cina un cittadino su sette soffre di problemi di salute mentale. E in occidente? Sarebbe una stima altrettanto prudente.

(***) La “colpa” non è del cellulare in mano al bambino, che in tal modo si distrae con i giochini (che non sono innocui) e non rompe i coglioni agli adulti (la stessa cosa accadeva con i cartoon in tv, le telenovele per gli anziani, le serie per tutti, ecc.). Del resto, il bambino non fa che imitare gli adulti. Bambino e adulto non dialogano più tra di loro, o i bambini tra loro, o gli adulti tra loro, ma dialogano con la macchina: una follia!

mercoledì 16 settembre 2026

Guardiamoci intorno

 

Dopo la sconfitta del 1918, la moneta tedesca, il Reichmark, aveva perso valore nei confronti delle valute occidentali. L’inflazione raggiunse il culmine nel caos del 1923-24. Le cause per le quali la tempesta inflazionistica si trasformò in uragano iperinflazionistico, furono diverse, quali la necessità di pagare delle grandi riparazioni e di ricostruire una struttura industriale decimata.

Ma le premesse inflazionistiche possono essere rintracciate già nelle decisioni politiche del 1914: la sospensione dell’obbligo di convertire la cartamoneta in oro e l’emissione di obbligazioni di guerra e titoli di stato a breve termine per finanziare la guerra, anziché farlo attraverso le imposte, che in tal caso avrebbero colpito anche la borghesia e l’aristocrazia. Insomma, una situazione che ricorda molto la vicenda degli “assegnati” durante la Rivoluzione francese.

La risposta del governo tedesco fu quella di stampare moneta in modo che i padroni potessero pagare gli operai e le aziende potessero saldare i loro fornitori. L’emissione di cartamoneta, senza essere in grado di assicurare che questa corrispondesse a un valore di scambio effettivo, scatenò l’inflazione. Il fenomeno faceva aumentare drasticamente il prezzo delle importazioni innescando ulteriore inflazione. Un engrenage.

Ma il fattore decisivo fu un altro: il debito estero tedesco nel 1918 ammontava alla cifra astronomica di 154 miliardi di marchi. Il deprezzamento del Reichmark sul dollaro e le altre valute fu l’indicatore quotidiano della tragedia tedesca. L’effetto della svalutazione fu quello di vedere tale debito denominato in valuta estera. (*).

Da qui in poi vi furono diversi interventi deflazionistici, con licenziamenti di massa, specie nella pubblica amministrazione (tra il 1° ottobre 1923 e il 31 marzo del 1924 il governo tedesco licenziò 397.000 impiegati), riduzione di stipendi e salari, tagli alla spesa pubblica e incremento della pressione fiscale. Negli anni seguenti, il proletariato tedesco e la piccola borghesia scoprirono che se lo spauracchio dell’inflazione metteva paura, la deflazione poteva essere anche peggiore (**).

Per le solite dinamiche che riguardano il denaro e la speculazione, vi fu chi da tale situazione inflazionistica ebbe a guadagnare molto e chi invece perse tutto o quasi. Il valore nominale delle proprietà tedesche si moltiplicava di giorno in giorno, e poi di ora in ora, mentre il valore effettivo del marco scivolava sempre più in basso. Gli speculatori prendevano a prestito il denaro all’estero e con i dollari, le sterline e i franchi acquistavano case, fabbriche e tutte le aziende che riuscivano ad arraffare (***).

Nella Germania degli anni Venti, mentre gli speculatori si arricchivano smisuratamente, la classe media e finanche una frazione della borghesia diventavano sempre più povere. I loro conti in banca perdevano sempre più valore con il passare del tempo. Con i risparmi di una vita, alla fine non si riusciva più a pagare l’affitto di un mese. Il costo di un pasto poteva raddoppiare mentre lo si stava consumando. La spina dorsale della società tedesca era finita sul lastrico.

Non deve dunque sorprendere, al contrario, che Hitler e il generale Ludendorff nel 1923 tentassero un Putsch a Monaco. Che però fallì dopo qualche colpo di fucile. E però dieci anni dopo, quello stesso individuo con i baffetti alla Chaplin, divenne padrone assoluto della Germania e quasi riuscì nella conquista di mezzo mondo.

Sono le situazioni oggettive a determinare le azioni umane, indipendentemente dalle nostre volontà, oppure sono queste ultime a determinare gli eventi? In tale domanda noi troviamo un nesso logico, ma non dialettico. La logica formale è un sistema di banalità e pleonasmi (****). Invece la logica dialettica è una logica che non sviluppa dalla mente: è la logica che riposa nelle cose stesse, che possiamo scoprire sono nelle cose, nella realtà, non nella nostra mente.

Il caso Hitler, così come altri casi analoghi, dimostra come molte persone non vogliano farsi una ragione sul fatto che lo stesso contenuto può apparire in diverse forme, come per esempio nei totalitarismi, e nella stessa forma possono trovarsi molti contenuti, come nelle democrazie. La contraddizione tra forma e contenuto può far sì che il contenuto spezzi la forma. Rivoluzioni e grandi sconvolgimenti derivano dalla contraddizione di forma e contenuto. Il contenuto spezza la forma e assume una forma nuova. Vi sono anche ovviamente forme che non hanno più contenuto, si chiamano fossili. Guardiamoci intorno.

(*) La nostra moneta nazionale è stata sostituita da un’altra valuta, conseguentemente anche l’enorme debito italiano è stato denominato in quella nuova valuta. Una valuta forte, l’euro, non gestita in Italia. Un Paese che non ha più il controllo sulla propria valuta, non ha più il controllo su nulla.

(**) Bisogna anche tener conto che spesso il credito è psicologico e non necessariamente razionale. Se fosse razionale, ossia basato sul sottostante valore dell’oro o di altro equivalente di garanzia, il sistema capitalistico sarebbe finito da un pezzo.

Ogni nazione che stampa del denaro senza poter corrispondere il valore promesso dalle banconote, causa la perdita di valore della propria moneta e la rende gonfia come una mongolfiera (la parola inglese inflation, che ha dato l’italiano inflazione, deriva dal verbo to inflate, che significa gonfiare).

Ma anche questo non è sempre vero: per esempio gli Stati Uniti vivono di un credito quasi illimitato poiché il dollaro funge da mediatore universale degli scambi, anche se non è convertibile in oro dal 1971. Se il dollaro perdesse tale funzione, gli Stati Uniti cesserebbero di essere una federazione e sarebbero percorsi da una guerra civile ben più cruda di quella di Seccessione. A Washington e a Wall Street lo sanno bene.

(***) In scala molto più contenuta è quello che successe in Italia negli anni Novanta e poi anche in seguito ad opera di predatori nazionali e stranieri.

(****) Mi riferisco alla logica formale nella sua forma corrente, ossia catechistica, che va distinta dalla logica formale come dottrina del pensiero e delle sue leggi. Lo preciso a scanso di obiezioni catechistiche.