venerdì 16 ottobre 2026

E noi paghiamo

 

Forza, tirate fuori i soldi, la guerra deve continuare. Lo ha detto Volodymyr Zelensky oggi al vertice UE di Bruxelles. Quando Zelensky è entrato questa mattina nella sala negoziale al vertice UE, proveniva da Londra, dove a quanto pare ieri si era assicurato l’appoggio britannico per il suo rifiuto di cessare gli attacchi alle raffinerie russe. Zelenskyy si è lamentato di un previsto nuovo deficit di bilancio di entità non specificata per il prossimo anno, che l’UE, ossia i relativi contribuenti, dovrebbe coprire.

Ciò vuol dire implicitamente che, visti i problemi di finanziamento degli aiuti all’Ucraina, Bruxelles ha probabilmente deciso di erogare quest’anno una quota maggiore del prestito di 90 miliardi di euro destinato a Kiev, originariamente previsto per due anni.

È pur vero che nell’immediato Zelensky non ha ricevuto promesse concrete, ma solo parole d’incoraggiamento, ad esempio dal presidente del Consiglio europeo António Costa: “Può contare su di noi, non solo per il suo sostegno in guerra, ma anche per il suo futuro come membro dell’Unione europea”. Zelenskyj ha ricambiato il complimento affermando che i capi di Stato e di governo dell’UE erano “veri leader”.

Solo lievi critiche sono giunte dal cancelliere austriaco Christian Stocker, il quale ha chiesto “maggiore trasparenza” riguardo al deficit in costante aumento. Il governo tedesco non è esplicitamente interessato a questo, tanto che a suo tempo è stato dichiarato che tale trasparenza era auspicabile, ma solo nella misura in cui non compromettesse “le capacità di difesa dell’Ucraina”. In altre parole: rubare per lo sforzo bellico è lecito.

Molti “opinionisti” fanno finta di non sapere che quando uno Stato (in questo caso gli Stati della NATO) fornisce aiuti in armi e finanziamenti a uno Stato in guerra, senza partecipare direttamente alle ostilità con le proprie truppe, non può dirsi “neutrale” e dunque è esso stesso uno Stato co-belligerante, tantopiù se fornisce informazioni di intelligence tattica in tempo reale finalizzate a colpire specifici bersagli o pianificare congiuntamente le operazioni militari sul campo.

Pertanto, anche quando si parla di minaccia russa nei riguardi dei Paesi della NATO, è necessario considerare che la Russia, quantunque come Stato aggredente, ha diritto, dal punto di vista legale, di colpire i convogli di armi una volta che questi entrano nel territorio del conflitto o persino in transito negli spazi internazionali (normata dal Diritto Internazionale Umanitario; il principio cardine è il Principio di Distinzione, codificato nell’Articolo 52 del I Protocollo Addizionale del 1977 alle Convenzioni di Ginevra del 1949); mettere in atto ritorsioni economiche o cibernetiche: lo Stato aggredente può rispondere con contromisure non armate, es. sanzioni commerciali, interruzioni energetiche, attacchi hacker (il quadro di riferimento per le risposte non violente è regolato dal diritto internazionale consuetudinario e dal Progetto di Articoli sulla Responsabilità dello Stato della Commissione di Diritto Internazionale del 2001, artt. 22 e 49-54).

Il capitalismo non offre “opzioni” (non a tutti)

 

Il debito pubblico degli Stati Uniti è passato da 8.000 miliardi di dollari nel 2000 a 40.000 nel 2026. In 26 anni 32.000 miliardi di dollari, un aumento medio di 1.230 miliardi l’anno.

È un impatto enorme sulla domanda di credito, poiché il governo richiede sempre più credito, e le aste obbligazionarie ingoiano sempre più capitali, che in tal modo vengono sottratti alle attività private.

Di fronte alle immense esigenze legate ai deficit statali e agli investimenti nell’intelligenza artificiale, Larry Fink, a capo della principale società di gestione patrimoniale al mondo, ossia BlackRock, teme una “carenza di capitali”.

Il denaro, tuttavia, continua ad affluire in BlackRock, anche dall’Europa. Al 30 settembre, il colosso americano gestiva per conto dei suoi clienti – compagnie assicurative, fondi pensione e privati – un patrimonio record di 15.500 miliardi di dollari (13.894 miliardi di euro), secondo i dati pubblicati mercoledì.

Nel suo editoriale dell’altro ieri sul Wall Street Journal, il CEO di BlackRock sottolinea che un’espansione economica superiore al 3% annuo è essenziale per consentire agli Stati Uniti di sostenere il debito pubblico record, reso ancor più pressante dagli investimenti infrastrutturali legati all’intelligenza artificiale.

Fink avverte che ogni tentativo di rallentare lo sviluppo delle aziende che stanno investendo così tanti soldi nei data center che alimentano l'intelligenza artificiale potrebbe danneggiare l’economia statunitense e non solo il mercato azionario.

La soluzione, secondo Fink, è quella di “investire” e “restare dentro l’investimento durante i periodi di turbolenza”. Ma, evidenzia l’amministratore delegato di BlackRock, “per milioni di persone l’investimento non è ancora un’opzione”.

Fink si riferiva a una possibile spinta per fermare la costruzione di data center negli Stati Uniti a causa delle preoccupazioni sul loro impatto ambientale. “Gran parte della nostra economia si basa sulla realizzazione di questo capex [capitale fisso, infrastrutturale]” ha dichiarato Fink.

Eppure era stato lo stesso presidente e CEO di BlackRock, nel marzo scorso, ad aver dichiarato che “L’intelligenza artificiale aumenterà ancora di più le disuguaglianze sociali”. Secondo Fink, “siamo davanti all’avvento della tecnologia più significativa dai tempi, quantomeno, del computer”, ma l’IA porta con sé anche “rischi di lungo periodo”, soprattutto “l’aumento delle disuguaglianze patrimoniali”.

Il capo di BlackRock precisava: “Le tecnologie trasformative creano un enorme valore, gran parte di cui va alle aziende che le sviluppano e le implementano, e agli investitori che le possiedono”. La spinta all’intelligenza artificiale “rischia di ripetere questo schema su scala più ampia”.

BlackRock ha riportato risultati più che lusinghieri nel terzo trimestre. I flussi netti in entrata, ovvero nuovi capitali provenienti dai clienti, hanno raggiunto 205 miliardi di dollari, e i ricavi sono aumentati del 19%, nonostante la crescita organica degli asset sia leggermente rallentata negli ultimi 12 mesi. L’utile per azione rettificato ha raggiunto i 15,93 dollari, con un incremento del 38% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e il margine operativo è salito al 47,8. Nel 2025 l’utile rettificato era aumentato del 10%.

L’iShares Bitcoin Trust (IBIT) di BlackRock è il più grande fondo bitcoin quotato pubblicamente al mondo. Dalla sua quotazione dell’11 gennaio 2024, l’ETF iShares Bitcoin Trust (IBIT) ha registrato un incremento di valore complessivo pari a circa il +73% - +77%. Il prezzo iniziale era di circa 24,30 dollari per quota, oggi è attorno ai 46-48 dollari. Nell’ottobre dello scorso anno aveva raggiunto la quota di 71,82 dollari.

Tu, schiavo, alzati al mattino e vai a lavorare, anche per pagare l’aumento degli interessi sul debito pubblico. C’è chi invece si alza più tardi e nel mentre con comodo fa colazione potrà verificare le fluttuazioni del suo investimento sul conto titoli in tempo reale seguendo l’andamento del prezzo del Bitcoin e di altri asset.

Costui, mentre tu ti fai il mazzo, inzuppa un savoiardo nel caffellatte, con il ditino dell’altra mano seleziona sul conto di trading il titolo che gli interessa e clicca su “acquista”, “vendi” o “chiudi posizione”. Può anche impostare un ordine Take Profit mentre si gode il suo tempo in altre attività. Tutto ciò si chiama aderenza alla realtà e cogliere le opportunità offerte della tecnologia al servizio dal sistema capitalistico. Ma se vuoi evitare tali fastidi e (forse) correre meno rischi speculativi, rivolgiti al tuo broker di fiducia e la vita di ozio ti sorriderà.

Pertanto, il punto sul quale non sono d’accordo con l’ultima affermazione di Fink riguarda gli esclusi dall’investimento e dunque, per esempio, gli esclusi dagli utili per azione trimestrali del 38% della BlackRock. Non si tratta dei soli milioni di statunitensi, ma di miliardi di persone, vale a dire ben oltre il 90% dell’umanità. Per tutti costoro il capitalismo non offre “opzioni”.

Il presente post è la combinazione di una intelligenza naturale in modalità veglia notturna che si è avvalsa di dati estrapolati anche dall’IA.

giovedì 15 ottobre 2026

Il padrino ebreo di Göring

 

Ottant’anni fa, il cinquantatreenne Hermann Göring moriva suicida in carcere sottraendosi in tal modo alla pena dell’impiccagione comminatagli dal tribunale internazionale di Norimberga. In quel processo figurava come il gerarca di grado più alto sopravvissuto tra i fedelissimi di Adolf Hitler.

Chi fosse il personaggio, quale la sua vita e i suoi crimini, è abbastanza noto. Meno noto è un aspetto curioso della sua biografia (Wikipedia, tanto per dire, non ne accenna). La vicenda ha a che fare con Hermann Epenstein (1850-1934), un medico e mercante tedesco- austriaco il cui padre era un ebreo convertito al cristianesimo. Epenstein divenne l’amante della madre di Hermann, Franziska Tiefenbrunn (1859-1923), mentre il padre, il diplomatico Heinrich Göring (1838-1913), ex Reichskommissar dell’Africa Tedesca del Sud-Ovest e Console Generale di Germania ad Haiti, era spesso assente o acconsentiva alla situazione in cambio di sostegno economico.

Epenstein fu il padrino e una figura paterna surrogata per Hermann Göring e i suoi fratelli. Ospitò Hermann nel suo castello anche dopo il fallito Putsch di Monaco del 1923. Fu proprio Hermann, il figlioccio di Epenstein, a diventare uno dei più spietati e potenti gerarchi del regime nazista. Il fratello del gerarca, Albert Günther, ebbe un carattere completamente opposto: introverso, malinconico, amante dei libri, della musica e del cinema. Ingegnere civile, fu direttore delle esportazioni presso le industrie belliche Škoda nel protettorato tedesco della Boemia-Moravia (Cecoslovacchia), e pare che arrivò a chiedere visti per fare espatriare i suoi amici ebrei e li aiutò a portare all’estero i loro capitali.

Del resto, per poter immigrare negli Stati Uniti, gli ebrei tedeschi dovevano dimostrare una rigorosa indipendenza finanziaria, al fine di provare che non sarebbero diventati un peso per lo Stato. Questo meccanismo burocratico e i relativi requisiti si articolavano in passaggi molto stringenti: la clausola del Public Charge, introdotta originariamente nel 1882, fu irrigidita nel 1930 dal presidente Herbert Hoover a causa della Grande Depressione. La legge stabiliva che il visto venisse negato a chiunque rischiasse di gravare sull’assistenza pubblica americana.

Pertanto, gli ebrei per ottenere il visto per gli Stati Uniti, avevano l’obbligo assoluto di presentare un Affidavit of Support firmato da uno o più garanti finanziari (sponsor) già residenti negli USA (cittadini o residenti permanenti). Lo sponsor non doveva semplicemente esprimere una vicinanza morale, ma doveva depositare dichiarazioni dei redditi certificate, estratti conto bancari e liste dei propri beni reali per dimostrare di avere le risorse economiche necessarie a mantenere legalmente il rifugiato e la sua famiglia a tempo indeterminato.

Molti funzionari del Dipartimento di Stato americano e dei consolati in Europa (spinti da sentimenti antisemiti) utilizzavano questa clausola in modo estremamente restrittivo. Spesso rifiutavano gli affidavit ritenendoli insufficienti o richiedevano garanzie multiple, lasciando le quote d’immigrazione annuali per la Germania ampiamente inutilizzate, nonostante le centinaia di migliaia di domande disperate.

I fratelli Göring, arrestati entrambi dagli Alleati, si incontrarono in prigione nel maggio del 1945. Gli americani non credettero nella storia di Albert. L’assoluzione dai crimini dei quali era accusato e il rilascio arrivarono soltanto nel 1947. Dopo la guerra, però, si rivelò impossibile per Albert trovare un lavoro: nessun datore di lavoro avrebbe dato un impiego con un cognome così ingombrante. Albert morì in un sobborgo di Monaco di Baviera nel 1966, senza un soldo, depresso e alcolista.

(*) Heinrich Ernst Göring, padre di Hermann, era figlio di Johann Wilhelm Göring (1791– 1874) e di sua moglie Caroline Maria de Nerée (1815–1886). Heinrich Ernst si sposò una prima volta il 24 luglio 1869, a Heddesdorf, con Ida Friederike Remy, nata il 26 settembre 1847, deceduta il 23 aprile 1879, da cui ebbe tre figli maschi e una femmina. Uno di questi figli, dunque fratellastro di Hermann, fu Heinrich Carl Göring (1879-1958), un medico sposato con Theodora Anna Auguste “Dora” (1881-1963).

Heinrich Göring si risposò il 26 maggio 1884, a Londra, con Franziska Tiefenbrunn, dalla quale ebbe, oltre a Hermann, altri due figli maschi e due femmine. Il primogenito di Heinrich e Franziska, fu Karl Ernst Göring, nato nel 1885 e deceduto nel 1932. Questi fu sposato con Ilse Burchard, nata nel 1898 e deceduta nel 1972. La secondogenita Olga (1889- 1970), la terzogenita Paula (1890-1960), quindi Hermann il nazista e infine l’ultimogenito, Albert.

Hermann Göring fu dapprima spostato (1923) con Carin Axelina Hulda Fock (1888-1931), già sposata e poi divorziata (1922) con Nils Gustav von Kantzow (1885-1967), un ufficiale dell’esercito svedese. Carin fu un’ardente nazista, incoraggiò il crescente coinvolgimento di Göring nel Partito Nazionalsocialista. Morì di tubercolosi. In seguito al suo secondo matrimonio, Hermann Göring ebbe una figlia, Edda Carin Wilhelmine Göring (1938-2018), con Emma Johanna Henny “Emmy” Sonnemann (1893-1973), la quale fu dapprima sposata con l’attore Karl Köstlin dal 1916 al 1926.

Le tombe di Heinrich Ernst Göring, Franziska Göring e Albert Göring non esistono più dal 2008. Hermann Göring fu cremato e i suoi resti, insieme a quelli di molti altri criminali nazisti, furono dispersi.

Fatto curioso: la prima moglie di Göring, Carin, fu sepolta nella tomba di famiglia dei Fock nel cimitero di Lovö, sull’isola di Drottningholm nel lago Mälaren, a ovest di Stoccolma. In seguito Göring decise di trasferire le spoglie della moglie in Germania. Iniziò i lavori per la costruzione della villa, che sarebbe stata chiamata Carinhall e si trovava nella foresta di Schorfheide, a circa due ore a nord-est di Berlino. Nelle vicinanze, in una piccola radura sulla riva del lago di Wuckersee, iniziò a costruire un elaborato mausoleo sotterraneo per ospitare le spoglie di Carin. Nel 1934, la bara di Carin fu riesumata dal cimitero di Lovö, avvolta in una bandiera con la svastica e trasportata a Carinhall, dove fu sepolta il giorno successivo con una solenne cerimonia alla quale partecipò anche Hitler in persona. Nel 1991, presso il sito di Carinhall, fu rinvenuto uno scheletro femminile di 26 ossa in una bara di zinco. Il DNA di questi resti fu confrontato con quello del figlio di Carin (Thomas von Kantzow, 1912-1973). Nel 2012, il Consiglio nazionale svedese di medicina legale pubblicò un articolo in cui affermava di possedere dati del DNA mitocondriale e nucleare a supporto dell’ipotesi che i resti appartenessero a Carin Göring. Questi resti furono sepolti nella precedente tomba presso il cimitero di Lovö.

Stati Uniti, Anni Trenta. Lo slogan: “Rendiamo l’America grande”. Oggi, è arricchito da: “di nuovo”.

mercoledì 14 ottobre 2026

Noi ci abbiamo le primarie

 

Voi non ci crederete, ma le cose vanno bene. Il Fondo Monetario Internazionale ha certificato una crescita economica da modesta a robusta per le maggiori economie del sistema solare nel suo World Economic Outlook di ieri a Bangkok: l’economia statunitense dovrebbe crescere del 2,3%, la Cina del 4,5%, l’India del 7%, la Germania dell’1,3%, il Giappone dello 0,7%, che verrebbe dunque superato dall’Italia con uno straordinario e ipotetico 0,8% carpiato.

Tra un massaggio thai e numerosi bicchierini di yaa dong, i vertici dell’istituzione finanziaria, in un comunicato stampa, hanno celebrato l’attività economica globale che si è dimostrata ancora una volta “resiliente”, sottolineando la crescita globale del 3,1% quest’anno e la previsione del 3,4% per il 2027. Naturalmente, come spesso accade per queste previsioni, si tratta di pura speculazione soggetta a correzioni da parte della realtà.

Il Global Financial Stability Report, pubblicato sempre martedì come rapporto supplementare, certifica che in soli due anni la corsa ai data center ha portato la quota di obbligazioni di prima qualità di nuova emissione detenute da colossi come Amazon, Microsoft e Alibaba da meno dell’uno per cento al dieci per cento. La loro solvibilità è discutibile poiché si tratta di una fitta rete di finanziamenti circolari che ricorda la raccolta di figurine Panini.

Il gigante del settore OpenAI non ha ancora realizzato profitti e ha chiuso l’anno fiscale 2025 con una perdita di quasi 40 miliardi di dollari. Come spesso accade: un castello di carte. Questa scommessa redditizia ma rischiosa sulla IA, a sua volta compete con i titoli di Stato, esacerbando lo shock dei rendimenti in un momento in cui il mercato obbligazionario è già fragile a causa dei livelli storicamente elevati di debito pubblico.

La ricetta del FMI è sempre la stessa: innanzitutto tagli dei salari e della spesa pubblica. Quindi un aleatorio richiamo per maggiori controlli sulla speculazione privata e sulla sostenibilità patrimoniale delle banche.

Inoltre, quando dei grandi produttori di idrocarburi diventano epicentro delle feroci lotte di potere globali, e si trovano ad affrontare un calo economico del 16,7%, come il Kuwait, oppure come il Qatar e Bahrein, anch’essi in recessione a doppia cifra, vuol dire che la situazione in Medioriente è tutt’altro che tranquilla. E quando quella parte del mondo è in subbuglio a risentirne non è solo il prezzo dei datteri.

Nel complesso, la sensazione diffusa è che qualcosa di molto serio e di incognito debba ancora accadere e non solo a riguardo di un ordine economico fallimentare. I continui incitamenti all’offensiva bellica, come se la guerra si combattesse ancora con scudi e fionde, ha qualcosa di realmente patologico. A mio avviso non ci siamo ancora resi conto, Trump o non Trump, Putin o non Putin, che ormai basta un niente per dar fuoco a tutto.

Quanto al serpeggiante malumore sociale, già i giornaloni e le tv si sono stancati di darci adeguati resoconti sulle imponenti manifestazioni che stanno scuotendo la Francia, come quella di ieri. Non ci si capacita che degli studenti medi abbiano sfidato la repressione poliziesca e un’ondata di arresti di massa di oltre 6.000 giovani, in stragrande maggioranza minorenni. Purtroppo questo movimento giovanile finora non è riuscito a fare da leva per mobilitare la classe lavoratrice e preparare uno sciopero generale.

Eppure è la Francia che, ancora una volta, ci dirà quale direzione prenderà la storia europea prossima ventura. Di rincalzo la Spagna, mentre una Germania riarmata e decisa che è ad Est che si trova il suo Lebensraum economico, dovrebbe preoccuparci tutti. Quanto all’Italia, che ha già il problema degli arbitri di calcio, ci prepariamo alle “primarie” decise da quella accozzaglia di egolatri che senza vergogna si fanno chiamare “opposizione”.

«Qui su ‘sto punto siamo molto più sfortunati della merda, questa ostinazione a perseverare nel nostro stato costituisce un’incredibile tortura.» 

martedì 13 ottobre 2026

Leçons de style

 

Segnalo un commento dell’indimenticato e indimenticabile dott. Luigi Castaldi, alias Malvino, che dal suo buen retiro nell’Isola Alejandro Selkirk’, prende carta e penna (si sarebbe detto un tempo) e da par suo dà esempio di come s’impugna il calamo. Ma non è solo esercizio di stile (lo stile fa l’uomo: il primo paragrafo di Mantellini è sintatticamente sgangherato come un referto di un medico che dovrebbe smontare dal turno e fuori dalla porta ha ancora la coda di pazienti), ma è anche una lezione volta a ribadire che sui social (e non solo) chi di spada ferisce, di spada perisce (“non ci si può aspettare finezze – osserva Malvino – da chi sente che il proprio capobranco viene insultato”). Il post scriptum del dottor Castaldi è poi di una squisita galanteria d’epoca vittoriana. Buona lettura.

Dopo qualche giorno, il commento di Malvino è stato tolto.