Colgo una certa finta sorpresa a riguardo del fatto che la rivolta studentesca sia
caratterizzata anche da contenuti etnici. Non in Francia, dove la cosa è del tutto naturale. E
del resto la cosa si poteva prevedere anche qui da noi ed è anzi solo all’inizio. Né,
tantomeno, deve sorprendere la collera di questo proletariato giovanile che si sente escluso
non solo dal futuro prossimo ma già nel presente.
La borghesia, alta, media e bassa, continua a macinare successi finanziari, immobiliari,
commerciali chiedendo peraltro di continuare a evadere o eludere le imposte già ridicole
sul patrimonio e sui profitti estorsivi e fraudolenti. Può davvero ritenere che tutto ciò possa
continuare all’infinito nel mentre almeno due terzi della società ne vengono di fatto esclusi?
Nel dettaglio: quando il presidente si rivolge direttamente alla nazione in televisione, la
situazione è seria. Ed è proprio quello che ha fatto Macron ieri sera. Il giorno prima, sabato,
centinaia di migliaia di persone erano scese in piazza in tutto il Paese, chiedendo migliori
opportunità di istruzione, protestando contro l’alto costo della vita e manifestando contro
la brutalità della polizia. No, non è un altro maggio ’68. Questi giovani non possono
aspirare a qualcosa che questa società non può loro offrire. E l’hanno ben chiaro!
Alle proteste hanno partecipato studenti delle scuole e delle università in sciopero,
sindacalisti e, per la prima volta, i Gilet Gialli. Secondo i dati degli sbirri, hanno partecipato
550.000 persone in tutto il Paese, di cui 110.000 a Parigi. Gli organizzatori hanno affermato
che il numero dei manifestanti fosse di 800.000. Ad ogni buon conto si tratta di numeri
importanti se si considera che non sono incentrati sul rifiuto collettivo di una specifica
proposta governativa, come nel caso della riforma francese delle pensioni del 2023.
Ed in Italia? Il governo pensa a un nuovo decreto repressivo. I fascisti, di qualunque odore
politico, possono pensare solo a reprimere. Compresa la sedicente sinistra, che ci ha fatto
ingoiare per decenni privatizzazioni, precarietà e le prepotenze del grande capitale, mentre
ora si dedica deliziosa ai “diritti” civili. Non può tollerare la “violenza” che ha come
obiettivo la proprietà privata, ossia gli interessi dello zoccolo duro dei suoi elettori ZTL.
«Vorrei essere un bidone della spazzatura», ha scritto un giovane manifestante, «così la
polizia mi proteggerebbe». Questa frase coglie la realtà, sia sotto l’aspetto delle violenze
della polizia e sia sotto l’aspetto delle “violenze” dei manifestanti. Se questi ultimi, in
Francia, Italia, Albania, Belgio e Portogallo vorranno che la primavera cominci davvero in
autunno, dovranno alzare il livello qualitativo del confronto. Finora gli obiettivi sono stati
piuttosto banali, con fuocherelli e lancio di sassi.
Per esempio, a Limoges, il municipio, edificio storico protetto, è stato parzialmente
incendiato. Duemila persone sono state arrestate e quella gran figa in cipria di Macron le ha
minacciate di gravi conseguenze legali. Perché rischiare così tanto per ottenere così poco?
Mi pare evidente l’improvvisazione e la mancanza di strategia e di coordinamento. Sono
cose che possono maturare con il tempo, e del resto non possono farsene carico solo gli
studenti dei licei.