sabato 1 ottobre 2022

«La donna che fu all'origine della crisi mondiale»


Continuano le turbolenze sui mercati finanziari sulla scia dell’intervento della Banca d’Inghilterra nella crisi del mercato obbligazionario del Regno Unito, che minaccia la solvibilità dei fondi pensione e una crisi del sistema finanziario.

Gli indici azionari delle principali Borse, dopo i fasti tra il 2020 e l’anno scorso, scontano pesanti perdite. Alcuni esempi: da inizio anno l’indice Down Jones ha perso più del 20% del suo valore; lo Standard & Poor 500 il 25%; il NASDAQ il 16%, ma va tenuto conto che tra il 2020 e il 2021 aveva guadagnato fino al 130%; l’Hang Sengdi Hong Kong da inizio anno perde il 26%; il DAX 30 di Francoforte il 24,5%; il FTSE 250 di Londra quasi il 30%.

Veniamo a quanto sta accadendo nel Regno Unito. I rendimenti obbligazionari nel mercato britannico sono leggermente diminuiti poiché i prezzi delle obbligazioni sono aumentati (si muovono in direzioni opposte) e la sterlina ha recuperato alcune delle sue perdite contro il dollaro USA, dopo aver minacciato di scendere alla parità con la valuta statunitense (a ottobre 2021 era quasi a 1,4, oggi è a 1,1, appena sopra la parità).

Può essere una quiete temporanea prima della tempesta.

venerdì 30 settembre 2022

Chi parla a nome nostro ?

Questo citrullo è fermo alla dicotomia imperialismo/mercato.

Chi avrebbe immaginato, all’alba del 1 gennaio 2020, ciò che è accaduto nei successivi 34 mesi, ossia fino ad oggi? A cominciare dall’atmosfera di sospetto abilmente mantenuta col favore dello stato di emergenza, di vera e propria caccia all’uomo e di tutto il resto di cui sembra siamo diventati quasi dimentichi scrollandoci di dosso quei brutti ricordi, che nella psiche di ognuno di noi una ferita l’hanno lasciata.

Poi è venuta la guerra, che noi democratici occidentali giuriamo di non aver voluto, ma che continueremo ad alimentare generosamente perché vogliamo costringere il brutale aggressore alla resa incondizionata, ben sapendo che questa strada, quella della guerra, è un vicolo cieco. Abbiamo il diritto di essere degli idioti perfetti.

Venendo a questi ultimi giorni, le elezioni politiche hanno dato la maggioranza relativa e il diritto di formare e presiedere un nuovo governo al capo di quel partito (nella fattispecie una donna) che fu fondato dal gerarca fascista Almirante, che sarebbe stato orgoglioso di vedere una simile evoluzione politico-istituzionale della repubblica nata dalla resistenza. All’alba di quel 1° gennaio 2020, questo pronostico sarebbe stato preso per umorismo freddo. Come possono cambiare velocemente le cose.

A proposito di freddo, chi può dire quali sorprese ci riserveranno nei prossimi giorni e mesi i leader politici e quel tot per cento più ricco del pianeta che si sta arricchendo ancora di più speculando sulla guerra e le sanzioni? Torneremo a cenare a lume di candela e a scaldarci con la boule d’acqua calda come ai vecchi tempi? Avevamo nostalgia del Natale in casa Cupiello, ed ecco il nostro desiderio appagato. Penseranno i grandi giornalisti ad approntare il presepe più adatto, ci piaccia o no.

Chi parla a nome nostro e del pianeta? I potenti, con un cinismo smagliante continuano a vomitare sulla spina dorsale del mondo reale, incapaci di pronunciare la parola “pace”.

Si può fare qualcosa al riguardo? Quei pochi che leggono questo blog da più di un giorno sanno come la penso sul voto elettorale: democrazia non è la libertà di scegliere un simbolo tra tanti. Come cantava quel tale: libertà partecipazione. Vera, effettiva. E anche con ciò non avremo però eliminato la contraddizione principale (vasto programma, ahimè).

Se gli schiavi e i meteci avessero avuto diritto di voto in Atene, e pur nell’insieme più numerosi degli altri, non per questo avrebbero potuto cambiare il corso delle cose che contano davvero. Neanche il grande Spartaco poteva riuscirvi con i suoi metodi diversi. Lo sviluppo storico ci stringe entro la sua gabbia, inevitabilmente.

Da allora il processo storico è andato avanti e qualcosa si può mandare a effetto davvero e subito, volendo.

La più grande vittoria che in questi decenni ha ottenuto la borghesia è stata quella ideologica. Un trionfo, non a caso. Quello della lotta ideologica è un terreno decisivo, dov’è indispensabile riconquistare posizioni (*).

Come ripeto spesso, l’astensione dal voto, ossia il rifiuto di questo ingannevole rituale, è solo il primo passo, poiché non votare di per sé non basta. Altro dipende da fattori contingenti, quali per esempio la crisi economica che avrà l’effetto di un cataclisma (i borghesi meno deficienti s’affrettano a dire la loro preoccupazione riguardo le “disuguaglianze”, mantenendo ben salde quelle tra padroni e servi).

Lotta ideologica significa far comprendere che le nuove forme in cui si esprime sia il capitalismo e sia lo Stato, ci fanno tutti schiavi nella stessa caverna, e che fermare la guerra dipende da noi, dalla nostra mobilitazione. Solo sulla base di questa opposizione di massa comincerà a operare anche il principio strategico della fase successiva.

Dunque, senza sconti per nessuno, senza prendere partito che non sia quello dell’opposizione aperta e netta al sistema e alla guerra (ovunque essa si presenti, questo dobbiamo capire esattamente), mettendo in chiaro gli interessi reali e subdoli che ci schiavizzano, che istigano la guerra, dicendo no al militarismo e al riarmo, cosa di cui si guardano bene dal fare tutti i partiti in parlamento.

(*) Prendiamo sul serio quei ragazzi che scioperano a scuola perché, come dicono i media ufficiali (tutti infami), “ha vinto la Meloni”. Poverina, quasi verrebbe da dire, se non sapessimo dove andrà a parare. Questi studenti esprimono un istinto e sentimento genuini, ma mancano ancora di “istruzione”. Non a causa delle macerie in cui è ridotta la scuola pubblica dopo le ennesime “riforme”; non è a quel tipo d’istruzione che mi riferisco ovviamente.

Gli studenti devono istruirsi sulla funzione oggettiva che i partiti politici, confindustria, sindacati , eccetera svolgono nell’ambito dei dispositivi centrali e delle congiunzioni periferiche del potere, dunque nelle determinazioni essenziali del progetto economico e di controllo sociale della borghesia imperialista. Non devono aver paura di usare le parole che rappresentano questa realtà. Più in là apprenderanno che la mera contestazione non è un linguaggio sufficiente, ma non affrettiamo i tempi, che poi certe cose verranno da sé. 

giovedì 29 settembre 2022

La grotta

 

Quante divisioni ha il Garante?

Nove su dieci multinazionali che operano nel settore della comunicazione digitale sono statunitensi. Quando al mattino accediamo uno dei nostri dispositivi, da quel momento ogni nostra attività in quel contesto viene messa a valore, dunque produce dei profitti. Non produce solo ricchezza per chi tira le fila di questo imponente business, ma anche potere. Un grande potere.

Un qualunque servizio offerto apparentemente in forma gratuita, alla prima domanda che ci pone, per esempio quale lettura o quale film ci piace, oppure cercando informazioni su qualsiasi altro prodotto o servizio, innesca da quel momento degli algoritmi che cominciano a disegnare il nostro profilo individuale. E poi a proporci i prodotti che più si avvicinano ai nostri gusti e bisogni (di qualsiasi natura). È questa un’esperienza quotidiana di cui tutti siamo consapevoli quando cerchiamo un libro, un albergo, un paio di scarpe.

Non si tratta semplicemente dei cookie per venderci qualcosa. Anche quando li rifiutiamo, lasciamo traccia, il nostro profilo si arricchisce, i nostri dati ne producono altri, che a loro volta agiscono su di noi, orientandoci. Questa è una forma di potere su ognuno di noi, tanto che ormai non possiamo rinunciare a consultare i nostri dispositivi digitali per qualunque cosa. È una dimensione nuova alla quale ci siamo volontariamente legati e dalla quale non possiamo più uscire. Anzi, più vi entriamo e più ne rimaniamo coinvolti individualmente.

Il “dispositivo” ha soppiantato quasi tutte le relazioni umane, siamo passati dalla vita di relazione a quella di mera connessione. Se non hai un lettore QR non leggi il menù in trattoria, se non hai uno “spid” non puoi entrare nel sito della tua Ulss o vedere il tuo fascicolo previdenziale presso l’Inps. E ciò vale per le altre applicazioni e porte d’accesso alla rete. Senza avere un’identità interna al sistema di internet, non accedi al sistema dei servizi pubblici, e diventiamo dei fantasmi. La disconnessione significa ormai la morte civile.

Produciamo valore per le più grandi aziende planetarie, che hanno ognuna una quotazione in borsa superiore al Pil dell’Italia, e che hanno la loro sede principale, i loro server, la gestione dei domini, negli Stati Uniti. È questo un potere enorme e inedito, che può schiacciare qualsiasi contendente geopolitico ed economico che non disponga di sistemi tecnologici analoghi e sotto il proprio controllo.

Quando si oppone che il mondo non si divide tra dominatori e vassalli, ciò è vero nella misura in cui a un Paese è possibile autonomizzare, sia pure con difficoltà, la propria rete, come la Russia e la Cina. Tutti gli altri si devono inginocchiare, compreso il presidente degli Stati Uniti quando è inviso a una fazione importante e decisiva dell’establishment. È accaduto esattamente a Trump, quando Twitter e Facebook hanno deciso di chiudere non gli account personali del signor Trump, ma il suo account istituzionale, l’account presidenziale @POTUS.

Quando le reti digitali dell’intelligenza artificiale avranno completamente circoscritto il regno dei vivi con i loro algoritmi, una casta postumana ci sostituirà. Anche se ora viviamo nel cuore dell’era cibernetica, siamo ancora lì, incatenati nella grotta platonica, storditi dalle ombre. Anzi, la nostra schiavitù è in costante peggioramento, poiché gli esseri umani ora nascono all’interno di questa nuova prigione delle ombre, dove i nostri figli e nipoti non conoscono altro che schermi.

Chi gestisce e controlla questo sistema cibernetico che avvolge e inquadra per capillarità tutti i tipi di scambi del pianeta? Torniamo alle parole con cui ho iniziato questo post, alle grandi multinazionali della comunicazione digitale. I loro uffici, i loro server, non sono sotto casa nostra. Né conosciamo in dettaglio le “centrali” della cosiddetta intelligence che si servono di tali dati, come per esempio la National Security Agency, la quale afferma (testuale) che il suo compito è mappare l’intero universo delle persone cibernetiche, ossia tutte le persone che dispongono di un dispositivo cibernetico, vale a dire uno smartphone, un tablet o un computer.

Abbiamo dato loro le chiavi della nostra vita. Si sono infiltrati ovunque, al punto da inebriare il minimo dei nostri desideri e consumare l’uso delle nostre giornate. Non siamo solo consumatori che si brutalizzano offrendo il proprio tempo e le proprie capacità cerebrali, ma soggetti requisiti da un dispositivo planetario che, organizzando l’impoverimento delle relazioni e del linguaggio (Elon Musk ha dichiarato che il linguaggio umano sarà presto “obsoleto”), continua a estendere il suo controllo su di noi.

I fornitori di accesso apparentemente gratuito o con modica spesa, ci addestrano a obbedire alla incessante sollecitazione dei flussi informativi. Una manciata di persone sfrutta la nostra inerzia e approfitta della nostra apatia, siamo diventati dei “cretini digitali”, seguaci della menzogna, della manipolazione sistematica della percezione della realtà, incatenati peggio che nella classica grotta.

mercoledì 28 settembre 2022

Una situazione in cui ci si gioca tutto

 

Ciò che è accaduto nel Baltico in queste ore, a riguardo dei gasdotti Nord Stream 1 e 2, entrambi attualmente non operativi (ma ancora pieni di gas), la dice lunga sui possibili autori dell’attentato e induce a una semplice e immediata considerazione: la Germania è una colonia statunitense.

Ergo, anche l’Italia, anzi, molto più della Germania. Siamo una piccola colonia americana, un Paese vincolato da una serie di trattati a quella che vuole farsi chiamare Unione europea, che è per l’appunto un’aggregazione di Stati colonie degli Stati Uniti e della loro longa manus militare.

Quali che siano le nostre idee e scelte politiche, dobbiamo tener conto di questa realtà. Gli Stati Uniti possono decidere non solo di staccarci dalle forniture di gas e di quant’altro, ma possono disconnetterci dal resto del mondo ed eliminare domini internet, ossia l’infrastruttura essenziale del nostro mondo, e riportarci indietro di decenni. E questo dovrebbe farci riflettere su dove ci sta portando la gestione centralizzata di queste nuove tecnologie.

È una realtà che smonta completamente il discorso sul potere e le varie forme del suo esercizio di cui alla Costituzione più bella del mondo. Si tratta di un potere intrinseco e strutturale (economico, politico, militare e culturale) che può prendersi qualsiasi arbitrio, compreso di chiudere la bocca a chiunque. L’ha dimostrato in ogni angolo del pianeta, lo dimostra ogni giorno lalterazione/costruzione ad hoc della percezione sociale degli eventi.

Ricordiamoci ciò che è già avvenuto: un giorno un tizio si è presentato alle telecamere di tutto il mondo con una boccetta, dicendo che era la prova che Saddam stavano fabbricando armi biologiche per minacciare l’umanità. Ne è sortita una guerra che ha raso al suolo l’Iraq e ha fatto molti più morti di quella oggi in corso in Ucraina.

Quelle di ieri erano guerre per il petrolio, quella di oggi per il gas, quelle di domani per i metalli e le terre rare, senza di queste non c’è egemonia e futuro. Si tratta di una trasformazione netta degli equilibri mondiali usciti dalla II guerra mondiale.

Siamo entrati in un’epoca di conflitti in cui ci si gioca tutto, perciò non si fanno scrupolo di minacciare la guerra nucleare. Questo sistema economico e geopolitico sta dimostrando di non essere in grado di garantire lo sviluppo pacifico dell’umanità. Spetta a ognuno di noi prenderne atto e agire conseguentemente.

martedì 27 settembre 2022

Una scatoletta di tonno vuota

 

L’Italia è stato l’unico paese in Europa che durante la seconda guerra mondiale ha avuto insurrezioni armate contro il regime fascista nelle grandi città (Napoli, Roma, Torino, Genova e Milano), e una guerra partigiana che ha tenuto impegnate numerose divisioni tedesche e le milizie fasciste locali. Nel dopoguerra e per quasi mezzo secolo ha annoverato il Partito Comunista più grande e organizzato dell’Europa occidentale. Eppure, ora avrà una presidente del consiglio che non rinnega l’eredità di Mussolini, che anzi nel simbolo del partito del quale è capo politico mantiene mascherata l’effigie. Com’è potuto succedere?