Secondo i nuovi dati pubblicati ieri dallo Stockholm International Peace Research Institute,
i ricavi derivanti dalla vendita di armi e servizi militari da parte delle 100 maggiori aziende
produttrici di armi sono aumentati del 5,9% nel 2024, raggiungendo la cifra record di 679
miliardi di dollari.
Le prime tre società sono neanche a dirlo statunitensi, e ben cinque tra le prime sei società,
l’altra, la quarta in classifica, è inglese. Nelle prime venti, otto sono statunitensi, ben cinque sono cinesi
e una russa. La Leonardo, gruppo italiano, si piazza a un più che onorevole 12° posto,
seguita dal colosso Airbus (Airbus Defence & Space), una società transeuropea che nel
settore degli armamenti produce velivoli militari, missili, vettori spaziali e sistemi di difesa
avanzati.
La Rheinmetall tedesca è “solo” al 20° posto, il cui fatturato derivante da armi e
equipaggiamenti è aumentato del 47% nel 2024, e ciò dice qualcosa sulle nuove linee guida
dell’economia tedesca.
Cito segnatamente l’esempio della Rheinmetall, perché chiarisce bene gli interessi
industriale e commerciali connessi con la guerra in Ucraina. Infatti, il forte incremento del
fatturato della Rheinmetall, è quasi interamente dovuto alla crescente domanda di veicoli
blindati e munizioni legata alla guerra in Ucraina.
Sono quattro le aziende tedesche produttrici di armi che figurano tra le prime 100: oltre a
Rheinmetall, si tratta di Thyssen-Krupp, Hensoldt e Diehl. Quest’ultima è riuscita ad
aumentare il proprio business nel settore degli armamenti del 53%. Mentre nel fango
ghiacciato delle trincee ucraine si spara e si muore, gli azionisti delle società di armamenti,
al calduccio tra lenzuola di seta, sognano dividendi da favola.
I ricavi delle 26 aziende dell’Europa occidentale presenti nella lista sono aumentati
complessivamente del 13%, raggiungendo circa 151 miliardi di dollari (circa 130 miliardi di
euro). Ma anche i satrapi dell’industria statale russa non se la passano male. Nonostante le
sanzioni, i ricavi delle due società russe quotate, Rostec (conglomerato statale della difesa
con più di 400 aziende: aerei, carri armati, veicoli di fanteria, obici, sistemi di guerra
elettronica, droni e molto altro) e OSK/USC, sono aumentati del 23%.
Il boss di Rostec, Sergej Viktorovich Čemezov, ex uffciale del KGB, anche lui come Putin di
stanza nella Germania Est (abitavano nello stesso condominio di Dresda), dichiara in
un’intervista tutta da leggere: “Un serio conflitto moderno richiede ancora molte armi”. Tra
una sparata e l’altra, Sergej e la sua famiglia si sono fatti un gruzzolo offshore, incluso lo
yacht “Valerie”, 85,1 metri, 6 ponti, piscina sul ponte sole, zona spa con hammam (specie di sauna), eliporto, 22 membri di equipaggio. La barchetta era intestata alla figlia Anastasia
Ignatova (*).