mercoledì 11 febbraio 2026

Sade a New York

 

La tua sessualità è normale (nel senso che non sei né uno stupratore seriale, né occasionale)? Il tuo stile di vita è ordinario? Vuol dire che sei una creatura normale, che la tua vita è normale, e che per questo motivo il tuo nome non compare nei milioni di documenti del caso Epstein. Insomma, non fai parte del mondo di Jeffrey Epstein, costruito attorno a una premessa presente in tutte le società umane: ci sono le masse e c’è l’élite. Metti una dozzina di persone in una stanza e, nel giro di un’ora, tre o quattro di loro avranno già inventato una buona ragione per considerarsi separate ed evitare di mescolarsi con gli altri.

L’umanità è virale; così come l’assenza di umanità. Definire l’una o l’altra, l’una in relazione all’altra, non è semplice quando si mescolano, e lo fanno. CEO di multinazionali, imprenditori, politici, intellettuali, principi e principesse, opportunisti vari. Che gruppo eterogeneo di persone ... Nel piccolo mondo di Epstein si trovano persone di notevole talento, ma anche impostori, il più importante dei quali era proprio Jeffrey Epstein.

Al centro di questa miscela ci sono virus efficaci (i virus prosperano nel calore di estuari e paludi). Epstein, famigerato mezzano del jet-set, è stato trovato morto nella sua cella come uno spacciatore che sapeva troppo. Potremmo chiamarlo Brian, come il manager dei Beatles, morto nel 1967 all’età di 32 anni per overdose di barbiturici. I Beatles erano in India, con un guru, quando accadde. Il loro vero guru era scomparso.

Non si sa fino a che punto l’altro Epstein, il pappone la cui corrispondenza l’amministrazione americana sta attualmente rendendo pubblica senza aver condotto alcuna vera indagine o (apparentemente) alcun controllo, fosse un guru per alcuni dei “grandi uomini” a cui si associava e ricattava. I file su cui fantastica l’intera sinistra mondiale mi ricordano un comunicato stampa degli Archivi Nazionali degli Stati Uniti che annunciava che “tutti i documenti non divulgati per motivi di classificazione relativi all’assassinio del presidente Kennedy vengono resi pubblici”.

C’è tanta gente entusiasta della declassificazione dei documenti relativi a questo o quel caso. Che non sa che i veri segreti non viaggiano per mail, ma in cifra e su linee dedicate e canali protetti. Un mucchio di sciocchezze quelle sul caso Kennedy che vanno di pari passo con quelle di suo nipote, Robert Francis Kennedy, ora Segretario della Salute degli Stati Uniti. L’assassinio di JFK ha generato, per oltre sessant’anni, la sua dose di teorie e altre fantasie stravaganti. Ettolitri d’inchiostro, infiniti brainstorming e ogni sorta di ipotesi verosimile e inverosimile, ma alla fine cosa è stato scoperto nei circa 30.000 documenti resi pubblici?

Il contesto sociale è tutto

 

Come siamo arrivati ai ciclofattorini, i cosiddetti reider, ossia persone che per pochi spiccioli, in bicicletta e con un enorme zaino sulle spalle, con ogni clima, di giorno e di notte, con orari sempre più lunghi, consegnano a casa dei clienti del cibo? Prima di chiederci chi sono questi fattorini è necessario chiedersi chi sono i clienti. Forse anche tu che stai leggendo queste righe utilizzi regolarmente e trai vantaggio dai servizi di consegna a domicilio in bicicletta. Mi chiedo: che razza di gente siete, come vivete, di quali schifezze vi nutrite, ma soprattutto non vi vergognate?

Quanto ai ciclofattorini, persone che evidentemente non hanno altra scelta per tirare a campare, leggo che “rappresentano un pilastro della gig-economy, svolgendo un lavoro faticoso, spesso all’aperto e gestito tramite app”, controllati in ogni momento con dispositivi da remoto. Come hanno fatto le persone ad accettare di essere assunte da entità sconosciute? Come è diventata la norma? Il bisogno, certo.

Ricordo di aver visto un film che ha avuto un notevole successo di pubblico: Come un gatto in tangenziale. La trama la si conosce, perciò vado alle conclusioni. Ebbene l’inclusione, la promozione sociale e altro, grazie alla UE e ai suoi contributi, sarebbe ottenuta proprio producendo e consegnando cibo spazzatura a domicilio?

Che repubblica fondata sul lavoro è questa? Ma di quale lavoro parliamo, questa non è la solita coercizione, ma è schiavitù vera e propria. Non schiavitù moderna, come leggo da qualche parte, ma il volto di una schiavitù allo stato più primitivo. Di quale civiltà europea, di società liberale e democratica parlano i soliti deficienti che traggono vantaggio dalle “sfortune” degli altri? La loro voglia di profitto sfruttando dei poveracci è ideologia antica.

Che cos’è il lavoro e il cosiddetto mercato del lavoro, questo è il punto. Ampie zone di enorme sfruttamento, sofferenza, emarginazione e rassegnazione. Dunque e parlando in generale: c’è da stupirsi che abbiamo alti tassi di criminalità urbana, malattie, una forte polarizzazione e un generale senso di infelicità e stress?

Correva l'anno

 

È abbastanza indiscusso che l’anno 1956 possa essere considerato un anno epocale, anche se le giustificazioni per questa classificazione variano considerevolmente. Fu un anno di crisi per il movimento comunista mondiale, segnato dal “discorso segreto” (che tanto segreto non fu) di Krusciov al XX Congresso del PCUS a febbraio e poi dagli eventi di Ungheria nell’autunno successivo.

Proprio per via dei fatti di Ungheria, il 1956 vide l’inizio di un ampio movimento di disimpegno tra quella classe intellettuale che aveva stretto legami con i partiti comunisti nell’Europa occidentale durante gli anni Trenta e Quaranta. In quell’anno vi fu anche la messa al bando del KPD (Partito Comunista di Germania), che porterà nel 1972 al Radikalenerlass, ossia all’interdizione dai pubblici uffici per gli aderenti al partito comunista. L’applicazione del decreto produsse ciò che è stato chiamato Berufsverbot (divieto di lavoro) per migliaia di persone.

Senza dimenticare che il 1956 fu l’anno dell’esplosione aperta della crisi finale del vecchio sistema coloniale imperialista, con l’occupazione militare del canale di Suez da parte di Francia, Regno Unito e Israele, in risposta alla nazionalizzazione del canale attuata dall’Egitto. Fatto singolare e per motivi tra loro diversi Stati Uniti e Unione Sovietica si accordarono contro l’occupazione anglo-francese-sionista del canale.

Molti avvenimenti e cambiamenti ebbero origine da quel fatidico 1956, come del resto nel 1914 e nel 1939, ma senza dubbio il 1945 ha posto fine ad un’epoca e ne ha aperta un’altra. Più di recente, il 1989 ha marcato la svolta verso un nuovo ordine mondiale. Tuttavia, le date citate, pur trattandosi di anni che possono essere considerati cruciali o particolarmente significativi per gli sviluppi a lungo termine, lo sconvolgimento in atto negli ultimi decenni è addirittura antropologico nell’accezione più ampia del termine.

È però difficile stabilire quale sia stato nel periodo recente l’anno che ha marcato di più e significativamente questa nostra svolta epocale. Lo stabiliranno gli storici del futuro, ma personalmente propendo per il 1993, quando il CERN di Ginevra decise di mettere il WWW a disposizione di tutti rilasciandone il codice sorgente in pubblico dominio. Senza di ciò non scriverei questo post perché voi possiate leggerlo. E anche qualcos’altro.

martedì 10 febbraio 2026

Pro memoria

 

Morti italiani nella seconda guerra mondiale: 200.000 soldati, 80.000 civili, tra i 35-50.000 partigiani. E i fascisti ci rompono ogni anno strumentalizzando le foibe.


Non solo cover

Mi hanno regalato un telefono cellulare nuovo di fabbrica. Di solito ne riciclavo uno dismesso dai miei famigliari. Del resto uso il cellulare pochissimo e solo per chiamare, dunque raramente. I miei figlioli, per essere sicuri che risponda loro, mi telefonano sul “fisso”. Potrei ignorare un messaggio su WhatsApp per giorni. Niente, sono l’ultima persona che dovrebbe parlare di tecnologia, e un po’ mi sento a disagio ad ammetterlo, ma non ho molta dimestichezza né con quell’aggeggio, che ormai è indispensabile, né con altri dispositivi.

I miei figlioli mi hanno detto: ora devi solo comprare una nuova cover e uno schermo protettivo in vetro temperato. E dove acquisto ‘sta roba? Guardandomi con la compassione con cui si guarda una persona anziana rimbambita: “dai cinesi”. Insomma in quei bazar dove si vendono varietà incredibili di cianfrusaglie, non di rado di scarsa qualità ma a prezzi convenienti. Ma i “cinesi” non vendono solo cover e simili, producono in Cina ed esportano nel mondo anche automobili e alta tecnologia. Vedo di approfondire un po’.

Nel 2023, oltre 1,6 milioni di domande di brevetti sono state depositate presso i più importanti uffici brevetti del mondo dalla Cina (gli Stati Uniti erano al secondo posto con circa 518.000). Nello stesso anno sono stati concessi circa 889.000 brevetti cinesi (rispetto ai circa 295.000 brevetti statunitensi).

Tali cifre rivelano poco sulla qualità e lo scopo dei brevetti, ed è “naturale” che il secondo paese più popoloso del mondo dopo l’India occupi il primo posto in tali statistiche. Ma c’è dell’altro: nella più importante delle classifiche basate sulle citazioni, il Nature Index pubblicato dall’omonima rivista, la Cina nel 2024 ha raggiunto il primo posto sulla frequenza con cui gli scienziati di una nazione vengono menzionati e citati come fonti in riviste scientifiche riconosciute.

Lo studio China’s Rise to Global Scientific Power: A Path of International Cooperation and Specialization in High-Impact Research, pubblicato l’ottobre scorso sulla rivista Research Policy, ha confermato questa tendenza, in particolare per la ricerca d’avanguardia. La quota della Cina nell’1% delle pubblicazioni più citate a livello mondiale è aumentata dal 10% nel periodo 2008-2010 al 31% nel periodo 2018-2020. Al contrario, la quota degli Stati Uniti è scesa dal 49 al 37%.

Ma anche concentrarsi sulle citazioni può essere fuorviante riguardo la qualità della ricerca, anche se il problema è meno pronunciato in classifiche consolidate come il Nature Index, a fronte dell’aumento dei media semi-scientifici e pseudoscientifici o dei cartelli di citazioni tra gli scienziati. Questione questa molto dibattuta.

Tuttavia, un altro dato rivelatore lo si ricava dallo studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences a fine ottobre. Nell’articolo Changing Power Dynamics inScientific Teams Reveal China’s Emerging Leadership in Global Science, si legge che è stato rilevato, analizzando i dati di quasi sei milioni di pubblicazioni scientifiche in tutto il mondo, non chi veniva citato con più frequenza, ma piuttosto chi guidava i team scientifici. C’è un netto passaggio dai gruppi guidati dall’Occidente a quelli guidati dalla Cina.

Nell’abstract si legge: «la percentuale di team leader coinvolti in collaborazioni scientifiche tra Stati Uniti e Cina e affiliati a istituzioni cinesi è aumentata dal 30% nel 2010 al 45% nel 2023». Entro i prossimi due anni, la Cina sarà alla pari con gli Stati Uniti, e forse li supererà.

Lo studio conclude che la Cina non è solo uno dei “principali produttori mondiali di scienza di alta qualità”, ma i suoi ricercatori stanno anche organizzando e guidando sempre più collaborazioni internazionali. Questa tendenza confuta quindi lo stereotipo secondo cui i cinesi possono solo “copiare” i risultati scientifici dall’Occidente.

Entro pochissimi anni, la Cina assumerà una posizione di leadership a livello mondiale in numerosi campi come l’intelligenza artificiale, la tecnologia energetica e la scienza dei materiali. Ciò è dovuto all’approccio strategico adottato dal governo cinese da alcuni lustri. E ci dice anche come l’interconnessione pubblico privato sia vincente.

Un aspetto chiave della politica scientifica cinese è il Programma Mille Talenti, lanciato da Pechino nel 2008 (gli USA ovvamente non ne sono contenti). Questo programma mira a reclutare esperti internazionali e finora è riuscito ad attrarre diverse migliaia di scienziati. Inoltre, c’è un numero crescente di ricercatori di ritorno: scienziati cinesi che hanno ricoperto cariche di professore all’estero ma che ora stanno tornando in patria. Sono attratti da ingenti pagamenti una tantum, stipendi elevati, bonus e ottime condizioni di ricerca.

Insomma, i cinesi hanno “copiato” la stessa strategia europea e in particolare quella italiana. Ridete piano, per carità.