giovedì 13 giugno 2024

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Di che cosa avranno parlato tra loro i presunti potenti della Terra al G7, che si tiene, come ripetono tanti giornalai, a Borgo Ignazia, una località inesistente (è il nome di un albergo extra lusso dove si mangia in ciotole per cani spacciate per ceramiche artistiche)?

Della gravissima crisi idrica del Medio Oriente, del fatto che dal 1950 al 2000 la popolazione del MO e del Nord Africa è quasi quadruplicata, passando da circa 100 milioni a 380 milioni, crescendo più velocemente di ogni altra grande regione del mondo?

Quindi dei crimini del governo israeliano e del suo esercito, oppure delle centinaia di migliaia di vittime della guerra scaturita dalle provocazioni della Nato e dai neonazisti ucraini? Suvvia, noi al massimo posiamo fare da camerieri a questi summit e cederemmo quote di sovranità persino all’impero carolingio, se esistesse ancora.

O magari hanno parlato, tra un brindisi e l’altro, del libro di Sahra Wagenknecht, a lungo in vetta alla classifica dei bestseller di saggistica tedesca pubblicata da Der Spiegel? Si sono chiesti il perché di quel successo? Ma certo che no, loro leggono altro, frega nulla di mettere mano agli aspetti strutturali della crisi e degrado, che pure conoscono.

Secondo me erano troppo stanchi per parlare di qualsiasi cosa, perciò si sono sdraiati godendosi il comfort offerto a gratis. Questo giro lo paghiamo noi.


mercoledì 12 giugno 2024

Li hanno sottovalutati

 

Quanti avevano sentito parlare di Jordan Bardella prima di domenica sera? Un eurodeputato ombra, che durante il suo mandato non ha fatto nulla, e però a 23 anni s’è ritrovato vicepresidente di un gruppo parlamentare a Bruxelles e presidente del suo partito a 26 anni. In meno tempo di quello necessario per fare una omelette.

Da adolescente aveva un canale YouTube dedicato alla sua passione per il videogioco Call of Duty (Le Monde). Chattava sui forum online e sui social network, e ciò è bastato per raccogliere punti di simpatia tra i giovani, fin troppo felici di potersi finalmente riconoscere in un politico. Lungi dall’essere un fatto politico, si tratta semplicemente di un fatto generazionale.

Mentre nei dibattiti televisivi il giovane Jordan brilla per la sua incompetenza, i montaggi che pubblica sui social network lo fanno invece apparire sicuro, tranquillo, nel suo elemento. I tempi sono cambiati, per attirare i 18-24enni non ha senso regalare loro un volantino che finirà nella spazzatura: è sui social che si gioca la partita. E in questo gioco Bardella eccelle (Donald Trump ha adottato con passione i codici digitali di questa comunicazione per accaparrarsi elettori).

Sennonché ora si ritrova candidato primo ministro a guidare la Francia. Dopotutto cosa c’è di più normale? Bardella è l’immagine della Francia che viene, l’eroe trionfante delle elezioni europee, è uno come tanti altri leader politici in Europa: un giovane arrivista che sa solo mobilitare adeguatamente la sua immagine.

La telegenia di questi personaggi, in Francia, in Italia e ovunque, assicura l’umida ammirazione dei più disinibiti (eufemismo), che per fortuna e per ora non sono maggioranza. E questo a costoro basta. In che cosa consiste, in definitiva, la democrazia elettorale?

Va detto che negli ultimi decenni siamo stati tutti, chi più e chi meno, volenti o nolenti, declassati. In particolare per effetto dalla televisione e dagli altri media: gli schermi ci mangiano il cervello. Basta vedere, come specchio della società, il linguaggio politico a che cosa s’è ridotto: roba da trivio. E sui social segue il nostro raffinato sarcasmo (c’è, va sottolineato, chi ha staccato la spina, ma sono pochi).

Guarda, quella gente che ha una bandiera con i colori diversi dalla tua/ Odia, quella gente/ che non sventola la tua bandiera/ odia, quella gente/ che non sventola la tua bandiera/ Odia, tutta la gente/ che non sventola la tua bandiera/ odia, tutta la gente/ che ha una bandiera con i colori diversi dalla tua.

Quanto alla scuola, amareggia dirlo, alle ultime generazioni non ha insegnato nulla di duraturo, né realmente la nostra storia, né quella del continente e di tutto il resto. Chi è che, almeno tra coloro che si sono recati a votare, sa come funzionano le istituzioni europee, a parte i pochi i cui neuroni sono ancora connessi?

Sto parlando anche dei giornalisti, metà colti e metà curiosi ma che non si possono mediamente paragonare ai loro coetanei di quaranta o cinquanta anni fa. Chi legge o scrive più un libro serio? Per il resto si accontentano dei riassunti preparati con largo anticipo dalle case editrici.

Vergognarsene? Impossibile: questa è la grande forza dell’ignoranza crassa, è impermeabile alla vergogna. Tra loro, chi conosce le radici dell’estrema destra europea, di là della vaga menzione del neofascismo e neonazismo? Qualche raro specialista, che sa come dalla base all’apice tutti costoro si identifichino in un’identità etnoculturale che affonda le sue radici nella saga degli indoeuropei, da Sparta a Roma. Questa roba c’è dietro Atreju e simili.

E chi altrimenti potrebbe definire correttamente la storia del socialismo e del comunismo se non con dei cliché? Chi la storia della questione mediorientale e di quella palestinese in particolare? Forse Marco Travaglio, uno specialista di malaffare politico e di manette? Si occupasse di quello.

La risposta è già nei nomi


Così come in Italia, anche in Francia in molti si sono detti: “Abbiamo provato di tutto tranne la destra fascista, proviamo per vedere l’effetto che fa”.

Diversamente dall’Italia, la Francia è una repubblica presidenziale.

Il calcolo azzardato di Macron è questo: mandare il Raggruppamento Nazionale a Matignon tre anni prima delle elezioni presidenziali, affinché si scontri con le realtà del potere, cioè con la crisi del sistema.

Bardella potrebbe benissimo ritrovarsi a Matignon già a luglio, tra l’altro giusto in tempo per le Olimpiadi. Per tre anni Macron giocherà a fare il Mitterrand del 1986, rifiutandosi di firmare le ordinanze, bloccando alcune decisioni del governo in ambiti in cui la Costituzione richiede il suo consenso. Bardella si troverebbe nella stessa situazione di Chirac con Mitterrand nel 1986? Bardella-Le Pen non sono Chirac. Macron non è Mitterrand e alle sue spalle non c’è la classe media degli anni Ottanta, la Francia e l’Europa di oggi non sono quelli di allora.

Sia chiaro, a livello della gestione del potere e degli orientamenti geopolitici essenziali, non cambia nulla. Tuttavia queste elezioni europee, così come quelle politiche in Italia del 2022, chiudono un capitolo iniziato nell’ultimo scorcio degli anni ’80 e culminato negli anni 90 in Italia con lo sdoganamento dei fascisti da parte di Berlusconi. Anche in Francia, nel corso dei decenni, si è assistito all’inesorabile ascesa dei fascisti. Nessuno trovava una soluzione per riportare Jean-Marie Le Pen all’1% degli elettori faticosamente ottenuto negli anni ’70, anche perché lo spauracchio dei Le Pen pagava (e, chissà mai nel miracolo, forse paga ancora).

Senza dimenticare che cosa sta avvenendo sul fronte politico (ed economico!) in Germania. Estate 2024, sono di scena le Olimpiadi. È passato molto tempo da quando l’estrema destra in Europa ha inaugurato i Giochi Olimpici. Quando è successo esattamente?

Come si è arrivati a tanto, al fascismo con la cravatta Armani?

La risposta è già nei nomi. In Francia Chirac, Sarkozy, Hollande e Macron, per citare solo i presidenti. In Italia Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini, Prodi, D’Alema, Monti, Renzi, Letta, Di Maio-Conte-Salvini, Draghi. Al massimo s’è pensato al pannicello del reddito di cittadinanza, alla “lotta all’evasione” (solo pensata), ma al fondo è prevalsa l’idea che il “mercato” avesse sempre ragione. E da dove viene l’ideologia mercatista, perché e come è prevalsa? Tutto ciò era davvero ineluttabile?

Di là del teatrino politico, e pure di gesti ridicoli come alzare il braccio teso, o anche di “una serie di abitudini culturali, una nebulosa di oscuri istinti e pulsioni insondabili” come ebbe a dire Umberto Eco, si tratta di interessi concreti, di classe, di ceto, di casta. Più in grande, dove meglio trovi espresso il nuovo fascismo se non a Washington, a Pechino, a Mosca, a New Delhi, a Davos e ovviamente a Bruxelles? Dove se non a Wall Street e nelle succursali del potere del denaro?

Non si venga ad eccepire che nelle ZTL si vota PD. In realtà è la prova del capovolgimento di fronte e del successo del neoliberismo, del fatto che la sinistra si è trasferita dalle periferie ai quartieri alto borghesi. Com’è che siamo arrivati al punto che oltre la metà degli elettori sceglie di non votare (e una montagna di schede nulle)? Risposta inevasa, perché già la domanda richiama il fatto che in troppi hanno il culo sporco.

Avremmo dovuto fare questo, avremmo dovuto fare quello. Ancora una volta leggeremo e ascolteremo analisi infinite, come dopo una finale di calcio persa. I francesi, non meno degli italiani, amano commentare i propri fallimenti, è lì che danno il meglio di sé. 

martedì 11 giugno 2024

Le Waffen-Ss entreranno nella Nato?


Per qualche ora trastulliamoci con i risultati delle elezioni europee, che non cambieranno nulla. Intanto il mondo va avanti, con le sue guerre e le sue stragi, e dunque non deve stupire il fatto che in Germania si stiano riabilitando le Waffen-Ss (Maximilian Krah, capo della lista europea AfD, aveva dichiarato che un componente delle SS “non è automaticamente un criminale”, dimenticandosi di dire che la maggior parte di loro lo erano).

C’è da segnalare, secondo El Pais, che a Kiev o Dnipro manca l’elettricità mediamente per 10 ore al giorno. In un’altra città, Odessa, ci sono quartieri rimasti senza elettricità per 20 ore. Per questa settimana, l’operatore Ukrenergo stima almeno sei ore al giorno senza rifornimento in tutto il paese. Le forze aeree russe hanno distrutto più della metà della capacità di produzione di elettricità dell’Ucraina. Politici, aziende del settore ed esperti assicurano che la situazione peggiorerà, e diventerà prevedibilmente drammatica il prossimo inverno.

Però c’è la soddisfazione che è stato distrutto un aereo in un aeroporto russo. Dixi, la principale società di consulenza per l’industria energetica ucraina, ha stimato in un rapporto del 28 maggio che la capacità di produzione di elettricità è scesa al 52%, e che le centrali termoelettriche sono le più colpite dai bombardamenti russi. Va aggiunto che la Russia occupa la centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa e che ha fornito metà della produzione di elettricità atomica dell’Ucraina.

Non serve l’arma nucleare tattica, basta spegnere i reattori della centrale di Zaporizhzhia.

Rappresentanti del governo ucraino hanno confermato al Financial Times che il Paese è passato dai 55 gigawatt generati prima dell’invasione agli attuali 20. Dixi abbassa la cifra a 18,3 gigawatt. Solo questa primavera, secondo Shmihal, i missili russi hanno distrutto impianti che producevano nove gigawatt di elettricità.

Le aziende del settore confermano che per riparare gli impianti messi fuori uso dai bombardamenti ci vorranno anni. Serhii Nagorniak, rappresentante del Comitato nazionale per l’energia e l’edilizia abitativa, ha spiegato il 6 giugno al notiziario statale che le previsioni indicano che quando le temperature scenderanno sotto i 10 gradi, la popolazione dovrà essere consapevole che sicuramente avrà 10 ore al giorno senza fornitura di elettricità.

Il Servizio statistico dell’Ucraina indica che alla fine dello scorso anno lo stipendio medio mensile nel paese ammontava a 438 euro. La Banca Mondiale ha stimato che già nel 2022, anno in cui è iniziata l’invasione, il tasso di povertà in Ucraina era passato dal 5,5% al 24% della popolazione.

Da giugno la tariffa elettrica è aumentata del 64%, passando da 2,64 grivnie per kilowattora (Kwh) a 4,32 grivnie (da 6 a 10 centesimi di euro). Alcuni giorni prima del Consiglio dei ministri del 30 maggio, era trapelato che l’aumento sarebbe stato dell’80%. Ma la reazione sui media e sui social network ha dimostrato che la misura era altamente impopolare in un momento in cui le autorità devono far fronte a enormi disordini dovuti al processo di reclutamento obbligatorio in corso e che deve incorporare centinaia di migliaia di civili nell’esercito.

In Italia le notizie di “enormi disordini dovuti al processo di reclutamento obbligatorio” non sono giunte, né è prevedibile giungeranno. Le aziende ucraine devono affrontare costi altissimi per ricostruire la rete elettrica e l’Ucraina è sempre più dipendente dalle importazioni di elettricità dall’Unione Europea. La UE finanzia e con quei soldi l’Ucraina copra elettricità e generi di prima necessità dalla UE.

Come si vede, l’Ucraina risponde a tutti i requisiti principali per entrare a far parte della UE. 

Che soddisfazione

 

La settimana scorsa mi trovavo in una località che amo particolarmente, tra gli scavi di un’antica città della quale in verticale non è rimasto nulla. Non perché all’epoca gli Unni l’avessero rasa al suolo (non erano un’impresa di demolizioni, bensì dei razziatori), ma perché tutto ciò che era rimasto in piedi divenne materiale di spoglio durante i secoli successivi.

Oggi, ben cinque università cercano di riportare in luce ciò che il suolo ancora nasconde. E non è poca cosa, sia l’impegno che i risultati.

Parlando con le persone del luogo avvertivo più spiccata che in altre occasioni una nostalgia per il bel tempo antico. Non molto antico, una nostalgia per periodi che non avevano mai vissuto, se mai esistiti. Quasi commossi, per esempio, del restauro in corso della ex stazione ferroviaria da dove partì il cosiddetto milite ignoto verso la sua destinazione finale.

Pensavo: sarà una mia sensazione influenzata dai tempi che viviamo. Oggi butto l’occhio sui risultati delle elezioni: il sindaco confermato con il 74,65 dei voti. Evidentemente ha governato (si dice così ormai anche per gli amministratori di condominio) bene. La sua è una lista civica, ma lui appartiene al partito del Morto. Tutto torna, mi dico.

Se invece guardo ai dati delle europee: toh, mi sbagliavo. Fatico a tenere il passo con quello che sta succedendo. Forza Italia ha raccolto solo il 6,86%. Il primo partito è il PD, con il 27,86. Ha votato il 69,52 degli aventi diritto. Qui la scusa dell’astensione non vale per nessuno. Vedi, le mie erano solo suggestioni: la gente è nostalgica per via del glorioso passato remoto della città, ma poi vota per quella che in tv chiamano “sinistra”. Pure la lista Verdi e Sinistra supera il 6%. Non è poco in una regione come questa.

E invece, scorrendo i dati, il PD è sì il primo partito, ma solo per lo 0,43%. Ossia i Camerati d’Italia hanno preso 8 (otto) voti in meno rispetto ai compagni di Elena Schlein. La coalizione di destra, i tre maggiori partiti che la costituiscono, raccoglie la maggioranza assoluta: il 51,08. Tutto torna, la mia non era solo una sensazione. Che soddisfazione, l’Italia s’è destra.