Finora solo i morti hanno visto la fine della guerra. Di quella in Ucraina, di quelle in Medio Oriente e di tutte le altre delle quali solitamente non ci occupiamo affatto. Ci stiamo abituando alla guerra? Quella degli altri, perché per il momento noi le avvertiamo solo dal lato economico e non tutti allo stesso modo, peraltro. Oppure prevale l’indifferenza? Non la rabbia malinconica per le inutili stragi ucraine, per la distruzione di Gaza o di Beirut da parte dell’oligarchia razzista di Israele, ma una sostanziale indifferenza. Che non è qualcosa di inerte o di neutrale; diventa un atto politico, proprio perché apparentemente l’indifferenza, per i vivi e per i morti, non è politica.
Ma oltre e anzi prima dell’indifferenza c’è il tifo, neanche tanto dissimulato. La passione sportiva per i “nostri” e la soddisfazione per aver colpito e sconfitto l’avversario. Si avverte un’aura di fascinazione neoromantica per la guerra. Non entusiasmo, non bellicismo aperto, forse non siamo ancora a questo, ma indubbiamente si percepisce un sottile fascino per la potenza delle armi, per la loro capacità di precisione, distruzione e annientamento del “nemico”. Se a farlo, in vece dei soldati, è un drone, un robot, allora l’operazione bellica assume un aspetto asettico e totalmente tecnologico. Se mi si passa il termine scolastico direi catartico: l’entusiasmo nella prosa giornalistica allora non è più dissimulato, ma deflagra.
Poi, da registrare, anche gli “imparziali”, veri o solo presunti. In onda televisiva e più genericamente mediatica a tutte le ore del giorno e della sera. Fanno come si farebbe l’inventario di una casa venduta a un agente immobiliare che la demolirà. Ma peggio di tutti sono i burocrati della UE e di Chigi e di Montecitorio e di ... . Quelli che si preoccupano, certo non a torto, dell’effetto di TikToc sugli adolescenti. Ma per quanto riguarda l’argomento che qui sto trattando, mi rammentano la passione per la natura e gli uccellini in gabbia dei capi e capetti delle Schutzstaffel. Non penso di esagerare nel paragone, tutt’altro.

