A chi importa parlare dell’assassinio di 176 bambini e adolescenti di una scuola a Teheran? Non certo alla parte sciovinista del pubblico tlevisivo. Se ne è fatto cenno, ma non se ne parla già più. Paolo Mieli direbbe che il regime clericale iraniano ne ha uccisi molti di più recentemente. Nulla importa alla signora Melanija Knavs, coniugata Trump, che lunedì scorso ha avuto il ruolo di presidente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per la Tecnologia, l’Istruzione, la Pace e la Sicurezza. Già, l’istruzione e la pace.
A chi importa che circa 3.200 navi con almeno 50.000 marinai siano attualmente ancorate nel Golfo Persico e nel Golfo dell’Oman? Si tratta prevalentemente di petroliere e gasiere, insieme a numerose portacontainer e rinfuse, tutte spedite dalle rispettive compagnie di navigazione con il motto “business as usual”, come se non ci fosse nulla da temere. Eppure
gli Stati Uniti avevano già designato le “zone di allerta marittima” dove potevano aver luogo “operazioni militari pericolose”. Le loro operazioni di guerra, a 10.000 chilometri dai loro confini nazionali.
L’inevitabile caos nelle catene logistiche globali non colpirà solo il commercio e i famosi consumatori qui in Europa, ma soprattutto i marittimi a bordo delle navi bloccate o successivamente dirottate, con problemi con il rimpatrio, permessi a terra o l’assistenza medica, eccetera.
Crollo dei mercati azionari internazionali, aumento dei prezzi del gas naturale e del petrolio, renderanno più costosa la produzione di elettricità e di molti beni di uso quotidiano. Il capo economista della BCE, in un’intervista al Financial Times pubblicata ieri, stima che i prezzi del petrolio potrebbero aumentare di oltre il 50%, raggiungendo circa 130 dollari al barile, in un periodo relativamente breve. Si prevede che la crescita economica nell’eurozona diminuirà dello 0,6% il prossimo anno, mentre il tasso di inflazione aumenterà di oltre lo 0,8%.
Non lo so, troppi fattori sono in gioco ed è impossibile prevedere che cosa succederà domani. Ciò non ha impedito ai gestori delle stazioni di servizio di aumentare significativamente il prezzo della benzina, il che non è possibile sia dovuto all’attuale situazione di approvvigionamento. I farabutti in simili casi rispondono: è il mercato.
Nessuno può sapere fino a quando resterà chiuso lo Stretto di Hormuz e la cessazione della produzione e delle esportazioni di gas naturale liquefatto (GNL) da parte del Qatar. La società statale Qatar Energy ha annunciato questa misura a seguito di un attacco ai suoi impianti di Ras Laffan, il più grande complesso industriale e portuale al mondo per la produzione e il trasporto di GNL.
Una cosa è certa, chi pagherà il prezzo economico di tutto questo non sarà Trump, il palazzinaro miliardario amico di Epstein. Né i cosiddetti leader europei, che sono semplicemente i portavoce degli interessi della borghesia finanziaria e industriale europea.


