venerdì 11 settembre 2026

Le parole esatte

 

Oggi è una giornata decisamente fresca, quaggiù al nord-est. Mi ricorda certe giornate di settembre della mia infanzia trascorse nella casa della nonna materna. Dolce e severa, come sapevano essere con i propri nipoti le “vecchie” a sessant’anni di una volta (Dio la benedica). Mentre facevo colazione con l’ovetto sbattuto amalgamato con lo zucchero, guardavo dalla finestra l’estesa campagna non ancora immolata al boom economico e al soddisfatto benessere dalle plebi che si scrollavano di dosso, se non la fame, quantomeno la penuria. Ricordo nitidamente il sapore dell’aria frizzante, il fumo del treno che si disegnava sull’orizzonte, il lontano e puntuale ronzare di una lambretta. Le feste che mi faceva Tel, il cane da caccia, uno degli esseri più intelligenti e affettuosi che ho conosciuto.

Visto che sono in vena di amenità e pasquinate (il post “serio” l’ho scritto ieri sera e lo trovate qui sotto se ne avete voglia), mi ha fatto sorridere il verbale, autentico o solo presunto tale, dei vigili del Lido di Venezia che contestano alla “persona a margine generalizzata, in presenza di più persone, bestemmiava con parole oltraggiose le divinità venerate dalla religione di Stato” (la punteggiatura è la mia, la sintassi è la loro).

Ovvio che l’attenzione del pubblico si sia focalizzata sull’anacronistico riferimento alla “religione di Stato”. La legge, che prevede una sanzione amministrativa per la bestemmia in pubblico, fa riferimento stretto alle offese rivolte direttamente contro la “divinità”. Nel verbale è scritto che le bestemmie erano riferite alle “divinità venerate”. La precisazione non è priva di pregio, poiché si evince che il redattore del verbale non conosca la differenza tra “venerazione” e “adorazione”, che nel caso di specie è una differenza sostanziale.

Dunque è necessario appurare a quali (plurale) divinità sono state rivolte le invettive oltraggiose. Se trattavasi propriamente di Dio, e allora non si comprende l’uso del plurale. Inoltre, se le invettive oltraggiose erano dirette anche contro “Gesù” o a “Cristo”, la questione assume un carattere squisitamente teologico, chiamando in causa la celebre disputa sull’arianesimo e simili.

Ma il fatto più significativo, come detto, è l’uso improprio del termine “venerate” riferito alle divinità, cosa che induce a pensare che le parole oltraggiose fossero indirizzate non “alle divinità” bensì a “figure umane”, quali sono considerate i santi e la Madonna stessa, e dunque in tal caso non si tratta di bestemmia verso la “divinità (*).

Il ricorso al Prefetto mi pare del tutto giustificato e, se respinto, anche un successivo ricorso giurisdizionale per appurare se il fatto costituisce effettivamente una violazione ex art. 724 oppure no. Per appurarlo con certezza va sentito il vigile ed escussi i testimoni, i quali dovranno precisate letteralmente le esatte parole che sarebbero state pronunciate dal presunto sacrilego, in modo da stabilire verso chi il riferimento oltraggioso fosse propriamente e inequivocabilmente diretto.

(*) Nel riportare il testo dell’art. 724, spesso si riportano, pur tra parentesi quadre, le seguenti parole: [o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato]. La Corte Costituzionale, con sentenza n. 440 del 18 ottobre 1995, ha rimosso quella specifica frase dall’articolo per contrasto con il principio di uguaglianza e di laicità dello Stato. Di conseguenza, la sanzione punisce unicamente l’offesa rivolta contro la “Divinità” in senso lato (senza discriminazioni tra fedi), e non più quella contro figure umane o simboli religiosi (come la Madonna o i santi).

La lezione fondamentale


Venticinque anni fa, quando i terroristi trasformarono quattro aerei di linea dirottati in bombe volanti e colpirono il World Trade Center e il Pentagono, gli attacchi costarono 3.000 vite. Gli attentatori di al-Qaeda erano un prodotto della politica estera statunitense della Guerra Fredda: la CIA reclutò, armò e sostenne i guerrieri jihadisti contro l’esercito sovietico in Afghanistan. Ma ora queste forze stavano mordendo la mano che le aveva nutrite.

Gli attentati dell’11 settembre 2001 segnarono una svolta: gli Stati Uniti potevano legittimare le proprie guerre come “azioni antiterrorismo”. La NATO invocò l’articolo 5 per la prima volta nella sua storia. Il 20 settembre, Bush dichiarò la “guerra globale al terrorismo”. Il 7 ottobre, Stati Uniti e Gran Bretagna attaccarono l’Afghanistan. Nel 2003 seguì l’invasione dell’Iraq, che com’è ormai noto non poteva essere minimamente giustificata dall’11 settembre.

La “Guerra al Terrore” scatenata da Washington non fu concepita come risposta a ciò che accadde in quel giorno di fine estate, ma si trattava di un piano volto principalmente a portare il Medio Oriente sotto il controllo statunitense. Un piano in fase di elaborazione da tempo, tanto che il direttore della CIA, George Tenet, presentò la sua “Matrice di Attacco Mondiale” (Worldwide Attack Matrix) appena quattro giorni dopo.

Tenet arrivò al luogo del briefing, Camp David, con una valigetta piena di documenti e piani top secret, il culmine di oltre quattro anni di lavoro su Osama bin Laden, la rete di al-Qaeda e il terrorismo globale. Questi documenti, a quanto pare, non erano stati sufficienti a prevenire i devastanti attacchi, ma fornirono un’ottima base per “una campagna antiterrorismo segreta in 80 paesi del mondo”, che avrebbe conferito ai servizi segreti esteri statunitensi “i poteri più estesi e letali della sua storia”, commentò il Washington Post in data 31 gennaio 2002.

Oltre all’Iraq e all’Afghanistan, ulteriori “interventi” statunitensi ebbero luogo in Nord Africa, Africa trans-sahariana, Corno d’Africa e Mar Rosso, Pakistan, Yemen, Siria e Filippine. Secondo il Costs of War Project, le guerre statunitensi dal 2001 hanno causato circa 4,6 milioni di morti tra conseguenze dirette e indirette; almeno 38 milioni di persone sono state sfollate.

L’11 settembre, fornì anche il pretesto per la creazione del campo di tortura statunitense di Guantanamo Bay a Cuba. Ma di questo i volenterosi democratici europei chiudono un occhio, e anzi ringraziano Stati Uniti e Israele di fare il “lavoro sporco”.

La lezione fondamentale di 25 anni di “Guerra al Terrore” è questa: i terroristi più pericolosi si trovano a Washington.

giovedì 10 settembre 2026

La repubblica oligarchica

 

Mentre i media italiani danno spazio al presunto attentato all’aereo di Zelensky, i principali giornali internazionali, come Le Monde, El Pais o il New York Times, si occupano di cose più serie (nelle loro edizioni on-line semplicemente la “notizia” non compare, mentre la Frankfurter Allgemeine Zeitung riporta in un trafiletto: «Kiev: Il rischio per Zelenskyy nell’incidente in Moldavia è “esagerato”»).

Nel post di ieri scrivevo: «Il New York Times ha pubblicato nel fine settimana scorso una lunga inchiesta che descrive dettagliatamente come la corruzione nel settore degli armamenti abbia causato all’Ucraina perdite per miliardi di dollari e gravi svantaggi militari». Oggi, lo stesso giornale newyorkese scrive:

«L’Unione Europea, uno dei principali sostenitori del Paese, aveva finalizzato all’inizio dell’anno un prestito di oltre 100 miliardi di dollari a suo favore. Tuttavia, l’Ucraina si trovava ora ad affrontare un deficit di bilancio per la difesa inaspettatamente elevato, come riferito dal presidente Volodymyr Zelensky agli alleati: per arrivare alla fine dell’anno, avrebbe avuto bisogno di ulteriori 27 miliardi di dollari.

«La richiesta dell’Ucraina ha sorpreso e turbato molti funzionari in tutta Europa, proprio mentre Kiev sta affrontando una delle fasi più critiche dal 2022. [...] Ora, i funzionari europei stanno cercando freneticamente di capire l’origine del deficit, la sua esatta entità e se – o come – inviare ulteriori fondi quest’anno. Kiev sta inoltre chiedendo a Gran Bretagna, Canada e Giappone di contribuire a colmare la lacuna. Questa richiesta inattesa rischia di complicare i rapporti dell’Ucraina con gli alleati proprio nel momento in cui ha più bisogno del loro sostegno».

Nel mio post di ieri, concludevo: «A Zelensky e ai suoi compari basta aprire bocca e dire che servono altre decine di miliardi di euro, e dopo due riunioni con i banditi dell’UE li ottengono. Chi ha il potere effettivo di controllare come vengono spesi?». Nessuno ha il potere effettivo di controllare in quali tasche finiscono quei soldi. Nella repubblica oligarchica ucraina in qualunque settore, non solo quello della guerra, la corruzione è endemica e sistemica.

E dire che più di sette anni or sono, l’attore televisivo Volodymyr Zelensky, candidato alle elezioni presidenziali, promise “un cambio d’era”. Dopo decenni di politica nazionale dominata da interessi oligarchici, beneficiò dell’immagine di un candidato nato per caso e dai principi saldi, venuto alla ribalta in quel ruolo incarnato nella fortunata serie televisiva “Servitore del popolo”.

A metà novembre scorso, l’Ufficio nazionale anticorruzione rivelava l’esistenza di un sistema di tangenti ai danni dei subappaltatori di Energoatom, l’operatore statale del settore dell’energia nucleare civile. Il sistema, che coinvolgeva somme stimate in oltre 100 milioni di dollari, ha contribuito a indebolire la rete di generazione elettrica. E ciò accadeva in un paese in guerra! Alcuni dei più stretti collaboratori di Zelensky ne erano coinvolti. Che cosa ne sapeva il presidente della repubblica oligarchica?

Poi, la vicenda relativa alla villa di lusso destinata a “Vova”, il soprannome di Volodymyr. Anche questa sconvolse l’opinione pubblica perché evoca un’immagine semplice e brutale: mentre i soldati muoiono al fronte, mentre le famiglie vivono sotto i bombardamenti, mentre lo Stato esige sacrifici da tutta la società, si parla di residenze di lusso negli ambienti del potere statale.

Va da sé che uno scandalo politico non risiede solo nelle prove legali, qualche volta neppure in Italia. Che la guerra, lungi dall’aver sospeso i vecchi riflessi oligarchici e predatori dell’Ucraina, abbia invece offerto nuove occasioni di arricchimento a certe reti vicine al potere, non è solo un’ipotesi. Oltre al sistema amministrativo, sanitario, pensionistico e ovviamente bellico, gli Stati Uniti, ma soprattutto la UE, con i soldi dei propri contribuenti mantengono finanziariamente in piedi un intero paese e il suo vasto sistema corruttivo.

Scriveva nel maggio scorso Giuseppe Gagliano, Presidente del Centro Studi Strategici Carlo De Cristoforis: «Come possono giustificare il continuo e massiccio sostegno pubblico se lo Stato ucraino appare incapace di controllare i propri sistemi finanziari? Come possono difendere l’aumento degli aiuti se l’immagine del governo di Kiev si sta sgretolando? Come possono accelerare l’integrazione europea di un Paese le cui istituzioni anticorruzione stanno portando alla luce scandali ai massimi livelli del suo apparato politico ed economico?». Domande rimaste senza risposta.

mercoledì 9 settembre 2026

L’occasione crea i ladri ed essi creano l’occasione

 

L’Ucraina si dimostra una terra di possibilità illimitate quando si tratta di creatività criminale. Gli stretti collaboratori di Zelensky, presidente a vita, e gli alti funzionari statali accusati di corruzione ormai non si contano più. Da ultimo, il procuratore generale Ruslan Kravchenko ha rassegnato le dimissioni ieri mattina. La sua decisione è giunta in seguito alle recenti perquisizioni effettuate dall’Ufficio nazionale anticorruzione (NABU) e dalla Procura speciale (SAP) presso gli uffici della procura e le residenze private dei sospettati.

C’è da valutare una dimensione politica, poiché Kravchenko è considerato uno stretto collaboratore del presidente Zelensky. In particolare, durante il suo mandato, ha regolarmente bloccato i tentativi delle autorità anticorruzione di incriminare i parlamentari presumibilmente corrotti e di revocarne l’immunità.

Già questo, che un procuratore generale sia sospettato di corruzione, non è un fatto comune, nemmeno in Ucraina. Ma più eclatante ancora è la notizia sui fatti di cui è accusato. Kravchenko e i suoi collaboratori sono accusati di aver sfruttato le proprie posizioni per estorcere tra i 20 e i 24 milioni di dollari a call center illegali gestiti da truffatori finanziari.

Secondo gli stessi media ucraini, nel paese esistono circa 2.000 call center fraudolenti di questo tipo; circa la metà di essi paga regolarmente tangenti per evitare i controlli. Già questo offre un quadro allarmante della situazione istituzionale e sociale ucraina, ma i dettagli sono ancora più incredibili. Si presume che i procuratori abbiano utilizzato circa un terzo di questa somma per sé stessi e per i membri della loro agenzia che li proteggeva; la maggior parte sarebbe stata destinata ai servizi di sicurezza interni, l’SBU.

Un esempio: il capo dipartimento presso la Procura Generale, poco dopo aver assunto l’incarico nel 2020, è entrato in possesso di una somma di denaro che ha spinto i suoi genitori, ormai in età pensionabile, a creare società fittizie per “riciclare” i proventi del pizzo e investirli poi in immobili in Ucraina e all’estero.

Poniamo che fatti come questi, di un così largo coinvolgimento della magistratura, dei servizi segreti e di funzionari statali di livello apicale in un’associazione criminale di tal genere accadessero in un qualsiasi Paese dell’Europa occidentale, quali sarebbero i giudizi e le considerazioni da trarre? Inviereste il vostro denaro (voglio dire quello dei contribuenti) a sostegno di uno Stato del genere?

Il New York Times ha pubblicato nel fine settimana scorso una lunga inchiesta che descrive dettagliatamente come la corruzione nel settore degli armamenti abbia causato all’Ucraina perdite per miliardi di dollari e gravi svantaggi militari. Il report afferma che i contratti per la fornitura di armi sono stati assegnati ad aziende che hanno consegnato attrezzature tecnicamente difettose o non hanno rispettato gli accordi precedenti. Le perdite nel solo 2024 sono stimate in 1,2 miliardi di dollari.

Di recente, Iryna Mudra, capo dell’ufficio legale della Cancelleria Presidenziale, è stata arrestata, accusata di aver organizzato, su ordine diretto di Zelenskyy, il riciclaggio di denaro sporco appartenente a imprenditori e di averlo poi utilizzato per pagare la cauzione dell’ex ministro della Giustizia e dell’Energia, German Galushchenko, che a sua volta, è stato costretto a dimettersi dopo essere stato accusato di appropriazione indebita di oltre 100 milioni di dollari.

Quasi contemporaneamente, Olga Stefanishina, ambasciatrice ucraina a Washington per lungo tempo ed ex Ministro per l’Integrazione Europea, si è dimessa perché non aveva dichiarato la proprietà di diversi appartamenti nella sua dichiarazione patrimoniale e non aveva fornito alcuna informazione su come avesse ottenuto i fondi per acquistarli.

Questo stato di cose non ha nulla a che vedere con la guerra in corso. La natura parassitaria della borghesia e dell’apparato statale ucraini è nota da prima. La guerra in corso ha creato solo una nuova occasione d’oro per i ladri di Stato. E l’appetito che cresce in proporzione alla distruzione delle ricchezze rimanenti da parte della guerra. Cos’altro si può ricavare, se non da schemi fraudolenti come truffe finanziarie telefoniche o appropriazione indebita di fondi di aiuto occidentali, purché questi affluiscano praticamente senza limiti?

Ognuno fa la sua parte; l’estorsore del dipartimento di cybersicurezza della Procura Generale non è né migliore né peggiore di un ministro della Difesa che ordina razioni alimentari a un prezzo tre volte superiore a quello di mercato. La corruzione in Ucraina è sistemica e radicata. La citata Iryna Mudra, aveva ragione quando, in un dibattito registrato, affermò che la corruzione non va combattuta, ma incanalata in percorsi ordinati!

A Zelensky e ai suoi compari basta aprire bocca e dire che servono altre decine di miliardi di euro, e dopo due riunioni con i banditi dell’UE li ottengono. Chi ha il potere effettivo di controllare come vengono spesi? Certo, si sta producendo pane tra Leopoli e Kharkiv e si stanno assemblando droni militari. Ma produrre pane è essenziale per la sopravvivenza, e tutto il resto avviene a spese di qualcun altro.

L’evasore fiscale italiano, francese o tedesco, trova in questo un ottimo pretesto. E chi non può evadere?

martedì 8 settembre 2026

Nuove evidenze strumentali dell'esistenza di Dio

 

Alle 15:22 e 39 secondi del 16 giugno 2023, a più di un chilometro e mezzo di profondità sotto le Black Hills del South Dakota, negli Stati Uniti, si è generato un improvviso lampo di luce. Il segnale anomalo è a un livello di 2,6 sigma, mentre la fisica richiede 5 sigma per certificare una scoperta ufficiale.

La notizia è emersa a fine agosto 2026 perché i fisici del detector LZ (Lux-Zeplin) hanno ripescato e isolato un evento anomalo nei dati raccolti in 220 giorni di misurazioni sotterranee.

Che cosa stanno cercando? Rinculi nucleari della materia oscura, ossia prove dell’esistenza della materia oscura, finora solo ipotizzata, utilizzando il rivelatore Lux-Zeplin. 5,7 tonnellate dell’elemento chimico xeno in forma liquida sono state collocate in un grande contenitore cilindrico, che funge da rivelatore, per rilevare la collisione della materia oscura con atomi di xeno. In questo caso, le particelle si disperderebbero, dando luogo a piccoli lampi di luce osservabili.

Uno studio pubblicato sulla rivista Physical Review Letters descrive l’interazione rilevata tra un atomo di xeno e un’altra particella, che si ritiene essere una WIMP (particella di materia bianca). Le particelle massive debolmente interagenti (WIMP) rimangono un candidato altamente motivato per la materia oscura, ma di candidati a tale ruolo ne esistono parecchi. Alcuni semplicemente inventati, come per esempio l’assione.

Altri candidati sono teoricamente più concreti (viviamo un’epoca di ossimori), per esempio quelli con masse inferiori a 9 GeV=c2 (neutrini solari – del boro-8 – ad alta energia che subiscono scattering elastico coerente neutrino-nucleo: CEνNS) si dice siano ben motivati. I calcoli teorici sull’universo primordiale indicano che una particella con la massa di una WIMP e con interazioni deboli verrebbe prodotta spontaneamente nella quantità esatta necessaria a spiegare la materia oscura che osserviamo oggi.

In concreto: la materia visibile che conosciamo costituisce solo circa il 5% di tutta la materia presente nell’universo. Il resto è costituito dalla presunta materia oscura (e dall’energia oscura, leggi più avanti), che non emette né riflette luce ed è quindi invisibile. La sua esistenza deve essere ipotizzata, poiché senza di essa la maggior parte degli effetti gravitazionali nell’universo non potrebbe essere spiegata (è ciò che si ritiene). Si ritiene che interagisca con la materia ordinaria solo in casi estremamente rari. Tuttavia, i ricercatori stanno cercando di rilevare questa interazione sporadica al fine di trovare una prova dell’esistenza della materia oscura.

Insomma, i fisici teorici non si fanno mancare nulla, soprattutto i fondi per le loro complesse e costosissime ricerche. Sempre meglio – molto meglio – che buttare soldi in armi. Sanno che la materia oscura esiste (come un prete giura sull’esistenza di Dio), e che è la componente di massa preponderante del cosmo (come la presenza di Dio, d’altronde), ma non sanno come identificarla (e dunque la cercano, come un credente cerca il suo Dio).

P.S. : si suppone che esista una quantità di materia oscura quasi sei volte maggiore rispetto a quella ordinaria (5,5). Sembra una grande quantità, ma, essendo la materia ordinaria (detta luminosa o barionica) solo il 5% del totale, la materia oscura sarebbe soltanto il 27%. E il restante 68% circa dove si dovrebbe trovare? Nessuno lo sa, anche se la comunità dei cosmologi è orientata verso l’ipotesi dell’energia oscura, considerata responsabile dell’accelerazione della velocità di allontanamento delle galassie (stranezza della quale si sono ormai persuasi, redshift cosmologico alla mano). Quanto lontano hanno guardato gli osservatori che hanno rilevato l’accelerazione della velocità di allontanamento delle galassie? Se hanno guardato molto indietro nel tempo, non ci si dovrebbe stupire che abbiano individuato un’accelerazione invece di un rallentamento. L’accelerazione non sarebbe altro che una conseguenza dei successivi collassi (a cominciare da quelli che riguardano le gigantesche nubi di gas d’idrogeno che hanno probabilmente originato i superammassi), molto frequenti diversi miliardi di anni fa.

E se invece il contributo alla materia oscura mancante non venisse da una misteriosa energia oscura, ma semmai dall’energia potenziale gravitazionale della materia oscura degenerata, in successivi collassi (come piccoli big bang hanno prodotto molteplici spinte repulsive), nella forma di massima densità della materia? Com’è noto, ogni galassia ha al suo centro il suo “buco nero”, il quale altro non è che la massa oscura tanto cercata, residuo di un collasso che ha prodotto in quella forma la massima densità della materia.

Un unico big bang (posto che l’origine dell’universo sia data da una singolarità) non poteva garantire una energia repulsiva sufficiente a far espandere la materia cosmica per quasi dieci miliardi di anni (si suppone l’accelerazione sia cominciata circa 5mld or sono), se consideriamo l’azione frenante della gravitazione. Ci volevano, di conseguenza, ulteriori spinte, che solo collassi gravitazionali di grandi dimensioni potevano produrre. E a questi collassi è attribuibile anche la formazione di enormi masse di materia degenerata alla massima densità: la materia oscura.