venerdì 23 ottobre 2026

Chi protesta e chi gioca

 

Tutti i media italiani hanno dato la notizia, basta cercarla. Se non la trovate, cercatela ancora e poi ancora. Chissà, forse da qualche parte prima o poi uscirà fuori (vedi ANSA). Quale notizia? A causa dell’avanzata dell’esercito russo, le autorità ucraine hanno ordinato alle famiglie con bambini di lasciare le città orientali di Kramatorsk e Sloviansk.

L’area di evacuazione obbligatoria è stata ampliata e ora comprende “tutte le località delle aree metropolitane di Kramatorsk e Sloviansk”. Questo ha stabilito ieri il governatore della regione di Donetsk, Vadim Filashkin, tramite il servizio di messaggistica Telegram.

Kramatorsk e Sloviansk sono le due città più importanti della regione di Donetsk, nell’Ucraina orientale, che rimangono sotto il controllo ucraino. L’esercito russo ha recentemente compiuto progressi territoriali costanti in queste zone. In passato, le autorità ucraine hanno ordinato evacuazioni in alcune aree delle zone metropolitane di Sloviansk e Kramatorsk.

L’esercito russo attacca entrambe le città “ogni giorno”. “Rimanere lì con i bambini rappresenta un rischio inaccettabile”, ha aggiunto il governatore. Meglio tardi che mai. Immagino lo strazio e la sofferenza di quei poveretti che debbono lasciare le proprie abitazioni e tutto il resto. Questo a causa dell’invasione russa. Causata a sua volta da chissà chi e perché.

Nelle redazioni giornalistiche si discute se la guerra in corso in Ucraina possa essere conclusa o se semplicemente continuerà. Con questi chiari di luna non è difficile intuire perché nella polveriera mondiale ci sono così tanti folli o semplici idioti disposti ad accendere il fiammifero di un conflitto generalizzato. I ragazzi protestano, gli adulti giocano a fare i poliziotti.

giovedì 22 ottobre 2026

Il buon maestro

 

Marx spiega la forma politico-economica dell’estorsione del lavoro non pagato nel modo seguente: con il passaggio dalla società feudale a quella capitalista, il lavoratore diventa libero in un duplice senso: in primo luogo legalmente (come cittadino) e in secondo luogo, viene liberato da tutti i suoi precedenti mezzi di sussistenza economici (terra, attrezzi, sementi, ecc.).

La libertà legalmente garantita all’individuo dallo Stato e il suo libero arbitrio sono la condizione indispensabile affinché l’altrettanto garantita mancanza di proprietà del lavoratore possa dispiegare appieno il suo effetto estorsivo.

Secondo l’ordine della proprietà borghese, al cittadino comune non resta che la vendita della propria forza-lavoro. Proprio perché non possiede nient’altro, questo suo unico mezzo di sussistenza può e deve usarlo nella sua libertà.

La firma sul contratto di lavoro, sia del lavoratore che del padrone, rimane dunque la libera decisione di due persone legalmente e formalmente uguali. Il salario pattuito dà l’illusione di pagare tutto il lavoro svolto, in realtà retribuisce solo una parte della giornata lavorativa.

Le merci in tal modo prodotte dall’operaio contengono una quota decisiva di lavoro non pagato. Incorporano questo valore invisibile, che si traduce in puro profitto per il capitalista nel momento in cui la merce viene venduta sul mercato.

L’espropriazione del lavoratore non avviene tramite la forza fisica o la rapina, ma si realizza proprio attraverso il rispetto formale della legge e delle regole del mercato. Se il lavoratore tenta di riappropriarsi del lavoro non pagato, l’intero apparato statale e giuridico interviene per qualificare questa azione come furto o violenza, poiché la legge borghese riconosce la proprietà privata come l’unico diritto supremo e intoccabile.

Il tentativo dei lavoratori di riprendersi il controllo della produzione e dei beni prodotti viene marchiato come reato contro il patrimonio e violazione dell’ordine pubblico. Pertanto, quando i lavoratori scioperano, occupano le fabbriche, contestano la proprietà dei mezzi di produzione o si riprendono i beni da loro prodotti, lo Stato borghese abbandona la finzione del contratto pacifico e volontario e mostra il suo vero volto: un organo di oppressione di una classe sull’altra.

Le forze dell’ordine borghese e i tribunali intervengono per ristabilire con la forza e la repressione la legalità capitalistica, dimostrando che l’estorsione del lavoro altrui è difesa dall’apparato militare e giudiziario dello Stato.

La libertà del lavoratore nel capitalismo è una pura illusione giuridica, una finzione formale che serve a mascherare e a rendere più efficiente il suo sfruttamento rispetto alle società del passato.

La libertà del lavoratore si riduce così alla sola libertà di scegliere da quale capitalista farsi sfruttare per non morire di fame. Inoltre, se il lavoratore non è più necessario per produrre ricchezza, può morire o vivere di carità in modo completamente privato e volontario, mantenendo la propria libera volontà.

La libertà borghese diventa importante proprio perché in suo nome ci si impoverisce, con o senza lavoro, e si muore per essa in tempo di guerra.

Questa scissione tra formale eguaglianza politica e reale diseguaglianza economica è la dimostrazione che la democrazia liberale e parlamentare non è il “governo del popolo”, ma una maschera politica che nasconde, nella sostanza, la dittatura della borghesia sul resto della società.

La dinamica generazionale rispecchia la continuità del conflitto di classe: la ricchezza accumulata dalla borghesia non è solo il furto del lavoro non pagato degli operai di oggi, ma rappresenta l’accumulazione storica di generazioni di plusvalore estorto.

Marx definisce il capitale come “lavoro morto”, ovvero lavoro passato che è stato oggettivato nelle merci, nelle fabbriche, nelle infrastrutture e nelle grandi fortune finanziarie.

Questo lavoro morto, sottratto ai padri e alle madri della classe operaia, viene tramandato di generazione in generazione all’interno della classe capitalistica attraverso le leggi sull’eredità. Di conseguenza, i figli dei lavoratori nascono nella stessa identica condizione di partenza dei loro genitori: privi di mezzi di produzione e costretti a vendere la propria forza-lavoro. L’ingiustizia economica si perpetua così su base generazionale.

La riappropriazione non è un atto di giustizia privata, ma un atto politico complessivo: di rivoluzione sociale.

mercoledì 21 ottobre 2026

Dio non voglia

 

Durante le recenti manifestazioni di protesta, alcuni minorenni hanno fatto shopping in centro a Milano e poi non sono passati alla cassa a saldare. Un fatto di illegalità riprovevole e oltraggioso che ha messo in forte agitazione e stretto a coorte i guardiani dell’ortodossia liberale e le anime belle di legge & ordine.

Quello che non si vuole capire è che quando scendono per strada dei minorenni a protestare e succedono certi fatti non si tratta semplicemente di una crisi di status, di condizione sociale, ma della crisi di un sistema sociale stremato che arriva ad agitare perfino dei ragazzi. I quali evidentemente dimostrano più coraggio e consapevolezza dei loro genitori.

Dunque, non ha importanza se a livello individuale alcuni lo fanno perché non hanno i soldi per acquistare l’ultimo iPhon o perché a livello di massa si sono resi conto che questo sistema basato sulla sistematica rapina ha tirato troppo la corda, ossia ha rivelato che cos’è e cosa diventerà sempre di più il capitalismo avanzato.

Su questo punto, la teoria della sopravvivenza e della realtà mercantile con le sue spettacolarizzazioni è chiarita e verificata e non c’è bisogno di aggiungervi altro.

E vengo al governo più fascista di quelli che l’hanno preceduto. In vista delle prossime manifestazioni di protesta da parte di questi minorenni, ha deciso di inviare i paracadutisti. Come nel film di Pontecorvo, La Battaglia di Algeri. Con la piccola differenza che Milano non è la Casba di Algeri degli anni Cinquanta. Che i minorenni che manifestano in Italia non sono i guerriglieri del FLN algerino.

Dio non voglia che la polizia, approfittando anche della presenza di queste unità militari, passi a trattamenti sul tipo Genova 2001, o addirittura di peggio. In tal caso, la situazione cambierebbe di senso. Ripeto: Dio non voglia, perché in tal caso la prossima volta non basteranno i paracadutisti, ci vorranno i carri armati.

Chi decide cosa

«Ci sono due parole delle quali non parla più nessuno e che spiegano quello che sta accadendo: disuguaglianza sociale.» Valter Banale, La7, 20 ott. 2026.

Sono settimane che i media parlano di disuguaglianza sociale, dunque dove vive costui? Oltre a tutto, questo pesce della Findus non riesce a capire che la “disuguaglianza sociale” non spiega ciò che sta accadendo, se non in modo superficiale, e in fondo solo in parte la disuguaglianza fornisce la causa della protesta giovanile.

Esempio, la rivoluzione del 1789 non può essere spiegata semplicemente con le disuguaglianze sociali. Queste ultime possono spiegare il fenomeno alla sua superficie, ma in profondità agirono cause ben più decisive delle mere disuguaglianze sociali, le quali peraltro esistevano da secoli e avevano punteggiato con delle rivolte la storia di Francia.

Che cosa spinge un sedicenne a scendere in piazza e nelle strade per protestare rischiando di essere malmenato e anche ferito dalla polizia? Soggettivamente la sua condizione sociale; ma ciò non è oggettivamente sufficiente a spiegare un movimento giovanile di protesta tanto largo e massiccio.

Ad ogni modo soffermiamoci sul lato più soggettivo, più individuale della faccenda. Che cosa risulta sempre più incompatibile nella vita dei giovani a fronte delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie e dall’inedita capacità delle forze produttive? Ciò che vogliono, per esempio (e non ha importanza se ciò non fosse eventualmente chiaro alla loro coscienza), è una vita fondata sulla scelta e la creatività e non sul lavoro sfruttato e precario.

Questa società ha svuotato di significato la vita di ognuno di questi giovani e nessun modello di comportamento autorizzato riesce a offrire loro una vera attualità del vissuto quotidiano. La loro vita è ridotta, come quella di tanti adulti, al puro squallore del ripetitivo, combinata all’assorbimento obbligatorio di distrazioni ugualmente ripetitive.

I giovani studenti non vogliono solo aule decenti, ma una scuola che esalti il meraviglioso invece di ucciderlo con retaggi gentiliani. Né le giovani generazioni cercano semplicemente un maggior potere d’acquisto, ma una vita proiettata al godimento di sé e del mondo, dunque una vita spogliata dall’obbligo, dallo scambio, dal senso di colpa, dalla dipendenza e dalla noia di ruoli astratti e successivi.

Ma tutto ciò Valter Banale, il merluzzo della Findus, non può capirlo data la sua posizione sociale ed ideologica.

Infine e in definitiva, detto in breve altrimenti il discorso mi porterebbe lontano, l’attuale crisi capitalista non sta portando tanto all’abolizione formale della democrazia, bensì alla sua trasformazione. L’obiettivo è una trasformazione totale della società e non semplicemente l’approvazione di qualche legge. Pertanto, la sopravvivenza della democrazia borghese non è decisa dalla destra reazionaria, bensì dai calcoli di potere della classe dominante.

martedì 20 ottobre 2026

Pedinamenti

 

Oggi pomeriggio stavo parlando con un mio familiare di cani. Non è necessario che entri qui nel dettaglio, peraltro irrilevante. Dopo una mezz’ora mi arriva una notifica sul cellulare. Una nuova, mai vista prima. Riguarda merce per cani. Bisogna essere fin troppo ingenui per non sapere che avvengono davvero questi cosiddetti “tracciamenti”. Il tutto pare sia legale, ma che cosa non è reso legale da chi ha il potere del denaro?

Ho voluto quindi approfondire un po’ la faccenda partendo, apparentemente, da lontano, ossia dalla grande distribuzione. Prima cosa da sapere è come è organizzata sia come modello d’acquisto e sia come modello di vendita, laddove quest’ultimo rivela la strategia di tracciamento e d’influenza che sono esercitate sul “consumatore”.

Il modello italiano delle centrali d’acquisto della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) si basa sull’aggregazione di più catene, consorzi o insegne in supercentrali per unire il potere contrattuale nei confronti dell’industria di marca (chiamata anche IDM o Brand Industry). Ciò significa che le centrali d’acquisto agiscono come un unico grande interlocutore per negoziare con le multinazionali e le grandi aziende che producono i prodotti marchiati più famosi e venduti (es. Barilla, Coca-Cola, Ferrero, Nestlé, Procter & Gamble).

Il mercato italiano della GDO è fortemente concentrato; i primi operatori e le supercentrali controllano oltre il 70% delle vendite nazionali. Queste centrali italiane fanno parte di network europei per estendere la forza d’acquisto anche alle multinazionali globali. Tra le centrali e i gruppi più rilevanti figurano Conad, Selex Commerciale, Coop Italia (tramite Centrale Italiana, che fino al 2006 è stata una delle supercentrali d’acquisto più grandi d’Europa, arrivando a controllare oltre il 22% della quota del mercato italiano), Gruppo VéGé, ESD Italia (che include Esselunga, Selex, Carrefour, Pam) e Dit - Distribuzione Italiana (Sigma e Sisa).

Oggi la GDO non è solo un cliente dell’industria di marca, ma anche un suo forte concorrente. Con i prodotti a marchio del supermercato (es. Prodotto Coop, Conad, Esselunga Smart), la GDO compete direttamente con i grandi brand, usando questo fattore come leva negoziale. I prodotti a marchio proprio (Marca del Distributore: MDD) stanno cambiando i rapporti di forza con le grandi marche.

In Italia, la MDD ha superato la soglia storica del 30% di quota di mercato nel perimetro omnicanale (l’insieme di tutti i punti di contatto fisici e digitali interconnessi e che condividono i dati in tempo reale), superando un giro d’affari complessivo di 31,5 miliardi di euro. Questo non è più solo un fenomeno tattico, ma una trasformazione strutturale che ha tolto all’industria di marca il monopolio del valore e dell’innovazione.

L’infrastruttura tecnologica e logistica è unificata, per cui un unico profilo cliente ne traccia comportamenti sia online che offline.

Nel dettaglio: i router e le antenne nei negozi rilevano l’indirizzo MAC (un codice univoco) degli smartphone che cercano reti disponibili. Permette di capire il tempo di permanenza e i percorsi frequenti. Piccoli trasmettitori (Beacon Bluetooth Low Energy) posizionati nel punto vendita che comunicano con le app installate sullo smartphone dell’utente consentono di inviare offerte personalizzate quando si è vicini a uno specifico scaffale. Geofencing: utilizzano i servizi di localizzazione delle app per tracciare l’ingresso o l’uscita da un’area geografica virtuale (es. il perimetro di un centro commerciale).

Tutto ciò è formalmente illegale se tu non hai scaricato la loro app e accettato specificamente i termini di tracciamento. Ma lo fanno lo stesso: il pedinamento diventa legale nel momento in cui firmi o clicchi su “Accetto”. Cosa che facciamo fin troppo spesso per accedere a qualsiasi cosa, fosse pure solo l’app di trenitalia o del sexy shop vicino casa.

Oltre a questi sistemi di pedinamento e di influenza più o meno subliminale, ci sono i sistemi più noti e tradizionali: sistemi POS e carte fedeltà; codici QR e coupon cartacei; sistemi di videosorveglianza (spesso dotati di intelligenza artificiale) in grado di analizzare i flussi di persone, contare i visitatori e persino stimare dati demografici (età, genere) o l’espressione facciale, senza identificare (dicono loro) nominativamente la persona. In tal caso non possiamo porre nessun tipo di difesa.

Così, tanto per sapere chi, tra gli altri, mi sta pedinando giorno e notte fin dentro al cesso. Poi penso ai ragazzi che rompono qualche vetrina. L’ho già scritto qualche giorno addietro: sbagliano strategia, tattica e soprattutto non sono quelli gli obiettivi giusti.