Oggi pomeriggio stavo parlando con un mio familiare di cani. Non è necessario che entri
qui nel dettaglio, peraltro irrilevante. Dopo una mezz’ora mi arriva una notifica sul
cellulare. Una nuova, mai vista prima. Riguarda merce per cani. Bisogna essere fin troppo
ingenui per non sapere che avvengono davvero questi cosiddetti “tracciamenti”. Il tutto pare sia
legale, ma che cosa non è reso legale da chi ha il potere del denaro?
Ho voluto quindi approfondire un po’ la faccenda partendo, apparentemente, da lontano,
ossia dalla grande distribuzione. Prima cosa da sapere è come è organizzata sia come
modello d’acquisto e sia come modello di vendita, laddove quest’ultimo rivela la strategia
di tracciamento e d’influenza che sono esercitate sul “consumatore”.
Il modello italiano delle centrali d’acquisto della Grande Distribuzione Organizzata (GDO)
si basa sull’aggregazione di più catene, consorzi o insegne in supercentrali per unire il
potere contrattuale nei confronti dell’industria di marca (chiamata anche IDM o Brand
Industry). Ciò significa che le centrali d’acquisto agiscono come un unico grande
interlocutore per negoziare con le multinazionali e le grandi aziende che producono i
prodotti marchiati più famosi e venduti (es. Barilla, Coca-Cola, Ferrero, Nestlé, Procter &
Gamble).
Il mercato italiano della GDO è fortemente concentrato; i primi operatori e le supercentrali
controllano oltre il 70% delle vendite nazionali. Queste centrali italiane fanno parte di
network europei per estendere la forza d’acquisto anche alle multinazionali globali. Tra le
centrali e i gruppi più rilevanti figurano Conad, Selex Commerciale, Coop Italia (tramite
Centrale Italiana, che fino al 2006 è stata una delle supercentrali d’acquisto più grandi
d’Europa, arrivando a controllare oltre il 22% della quota del mercato italiano), Gruppo
VéGé, ESD Italia (che include Esselunga, Selex, Carrefour, Pam) e Dit - Distribuzione
Italiana (Sigma e Sisa).
Oggi la GDO non è solo un cliente dell’industria di marca, ma anche un suo forte
concorrente. Con i prodotti a marchio del supermercato (es. Prodotto Coop, Conad,
Esselunga Smart), la GDO compete direttamente con i grandi brand, usando questo fattore
come leva negoziale. I prodotti a marchio proprio (Marca del Distributore: MDD) stanno
cambiando i rapporti di forza con le grandi marche.
In Italia, la MDD ha superato la soglia storica del 30% di quota di mercato nel perimetro
omnicanale (l’insieme di tutti i punti di contatto fisici e digitali interconnessi e che
condividono i dati in tempo reale), superando un giro d’affari complessivo di 31,5 miliardi
di euro. Questo non è più solo un fenomeno tattico, ma una trasformazione strutturale che
ha tolto all’industria di marca il monopolio del valore e dell’innovazione.
L’infrastruttura tecnologica e logistica è unificata, per cui un unico profilo cliente ne traccia
comportamenti sia online che offline.
Nel dettaglio: i router e le antenne nei negozi rilevano l’indirizzo MAC (un codice univoco)
degli smartphone che cercano reti disponibili. Permette di capire il tempo di permanenza e
i percorsi frequenti. Piccoli trasmettitori (Beacon Bluetooth Low Energy) posizionati nel
punto vendita che comunicano con le app installate sullo smartphone dell’utente consentono di inviare offerte personalizzate quando si è vicini a uno specifico scaffale. Geofencing: utilizzano i servizi di localizzazione delle app per tracciare l’ingresso o l’uscita
da un’area geografica virtuale (es. il perimetro di un centro commerciale).
Tutto ciò è
formalmente illegale se tu non hai scaricato la loro app e accettato specificamente i termini
di tracciamento. Ma lo fanno lo stesso: il pedinamento diventa legale nel momento in cui
firmi o clicchi su “Accetto”. Cosa che facciamo fin troppo spesso per accedere a qualsiasi
cosa, fosse pure solo l’app di trenitalia o del sexy shop vicino casa.