Da quali categorie professionali è composto il Parlamento (non solo il nostro)? Basterebbe
riflettere su questo dato per far comprendere che il sistema parlamentare rappresentativo
in effetti rappresenta solo categorie e gruppi sociali che nulla hanno a che spartire con chi
suda la giornata di lavoro per ricevere il becchime con cui campare. La stessa composizione
si riscontra facilmente nella magistratura e nei vertici apicali della pubblica
amministrazione.
Dovrebbe apparire dunque chiaro quali interessi prevalenti siano tutelati all’interno del
sistema parlamentare. Per non parlare poi delle lobby che, come falene attratte dalla luce,
gravitano attorno al parlamento europeo così come attorno a quelli nazionali. Del resto, i
candidati sono scelti dalle segreterie dei partiti. E questa mi pare una prova empirica
dell’esistenza di una contraddizione fondamentale tra le aspirazioni costituzionali e la realtà
costituzionale. E non voglio aggiungere altro.
(*) Vorrei precisare, anche se mi pare di averlo già fatto in passato, che quando impiego la
parola “borghese” non mi riferisco genericamente e semplicemente alla gente con gli schei.
Più in generale, va osservato che gli individui si trovano predestinati nelle loro condizioni
di vita, hanno assegnata dalla propria classe la loro posizione nella società e con essa il loro
sviluppo personale, e sono sussunti sotto la propria classe.
Posso assicurare che le élite sono fortemente endogame: uno dei miei passatempi – grazie a
internet – riguarda gli incroci matrimoniali dei grandi nomi dell’aristocrazia industriale e
finanziaria, nonché i percorsi di carriera eccezionali (per meriti, ovviamente). Per quanto
riguarda il famigerato ascensore sociale, ci fu un tempo in cui funzionava in forza di una
espansione scolastica e apertura dell’istruzione superiore, combinata con la crescita
economica che favoriva le promozioni interne alle aziende; oggi tutti i dati e le conoscenze
personali ci dicono che l’ascensore è guasto, bloccato in cantina e puzza di piscio.
Pertanto, la definizione di borghese o di proletariato è sempre in relazione al capitale inteso
come rapporto sociale. Ciò nonostante, non tutti i proletari e non tutti i borghesi stanno in
una identica relazione rispetto al capitale sociale. Per cogliere identità e differenza è
necessario attenersi alla molteplicità dei fenomeni sociali e alle loro articolazioni (anche a
livello di singolo individuo: non è che il borgataro che vince alla lotteria diventa ipso facto
un “borghese”).
Stante l’integrazione internazionale del capitale, non è più possibile capire la struttura di
una composizione di classe a livello nazionale o locale senza partire dalle modificazioni che
la cosiddetta globalizzazione comporta a livello mondiale. Inoltre, l’accesso ai consumi di
massa nasconde, tra le altre determinazioni, la pauperizzazione crescente della popolazione
in rapporto all’imponente creazione di ricchezza socialmente prodotta.
Visto che ci sono, vorrei precisare brevemente, fuori dalla sputacchiera ideologica corrente,
anche sui concetti di “giustizia” e di “libertà”. La “giustizia” non potrà mai essere qualcosa di diverso, di più elevato e di equanime, di quanto sia dato dai rapporti sociali in essere,
fissati e sanzionati, appunto, dalle leggi. Insomma, la “giustizia” non potrà mai essere
neutrale in relazione alla violenza delle contraddizioni che percorrono il sistema sociale di
riferimento (lo dico per i riformisti in jersey). Ciò vale per qualsiasi epoca e formazione
sociale (lo dico per gli “anticapitalisti” sans phrases).