Johann Wadephul, attuale ministro federale degli affari esteri tedesco, ebbe a dichiaroare che “La Russia rimarrà sempre un nemico per noi”. Decine di milioni di morti, 1.710 città e oltre 70.000 villaggi, decine di migliaia di impianti industriali, nonché scuole, università e istituzioni culturali furono rase al suolo. Nessun paese al mondo subì più perdite dell’Unione Sovietica. E però i nipoti di quei nazisti, a loro volta nazisti nel profondo, sognano ancora la rivincita. Proprio non riescono ad accettare l’idea che la pace in Europa sarà possibile solo con la Russia, e non contro di essa.
Inutile chiedersi quale responsabilità morale la storia ci imponga. La gabbia ideologica è la stessa ovunque. In Spagna, in Italia e anche in Francia. Friedrich Engels, che aveva la vista lunga, ben in anticipo sulle guerre mondiali, scrisse: “La società borghese si trova di fronte a un dilemma: o la transizione al socialismo o la ricaduta nella barbarie”. Nessuno dei Paesi europei ha bisogna di essere “pronto alla guerra”, ma piuttosto dovrebbero essere capaci di vivere in pace. Per farlo è sufficiente sciogliere la Nato e stipulare dei patti di amicizia e collaborazione con la Russia. La stessa guerra in Ucraina perderebbe immediatamente di senso per tutti.
Tranne ovviamente che per i fascisti, sotto qualsiasi maschera essi si celino. Massimo Cacciari sostiene che “i pericoli non verranno da parte di qualche fascista o nazista; quella è tutta una storia passata e strapassata”. Quindi: “Smettiamola di andare a vedere dentro l’armadio della Meloni, non interessa a nessuno cosa ci tiene dentro l’armadio. Ormai anche lei quell’armadio ce l’ha e lo tiene chiuso perché non lo può più usare. Lascia stare quello che ha dentro, non lo potrà mai più tirar fuori, è inutilizzabile. Bene, basta, finiamola.”
Perché ancora una volta cito Cacciari? Perché rappresenta la voce del buon senso borghese, quello stesso buon senso che a suo tempo sosteneva che il governo Mussolini, sbrigato il “lavoro sporco”, avrebbe passato la mano. Durò vent’anni quel governo e cadde solo sotto le bombe e gli sbarchi di quelli che erano diventati i nostri nemici. Tra quei nemici, a cui l’Italia del buon senso aveva dichiarato guerra, c’era anche la Russia sovietica, che non mancammo di invadere, ovviamente al seguito delle armate germaniche.
L’armadio al quale allude Cacciari non è vero sia chiuso. E non solo in riferimento alla relazione mitografica. C’è altro oltre i simboli (che valgano più dei fatti), di più profondo e insinuante nell’armadio della rivincita. Dal quale non attinge solo Meloni e i suoi scagnozzi, ma paradossalmente attingono inconsapevolmente linguaggio, linee di pensiero e slogan anche tutti gli altri, in una situazione ideologicamente e intellettualmente agli sgoccioli.
Di ciò ho avuto conferma proprio stamani assistendo a una cerimonia in occasione della festa della Repubblica. Grande sfilata di giovani ognuno con il tricolore, che sembrava un’adunata del Fronte della gioventù. Sottofondo di musica rap e simili. Poi benedizione ecclesiastica e discorsetto del prete; a seguire i discorsi degli oratori, dai quali si poteva trarre la convinzione che la Repubblica è nata ottant’anni fa sotto il cavolo o portata da chissà chi.

