venerdì 2 ottobre 2026

Quell’enigma degli enigmi

 

Nel 1825, la Gran Bretagna e il neonato Stato argentino conclusero un accordo commerciale che rese la costa sudamericana una destinazione primaria per le navi britanniche. Ciò rese l’idrografia ancora più importante, soprattutto il rilevamento preciso delle profondità oceaniche e delle coste. Inoltre, solo all’inizio del XIX secolo i cronometri marini erano sufficientemente sviluppati e diffusi da consentire – fatto rilevantissimo per la sicurezza della navigazione – di determinare la longitudine con precisione.

Fu questo il motivo per il quale fu organizzata una spedizione marittima la cui missione principale era di tipo cartografico: rilevare le coste del Sud America (in particolare della Patagonia e della Terra del Fuoco), ispezionare alcune isole del Pacifico e misurare la longitudine intorno al globo. La nave prescelta, il brigantino HMS Beagle (Nave di Sua Maestà). Il suo capitano, il ventiseienne Robert FitzRoy, desiderava avere a bordo, oltre all’equipaggio di circa 60 uomini, un naturalista e un “gentiluomo”, qualcuno con cui valesse la pena conversare.

La scelta ricadde infine sul ventiduenne Charles Darwin. Sebbene potesse vantare solo un corso di laurea in medicina non completato e il conseguimento di una laurea in teologia, aveva già condotto ricerche sui molluschi marini sotto la guida di Robert Grant dell’Università di Edimburgo e partecipato a escursioni con il professore di geologia di Cambridge Adam Sedgwick. Anche la sua ascendenza aveva un peso: suo nonno Erasmus Darwin era stato un famoso poeta, medico e naturalista nel XVIII secolo. Il suo libro Zoonomia (1795) contiene persino una bozza rudimentale, ma del tutto speculativa, di una teoria dell'evoluzione.

L’imbarco, tuttavia, sembra fosse dovuto all’ispirazione del suo professore di botanica, J.H. Henslow, e, dopo un primo divieto del padre, alle insistenze di uno zio Wedgwood, della famosa famiglia degli industriali della ceramica. E pensare che la carriera verso la quale era proiettato era stata quella ... ecclesiastica, tradizionalmente aperta ai figli di famiglie benestanti senza una vocazione precisa.

La HMS Beagle fu impegnata in un viaggio intorno al mondo iniziato il 27 dicembre 1831 e concluso il 2 ottobre 1836, per una durata complessiva di 4 anni, 9 mesi e 5 giorni. Quando la nave attraccò a Falmouth, nel sud-ovest dell’Inghilterra, il 2 ottobre 1836, si chiudeva la più importante impresa marittima nella storia della scienza.

Al suo rientro, l’ormai 27enne Darwin era già preceduto da una grande fama. In sua assenza, il giovane naturalista era diventato una star nella comunità scientifica inglese. Aveva inviato in Inghilterra quasi quattromila esemplari – fossili, rocce, esemplari animali e vegetali – e i suoi rapporti geologici e zoologici venivano letti ancor prima del suo ritorno. Anche solo per la sua instancabile attività di raccolta, Darwin sarebbe passato alla storia della scienza come una sorta di Alexander von Humboldt inglese.

Darwin andò oltre: la sua esperienza, l’impressionante quantità di materiale, di riflessioni e di dati raccolti sulla fauna, sulla flora e le formazioni geologiche, saranno alla base di una delle tappe fondamentali del pensiero umano e di uno dei più importanti contributi scientifici di tutti i tempi.

Sebbene Zoonomia non avesse avuto alcuna influenza sul nipote, un’altra opera si rivelò ben più determinante. Al momento dell’imbarco, FitzRoy regalò al giovane compagno di viaggio il primo volume dei Principi di Geologia di Charles Lyell. Un’opera che, ignorando audacemente il racconto biblico della creazione, spiegava i mutamenti e l’evoluzione della Terra attraverso graduali processi geologici avvenuti in periodi di tempo lunghissimi.

Per il periodo più lungo – tra la fine del 1832 e l’inizio del 1834 – il Beagle navigò nel sud dell’Argentina e nella Terra del Fuoco, durante il quale Darwin compì numerose escursioni nell’entroterra, rimanendo ripetutamente coinvolto in dispute politiche, rivolte e persino in una rivoluzione. In totale, Darwin trascorse solo 18 mesi in mare nei quasi cinque anni di viaggio, durante i quali poté confermare la teoria dei processi geologici: trovò conchiglie fossilizzate nelle Ande e, dopo aver vissuto un forte terremoto sulla costa cilena nel febbraio del 1835, osservò che alcune parti del litorale si erano sollevate.

Era stato proprio Humboldt, allora celeberrimo esploratore e naturalista, a raccomandare l’utilizzazione del racconto di viaggio come fonte primaria del sapere scientifico, ed a fornire lui stesso un esempio formidabile di questo uso del suo immenso lavoro Viaggio alle regioni equinoziali del nuovo continente negli anni 1799-1804, che Darwin tenne come modello di metodo e di scrittura.

Grazie ai suoi taccuini e diari, pubblicati in volume nel 1839 con il titolo Il viaggio del Beagle, l’esperienza di Darwin è documentata in modo dettagliato ed esaustivo. Rimane una lettura preziosa e intrigante ancora oggi, non da ultimo per le osservazioni etnologiche e le critiche sociologiche. Darwin si oppose alla schiavitù e descrisse, ad esempio, la povertà dei contadini, che attribuiva al sistema feudale ancora vigente (*).

L’escursione più importante fu un soggiorno di circa cinque settimane nel 1835 alle Isole Galapagos, a circa 1.000 chilometri a ovest dell’Ecuador. «L’arcipelago è un piccolo mondo a sé stante», osservò Darwin. «Considerate le piccole dimensioni di queste isole, siamo ancor più stupiti dal numero delle loro creature originarie e dalla loro distribuzione limitata». Qui, continuò, ci si trova «abbastanza vicini a quel grande fatto – quell’enigma degli enigmi – la prima comparsa di una nuova vita su questa terra». In precedenza, altri lo avevano informato del fatto che le testuggini di ciascuna isola si erano evolute in modo leggermente diverso le une dalle altre.

La prima impressione che Darwin ebbe del viaggio fu quella di una natura variegata, crudele e “dispendiosa” (sul dispendio, col quale procede la natura in ogni suo aspetto, forse noi non si riflette abbastanza, specie in rapporto al caso-necessità). Fu solo al suo ritorno nell’ottobre del 1836 (il Beagle aveva circumnavigato il globo passando per l’Australia e il Capo di Buona Speranza) che analizzò più a fondo le sue scoperte.

I fringuelli di Darwin, che aveva riportato con sé e che in seguito furono chiamati così in suo onore, ebbero un ruolo particolarmente importante. L’ornitologo John Gould fece notare che, sebbene gli uccelli provenienti dalle varie isole appartenessero tutti alla famiglia dei fringuelli, ora rappresentavano specie diverse, distinguibili principalmente per le dimensioni del becco.

Nel corso del 1837, Darwin redasse altri appunti. In uno di essi, registrò l’idea che “una qualche forma di evoluzione” fosse in atto nella vita, “e non solo nell’avifauna delle Isole Galapagos, ma in tutti gli organismi, compresi gli esseri umani”. Già durante il suo viaggio, Darwin aveva notato che gli animali si riproducono molto rapidamente mentre la disponibilità di cibo rimane costante, e che questa discrepanza contribuisce alla diversificazione delle specie.

Non appena furono formulate le idee fondamentali, Darwin si trovò subito ad affrontare l’arduo compito di metterle in pratica: nel 1842 aveva già scritto un trattato sulla teoria dell’evoluzione, che però rimase inedito. Negli anni successivi, Darwin si dedicò principalmente a un meticoloso lavoro empirico, valutando i risultati geologici del suo viaggio in diversi libri. Come scrive alla fine della sua Autobiografia (Einaudi), avrebbe finito di trasformare la sua mente in «una specie di macchina per estrarre delle leggi generali da una vasta raccolta di fatti».

Fu una particolare situazione competitiva a spingerlo all’azione. Lo zoologo britannico Alfred Wallace s’imbatté, in modo indipendente, alla fine degli anni ‘50 dell’Ottocento, nelle idee cruciali della teoria evoluzionistica: la variabilità degli organismi, la limitazione delle popolazioni da parte delle risorse alimentari e, di conseguenza, la “selezione naturale” degli individui meglio adattati al loro ambiente o con maggiore successo riproduttivo (**). Temendo di perdere il suo primato di scopritore, Darwin si mise al lavoro con rinnovato impegno. Nel novembre del 1859, il suo libro epocale L’origine delle specie fu finalmente pubblicato (***). Il resto, come si suole dire, è storia.

(*) The Voyage of the Beagle si può leggere nella traduzione edita da Einaudi con il titolo: Viaggio di un naturalista intorno al mondo. Invece il Viaggio alle regioni equinoziali del nuovo continente negli anni 1799-1804 di Humboldt, è disponibile in tre volumetti per i tipi Fratelli Palombi Editori. Sempre di Humboldt, da non perdere Quadri della natura, Codice edizioni, che ho segnalato nel blog il 12 nov. 2018; notevole il saggio di Andrea Wulf, L’invenzione della natura. Le avventure di A. von Humboldt, l’eroe perduto della scienza, Luiss, 2017.

(**) La “selezione naturale” degli individui meglio adattati al loro ambiente o con maggiore successo riproduttivo riguarda solo marginalmente gli esseri umani, il cui comportamento non è regolato solo dal primo sistema di segnalazione (quello pavloviano, per intenderci), ma da un secondo sistema di segnalazione (segni, codici, ecc.), che agisce in maniera preponderante anche sotto il riguardo della riproduzione (e dei comportamenti sessuali). È il processo di produzione materiale della vita che spiega la nostra diversità dagli altri animali (che pure hanno una loro esistenza oggettiva indipendente dall’uomo), la nostra attività finalizzata a uno scopo predeterminato e mediata da molteplici strumenti. Dunque, da un certo punto in poi l’Homo Sapiens è diventato innanzitutto un prodotto storico, volto alla produzione e riproduzione di rapporti sociali. E qui entrano in gioco le forme della coscienza, che per Marx sono stati qualitativamente diversi, sublimati, appunto, dalle forme dei rapporti sociali. Se selezione c’è, essa si concreta prima di tutto in una selezione sociale.

(***) Darwin, ne L’origine delle specie, cita Wallace una sola volta, nell’Introduzione.

giovedì 1 ottobre 2026

Ce n’est qu’un début?

 

Oggi, anche i grandi giornaloni hanno scoperto ciò che avevo descritto due giorni fa, e cioè che gli studenti medi francesi sono in rivolta. E quanto in Francia s’accende la rivolta, di solito è faccenda seria. Da più di una settimana protestano contro le pessime condizioni delle loro scuole e contro ulteriori tagli al bilancio dell’istruzione. In pochi giorni, la protesta si è trasformata in un movimento nazionale. I blocchi sono proseguiti anche ieri e l’organizzazione studentesca Union syndicale lycéenne (USL) ha invitato gli studenti a continuare le manifestazioni.

Le proteste sono iniziate il 21 settembre al Lycée Antoine de Saint-Exupéry, nella periferia parigina di Créteil. Come avevo segnalato nel mio post dell’altro ieri, da lì il movimento si è diffuso prima nella regione dell’Île-de-France e poi in tutto il paese. Martedì oltre 400 scuole superiori erano interessate da proteste e blocchi, rispetto alle circa 180 di lunedì.

Edifici fatiscenti, impianti di riscaldamento guasti, a corto di insegnanti e carenza di altro personale. Inoltre c’è anche una diffusa frustrazione nei confronti del sistema di ammissione universitaria di Parcoursup (tuttavia cento volte preferibile a quello italiano). Anche gli insegnanti partecipano a scioperi e blocchi stradali e, in molti luoghi, genitori e politici locali si schierano davanti alle scuole per sostenere i giovani e proteggerli dalla polizia.

Mi pare evidente che alla fonte di queste proteste così dure (centinaia gli arresti, decine i feriti) e protratte ci dev’essere dell’altro. Un malcontento e un disagio sociale diffuso. Storicamente i giovani francesi quando scendono in piazza sono come il dentifricio che esce dal tubetto, difficile da rimettere dentro. Sarà così anche questa volta?

Martedì, il movimento studentesco si è sovrapposto allo sciopero nazionale del settore pubblico. In numerose città, i dipendenti sono scesi in piazza per protestare contro le misure di austerità del governo e chiedere salari più alti (che dovremmo dire e fare in Italia? In molte località, anche gli studenti si sono uniti alle manifestazioni.

Secondo gli ultimi dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, circa 9,8 milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà, circa 1,2 milioni in più rispetto all’inizio del primo mandato di Emmanuel Macron. Per contro, la ricchezza dei miliardari francesi è raddoppiata da quando Macron si è insediato.

Sempre martedì, citavo il Grande Vecchio: «L’epoca nostra, l’epoca della borghesia, si distingue tuttavia perché ha semplificato i contrasti fra classi. La società intiera si va sempre più scindendo in due grandi campi nemici, in due grandi classi direttamente opposte l’una all’altra: borghesia e proletariato».

C’è chi non ci crede perché ha acquistato (con una mesata di salario o con i danè del babbo?) il nuovo iPhone.

mercoledì 30 settembre 2026

Professioni

 

Sbagliano i giovani medici a snobbare l’urologia, poiché essa rappresenta, con qualche altra specialità, il futuro del business sanitario. Anche perché l’urologo ha la possibilità di metterlo nel culo al paziente, maschio, due volte. La prima volta, col suo ditino; la seconda, con la sua parcella.

Per contro, prevedo un declino della psichiatria. Per un motivo molto semplice: in un mondo di matti, le persone che non presentano seri disturbi mentali saranno considerate fuori norma. E queste persone sono tendenzialmente sempre di meno.

Ma non vi annoiate?

 

Anche settembre se n’è andato. Tra meno di cento giorni ci saremo fumati anche questo caloroso 2026. Che però non è ancora finito e può riservarci ancora delle sorprese prima di Natale, quando ancora una volta ci prenderà la mania della merce, tanto che non sanno più cosa inventare pure in Cina.

La nostra vita è sempre più una vita di giorni incerti e dunque non c’è da farsi illusioni anche per i giorni che verranno, anzi. La stupidità si è cristallizzata, ed è un risultato cumulativo di troppe negligenze, del fatto che ognuno s’è sentito assolto da responsabilità proprie. Abbiamo fatto passare con noncuranza certe idee, ed adesso assistiamo a una reazione a catena fuori controllo, che non si può fermare.

Questo presente indicibile non è segreto, sta travolgendo il pianeta. Le contese internazionali non si combattono più solo con le cannoniere e le baionette. La tecnologia non si limita al ruolo di supporto, le macchine possono agire autonomamente. Il passato che ritorna è anche peggio.

In fondo non ce ne frega nulla o non più di tanto. Lo percepisco anche quando racconto delle “storie”. Sarà che non le saprò raccontare bene, che le racconto per sfuggire alla mia vita di periferia, in un quartiere grigio e quasi benestante, ma ad ogni modo è indicativa l’indifferenza col quale è stato accolto anche l’ultimo racconto, che mi ha preso ore e ore per ricostruirlo con la precisione che mi è stata possibile. Ha raccolto un solo commento, che peraltro non avrei dovuto pubblicare.

Mi chiedo, ma non vi annoiate a leggere le solite puttanate sulla misure delle gonne e altra pornografia del genere?

martedì 29 settembre 2026

Consapevolezze di classe

 

Quasi alla fine della campagna elettorale (però non si sa ancora quando si celebrerà il rito elettorale), ai titoli di coda, il cosiddetto campo largo troverà un accordo per far sparire l’elefante nella stanza. Non resta altro da fare che prepararsi (non con dei popcorn, per carità) e attendere il momento in cui con un gioco di prestigio ciò avverrà.

*

L’introduzione del suffragio universale tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo – un compromesso necessario più per accontentare dei piccoli borghesi engagé che contro la ribellione della classe operaia – ha perpetuato l’illusione che la giustizia e la prosperità generale possono essere raggiunte solo attraverso un sistema parlamentare rappresentativo di stampo borghese (*).

Da quali categorie professionali è composto il Parlamento (non solo il nostro)? Basterebbe riflettere su questo dato per far comprendere che il sistema parlamentare rappresentativo in effetti rappresenta solo categorie e gruppi sociali che nulla hanno a che spartire con chi suda la giornata di lavoro per ricevere il becchime con cui campare. La stessa composizione si riscontra facilmente nella magistratura e nei vertici apicali della pubblica amministrazione.

Dovrebbe apparire dunque chiaro quali interessi prevalenti siano tutelati all’interno del sistema parlamentare. Per non parlare poi delle lobby che, come falene attratte dalla luce, gravitano attorno al parlamento europeo così come attorno a quelli nazionali. Del resto, i candidati sono scelti dalle segreterie dei partiti. E questa mi pare una prova empirica dell’esistenza di una contraddizione fondamentale tra le aspirazioni costituzionali e la realtà costituzionale. E non voglio aggiungere altro.

(*) Vorrei precisare, anche se mi pare di averlo già fatto in passato, che quando impiego la parola “borghese” non mi riferisco genericamente e semplicemente alla gente con gli schei. Più in generale, va osservato che gli individui si trovano predestinati nelle loro condizioni di vita, hanno assegnata dalla propria classe la loro posizione nella società e con essa il loro sviluppo personale, e sono sussunti sotto la propria classe.

Posso assicurare che le élite sono fortemente endogame: uno dei miei passatempi – grazie a internet – riguarda gli incroci matrimoniali dei grandi nomi dell’aristocrazia industriale e finanziaria, nonché i percorsi di carriera eccezionali (per meriti, ovviamente). Per quanto riguarda il famigerato ascensore sociale, ci fu un tempo in cui funzionava in forza di una espansione scolastica e apertura dell’istruzione superiore, combinata con la crescita economica che favoriva le promozioni interne alle aziende; oggi tutti i dati e le conoscenze personali ci dicono che l’ascensore è guasto, bloccato in cantina e puzza di piscio.

Pertanto, la definizione di borghese o di proletariato è sempre in relazione al capitale inteso come rapporto sociale. Ciò nonostante, non tutti i proletari e non tutti i borghesi stanno in una identica relazione rispetto al capitale sociale. Per cogliere identità e differenza è necessario attenersi alla molteplicità dei fenomeni sociali e alle loro articolazioni (anche a livello di singolo individuo: non è che il borgataro che vince alla lotteria diventa ipso facto un “borghese”).

Stante l’integrazione internazionale del capitale, non è più possibile capire la struttura di una composizione di classe a livello nazionale o locale senza partire dalle modificazioni che la cosiddetta globalizzazione comporta a livello mondiale. Inoltre, l’accesso ai consumi di massa nasconde, tra le altre determinazioni, la pauperizzazione crescente della popolazione in rapporto all’imponente creazione di ricchezza socialmente prodotta.

Visto che ci sono, vorrei precisare brevemente, fuori dalla sputacchiera ideologica corrente, anche sui concetti di “giustizia” e di “libertà”. La “giustizia” non potrà mai essere qualcosa di diverso, di più elevato e di equanime, di quanto sia dato dai rapporti sociali in essere, fissati e sanzionati, appunto, dalle leggi. Insomma, la “giustizia” non potrà mai essere neutrale in relazione alla violenza delle contraddizioni che percorrono il sistema sociale di riferimento (lo dico per i riformisti in jersey). Ciò vale per qualsiasi epoca e formazione sociale (lo dico per gli “anticapitalisti” sans phrases).

Quanto alla “libertà”, essa è un prerequisito moderno – non indispensabile ma positivo senz’altro – affinché il proletario sia libero di vendersi come si vende qualunque altra merce, di modo che l’estorsione del plusvalore possa avvenire con i minori intoppi possibili. Infatti, la forma “salario” non avrebbe senso nel modo di produzione capitalistico se non celasse il segreto di tutta la produzione capitalistica: la produzione di plusvalore e la sua estorsione. È proprio quando il “libero” lavoratore cerca una propria “autonomia” contestando lo sfruttamento che interviene, deus ex machina, l’Uomo che rimette le cose a posto.

In ciò hanno ovviamente un ruolo importante gli intellettuali: non sono affatto lavoratori (come essi invece credono), essi sono una categoria sociale; come i preti, sono una vera casta, sono i produttori e gli spacciatori di oppio al servizio dei padroni e dello Stato.

Se si fa proprio il concetto che il lavoro sociale e l’appropriazione privata del prodotto del lavoro si contrappongono direttamente come classi sociali, tutto le altre determinazioni della sfera borghese divengono chiare da sé stesse.

Scrive il Grande Vecchio: «L’epoca nostra, l’epoca della borghesia, si distingue tuttavia perché ha semplificato i contrasti fra classi. La società intiera si va sempre più scindendo in due grandi campi nemici, in due grandi classi direttamente opposte l’una all’altra: borghesia e proletariato». Soggiungo una postilla: oggi solo la borghesia ne è pienamente consapevole e agisce conseguentemente.