giovedì 15 ottobre 2026

Il padrino ebreo di Göring

 

Ottant’anni fa, il cinquantatreenne Hermann Göring moriva suicida in carcere sottraendosi in tal modo alla pena dell’impiccagione comminatagli dal tribunale internazionale di Norimberga. In quel processo figurava come il gerarca di grado più alto sopravvissuto tra i fedelissimi di Adolf Hitler.

Chi fosse il personaggio, quale la sua vita e i suoi crimini, è abbastanza noto. Meno noto è un aspetto curioso della sua biografia (Wikipedia, tanto per dire, non ne accenna). La vicenda ha a che fare con Hermann Epenstein (1850-1934), un medico e mercante tedesco- austriaco il cui padre era un ebreo convertito al cristianesimo. Epenstein divenne l’amante della madre di Hermann, Franziska Tiefenbrunn (1859-1923), mentre il padre, il diplomatico Heinrich Göring (1838-1913), ex Reichskommissar dell’Africa Tedesca del Sud-Ovest e Console Generale di Germania ad Haiti, era spesso assente o acconsentiva alla situazione in cambio di sostegno economico.

Epenstein fu il padrino e una figura paterna surrogata per Hermann Göring e i suoi fratelli. Ospitò Hermann nel suo castello anche dopo il fallito Putsch di Monaco del 1923. Fu proprio Hermann, il figlioccio di Epenstein, a diventare uno dei più spietati e potenti gerarchi del regime nazista. Il fratello del gerarca, Albert Günther, ebbe un carattere completamente opposto: introverso, malinconico, amante dei libri, della musica e del cinema. Ingegnere civile, fu direttore delle esportazioni presso le industrie belliche Škoda nel protettorato tedesco della Boemia-Moravia (Cecoslovacchia), e pare che arrivò a chiedere visti per fare espatriare i suoi amici ebrei e li aiutò a portare all’estero i loro capitali.

Del resto, per poter immigrare negli Stati Uniti, gli ebrei tedeschi dovevano dimostrare una rigorosa indipendenza finanziaria, al fine di provare che non sarebbero diventati un peso per lo Stato. Questo meccanismo burocratico e i relativi requisiti si articolavano in passaggi molto stringenti: la clausola del Public Charge, introdotta originariamente nel 1882, fu irrigidita nel 1930 dal presidente Herbert Hoover a causa della Grande Depressione. La legge stabiliva che il visto venisse negato a chiunque rischiasse di gravare sull’assistenza pubblica americana.

Pertanto, gli ebrei per ottenere il visto per gli Stati Uniti, avevano l’obbligo assoluto di presentare un Affidavit of Support firmato da uno o più garanti finanziari (sponsor) già residenti negli USA (cittadini o residenti permanenti). Lo sponsor non doveva semplicemente esprimere una vicinanza morale, ma doveva depositare dichiarazioni dei redditi certificate, estratti conto bancari e liste dei propri beni reali per dimostrare di avere le risorse economiche necessarie a mantenere legalmente il rifugiato e la sua famiglia a tempo indeterminato.

Molti funzionari del Dipartimento di Stato americano e dei consolati in Europa (spinti da sentimenti antisemiti) utilizzavano questa clausola in modo estremamente restrittivo. Spesso rifiutavano gli affidavit ritenendoli insufficienti o richiedevano garanzie multiple, lasciando le quote d’immigrazione annuali per la Germania ampiamente inutilizzate, nonostante le centinaia di migliaia di domande disperate.

I fratelli Göring, arrestati entrambi dagli Alleati, si incontrarono in prigione nel maggio del 1945. Gli americani non credettero nella storia di Albert. L’assoluzione dai crimini dei quali era accusato e il rilascio arrivarono soltanto nel 1947. Dopo la guerra, però, si rivelò impossibile per Albert trovare un lavoro: nessun datore di lavoro avrebbe dato un impiego con un cognome così ingombrante. Albert morì in un sobborgo di Monaco di Baviera nel 1966, senza un soldo, depresso e alcolista.

(*) Heinrich Ernst Göring, padre di Hermann, era figlio di Johann Wilhelm Göring (1791– 1874) e di sua moglie Caroline Maria de Nerée (1815–1886). Heinrich Ernst si sposò una prima volta il 24 luglio 1869, a Heddesdorf, con Ida Friederike Remy, nata il 26 settembre 1847, deceduta il 23 aprile 1879, da cui ebbe tre figli maschi e una femmina. Uno di questi figli, dunque fratellastro di Hermann, fu Heinrich Carl Göring (1879-1958), un medico sposato con Theodora Anna Auguste “Dora” (1881-1963).

Heinrich Göring si risposò il 26 maggio 1884, a Londra, con Franziska Tiefenbrunn, dalla quale ebbe, oltre a Hermann, altri due figli maschi e due femmine. Il primogenito di Heinrich e Franziska, fu Karl Ernst Göring, nato nel 1885 e deceduto nel 1932. Questi fu sposato con Ilse Burchard, nata nel 1898 e deceduta nel 1972. La secondogenita Olga (1889- 1970), la terzogenita Paula (1890-1960), quindi Hermann il nazista e infine l’ultimogenito, Albert.

Hermann Göring fu dapprima spostato (1923) con Carin Axelina Hulda Fock (1888-1931), già sposata e poi divorziata (1922) con Nils Gustav von Kantzow (1885-1967), un ufficiale dell’esercito svedese. Carin fu un’ardente nazista, incoraggiò il crescente coinvolgimento di Göring nel Partito Nazionalsocialista. Morì di tubercolosi. In seguito al suo secondo matrimonio, Hermann Göring ebbe una figlia, Edda Carin Wilhelmine Göring (1938-2018), con Emma Johanna Henny “Emmy” Sonnemann (1893-1973), la quale fu dapprima sposata con l’attore Karl Köstlin dal 1916 al 1926.

Le tombe di Heinrich Ernst Göring, Franziska Göring e Albert Göring non esistono più dal 2008. Hermann Göring fu cremato e i suoi resti, insieme a quelli di molti altri criminali nazisti, furono dispersi.

Fatto curioso: la prima moglie di Göring, Carin, fu sepolta nella tomba di famiglia dei Fock nel cimitero di Lovö, sull’isola di Drottningholm nel lago Mälaren, a ovest di Stoccolma. In seguito Göring decise di trasferire le spoglie della moglie in Germania. Iniziò i lavori per la costruzione della villa, che sarebbe stata chiamata Carinhall e si trovava nella foresta di Schorfheide, a circa due ore a nord-est di Berlino. Nelle vicinanze, in una piccola radura sulla riva del lago di Wuckersee, iniziò a costruire un elaborato mausoleo sotterraneo per ospitare le spoglie di Carin. Nel 1934, la bara di Carin fu riesumata dal cimitero di Lovö, avvolta in una bandiera con la svastica e trasportata a Carinhall, dove fu sepolta il giorno successivo con una solenne cerimonia alla quale partecipò anche Hitler in persona. Nel 1991, presso il sito di Carinhall, fu rinvenuto uno scheletro femminile di 26 ossa in una bara di zinco. Il DNA di questi resti fu confrontato con quello del figlio di Carin (Thomas von Kantzow, 1912-1973). Nel 2012, il Consiglio nazionale svedese di medicina legale pubblicò un articolo in cui affermava di possedere dati del DNA mitocondriale e nucleare a supporto dell’ipotesi che i resti appartenessero a Carin Göring. Questi resti furono sepolti nella precedente tomba presso il cimitero di Lovö.

Stati Uniti, Anni Trenta. Lo slogan: “Rendiamo l’America grande”. Oggi, è arricchito da: “di nuovo”.

mercoledì 14 ottobre 2026

Noi ci abbiamo le primarie

 

Voi non ci crederete, ma le cose vanno bene. Il Fondo Monetario Internazionale ha certificato una crescita economica da modesta a robusta per le maggiori economie del sistema solare nel suo World Economic Outlook di ieri a Bangkok: l’economia statunitense dovrebbe crescere del 2,3%, la Cina del 4,5%, l’India del 7%, la Germania dell’1,3%, il Giappone dello 0,7%, che verrebbe dunque superato dall’Italia con uno straordinario e ipotetico 0,8% carpiato.

Tra un massaggio thai e numerosi bicchierini di yaa dong, i vertici dell’istituzione finanziaria, in un comunicato stampa, hanno celebrato l’attività economica globale che si è dimostrata ancora una volta “resiliente”, sottolineando la crescita globale del 3,1% quest’anno e la previsione del 3,4% per il 2027. Naturalmente, come spesso accade per queste previsioni, si tratta di pura speculazione soggetta a correzioni da parte della realtà.

Il Global Financial Stability Report, pubblicato sempre martedì come rapporto supplementare, certifica che in soli due anni la corsa ai data center ha portato la quota di obbligazioni di prima qualità di nuova emissione detenute da colossi come Amazon, Microsoft e Alibaba da meno dell’uno per cento al dieci per cento. La loro solvibilità è discutibile poiché si tratta di una fitta rete di finanziamenti circolari che ricorda la raccolta di figurine Panini.

Il gigante del settore OpenAI non ha ancora realizzato profitti e ha chiuso l’anno fiscale 2025 con una perdita di quasi 40 miliardi di dollari. Come spesso accade: un castello di carte. Questa scommessa redditizia ma rischiosa sulla IA, a sua volta compete con i titoli di Stato, esacerbando lo shock dei rendimenti in un momento in cui il mercato obbligazionario è già fragile a causa dei livelli storicamente elevati di debito pubblico.

La ricetta del FMI è sempre la stessa: innanzitutto tagli dei salari e della spesa pubblica. Quindi un aleatorio richiamo per maggiori controlli sulla speculazione privata e sulla sostenibilità patrimoniale delle banche.

Inoltre, quando dei grandi produttori di idrocarburi diventano epicentro delle feroci lotte di potere globali, e si trovano ad affrontare un calo economico del 16,7%, come il Kuwait, oppure come il Qatar e Bahrein, anch’essi in recessione a doppia cifra, vuol dire che la situazione in Medioriente è tutt’altro che tranquilla. E quando quella parte del mondo è in subbuglio a risentirne non è solo il prezzo dei datteri.

Nel complesso, la sensazione diffusa è che qualcosa di molto serio e di incognito debba ancora accadere e non solo a riguardo di un ordine economico fallimentare. I continui incitamenti all’offensiva bellica, come se la guerra si combattesse ancora con scudi e fionde, ha qualcosa di realmente patologico. A mio avviso non ci siamo ancora resi conto, Trump o non Trump, Putin o non Putin, che ormai basta un niente per dar fuoco a tutto.

Quanto al serpeggiante malumore sociale, già i giornaloni e le tv si sono stancati di darci adeguati resoconti sulle imponenti manifestazioni che stanno scuotendo la Francia, come quella di ieri. Non ci si capacita che degli studenti medi abbiano sfidato la repressione poliziesca e un’ondata di arresti di massa di oltre 6.000 giovani, in stragrande maggioranza minorenni. Purtroppo questo movimento giovanile finora non è riuscito a fare da leva per mobilitare la classe lavoratrice e preparare uno sciopero generale.

Eppure è la Francia che, ancora una volta, ci dirà quale direzione prenderà la storia europea prossima ventura. Di rincalzo la Spagna, mentre una Germania riarmata e decisa che è ad Est che si trova il suo Lebensraum economico, dovrebbe preoccuparci tutti. Quanto all’Italia, che ha già il problema degli arbitri di calcio, ci prepariamo alle “primarie” decise da quella accozzaglia di egolatri che senza vergogna si fanno chiamare “opposizione”.

«Qui su ‘sto punto siamo molto più sfortunati della merda, questa ostinazione a perseverare nel nostro stato costituisce un’incredibile tortura.» 

martedì 13 ottobre 2026

Leçons de style

 

Segnalo un commento dell’indimenticato e indimenticabile dott. Luigi Castaldi, alias Malvino, che dal suo buen retiro nell’Isola Alejandro Selkirk’, prende carta e penna (si sarebbe detto un tempo) e da par suo dà esempio di come s’impugna il calamo. Ma non è solo esercizio di stile (lo stile fa l’uomo: il primo paragrafo di Mantellini è sintatticamente sgangherato come un referto di un medico che dovrebbe smontare dal turno e fuori dalla porta ha ancora la coda di pazienti), ma è anche una lezione volta a ribadire che sui social (e non solo) chi di spada ferisce, di spada perisce (“non ci si può aspettare finezze – osserva Malvino – da chi sente che il proprio capobranco viene insultato”). Il post scriptum del dottor Castaldi è poi di una squisita galanteria d’epoca vittoriana. Buona lettura.

Simulazione degli ultimi giorni dell’umanità

 

Mentre noi questa mattina all’alba stiamo ancora a letto, aerei militari della NATO hanno cominciato a sganciare armi nucleari. I vertici della NATO sostengono che non sono contro la Russia. C’è da crederci, sono contro San Marino.

È cominciata l’esercitazione nucleare della NATO “Steadfast Noon”, che potremmo anche tradurre liberamente come mezzogiorno di fuoco. Durerà di quasi due settimane e quest'anno si svolge principalmente in Italia coinvolgendo unità di 17 eserciti della NATO.

La partecipazione di Svezia, Finlandia e Romania è considerata certa. Il dispiegamento consisterà principalmente in aerei da caccia e da ricognizione, insieme al relativo personale di terra.

L’ultimo trattato bilaterale sul controllo degli armamenti, concepito, almeno formalmente, per limitare gli arsenali nucleari di Russia e Stati Uniti, è scaduto a febbraio (ne avevo già accennato).

Alla fine di settembre, il governo russo – citando anch’esso le proprie armi nucleari – ha messo in guardia gli “estremisti europei” da possibili attacchi a Kaliningrad. Questa enclave russa ricorda molto da vicino una tristemente nota enclave tedesca: Danzica.

Nel 2022, quattro settimane dopo l’inizio ufficiale della guerra in Ucraina, il vertice speciale della NATO decise di non sostenere i negoziati di pace tra Russia e Ucraina. Il giorno dopo, l’allora Segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin – durante la sua visita a Kiev – affermò che gli Stati Uniti volevano sfruttare l’opportunità per indebolire la Russia militarmente ed economicamente a lungo termine attraverso questa guerra.

Il 5 giugno 2024, al Parlamento di Berlino, il ministro tedesco della Difesa, Boris Pistorius, dichiarava: “Dobbiamo essere pronti alla guerra entro il 2029”.

Dunque, è Putin che vuole allargare il conflitto?


lunedì 12 ottobre 2026

Incontri e scontri

Forse non ve ne siete accorti per via della ripresa del campionato di calcio o altro, ma il cancelliere Merz è indignato per l’incontro tra l’ex cancelliere Schröder e quel satanasso di Putin, responsabile di “sofferenze incommensurabili, vittime civili, famiglie distrutte, morti e feriti”. Merz non incontra mai persone del genere, ossia quelle che fanno il “lavoro sporco” per nostro conto.

Dopo quasi cinque anni di guerra e decine di pacchetti di sanzioni contro la Russia, i 27 della UE hanno adottato un nuovo pacchetto di 1600 sanzioni (milleseicento). Che cosa si erano “dimenticati” di sanzionare finora? E soprattutto che cosa resta ancora da sanzionare?

Donald Trump se ne infischia della UE e di quel pagliaccio di Zelensky, infatti ha annunciato che gli Stati Uniti importeranno 300.000 tonnellate di gasolio dalla Russia questo mese, altre 500.000 tonnellate a novembre e fino a tre milioni di tonnellate in più entro la primavera. Quantitativi irrisori, se vogliamo, ma che hanno un preciso significato politico.

Finora non ci sono prove che Trump abbia interrotto o limitato la condivisione di dati satellitari statunitensi con l’Ucraina. Con questi dati, l’Ucraina può non solo determinare l’ubicazione precisa delle raffinerie russe, ma anche identificare la posizione dei sistemi di difesa russi, consentendole così di tracciare i percorsi meno pericolosi per i propri droni.

È evidente che qualcuno sta barando.

Nei primi nove mesi del 2026, i porti europei hanno ricevuto 12,18 milioni di tonnellate di GNL dal progetto russo Yamal (un aumento del 9,5% rispetto al 2025), per un valore stimato di circa 7,88 - 7,9 miliardi di euro. Quasi il 90% di tutto il GNL russo importato dalla UE è concentrato in tre soli Paesi: la Francia di Macron, la Spagna e il Belgio.

La Germania non importa direttamente GNL dalla Russia, giusto quando sostiene la ministra dell’Economia Katherina Reiche che ha affermato che la Germania non importa idrocarburi e prodotti petroliferi dalla Russia dal 2023. Salvo consumarne indirettamente una parte significativa, per esempio il gas via tubo, poiché circa il 45% delle sue importazioni totali arriva proprio dai gasdotti collegati a Belgio e Paesi Bassi.

Dal 2027 i Paesi UE non importeranno – dicono – nemmeno un metro cubo di gas russo. All’inizio di questo mese, i depositi di gas europei sono pieni solo al 72,4%. Si tratta del livello più basso per questo periodo dal 2011 (l’anno scorso erano all’83%).

A Bruxelles e Berlino lor signori si scalderanno sicuramente, e anche a Roma le loro eccellenze non patiranno freddo al sedere; quanto a noi probabilmente non soffriremmo troppo il freddo, ma non sappiamo ancora a quale prezzo. Per il prossimo anno, continuando il sostegno immarcescibile alla cricca di Kiev, si vedrà.