sabato 8 agosto 2026

Quelli che rendono possibile la guerra (altrui)


Scrisse il vecchio Hegel in un impeto di sarcasmo: la guerra è lo stato in cui si mette in pratica il principio morale della vanità di tutti i beni terreni (Lineamenti di filosofia del diritto, § 324).

Kiev e Mosca sono nel pieno della guerra psicologica. Lo dimostra il bombardamento della russa Wildberries e quello della sua controparte ucraina Rozetka. Wildberries e Rozetka, proprio come Amazon, non sono venditori diretti, ma piattaforme per migliaia di piccole imprese che vendono ogni genere di prodotto attraverso il loro sistema digitale (marketplace online). È un sistema estremamente conveniente per tutti i soggetti coinvolti. Insieme ai magazzini Wildberries e Rozetka, anche le loro scorte vengono distrutte e migliaia di aziende rischiano la rovina, poiché nessuna assicurazione copre i danni di guerra.

L’esercito ha le proprie catene di approvvigionamento, in grado di consegnare qualsiasi cosa, dalle granate alle penne a sfera, perché nessuna di queste compagnie di spedizione consegna al fronte. Dunque, lo scopo degli attacchi ucraini è quello di portare la guerra “nelle case dei russi”. Il contrattacco russo a Rozetka è stata la risposta. Inoltre, la Russia sta sistematicamente bombardando le stazioni di servizio ucraine sulle strade principali, in modo che i trasportatori e i “volontari” rimangano senza carburante mentre si dirigono verso est e si chiedano se riusciranno a tornare indietro.

Alla luce dell’esperienza storica, l’efficacia militare di tali bombardamenti sulle infrastrutture è discutibile. Durante la II GM, gli Alleati occidentali ricorsero alla distruzione diffusa delle aree residenziali con lo scopo di spezzare il morale delle retrovie. Ciò ebbe effetti positivi in Italia, dove la guerra era vista con favore solo quando si trattava di gasare degli abissini o popolazioni che praticano “cinque pasti al giorno”.

Accadde l’opposto in Germania. I vigili del fuoco e gli ausiliari che accorrevano in aiuto dopo una notte di bombardamenti erano quelli con la svastica. La sensazione di dipendere da questo tipo di aiuto tende a rafforzare la lealtà delle persone verso il sistema, anziché indebolirla. Alla fine, sarà come la Guerra dei Trent’anni: una distruzione cieca e furiosa fine a sé stessa. Ciò è reso possibile da coloro che alimentano la guerra. 

venerdì 7 agosto 2026

La guerra di Zelensky

 

In seguito al ritrovamento di un drone all’aeroporto di Halle/Lipsia mercoledì sera, le circostanze restano come solito poco chiare. Ciononostante, si invocano consultazioni in seno alla NATO e Mosca viene apertamente accusata.

Valeriy Zalushnyj, ex comandante in capo delle Forze armate ucraine e membro del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale dell’Ucraina, attualmente ambasciatore a Londra, mercoledì durante un evento al Circolo Diplomatico di Kiev, davanti a una platea di ambasciatori occidentali, ha affermato che suo Paese ha ricevuto tutto ciò che la NATO aveva nel suo arsenale, tranne portaerei, missili da crociera Tomahawk e armi nucleari. Ma la Russia, ha aggiunto, ha sempre trovato una contromisura per ogni innovazione occidentale in breve tempo.

Zalushnyj è considerato il candidato più promettente per succedere al presidente Volodymyr Zelensky qualora quest’ultimo fosse costretto a indire nuove elezioni. Ma finché dura la guerra, Zelensky è in una botte di ferro.

La Russia è stata esclusa dal sistema satellitare Starlink solo all’inizio di quest’anno, il che ha causato problemi nell’acquisizione dei bersagli. La Russia ha quindi sviluppato un proprio sistema di comunicazioni spaziali, Rassvet (Alba), e l’ha già messo in funzione. Il regime di Kiev ha confermato che i missili e le bombe plananti russi sono diventati sempre più precisi.

Entrambe le parti in conflitto continuano ad attaccare obiettivi nelle retrovie nemiche. L’Ucraina ha colpito le raffinerie russe di Yaroslavl, a nord di Mosca, e di Ufa, nella regione degli Urali. Secondo fonti russe, almeno 1.200 droni sono stati impiegati simultaneamente contro Yaroslavl. La Russia, da parte sua, ha lanciato un attacco concentrato contro diversi centri logistici a Kiev e dintorni nella notte di mercoledì, distruggendo irrimediabilmente il magazzino centrale del rivenditore online Rozetka, vicino a Kiev. Questa selezione di obiettivi è stata una rappresaglia per gli attacchi ucraini contro il rivenditore online Wildberries.

Sulla linea del fronte il conflitto ha assunto da tempo le forme di una guerra di posizione, di logoramento e annientamento. La UE e la NATO sono già in guerra con la Russia per il fatto che riforniscono il regime di Zelensky di armi, equipaggiamenti, specialisti e supporto tecnologico. E ciò avviene nonostante una clausola del trattato NATO escluda l’adesione degli Stati impegnati in guerre in corso.

giovedì 6 agosto 2026

Il tempo prende, il tempo dà

 

Fondato una trattoria! Più probabile l’abbia sfondata ...

Giunge notizia che è morto Francesco Guccini. Ha scritto qualche bella canzone, una in particolare è la mia preferita. Non è La locomotiva (una lama arrugginita quella anarchica) e nemmeno quella che piace a radio vaticana (né vivo né morto, dio è solo una frottola). La sua canzone che mi piace di più è una ninna nanna nostalgica e molto borghese.

Nelle sue canzoni aveva raccontato spesso della sua vita, e ultimamente avrebbe detto a un tizio che non aveva più voglia di vivere. Diceva anche che non aveva più nulla da dire e però pare che a settembre sia prevista l’uscita di un suo libro. Ogni epoca ha i suoi tramonti, lui quelli sulla via Emilia e io quelli su Porto Marghera. Non è la stessa hit-parade.

Clima: due schieramenti a confronto

Ancora qualche giorno e saremo al dramma. In certe zone vicine a noi qualche piovasco c’è stato, ma qui è da un mese che non cade una goccia d’acqua e sono mesi che non piove per più di mezz’ora. I terreni hanno perso consistenza e compattezza a causa del vento caldo, gli strati superficiali sono diventati polvere. Il mais sta diventado popcorn.

Come in Furore di Steinbeck. Negli Anni Trenta, la combinazione di pratiche agricole intensive ed eventi climatici estremi trasformò i campi coltivati delle grandi pianure degli Stati Uniti in deserti di polvere impraticabili. Nessuno parlò di “cambiamento climatico”, poiché l’evento venne percepito principalmente come una calamità naturale passeggera.

Non si trattò solo di una calamità naturale. I coloni avevano dissodato milioni di ettari di prateria originaria per le coltivazioni intensive, eliminando l’erba autoctona dalle radici profonde che tratteneva l’umidità e proteggeva il terreno. L’introduzione dei trattori e della meccanizzazione pesante polverizzò lo strato superficiale del suolo. Quando arrivò il ciclo naturale di siccità, non ci fu più nulla a trattenere la terra, e i forti venti della regione sollevarono le celebri e distruttive tempeste di polvere (black blizzards).

Anche quella attuale e globale non si può definire una calamità naturale passeggera. Il cambiamento climatico è un fatto scientifico. Sarebbe però sbagliato collocarlo temporalmente solo negli ultimi decenni. Dapprima gradualmente, in modo anche apparentemente contraddittorio, e poi con una sempre maggiore accelerazione, il clima è cambiato e probabilmente cambierà ancora (per dirla in breve: nel senso che farà sempre più caldo). È stato stabilito che la causa principale è antropica (produzione di CO2), ma vi sono indiscutibilmente anche cause geofisiche (indebolimento globale del campo geomagnetico, ecc.).

Limitare le emissioni di gas-serra sicuramente non farà del male al clima. Su come ottenere e dosare questa limitazione, su quali effetti sociali essa produca, è un altro paio di maniche, posto che in sostanza ogni Paese fa alla sua maniera e di per sé non potrebbe fare diversamente. Qualunque politica in tal senso deve tener conto di quelli che vengono chiamati ostinatamente e ostentatamente “crescita” e “competizione”. Inoltre, in generale, qualunque misura di politica ecologica dev’essere compatibile con le esigenze del processo di accumulazione del capitale. Ogni discorso contrario è privo di senso reale.

Pertanto, le uniche certezze misurabili riguardano la crescita spontanea delle forze produttive e il rapido degrado delle condizioni stesse della sopravvivenza, nel senso più generale e più triviale del termine. Solo degli imbecilli possono far notare con gravità seriosa che l’insieme della popolazione mangia meglio. Il problema del degrado della totalità dell’ambiente sia naturale che umano ha già completamente cessato di porsi sul piano della pretesa vecchia qualità, è diventato radicalmente il problema stesso della possibilità materiale di esistenza del mondo che prosegue in tale movimento.

I due opposti schieramenti, sia scientifici che di opinione, sono tra loro speculari. È attraverso di essi che si manifestano le contraddizioni, e la loro spettacolarizzazione, di un processo che ha raggiunto il proprio limite storico, ossia l’impossibilità della continuazione del funzionamento del capitalismo. Anche sotto quest’aspetto si gira in tondo facendo finta che infine la tecnologia risolverà tutto. Visto come vanno le cose, ossia gli inconciliabili interessi in gioco, non è escluso che il dramma includa anche la scomparsa della civiltà umana per come l’abbiamo conosciuta.