sabato 4 aprile 2026

Grazie a Dio (e al suo figliuolo)

 

Donnie il rosso (dai capelli rossi) e alcuni suoi alunni.

Che il modello di democrazia occidentale sia in profonda crisi non è più una notizia. Prevale un senso di rassegnazione e di catastrofe. Invece di energia a prezzi accessibili e servizi funzionanti, i cosiddetti leader europei si sono concentrati sulla militarizzazione della società e sulla “guerra infinita”. Un inferno di fondamentalismi intrecciati sullo sfondo di criminalità e denaro.

In Francia e in Gran Bretagna, nove cittadini su dieci non tollerano più i propri leader. Secondo i sondaggi, Macron e Keir Starmer sono odiati quasi quanto Friedrich Merz. Ursula Albrecht non la possono più soffrire nemmeno i suoi figli. Il marito, Heiko von der Leyen, l’ha diffidata dall’usare ancora il suo cognome.

Meloni resiste, ma ancora per poco. Al primo distributore chiuso per esaurimento carburante, gli stessi che l’hanno votata e adorata se la fumano, quelli di CasaPound al canto di Bella ciao.

Scrivevo otto giorni fa: “Gente dell’ovest dovrà viaggiare verso est, inginocchiarsi sotto la scrivania di Putin e darsi daffare”. Come scorrono veloci gli avvenimenti di questi tempi. Spiace per quelli con la bandierina giallo-blu, ma la notizia è che le forniture di GNL russo all’Unione Europea a marzo 2026 hanno raggiunto un record mensile, con stime che indicano circa 2,46-3,04 miliardi di metri cubi, segnando una forte crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+38%). Aumento nel primo trimestre 2026: nel complesso, le esportazioni di GNL dalla Russia verso l’Europa sono aumentate del 17% nel primo trimestre del 2026 (rispetto al Q1 2025), raggiungendo circa 4,8 milioni di tonnellate.

Sta andando com’era facile prevedere, Donnie il rosso annunciava di avere già stravinto, e invece siamo passati dalla guerra all’Iran al telepass iraniano sullo Stretto, pagato in stablecoin. Con i proventi del pedaggio la borghesia iraniana va a sciare nel comprensorio sciistico di Tochal. Ah, cosa non darebbe Donnie il rosso per conoscere le coordinate di quel paradiso. E invece tocca bombardare scuole e ospedali.

Il signor Robert Francis Prevost, durante una sua passeggiata seguita in mondovisione, ha detto sostanzialmente due cose: 1) chi fa la guerra è brutto e cattivo; 2) il figlio di Dio è morto quasi 2000 anni fa affinché oggi le persone, compresi gli atei, possano godersi un fine settimana più lungo.

venerdì 3 aprile 2026

Il sistema solare come campo di battaglia

 

Il rover Perseverance è ancora in attesa di Elon Musk. Lo attenderà ancora a lungo. Non è da escludere che in un giorno ancora lontano un umano metterà piede su Marte, ma si tratterà di un caso isolato e di un suicida.

Intanto, a bordo di Orion, lanciata dal razzo Space Launch System, sono in viaggio verso la Luna quattro astronauti. La missione Artemis II di 10 giorni non prevede l’allunaggio, ma funge da volo di prova per un allunaggio previsto dalla missione Artemis IV, attualmente programmata per il 2028. Nel frattempo, si prepara la missione Artemis III, che ha in programma di testare le manovre di rendezvous e attracco con la Starship HLS di SpaceX e la Blue Moon di Blue Origin, entrambe ancora in fase di sviluppo, e la nuova tuta spaziale Axiom.

Non c’è nulla di tecnicamente rivoluzionario nello Space Launch System. Si tratta di un Saturn V in scala ridotta con razzi ausiliari a propellente solido e motori RS-25 recuperati da Space Shuttle dismessi. La capsula Orion è una versione ingrandita del Modulo di Comando Apollo. L'intera architettura della missione, inclusa una traiettoria di rientro libero sulla Luna, seguita da futuri allunaggi con equipaggio utilizzando un modulo separato, replica fedelmente il programma Apollo.

Ciò riflette il carattere burocratico e orientato al profitto del programma, non le esigenze di una vera esplorazione scientifica. Ma il motivo principale è un altro: è la risposta all’espansione del programma cinese di esplorazione lunare e spaziale, che comprende la stazione spaziale Tiangong, le sonde lunari e il rover marziano. Ma c’entra anche la Russia: i progetti Nivelir e Numizmat, il sistema ASAT coorbitale Burevestnik e il laser Kalina, la futura Stazione Orbitale Russa e quella al polo sud della Luna, in cooperazione con la Cina. Inoltre, gli sviluppi nel settore missilistico sono principalmente finalizzati all’ammodernamento delle capacità di lancio nucleare degli Stati Uniti. Nella prossima grande guerra anche il sistema solare sarà un campo di battaglia.

Fatta la tara a queste bagatelle della contesa terrestre tra imperi concorrenti, il ritorno dell’umanità all’esplorazione spaziale è un anacronismo. Una fantasia morta una prima volta dopo l’ultima missione Apollo nel 1972, e una seconda volta con il successo di Hubble, una terza con James Webb Space, il quale ha incontrato dei veri piccoli alieni, sotto forma di puntini rossi (vedi, tra l’altro, l’ultimo numero di Le scienze).

Prima del decollo, i tre americani e il canadese selezionati per la missione Artemis II si sottoposero a centinaia di test fisici. Sputarono in decine di provette e urinarono in centinaia di becher. Nessun mal di stomaco. Nessun problema. Quattordici giorni prima del lancio, furono messi in quarantena. Un modo per garantire che, al momento di dirigersi verso l’orbita lunare, sarebbero stati completamente intoccabili.

Tuttavia, con questa gita intorno alla Luna, gli astronauti (tre dei quattro sono veterani della ISS) comprometteranno irreversibilmente il proprio stato di salute. Anche se la NASA e organizzazioni simili selezionano i più forti tra noi per mandarli in orbita a 27.600 km/h, gli esseri umani rimangono fragili e gli effetti dello spazio sulla salute sono ancora poco conosciuti.

Dapprima sintomi fastidiosi ma tutto sommato modesti. Nel 1968, a bordo dell’Apollo 8 si verificò un’epidemia di diarrea. Poi più seri: nel 1970, sull’Apollo 13 si manifestò un’infezione delle vie urinarie, poi trasformatasi in un’infezione renale. Per chi raggiunse la superficie lunare un nuovo disturbo: “febbre da fieno lunare”. Senza il fieno, ma con la polvere lunare. Si manifesta più come un ammasso di fazzoletti appiccicosi, qualche raffreddore e, per i più sfortunati, una persistente irritazione respiratoria.

Diciassette missioni lunari tra il 1967 e il 1972, dodici paia di piedi sulla Luna e, senza dubbio, le migliori cavie nella storia della salute in assenza di gravità. Ora sappiamo che gli astronauti Apollo hanno un tasso di mortalità cardiovascolare significativamente più elevato rispetto alla media degli abitanti della Terra e degli astronauti rimasti in orbita terrestre bassa, con una differenza di oltre il trenta percento.

Intense radiazioni cosmiche. E qui che entriamo nel regno della fantascienza. Perché, una volta lasciata la magnetosfera – la regione di spazio attraversata dal campo magnetico terrestre – le cellule del sangue degli astronauti sono esposte a raggi galattici e particelle solari. Questi fattori favoriscono le ostruzioni arteriose, aumentando il rischio di malattie cardiovascolari, per tacere del rischio oncologico.

Sei anni fa, nel gennaio 2020, a bordo della ISS, un astronauta che partecipava a uno studio su come i fluidi biologici reagiscono in assenza di gravità ha scoperto un coagulo di sangue durante un’ecografia. Una massa di sangue si era incastrata nella sua vena giugulare. A bordo, l’equipaggio ha impiegato più di tre mesi per trattarla e prevenire un’embolia polmonare. La microgravità ridistribuisce il sangue verso la parte superiore del corpo, e ciò può persino alterare i meccanismi di coagulazione, in particolare nelle astronaute.

Il 7 gennaio scorso, a 408 chilometri di distanza sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), Mike Fincke, 59 anni e con 548 giorni di volo cumulativo, non è riuscito a pronunciare una parola, per venti minuti ha avuto un attacco afasico. È successo all’improvviso, mentre stava consumando il suo pasto liofilizzato. Non se ne conoscono ancora le cause.

Ah, prima di chiudere questo post, una raccomandazione: ricordiamoci di mettere da parte qualche tanica di benzina per i nostri rendezvous estivi. 


giovedì 2 aprile 2026

Come le patate di Pasqua

 

Prendiamo atto che più importanti delle stragi e degli assassinii premeditati sono i prezzi della borsa, quelli del carburante, il contraccolpo sulla produzione a causa della guerra, le ultime dichiarazioni di Trump sul futuro della NATO o il blocco da parte di un giudice della costruzione della sua sala da ballo alla Casa Bianca.

Che Benjamin Netanyahu stia applicando in Libano lo stesso principio della guerra di Gaza, rendendo il Paese inabitabile senza curarsi delle conseguenze, o che venga sancita la pena di morte per legge esclusivamente per i palestinesi, sono tutte cose che non interessano a molti degli eroi da scrivania europei. Tipo Chiaberge, per esempio. Rispondono: e Putin allora?

Sono come quei vegani che per Pasqua dipingono le patate e non le uova. Dunque non solo esponenti del blocco nazional-clericale e i partiti di estrema destra, storicamente i Comitati civici di Gedda, l’atlantismo della DC e del MSI, poi l’area di CL, organizzazioni del neofascismo come Europa Civiltà, ma fluiscono nella stessa cloaca, provenienti da uno scolo diverso, anche i liberali alla Calenda, che rappresentano una parte della classe dirigente (?) che non ha imparato nulla dalla storia ma vuole radicare la russofobia nella popolazione.

Ecco dunque, da ultimo, un autocrate machiavellico che, da Mosca, sogna di indebolire la libertà e la democrazia occidentali; servizi segreti onnipotenti che ordiscono sinistre macchinazioni ed estendono i loro tentacoli in tutto il mondo; un paese asiatico e barbaro, gente tendente all’intrigo, che rappresenta una minaccia per la civiltà occidentale.

Del resto, quella patacca dei Protocolli dei savi di Sion non viene comunemente attribuita all’Okrana, la polizia segreta zarista? Alla fine delle guerre napoleoniche il generale britannico Robert Wilson, nel suo A Sketch of the Military and Political Power of Russia, riproponeva un documento falsificato: “Il testamento di Pietro il Grande”. Conteneva un piano dettagliato per la conquista russa dell’Europa e del mondo, in particolare attraverso l’espansione verso l’India e il Medio Oriente.

Di questa robaccia qua si nutrono i russofobi. “La russofobia è uno stato d’animo, non un complotto”, scriveva tempo fa un giornalista svizzero; ma è anche razzismo: affermazione della superiorità occidentale (la nostra democrazia, ovviamente) e ricorso a delle griglie interpretative stereotipate.

mercoledì 1 aprile 2026

Omologie

 

Durante la prima lettura a novembre, erano stati offerti dolciumi, ma alla terza e ultima votazione alla Knesset, lunedì sera, Itamar Ben-Gvir ha servito alcolici. Il ministro della Sicurezza Nazionale festeggiava l’approvazione della pena di morte per i palestinesi da parte del parlamento israeliano. “Presto li conteremo uno per uno”, sono state le sue parole. Un piccolo cappio d’oro era appuntato al bavero del ministro e dei parlamentari che lo circondavano. L’impiccagione è “una delle opzioni” per l’esecuzione della condanna, ha detto il sionista, insieme alla sedia elettrica e all’”eutanasia”: alcuni medici si sono già offerti di collaborare.

Ben-Gvir si può considerare come l’omologo di Hans Frank (1900-1946), che non era un caso isolato nel Terzo Reich, così come Ben-Gvir non è un caso isolato in Palestina.

La legge, che gode di ampio sostegno da parte dell’opinione pubblica israeliana (B’Tselem), stabilisce che la pena di morte diventerà la pena standard per i palestinesi residenti nella Cisgiordania occupata, condannati da un tribunale militare per un attentato “terroristico” mortale. Non si applicherà agli israeliani di origine ebraica che uccidono palestinesi. La legge prevede che la sentenza venga eseguita entro 90 giorni. I condannati saranno detenuti in isolamento fino all’esecuzione e le visite saranno vietate. La legge esclude appelli o grazia per i casi trattati dai tribunali militari. Analogamente, per i prigionieri processati dai tribunali civili sionisti, la legge prevede l’ergastolo o la pena di morte per atti “volti alla distruzione dell’esistenza di Israele”. Dunque, con ampio margine interpretativo e non sarà più necessario che i giudici raggiungano una decisione unanime.

La legge legalizza di fatto ciò che già accade: secondo l’organizzazione ebraica per i diritti umani B’Tselem, almeno 84 prigionieri sono morti dietro le sbarre a causa di torture sistematiche dall’ottobre 2023. Segnala inoltre un’ulteriore intensificazione di quello che un rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani di metà marzo ha descritto come un “regime istituzionalizzato di discriminazione, oppressione e violenza sistematiche”. Per gli israeliani di origine ebraica, l’impunità regna sovrana in Cisgiordania: dal 2020, nessuna persona è stata processata per attacchi mortali. È quanto emerge da un’indagine sui dati giudiziari e dei registri pubblici condotta dal quotidiano britannico The Guardian.

Nello stesso periodo, secondo i dati delle Nazioni Unite, almeno 1.100 civili sono stati uccisi da coloni o soldati, un quarto dei quali bambini. Al contrario, circa il 96% dei palestinesi processati dai tribunali militari viene condannato, ha riferito B’Tselem domenica scorsa. In molti casi, ciò si basa su “confessioni” estorte con torture durante gli interrogatori.

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Il 25 marzo, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che riconosce la schiavitù e la tratta transatlantica degli schiavi come il “crimine più grave contro l’umanità”. 123 Stati hanno votato a favore, tra cui Cina e Russia. Stati Uniti, Israele e Argentina hanno votato contro, mentre 52 Paesi si sono astenuti, tra cui quelli dell’Unione Europea e del Regno Unito.

martedì 31 marzo 2026

Progressi ebraici

 

Israele sta migliorando la situazione in materia di diritti umani: una legge approvata lunedì introduce la pena di morte, che in pratica riguarda solo i palestinesi. Gli imparziali osservatori europei plaudono alla decisione: per la prima volta, i palestinesi riceveranno una condanna a morte ufficiale prima di essere assassinati dallo Stato israeliano, come di consueto.

Certo, la legge è discriminatoria e razzista, ma almeno ora viene avviato un procedimento giudiziario ufficiale prima che di assassinare i palestinesi. Fino ad ora, venivano solitamente assassinati senza alcun processo. La nuova legge dimostra ancora una volta quanto il governo sionista si impegni per l’equità e i diritti umani. Paolo Mieli, commentando la nuova legge, ha dichiarato: “A certa gente piace criticare Israele e denunciare il suo presunto comportamento criminale, ma tali progressi vengono raramente riconosciuti”.

Non tutti gli ebrei la pensano come Ben-Gvir. Alla fine della scorsa settimana, oltre mille tra rabbini, professori, avvocati e altre personalità di spicco ebrei negli Stati Uniti hanno firmato una lettera indirizzata al presidente israeliano Yitzhak Herzog. Hanno definito “una vergogna” la violenza sempre più brutale dei coloni contro i palestinesi nella Cisgiordania occupata, che raramente ha conseguenze legali. La lettera afferma: “Signor Presidente, il terrore, la morte e la distruzione inflitti dagli estremisti ebrei israeliani a palestinesi innocenti in Cisgiordania sono abominevoli. Non sono solo moralmente riprovevoli, ma rappresentano anche una minaccia strategica per il futuro di Israele. Danneggiano l’ebraismo in tutto il mondo e il rapporto delle generazioni future con Israele”.

Una lettera molto tardiva, vieppiù tesa a tutelare il buon nome dell’ebraismo, ma ad ogni modo bisogna riconoscere che è già qualcosa.