martedì 30 aprile 2013

Non bastano le ragioni di una protesta



Ciò che accade non significa che doveva comunque accadere. Ciò che accade è nel novero delle possibilità e accade secondo le leggi della necessità storica.

È sbagliato ridurre la storia di un’epoca al fanatismo di un individuo o di un gruppo di persone. Senza negare importanza al ruolo delle singole personalità nella storia, l’affermarsi di una determinata situazione storica, per esempio i fascismi, segue certo una necessità storica, ma solo come tragica possibilità dello sviluppo storico. Poteva andare diversamente.

Senza la crisi economica degli anni Trenta, l’hitlerismo, in quanto tale, molto difficilmente avrebbe assunto il potere. Nel dettaglio, si potrebbe dire che un accordo tra i partiti di sinistra e quelli moderati, quella che noi oggi chiamiamo große Koalition, oppure il più prosaico e romanesco inciucio, probabilmente avrebbe provocato quello che già stava avvenendo alla fine del 1932, dopo le elezioni di novembre, ossia la caduta del consenso elettorale nazista, la bancarotta finanziaria del partito, l’impossibilità di garantire gli stipendi all’enorme apparato di funzionari e gregari. Eccetera.

lunedì 29 aprile 2013

Imperdonabilmente sordi e irresponsabili



Fin quando i disperati s’impiccano per i cazzi loro, se ne fregano. Quando invece si comincia a sparare in Piazza Montecitorio, allora gridano al lupo e si scagliano contro quelli che li chiamano con gli epiteti che meritano. Questi ineffabili personaggi che vivono di omissioni e di guasti, di chiusure e d’irresponsabilità”, accusano altri di fomentare la violenza e non ravvedono invece nelle “contrapposizioni, lentezze, esitazioni” proprie, nonché nei loro “calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi”, le radici del disagio sociale e dell’insofferenza di tanta parte del paese, quindi le cause di certi gesti privati e anche pubblici.

Divagazioni del lunedì. Il possibile. La differenza.



E la donna vide che il frutto dell’albero era buono a mangiarsi, ch’era bello a vedere, e che l’albero era desiderabile per diventare intelligente; prese del frutto, ne mangiò, e ne dette anche al suo marito ch’era con lei, ed egli ne mangiò. Allora si apersero gli occhi ad ambedue, e s’accorsero ch’erano ignudi; e cucirono delle foglie di fico, e se ne fecero delle cinture. Genesi, 3, 6-7.

Mangiando il frutto dell’albero della conoscenza, l’uomo mutò la sua concezione del mondo; anzi, la storia degli uomini e delle loro concezioni del mondo ebbe inizio da quel momento. Scrive Feuerbach:

domenica 28 aprile 2013

Il significato della lotta di classe per Scalfari



Ho calcolato la media dell’età dei ministri che contano, cioè quelli con portafoglio, compreso il presidente e il vice; ebbene siamo al di sopra dei 56 anni. Definirlo un governo di giovani è possibile solo in un paese di vecchi. Una delle più giovani è la ministra Carrozza, quella dell’istruzione, la quale sostiene che nel suo ateneo, non avendo potuto assumere insegnanti, ha però “reclutato molti ricercatori”, ossia dei precari, a vita quando va bene. È il nuovo che avanza, e dopo tre giorni puzzerà. O come quell’altro ministro, senza portafoglio, che dice che senza sviluppare il Meridione … ecc.. Evidentemente pensa di rivolgersi a san Gennaro.

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sabato 27 aprile 2013

Coesione d'interessi di classe



Si potrebbe dire, in premessa, che la storia degli ultimi vent’anni s’è incaricata di smentire tutte le analisi che hanno visto nel berlusconismo e nella sua claque elettorale anzitutto uno strato sociale usurpatore e reazionario. Che il berlusconismo rappresenti la sintesi organica di questo paese l’ho già scritto il 4 febbraio 2011:


Salare con l'oro



A volte accade che delle grandi società richiedano la tua consulenza per distinguere il vero dal falso, ossia ciò che ha valore da ciò che è impostura. Un po’ come succede agli expertise nell’arte, i quali non saprebbero tinteggiare una staccionata ma sanno dirti se un dipinto è autentico, oppure opera di un falsario. A meno non si tratti di un Veermer realizzato dal grande Han van Meegeren.

Ma qui si tratta di tutt’altro genere d’inganni, e le grandi società minerarie si fidano di te per aver sperimentato sulla tua pelle innumerevoli inganni, ricevuti in prezzo dalla natura ma soprattutto da lupi con sembianze umane.

venerdì 26 aprile 2013

Non plausibile



Difficile fare pronostici con un così alto numero di variabili. Un dato è però certo: la situazione economica non migliorerà. Le entrate fiscali diminuiranno (altro che riduzione delle tasse), ci saranno gravi problemi per far fronte alle spese correnti (altro che abolizione dell’irap), non solo per pagare la cassa integrazione ordinaria ma soprattutto quella in deroga, i consumi interni continueranno a crollare e le aziende a chiudere.

Ciò è causa (fatta astrazione da considerazioni più generali e che riguardano la fase capitalistica a livello mondiale) da un lato dell’offensiva generale della borghesia imperialista e del suo piano demenziale di “risanamento”, e, all’altro, dalla volontà da parte della borghesia nazionale di far pagare il conto del “risanamento” e della crisi ai salariati, ai padroncini, ai colletti bianchi.

Non c'è nulla da aggiungere

"E la politica sa fare solo tweet".
S.Rodotà, 23-4-2013



L’unica verità di questo mondo è la morte, e nulla può riportare in vita i morti. Tutto il resto è opinione. La storia di questo paese, per com’è raccontata, è mistificata fin dai suoi presupposti se dei perfetti reazionari cantano Bella ciao con i bambini, se il più fascista dei leader politici governa da decenni d’accordo o in coalizione con la “sinistra”.


mercoledì 24 aprile 2013

Grillo è una vittima



Rieleggere Napolitano è stato necessario per fare quel governo invocato da Napolitano stesso quando ha rivocato il 1976. Il governo dell’ammucchiata insistentemente richiesto da Berlusconi e che ha avuto come padrini molti dirigenti del Pd.

Fuori discussione l’elezione di Rodotà, per ragioni che a me paiono ovvie e che l’establishment non può mettere in piazza, probabilmente molti di quelli che hanno trombato Prodi hanno agito, oltre che per faida, per favorire tale disegno che è ormai plateale. Altri, invece, credendo una cosa, ossia seppellendo Prodi, hanno in realtà agito per il re di Prussia.

Giuliano Amato non è stato convocato al Quirinale perché, all’ultimo momento, è parso che anche le provocazioni debbano avere un limite di questi tempi. Allora va bene il nipote del gran ciambellano di Berlusconi. Che non può essere mandato in giro per l’Europa da solo.


Fottuti



Il fatto che in questo paese il 27% delle dichiarazioni dei redditi con modello 730 non versi un euro d’imposte, è più eloquente di qualsiasi editoriale e spiega l’orientamento elettorale meglio di qualsiasi analisi politica.

Non deve perciò meravigliare che per fare una riforma delle pensioni sia stato necessario un governo “tecnico” guidato dal capo europeo della Trilaterale (e ciò detto senza entrare nel merito dei provvedimenti legislativi votati a larga maggioranza dal parlamento).

martedì 23 aprile 2013

Debora



È davvero strano il mondo, quello della politica poi è anche più avariato del resto. È ben noto. Che cosa dire del fatto che il leader della destra – quello che saluta le folle con il braccio teso, quello che il confino fascista era una villeggiatura – propone come premier uno dei leader del centrosinistra, come del resto alcune settimane addietro proponeva alla stessa carica il segretario dei “comunisti”?

Pensare che a Berlusconi, a D’Alema, a Renzi o a qualunque capobastone interessi la sorte di chicchessia è semplicemente fuori dalla realtà. E però resta che anche alle prossime elezioni troveranno chi, magari turandosi il naso, per un qualche suo motivo li voterà ancora e poi ancora.

Oro



Durante la Grande Depressione, i latifondisti e le grandi banche statunitensi (quelle piccole fallivano) pignoravano i pochi acri di terra, in parte rossa e in parte grigia, dove i mezzadri avevano impiantato le loro baracche e, con fatica oggi sconosciuta, producevano sotto il sole a picco pannocchie e fagioli per sfamare le loro pletoriche famiglie. Venduto il vitello, se ancora l’avevano, e macellato il pollame superstite, s’imbarcavano in improbabili autocarri con il radiatore sempre a secco e le gomme sbucciate.

Quei carichi di carne umana, nell’allontanarsi da quelli che non sarebbero più stati i loro campi e la propria casa, guardavano per l’ultima volta, in una nuvola di polvere, la pompa dell’acqua inaugurata dieci anni prima, col glicine in fiore attorcigliato attorno al collo d’oca, e il gatto grigio e magro come una sardella. Quella fu l’epopea più tragica, dopo la guerra civile, e John Steinbeck l'ha resa universale e immortale molto più di quanto seppe poi tradurla John Ford filmandola con molta reticenza.

Mentre le banche e i latifondisti compivano quest’ennesima rapina ai danni dei contadini, i grandi proprietari terrieri della California facevano stampare altre migliaia di volantini di propaganda per attirare nuove ondate di straccioni. Cibo per gli sfruttatori di carne umana, perché ciò consente di far diminuire le paghe degli schiavi mantenendo invariati i prezzi delle merci. Lascia fare ai padroni, a quelli che mangiano a sazietà senza mai aver prodotto nulla, ci pensano loro a farti cambiare idea su tante cose.

lunedì 22 aprile 2013

In balia dei venti



Più che un grillino, nel senso di piccolo insetto, ieri avrei voluto essere una zanzara intrufolata nel camper di Beppe al ritorno verso Genova. Non per sentirgli dire le solite cose, come già in conferenza stampa, ma per ascoltare i suoi giudizi sulla giornata di ieri. Sarà comunque termometro vero, oggi in Friuli, non quanti elettori avranno votato il suo movimento, ma quanti non si sono recati alle urne. Speriamo un buon 40 per cento.

L’ho già scritto in tempi non sospetti, in fondo Grillo è una brava persona, la sua critica sfonda porte aperte e va bene nei comizi, tuttavia resta superficiale perché non scava a fondo sulle cause dei fenomeni, del resto incomunicabili a masse sottomesse a un pensiero deficiente. Perciò la sua proposta è conseguente. Vuole fare la rivoluzione con idee bislacche, dal e nel parlamento, senza un’organizzazione vera, privo di un gruppo dirigente strutturato e ben consapevole. Che è tutto ciò che gli consentono i suoi mezzi e la tolleranza di questo sistema. Perciò, a bocce ferme, non me la sento d'imputargli anche colpe non sue.


Divagazioni del lunedì. Ideologi, tempo storico e leggi naturali e sociali



Marx è il bersaglio privilegiato degli ideologi borghesi anzitutto perché essi devono dimostrare come egli si sia sbagliato nel prevedere la necessità, non già della crisi, poiché essa è evidente e constatabile con precisione, ma del superamento del modo di produzione capitalistico in base alle contraddizioni che gli sono proprie dall’inizio alla fine (*). Il fatto che questo non sia avvenuto dopo oltre un secolo, è dato come prova principe della fallacia della sua “profezia”, e poco importa se il capitale abbia superato realmente tali ostacoli o se invece la sua produzione si muova tra contraddizioni continuamente superate ma altrettanto continuamente poste e sempre più divaricantesi.

Questi ideologi sono abituati a concepire il tempo storico e le leggi naturali e sociali secondo le urgenze della loro “scienza” legata agli interessi che la società del capitale su di essa richiama, di quel loro stesso mondo che produce e consuma teorie secondo le richieste pressanti dei loro editori e del circo mediatico.

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domenica 21 aprile 2013

Carpofori, rendlords e truffatori



Anche la Germania ebbe un’Accademia della crusca, si chiamava Società dei Carpofori, una congrega culturale e letteraria nata nel XVII secolo su impulso di numerosi aristocratici di prima fascia. Ne fecero parte anche alcuni membri della famiglia Veltheim. Perciò i baroni von Veltheim esistettero realmente, ma non è tra questi il presunto barone von Veltheim che uccise nel 1898, a Johannesburg, Wolf Joel, figlio di Salomone Joel detto Solly, attivo nelle miniere d’oro, il quale Salomone era nipote ed erede di Barnaby Barnato, alias Barnett Isaacs (*), magnate dei diamanti, parlamentare, morto un anno prima misteriosamente, si dice per suicidio, all’età di 46 anni.


Ma quali gattopardi e giaguari, solo sciacalli e iene



Nell’editoriale di questa mattina, Eugenio Scalfari scrive quello che pensano in molti, e cioè che Stefano Rodotà non poteva essere il candidato sul quale far convergere i consensi del Pd, di tutto il Pd, per il semplice motivo che il suo nome è stato scelto dai 5 Stelle.

Una scusa si doveva pur trovare a questo rifiuto, silenzioso e ostinato, perfino clamoroso, da parte della dirigenza Pd. Ma quella adotta da Scalfari e da altri è una scusa che non regge quando viene dopo un mese di tentativi di fare un governo proprio con i 5 Stelle. Se i capibastone del Pd non erano d’accordo sul nome di Rodotà, allora e tantomeno potevano essere d’accordo di fare un governo con Grillo.

sabato 20 aprile 2013

La requisitoria di uno stalinista contro Solgenitsyn


Ripropongo un post del 20 marzo 2011.


Pubblichiamo questo articolo del compagno Giorgio Napolitano, membro della Direzione del PCI e responsabile della Commissione culturale, che comparirà sul prossimo numero di «Rinascita».

Anche se il clamore suscitato dall’arresto di Solgenitsyn è venuto calando, dopo la decisione delle autorità sovietiche di privarlo della cittadinanza e dì espellerlo dall’URSS; anche se alcuni giornali sono rapidamente passati dai toni declamatori e drammatici a quelli, bonari e fatui, delle curiosità sullo «shopping» di Solgenitsyn per le vie di Zurigo o sulle cospicue somme da lui accumulate, grazie ai diritti d’autore, nelle banche svizzere, nessuno più di noi sente la necessità di ritornare sui problemi che il grave caso dello scrittore sovietico ha posto e pone. E’ proprio a noi che tocca compiere uno sforzo di riflessione seria e oggettiva, visto che da tante altre parti, anche e in particolare nel nostro paese, ci si è, nei giorni scorsi, preoccupati essenzialmente di alzare il solito polverone propagandistico, di sfruttare l’occasione per una polemica a buon mercato sull’URSS, sul comunismo e perfino (si pensi a quel che hanno farfugliato i giornali del PRI e della DC) sul PCI.

Non è facile, certo, vogliamo dirlo, superare il senso di fastidio politico e morale che hanno sollevato in ciascuno di noi questa scoperta strumentalizzazione del caso Solgenitsyn, questa dilatazione acritica e forsennata – da parte di alcuni – di una vicenda indubbiamente significativa e preoccupante ma non tale da giustificare la scelta di chi le ha dato, nelle trasmissioni del telegiornale, la precedenza su ogni altro avvenimento internazionale e nazionale, questo cieco rilancio in certi casi – delle immagini più fosche della propaganda antisovietica. Ma questo legittimo senso di fastidio non ci impedisce di entrare nel vivo dei problemi reali a cui il caso Solgenitsyn ci richiama: anche se dopo aver ristabilito alcune indiscutibili verità.


Mi spiace signor Grillo, lei arriva tardi



Come si può conciliare l’elezione a presidente della repubblica di uno dei promotori del referendum sull’acqua pubblica e altre simili iniziative?

«Noi volgiamo l’acqua pubblica, la scuola pubblica, la sanità pubblica, lo Stato che si riprenda le concessioni, lo Stato che diventi Stato finalmente democratico» (*).

No, uno che ha in testa idee che coincidono con quelle di Grillo e Casaleggio, ma soprattutto con quelle di decine di milioni d’italiani, non verrà mai eletto né al Quirinale e tantomeno può essere incaricato a premier. Del resto è stato detto chiaro, anzi scritto nero su bianco, ossia che Roma deve proseguire sulla linea dettata da Berlino e Francoforte, cioè sul “tipo di decisioni politiche credibili che sono la precondizione per ottenere l’accesso all’assistenza della Bce”.


Finiamola di farci prendere per il culo



In un paese serio, laddove succedesse che le madonnine di gesso piangano e i crocifissi grondino sangue, oppure che un individuo richiamasse folle veneranti e soldi a palate mostrando le stigmate, interverrebbero le autorità mandando la polizia. I furfanti verrebbero immediatamente smasherati, inibiti, derisi. Solo in Italia le autorità pubbliche si genuflettono e anzi il Vaticano – Stato nello Stato – nomina commissioni di “esperti” per “studiare” i fenomeni. Siamo il paese dei miracoli, lo zimbello dell’Europa moderna. Tanto che non si può eleggere un presidente della repubblica decente senza il placet estero, ossia uno che già in premessa si riveli poco disposto a obbedire alla linea tracciata a Berlino, Francoforte e Bruxelles.


venerdì 19 aprile 2013

L'asso?



Renzi e D’Alema hanno impallinato Prodi per far fuori Bersani e spianare la strada per l’accordo con Berlusconi. Queste sono le ragioni più probabili. Chissà se sapremo mai la verità. A Rodotà non lo voteranno mai. Per i motivi che ho scritto stamattina, e per la ragione che l’incarico per un governo con Berlusconi lui non lo affiderebbe. Poi, al fondo, può esserci anche una questione di veti, quelli dall’estero e d’oltre Tevere. C’è a questo punto da capire anche un’altra cosa, la forza di ricatto che sta esercitando Berlusconi su alcuni esponenti del Pd. Ha in mano dei dossier? Può essere.

Vedremo chi ha in mano l'asso.

Più duro della quercia



Querbracho è il nome commerciale di un tipo di legno che nell’uso comune è diventato anche il nome di alcune famiglie di alberi dell’Argentina settentrionale e del Paraguay. Deriva ovviamente dallo spagnolo, cioè da quiebra hacha (spezza-scure), e ciò indica la sua caratteristica principale, ossia la durezza. Dalla corteccia del quebracho rosso si ricava un estratto ricco di tannino un tempo adoperato per la concia delle pelli. Recentemente, ma questo particolare lo aprendo da Wikipedia, con tale nome si indicò anche una moneta non ufficiale circolante in Argentina nella provincia del Chaco (da non confondere con quella del Choco di cui ho detto qualche giorno or sono).

Le fiches di Grillo



La conta per il Quirinale non riesce proprio a coinvolgermi emotivamente, tuttavia che su quella poltrona sieda una persona decente è il minimo. Il motivo per il quale la dirigenza del Pd non vuole Rodotà non lo dirà mai perché non può dichiaralo apertamente. Ed è un motivo molto semplice: Rodotà pur facendo parte dell’establishment, pur essendo uno di loro, non è abbastanza affidabile. Che in quell’ambiente significa una cosa sola: non è abbastanza ricattabile. Cioè non è abbastanza simile a loro.

giovedì 18 aprile 2013

En plein air



Approfittando del bel tempo, prima della pioggia annunciata per i prossimi giorni, sto nel parco tra mamme che spingono le altalene per la gioia della propria stirpe e altre che gridano richiami a cautele eccessive. Non do da mangiare ai piccioni e nemmeno alle carpe o alle trote del laghetto per non alterare l’equilibrio naturale. E poi gli avanzi di queste distribuzioni attirano le pantegane, che qui non mancano.

La Valle della Morte



Ogni innovazione tecnologica comporta i suoi pro e i suoi contro. Le vecchie lampadine a incandescenza non presentano particolari problemi per la salute e sono limitati anche quelli per l’ambiente, mentre si segnalano ben altri motivi di preoccupazione con l’impego delle lampadine fluorescenti compatte, per non dire di quelle alogene.

mercoledì 17 aprile 2013

Oligarchie



Quattro o cinque segretari o padroni dei partiti e una ventina di capi bastone delle varie correnti scelgono i candidati al parlamento. Al così detto “popolo sovrano” non resta che ratificare, secondo dove tira il vento in quel momento, questa caricatura della democrazia.

Gli stessi quattro o cinque segretari o padroni dei partiti e una ventina di capi bastone delle varie correnti si mettono più o meno d’accordo per eleggere il presidente della repubblica.

Pietruzze



Guardando l’immagine di un mappamondo, si può far caso che quasi sempre la zona del globo rappresentata ha in primo piano l’Africa. Sarà perché tutto è partito da lì? Chiedere a Giacobbo. A volte nelle rappresentazioni non c’è proporzione tra l’Italia, sovradimensionata, rispetto al continente africano. Dicono che sia questione di “proiezione” (per contro, vedi Carta di Peters).


martedì 16 aprile 2013

La bontà


Tutte queste sono idee assolutamente chiare;
in esse non v'è la garanzia che la rivoluzione avverrà;
ma in esse si mette l'accento su una precisa caratteristica di fatti e di tendenze.
Chi dice, a proposito di questi argomenti e di questi ragionamenti,
che prevedere lo scoppio della rivoluzione significa illudersi,
ha dimostrato di avere, verso la rivoluzione stessa,
un atteggiamento non marxista,
ma struvista, poliziesco, da rinnegato (*).


Come premessa ma anche come conclusione (provvisoria)

L’attenzione alla dialettica come teoria della conoscenza e segnatamente ai concetti di caso/necessità, ci serve anzitutto per stabilire il nostro effettivo rapporto con la realtà – naturale e sociale (che fa lo stesso) – , per scoprirvi il nesso autentico del rapporto tra libertà e necessità, quindi la possibilità di poter trasformare la realtà laddove è dato di farlo, in modo che – scriveva Marx – “l’uomo faccia consapevolmente ciò che altrimenti è costretto a fare inconsapevolmente dalla natura” (**).

lunedì 15 aprile 2013

L'identikid

?


Visto e considerato il quiz aperto, ognuno di noi ha in mente un nome per la presidenza della repubblica. Non mi sottraggo e confesso apertis verbis di averne uno anch’io. Stimandomi troppo, al limite del patologico, non posso annoverare il preferito tra i meno peggio, questo lo fanno palesemente in molti. Perciò la mia scelta cade sul migliore tra i possibili. Rappresenta, tra i nomi circolanti dei papabili, l’unico che stimo realmente, anche se non lo conosco di persona.

Il contratto con la morte



Nelle foreste vergini di Choco, un dipartimento della Columbia confinante con Panama (ma anche con quello di Medelin), il cui nome deriva da due locali etnie indigene di lingua diversa, nel XVI secolo arrivò il solito spagnolo, un certo Rodrigo de Bastida, che in nome del suo Re proclamò anche quella regione territorio della corona spagnola. Perciò, da quel momento, il Choco diveniva territorio spagnolo e i suoi abitanti indigeni sudditi della corona; non essendo tutti laureati come i parlamentari grillisti, furono costretti a lavorare nelle locali miniere.

Tempo dopo gli spagnoli trovarono in quelle miniere frammenti di un metallo grigio, pesante, resistente e difficile da lavorare, lo credettero un argento particolarmente duro, o almeno meno duttile dell’argento, e lo chiamarono “platina”, diminutivo di plata, argento. Essi ne buttarono in mare carichi interi, ma dopo qualche secolo quel metallo venne a essere più prezioso dell’argento e perfino dell’oro. Ciò dipende non dal suo valore intrinseco, ma dalla difficoltà di estrazione, nonché dal suo impiego quale catalizzatore per gli apparecchi chimici. Prese anche ad essere usato in oreficeria.

La zona platinifera columbiana è fatta anzitutto di montagne di sabbia, buchi oscuri aperti nel verde che un tempo si riteneva eterno dei boschi. Da Google maps non è possibile apprezzarla perché quella regione è stata ripresa coperta da una fitta nuvolaglia. Nel secolo scorso, in quegli spiazzi privi di alberi, lavoravano giorno e notte migliaia di esseri umani ridotti in schiavitù: negri, meticci, bianchi. Sul fiume Choco non c’era tanto posto perché la zona mineraria fosse così grande, ma solo perché erano molti gli uomini che vi morivano. E non di una morte leggera.

Sabbia, l’umidità che ti fa scoppiare le mani come banane troppo mature, un calore che dà la febbre e spezza le ossa. Intorno, la foresta vergine, ora parco nazionale. L’aria era piena di bestemmie e qualche volta risuonavano anche i colpi delle armi, perché la disperazione conduce spesso alla ribellione. Crescono ancora, lì accanto, gli alberi di chaparro, il cui legno resiste al fuoco e, accanto a essi, la palma della cera; dalla resina del tronco gli indigeni ricavavano il combustibile per le loro torce, in seguito quella resina venne adoperata per la fabbricazione delle candele. E solo Dio sa quante candele venivano consumate nel mezzo centinaio di chiese di Bogotà. Del resto, fateci caso, laddove la vita terrena è così dura, si crede e si spera nel Cielo molto di più che altrove.

I minatori dormivano sotto quegli alberi, perché l’aria e il calore delle baracche era insopportabile. Bevevano, quando non c’era di meglio, il succo vischioso e denso, di odore di balsamo, nutriente come il latte e tratto appunto da un albero chiamato volgarmente “vacca”. È un succo che esposto all’aria si trasforma in una materia che ha l’aspetto caseiforme e che i minatori chiamano realmente formaggio, ma che ovviamente formaggio non è. Ne parla anche Alexander Humboldt, non ricordo più se nel Cosmos, o nel resoconto del suo viaggio nelle regioni equinoziali (tre fantastici volumi editi nel 1986 dai Fratelli Palombi), oppure in qualche sua altra relazione che devo aver letta quando mi occupavo quasi a tempo pieno di queste intriganti amenità.

Lì in zona la natura, per certi aspetti curiosi, dà il meglio di sé stessa: ci sono anche alberi molto frondosi, come il corteo che porta migliaia di frutti simili alle prugne (e con gli stessi effetti!). Oppure il succo ricavato dalla corteccia e dalle foglie del behuco, un liquido zuccheroso e inebrante simile (simile per modo di dire) al vino tanto che dopo un po’ si trasforma in aceto. Le donne di Choco smaltavano le unghie, prima che anche lì arrivasse l’industria della cosmesi, col succo dell’albero arraco col quale si produce una lacca rosa-rossa. C’è anche un grande albero dal quale si ricavano delle foglie verdi-grige, l’yerba, “l’oro verde”, meglio conosciuto come mate, da cui un tè con molte proprietà, quello che beve di solito anche il nuovo papa argentino, non so se anche lui con la cannuccia d’argento. E poi, tra tronchi giganteschi, stormi di pappagalli e farfalle colossali, fiori verdi, rossi, gialli e azzurri, un canto dei grilli assordante e la tortura dei moscerini. Il pericolo a volte letale sempre in agguato.

Formalmente gli schiavi del platino non erano tali, così come non lo sono in genere gli altri schiavi, quelli cioè che si recano spontaneamente a lavorare nelle fabbriche e negli altri luoghi di sfruttamento della manodopera. Naturalmente i padroni delle miniere s’ingegnarono, come del resto fanno sempre quando non possono “delocalizzare”. Per costringere i proletari a diventare liberi lavoratori delle miniere con un contratto quinquennale dal quale pochissimi uscivano vivi date le estreme condizioni di lavoro, lo stratagemma era molto semplice. Da un lato provvedevano al reclutamento gli “ingaggiatori”, i quali commerciano col sangue e con la carne degli uomini, in realtà meno delinquenti dei loro padroni, perché è gente dai nervi logori e dai corpi rovinati dalla febbre; dall’altro, i commercianti veri e propri, in genere bianchi o cinesi.

Agli obiettori di coscienza verso questo tipo di vita obietto subito una cosa: quando non si ha denaro, quando la miseria è nera più della notte, non è facile sfuggire da quell’inferno rappresentato dai Tropici, da quella natura crudele e da quelle terre infuocate che non assomigliano semplicemente all’inferno, ma sono realmente un castigo dantesco. Bisogna esserci stati in quei luoghi per rendersi conto di quali possono essere le conseguenze di quel sole, della febbre e della solitudine, della collera furente dei Tropici. Il film Fitzcarraldo di Herzog, per me un mito, ne può offrire un indizio.

La miseria ti porta a comprare a credito, succede cioè la stessa cosa di quando t’indebiti con una banca per un tetto, un’auto, un capriccio di cui ti hanno fatto credere di non poter rinunciare. È così che si diventa i più schiavi tra gli schiavi. E come potevano pagare quelle povere genti di quelle desolate contrade, vendendo che cosa se non sé stesse? Pochi dollari di debito e per quelle famiglie le somme dovute diventano debiti enormi, incolmabili. Allora si fa avanti l’ingaggiatore, egli leggi su un pezzo di carta tante cose oscure, l’indigeno ascolta e poi deve dire sì. L’ingaggiatore promette in presenza degli anziani del villaggio che chi firma quel pezzo di carta sarà liberato da ogni debito e la sua famigli avrà ancora un anno intero di credito. Il nero, l’indio, il meticcio e anche il bianco rovinato, firmano …..

Quando abbiamo in mano un ninnolo di oro, d’argento o di platino, possiamo ben credere che quel metallo è stato strappato alla terra con il sudore, la sofferenza e il sangue di altri esseri umani che hanno avuto solo la sventura di nascere e vivere come bestiame in quei posti. Nelle miniere d’oro, d’argento o di platino, in quelle di smeraldi, nelle piantagioni di caffè, di gomma o di frutta del Sud America, un continente che crediamo sempre così pieno d’avvenire, così pieno di cose moderne e di crudeltà primitive, nel quale in troppi hanno creduto di poter praticare la caccia spietata alla fortuna.



domenica 14 aprile 2013

L’argent est fini



Dopo oltre 40anni ho ripreso in mano il Rapporto, dal titolo The Limits to Growth, redatto dal System Dinamics Group del Mit, noto soprattutto come rapporto del Club di Roma, e pubblicato in Italia con il titolo un po’ improprio de I limiti dello sviluppo (1972). Le cose più interessanti del Rapporto e alle quali è stata giustamente prestata maggior attenzione sono le tabelle e i grafici. Ma prima di dire di alcuni dati ivi contenuti, vorrei proporre una citazione che introduce il Rapporto, tratta dal discorso di un celebre personaggio di allora i cui moniti non mancavano mai di farsi sentire nei telegiornali scolorati (in ogni senso) di quell’epoca. Si trattava del birmano U Thant, segretario generale dell’Onu, il discorso è del 1969, quasi mezzo secolo fa. Diceva:

La libertà come prodotto dello sviluppo storico, cioè della conoscenza e della lotta



La libertà non consiste nel sognare l'indipendenza dalle leggi della natura, ma nella conoscenza di queste leggi e nella possibilità, legata a questa conoscenza, di farle agire secondo un piano per un fine determinato. Ciò vale in riferimento tanto alle leggi della natura esterna, quanto a quelle che regolano l'esistenza fisica e spirituale dell'uomo stesso: due classi di leggi che possiamo separare l'una dall'altra tutt'al più nell'idea, ma non nella realtà […]. La libertà consiste dunque nel dominio di noi stessi e della natura esterna fondato sulla conoscenza delle necessità naturali: essa è perciò necessariamente un prodotto dello sviluppo storico (*).

Molto chiaro dunque: la libertà basata sulla volontà non significa altro che la capacità di poter decidere con cognizione di causa, secondo le necessità della natura, non irrazionalmente contro di essa. La libertà è un prodotto dello sviluppo storico, e dipende dal grado di dominio che abbiamo della natura e con essa di noi stessi.

sabato 13 aprile 2013

"La più complessa impresa scientifica e la più sublime opera d’arte"



Come premessa.

In alcuni post di questi giorni do spazio alla fregola di scrivere delle cose immortali, una specie di work in progress che si va via via precisando. Si tratta di questioncelle “teoriche” che ripesco dal deposito della memoria (e imprescindibilmente dagli scaffali più alti della libreria) laddove furono relegate in angolini semibui diversi decenni or sono per occuparmi in prima persona dei destini del mondo (il mio).

L’inizio.

Il lavoro fu inventato quale castigo al tempo in cui i nostri progenitori furono cacciati dal camping di nudisti per aver raccolto frutta fuori stagione. Il padrone del camping s’incazzò come un serpente e punì la discendenza di quei due sventurati con le alluvioni, i terremoti e le brutte malattie. A Venezia mandò l’acqua alta e a Roma Alemanno.

Esattamente così, di quando andavo a catechismo, ricordo la storiella.

Poi, quando gli eredi dei due sciagurati nudisti cominciarono a prendere delle contromisure, furono inviati in missione sulla Terra i filosofi. Il Diluvio giunse quando arrivarono i blogger.

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venerdì 12 aprile 2013

Cenni sul metodo




Questo post è dedicato, in particolare, a Massimo e a tutti i lettori curiosi di questo blog.

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Monta l’angoscia e la disperazione, si diffondono come contagio. Se le cose continueranno così, anzi, se andranno in peggio come tutto lascia credere, tra un poco tutte le chiacchiere su questo e su quel dettaglio politico, istituzionale e perfino economico cesseranno per lasciare posto ad altro, cioè a una questione che riguarda sì la politica e l’economia, ma da un punto di vista diametralmente opposto al disbrigo attuale. O forse no, potrebbe anche succedere, vedi il caso, che qualcuno, invece di parlarci dal balcone, insulti la nostra intelligenza dal monitor. E noi ad applaudire con un clic.

Ma facciamo i debiti scongiuri e andiamo al dunque. Si tratta – dicevo – di una questione di importanza fondamentale che investe tutto il sistema e si pone con forza, una questione che il potere con la complicità dei media non sa più come mascherare sciorinando decine di vecchie e risibili proposte spacciate per nuove.

giovedì 11 aprile 2013

Imprevedibili



Che dicevo solo 24 ore fa? Pazientate, intanto sediamoci nella sala dell’Aventino a controllare le spese della buvette. La smentita non ha tardato ad arrivare: si sono seduti in quella del Mappamondo! Non ne azzecco mai una.