lunedì 4 marzo 2013

"Grillo ha impedito alla dittatura finanziaria di governare"



Scrive Franco Berardi (Bifo): Negli anni ’90 le grandi centrali del capitalismo finanziario hanno deciso di distruggere il modello europeo, e dalla firma del Trattato di Maastricht in poi hanno scatenato un’aggressione neoliberista. [...] Riduzione drastica del salario, eliminazione del limite delle otto ore di lavoro quotidiano, precarizzazione del lavoro giovanile e rinvio della pensione per gli anziani, privatizzazione dei servizi. La popolazione europea deve pagare il debito accumulato dal sistema finanziario perché il debito funziona come un’arma puntata alla tempia dei lavoratori.

È vero solo in parte che il debito è stato accumulato dal sistema finanziario. Vero è che il sistema finanziario lo usa come un’arma. Infatti, le banche – non solo in Italia – detengono la maggior parte delle obbligazioni statali. Il debito degli Stati è stato creato per sostenere anzitutto la domanda e i consumi, ossia quello che chiamiamo welfare. Se questo modello oggi è in crisi, dipende dal fatto che il debito statale, da un lato, non è più sostenibile, e che, dall’altro, il capitale non vuole rimpinguarlo con quote di plusvalore avendo su tale fronte le sue gatte da pelare.

Quindi, la messa in discussione del modello europeo è venuta, prima ancora dell’aggressione neoliberista, da esigenze di sostenibilità e di bilancio, dalla fine dell’illusione keynesiana. L’iniziativa neoliberista su scala globale ha soprattutto altre cause, percorre la via diritta del profitto com’è nella natura del capitale approfittando della nuova fase geopolitica e dei grandi accordi sul libero commercio e l’eliminazione delle barriere nazionali. Dove Bifo vede complotto, c’è anzitutto causa e necessità.

Scrive ancora Berardi: Un movimento di occupazione può trasformare le università in luoghi di ricerca concreta per soluzioni post-capitaliste. Le fabbriche che il capitale finanziario vuole distruggere vanno occupate e autogestite come si è fatto in Argentina dopo il 2001. Le piazze vanno occupate per farne luoghi di discussione permanente.

È mezzo secolo ormai che si procede per queste categorie d’analisi e per tali proposte, immancabilmente smentite dalla realtà. Lasciamo poi perdere il discorso sull’Argentina, potrei parlarne con qualche cognizione di causa e dimostrare che Bifo della vita concreta in Argentina conosce solo quello che scrive certa stampa – e certi blog – da noi. Occupare le fabbriche e autogestirle? Certo che si può fare. Resta che ciò che vi si produce deve essere venduto, altrimenti non si mangia. Le merci per essere vendute a un prezzo competitivo devono essere prodotte in un certo modo, almeno finché il mondo non si adeguerà alle idee di Berardi. Che poi le università possano diventare luoghi di ricerca concreta per soluzioni post-capitaliste, cioè quelle che un tempo si chiamavano “fabbriche di strategie”, è un altro topos del tempo che fu. Il mito dell’intellettuale collettivo all’interno delle università, rincorso da un certo soggettivismo cattedratico, riproduce ideologicamente la divisione capitalistica del lavoro in uno schema organizzativo entro cui i salariati funzionano come “mani” e “piedi”, cioè come semplice protesi di una “testa” che pensa, elabora, decide e dirige separatamente. Insomma, il modello e il mestiere che Berardi sogna da sempre.

Che poi non è altro che lo schema mentale e il modello sociale di Grillo e Associati visto da un’angolatura non dissimile da quella di Berardi, il quale infatti scrive: Il programma lo ha enunciato Beppe Grillo, ed è un programma molto ragionevole: salario di cittadinanza; riduzione dell’orario di lavoro a 30 ore; pensione a sessanta anni; restituzione alla scuola degli otto miliardi che il governo Berlusconi ha sottratto al sistema educativo; assunzione di tutti i lavoratori precari della scuola, della sanità e dei trasporti; nazionalizzazione delle banche che hanno favorito la speculazione ai danni della comunità; abolizione immediata del fiscal compact.

Il movimento cinque stelle ha impedito alla dittatura finanziaria di governare. Ora tocca al movimento della società. Avrà la società l’energia e l’intelligenza per gestire la propria vita con un movimento di occupazione generalizzato?
Il movimento cinque stelle avrebbe dunque impedito alla dittatura finanziaria di governare. Perbacco, una svolta epocale da eternare nei libri di storia! Come si vede, si tratta delle solite farneticazioni che non tengono in minimo conto della realtà economica e sociale vigente, dei reali rapporti di forza internazionali e di quelli tra le classi.

Quanto ai rivoluzionari alla Grillo, fonte a cui ora si abbevera anche l’assetato di giustizia e verità san Berardi, Marx scriveva nel Manifesto che essi quando invitano il proletariato a mettere in atto i loro sistemi per entrare nella nuova Gerusalemme in definitiva cercano di far passare alla classe operaia la voglia di qualsiasi movimento rivoluzionario, argomentando che le potrebbe essere utile non l'uno o l'altro cambiamento politico, ma soltanto un cambiamento delle condizioni materiali dell’esistenza, cioè dei rapporti economici. Ma essi non intendono con il termine di cambiamento delle condizioni materiali dell'esistenza, l'abolizione dei rapporti borghesi di produzione, possibile solo in via rivoluzionaria, ma miglioramenti amministrativi realizzati sul terreno di quei rapporti di produzione, che cioè non cambiano nulla al rapporto fra capitale e lavoro salariato, ma che, nel migliore dei casi, diminuiscono le spese che la borghesia deve sostenere per il suo dominio e semplificano il suo bilancio statale.

Sempre a Grillo e ai suoi estimatori si attagliano altre considerazioni dello stesso Marx: Alla attività sociale deve subentrare la loro attività inventiva personale, alle condizioni storiche dell'emancipazione del proletariato, devono subentrare condizioni immaginarie, e alla organizzazione del proletariato in classe con un processo graduale deve subentrare una organizzazione della società da essi escogitata a bella posta. La storia universale futura si dissolve per essi nella propaganda e nell'esecuzione pratica dei loro progetti di società.

È vero ch'essi sono coscienti di sostenere nei loro progetti soprattutto gli interessi della classe operaia, come della classe che più soffre. Il proletariato esiste per essi soltanto da questo punto di vista della classe che più soffre.

[…] Vogliono migliorare la situazione di tutti i membri della società, anche dei meglio situati. Quindi fanno continuamente appello alla società intera, senza distinzione, anzi, di preferenza alla classe dominante. Giacché basta soltanto comprendere il loro sistema per riconoscerlo come il miglior progetto possibile della miglior società possibile. Quindi essi respingono qualsiasi azione politica, e specialmente ogni azione rivoluzionaria; vogliono raggiungere la loro meta per vie pacifiche e tentano di aprir la strada al nuovo vangelo sociale con piccoli esperimenti che naturalmente falliscono, con la potenza dell'esempio. 

3 commenti:

  1. Possiamo senz'altro affermare che Bifo e Marx sono due intellettuali di diverso spessore.

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  2. Bifo è fuori di testa, o meglio, ha la stessa testa di 30 anni fa, e i risultati si vedono.

    Tuttavia Grillo è quel che attualmente passa il convento in fatto di cambiamento. Noi possiamo vedere che si tratta di "cambiamento" fittizio, di una commedia tutta interna al sistema, di qualunquismo liquido e reazionario presentato dalla stampa di regime come l'alba di un nuovo biennio rosso per terrorizzare i timorati dei pacchetti azionari. Ma tant'è, questo è il placebo da bancone per i tanti che salivano rabbia, e non c'è altro. Lo spazio d'azione della coscienza rivoluzionaria in Italia è comodamente contenuto nella distanza, spesso non superiore alle poche centinaia di metri, tra parrocchia e stazione dei carabinieri. Fuori d'Italia va anche peggio.

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  3. Bifo, un rizoma che stenta a dare frutti.

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