giovedì 13 settembre 2012

Altre digressioni



Chi crede in una determinata religione, vede in essa la vera religione e fuori di questa non vede che religioni false. Ad Assisi si possono radunare in preghiera tutti gli sciamani del mondo, ma se chiedete loro qual è la vera religione non potranno che rispondervi che si tratta della propria. Ognuno di essi è disposto a dirsi tollerante, ma se messi alle strette, perdono la facciata buonista e riprendono le antiche sembianze.

Questo non vale solo per le religioni, ma anche per le idee politiche, economiche e perfino filosofiche. La bontà di queste idee riguarda solo quelle che abbiamo sposato. A volte ci dimostriamo ben disposti ad ascoltare le idee contrarie alle nostre, ma in realtà mal sopportiamo le opinioni che non condividiamo. Del resto, la coscienza individuale può divenire coscienza soltanto realizzandosi nelle forme ideologiche dell'ambiente che gli vengono date.

Di quest’ultimo concetto non sempre siamo pienamente coscienti, ed è perciò che in tema ci comportiamo come chi vede nella propria religione quella vera e fuori di questa non vede che religioni false. C’è però un antidoto a questo atteggiamento, ed è la critica (non intesa come mero esercizio retorico). Non è un caso che essa sia raramente esercitata nelle scuole, dove anzi il pensiero deve battere strade assolutamente normalizzate, combattere la trasgressione che esplora, tocca e guarda ogni cosa da ogni lato, la desacralizza, e la pone in relazione ad ogni altra cosa, magari muovendosi nei luoghi interdetti.

Al contrario, l’insegnante (anche quello dotato delle migliori intenzioni), il prete, l’editorialista, il genitore, svolgono – il livello di consapevolezza non è importante – la funzione precipua d’inserire negli individui delle nuove generazioni un programma che poi, automaticamente (inconsciamente), ne determina il comportamento per l’intera durata della vita. Il medium fondamentale per condizionare la coscienza in tutte le sue stratificazioni, comprese quelle più profonde, automatiche ed inconsce, è il linguaggio, ossia i modelli istituzionalizzati del comportamento linguistico. Cose queste che i manipolatori professionali, compresi i pubblicitari, conoscono bene.

Più in generale, nella comunicazione sociale – che è sempre ideologica – più l’ambiente dove avviene è chiuso e autoreferenziale e più sarà difficile trovare il disaccordo, la polemica, il contrasto e la lotta veri. È il caso questo delle comunità d’interesse specifico, anche solo ideologico come appunto lo sono le religioni, ma anche di ambiti “scientifici”, politici, scolastici. Anche nella comunicazione mediatica ufficiale, soprattutto in essa, il controllo della classe dominante sui canali di codificazione e sulle modalità di decodificazione ed interpretazione dei messaggi, è di massimo livello.

Ecco quindi uno dei motivi per i quali è assente una lotta vera per una diversa progettualità sociale che combini creativamente le latenze e le possibilità contenute nella realtà circostante secondo interessi di autentica liberazione rivoluzionaria. Ci si accontenta dunque della “protesta”, del “ci vediamo in parlamento”, del pascolare le proprie mucche a tremila metri di quota e coltivare pomodori o canapa nel proprio orto concluso. Il potere non teme queste espressioni di malcontento, anzi spesso le favorisce e metabolizza a proprio vantaggio.

8 commenti:

  1. GRANDIOSO!!!

    Forse il miglior post che tu abbia mai scritto. Magari, e sarebbe interessantissimo, sviluppare e approfondire ulteriormente il tema frequentemente.

    Ben vengano anche esempi pratici, dalla società come anche quelli "prefabbricati". io penso che questo sia IL TEMA DEI TEMI, prima ancora di parlar dei misfatti del liberismo (in tutte le sue forme).

    Ovviamente, questa è una mia opinione personale, ma posso dirti che ne sono sempre più convinto.

    ciao

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  2. <a href="http://www.comunisti-italiani.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=8500> Tutto ciò è fantastico! </a>
    Non ci fanno,dunque?Che questi siano interni al proprio gruppo ed alla propria subcultura peggio di una tribù cannibale papuasica?Di quelli estratti dal sotterraneo in Russia perchè nel 2008 la Nube Purpurea(Il capo secondo me l'aveva letto e c'era rimasto)di cianuro avrebbe invaso la Terra?Di una monade Kantiana?Di un Mona nordestino?Insomma dobbiamo credere che se la politica indigena si comporta da oggetto di studio,fremendo per la confermazione assertiva, popperianamente protempore,delle tue tesi,tuttociò,sia in buona fede?
    Bellissimo!Facile!7 miliardi di gonzi!Come non ci ho pensato prima?
    Franz

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    1. la cosa stupefacente è che l'abbiano letto in 370

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  3. Scusa,Olympe,mancavano due virgolette,ecco, questa cosa voleva dare un esempio scherzoso(o ridicolo) di ambiente sociale autoreferenziale,un caso da manuale di comunicazione manipolatoria.Tutti loro saranno 4-500 alla fine del ciclo dell'articolo,a meno che non mettano uno stick a beneficio dei futuri simpatizzanti.Duro lavoro buscarsi una pensione da 5000 euri al mese,quando non si ha talento.Elettorato di vecchi pensionati a Cuba,di gente che non riesce proprio a togliersi il paraocchi,nè ideologico,nè storico,forse senile.Comunque troverei scandaloso l'abuso di Lenin(In questo caso senza dubbio strumentale) se non fosse che quel passaggio della partecipazione alle istituzioni borghesi è stata la pezza d'appoggio per generazioni di imbonitori pseudo marxisti.Il culto della personalità ha creato dei totem rozzissimi in sostituzione delle croci,altrettanto rozze se per questo.Ed il leninismo in generale,ridotto ad uso della serva militante, ci ha zappato i piedi,fondando il presupposto di discutibili sottoculture dell'egemonia.Nelle quali il potere ha inzuppato il biscotto con cui formare l'opinione pubblica.
    non sono un robot

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    1. proprio a quell'articolo mi riferivo. grazie

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  4. Dovrebbe addurre degli esempi, ai concetti espressi nel post.
    Sarebbe meglio per i lettori di questo blog, non crede?

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    1. questo è un post, non un saggio, delle digressioni appunto. confido nell'esperienza e intelligenza dei lettori

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    2. Io però non capisco cosa intende quando dice che "al contrario, l’insegnante (anche quello dotato delle migliori intenzioni)[..] svolge – il livello di consapevolezza non è importante – la funzione precipua d’inserire negli individui delle nuove generazioni un programma che poi, automaticamente (inconsciamente), ne determina il comportamento per l’intera durata della vita." Potrebbe fare un esempio pratico? Non riesco proprio a capire..

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