lunedì 1 aprile 2013

La repubblica del carciofo



Così come si presume che ogni cittadino sia maturo per giudicare e decidere su tutte le questioni sulle quali egli è chiamato a votare (con i noti risultati), allo stesso modo egli dovrebbe essere in grado come consumatore di conoscere tutte le merci e riconoscere le relative frodi che il commercio di ogni tipo gli offre a prezzo intero o in saldo; gli stessi meccanismi democratici e di commercio delle idee – favoriti dalla moderna tecnologia – lo spingono irresistibilmente a deduzioni teoriche generali su tutto lo scibile, di modo che possiamo leggere sublimi sciocchezze in economia, politica, storiografia, filosofia e temi di vario intrattenimento. Compreso, confesso, il mio cazzeggio cui dedico ormai tanta parte del mio tempo che altrimenti potrei impiegare – salvo il momentaneo rammarico di due o forse quattro lettori – ad altre cose.



Non deve quindi stupire che una notevole parte degli attori di questo intenso e non di rado molesto flusso comunicativo abbia infine prodotto due modeste figure alle quali è stato affidata la guida di un movimento politico e mediatico giunto – a seguito di elezioni politiche – ad essere arbitro delle sorti politiche, economiche e sociali nazionali e perfino – indirettamente – di quelle internazionali.

In questo passaggio d’epoca e di consegne – che non si sa bene quanto durerà ma che si può ben indovinare grossomodo dove finirà per condurci – , questo movimento politico nato in rete e cresciuto nello spettacolo di piazza trasmesso dalle televisioni, è stato favorito, oltre che dalle tecnologie e dai saputi di andata e di ritorno, dalla putrescenza di una classe politica che in altre circostanze, esaurita la propria missione storica, sarebbe stata processata in effige e fulminata per le vie brevi.

E tuttavia, se questi sono i motivi più immediati e cari al dibattito, non va sottaciuto che questo movimento sarebbe rimasto ben più circoscritto se la borghesia si fosse accontentata di vincere e non di stravincere. Se dunque non si fosse scatenata l’azione di mercenari mediatici addestrati a far susseguire, alla rinfusa, caoticamente e rapidamente, dei cambiamenti degli stati d’animo, finendo per lasciare alle loro spalle una bava di confusione e smarrimento che non consente alcuna ipotesi di mobilitazione attiva delle masse, se non quella di un populismo rancoroso e denso di elevati propositi rivoluzionari parafascisti.

Hanno creato e alimentano uno stato d’ansia artificiale permanente – come osserva giustamente Gianni in un commento al post precedente – , ogni volta concentrato su obiettivi diversi, utile per le manovre più schifose. Tuttavia, oggi che è pasquetta e non di meno il primo d’aprile, segnalo che è pur vero che l’Italia è una repubblica del carciofo per molti aspetti, ma vorrei ricordare la situazione non migliore in Spagna, laddove la Catalogna è ormai alla secessione di fatto; del Belgio, per anni incapace di darsi un governo e comunque diviso in due parti; della stessa Olanda e poi dell’Inghilterra, ridotta a un francobollo sdentellato; oppure degli stessi Stati Uniti, portati da molti tanto ad esempio.

Negli ultimi cinquant’anni esatti gli Usa possono vantare in successione un presidente sparato, Johnson costretto a non ricandidarsi, Nixon travolto dal Watergate, Carter ridicolizzato da un ayatollah, Reagan fu solo un prestanome di corporation e stati maggiori, Bush si suicidò in Iraq, Clinton dovette giustificarsi davanti alla nazione per un uso non consono dei cessi della Casa bianca, il figlio di Bush eletto con i brogli, e dell’attuale premio Nobel per la Pace non voglio dire nulla per non stroncargli la carriera di serial-killer sul più bello.

E ora che ho pontificato anche su questo, mi aspetta in premio una passeggiata prima che si rimetta a piovere.

5 commenti:

  1. In un paesaggio di macerie e nella giungla di spietate scimmie predarwiniane, le paratie tra noi e la follia sono sempre più rare e sottili. Speriamo che Olympe ci conservi questo blog.

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  2. Io sarei fra quei quattro. Ma credo proprio che siano molti di più!! :)

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  3. Anche se non sembra, fra quei 4 ci sarei anch'io. Devo dire anche che ultimamente sono sempre più stanco, di sentir critiche sterili, di legger frasi marxiane in continuazione e di propagare la fine del capitalismo a breve.

    Oltre il capitalismo ci può essere anche il fascismo. Non dimentichiamocelo mai! Che dopo il fascismo possa riprendere un altra stagione keynesiana è altrettanto vero. Insomma, tra una perequazione ed altra, il giochino può perpetuarsi quasi all'infinito, lasciando sempre i mezzi al padrone.

    Sta a noi proporre "metodi alternativi". Ma fintantoché lasceremo la palla ad altri non possiamo e non dobbiamo lamentarci di niente.

    Che il socialismo e il comunismo non abbia preso piede, ribadisco come altre volte, è solo colpa nostra. Anzi, neanche di tutti i cittadini, ma forse l'esclusiva sarebbe da attribuirsi ai compagni. Proprio quelli che criticano e non propongono tecnicamente alcunché.

    Vi è di più! Le maggiori derisioni, come anche i maggiori ostacoli quando avevo proposto qualcosa li ho avuti proprio dai compagni. Posso dirvi anche che il mio non è un caso isolato, ma una realtà che si ripete in tutte le sedi.

    Non basta conoscere "Marx" (inteso come tutta la letteratura "rivoluzionaria") e credere di sapere tutto sul comunismo, anche perché la proposta tecnica NON ESISTE!

    saluti

    Tony

    PS: Ai compagni e altri blogger: è inutile mandarmi mail invitandomi a imparare a scrivere. Io sono ben conscio sui miei limiti dello scrivere in italiano, perché non è la mia lingua madre. Sfido chiunque di voi a scrivere in tedesco così come io scriva in italiano. Se questa poi dovrebbe essere la discriminante, in Casa Pound vi aspettano a braccia aperte!

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  4. cominciamo ad essere stretti - forse siamo più di quattro .... .- mia cara, confidiamo sulla tua "resistenza ".....

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    1. grazie Lucilla, dicevo quattro. appunto.

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