martedì 18 dicembre 2012

Perché no al voto e sì alla lotta di classe



Come scrissi – senza grande sforzo divinatorio – diversi mesi fa, ne vedremo delle belle prima delle elezioni (e anche dopo). Le novità più deflagranti forse devono ancora scoppiare. Grillo ora sa che le annunciate – e date per certe – agevolazioni alla raccolta delle firme per le liste, in realtà servono ad altri. Egli è convinto che il suo movimento costituisca una minaccia per gli assetti di questo sistema e per la sua bulimia predatoria? Si sbaglia di grosso. Volente o nolente Grillo fa parte di questo sistema demagogico perfetto perché ne accetta i presupposti: le elezioni farsa. Se l’oligarchia sospettasse da parte sua qualche serio problema, avrebbe già preso le contromisure. Come vado ripetendo, la strategia è di scompaginare la scena politica e Grillo, al pari degli altri, è funzionale al gioco. Anche al Quirinale – per gli aspetti di diretto interesse – se ne sono accorti e recitano tardivamente il mea culpa.

I fattori direttamente politici non sono più i programmi o le idee, si vota Bersani o Monti, Grillo o Berlusconi, non i loro partiti cartapesta. Il popolo, sottoposto a un ottundimento sistematico, vota, ma a comandare sono le classi possidenti, ossia quell’oligarchia incentrata sulla ricchezza che domina il pianeta, quella classe di parassiti dinamici intrecciata (direttamente o attraverso propri funzionari) nei consigli di amministrazione di banche, fondazioni, holding commerciali, multinazionali agroalimentari, farmaceutiche e dell’elettronica, società di trading, dei trasporti, immobiliari, degli armamenti, corporation del petrolio e delle materie prime, catene commerciali, che a loro volta controllano i network direttamente o attraverso il mercato pubblicitario, veicolo indispensabile di consenso e legittimazione.

Forse si tratta di 10mila persone in tutto il mondo, ma non si deve credere che sia tutto così netto e meccanico. La borghesia non è un monolite, anche se persegue sostanzialmente e generalmente i medesimi interessi, al suo interno esistono fazioni in lotta tra loro che possono esprimersi anche con contraddizioni acute. Le classi sociali esistono solo a partire dagli individui, dai gruppi e dagli insiemi, e tali peculiarità sono essenziali nell’azione di trasformazione delle classi (e ciò si rende ancor più evidente nei comportamenti dei singoli gruppi durante le lotte di classe), ma dopo aver scomposto una totalità economico-sociale in gruppi e insiemi per rilevarne i fenomeni di dettaglio, per esempio i modelli di riferimento e di consumo, l’orientamento politico ecc., è tuttavia necessario poi cogliere la formazione economico sociale nella sua globalità di sistema organizzato attorno a delle peculiarità fondamentali.

Perciò un dato resta inalterato – alla faccia di chi ha “superato” il marxismo – , quello riguardante la caratteristica fondamentale che distingue le due grandi classi della società moderna, oggi come ieri. Essa non è data meramente da reddito, status, frequentazioni, rapporti di vicinanza o lontananza dai partiti e dal potere, ma dal posto che gli individui e i gruppi occupano nella produzione sociale e in conseguenza dal loro rapporto con i mezzi di produzione. Da un lato la borghesia, classe proprietaria dei mezzi produzione e detentrice del capitale, e dall’altro il proletariato, privo di mezzi e costretto a vendersi come forza-lavoro (*).

Ogni tanto queste cose è bene ricordarsele, proprio per non dimenticarsi qual è il nostro posto nella gabbia e per aver sempre chiaro, per esempio, che i cicli della lotta di classe seguono i cicli capitalistici dell’accumulazione. Affermare – come fanno i cretini “superatori” del marxismo – che la lotta di classe tra borghesia e proletariato non esiste più, è un grave errore di prospettiva storica e significa anzitutto negare la contraddizione fondamentale, quella tra capitale e lavoro, quindi appiattire la dinamica dello sviluppo storico, vederne solo un momento e una parte. 

(*) Ciò non implica che tutti i proletari si trovino nella stessa identica relazione rispetto al capitale (ometto la distinzione tra salariato produttivo e non produttivo, così come ometto che esistono altre classi non impiegate direttamente nella produzione). Essi restano incatenati a una sfera di attività determinata ed esclusiva che è loro imposta quasi “naturalmente” e dalla quale non possono sfuggire se non vogliono perdere i mezzi per vivere.

10 commenti:

  1. Io sottoscrivo ed amo ogni singola parola che hai scritto. E sono perfettamented'accordo sulla funzionalità di Grillo al sistema, sulla farsa delle elezioni, sul personalismo dei partiti ed aggiungo anche sul totale asservimento della stampa e sul completo rincoglionimento popolare sia come gruppi che come individui. Mi piacerebbe capire quale sia o possa essere una proposta che possa tentare di scardinare questo monolitico andazzo e dare esito a questa eterna lotta di classe. Mi piace il non voto ma ritieni sufficiente tale metodo di lotta per sconfiggere i padroni? O sarebbe solo l'inizio? O magari pensi ad altre strategie?
    Ciao cara.

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    1. 4 gg fa chiudevo un post così: È così caduta anche l’ultima mistificazione, quella della democrazia borghese fondata sulla rappresentanza politica e le costituzioni liberali. Non possiamo prenderne semplicemente atto, anche se esserne coscienti e poi conseguenti è un primo passo indispensabile.

      ciao Gianni

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  2. IL non andare a votare potrebbe essere interprentato in infiniti modi . L'elettore non ha votato perchè : è andato a sciare , a trovare la mamma malata , ad una gita, aveva l'erisipela ecc. ecc.... un buon modo per porre la classe politica nella condizione di immaginare tanti e buoni motivi che hanno impedito all'elettore di recarsi alle urne .la scheda bianca, o meglio, la scheda annullata esprime più chiaramente un dissenso netto all'offerta elettorale . che dici . mi sbaglio ? ciao olympe .

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    1. purtroppo cara Lucilla, tra l'altro, i voti nulli o bianchi vengono ripartiti in proporzione ai voti ricevuti dalle liste
      ciao

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    2. E se tutte le schede fossero bianche? Magari leggere "saggio sulla lucidità" di Saramago può aiutarci ad avere un'idea e trasformarsi in un manuale d'azione politica, chissà...

      Un saluto con ironia

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  3. ciao Olympe, che ne pensi delle tesi dell'economista Bagnai, rispetto all'uscita dal sistema economico EURO, che di fatto non fa altro che avvantaggiare solo la germania col suo surplus produttivo e azzoppa e manda nella tomba i paesi come il nostro che si sono dovuti agganciare all'euro con un cambio fisso, decretandone di fatto la morte progressiva.
    ciao e buona giornata
    gg

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    1. mi pare di aver risposto nel post di oggi
      ciao

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  4. Ottimo post, come sempre. Cara Olympe, è da tempo che vorrei farti una domanda, alla quale sei liberissima di non rispondere ovviamente. Tu poni come alternativa unica e utile il comunismo e su questo siamo d'accordo. La ripresa della lotta di classe eccetera. Ok, ma da un punto di vista strategico, come ti poni? Cioè, va bene avere un obiettivo, ma come pensi sia meglio raggiungere tale obiettivo? Con una forte organizzazione politica del proletariato, insomma simile a quella che indicava Lenin nel Che Fare, oppure un qualcosa di più simile all'idea della Luxemburg? Oppure nessuna delle due? Mi piacerebbe avere un tuo parere, o magari meglio ancora una riflessione in un tuo post.
    Cari saluti :)

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    1. Forse mi manda a far bacchetti,ma ho avuto l'impressione che la risposta -più che mai problematica- si inferisca da questo post(Visto il silenzio di per sé eloquente).
      Di mio direi che il problema del che fare si porrà quando si comincerà a fare qualcosa.
      Saluti, Franz

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  5. L'errore più diffuso quando si parla di lotta di classe oggi è confondere la "lotta" di classe con la "coscienza" di classe: ciò che manca è di certo la seconda, ma si è spesso convinti che sia la prima.
    So che su questo siamo d'accordo, e come potremmo non esserlo?

    Un saluto

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