domenica 16 gennaio 2022

Non è libera una società dove ...

 

Sabato notte, dopo quarant’anni esatti, ho rivisto Fitzcarraldo. Lo vidi al Rossini o al Malibran? Peccato, non lo ricordo. Sicuramente vidi due spettacoli in successione con lo stesso biglietto. Da allora non l’ho più rivisto. La cosa è un po’ strana, vista la mia raccolta di DVD, seppur modesta. Da allora ho preferito sognarlo quel film, frequentemente.

Fatta eccezione per i pochi cinefili, abbonati a quei Cahiers du cinema ora caduti nelle mani di una squadra composta da una ventina di “personalità” eterogenee, tra banchieri e capi alla moda, i nuovi virgulti non hanno visto questo film straordinario, né è probabile la loro curiosità li spinga a vederlo, né penso lo apprezzerebbero come merita. Generazioni più a loro agio su altre visioni.

Non sto parlando dei lampioni a gas o delle carrozze trainate da cavalli, ma dell’altro ieri. Ogni città poteva contare almeno in una decina di cinema, che avevano l’odore della prima repubblica, quando non del “ventennio”. Poi prevalse la televisione, le reti pubbliche e private, i cinema declinarono lentamente ma inesorabilmente. Chiudeva l’Accademia, una sala dove molti anni prima avevo trascorso, a modico prezzo, tanti pomeriggi, nonostante il puzzo di fumo e di chissà che altro. Il teatro Italia si trasformava in un supermercato, e altre sale per breve tempo diventavano d’essai.

Altre sale ancora, tristemente e banalmente, subivano un declassamento peggiore per mera sopravvivenza (onanismo vintage, lo chiameremo oggi nell’era di quell’internet che ha fatto della pornografia la sua specialità). Entravano ormai prevalentemente persone mature e anzi vecchie, il passo strascicato, con serietà e silenzio, habitué in declino, dei sopravvissuti a un triste culto. Avrebbero potuto raccontare storie di fedeltà, coerenza e persino di devozione a quel tipo di cinema.

Oggi siamo travolti dal porno, fruibile da qualsiasi ragazzino col suo smartphone, ma per esempio film come Lolita di Kubrick, ispirato all’omonimo romanzo di Nabokov, che racconta la storia torrida e appassionata tra un uomo maturo e una di quelle che lui chiama ”ninfette ”, non si possono più realizzare poiché lo spettro dell’ostracismo smorzerebbe rapidamente gli entusiasmi di finanziatori e distributori. Ogni epoca coltiva le proprie idiosincrasie e soprattutto le ipocrisie.

Gli omicidi sono illegali e immorali quanto la pedofilia, eppure sono ammessi film di gangster o serial killer. Solo perché vedi un film di gangster o dell’orrore non significa che hai intenzione di rapinare una banca o comprare una motosega per fare a pezzi le ragazze. E qui, come per altri tabù odierni, si aprirebbe un lungo discorso.

Vorrei semplicemente ricordare il caso di David Hamilton, le cui fotografie erotiche di ragazze sono state pubblicate per decenni senza provocare scandalo, fino a quando una vedette televisiva l’ha accusato di averla violentata quando era minorenne, rivelazione di cui si può presumere non sia estraneo il suicidio del fotografo nel 2016. E molte altre vicende simili.

Ovvio che i pedofili siano perseguiti e puniti, ma non è libera una società in cui gli artisti non possono creare opere come Lolita, dipinti come quelli di Gauguin, Freud, Balthus o foto come quelle di Hamilton. Non è libera una società dove i cittadini non siano considerati persone responsabili, ossia in grado di giudicare e decidere, salvo che quando si recano alle urne con la testa riempita di cazzate.

3 commenti:

  1. Grazie per i numerosi commenti. Vi prego di essere più concisi.

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    1. Mi perdoni, ma questa esortazione mi ha strappato un sorriso, non se ne abbia a male. Parlo per me, appartengo alla schiera dei suoi lettori silenziosi perché non saprei bene cosa aggiungere ai suoi interventi così interessanti e sempre ottimamente documentati (nei post a sfondo storico in particolar modo).
      Inoltre cerco anche, nel mio piccolo, il contrasto alla torrenziale verbosità che con l'avvento dei social pare aver contagiato molte persone: dunque, se proprio non riesco a contenermi, preferisco tacere e ascoltare. O leggere, in questo caso.
      Amo Fitzcarraldo, un film grandioso come purtroppo non se ne fanno più: e a proposito del suo accenno, ma si immagina se ora un regista si mettesse in mente di girare un film come "La grande abbuffata"? Come minimo lo mettono alla berlina per 20 anni.
      La ringrazio per gli innumerevoli spunti di riflessione che da anni ci regala. Con affetto,
      Roberto

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    2. Grazie Roberto, lei mi rincuora.

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