mercoledì 12 gennaio 2022

In nome della scienza

 


Dov’è finito il buon senso? Per quanto incredibile possa sembrare, la fiducia collettiva che abbiamo nella “scienza” sembra seriamente vacillare. Se guardiamo alla storia, siamo praticamente dove eravamo un secolo fa con la cosiddetta influenza A/H1N1, e se torniamo indietro di un solo anno, vediamo che non ci siamo mossi di molto in avanti. Tutt’altro, stiamo girando in tondo e nessuno sa più che cosa fare realmente. Si comincia a respirare un’aria di abdicazione.

Com’è molto evidente, la vita è vissuta sulla base del livello di percezione che si ha della realtà. Nessuno po’ dirsi escluso da ciò. Difficile mettere d’accordo percezione e realtà, lo sperimentiamo tutti i giorni. La nostra percezione può essere più o meno aderente alla realtà, ma non lo è mai totalmente (se cogliessimo nella loro essenza le cose per come sono non avremmo più bisogno della scienza). L’aspetto soggettivo, psicologico, svolge un ruolo rilevantissimo negli avvenimenti della storia collettiva e individuale. I miti, per esempio, non sono solo credenze, sono storie vissute realmente.

Pensiamo al ruolo svolto dalle religioni. Gli dèi sono realmente esistiti, vale a dire che il loro mito ha agito concretamente nella vita delle persone in ogni epoca. Poniamo caso al mito cristologico, anche solo per il suo impatto sul nostro calendario, non solo dal punto di vista cronologico, ma anche per la cadenza delle feste e lo svolgersi dei riti, il significato sociale di tutto ciò che vi è connesso, non meno dal lato economico. È chiaro dunque che i miti hanno una funzione sociale, oggi non meno importante che nel passato.

Le religioni sono miti pubblici, tuttavia i miti non sono solo d’ordine religioso. Oggi ce ne sono di molto diversi dal passato. Come si connettono con la dimensione del reale e con la nostra vita? Si sente parlare di “falsi miti” anche nell’ambito della scienza, ma perché vi sono quelli “autentici”? Che cosa li distingue, come e chi stabilisce tale differenza? Lo sperimentiamo bene di questi tempi dove ogni “esperto” di zoonosi dice la sua. Più in generale, fino a che punto la “scienza” può essere agita come interruttore nei piani di coscienza individuale e collettiva? Non v’è insito un pericolo?

Lunedì sera ho sentito la Gruber che diceva testualmente: “La parola alla professoressa Viola che parla in nome della scienza”. Che cos’ha di diverso tutto ciò dalla teologia? Sarà anche una mia idea fissa, ma ci stiamo accorgendo di ciò che dice ‘sta cazzo di gente o il cervello di tutti è andato in pappa? Vogliamo prendere una posizione prima che tale andazzo soverchi tutto il discorso pubblico?

19 commenti:

  1. posizione novax

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  2. Non mi avventurerò nel terreno dell'analogia fra questo oppio e quello di Marx. Penso che con maggior cognizione potresti svilupparlo tu. Rimango invece sull'altra sponda,quella della società reale che la nuova religione dovrebbe consolare e giustificare. Io guardo con spavento a quello che stanno facendo, e mi domando in che misura sia azione deliberata e pianificata. Vedo piuttosto dei segmenti, non ancora saldati. Li dico alla rinfusa: superamento delle democrazie parlamentari, concentrazione del potere economico in un nuovo gruppo di capitalisti, brutale soffocamento della piccola industria e del commercio tradizionale, appiattimento sociale (verso il basso) con realizzazione caotica della società multietnica, controllo sociale e individuale, smantellamento dei tradizionali canali e strumenti informativi, abolizione di fatto dell'istruzione pubblica, impoverimento forzoso a mezzo inflazione, elevazione di totem ecologici su cui travasare risorse che saranno prima improduttive e poi distratte, corruzione dilagante, continua e pervicace individuazione di Nemici Comuni: e qui, sull'ultimo punto, che potremo chiamare caccia alle streghe, ci si salda alla Nuova Religione.

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  3. È la prima volta che leggo tra gli "scienziati", se non una voce fuori dal coro, sicuramente una critica dissonant e verso I colleghi è il governo: https://www.adnkronos.com/covid-italia-salmaso-tanti-morti-forse-colpa-del-sistema-sanitario_538zdJPexuUvpQmyEuMNjH

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    1. è in atto un cambio di rotta comunicativo, indotto da chi e che cosa? facile rispondere

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  4. Bell'intervento sul ruolo della sovrastruttura! grazie
    GS

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  5. Non ripeterò la mia opinione sull'argomento, già prolissamente espressa per la gioia dei tuoi 25 lettori ;)

    Invece, mi soffermerei sul bisogno del mito. Temo che, come direbbe Harari (Yuval Noah Harari, storico israeliano, autore del bestseller "Sapiens, a brief history of humankind", lettura che non posso che consigliare), l'umanità non possa rinunciare al mito.

    Primo, per i motivi che già tu rilevi, e poi perché il mito, la narrazione, è la base imprescindibile della collaborazione umana. E nota che per Harari anche l'economia é "mito", la moneta è "mito", un'azienda è "mito". Il mito è quella narrazione condivisa che consente a un gruppo numeroso di uomini di agire collettivamente basandosi su un adeguato livello di fiducia reciproco (garantito dalla narrazione condivisa).

    Quindi non credo sia possibile rinunciare al mito, mentre credo solo che si possa distinguere tra miti utili, inutili e deleteri.

    Oggi siamo di fronte a un evidente cambio di paradigma, ma non credo proprio che la Scienza possa essere derubricata a mito inutile. semmai si può ipotizzare che, a fronte di questa esperienza, Scienza e Potere individuino diversi è più adeguati modi di cooperare a fronte della crisi della democrazia, della rivoluzione digitale, degli effetti della globalizzazione e del cambiamento climatico.

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    1. i tuoi commenti, come quelli di Erasmo, sono sempre puntuali e stimolanti. solo due cose: non esagerare il numero dei lettori del blog; scienza e potere non possono cooperare laddove la scienza sia funzionale esclusivamente al profitto, ed è ciò che di fatto avviene (chiaro che vi siano eccezioni). Quanto alla cosiddetta crisi della democrazia il discorso è più lungo ed è necessario dapprima stabilire che cos'è la democrazia nell'ambito di questo sistema (che non va confusa – non lo dico a te – con la libertà).

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    2. Riguardo al secondo punto, concordo assolutamente.. infatti la collaborazione tra scienza e potere (politico ed economico) non dovrebbe essere auspicabile.

      Purtroppo, data l'ingente mole di risorse economiche richieste dalla scienza moderna, oggi può esistere solo una scienza finanziata da qualcun altro.

      Il fatto che questo "qualcun altro" abbia i suoi interessi particolari è il problema da risolvere. Come emancipare la scienza dalla politica e dalle grandi corporation?

      In parte è ancora così (gli esperimenti del CERN non sono direttamente funzionali al profitto), ma la maggior parte delle scienze applicate è pilotata dal sistema capitalistico. E sai meglio di me che la narrazione capitalista ha pure convinto la maggioranza che è giusto così... " A cosa serve buttare i denari del contribuente nella ricerca se non ci si fa nulla? (Ma se magna?!)"

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  6. 'In nome della scienza' negli ultimi 2 anni ne abbiamo sentiti parlare tanti.
    Spesso hanno detto 'in nome della scienza' un giorno che il sole è caldo, il giorno dopo che è gelato, ovviamente senza prendersi la briga di ammettere e correggere l'errore del giorno prima (la scienza non sbaglia mai!).

    'In nome della scienza' parla la Viola, che dice cose diverse da Crisanti quando parla 'in nome della scienza', Palù parla 'in nome della scienza' portando avanti opinioni ancora differenti, magari in polemica con Bassetti che parla 'in nome della scienza' raccontando una quarta opinione. Peggio del cristianesimo delle origini. Poi se si va a vedere il loro h-index ci si rende conto che non sono tutta quella autorità indiscutibile, non c'è fra loro nè il Patriarca di Roma nè quello di Antiochia o di Gerusalemme.
    Litigheranno, come fanno da 2 anni, ma si troveranno d'accordo solo a dire che bisogna vaccinarsi e che anche il riscaldamento globale e i terremoti in Uzbekistan sono colpa dei no vax e dei no green pass.

    Questi illustri prelati ci spiegano con condiscendenza che 'la scienza non è democratica'(*). Dimenticando che su questioni così complesse la scienza è democratica, ha voci discordanti ed è sempre pronta a rivedere gli errori passati e riformulare le verità. Per la scienza nessun eretico è tale se riesce a dimostrare con prove sufficienti e convincenti le proprie ipotesi.

    Raramente, quasi mai, vedremo chiamare a parlare 'a nome della scienza' Paolo Bellavite (h-index simile a quello di Burioni e della Viola), che ha espresso perplessità su questi vaccini e sulle scelte vaccinali. Se esprimerà simili posizioni lo dovrà fare sempre a titolo personale.

    (*)avanzando il paragone con i terrapiattisti verso chi mette in discussione le loro convinzioni, senza rendersi conto di quanto cadano nel ridicolo, perché l'equivalente del terrapiattismo in medicina potrebbe essere sostenere che si ragiona con il fegato e il cervello serve per immagazzinare il sangue. Le conoscenze sui virus e su queste forma virali sono molto meno certe della composizione di Saturno.

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    1. Aggiungerei che la scienza è e dovrà sempre essere democratica. A volte ci dimentichiamo che nel 1905 un "impiegatuccio" dell'ufficio brevetti di Berna, fuori dai circoli accademici, pubblicò diversi articoli scientifici che cambiarono la storia della scienza.

      Oggi la scienza è in teoria altrettanto democratica, solo molto più specializzata, sia a livello teorico che tecnologico.

      Questo rende estremamente difficile che si ripresenti un Einstein del ventunesimo secolo. Ma nessun barone universitario ha la verità non tasca, oggi come un secolo fa.

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  7. https://www.ildesk.it/attualita/per-unopposizione-di-classe-alla-gestione-autoritaria-della-pandemia/?fbclid=IwAR1uVWOYpK9HMKh9phM3fi45wSbOWEkcfuiWKuLFbIzSYJ1nCRN2KJSZkfk

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  8. Premetto che sono una comune cittadina abbastanza "ignorante", vi leggo spesso con piacere e non di rado accade che, proprio per la mia ignoranza, non riesco a comprendervi. Premetto inoltre che non intendo fare nessuna polemica. Vi chiedo come avreste voluto vedere gestita la pandemia dalla sua origine fino ad oggi.
    Grazie per una risposta.

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    1. Premetto che non ho lauree e specializzazioni specifiche sulle zoonosi, e rilevato che coloro che si presentano come esperti ne dicono di ogni specie, resta che nella miriade di dati che ci sono forniti, mancano proprio quelli più essenziali. Cosa che mi pare ebbi a dire e ripetere già in epoca preistorica, vale a dire da marzo 2020.
      Sono un'anima comune come Lei e tanti altri, non siamo noi a dover dire cosa fare, ma è nostro diritto rilevare e criticare ciò che, ormai palesemente, è sbagliato fare, cominciando dal terrorismo mediatico e dalla grande confusione ingenerata.
      A ogni modo, per non eludere la Sua domanda, dirò che soprattutto nella fase attuale, tratterei la faccenda come una brutta influenza, che in alcuni casi può provocare anche la morte, specie se associata a altre serie patologie (cosa non inedita), quindi incrociando le dita come fanno tutti in casi come questi.
      Quanto alle ospedalizzazioni, a un certo punto, se non se ne può fare a meno, si scelga chi curare e chi no. Oggi non mi pare si sia a questo punto e neanche vicino. Ricordo che nel 2020 bastava anche solo la febbre per il ricovero, e che tutt’ora molti pazienti ricoverati perché affetti principalmente da altre patologie, sono classificati covid semplicemente perché positivi, con contagio peraltro che avviene non di rado in ospedale. Di conseguenza anche i morti sono diventati tutti per covid. Ma queste sono cose che vado ripetendo da 22 mesi. Grazie per la Sua attenzione.

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    2. A proposito di ospedalizzazione: nel 1980 avevamo 500.000 mila posti letto, nel 2020 solo 100.000 mila.
      Anche questo dato la dice lunga sulla paranoia venutasi a creare nei confronti del Covid.
      Saluti

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    3. Faccio tre semplici esempi di campi cruciali per la gestione della pandemia nei quali abbiamo assistito a ormai 2 anni di immobilismo.
      - Sanità pubblica: dopo la 'reclame' della prima ondata sugli infermieri e medici 'eroi' è calato il sipario. La parte del miracoloso PNRR destinata alla sanità pubblica è risibile. Stendiamo un pietoso velo sulla sanità territoriale e di base.
      - Edilizia scolastica: per l'inizio dell'anno scolastico 20/21 c'era l'attenuante che la pandemia era iniziata da soli 7 mesi, ma per il 21/22 l'emergenza perdurava da più di un anno. Le classi pollaio sono rimaste le stesse, il personale idem.
      - Trasporti pubblici. A parte la recente genialata di richiedere la 'tessera verde del Partito Fascista' ai passeggeri non ho notizia di investimenti per l'ampliamento del parco di mezzi pubblici, incentivi alle aziende di trasporto o altri provvedimenti significativi.



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  9. Qualche mese fa commentai un suo articolo osservando che "la vita è uno stato mentale"; a ciò lei replicò irridendo materialisticamente. Oggi afferma: Mi dispiace toglierle qualche minuto ma gradirei una sua precisazione, chiarendo che ritengo la psicanalisi una disciplina efficace nella descrizione ma incapace di condurre a vere trasformazioni, mai individuali.
    Grazie
    (Peppe)

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  10. *(Sua citazione mancante):
    "Com’è molto evidente, la vita è vissuta sulla base del livello di percezione che si ha della realtà. Nessuno po’ dirsi escluso da ciò. [...] L’aspetto soggettivo, psicologico, svolge un ruolo rilevantissimo negli avvenimenti della storia collettiva e individuale."
    (Peppe)

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    1. il mio discorso è qui ben lungi dalla psicoanalisi

      ho scritto diversi post che incidentalmente trattano della psicanalisi (basta fare un cerca con: psicanalisi oppure freudismo), per es:

      http://diciottobrumaio.blogspot.com/2017/07/sono-esistiti-due-lev-s-vygotskij.html

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