domenica 23 gennaio 2022

L’Europa nel mezzo


Non 55, bensì 110 (55 x 2).

Ieri pomeriggio ascoltavo le scintillanti analisi di Mario Seminerio. Quelle di politica interna personalmente m’interessano poco, ma quelle di politica estera vertono su un oggetto che merita più seria considerazione. A un certo punto, a riguardo del gasdotto Nord Stream 2, ha esclamato:

«Prendete il caso della pipeline Nord Stream 2. La Germania deve ancora spiegarci per quale motivo hanno autorizzato e hanno perseguito il Nord Stream 2. Sarebbe interessante che le posizioni ufficiali tedesche ce lo facessero sapere».

Sono d’accordo col puntuale analista. Sarebbe ora che la “porosa Germania, infiltrata dagli interessi russi”, così sostiene col solito charme, chiarisse perché si è fatta arrivare quei grossi tubi in casa. Vorremmo dormire sonni tranquilli dopo che avremmo sistemato un paio di cosette qui da noi.

*

Nel 2020 la Russia ha consegnato all’Europa attraverso gasdotti un totale di circa 168 miliardi di metri cubi di gas naturale. La Germania è stata il più importante acquirente di gas naturale russo (costituisce più della metà del suo approvvigionamento di gas) all’interno dell’Unione Europea, con un totale di circa 56,3 miliardi di metri cubi di gas naturale importato tramite gasdotti. Altri fornitori della Germania sono Norvegia e Paesi Bassi.

Attualmente non ci sono terminali GNL (punti di trasbordo per gas liquido che utilizzano navi cisterna) in funzione in Germania, per cui le importazioni di gas naturale attraverso il gasdotto Nord Stream 1 del Mar Baltico e in futuro con il nuovo gasdotto Nord Stream 2 (già completato) sono chiaramente le principali fonti di trasporto.

Va ricordato che il Nord Stream è un sistema di gasdotti offshore che scorre sotto il Mar Baltico dalla Russia alla Germania. Comprende due gasdotti che vanno da Vyborg a Lubmin vicino a Greifswald e che formano l’originale Nord Stream (noto anche come Nord Stream 1) e un’altra pipeline di due condotte parallele che vanno da Ust-Luga a Lubmin chiamate Nord Stream 2.

Il Nord Stream 1 ha una capacità annua totale di 55 miliardi di metri cubi e il Nord Stream 2 raddoppierà tale capacità fino a un totale di 110 miliardi. Il Nord Stream 2 fu indicato come “progetto prioritario” dall’Unione Europea ai fini dello sviluppo delle Reti Trans- Europee dell’Energia (“TEN-E”), che consentirà all’Europa di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento di gas naturale con potenziali benefici anche per l’Italia (*).

Nel sito della Commissione europea, si legge: «Per quanto riguarda il gas, l’Europa si basa in larga misura su forniture provenienti da paesi extra UE. È quindi necessario ridurre al minimo i rischi, sia sulle questioni relative all’infrastruttura critica che trasportano fisicamente il gas in Europa, che sulle questioni geopolitiche che creano incertezza nelle nostre relazioni con i fornitori».

Pertanto, i motivi economici e strategici del raddoppio del sistema Nord Stream sono evidenti. Se è possibile vendere e acquistare gas senza passare per la casa altrui pagando dazio (per esempio il gasdotto Yamal-Europe), per quale motivo la Russia e la Germania non dovrebbero farlo? Quali sarebbero i motivi per i quali questi gasdotti “minano la sicurezza energetica e la stabilità dell’Europa”? Ciò che non piace agli americani, è il bypassare completamente gli Stati baltici e quelli di Visegrad (Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Ungheria), quindi l’Ucraina e la Bielorussia, spazzando così via qualsiasi eventuale pretesa da parte di questi Paesi di fare pressione nel tavolo di negoziazione con Mosca (ma anche con i Paesi UE).

Non mi nascondo che dipendere in modo così massiccio dalla Russia per il gas ci esporrebbe a possibili ricatti, tuttavia bisogna considerare che l’Europa è già per molti aspetti e non solo per l’approvvigionamento energetico un vaso di coccio tra vasi di ferro. Pertanto, sarebbe bene farsi ragione che l’Europa (non solo la Germania) ha un interesse strategico nel mantenere buoni rapporti con la Russia per quanto riguarda l’energia (ma non solo). È il caso di “ripensare la relazione strategica con la Russia e di non essere a rimorchio delle sanzioni americane” (il presidente Macron, non diciottobrumaio).

In conclusione, penso che la Germania non manchi di ottime argomentazioni per il Nord Stream 2.

Stavo per dimenticare una cosa: SACE (Cassa depositi e prestiti) è con 500 milioni tra i garanti di 6.4 miliardi di euro per la realizzazione di Nord Stream 2.

*

La Russia per troppo tempo è stata vista come un’entità separata rispetto al resto d’Europa. Se ciò aveva un senso all’epoca dei blocchi, da alcuni decenni a questa parte ciò appare sempre più come un anacronismo che nuoce sia alla Russia che all’Europa. Se nel biglietto da un dollaro sta scritto In God We Trust, in filigrana si può leggere: Divide et impera.

Non è mai abbastanza quello che fanno i russi. Il 5 ottobre 1991 Gorbaëv accolse le proposte presentate il 27 settembre da George Bush all’ONU sul disarmo. Andando oltre quelle richieste americane propose la liquidazione totale delle armi nucleari tattiche; una riduzione di altri 700.000 soldati dell’Armata Rossa; il congelamento del programma di armi strategiche offensive; l’accettazione di cooperare con gli USA per realizzare il sistema di difesa spaziale SDI (Strategic Defence Initiative) o “guerre stellari”; l’abbandono della costruzione della navetta spaziale Buran (lo space shuttle sovietico) che era ormai ultimato. Annunciò di aver “raggiunto un accordo per un possibile ingresso dell’Urss nell’Unione Europea con lo status di membro associato” (La casa comune europea, 1989), e nel Fondo monetario internazionale come membro a tutti gli effetti (Ogni cosa a suo tempo. Storia della mia vita, p. 408).

È vero che Gorbaëv di lì a poco fu superato dagli avvenimenti interni, ma quali opportunità storiche si persero allora e subito dopo! La Russia aveva girato pagina senza spargimenti di sangue; l’Urss si scioglieva, ciò che di essa restava versava in una condizione di estrema difficoltà economica e di caos politico e sociale, sul groppone 70 miliardi di dollari di allora (non rubli) di debito estero, un’inflazione molto alta, 240.000 grandi aziende pubbliche da privatizzare, eccetera.

Dalle nostre parti prevalse l’adesione allo stesso paradigma, il filo atlantismo, vale a dire gli interessi geostrategici americani con sempre nuovi squilibri, strappi e rattoppi, tanto che oggi siamo allo stesso punto di prima.

Sentimenti trionfanti hanno portato l’unica superpotenza rimasta a rivendicare la leadership monopolistica degli affari mondiali. Di conseguenza, il mondo non è diventato più sicuro. Invece di un ordine mondiale abbiamo un’agitazione globale. I conflitti hanno travolto non solo i cosiddetti paesi del terzo mondo, ma anche l’Europa, dove un conflitto armato è letteralmente le porte. Nel conflitto ucraino non possono esserci né vincitori né perdenti perché tutti hanno già perso, e dalla scatola nera del potere russo e da quella del potere americano non possiamo sapere cosa uscirà nelle prossime elezioni di vertice.

(*) Il nuovo regolamento TEN-E, approvato dalla commissione Industria, Ricerca e Energia del parlamento europeo il 28 settembre scorso, nonostante dichiari che i progetti che riguardano il gas naturale non saranno più ammessi, elenca poi in due liste una serie di eccezioni. La deroga riguarda almeno una cinquantina di progetti legati al gas naturale, tra cui il gasdotto EastMed tra Cipro e Grecia. 

8 commenti:

  1. Accidenti, alzata di buon'ora stamattina eh? Quanto preannunciato c'era già assai presto. Grazie contessina Vlad.
    Si, il Nord Stream rende difficile salvare le apparenze e perseguire la sostanza. Alla lunga l'asse russo-europeo sembrerebbe una prospettiva, ma c'è sempre il problema, tra gli altri, dell'esercito americano dietro l'uscio di casa.
    Non la prenderebbero bene

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    1. gli Usa non la prenderebbero bene comunque
      il problema in sé non sono tanto le basi Usa ma la Nato come organizzazione. L'Europa ha bisogno di una politica estera e di una difesa unitaria, ma questo è di là da venire. La Francia, i Paesi dell'area tedesca, l'Italia e i Paesi iberici potrebbero trovare un accordo cui gli altri seguirebbero. La GB (che ora è fuori) e la Francia (di là delle dichiarazioni) hanno come sempre ambizioni diverse, la Germania è troppo occupata nel tenere i piedi in troppe scarpe, l'Italia non esiste, ecc.

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  2. Prima che il Rapporto Delors venisse votato, il 9 novembre 1989 cadde il Muro di Berlino, il 3 ottobre 1990 avvenne la Riunificazione tedesca e il 25/12/1991 si dissolse l’URSS.
    Dopo questi sconvolgimenti, il 7 febbraio 1992, fu firmato il trattato di Maastricht che del Rapporto Delors non solo conteneva ben poco, ma , grazie anche alla presenza nella UEM della GB, quinta colonna statunitense, segnava la fine di quella UE che avrebbe potuto rappresentare un concorrente politico ed economico per l’egemonia USA.
    Sull’onda lunga degli anni ’80 improntati al liberismo thatcheriano, all’edonismo reganiano, alla Milano da bere craxiana e gli accadimenti sopradetti, che comprendono, il 31 marzo 1991, lo scioglimento del patto di Varsavia, ma non della NATO, s’innesta la contrastata nascita del PDS il 3 febbraio 1991, che, continuando lungo il piano inclinato della captatio benevolentiae USA, divenne DS, Ulivo, PD, confermandosi vieppiù la Cappadocia dell’Impero(vedi guerra alla Serbia, iniziata il 24 marzo 1999, senza l’autorizzazione dell’ONU). Naturalmente è solo per caso che il 24 aprile 1999 la NATO cambia lo scopo della sua costituzione: da Difensivo ad Offensivo. Ottenendo un triplice risultato: continuare a mantenere l’egemonia militare in Europa(complice l’allargamento della UE e della Nato a 10 paesi dell’EST), bloccare il processo di costruzione della stessa UE e, ultimo, ma forse il più importante, mettere fuori gioco l’ONU.

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    1. L'ONU non è mai stata in gioco

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    2. Giuro che non avevo letto il nick, e mi veniva da dire: ecco un altro bignami di storia.

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  3. NO! L’ONU è stata volutamente sputtanata e annichilita perché gli Usa non volevano essere condizionati nella loro egemonia.
    https://www.lavocedinewyork.com/onu/2016/08/25/chi-ha-ucciso-hammarskjold-lonu-fa-ripartire-le-indagini/
    https://www.italianieuropei.it/it/la-rivista/archivio-della-rivista/item/871-una-proposta-di-riforma-delle-nazioni-unite.html
    https://www.studocu.com/it/document/universita-degli-studi-di-pavia/storia-delle-organizzazioni-internazionali/storia-delle-organizzazioni-internazionali-appunti-in-classe/12672887
    https://www.limesonline.com/cartaceo/a-che-serve-lonu

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