lunedì 3 novembre 2014

Per quale motivo dovremmo andare d’accordo?


Ogni giorno è la stessa merda. Da un lato si acuisce la crisi, aumenta la disoccupazione e la sottoccupazione, e dall’altro i padroni e i fascisti del governo avanzano la pretesa di sfruttare ancor più il lavoro, di sottometterlo a condizioni più pesanti e precarie. Se non è un paradosso questo ditemi che cos’è. Non gli basta che gli vendiamo il nostro tempo alle loro condizioni, venderci le loro schifezze ad alta nocività e dominare tutta la nostra vita, quello che veramente vogliono è vederci disperati e cancellare la memoria di ciò che siamo stati. Ci stanno riuscendo benissimo.

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Hanno posto in ferie forzate gli operai, poi con il casco sono entrati in fabbrica e si sono seduti a chiacchierare di lavoro. Il fascista in camicia bianca ha detto che qualcuno [il sindacato] vuol mettere “gli operatori del lavoro gli uni contro gli altri”. Padroni e schiavi sono pari, ognuno a suo modo è un “operatore”. E tuttavia con qualche differenza di ruolo.

Il padrone decide tutto: quando devi andare sul lavoro, quando te ne devi andare, cosa devi fare e a quale ritmo. Ha la facoltà di spingere il suo controllo fino ad estremi umilianti, stabilendo, se vuole, quali vestiti devi indossare e spesso quando puoi recarti al cesso. Con pochissime eccezioni può licenziarti per una ragione qualsiasi, e i fascisti al governo chiedono che il padrone possa farlo anche senza nessun motivo. Ogni atto inteso a difendere i tuoi diritti può essere interpretato per disobbedienza e sanzionato. Se protesti pacificamente contro la chiusura dello stabilimento ti mandano gli sgherri a manganellarti.

L’operaio è irreggimentato per tutta la vita, spesso fa un lavoro ripetitivo e monotono, perde ogni attitudine all’autonomia e ha buone probabilità di diventare passivo e stupido (a meno di voler negare l’influenza del lavoro nella formazione del carattere), terrorizzato dalla possibilità di perdere il lavoro, unica fonte di sostentamento. Passa la vita guardando l’orologio e deve provvedere da se stesso a ogni cosa. Non è un caso che gli antichi considerassero il lavoro per ciò che effettivamente è (non era Socrate che diceva che i lavoratori manuali diventano cattivi amici e pessimi cittadini?), ma se vedessero a cosa è arrivata la moderna schiavitù in un sistema che si dice democratico e dove il lavoratore è stato elevato dalle leggi a uomo libero, riderebbero.


Per quale motivo dovremmo andare d’accordo con i padroni e i loro servi?

4 commenti:

  1. E' un obbligo musicale, credo: quando il padrone canta fa-re, i lavoratori devono intonare a tutta voce sol-do, e il sindacato polifonicamente aggiungersi cantando si-mi-re-si. La cgil, negli ultimi decenni, per evitare i due si ne canta uno solo, quello finale. La cisl e la uil invece, negli ultimi mesi, non so perché, cambiando il re di sempre cantano si-mi-ren-si.

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  2. Io al posto del manifesto di Marx, metterei questo tuo post, chiaro e semplice, a mò di manifesto, in ogni luogo di lavoro.

    Ciao Olympe. Franco

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    1. caro Franco, non scherziamo dai

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    2. Tu dici che scherzo Olympe?
      Prendiamo la differenza che hai delineato nei due paragrafi dedicato uno ai padroni, e l'altro agli schiavi moderni, alias gli operai. Chiunque vive la condizione di schiavo, per come l'hai scritto tu, capirebbe immediatamente la differenza che c'è, tra noi e loro (i padroni).
      Lo stesso non si può dire di molti che hanno letto il Manifesto, e non c'hanno capito letteralmente una minchia, o quasi.
      E lo dico per averlo appurato personalmente.

      Ciao.

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