Dal mio pertugio osservo quel manicomio a cielo aperto che è diventato il mondo e mi pongo alcune domande, tra le quali questa: perché coloro che non hanno mai dedicato una sola riga alla vita e alla morte di libanesi, siriani, curdi, yemeniti, drusi, alawiti e palestinesi scoprano improvvisamente un’urgente compassione per gli abitanti dell’Iran?
Ancora: l’Iran odierno e il suo attuale governo sono nati da una rivoluzione che mirava a rovesciare la dittatura dello Scià, instaurata dagli Stati Uniti su istigazione della Gran Bretagna. Nell’attuale regime dei mullah, l’Occidente si trova a dover affrontare il risultato delle proprie violazioni del diritto internazionale, delle sue interferenze illegali, delle brutali operazioni di cambio di regime e dei colpi di stato. Perchè i filosofi della democrazia di cui sopra non ne parlano?
Basterebbe ricordare anche sommariamente la storia recente, quella della seconda metà del Novecento e della quale non c’è traccia né a scuola e nemmeno nei mass-media, specie quegli stessi media che hanno sempre sostenuto l’uso dell’hijab qui nella civile e tollerante Europa e che però si oppongano con veemenza sia reso obbligatorio in Iran.
Nel 1921, gli inglesi insediarono come primo ministro Reza Khan, ex comandante della Brigata Cosacca Persiana, garantendo così alla British Anglo-Persian Oil Company l’accesso alle riserve petrolifere locali. Nel 1951, quando il primo ministro eletto (democraticamente!), Mohammad Mossadegh, decise di nazionalizzare le riserve petrolifere iraniane e di strappare il controllo della redditizia Anglo-Iranian Oil Company agli inglesi attraverso la nazionalizzazione, passò, dalla sera alla mattina, dall’essere il celebre “Uomo dell’Anno” della rivista Time (che aveva battuto Churchill ed Eisenhower) a pericoloso dittatore.
Dopo l’elezione di Eisenhower, il vanaglorioso ma impotente servizio segreto britannico, che non aveva la sicurezza di portare a termine il colpo di Stato con i propri mezzi, riuscì a convincere la CIA a prendervi parte. Nell’Operazione Ajax, guidata da Kermit Roosevelt jr., Mossadegh fu rovesciato nel 1953 e sostituito dal padre dell’attuale ex-principe clone ereditario: Reza Shah Pahlavi, che usò la famigerata polizia segreta SAVAK, prigioni di tortura, repressione (e gli applausi della borghesia persiana) per assicurarsi il potere e disporre il petrolio iraniano per i golpisti e profittatori anglofoni.
Dunque, il Venezuela non è stato il primo e non sarà l’ultimo caso del genere. Insomma, si tratta di quei media che per un paio di giorni hanno citato il nome di un ex-principe clone iraniano per guidare quello che sarebbe diventato un regime fantoccio pseudo-monarchico e pseudo-democratico in Iran. Il fantoccio avrebbe potuto provenire dalla stirpe politica di Franco, Pinochet o Mussolini, e sarebbe andato bene comunque. È però venuto l’altolà di Trump per sue ragioni, non già lo stop degli iraniani perché l’ipotesi fosse scartata.
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