venerdì 30 gennaio 2026

La pressione della realtà (tedesca)

 

Friedrich Merz, cancelliere di Germania, in un discorso al Bundestag, ha detto che “noi” dobbiamo “imparare a parlare il linguaggio della politica di potenza”. Un prerequisito nell’emergente “mondo delle grandi potenze” per poter affermare “le nostre idee”. Per poter affermare tali “idee” ha vantato la decisione di destinare il cinque percento della produzione economica tedesca alle spese militari: “Abbiamo preso l’iniziativa, e altri in Europa ci hanno seguito”.

Poco dopo, in altro contesto ufficiale, ha detto che non vedeva “alcuna necessità” di colloqui con Vladimir Putin; piuttosto, “dobbiamo mantenere la nostra pressione”. Lo stesso giorno, si è tenuta una cerimonia in Baviera, per il trasferimento dei primi due battaglioni da combattimento alla 45a Brigata Panzer “Lituania”. L’unità, di stanza al confine con la Bielorussia, sarà ampliata a 5.000 effettivi.

Intanto rullano i tamburi mediatici per un riarmo nucleare a livello “europeo”. È la pressione esercitata dalla “realtà”. Quella dell’imperialismo liberale dell’UE con un ruolo di leadership tedesco. Infatti, la Grande Germania non può permettersi di svolgere un ruolo secondario e periferico. Tutto ciò avviene mentre il “pubblico” italiano, quello più sensibile ed avvertito, è alle prese con un problema nazionale di nuovo conio: il dissesto idrogeologico (per buttarla in caciara si rievoca il Vajont). A seguire, le olimpiadi invernali e poi, finalmente, Sanremo.

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