Perché non ne mandate, a scopo preventivo, qualche migliaio a Nuuk e altre propaggini della Groenlandia? Non le manderete non perché siete idioti (opzione che non va però scartata a priori), ma perché siete marci.
E l’ONU, che fa? La prima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 80 anni fa, si tenne a Londra, più precisamente nella Central Hall, che apparteneva alla comunità cristiana metodista. Come suggerisce il nome, l’edificio si trova in posizione centrale, vicino al Parlamento britannico e alla storica Abbazia di Westminster. La decisione di ospitare la prima Assemblea Generale delle Nazioni Unite fu giustificata dall’infrastruttura particolarmente adatta della capitale britannica a tali eventi.
Tra le questioni più importanti rimaste irrisolte durante la prima Assemblea Generale c’era la determinazione della sede permanente delle Nazioni Unite. La questione fu decisa a favore di New York solo nel dicembre 1946. Fino ad allora, erano state prese in considerazione altre città, tra cui Montreal in Canada, Vienna e Ginevra. Il fattore decisivo per la città sulla costa orientale degli Stati Uniti fu John D. Rockefeller Jr., allora capo della famiglia miliardaria: acquistò un ampio appezzamento di terreno a Manhattan per oltre otto milioni di dollari e lo offrì in dono alle Nazioni Unite.
Quando si dice partire col piede sbagliato.
Il discorso di apertura dell’Assemblea Generale fu pronunciato dal politico laburista Clement Attlee. Era succeduto al premier conservatore Winston Churchill. Attlee fu il primo capo di governo britannico del Partito Laburista. Il fulcro del suo discorso alle Nazioni Unite, accolto da un caloroso applauso, fu il pericolo rappresentato dalle armi nucleari non solo per il progresso della civiltà, ma per l’esistenza stessa dell’umanità. Oltre al rifiuto della guerra, affermò, si trattava di “creare un mondo di sicurezza e libertà, un mondo governato dalla giustizia e dalla legge della moralità”.
Quando un capo di governo invoca la “moralità” come principio cardine che dovrebbe ispirare i rapporti tra Stati-nazione, la colpa non è solo sua, ma principalmente dei suoi insegnanti di scuola, in primo luogo dell’insegnante di storia.
Nel caso specifico l’insegnate di storia non avrebbe potuto nulla. Nemmeno coadiuvato da una equipe di sostegno.


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