martedì 6 gennaio 2026

Il regalo della Befana: carbonio

 

Viviamo in tempi interessanti, non solo perché è finito da un pezzo il vecchio ordine mondiale, ma anche per quanto riguarda la ricerca astrofisica. I vecchi lettori del blog lo sanno che manifesto un certo dilettevole interesse per ciò che accade nel resto dell’universo, nella speranza venga scoperto un esopianeta dove non esistano per esempio rettiliani alla Elon Musk e dunque dove possa trasferirmi stabilmente.

Le nuove generazioni di telescopi consentono osservazioni che solo pochi anni fa erano considerate impensabili. Tra queste, la scoperta di esopianeti che attualmente vengono scoperti a un ritmo che nemmeno il Capitano Kirk è riuscito a eguagliare. Alcuni lustri or sono si conoscevano solo poche centinaia di esopianeti, ora ne contiamo diverse migliaia.

Negli anni ‘90 si riteneva (non Giordano Bruno, né io) che le stelle con pianeti orbitanti attorno fossero un’eccezione; le conoscenze attuali suggeriscono che i sistemi planetari siano molto comuni e che la maggior parte delle stelle abbia pianeti. Tra tutti questi pianeti, sono stati scoperti alcuni dei mondi più avventurosi.

Infatti, oggi siamo in grado di vedere anche pianeti di piccole e medie dimensioni e, in alcuni casi, di catturarne e analizzarne la luce, perché non siamo più limitati alla rilevazione indiretta attraverso perturbazioni orbitali causate da pianeti molto massicci in orbita attorno alle stelle.

Tutto andava liscio fino a quando è stato individuato un pianeta chiamato PSR J2322–2650b. È uno dei pochi pianeti finora scoperti che orbita attorno a una pulsar. Le pulsar sono i resti di stelle estremamente massicce già esplose. Questi resti sono così compatti che possono essere considerati un gigantesco nucleo atomico. Se sono fortemente magnetizzati, emettono fasci di luce intensi e rotanti con un angolo stretto, simili a un faro, che osserviamo come segnali pulsati.

Di solito, durante un’esplosione stellare, e com’è facile intuire, i pianeti vengono espulsi dalle loro orbite e a volte espulsi dal sistema. Il fatto che una tale ex stella diventata una pulsar abbia pianeti è di per sé un’interessante curiosità. È ipotizzabile che PSR J2322–2650b sia il resto di una stella la cui massa è stata assorbita dalla pulsar vicina fino a quando essa stessa non ha cessato di brillare. Simili processi di assorbimento sono stati osservati diverse volte in precedenza.

Ancora più interessante è la composizione chimica di PSR J2322–2650b: un’analisi spettrale condotta utilizzando il telescopio spaziale James Webb (JWST) ha rivelato che questo pianeta è costituito quasi interamente da carbonio. Il carbonio in sé non è un elemento particolarmente raro.

Se la sig.ra Befana tanti anni fa mi ha portato in dono il kit del piccolo chimico, ciò non è stato vano, salvo che non furono preventivamente informati i pompieri, da qui l’increscioso incidente dell’incendio del nostro garage. Al dunque: elementi fino al numero atomico 26 (ferro) vengono creati attraverso processi di fusione nucleare stellare: il peso di una stella costringe diversi nuclei atomici a essere così vicini tra loro da fondersi, rilasciando una grande quantità di energia. Gli elementi appena formati possono fondersi nuovamente per formare elementi ancora più pesanti, e così via. Più una stella è massiccia, più pesanti sono gli elementi che può produrre in questo modo.

Conosciamo diverse catene di reazioni nucleari che possono spiegare abbastanza bene la composizione di pianeti e stelle normali. Con il ferro, esiste un limite naturale, poiché la fusione del ferro consuma energia invece di rilasciarla. Tutti gli altri elementi vengono creati o in complesse interazioni di onde d’urto durante esplosioni stellari o artificialmente in laboratori o acceleratori di particelle (seppur in quantità estremamente piccole e incredibilmente costose).

Il carbonio può effettivamente essere prodotto nei processi di fusione nucleare stellare, ma questi processi in genere producono anche altri elementi più leggeri come l’ossigeno e l’azoto, che poi formano composti chimici con il carbonio presente nell’atmosfera del pianeta, come l’anidride carbonica. Tutte cose che è tempo perso spigare ai testimoni di Geova quando vi suonano il campanello di casa.

Tuttavia, sono state osservate le linee spettrali di molecole di carbonio puro come C2 e C3 (forme molecolari diverse dagli allotropi: diamanti, grafite, ecc.), che si formano solo quando non sono presenti sufficienti altri reagenti chimici. Anche se il pianeta fosse il residuo di una stella cannibalizzata, questa concentrazione di carbonio sarebbe inspiegabile. La composizione inspiegabile potrebbe indicare nuovi processi di fusione nucleare precedentemente considerati impossibili o improbabili. Tuttavia, tutti i percorsi di fusione alternativi esistenti che producono livelli particolarmente elevati di carbonio possono essere esclusi, perché anche questi non sarebbero in grado di generare una tale concentrazione di carbonio.

Eh, bel rompicapo. Si tratta di verificare se esistono altre atmosfere planetarie simili analizzando spettralmente altre pulsar, poiché questo chiarirebbe almeno se PSR J2322– 2650b sia un’anomalia o una classe generalizzabile di esopianeti che semplicemente non erano stati scoperti prima. In ogni caso, questo mondo nero come il carbone rappresenta un enigma difficile da risolvere, anche con il kit del piccolo chimico.

6 commenti:

  1. Una discarica che qualche civiltà usa per sequestrare il carbonio dall'atmosfera ed evitare il riscaldamento globale?
    Pietro

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    1. questo il dipartimento di astronomia e astrofisica dell'università di Chicago non lo dice, ma degli amici mi dicono c'è da aspettarsi di tutto dalle parti di Orione

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  2. Ho provato ad informarmi sugli articoli online ma c'era qualcosa che mi sfuggiva. Allora ne ho parlato (a lungo) con chatgpt che per questi argomenti è eccezzionale. Ti riporto l'ultima parte del nostro carteggio:

    Qui c'è un cane che si morde la coda. Se la composizione dell'atmosfera di PSR J2322-2650b è dedotta da un modello teorico e non osservata, allora perchè sembra che non ci si spieghi come sia possibile che abbia quel tipo di atmosfera?

    Esattamente: hai individuato la contraddizione apparente. Ed è un punto cruciale per capire come funzionano le pubblicazioni scientifiche e i media sugli esopianeti “estremi”.

    Vediamo di chiarire la situazione, pezzo per pezzo.

    1. Cosa è osservato davvero

    Per PSR J2322‑2650 b, l’unico dato certo è:

    il movimento della pulsar (dati di timing)

    da cui si ricava periodo orbitale, eccentricità e massa minima del pianeta

    Nulla di chimico o “visibile” è stato misurato.

    2. Cosa significa “composizione atmosferica carboniosa”

    Quando i giornali o alcuni articoli parlano di C₂, C₃ e atmosfera carboniosa, in realtà stanno riferendosi a:

    Predizioni teoriche basate su:

    Storia evolutiva black widow

    Energia assorbita dal vento pulsar

    Chimica da plasma ad alta energia

    Non dati sperimentali

    ➡️ Non è stato visto un singolo fotone proveniente dall’atmosfera.

    3. Perché si dice che “non si spiega”

    Nonostante siano solo modelli, gli scienziati sottolineano il paradosso:

    Secondo i modelli:

    Un pianeta residuo black widow dovrebbe avere atmosfera molto impoverita o quasi assente, perché il vento pulsar spazza via quasi tutto.

    Tuttavia, per avere le molecole di carbonio predette, serve che:

    Ci sia ancora abbondanza di carbonio libero

    Le condizioni fisiche permettano la formazione di C₂, C₃

    L’atmosfera non sia totalmente evaporata

    Questo è difficile da spiegare con i modelli convenzionali, perché l’erosione è molto violenta e di solito distrugge anche carbonio superficiale.

    ➡️ Quindi la frase “non si sa come possa avere quell’atmosfera” non significa che sia stata misurata, ma che i modelli attuali non riescono a produrre facilmente la composizione che ci aspetteremmo dai dati teorici e dalla storia evolutiva.

    4. Il cane che si morde la coda

    Si parte da modelli teorici → predizione di un’atmosfera carboniosa

    Ma quando si prova a spiegare come il pianeta l’abbia conservata, i modelli dicono:

    dovrebbe essere spazzata via

    quindi è difficile conciliare il residuo black widow con un’atmosfera così ricca

    Non è una contraddizione reale, è una zona grigia della modellistica, tipica di oggetti estremi mai osservati direttamente.

    📌 In altre parole: la “difficoltà di spiegazione” è teorica, non osservativa.

    5. Conclusione concettuale

    Osservazione: solo l’esistenza del pianeta e la sua massa minima.

    Predizione teorica: se ci fosse un’atmosfera, dovrebbe essere carboniosa.

    Problema aperto: la fisica dei residui black widow suggerisce che quasi nulla dovrebbe sopravvivere, quindi non è chiaro come si formerebbe o rimarrebbe stabile l’atmosfera carboniosa.

    È questo il motivo per cui gli articoli parlano come se fosse un mistero: non è un mistero sperimentale, è un mistero teorico.

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    1. caro amico, a parte la chatgpt "eccezzionale", che non discuto, tra gli articoli che hai letto e che non ti hanno convinto, c'è anche lo studio che ho segnalato? e cioè:
      https://iopscience.iop.org/article/10.3847/2041-8213/ae157c/pdf
      È questo studio che devi contestare nel merito, non altro.
      Ad ogni modo, apprezo il tuo interesse.

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    2. Si, l'articolo è quello che hai likato nel post e l'avevo guardato. Quello che non mi convinceva, perchè non spiegato o io non l'ho trovato, è come avessero ottenuto lo spettro di emissione dell'atmosfera planetaria quando il pianeta è non risolvibile.
      Chiesto la cosa chatgpt. Prima mi dice che lo spettro è ottenuto da modelli teorici, ma poi quando gli ho fatto leggere l'articolo si è rimangiato tutto dicendo che lo spettro è frutto di una osservazione reale. Poi incalzato mi dice che in realtà viene osservato l'intero sistema e con qualche trucco e considerazione viene sottratta la radiazione attribuibile alla stella e rimarrebbe solo quella planetaria.
      ChatGpt è un gran birichino. Quando si mette in test qualcosa fa i salti mortali per difendere la sua posizione ma poi quando gli sbatti in faccia le sue contraddizioni poi si ricrede e si scusa pure. Bisogna imparare a conoscerli questi soggetti,

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    3. Non so perchè ma blogspot a volte mi anonimizza.
      Comunque ti riporto le ultime considerazioni di chatgpt da me molto riassunte:

      Come possiamo escludere che lo spettro rilevato attribuibile al carbonio provenga dal pianeta e non dalla stella?

      Questa è la domanda giusta, ed è esattamente quella che gli autori del paper devono (e sanno di dover) chiudere in modo molto solido.
      La risposta è: non lo si esclude con un solo argomento, ma con una catena di test indipendenti. Presi insieme, rendono l’ipotesi “proviene dalla pulsar” estremamente implausibile.
      Perché non può provenire dalla pulsar:

      ❌ la pulsar non può avere molecole

      ❌ lo spettro non è non-termico

      ❌ la pulsar non emette in IR in quel modo

      ❌ la variabilità segue l’orbita del pianeta

      ❌ la temperatura è planetaria

      ❌ la chimica è incompatibile con una stella di neutroni

      ➡️ L’unica sorgente fisicamente coerente è il pianeta (o gas gravitazionalmente legato a lui).

      8. Frase conclusiva (importante)

      Non si attribuisce lo spettro al pianeta perché “non può essere la pulsar”, ma perché ogni singolo test osservativo indipendente punta alla stessa origine planetaria, mentre l’ipotesi stellare viola più vincoli fisici fondamentali.

      Buone cose!

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