lunedì 19 gennaio 2026

La rottura dell’ordine

 

Ieri, quando ho messo gli occhi sulla prima pagine del Sole 24Ore, ho letto questo titolo: La rottura dell’ordine come metodo. Ho controllato che stessi leggendo il quotidiano dei padroni e non Lotta comunista ...

Ciò che sta accadendo e dovrà ancora accadere a proposito dei dazi minacciati da Trump per gli otto Paesi europei che hanno inviato un plotoncino simbolico di soldati (meno di niente) in Groenlandia è davvero interessante. Vedremo la borghesia europea fin dove è disposta ad arrivare oppure se, ancora una volta, riuscirà a perdere la faccia e non solo quella.

I fatti sostanzialmente sono noti: Donald Trump ha annunciato ulteriori dazi, oltre al dazio del 15% sui prodotti dell’UE concordato nel settembre 2025; a febbraio verrà aggiunto un altro 10% e a giugno il 25%, per tutti gli otto paesi (Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Finlandia) che hanno inviato anche un solo soldato in Groenlandia per resistere almeno simbolicamente all’annessione dell’isola (sette volte la superficie dell’Italia) da parte degli Stati Uniti.

Le sanzioni tariffarie resterebbero in vigore fintanto che la Danimarca non accetterà di cedere la Groenlandia agli Stati Uniti. Sabato, Trump ha anche pubblicato una foto personale in bianco e nero sulla sua piattaforma Truth Social, autoproclamandosi “Re dei dazi”. Solo qualche anno fa tutto ciò sarebbe parso ridicolo e impossibile, ma si deve prendere atto che gli Stati Uniti hanno gettato la maschera e si mostrano per ciò che sono sempre stati.

Forse a Trump rode, oltre l’invio di una manciata di militari europei in Groenlandia, il recente accordo commerciale dell’UE con gli stati del Mercosur e le premesse di un accordo UE-India. Vai a sapere come stanno le segrete cose e gli intimi pensieri.

Se gli Stati europei dovessero cedere di nuovo – proprio come hanno fatto nella disputa sui dazi con Washington l’estate scorsa – non solo dimostrerebbero che, quando si arriverà al dunque, sono disposti a rinunciare prontamente alla propria integrità territoriale, ma anche che Trump potrà usare i dazi per estorcere concessioni a piacimento alla prossima occasione. Vale la pena ricordare che l’Europa è totalmente dipendente dagli Usa per le proprie comunicazioni web, le infrastrutture digitali e in particolare per i servizi cloud.

La Cina, in particolare, ha costretto Washington a fare marcia indietro; ma anche Brasile e India hanno finora resistito alla pressione statunitense. Questa resistenza ha un prezzo per le economie dei Paesi in questione. Tuttavia, si sta rivelando l’unico modo per fermare i saccheggiatori dell’amministrazione Trump. Inoltre, il mondo intero osserva con vivo interesse chi saprà resistere alle richieste degli Stati Uniti e chi si arrenderà.

Sulle contromisure economiche minacciate dalla UE, per bocca di Macron, contro gli Usa, non c’è da farsi troppe illusioni, e tuttavia si sta ampliando ulteriormente la frattura transatlantica e forse Washington sta sottovalutando le possibili conseguenze di un simile scontro aperto con l’Europa. Trump sta spingendo l’Europa davanti a sé, vedremo se l’UE saprà mostrare un sussulto di dignità, o se già oggi arriveranno i primi distinguo, per esempio da Roma.

L’Europa è sottoposta ai colpi di martello dell’imperialismo statunitense e dall’altra parte non trova che l’incudine dell’espansionismo commerciale e finanziario asiatico. Ciò deriva dal fatto che la borghesia europea, oltre ad aver abbandonato la lettura dei classici greco- latini (le radici semantiche e storiche, che sono le radici della civiltà europea), ha coltivato le proprie illusioni per troppo tempo e non ha riflettuto abbastanza sullo sfondo secolare dei problemi attuali.

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