Trump aveva rilanciato la sua minaccia già a Natale, quando aveva annunciato il suo nuovo ambasciatore in Danimarca sul suo canale televisivo Truth Social: “La proprietà e il controllo della Groenlandia sono una necessità assoluta”. Chiedo: se un giorno Trump dichiarasse che la proprietà e il controllo della Sicilia è una necessità assoluta riguardo agli interessi degli Stati Uniti, per dissuaderlo basterà andare a fargli un pompino a Mar-a-Lago? Non la ritengo una domanda oziosa e senza una qualche realistica prospettiva.
Ieri, Trump ci è tornato: “Ci preoccuperemo della Groenlandia tra circa due mesi. Parleremo della Groenlandia tra 20 giorni, ma vorrei dire questo sulla Groenlandia. Abbiamo bisogno della Groenlandia per il bene della sicurezza nazionale”. Precisando che l’isola “In questo momento è piena di navi cinesi e russe ovunque”. Rimprovera alla Danimarca di non poter “assumersi questo compito”, spiegando come i danesi abbiano recentemente aggiunto “una slitta trainata da cani” per aumentare la sicurezza in Groenlandia. Quindi: “L’UE ha bisogno che noi la otteniamo [la Groenlandia]. E loro lo sanno”.
L’UE continuerà a sostenere la Groenlandia e la Danimarca dopo le dichiarazioni di Trump di ieri sera, ha chiarito la portavoce della Commissione europea Anitta Hipper in una conferenza stampa: “Abbiamo espresso la nostra posizione in modo molto chiaro e lo ripeto ancora una volta. L’UE continuerà a sostenere i principi di sovranità nazionale, integrità territoriale, inviolabilità delle frontiere e la Carta delle Nazioni Unite”. Ma poi aggiunge “che il futuro della Groenlandia spetta alla gente deciderlo”. E proprio questo “appello al popolo” sarà probabilmente il nodo cruciale della vicenda groenlandese. Ma procediamo con ordine.
Perché Trump ha ribadito di avere “assolutamente bisogno” della Groenlandia, a parte il solito generico e pretestuoso motivo della “sicurezza nazionale”? Perché quest’isola ghiacciata, di appena 60.000 abitanti, suscita tanto interesse nel presidente americano? Il motivo è la sua posizione. Sulle mappe mondiali standard, l’isola più grande del mondo è relegata in un angolo, il che non riflette la sua importanza strategica.
Il progetto di prendere possesso della Groenlandia non è nuovo dalle parti di Washington. Durante la II GM, gli Stati Uniti la invasero proprio mentre la Germania nazista occupava la Danimarca (alcune delle basi militari, tra cui Bluie East 2, sono state abbandonate al degrado decenni fa e si sono trasformate in disastri ambientali). Dopo la fine della guerra, nel 1946, il presidente americano Harry S. Truman offrì 100 milioni di dollari alla Danimarca per la Groenlandia, dopo aver precedentemente valutato la possibilità di scambiare alcune parti dell’Alaska con parti della Groenlandia.
Nel 1951, gli Stati Uniti stipularono un accordo di difesa con la Danimarca, che le concedeva il diritto di costruire e mantenere basi militari in Groenlandia, costruendo stazioni radio militari in tutta l’isola, fungendo da base operativa fondamentale durante la Guerra Fredda.
Gli Stati Uniti gestiscono la vasta base spaziale di Pituffik (ex base aerea di Thule). Dalla Groenlandia, gli Stati Uniti possono monitorare e prevenire qualsiasi missile proveniente da Russia, Cina o persino dalla Corea del Nord. Allo stesso modo, possono lanciare facilmente missili e far salpare navi verso l’Asia o l’Europa dalla Groenlandia. La chiave di tutto è il controllo dell’Artico.
Durante il suo primo mandato (2017-2021), Trump propose di acquistare la Groenlandia in quello che definì un “grande affare immobiliare”. Infatti, la Groenlandia possiede vasti giacimenti di terre rare e uranio. Nel 2021, la Groenlandia ha approvato una legge che vieta l’estrazione di uranio. Quando il Primo Ministro danese, Mette Frederiksen, definì l’idea assurda, Trump annullò una visita programmata in Danimarca.
Trump ha ripetutamente espresso non solo interesse ad “acquistare” e prendere il controllo dell’isola dalla Danimarca, ma si è mostrato disposto a usare la forza a tal fine. Nell’ultimo anno, la Danimarca ha accusato gli Stati Uniti di aver tentato di sostenere un movimento secessionista in Groenlandia.
Ad agosto, la Danish Broadcasting Corporation ha trasmesso un servizio in cui si afferma che tre uomini legati a Trump, tra cui uno che era stato recentemente promosso a un incarico di alto livello nella sicurezza degli Stati Uniti, avevano intrapreso operazioni di influenza segrete in Groenlandia.
Secondo il servizio, l’amministrazione Trump aveva avviato una strategia in tre fasi per conquistare la Groenlandia: un’offensiva di charme che prevedeva l’invio di Donald Trump Jr. nella provincia, l’esercizio di pressioni dirette sulla Danimarca e il viaggio del vicepresidente statunitense J.D. Vance in Groenlandia, dove avrebbe criticato la Danimarca.
Il rapporto afferma che il massimo funzionario della sicurezza aveva stilato liste di cittadini groenlandesi che sostenevano il tentativo di Trump di conquistare il territorio e che potrebbero essere reclutati dagli Stati Uniti per un movimento secessionista. Questo tentativo di infiltrazione rappresenta la terza fase di questa strategia, secondo il servizio.
Gli altri due uomini sono stati identificati dal rapporto come persone che in precedenza lavoravano per Trump e viaggiavano regolarmente tra la Groenlandia e gli Stati Uniti. I due hanno cercato di entrare in contatto con politici, imprenditori e cittadini locali, aggiungendo che le fonti hanno espresso preoccupazione per il fatto che questi contatti possano essere utilizzati per sostenere un tentativo di presa del potere da parte di Trump.
Il servizio di intelligence della polizia danese (PET), che ha valutato la situazione: “la Groenlandia, soprattutto nella situazione attuale, è un bersaglio per campagne di influenza di vario genere”. C’è da scommettere che le proveranno tutte per arrivare a un referendum favorevole a Washington.

Quello che fanno in Iran, Iraq Siria, Venezuela, Georgia ecc, con tutte quelle rivoluzioni arcobaleno e assolutamente spontanee. Solo che ora è un territorio europeo, cioè gli USA considerano l'Europa (una volta alleato privilegiato e rispettato) come un insieme di repubbliche delle banane. E la nostra classe dirigente è contenta così, purché ci sia da partecipare agli utili.
RispondiEliminaPietro
https://tinyurl.com/5d9tx4dm
RispondiElimina???
EliminaQuindi, se ho capito bene, la liberale dirigenza americana nel caso della Groenlandia opterebbe per far prevalere il "principio dell'autodeterminazione dei popoli" rispetto al "principio dell'intangibilità delle frontiere". Da armeno me ne rallegro, anche se mi sa che è un po' troppo tardi. Cmq non ho dubbi che anche in Groenlandia sia rimasto qualcuno con una coscienza di classe (i ricchi, di solito), pertanto il destino dell'isola mi sembra segnato.
RispondiEliminaci sono più opzioni oltre a quella venezuelana, ma che gli Usa occupino l'isola non ho dubbi.
EliminaVenezia volle bene agli armeni, altra storia, altra cultura.
Sono curioso di vedere come si comporterà la Nato in caso di attacco militare Usa alla Groenlandia. Quanti quintali di pop corn devo ordinare?
RispondiEliminaMassimo
prova a chiedere a Mario Seminerio, che di pop-corn è uno dei massimi esperti
EliminaUn pompino per dissuaderlo dal prendersi la Sicilia? E chi lo vuole dissuadere?
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