Von der Leyen: “Groenlandia è del suo popolo e della Nato”. Ma ci rendiamo conto della follia nella quale siamo precipitati? Ursula Albrecht provi a dire: “Germania è del suo popolo e della Nato”; oppure: “Francia è del suo popolo e della Nato”. Per vedere l’effetto che produce ‘sta sparata a Berlino e Parigi.
Gli fa eco quell’altro: “Il presidente Usa invita l’Alleanza a fare da apripista per ottenerla”. Il quale aggiunge che: “È vitale per gli Usa”. E le isole Svalbard, le terre abitate più a nord del pianeta? Piano, un boccone alla volta. Prima bisogna che qualcuno spieghi a Trump dove si trova l’arcipelago delle Svalbard, la cui posizione strategica è importante quanto la contesa per la Groenlandia (che gli si potrebbe regalare se solo riuscisse a individuarla in una mappa muta del mondo).
In tempi di crisi, i sottomarini balistici della Flotta del Nord russa, stanziati nella penisola di Kola, dovrebbero navigare attraverso i tratti di mare che separano il Mare di Norvegia dall’Oceano Atlantico, cioè tra la Norvegia stessa, l’Islanda e la Groenlandia, ossia attraverso stretti passaggi fortemente monitorati. L’arcipelago delle Svalbard, compresa l’Isola degli Orsi nella sua punta più meridionale, offre una posizione ancora più vantaggiosa per monitorare le rotte di accesso russe all’Atlantico.
Ecco perché anche l’arcipelago, che ha una superfice come Lombardia e Triveneto insieme ed è situato a metà strada tra il Polo Nord e la Norvegia continentale (a circa 1.000 chilometri dalla sua città più settentrionale, Tromsø), diventerà vitale per gli interessi di Washington, magari col pretesto che lo Svalbard Global Seed Vault, la banca mondiale dei semi, è un deposito sotterraneo con più di 1,5 milioni di campioni, creato per preservare la biodiversità mondiale in scenari di crisi.
Anche Mosca ha sempre mostrato le sue ambizioni per le Svalbard. In passato, i crescenti interessi economici, caccia alle balene e giacimenti carboniferi, hanno dato vita a dispute territoriali tra Norvegia, Svezia e Russia, risolte sole nel 1920 con il Trattato delle Svalbard (originariamente Trattato delle Spitsbergen), che garantiva la sovranità alla Norvegia a condizioni rigorose: l’arcipelago sarebbe rimasto una zona demilitarizzata, senza alcuna presenza militare permanente consentita.
Dal 1932 fino a oggi, solo aziende sovietiche prima, russe poi, e norvegesi hanno continuato le attività di estrazione carbonifera nelle Svalbard. I sovietici, che avevano acquistato i diritti minerari dagli olandesi della Dutch Spitsbergen Company, hanno contribuito alla costruzione e allo sviluppo di tre cittadine minerarie autosufficienti, con circa 2.500 cittadini sovietici e circa un migliaio di norvegesi, due delle quali oggi sono abbandonate. Uno dei due insediamenti abbandonati, Pyramiden, appartenente ancora alla Russia, nell’altro, Barentsburg, è ancora attiva una comunità di minatori russi.
Oggi, la popolazione delle Svalbard è di poco inferiore alle 3.000 unità, all’incirca pari al numero stimato di orsi polari nella regione. Sebbene i norvegesi costituiscano una leggera maggioranza, la comunità eterogenea comprende anche residenti provenienti da circa 50 paesi. Come osservò qualcuno di recente, lassù fa un freddo boia, più che a Roccaraso.
Nel 2022, la tensione tra i Russia e Norvegia è cresciuta quando Oslo, in ottemperanza alle sanzioni economiche rivolte contro Mosca che vietano l’ingresso di automezzi pesanti russi in Norvegia (che non è membro dell’UE), ha iniziato a bloccare le navi cargo con i rifornimenti diretti a Barentsburg (si trova a una latitudine prossima agli 80 gradi), l’insediamento russo sull’isola di Spitsbergen, la più grande dell’arcipelago.
Le 20 tonnellate di beni tra rifornimenti alimentari e pezzi di ricambio sono state trasbordate su mezzi norvegesi che le hanno consegnate alle famiglie dei minatori russi. Attualmente non ho notizia di come avvengano gli approvvigionamenti, né del resto m’interessa molto. Ciò che conta, con gli attuali chiari di luna, è altro.
La Russia è preoccupata che la NATO possa prendere in considerazione la militarizzazione delle Svalbard (in violazione del Trattato), il che potrebbe portare all’utilizzo delle sue strutture portuali come hub logistico per le navi da guerra. Inoltre, la pista di Longyearbyen – un piccolo insediamento sull’isola di Spitsbergen – potrebbe essere utilizzata per gli aerei d’attacco dell’Alleanza e per gli aerei da pattugliamento a lungo raggio per rafforzare il monitoraggio del Mare di Barents e dell’arcipelago russo della Novaja Zemlja, vitale anche per i test sulle armi strategiche russe.
C’è chi ipotizza che potrebbe anche esserci un accordo tacito tra Washington e Mosca, in base al quale gli Stati Uniti otterranno la Groenlandia e la Russia le Svalbard. Questa ipotesi mi sembra piuttosto fantasiosa, ma in questo mondo di follia e stando alla Dottrina Trump, che consiste nel non avere una dottrina, non si può dare per scontato o escludere nulla.

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