martedì 13 gennaio 2026

Un sistema marcio in radice

 

Prendo atto che l’agenda internazionale non presenta né grande e nemmeno modesto interesse presso i gentili lettori di questo resiliente (si dice cosi?) blog, e perciò passo a un tema che ci vede tutti o quasi superdotati d’idee in merito: il calcio.

È dei giorni scorsi la notizia che vede l’Agcom – con sede a Napoli e un bilancio di un centinaio di milioni, spesi bene: oltre 300mila lo stipendio del presidente e 240mila per i commissari – sanzionare con 14 milioni di ammenda la multinazionale web CloudFlare con l’accusa di non combattere la pirateria internet legata alle partite della seria A.

L’amministratore delegato della società, Matthew Prince (da non confondere con l’omonimo giornalista della BBC), ha commentato il provvedimento, dettato, a suo dire, da “un’oscura cabala di élite mediatiche europee” (*).

La Lega calcio serie A ha risposto che quelle di Matthew Prince “sono un cumulo di mistificazioni, minacce e falsità”. E che CloudFlare rappresenta “la prima e più comune scelta fatta dalle associazioni criminali per gestire i propri servizi illeciti proprio per questa determinazione a consentire atti di pirateria” (**).

Non entro nel merito della questione, anche perché non ne ho la specifica competenza. Mi limito a delle considerazioni di carattere generale e a proporre una soluzione, che per una volta ritengo semplice e sicuramente funzionale.

Il calcio è lo sport più popolare, partecipato e seguito in Italia e in Europa. Dunque è uno sport con una chiara e indiscutibile valenza sociale. Per connettersi con la trasmissione delle partite di calcio (serie A, B e C, oltre alle partite di altri campionati e quelle delle competizioni europee) è necessario abbonarsi a delle piattaforme, specialmente a DAZN, controllata da Access Industries, multinazionale statunitense con sede principale a New York, fondata nel 1986 da Len Blavatnik, uomo d’affari britannico-americano, ebreo di origine ucraina.

L’abbonamento (gli abbonamenti) richiedono un esborso pecuniario non indifferente per chi ha un reddito medio basso, ossia la maggioranza di coloro che sono o sarebbero interessati alla visione delle partite. Dunque c’è già in origine una discriminazione che un tempo avremmo definito classista, ma non fateci caso è questa una mia deformazione ideologica congenita.

Questo sistema legale di taglieggiamento del pubblico va a vantaggio innanzitutto dei padroni delle piattaforme e dei gestori del calcio, a tutti i livelli (per tacere del sistema delle scommesse). E mi fermo qui a scanso di eventuali querele e lese maestà.

Basterebbe un pizzico di sana eguaglianza, di economia delle risorse e di ... “socialismo”: la rimozione del tetto del mercato pubblicitario per la televisione pubblica (un bene pubblico da riformare radicalmente, non da privatizzare), cosa che consentirebbe, con i maggiori introiti pubblicitari, di trasmettere tutte le partite e gli sport in chiaro e di distribuire i dovuti compensi alle società interessate. Salvo che per i farabutti che hanno sempre in bocca la parola “mercato”, la soluzione è, come ho anticipato, semplice e sicuramente funzionale, se non fosse che questo sistema (non il gioco del calcio, ma chi lo padroneggia vessandolo) è marcio in radice.

(*) Ieri un organo quasi giudiziario in Italia ha multato @Cloudflare per 17 milioni di dollari per non aver aderito al loro piano di censura di Internet. Il piano, che persino l’UE ha definito preoccupante, ci ha imposto, entro soli 30 minuti dalla notifica, di censurare completamente da Internet qualsiasi sito che un’oscura cabala di élite mediatiche europee ritenesse contrario ai propri interessi. Nessuna supervisione giudiziaria. Nessun giusto processo. Nessun appello. Nessuna trasparenza. Ci ha imposto non solo di rimuovere i clienti, ma anche di censurare il nostro resolver DNS 1.1.1.1, il che ha rischiato di oscurare qualsiasi sito su Internet. E ci ha imposto di censurare i contenuti non solo in Italia, ma a livello globale. In altre parole, l’Italia insiste sul fatto che un'oscura cabala mediatica europea dovrebbe essere in grado di dettare cosa è consentito e cosa non è consentito online. Questo, ovviamente, è DISGUSTOSO e anche prima della multa di ieri avevamo diverse azioni legali pendenti contro il piano sottostante. Noi, ovviamente, ora combatteremo contro questa multa ingiusta. Non solo perché è sbagliata per noi, ma perché è sbagliata per i valori democratici. Stiamo inoltre valutando le seguenti azioni: 1) interrompere i milioni di dollari di servizi di sicurezza informatica pro bono che stiamo fornendo per le prossime Olimpiadi di Milano-Cortina; 2) interrompere i servizi di sicurezza informatica gratuiti di Cloudflare per tutti gli utenti residenti in Italia; 3) rimuovere tutti i server dalle città italiane; e 4) interrompere tutti i piani per la costruzione di una sede Cloudflare in Italia o per qualsiasi investimento nel Paese. Giocate a giochi stupidi, vincete premi stupidi. Anche se ci sono cose che gestirei diversamente dall'attuale amministrazione statunitense, apprezzo... @JDVance Assumere un ruolo di leadership nel riconoscere che questo tipo di regolamentazione è una questione fondamentale di commercio sleale che minaccia anche i valori democratici. E in questo caso @ElonMusk ha ragione: la #LibertàDiParola è critica e sotto attacco da parte di una cricca di politici europei fuori dal mondo, molto disturbati. Sarò a Washington la prossima settimana per discutere di questo con i funzionari dell'amministrazione statunitense e incontrerò il CIO a Losanna poco dopo per delineare il rischio per i Giochi Olimpici se @Cloudflare ritira la nostra protezione per la sicurezza informatica. Nel frattempo, restiamo lieti di discutere di questo con i funzionari del governo italiano che, finora, non si sono mostrati disposti a impegnarsi oltre l’emissione di sanzioni. Crediamo che l’Italia, come tutti i Paesi, abbia il diritto di regolamentare i contenuti sulle reti all’interno dei suoi confini. Ma deve farlo nel rispetto dello Stato di Diritto e dei principi del giusto processo. E l’Italia non ha certamente il diritto di regolamentare ciò che è e non è consentito su Internet negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Canada, in Cina, in Brasile, in India o in qualsiasi altro luogo al di fuori dei suoi confini. QUESTA È UNA LOTTA IMPORTANTE E VINCEREMO!!!

(**) Le affermazioni del CEO di Cloudflare, Matthew Prince, sono un cumulo di mistificazioni, minacce e falsità che lascia sbalorditi e che danneggia la stessa azienda americana. La sanzione comminata da AGCOM, perfettamente motivata, non ha nulla a che vedere con la censura di Internet, ma concerne esclusivamente la sacrosanta protezione dei diritti d’autore, sul live sportivo, come sui prodotti audiovisivi cinematografici e televisivi. Cloudflare è stata sanzionata perché è l’unica grande azienda che, per scelta del suo CEO, rifiuta qualsiasi collaborazione con le autorità, con le forze dell’ordine, con i titolari dei diritti e persino con i giudici e rappresenta per questo la prima e più comune scelta fatta dalle associazioni criminali per gestire i propri servizi illeciti proprio per questa determinazione a consentire atti di pirateria. Ciò accade non solo in Italia ma in tutto il mondo, come comprovato dalle numerosissime decisioni giudiziarie intervenute contro Cloudflare, ad esempio in Francia, Spagna, Belgio, oltre che appunto in Italia. È falso che l’Unione europea abbia manifestato preoccupazione nei confronti del sistema italiano di protezione dei contenuti che, tutto al contrario, è stato formalmente giudicato dalla Commissione europea perfettamente coerente con la normativa europea. Le gravi affermazioni e le reiterate minacce espresse dal CEO di Cloudflare verranno portate all’attenzione delle autorità competenti e evidenziano l’arroganza di un certo tipo di aziende tech che pensano di poter operare al di fuori dei propri confini nazionali in spregio di qualsivoglia tutela dei diritti di proprietà intellettuale dei dati personali, dei contenuti premium di cinema, serie TV e sport. L’auspicio è che Prince sia costretto a dimettersi e che un’azienda importante come Cloudflare la smetta immediatamente di raccontare menzogne e soprattutto di proteggere i criminali.

2 commenti:

  1. A proposito di cabale, in questo caso politiche, hai seguito la vicenda del colonnello Jacques Baud? Congelamento dei conti correnti, divieto di rientro in Belgio (dove abita) in caso lasciasse il paese, il tutto senza un atto di un'autorità giudiziaria e senza possibilità di appello. Motivo? Il colonnello si espresso in maniera non allineata sul conflitto in Ucraina. Questa è democrazia, che gli irianiani imparino. Mi ricorda un provvedimento analogo del governo canadese contro alcuni camionisti durante la pandemia. Risulta sempre più chiaro che quella fu un'esercitazione globale.
    Pietro

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    1. Certo, l'ho seguito sulla stampa estera, ne volevo anche riferire, ma non so a quanti interessi quella vicenda, così come altre.

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