Karl Marx, in apertura del suo Il Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte, scriveva:
«Gli uomini fanno la propria storia, ma non la fanno in modo arbitrario, in circostanze scelte da loro stessi, bensì nelle circostanze che essi trovano immediatamente davanti a sé, determinate dai fatti e dalla tradizione».
Molti anni dopo, nel 1869, nella Prefazione alla seconda edizione, Marx ribadì il concetto ritagliandolo sulla vicenda di quell’imperatore da operetta che rispondeva al nome di Napoleone III: «[...] mostro come in Francia la lotta di classe creò delle circostanze e una situazione che resero possibile a un personaggio mediocre e grottesco di far la parte dell’eroe». L’anno dopo vi fu la tragedia francese di Sedan.
Le persone creano la propria storia, e i presidenti degli Stati Uniti hanno più opportunità di altri per farlo. Ma anche loro la creano secondo circostanze storiche che essi trovano immediatamente davanti a sé stessi. Quando il New York Times gli ha chiesto se qualcosa limitasse il suo potere globale, Donald Trump ha respinto tale lesa maestà di stampo marxiano: “Sì, c’è una cosa. La mia moralità. La mia mente. Questa è l’unica cosa che può fermarmi”. Il diritto internazionale? “Non ho bisogno del diritto internazionale” (*).
Gli interessi personali e quelli della classe sociale alla quale appartiene hanno la precedenza sul diritto. La novità è che il presidente degli Stati Uniti non offre più giustificazioni inventate a questo scopo. Anche Trump è un prodotto del nostro tempo, delle circostanze storiche che si sono determinate: la società dei padroni produce regolarmente individui che ignorano le circostanze e, come Caligola, credono di poter eleggere console il loro cavallo preferito.
L’imperatore tedesco Guglielmo II, quando le navi da guerra tedesche bombardarono la città portuale venezuelana di Maracaibo nel gennaio del 1903 perché il Venezuela si diceva non fosse riuscito a pagare i propri debiti, telegrafò alla sua cannoniera, elogiandola: “Brava Pantera!”. Nel dicembre del 1912, dopo il genocidio nell’Africa sud-occidentale tedesca, gli Hohenzollern, insieme ai loro fedeli generali, pianificarono una guerra mondiale, ma la rimandarono, citando, tra le altre cose, la mancanza di preparazione della popolazione. Questa preparazione fu raggiunta nel 1914 con l’aiuto del Partito Socialdemocratico tedesco.
Il resto di quella storia è abbastanza noto e quanti parallelismi con i nostri anni si potrebbero trarre. Con la fine dell’Unione Sovietica nel 1991, non fu dai più prevista l’ascesa della Cina a potenza mondiale. Il mutamento del panorama globale, le famose circostanze storiche marxiane, è legato alla posizione sempre più potente, seppur contraddittoria, del cosiddetto Sud del mondo.
Alla luce di questa situazione, Trump, limitato solo dalla sua stessa moralità, dopo il successo dell’attacco proditorio contro il Venezuela, si comporta con più “sicurezza” (NYT) che mai. Appare grottesco, cioè esagerato fino all’assurdo, come Caligola, Luigi Napoleone o Guglielmo II. E più pericoloso perché ha a disposizione una potenza bellica senza precedenti.
Questo eroe grottesco del nostro tempo, sembra concentrarsi, per il momento, sui classici affari imperialisti: comprare e uccidere, affari e cannoniere (**). Tuttavia, secondo il NYT, intende anche lasciare scadere a febbraio l’ultimo trattato strategico sul controllo degli armamenti con la Russia. Trump sta raccogliendo il materiale che potrebbe far letteralmente saltare in aria il pianeta. Anche lui vuol passare alla storia.
(*) Il NYT, controllato della famiglia Ochs-Sulzberger (il fondatore fu l’ebreo tedesco Adolph Simon Ochs), è particolarmente preoccupato che la Cina possa seguire l’esempio degli Stati Uniti e violare il diritto internazionale. Xi Jinping è sicuramente “impressionato” dall’azione di Caracas, suggerisce il corrispondente del giornale, David Singer. L’attacco statunitense è quindi da condannare solo perché potrebbe dare un’idea sbagliata ai veri cattivi di Pechino. Forse qualcuno dovrebbe ricordargli che, secondo il Congressional Research Service, Washington ha condotto più di 250 interventi militari dal 1990, mentre Pechino non ne ha effettuato nemmeno uno nello stesso periodo.
(**) Fonte: US Geological Survey, Una stima delle risorse di petrolio pesante recuperabili della cintura dell'Orinoco, Venezuela, Scheda informativa 2009-3028, ottobre 2009. L’US Geological Survey ha stimato nel 2009 un intervallo compreso tra 380 e 652 miliardi di barili di risorse tecnicamente recuperabili, principalmente nella cintura dell’Orinoco (303mld accertati nel 2023 dall’U.S. Energy Information Administration).


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