mercoledì 7 gennaio 2026

La fase autoritaria e fascista dell’imperialismo americano in crisi

 

L’ordine internazionale, non da oggi, appare come un ordine gerarchicamente organizzato da una singola potenza e mantenuto attraverso la violenza. Il solito Marietto eccepisce: e l’Ucraina allora? Allora non hai capito un cazzo di ciò che è accaduto prima e capisci ancor meno di ciò che sta succedendo adesso.

Norme, trattati, convenzioni e istituzioni multilaterali funzionano come strumenti subordinati agli interessi dell’impero statunitense (un impero in bilico, in crisi). Vengono utilizzati per punire, esercitare pressione o isolare gli Stati che perseguono progetti sovrani e vengono neutralizzati quando compromettono la capacità di far rispettare decisioni unilaterali. Il diritto diventa così uno strumento tattico del potere imperiale (Stati Uniti e Cina sono le uniche due potenze a poter esercitare un simile potere, non la Russia!).

La violazione di trattati, risoluzioni e principi internazionali diventa una dimostrazione di autorità. La violazione dell’ordine giuridico internazionale acquisisce un valore performativo: trasmette gerarchia, genera intimidazione e rafforza la logica del comando. Il messaggio è chiaro e coerente: la legalità è subordinata alla volontà del potere imperiale.

Trump sta riorganizzando il quadro istituzionale emerso dopo la II GM (le Nazioni Unite, il sistema dei trattati multilaterali, le convenzioni sui diritti umani e i meccanismi della giustizia internazionale) in un’architettura di pressione permanente, sanzioni selettive e minacce continue volte a mantenere il dominio globale degli Stati Uniti.

Un esempio paradigmatico è quello che riguarda la Corte penale internazionale. Istituita per indagare su crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, diventa un bersaglio quando concentra il suo lavoro sugli alleati strategici di Washington. Giudici e pubblici ministeri che indagano sui crimini commessi dal governo Netanyahu sono soggetti a rappresaglie politiche, minacce e sanzioni. Il messaggio è chiaro: la giustizia internazionale è accettabile solo se non colpisce al cuore il potere imperiale e i suoi alleati.

La risposta dell’Impero assume la forma di sanzioni, campagne diffamatorie e pressioni politiche dirette. L’obiettivo è soffocare la ricerca della verità, punire chi denuncia i crimini e disattivare tutti i meccanismi internazionali che limitano l’impunità. L’Impero opera attraverso la coercizione economica, i blocchi finanziari, il ricatto diplomatico, la guerra mediatica, le minacce e le aggressioni militari. La sua caratteristica strutturale è la difesa e l’espansione del suo dominio per assicurarsi il controllo su risorse, rotte strategiche e spazi geopolitici chiave.

L’America Latina è definita come uno spazio sotto tutela imperiale, un territorio soggetto a un’autorità superiore che ne decide le relazioni economiche, i governi e l’orientamento politico. La Dottrina Monroe non funge solo da punto di riferimento storico, ma diventa il principio operativo dell’imperialismo contemporaneo su scala globale.

Il presidente degli Stati Uniti afferma che sarà Washington a commerciare il petrolio venezuelano, appropriandosi di una risorsa strategica appartenente al popolo venezuelano. Questa affermazione non esprime solo una logica coloniale: le risorse di una nazione sono integrate nel ciclo del dominio imperiale come bottino amministrato dal centro del potere. Qui si tratta di un popolo che viene espropriato della propria sovranità politica e dei propri beni con un atto di pirateria che, tra l’altro, vede un legittimo e costituzionale presidente e sua moglie rapiti su ordine diretto della Casa Bianca.

Questo rapimento serve da monito, illustra il funzionamento del fascismo imperialista contemporaneo. Il potere agisce senza riconoscimento della sovranità, senza rispetto per la volontà popolare e senza riguardo per la legalità internazionale. Questo atto invia un messaggio a tutti i popoli del mondo: nessuna carica elettiva, nessun sostegno popolare e nessuna legalità costituzionale offrono protezione contro la volontà dell’Impero.

A fronte di tutto ciò, i leader politici europei balbettano, o addirittura arrivano a dire che si tratta di azioni “legittime”. Ciò rivela come l’Unione Europea funzioni come una struttura subordinata, militarmente orientata, energeticamente dipendente e politicamente disciplinata. Pur soggetta a ricatti e manifesto disprezzo, l’UE mostra una sostanziale passiva accettazione di questa fase autoritaria e fascista dell’imperialismo in crisi, incarnata da Trump, basata sul potere diretto e sul rifiuto aperto di qualsiasi confine legale o politico.

Da una prospettiva storica e, vorrei dire, didattica, questa forma di potere si diffonde laddove non incontra alcuna resistenza organizzata. Le esperienze del XX secolo restano valide e ammonitrici.

10 commenti:

  1. https://goo.su/pp3bCs

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  2. Che gli USA stiano applicando i metodi fascisti di stampo mafioso non c'è ombra di dubbio ma, essendo una banda di ignoranti e inetti, si stanno anche coprendo di ridicolo. L'accusa a Maduro di essere a capo del Cartel de los Soles è già caduta (https://www.radionacional.co/actualidad/cartel-de-los-soles-no-existe-informe-new-york-times) dalla stessa accusa americana. Non mi stupirei che Maduro alla fine possa essere assolto e mandato in qualche esilio: Russia, Turchia, Cina. Se ci pensi bene salverebbero la facciata democratica avendo già raggiunto l'obiettivo del controllo del petrolio venezuelano.

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    1. è indubbiamente gente molto pericolosa, ma non sottovalutiamoli

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    2. Mai sottovalutati ma il detto "gli americani iniziano le guerre e poi le perdono" negli ultimi cinquant'anni ha dato ampia prova di fattualità. Facevo della fantapolitica ma forse ho dato troppa intelligenza macchiavellica ad un soggetto il cui interesse è solamente arricchirsi con ogni mezzo.

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  3. post da condividere ovunque. Grazie.
    Dario

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    1. grazie Dario, ma non è il caso. la maggior parte delle persone: 1) non è interessata; 2) non lo comprende; 3) è troppo lungo; 4) è più stupida di quanto si possa ritenere.

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    2. Io pubblico spesso screenshot dei suoi scritti (o parte di essi) sulle "storie" di instagram. Su centocinquanta persone che le visualizzano almeno un 10% li leggono (almeno una parte dei lettori fanno parte del collettivo "Catai" di Padova).
      Inoltre sento in colpa a non divulgare - nel mio piccolo - il lavoro che fa con questo blog da così tanti anni.
      Di nuovo, grazie.
      Dario

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  4. sarebbe da chiarire che il petrolio venezuelano non ha la stessa energia netta del petrolio arabo poniamo; o in altri termini l'EROEI del petrolio venezuelano è peggiore, non sono paragonabili 1:1; e questo è vero per tutto il petrolio che rimane, il petrolio "buono" ha già piccato nei primi anni 2000; se facessimo l'andamento dell'energia netta siamo molto vicini al collasso della curva dell'energia netta; si veda qui https://aspoitalia.wordpress.com/2015/09/08/il-punto-di-rottura/.

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    1. certo, così come quello libico, eccetera. ma sempre un mare di petrolio resta, su cui mettere le mani. quanto alle "curve", ai "punti di rottura", beh, ho sempre in mente le farneticazioni del cosiddetto Club di Roma e simili.
      che poi vi sia l’urgenza di una transizione energetica (e non solo energetica), con me si sfonda una porta aperta.

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