Chi è contrario alle rivolte popolari iraniane? Domanda capziosa. È mettere sullo stesso piano le rivolte popolari contro un regime infame e l’ingerenza dell’imperialismo statunitense, sostenitore e mandante del terrorismo israeliano.
Esempio: il Jerusalem Post ha riportato il 29 dicembre che il Mossad, tramite il suo account X, ha lanciato un appello alla popolazione iraniana: “Siamo con voi. Non solo da lontano e verbalmente. Siamo sul campo con voi”. In questo contesto, il quotidiano ha scritto che “centinaia di agenti del Mossad” avevano partecipato alla guerra dei dodici giorni in Iran lo scorso giugno. Dopo la guerra, il capo del servizio di intelligence, David Barnea, ha annunciato pubblicamente che Israele “continuerà a rimanere lì, come ci è già stato in passato”.
Mi pare normale che il governo di Teheran si difenda dagli agenti israeliani che “continuano a rimanere lì, come già in passato” e respinga le esplicite minacce di guerra di Trump. Altro discorso riguarda le manifestazioni popolari contro il regime. L’accumularsi di crisi economiche, sociali, politiche e ambientali, la repressione sistematica, la corruzione, i furti dilaganti, la brutale oppressione, la persecuzione etnica hanno portato la società a un punto in cui un ritorno alla normalità è impossibile.
Vanno inoltre tenute in conto le rivolte delle minoranze curde e lauriane (curdi e luri) che sono al centro dei “disordini”. Ieri, sette partiti politici curdo-iraniani si sono incontrati e hanno concordato di intensificare il “dialogo” e di “sviluppare una tabella di marcia per il rafforzamento dei movimenti politici e nazionali curdi in Iran”. Sette partiti mi sembrano troppi per non sospettare infiltrazioni e strumentalizzazioni allogene.
La notte che ha preceduto lunedì è stata, a quanto pare, tranquilla in tutto il paese rispetto ai giorni precedenti. Durante il giorno, migliaia di persone sono scese in piazza, principalmente coloro che sostengono il governo o che si oppongono ai recenti episodi di violenza. Dunque una situazione molto confusa e anche contraddittoria.
Che a Teheran si vada a un cambio di regime è quanto meno auspicabile, resta da vedere con chi e con che cosa si vuole cambiare. Non è la stessa cosa che a guidare il cambiamento siano i terroristi sionisti e i farabutti di Washington. Dunque, la domanda fondamentale non è se si è favorevoli al cambiamento e se questo avverrà, ma piuttosto come, con quali forze e a beneficio di chi questo cambiamento avverrà.
Per i “democratici” a senso unico e a qualsiasi costo (altrui): libertà, democrazia e una vita dignitosa sono possibili solo attraverso l’azione autonoma dei popoli. Qualsiasi intervento militare da parte degli Stati Uniti o di Israele sarebbe dannoso e pericoloso. Le esperienze dei popoli in Medio Oriente negli ultimi trent’anni, dall’Iraq e dall’Afghanistan alla Libia e alla Siria, hanno chiaramente dimostrato che gli interventi militari imperialisti non solo non riescono a portare libertà, democrazia e sicurezza, ma portano guerra, morte e distruzione.
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