venerdì 16 gennaio 2026

Il tempo utile sta scadendo

 

Quando il discorso pubblico oscilla tra due estremi, è difficile posizionarsi senza scontentare gli uni o gli altri. Come già succede per Gaza, la continua copertura mediatica della guerra tra Russia e Ucraina sta gradualmente desensibilizzando l’opinione pubblica (esiste?), afflitta da ogni sorta di “notizia” e, salvo eccezioni, da un’inestinguibile apatia per tutto ciò che sta ad un metro dal culo di ognuno di noi.

Personalmente ritengo di non avere di questi problemi e dunque, se da una parte sostengo che l’Ucraina è sempre più pedina nella politica di potenza globale, dall’altra non penso si possano tacere le condizioni in cui è costretta a vivere la sua popolazione dopo quattro anni di guerra. Va bene per le ragioni della Russia, mettiamoci anche quella dell’Ucraina, ma stiamo parlando di decine di milioni di persone, da una parte e dall’altra (ma più una parte che l’altra), che, strette nella morsa distruttiva della politica di potere globale, patiscono il perdurare di un conflitto sulla propria pelle senza speranza di una via d’uscita. Le finte dichiarazioni di pace oscurano i veri obiettivi.

Sarebbe tempo di dire basta, ma per farlo serve prima un ricambio al vertice del potere politico e militare ucraino. E questo, vista l’impotenza e gli interessi europei in gioco, può venire solo dalla volontà di un uomo solo, piaccia o no. Parlo di interessi europei in gioco posto che, ultimo esempio, il prestito di 90 miliardi di euro, garantito dal bilancio dell’UE e da erogare in due anni, sarà utilizzato per due terzi per acquistare sistemi d’arma, preferibilmente all’interno dell’UE, come ha ammesso Emmanuel Macron. Solo in casi eccezionali il prestito dell’UE dovrebbe essere utilizzato per alimentare l’industria bellica statunitense. Immaginiamo la gioia di Trump.

In parole povere: l’UE sta stanziando diverse decine di miliardi di euro in più per la sua industria bellica, oltre a tutto ciò che già esiste nei programmi pertinenti. È quasi confortante sapere che l’Ucraina non sarà mai in grado di rimborsare i soldi che arrivano da Bruxelles, se non ipotecando ulteriori quote del proprio patrimonio. Prima o poi, il conto sarà presentato ai contribuenti europei, vale a dire salariati e pensionati (per gli altri vale il forfait discrezionale). Quousque tandem abutere patientia nostra?

Se un politico europeo, anche vagamente di sinistra e perfino centrista o di destra, negli anni ‘60 o ‘70 avesse proclamato che dovevamo portare le spese per le armi al 5% del Pil e di diventare “capaci di combattere”, sarebbe stato internato in un istituto psichiatrico. Quando, mi chiedo, a livello europeo e in coordinazione, milioni di persone scenderanno in piazza, con cadenza almeno settimanale, per dire: “basta con la guerra, stop al riarmo, tornatevene nelle fogne da dove siete venuti”? Il rischio è che quando lo si vorrà finalmente fare, non sia più possibile farlo perché il tempo utile è scaduto.

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