venerdì 9 gennaio 2026

L'arma ibrida: il riso

 

Quando sentono la parola "oil" non si trattengono.

Le guerre non si combattono solo con le armi e le connesse sofisticate tecnologie. Per sostenere un esercito e la popolazione di una nazione, specie se molto popolosa, sono necessari adeguati approvvigionamenti alimentari. L’approvvigionamento alimentare globale è in gran parte controllato dagli Stati Uniti e dai suoi alleati. Questo rende la Cina particolarmente vulnerabile.

Nutrire la sua popolazione di 1,4 miliardi di persone è un compito titanico che, finora, è stato possibile solo attraverso le importazioni di cibo (la Cina è il maggiore importatore di riso al mondo). Anche un raccolto di riso più abbondante contribuirebbe a ridurre questa dipendenza dall’estero e dalle multinazionali agricole come Bayer, che guadagnano molto con le sementi di riso ibrido, rendendo allo stesso tempo innumerevoli agricoltori dipendenti da esse (*).

Il riso ibrido contiene 310 milligrammi in più di contenuto proteico e 160 milligrammi di carboidrati per 100 grammi rispetto alla stessa quantità di riso convenzionale di linea pura. Oltre alla resa più elevata (15-30% in più per ettaro rispetto al riso normale con le stesse pratiche agricole) il riso ibrido offre migliore resistenza alle variazioni climatiche, a parassiti e malattie. Altre nuove tecniche nel processo di coltivazione e raffinazione del riso (macinazione, decorticazione, sbiancatura, ecc.) possono portare aumenti produttivi complessivi di circa il 50 per cento.

La Cina ha cominciato a sfruttare l’eterosi (indica il miglioramento delle caratteristiche fenotipiche di un ibrido) del riso nel 1976. La resa elevata del riso ibrido riduce la produzione di semi, che richiede molta manodopera, e riduce anche la povertà rurale, contribuendo al contempo a ridurre l’impatto ambientale.

Gli scienziati cinesi hanno sviluppato ultimamente un nuovo riso ibrido che potrebbe non solo aumentare significativamente le rese, ma potenzialmente raddoppiare il raccolto globale di riso. La caratteristica davvero notevole di questa nuova varietà, che un team di ricerca dell’Istituto nazionale di ricerca sul riso dell’Accademia cinese delle Scienze Agrarie ha selezionato e testato con un processo complesso, è che, a differenza delle varietà precedenti, si clona da sola. Mentre in precedenza i coltivatori di riso dovevano acquistare nuovi semi costosi dopo ogni raccolto se volevano coltivare il riso ibrido ad alta resa, questo potrebbe non essere più necessario. Secondo il team di ricerca, questo riduce i costi di semina del riso ibrido fino al 99%, allo stesso livello della semina del riso tradizionale, non ibrido.

A lungo termine, la ricerca dell’autosufficienza alimentare da parte della Cina, forzata dalla minaccia occidentale, rischia di avere ripercussioni negative per l’Europa. Gli Stati membri dell’UE ricavano ingenti profitti dall’esportazione di prodotti agricoli verso la Cina, il cui valore è in calo lento ma inesorabile, in primo luogo perché la Cina sta aumentando la propria produzione per diventare indipendente, in secondo luogo perché Pechino ha imposto dazi di ritorsione su alcuni prodotti in risposta ai dazi UE sulle importazioni dalla Repubblica Popolare.

(*) Più di quattro miliardi di persone dipendono dal riso per l’energia e le proteine alimentari. L’Asia rappresenta circa il 90% della superficie coltivata a riso, della sua produzione e del suo consumo a livello mondiale (fonte: fao.org). L’Italia è il maggior produttore europeo di riso: 60% della produzione. Per quanto riguarda l’idea, la ricerca e lo sviluppo delle tecnologie del riso ibrido, il maggior merito va attribuito all’agronomo cinese Yuan Longping (1930-2021).

4 commenti:

  1. Nessun paese al mondo in regime capitalistico, potrà mai essere autarchico.

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    1. In qualunque formazione economica non si può raggiungere l'autosufficenza assoluta. Altro discorso riguarda la divisione internazionale delle produzioni e del lavoro, che soggiace a diversi fattori, primo tra tutti i rapporti di scambio e dunque di forza. Lei semplifica troppo e su base squisitamente ideologica.

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  2. La dottrina dell'autosufficienza è molto perseguita dai paesi (ex) comunisti. Oltre alla Cina anche la Corea del Nord persegue lo stesso obiettivo che poi ci riescano nella pratica è da vedere ma la spinta a farlo genera molteplici fattori positivi: investimenti in ricerca e sviluppo, popolazione mediatamente più istruita, controllo decisionale interno senza ingerenze politiche dirette da potenze straniere. Io ci metterei la firma se tornassimo padroni del nostro destino ma so che attualmente è utopico.

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  3. https://tinyurl.com/5ahu2xr8

    La dimensione del branco è un fattore estremamente variabile in base alle differenti condizioni ecologiche e dipende dalla densità e diversità delle prede, dall'efficienza nella loro localizzazione e uccisione, dal tasso di mortalità dei cuccioli, dalla produttività e dall'età media in cui gli individui entrano in dispersione, dalla presenza antropica.
    In Italia la composizione media di un branco è di 4-6 individui ma può oscillare tra i 2 ed i 7 animali. Nel continente nord-americano i branchi di lupi possono invece raggiungere dimensioni notevoli, anche di 15 individui, con il caso limite riportato in Alaska di un branco composto da 39 animali.
    L’”EVOLUZIONE” non ci ha ancora consentito di CAPIRE che mettere in comune le risorse è “PIÙ MEGLIO ASSAI”!!!!

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