venerdì 23 gennaio 2026

L'armonia dei numeri

La Groenlandia è cosa fatta. Trump è un grande statista. Quanto all’Ucraina, l’incontro trilaterale nel deserto non approderà a nulla di concreto. Per i noti motivi, tra i quali quello delle ballerine ucraine, che non devono necessariamente saper danzare, ma soprattutto devono essere politicamente affidabili, dunque non possono esibirsi ne Il lago dei cigni, “simbolo della macchina culturale imperiale russa”. Quando alla Striscia di Gaza ci penseranno architetti e immobiliaristi. Sull’escalation della situazione in Rojava: ma che roba è? Perciò parlo d’altro.

Mercoledì, il Parlamento europeo ha deciso a strettissima maggioranza di deferire l’accordo UE- Mercosur alla Corte di giustizia europea per una revisione giuridica. Risultato: 334 voti favorevoli, 324 contrari e 11 provvidenziali astensioni (che armonia in questi numeri). Questa votazione congela di fatto l’entrata in vigore dell’accordo sul cosiddetto libero scambio fino alla pronuncia della Corte. E ciò potrebbe richiedere del tempo: mesi, forse più di un anno.

Chissà che nel frattempo i bifolchi che protestano si diano una calmata, se non altro per stanchezza e spese. Sebbene conservatori, socialdemocratici e liberali (c’è differenza?) abbiano votato in larga parte contro il parere legale, non sono stati sufficientemente uniti per impedire il deferimento. Ma soprattutto il deferimento alla Corte è stato reso possibile dall’alleanza tra verdi, sinistra ed estrema destra.

La trama include anche la seguente scena: i membri del PPE, il gruppo più numeroso del Parlamento europeo, hanno discusso animatamente sull’accordo. Alla fine, 43 dei 187 membri del gruppo hanno votato “contro la posizione concordata”, ossia a favore del deferimento alla Corte. È stato un duro schiaffo in faccia anche per la presidente della Commissione Europea, di cui non ricordo il nome, e per il cancelliere tedesco, il generale Guderian.

Importante: negli “accordi misti”, come UE-Mercosur, le decisioni vengono prese non solo dalle istituzioni dell’UE, ma anche dagli Stati membri, con un’interazione a più livelli. L’applicazione provvisoria richiede l’approvazione del Consiglio, ovvero degli Stati membri. Per l’entrata in vigore definitiva, anche il Parlamento europeo deve approvare l’accordo. Solo dopo la ratifica da parte di tutti i parlamenti nazionali degli Stati membri dell’UE, l’accordo può essere pienamente attuato. La Commissione europea non può autonomamente far entrare in vigore provvisoriamente un accordo; tuttavia, può avviare questa fase e proporla al Consiglio.

Ma c’è il trucco, come in ogni cosa: il controllo della Corte non blocca automaticamente l’applicazione provvisoria. L’accordo UE-Mercosur sarà applicato provvisoriamente una volta che il primo Stato del Mercosur lo avrà ratificato. Avanzo un’ipotesi: sarà il Paraguay. Le sequenze della sceneggiatura sono ben più numerose, perché l’applicazione provvisoria è possibile solo nei settori che rientrano nella giurisdizione dell’UE, ma altre parti dell’accordo che rientrano nella responsabilità degli Stati membri non possono essere applicate in via provvisoria.

Penso che anche questa notizia, che riguarda la più grande zona di libero scambio del mondo (ma attualmente appena un ottavo del valore degli scambi tra UE e Stati Uniti o UE e Cina), possa interessare molto, ossia come un fischio nel buio. Eppure il Sud America può diventare una piccola ancora di salvezza per gli europei in un mare economico e geopolitico in tempesta.

Nessun commento:

Posta un commento