giovedì 11 aprile 2013

Cosa c'è dietro l'angolo? Un altro angolo!



Le leggi generali di sviluppo del modo di produzione capitalistico hanno prodotto quella che comunemente chiamiamo globalizzazione, e che altro non è che una nuova tappa dell’imperialismo, cioè della necessità di espansione del capitale per i soliti fini accumulativi (e anticiclici direbbero gli esperti con la bacchetta in mano). Questo sviluppo segue leggi generali proprie sulle quali non è possibile intervenire se non mandando tutto all’aria con una rivoluzione inedita che sembra non intravvedersi ma c’è, assicuro (per non deludermi/vi) che è in movimento (non assume sempre e subito le sembianze della ghigliottina o dell’assalto al palazzo).



Perciò – e lo scrivo staccato dal resto a mo’ d’incisione sulle tavole mosaiche – gli interventi proposti dal riformismo sono senz’altro benvenuti ma si tratta di pannicelli caldi. Si dirà: meglio che niente. D’accordo, se abbiamo a cuore il contingente e la disperazione dei propri simili. Lo stesso vale per la crisi, la quale si manifesta in varie forme, ma al fondo ha solo una causa fondamentale. Piaccia o no, e so bene che prevalentemente non piace.

Questi processi, questi urti violenti, che interessano direttamente le forze produttive, non possono non avere riflessi sui rapporti di produzione e, lunga o breve che sia la strada di collegamento, sulle questioni politico-sociali. La rivolta sociale che prende forme populistiche trova le sue ragioni in questo movimento e in questi fenomeni di crisi, e in tale quadro di riferimento essenziale andrebbe analizzata. Che poi predominino di volta in volta il fenomeno speculativo finanziario o i problemi produttivi e della delocalizzazione, o delicatezze demo-pluto-giudaico a bischero sciolto, tutto ciò ha importanza solo relativa, sebbene serva ad alimentare il cazzeggio universale e soprattutto a ben alimentare quelli che campano vendendo frottole.

Che fare? Potremmo scendere in piazza e spiegare dal palco la caduta tendenziale del saggio del profitto. Grillo non ci batterebbe ai punti, ma per KO al primo istante. Non c’è mach tra i motivi della rabbia e le ragioni dell’analisi. O forse pensiamo che 70anni di sedicente comunismo non siano stati sufficienti a scardinare ogni velleità di cambiamento radicale? La famosa “gente”, compreso chi scrive, odia la penuria, quando si reca al supermercato vuole trovarci più merce, non meno, e in larga parte se ne fotte se ciò significa più spreco, inquinamento, tumori. Soprattutto vuole più soldi e si strafotte del comunismo e ancor più, paradossalmente, della decrescita.

Se non siamo stati in grado di produrre nemmeno le motivazioni che non fossero convenzionali e politiche del disastro pseudo-comunista, a voglia spiegare il resto. E che non fossero motivazioni di limite teorico, quanto invece di quello storico, non c’è dubbio. Far nascere il comunismo nel pieno del medioevo è stata un’idea folle. E anche su queste banalità di base siamo divisi come la capra e il cavolo. E soprattutto, ma proprio davanti a tutto, non abbiamo una proposta che coniughi “abbondanza” (lo metto tra virgolette) con libertà (questa non la metto tra virgolette perché è giusto che ognuno la sogni come vuole).

Capito come gira stamattina? Prometto che nel prossimo post ci rinfranchiamo.

15 commenti:

  1. Mi pare fosse Lenin che diceva che bisogna stare un passo avanti rispetto al popolino, e non 100. Mettersi a spiegare Marx da un palco sarebbe piuttoso controproducente e inutile. Bisogna casomai entrare sempre nel vivo dei problemi vissuti giornalmente dal proletariato e cercare di far leva su ogni fessura che si apre nel sistema capitalista per rivendicare un mondo migliore. Ma farlo con parole semplici, pur ovviamente partendo da studi accurati. Per questo sempre Lenin sentiva la necessità del radicamento di una seria e onestaorganizzazione rivoluzionaria fatta di quadri, altrimenti ci riduciamo o ad attendere la rivoluzione passivamente o a fare tutto e il contrario di tutto pur di innescare la miccia (appoggiando addirittura Grillo, come fanno certi sedicenti compagni).
    Buona giornata a te, Olympe. Fresca e sveglia come sempre!

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    1. naturalmente ho esaltato il concetto
      sul fresca non so

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    2. Rick sei schizofrenico ahahah

      "cercare di far leva su ogni fessura che si apre nel sistema capitalista per rivendicare un mondo migliore"

      significa poter fare post "piccolo borghesi" sul proporzionale puro ahahahah

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    3. far leva su ogni fessura? chiaro che l'ha detto con ironia riferendosi al berlusca

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    4. L'ipotesi di Olympe è una delle tante, ma in realtà io non sono schizofrenico :) significa dire che non appena si notano delle contraddizioni nel sistema (es. morti sul lavoro) non bisogna dire "cambiamo qualcosa", bisogna prenderli come leva per rivendicare un cambiamento rivoluzionario!

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    5. Nel paese in cui i lavoratori anzichè occupare l'azienda che li ha messi cassaintegrazione preferisce lagnarsi in collegamento con qualche trasmissione tv ... qua il cambiamento rivoluzionario è inteso come lotta alla "Kasta" :/

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  2. gira bene, molto bene!

    ciao, gianni

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  3. Come gira, gira: a me gira bene nel leggere tali note.

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    1. attento a non girarti dalla parte sbagliata.
      appena posso scrivere di nuovo ti mando una mail: ti racconterò cosa mi è successo anche stamattina. figurati se non usassi uno pseudonimo, dovrei chiudere baracca. e poi dicono che il medioevo è finito. non nel profondo veneto. ciao

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  4. "non abbiamo una proposta che coniughi “abbondanza” (lo metto tra virgolette) con libertà".

    Non mi sembra casuale che non esista, così come non esiste il moto perpetuo, così come se esci dalla finestra non rimani sospeso nel vuoto, ma cadi giù.
    L'unica cosa che abbia coniugato abbondanza (relativa) a libertà (altrettanto e pure più relativa) è proprio il capitalismo. E' riuscito a portare un maggiore benessere anche alle proprie vittime, per un po'. All'interno del capitalismo un maggior numero di persone ha potuto esprimere il più liberamente possibile la propria individualità. L'ha potuto fare a prezzo di guerre mondiali, crisi economiche, evoluzione consumistica, sfruttamento delle risorse e fame degli individui dei paesi più svantaggiati. E' un moloch che nutre e sbrana i figli suoi. Epifenomeno del capitalismo è un relativo maggiore benessere al proletariato. Mi sembra anche che Marx lo dica da qualche parte.
    Conviene rassegnarsi: il comunismo poteva nascere solo nella penuria e potrà rinascere solo in essa, circondato dalla barbarie dalla quale si dovrà proteggere.
    Non c'è nessuna fine e nessun fine della storia, poiché la tanto disprezzata natura umana, formatasi in milioni di anni, si ostina a essere sempre la stessa, modo di produzione o no. Collaborazione e predazione sono i poli tra i quali oscilla la natura umana. Ogni tanto prevale l'una o l'altra. La dialettica è una triste scienza, diceva Adorno, o Hegel, non ricordo bene.
    L'unica soluzione è cambiare la natura umana in poche generazioni. Ma questo non è mai riuscito a nessuno. E anche se ci si riuscisse, non è detto che non sia uno svantaggio, alla lunga. Le nostre caratteristiche negative sono poi anche quelle che ci hanno permesso di "dominare" la natura, cose dice Engels. Possiamo predare e collaborare allo stesso tempo.

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    1. caro Massimo, sul capitalismo come base necessaria della democrazia ho già scritto in passato. noto un certo "moralismo" al negativo in ciò che dici. faccio un esempio di come stanno le cose secondo me: l'operaio è formalmente libero perché formalmente libera deve essere la forza-lavoro che egli deve vendere. questo segue necessità, cioè leggi del modo di produzione capitalistico.

      eccetera.

      quanto alla rassegnazione, al fatto che l'uomo è omo perché è sempre stato così, non mi trovi d'accordo ma sarebbe faccenda troppo lunga e per oggi ho scritto fin troppo per la mia salute. porta pazienza.

      ciao

      ah, triste scienza lo dice adorno, ma non della dialettica, della morale. appunto

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    2. Sì, Olympe, è giustissimo quello che scrivi, ma si parlava di "abbondanza" e "libertà" molto relativi, almeno rispetto alla miseria che ha caratterizzato la vita della maggioranza degli uomini da quando sono sul pianeta, dovuta alla dialettica caso - necessità. ;-)

      Quanto alla "natura umana", non è che la ritenga immodificabile ed eterna. Semplicemente, non è modificabile in profondità in tempi brevi. Ed è questo che ha fregato chiunque abbia cercato di instaurare il sol dell'avvenire.

      Sul moralismo, può darsi che tu abbia ragione. In fin dei conti anch'io sono stanco delle mille illusioni nelle quali mi imbatto. Non mi piace questo secolo, non mi piace la vita che siamo spesso costretti a fare, sempre spinti da caso e necessità ;-). Non si vedono soluzioni, non solo facili, ma nemmeno complesse, praticabili a breve.

      E' vero, Adorno si riferiva alla morale, adesso ricordo, hai ragione. Sì, la morale è proprio una triste scienza, lo so bene. Si vorrebbe qualcosa che non c'è, perché si rovescia sempre nel suo contrario. Adorno parlava semmai di dialettica negativa. Il vecchio Wiesengrund andrebbe rispolverato, ogni tanto. E' stato un po'il conforto della mia gioventù, anche se non ho la pretesa di averne capito fino in fondo, all'epoca, la sua complessità. Non dava mai soluzioni scontate.
      Riposati, Olympe.

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    3. dimenticavo: ;-)

      ci siamo capiti eh

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