Il vecchio mondo si sta sciogliendo, il nuovo capitalismo, oltre a prometterci disoccupazione di massa, sta penetrando nelle sfere più intime dell’esistenza umana. E quindi che si fa? Politica e media ci stanno facendo annusare ogni bidone della spazzatura; c’è Sanremo con i suoi androidi antropomorfi e un referendum che realmente non interessa a nessuno, se non alla destra e alla sinistra per segnare un punto in attesa che il prossimo anno, come coniglietti della Duracell, si vada a votare per celebrare la “democrazia”. Il riflesso di una percezione distorta è la percezione distorta stessa.
Ieri pomeriggio ho telefonato a un gestore telefonico. Dopo un po’ di caparbia insistenza, una voce artificiale modulata su quella umana ha acconsentito che potessi parlare con un operatore (umano). Quindi è intervenuta un’altra voce registrata: i tempi d’attesa sarebbero stati di un’ora e sei minuti. Ieri mattina, invece, un gestore umano, che simulava essere una personalità digitale, mi ha detto che per le operazioni bancarie, anche le più complesse, dobbiamo arrangiarci ognuno col proprio cellulare (loro, le banche, incassano le commissioni, il lavoro lo facciamo noi, assumendoci i relativi rischi). Gli ho fatto notare che le due persone interessate hanno rispettivamente 88 e 91 anni. La faccia di merda, addestrato con tecniche di prompting, ha risposto: “Se non sono capaci, glielo insegneremo noi”.
La faccia di merda non ha capito, o forse sì, che le prossime vittime dell’arroganza digitale saranno proprio quelli come lui. Ho molta curiosità su come andrà avanti questa storia dell’IA e di altre tecnologie. Mi mancano i dettagli, ma ho assoluta certezza che nell’insieme la faccenda culminerà in una conclusione logica. Non ci vorrà molto ancora, al massimo un paio di lustri. Forse ce la faccio.

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