venerdì 6 febbraio 2026

Quello che fa più paura al governo

 

È sufficiente il semplice sospetto per essere “fermati”. Chi decide se sei sospetto sono gli stessi che hanno fermato Federico Aldrovandi, come quelli della caserma Diaz, insomma quella roba lì, che non ti tortura e non ti uccide per strada come capitò a Giorgiana Masi, ma le “stimolazioni” preferisce fartele con comodo in questura.

Sospinti da questa escalation senza limiti, con un singolare gusto del paradosso, vogliono “evitare il ritorno delle Brigate rosse”. Così ha detto un ministro (il cui muso mi ricorda quello di Carrero Blanco), del quale la “prova del palloncino” ci potrebbe rivelare molte cose. Non c’è da aspettarsi altro da chi mette sotto sorveglianza chi porta dei fiori laddove è stata assassinata Mara Cagol.

Ebbene sì, le Brigare Rosse, che fu un movimento di massa con migliaia di persone, fanno ancora paura, ma rievocarle oggi provoca un effetto surreale e straniante. È solo una scusa per creare un clima di sospetto parossistico e di ossessione investigativa senza freni.

C’è chi sostiene che manca la volontà di comprendere cosa stia accadendo e perché. Non è così: sanno benissimo, sono degli esperti della “strategia della tensione”, che fu una strategia Nato con manovalanza fascista con raccordo dei servizi segreti.

Questo governo, che vuole dimostrare in ogni sua azione la sua superiorità su corpo e vita altrui, annovera amici e sodali tra i camerati degli “anni delle bombe”, ministri che vogliono, per esempio, arrivare alla “Verità” sulla strage di Bologna, che è stata sicuramente una strage fascista. Quello che fa più paura a questo governo di facinorosi ed eversori è la Storia.

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