mercoledì 25 febbraio 2026

È già domani

 

Citrini Research è una newsletter finanziaria ospitata su Substack. Alcuni giorni fa ha pubblicato un saggio sugli effetti che l’intelligenza artificiale potrebbe avere nel breve periodo: il rischio di estinzione dei colletti bianchi (fenomeno di cui ho fatto cenno nel post di lunedì).

Una buona disamina del vaticinio di Citrini la offre Mario Seminerio. È un po’ tecnica, ma nulla di troppo difficile, dunque è da leggere da cima a fondo.

L’IA in buona sostanza aumenterebbe a dismisura il capitale costante a discapito della quota variabile. Ciò provocherebbe un’esplosione della produttività, “ma la domanda aggregata si contrae perché i guadagni confluiscono verso il capitale e la potenza di calcolo, non verso il lavoro”.

E già qui non si tiene conto di un fatto: la progressiva diminuzione del capitale variabile in rapporto a quello costante, e quindi di quello complessivo, dà luogo alla tendenza progressiva della diminuzione del saggio generale del profitto. È questa un’espressione peculiare del modo di produzione capitalistico per lo sviluppo progressivo della produttività. Ed è proprio questa tendenza, sul piano dell’analisi economica, che per prima andrebbe analizzata ...

Riporta ancora Seminerio: “I colletti bianchi sono il 50% dell’occupazione ma pesano per il 75% della spesa per consumi discrezionali. Quando la loro capacità reddituale è strutturalmente compromessa, il mercato dei mutui da 13 mila miliardi di dollari viene colpito in modo inedito: non da prestiti subprime o shock da rialzo dei tassi, ma dalla distruzione permanente della capacità di reddito futuro di debitori sin qui ad alto merito di credito”.

Qui si prescinde da aspetti teorici essenziali, quale per esempio la distinzione tra lavoro produttivo e improduttivo, tra salario e reddito e altre cosucce. Transeat. Ciò che è innegabile è che saremo presto di fronte a un fenomeno di disoccupazione di massa e alla conseguente crisi dei consumi, cui seguirà inevitabilmente (e in seguito Seminario lo riporta) un deficit del gettito fiscale. In tal modo s’innesca una classica crisi da sottoconsumo.

Questo fatto fa dire a molti che la contraddizione centrale dell’economia capitalistica sia da rintracciarsi nel rapporto tra produzione e consumo. Costoro individuano la causa della crisi nella sovrapproduzione di merci determinata dalla loro impossibilità a realizzarsi in seguito al sottoconsumo, vale a dire alla povertà e alla limitatezza di consumo delle masse (qui declinate come “colletti bianchi”), in tal caso crisi di consumi dovuta allo sviluppo tecnologico, segnatamente all’IA.

È su questi fenomeni, su tali concetti, che gli “esperti” si baloccano. In attesa che la crisi del modo di produzione capitalistico ci travolga tutti. Con quali esiti? Questo non lo so e non lo sa nessuno, ma sicuramente con effetti sul piano dei rapporti internazionali e anche interni, cioè sul fronte politico e sociale.

Nessun commento:

Posta un commento