In attesa del ritorno della luce, dopo un lungo letargo nel quale ci siamo ubriacati di vin brulè e di banalità televisive imperdibili, sto leggendo una selezione dei diari di Cecil Beaton nel volume pubblicato sul finire dell’anno scorso da Neri Pozza.
Il diarista inglese è piuttosto famoso nel mondo anglo-americano per essere stato un fotografo ben pagato ma soprattutto una persona eccentrica e pettegola che ha conosciuto molta gente troppo famosa. Leggo che i suoi diari (1922-1974), pubblicati originariamente in sei volumi, sarebbero superiori ai diari di Harold Nicolson, che ho letti l’anno scorso. Prima impressione: propendo per un giudizio più cauto e articolato.
Un esempio: Beaton nel dicembre 1929 è negli Stati Uniti, ebbene ci si aspetterebbe almeno un cenno sul crollo di Wall Street, sul disastro finanziario e i primi morsi della crisi. Invece non c’è una parola al riguardo, ma frasi come: “ballammo intorno a un falò, cademmo nel fango e brindammo al futuro con lo champagne”.
C’è il sarcasmo (vedi la “forte detonazione” a p. 103) e il solito badinage: “Andammo insieme ad applaudire gli Astaire, comprammo dischi, ascoltammo opere, concerti e orchestre da ballo ad Harlem”. Neanche la fotocopia di The Sound and the Fury, di William Faulkner, pubblicato negli Stati Uniti proprio nel 1929. Indimenticabile: “L’uomo è la somma delle sue esperienze climatiche”!
Il meglio di Beaton è nella descrizione minuta dei volti e degli ambienti dei personaggi del suo tempo (li ha incrociati tutti), da Picasso a Jean Cocteau, da Winston allo scià di Persia, dalla contessa Morosini all’immancabile Capote, con il quale passava “ore di svago”, quindi da Wallis a Greta (con la quale il bisessuale Cecil ebbe una relazione): “Sdraiata sulla schiena fumava una Old Glod in un paio di calzoncini bianchi attillati e reggipetto” (p. 285). Insomma descrizioni d’incontri molto ravvicinati e godibili sia per i lettori e le lettrici Old London così come per quelli vecia padania.
Ciò che non mi attrae è legato all’attualità fatta di sfacciate assurdità. I protagonisti della scena politica, mediatica e artistica odierna, quasi tutti a quattrozampe, sono spesso posseduti da un turbine di risentimento, come direbbe Nietzsche. Un mondo dove la stupidità ha preso il potere e dove tutti sperano di rimanere illesi correndo ciechi nel tunnel.
Per contro, mi piacciono i racconti autobiografici di protagonisti che non esistono più. La loro lettura mi dice più cose di corposi e densi saggi storici. Nel caso di Beaton, Nicolson e altri testimoni, pur nella temperie segnata da due guerre mondiali, leggo di un’epoca che negli stili di vita, certamente borghesi ma senza eccessive leccature, era capace di distinguere il buon gusto dalla trivialità.
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