Ai nostri improbabili discendenti basterebbero questi due titoli in esergo per farsi un’idea precisa del nostro presente, che altro non è che la nostra proiezione nel futuro. Proprio in questi giorni di dissolvente realismo preolimpico, assistevo ai lavori interni al supermercato davanti a casa: l’installazione di otto casse automatiche. Quelle iper-tecnologiche che t’invitano a saldare il conto della spesa con uno slogan frenetico: “spesa veloce”.
Per offrire a queste casse automatiche un loro adeguato spazio vitale, ma evidentemente non solo per tale motivo, sono state eliminate alcune casse tradizionali, dunque in prospettiva è stato “liberato” il posto di lavoro di alcuni addetti, cancellando anche quel rapporto di scambio umano che si va costituendo negli anni tra loro e i clienti abituali.
Quello stesso lavoro lo svolgeranno in parte e con alacrità i clienti stessi, “a gratis”, e per il resto delle macchine più scaltre che intelligenti. A forza di spazzare via posti di lavoro a ritmo accelerato, eliminando salari e stipendi, vorrò vedere tra qualche anno chi potrà andare ancora a far la spesa. Ovviamente Marx aveva previsto anche questo, ossia il capitale che sega il ramo dell’albero a cui è appesa la nostra gioiosa altalena. Ne travaillez jamais significava la creazione di una vita attiva ma non alienata. Non avremo né l’una, né l’altra.

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