Tutto ciò che riguarda i rapporti tra l’Europa occidentale e la Russia prende avvio dal presupposto che la Russia rappresenti oggi una minaccia ed entro pochi anni voglia attaccarci militarmente. Pertanto è necessario che l’Europa occidentale si riarmi come non mai dopo il 1945. Ciò sarebbe tanto più necessario in quanto Washington sta ricalibrando il proprio focus strategico e teme che le sue forze possano essere sovraccaricate nello scacchiere europeo.
Inoltre, è indispensabile che l’Europa occidentale (si tratta delle tre principali potenze, che tutti gli altri contano quanto l’Italia di Tajani) si doti in proprio di una deterrenza nucleare credibile, poiché gli Stati Uniti potrebbero non essere disposti ad assumersi la responsabilità di una deterrenza nucleare estesa.
Ma di quale Europa stiamo parlando? Uno spettro aleggia di nuovo sull’Europa, quello del militarismo tedesco, del predominio germanico. È appena stato pubblicato un articolo su Foreign Affairs, la principale rivista di politica estera statunitense, in cui Liana Fix avverte che la Germania è sul punto di diventare “Il prossimo egemone dell’Europa. I pericoli del potere tedesco”. Il quotidiano francese conservatore Le Figaro ha scritto: “Dovremmo preoccuparci del riarmo della Germania?”. La risposta è stata secca: “Oui”.
La Germania che sta emergendo è esattamente la stessa Germania di un tempo e che l’Europa ha ben conosciuto. Secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung di lunedì, la situazione sta cambiando a un “ritmo vertiginoso”. L’Handelsblatt è entusiasta del boom degli armamenti: nulla in Europa sta attualmente crescendo più velocemente dell’industria bellica tedesca.
Il cancelliere Merz è stato chiaro alla Conferenza di Monaco: la Russia dove essere “esaurita economicamente e militarmente”. Tale obiettivo sottintende che le principali potenze della UE vogliono mantenere la guerra in Ucraina fintanto che esse siano pronte ad affrontare direttamente la Russia, senza temere che questa possa esercitare, come oggi, la propria coercizione nucleare.
Infatti, Vladimir Putin ha annunciato nel settembre 2024 la dottrina per l’uso di armi nucleari, includendo il loro utilizzo in risposta a un attacco alla Russia o alla Bielorussia da parte di uno Stato non nucleare sostenuto da una potenza nucleare. In tale scenario, sia lo Stato che lancia l’attacco sia i suoi sostenitori potrebbero trovarsi ad affrontare una potenziale risposta nucleare russa (*).
Le armi nucleari svolgono un ruolo chiave nella strategia russa: sono simboli dello status di grande potenza, strumenti per scoraggiare attacchi su larga scala, strumenti per influenzare le dinamiche di escalation sia prima che durante un conflitto. In Ucraina, ad esempio, Mosca minaccia un’escalation nucleare per impedire che Kiev venga dotata di armi efficaci per un attacco in profondità sul territorio russo.
Se l’Europa desidera evitare un divario di deterrenza, deve garantire che la Russia non possa concludere che l’Europa sarebbe lasciata strategicamente esposta in una crisi, sia perché Washington è distratta, divisa, sovraccarica o non disposta ad agire, sia perché gli stessi Stati europei sono incapaci di agire.
Pertanto, dato per buono il presupposto iniziale della minaccia russa, una preparazione nucleare estesa oggi farebbe la differenza tra una deterrenza credibile e una insostenibile capitolazione. In altre parole: gli europei devono agire ora per prevenire un fallimento strategico in futuro.
Come si può notare da quanto precede, le principali potenze europee, Germania, Francia e Regno Unito, partono da un presupposto ideologico che non trova riscontro oggettivo con la realtà: la Russia, anche volesse, non ha punti di forza decisivi per minacciare seriamente l’Europa occidentale e tanto meno possiede la capacità bellica per attaccarci.
È vero che la Russia, per dottrina e nei fatti noti dell’Ucraina, sta esercitando una coercizione nucleare verso l’Europa occidentale, ma è altrettanto vero che la Nato con la sua minaccia si è spinta fino ai confini con la Russia, in Paesi russofobi come le repubbliche baltiche. La stessa Ucraina sarebbe ben presto diventata la punta di lancia della Nato se la Russia, dopo tanti vani avvertimenti, non fosse intervenuta militarmente.
Lo scopo, anzitutto della Germania, che programma le sue forze armate a diventare le più forti del continente, è sì quello di dotarsi di un apparato bellico all’altezza delle sfide geopolitiche del nuovo millennio, ma l’obiettivo più immediato sarà, come dichiarato apertis verbis da Merz, quello di sottomettere con ogni mezzo la Russia e ipso facto di disporre delle sue risorse, togliendo peraltro un alleato di peso alla Cina.
Nei rapporti con la Russia, che erano stati ottimi per lungo tempo, si è verificato un cambio radicale di strategia, dapprima imposto da Washington (vedi vicenda Nord Stream2), che ha sempre visto come fumo negli occhi la cooperazione tra la UE e la Russia, e ora è gestito direttamente da Berlino sulla base del mai dismesso anelito di conquistare il proprio spazio vitale.
Questi strateghi geopolitici si sono fatti l’idea che sia possibile, se necessario, condurre un prossimo conflitto tra potenze nucleari solo con l’impiego delle armi convenzionali, posto che la deterrenza nucleare riguarderebbe tutte le parti in causa, Europa compresa. Ma la deterrenza nucleare potrà funzionare ancora in un conflitto che prevede il totale e perpetuo annientamento dell’avversario?
(*) Questo cambiamento dottrinale è stato accompagnato da misure operative volte a rafforzare il messaggio strategico della Russia. Nel novembre 2024, Mosca ha lanciato per la prima volta un missile balistico a medio raggio, l’Oreshnik, contro l’Ucraina. Nel dicembre 2025, la Russia ha affermato di aver schierato missili Oreshnik in Bielorussia. Un secondo lancio è avvenuto nel gennaio 2026, con un missile che ha colpito Leopoli. Sebbene l’attacco iniziale abbia causato danni fisici limitati, l’impiego di un sistema a duplice uso con una gittata segnalata fino a 5.500 km è stato ampiamente interpretato come un segnale agli alleati occidentali dell’Ucraina.
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