Due cose non si dicono, e perché non si menzionino lascio ad ognuno decidere sul perché. La prima riguarda il fatto che non solo Mosca ha sospeso per una settimana gli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine, ma anche Kiev si è impegnata a fare altrettanto e a non attaccare quelle russe nello stesso periodo. E questo perché le parti in guerra sono due, anche se con mezzi e risorse diseguali. Dunque, parliamo di guerra e come si combatte.
L’attacco russo mira a impedire alla popolazione civile di riscaldarsi, cucinare e lavarsi? Sì e no. Le centrali elettriche sono tipiche strutture a duplice uso: l’elettricità che producono non si può dire se serva ad illuminare case o fabbriche di armi, ad alimentare bollitori o a ricaricare droni. I civili ucraini sono ostaggi di questa ambivalenza delle infrastrutture energetiche. La distruzione delle infrastrutture militari è inseparabile dalla distruzione di quelle civili. L’una è un “danno collaterale” dell’altra.
È chiaro che la parte russa enfatizzerà l’aspetto militare della distruzione, quella ucraina quello civile. La stessa dialettica è stata applicata nella Seconda Guerra Mondiale: gli attacchi degli Alleati alle retrovie del Terzo Reich avevano sempre due scopi: paralizzare l’industria bellica e minare il morale della popolazione. Riuscirono ampiamente nel primo caso, ma solo in misura limitata nel secondo. La popolazione resistette praticamente fino alla fine, basti por mente alla battaglia di Berlino. Oggi, la Russia non può sfuggire a questa trappola. La guerra si fa in questo modo, il resto sono chiacchiere e propaganda.


Nessun commento:
Posta un commento