domenica 31 maggio 2026

Di guerra in guerra


di Edgar Nahoum

Insensibilmente l’arma nucleare è divenuta un pericolo presente e suscita dibattiti apparentemente sereni, alcuni dei quali assicurano tranquillamente che la terza guerra mondiale è già cominciata, come se non si trattasse di una catastrofe dantesca.

È con stupore che una parte degli umani considera il corso catastrofico degli eventi, mentre un’altra parte vi contribuisce con incoscienza.

Si è ciechi rispetto alla grande regressione che prosegue il suo corso planetario, accentuata dalla mondializzazione dell’inizio del secolo, e che ha già prodotto due guerre entrambe internazionalizzate e che minacciano di generalizzarsi.

L’anteguerra del 1940 fu incancrenito dal pacifismo poi collaborazionista, questo lo è dal bellicismo.

Ho spesso segnalato che la storia dell’umanità, divenuta «una» dopo la mondializzazione pur divenendo sempre più diversa e conflittuale, aveva preso, simultaneamente ai suoi progressi scientifici e tecnici, un corso politico ed etico sempre più regressivo.

Due guerre ci assediano ormai. Esse sono internazionalizzate pur rimanendo ancora regionali. Esse aggravano la grande catastrofe ecologica che subisce il pianeta, e un po’ ovunque contribuiscono a questo aggravarsi.

Nello stesso tempo, le angosce che esse provocano al di fuori dei loro territori contribuiscono a questo aggravamento che annichila tutti i tentativi di riassorbimento della crisi ecologica mondiale.

Corsa agli armamenti: escalation o tracollo? L’una e l’altro nello stesso tempo.

È da sottolineare come la mondializzazione economica realizzatasi all’inizio del secolo abbia favorito la disunione delle nazioni e nello stesso tempo le potenze imperiali.

La Russia ha fallito nel suo tentativo di annettere l’Ucraina una volta conquistata. Fino ad ora non ha potuto che occupare pochi territori oltre alle province separatiste russofone, che del resto erano in guerra contro l’Ucraina dal 2014. Non si vede come una pace giusta possa mettere queste province russofone sotto il controllo di uno stato ucraino che ha bandito la lingua russa, la sua cultura e la sua musica.

Come avevo già indicato nel mio libro Di guerra in guerra, la pace giusta dovrebbe comportare l’indipendenza politica e militare dell’Ucraina, con garanzie da negoziare (Neutralità protetta? Integrazione nell’Unione europea?).

Dovrebbe confermare la russizzazione delle province separatiste e uno statuto per la Crimea, che nel 2014 includeva 1.400.000 russi, 400.000 ucraini, 300.000 tartari, primi abitanti della Crimea la cui maggioranza è stata deportata da Stalin.

Una tale pace è concepibile fintanto che le forze in conflitto siano più o meno equilibrate e fintanto che nessuna sia costretta alla capitolazione.

Dunque, è ancora possibile nel momento in cui sto scrivendo, ma questa possibilità scomparirà con l’accresciuta internazionalizzazione di questa guerra, e con le escalation che di fatto sono dei tracolli.
La visione unilaterale dei media ignora che l’Ucraina è stata una posta in gioco fra l’impero americano e l’impero russo. Prima di Trump, gli Usa avevano satellizzato economicamente, tecnologicamente e militarmente l’Ucraina, la quale sarebbe stata una pistola puntata alla frontiera russa, se fosse passata sotto il controllo della Nato.

I nostri media non soltanto sottolineano l’imperialismo russo, ma immaginano che questo potrebbe invadere l’Europa, laddove è peraltro incapace di annettere l’Ucraina in tre anni di guerra. Lo spettro del pericolo russo ci maschera il pericolo della degradazione in corso delle democrazie europee minacciate dalla possibilità di subire un potere autoritario.

Paradossalmente, le sanzioni hanno favorito l’economia militare russa, che oltre ad aerei, droni, bombe ha ormai un missile che per capacità supera i missili occidentali, perché nelle condizioni attuali non può essere intercettato.

Invece che spingere i due nemici a negoziare, e a stabilire un compromesso sulle basi che ho appena menzionato, gli europei contribuiscono alla escalation.

Putin è un tiranno crudele e cinico, ma l’argomento per cui non si potrebbe negoziare con Putin è derisorio da parte di governi che negoziano amichevolmente con il capo di una dittatura totalitaria molto più tentacolare della dittatura Putiniana.

Di fatto i governi occidentali hanno condotto in passato una politica di alleanza con la tirannia zarista e la tirannia staliniana.

E d’altra parte Trump opera una riconfigurazione del dominio americano nella quale la Russia cessa di essere nemica e che è fondata sulla pace americana generalizzata.

I media agitano la minaccia della Russia sull’Europa occidentale. Ma come la Russia, incapace di invadere l’Ucraina, potrebbe invadere l’Europa?

Il grande pericolo è l’aggravarsi costante della crisi dell’umanità che ci conduce alle catastrofi ecologiche, politiche, militari.

Questa crisi comporta la tragedia palestinese, ancor più grave del conflitto ucraino. Israele non ha soltanto conquistato e occupato le terre del popolo palestinese, è in corso la liquidazione di questo popolo martire attraverso l’occupazione totale del suo territorio.

Niente, in questo momento, può contrastare questo processo e noi non possiamo far altro che testimoniare nella impotenza e nella compassione.

Infine, più ampiamente, noi dobbiamo cercare di pensare la policrisi dell’umanità nelle sue complessità e nei suoi orrori, e dovremmo agire nelle incertezze, ma con l’intenzione di salvare l’umanità dalla autodistruzione.

Tratto dal quotidiano il manifesto

P.S. Rincuora sentirsi un po' meno soli.

sabato 30 maggio 2026

I soliti idioti

Qualche libro l’ho letto, altre cose le ho sentite raccontare dai protagonisti diretti di certi avvenimenti, perciò ho un’idea abbastanza precisa su come nascono le guerre. In particolare su come sono scaturite le due guerre mondiali. Soprattutto la prima guerra (1914-1918). Ebbe origine in sostanza per la convergenza, sotto l’aspetto meramente soggettivo, di atti sconsiderati da parte di personaggi di potere non meno avventati e idioti di quelli odierni.

Nell’estate del 1914 molti fatti e contesti potevano far presagire l’imminenza di una conflagrazione bellica europea. Ma tutto sommato la gente comune aveva altri pensieri e preoccupazioni. Poi, improvvisamente, le luci sull’Europa si spensero. Milioni di uomini, ancor giovani nel 1914, al termine del conflitto non esistevano più. Altre decine di milioni di persone erano morte di denutrizione e malattie.

L’UE sembra perfettamente contenta che l’Ucraina stia sacrificando il proprio popolo e il proprio paese per “proteggere l’Europa da Putin”. Per il governo di Kiev, è anche una forma di assicurazione, una polizza assicurativa per mantenere il proprio potere e una fonte permanente di arricchimento personale.

Qualche giorno fa, un ufficiale ucraino impegnato nel Donbass, ha raccontato ai giornalisti il seguente episodio: a Konstantinovka, dove è attualmente di stanza, tra i 1.500 e i 2.000 residenti resistono ancora, nonostante i continui combattimenti per ogni singola casa, rifiutandosi di evacuare. Tra loro non ci sono solo anziani, ma anche un numero considerevole di uomini in età militare. Temono di essere immediatamente arruolati nell’esercito se dovessero essere evacuati.

Meglio essere sotto il fuoco nemico ogni giorno ma a casa propria, piuttosto che essere mandati a morire in una guerra che chiaramente non si considera la propria. Questo la dice lunga sul reale livello di disperazione della popolazione.

Questa non è propaganda filorussa come potrebbe pensare qualche imbecille. Anzi, va riconosciuto all’Ucraina il merito di aver permesso che storie come queste, per quanto aneddotiche, riescano comunque a raggiungere l’opinione pubblica. In Russia dubito che storie simili, per quanto riguarda i loro giovani in età di arruolamento, possano raggiungere l’opinione pubblica di casa.

Più in generale, siccome nella UE non riescono a inquadrare in un contesto argomentativo il riarmo, la militarizzazione, i preparativi bellici e la devastazione sociale, allora ogni pretesto diventa un’occasione da sfruttare propagandisticamente.

Questi idioti, perché tali sono individualmente (non mi riferisco solo alla Kallas, palesemente una stupida fanatica), pensano che una guerra diretta con la Russia possa essere combattuta convenzionalmente ed essere vinta. Per quanto possa apparire tragica una guerra convenzionale contro la Russia, non è affatto così. Non si tratterebbe di una guerra combattuta con armi convenzionali. 

venerdì 29 maggio 2026

Uno stereotipo che fa la differenza


Secondo i dati pubblicati mercoledì dall’Associazione cinese per la gestione patrimoniale, alla fine di aprile i fondi di investimento privati del Paese detenevano un patrimonio complessivo di 23.460 miliardi di yuan (3.460 miliardi di dollari USA), in aumento rispetto ai 20.220 miliardi di yuan dell’anno precedente.

Il presidente Xi ha sostenuto che la Trappola di Tucidide non esiste (“there is no such thing as the so-called Thucydides Trap in the world”), poiché le grandi potenze possono coesistere pacificamente se si trattano da pari ed evitano mentalità da guerra fredda.

Il presidente cinese pone la questione sul piano della soggettività, della mentalità, della diplomazia. Xi è molto astuto, sa bene che, per contro, la natura e la forza delle cose, come solito, porteranno alla solita storia. E la solita storia sarà una guerra catastrofica a cui né la Cina né gli Stati Uniti sopravvivranno. Nei fatti, la Trappola di Tucidide è proprio questa.

Xi sa bene che è solo questione di tempo, non di fair play diplomatico. Il fattore tempo, il guadagno di tempo, gioca dalla parte della Cina. Per gli Stati Uniti, la resa dei conti con Pechino è, e sarà sempre più, una questione di vita o di morte. Il sorpasso commerciale è già un fatto da quasi vent’anni, così come è avvenuto negli investimenti, e pure quello nel settore delle pubblicazioni scientifiche. Il sorpasso tecnologico e nei brevetti s’annuncia a breve (un lustro al massimo).

Quanto all’Europa, nel torno di pochi anni subirà un collasso economico e sociale diverso e addirittura amplificato rispetto a quello degli anni Trenta. Nei diversi fattori della sua crisi, quella della riproduzione sociale è un aspetto fondamentale. Una crisi che ha già colpito anche gli Stati Uniti e che progressivamente colpirà anche la Cina. Con la differenza, tanto per dirla con quello che sembra solo uno stereotipo, che i cinesi hanno gli occhi a mandorla. 

giovedì 28 maggio 2026

L'anestetico papale

 

La lettera enciclica pubblicata da Leone XIV reca la data del 15 maggio, una data simbolicamente significativa. In quel giorno ricorreva il 135° anniversario della pubblicazione dell’enciclica Rerum novarum (Lo spirito dell’innovazione) del suo omonimo, Leone XIII. In essa, papa Pecci affrontava, si fa per dire, le questioni della lotta di classe e poneva le basi della cosiddetta “dottrina sociale cattolica”.

I media hanno definito il nuovo documento un’enciclica sociale sull’IA, e in effetti nelle 245 tesi che costituiscono il documento si parla anche dell’IA. Su questo tema, la Magnifica Humanitas di Prevost si richiama esplicitamente a un precedente documento, Antiqua et Nova, incentrato sul “rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana”, firmato da quattro alti prelati e pubblicato il 14 gennaio 2025 ex audientia Franciscus.

Nella Magnifica Humanitas non si dice nulla di nuovo e di particolarmente significativo a riguardo della IA. Non più di quanto la Chiesa cattolica avrebbe potuto dire a suo tempo a riguardo dell’introduzione nell’industria manifatturiera dei motori elettrici. Un esempio letterale di vacuità e banalità a tale riguardo:

«... l’intreccio tra automazione, robotica e IA sta trasformando rapidamente la struttura stessa del lavoro. Questo porterà, si dice, grandi miglioramenti per tutti. In realtà, i “nuovi modi” di lavorare non sono necessariamente migliori, perché “mentre l’IA promette di dare impulso alla produttività facendosi carico delle mansioni ordinarie, i lavoratori sono spesso costretti ad adattarsi alla velocità e alle richieste delle macchine, piuttosto che siano queste ultime a essere progettate per aiutare chi lavora”.»

La citazione tra virgolette è tratta precisamente dal documento Antiqua et Nova. Del resto, Magnifica Humanitas è esattamente una lunga collazione di citazioni tratte da vari documenti pontifici, riferimenti biblici e teologici. Anche sul “problema della disoccupazione”, l’enciclica rimane sul vago, pur assumendo una connotazione genericamente critica: «San Giovanni Paolo II ha ricordato che la disoccupazione è un male grave e che, soprattutto quando assume dimensioni massicce, essa può diventare una vera calamità sociale, che interpella in modo speciale la responsabilità dello Stato. Oggi, nella “quarta rivoluzione industriale”, questa preoccupazione si fa più acuta, poiché l’innovazione viene spesso accolta solo in funzione della riduzione dei costi e dell’aumento dei profitti.»

Segue la denuncia di «nuove forme di precarietà e disuguaglianza, con remunerazioni molto elevate per una minoranza altamente specializzata e salari sempre più ridotti per una larga parte della popolazione attiva.» Il richiamo diretto alla generica “responsabilità dello Stato”, evita (potrebbe essere diversamente?) di tirare in ballo le responsabilità proprie del modo borghese di produzione. Quanto alle remunerazioni “molto elevate per una minoranza altamente specializzata”, verrebbe da chiedersi, se non fosse pleonastico, di quale “alta specializzazione” sarebbero dotati gli amministratori delegati delle multinazionali hi-tech.

Si parla di Prevost come di un Papa particolarmente dotato sul piano scientifico, poiché laureato in matematica e in chissà cos’altro. E però sempre di un prete si tratta, di uno che ha canonizzato un giovane “come tanti altri”, un certo Carlo Acutis, nato nel 1991 e morto a 15 anni di leucemia fulminante. Il giovane viene presentato dalla Chiesa come il “santo patrono dei giovani cattolici e degli utenti di internet”, in particolare per la sua passione per i computer e per Dio.

Perché un essere umano diventi santo, sono necessari due miracoli, di solito una guarigione inspiegabile per la scienza. Nel caso del nostro “ragazzo alla moda” Carlo Acutis, la guarigione di un bambino brasiliano affetto da una rara malformazione pancreatica e quella di uno studente costaricano gravemente ferito in un incidente sono servite come base per la sua canonizzazione. Acutis avrebbe “interceduto” dall’aldilà in favore di queste povere creature (*).

Di là di questi fatti per i quali non si trova più il gusto di bestemmiare, anche per le cosiddette encicliche sociali si ricorre allo stesso trucco. Il male pernicioso non sta nella scienza e nella tecnologia in quanto tali, ma nel loro cattivo impiego. Discorso che pare filare liscio, ed infatti ciò “non significa rinunciare alla tecnologia”, ma “impedirle di controllare l’umanità”. Quella del controllo è sempre stata l’aspirazione e l’intento dei preti, dalla culla alla tomba. Non è gradita la concorrenza.

Quanto alla “catena di sfruttamento deliberatamente nascosta”, attendiamo di conoscere da chi e come viene forgiata questa catena. Loro sono per un “capitalismo inclusivo” (vedi nota 122 della Humanitas). Un’altra illusione riformista che predica la moralizzazione del mercato mantenendo la proprietà privata dei mezzi di produzione. In tal modo, la Chiesa agisce come un “anestetico sociale” che preserva il sistema capitalistico di sfruttamento.

(*) Si tratta sempre della solita muffa e della collaudata truffa per idioti totali. Casi tutti uguali, come quello della cosiddetta “madre Teresa”. Il Vaticano si è avvalso della testimonianza di una donna bengalese, Monica Besra, la quale affermava che un raggio di luce emanato da una fotografia di madre Teresa l’avesse guarita dal suo tumore. Tuttavia, il suo medico ha dichiarato che la paziente non aveva mai avuto il cancro e che la sua cisti tubercolare era scomparsa grazie ai farmaci da lui prescritti.

Vale ancora la pena ricordare che i santi non esistono, e le anime virtuose che si vantano di dedicare la propria vita al servizio degli altri sono fin troppo spesso degli individui perversi? Tempo perso: come diventare santi in vita grazie a un eccellente piano mediatico è il fulcro del magistero ecclesiastico. Nel caso del nostro povero Carlo Acutis, un’anima così pura e così utile alla Chiesa, non si può che rammaricarsi che Dio abbia scelto di lasciarlo morire a 15 anni, a causa di una leucemia fulminante. Una ricompensa davvero singolare.

mercoledì 27 maggio 2026

Più pericoloso del cancro

 

Fa una certa pena vedere un bravuomo come Bersani in difficoltà dalle più che scontate domande di una Gruber. La verità è che nessuno ha uno straccio d’idea di una società anche solo un poco diversa dall’attuale. Né in Italia, né altrove. Per la verità, Bersani può davvero pensare che basti mettersi d’accordo su “quattro cose”? Non è più tempo di “lenzuolate”, né di centro-sinistra, peraltro diviso e in lite su qualunque cosa. Sono finti, sono sfiniti, sono estinti nell’originaria natura.

C’è una causa sistemica a monte di questa crisi, che si trasferisce nelle più varie peculiarità sociali e nelle sue espressioni politiche. Il capitale si preoccupa esclusivamente di ridurre la quota di lavoro retribuito e di appropriarsi del lavoro non retribuito. È un processo ineluttabile e contraddittorio che sta nella testa di ogni capitalista e alla base del modo di produzione capitalistico (*). Come se ne viene a capo? In nessun modo risolutivo. La presa di potere completamente incontrollata da parte del capitale finanziario è la risposta storica del capitalismo stesso al suo sviluppo e alla sua crisi.

Politicamente, i partiti riformisti ne prendono atto e procedono, più nella labilità dei proponimenti elettoriali che nei fatti , in azioni tese a mitigarne alcuni effetti sociali e a guadagnare tempo. Si calcia avanti la lattina finché non passa un camion che schiaccia sia la lattina e sia il calciatore. A ciò sono servite precisamente le politiche “riformistiche”. Il camion è rappresentato dal grande capitale che ritiene finita l’epoca del riformismo e che se ne possa fare a meno.

Questo stallo sostanziale del riformismo, promuove spinte elettorali e politiche di segno contrario. Il fascismo non piove dal cielo. Fatto è, tra l’altro, che non possiamo sapere quale forma specifica assumerà il fascismo nel corso del XXI secolo. Ossia a riguardo della sua integrazione ideologica nella società borghese dell’epoca attuale e di quella nuova che si profila sotto i nostri occhi. Avrà ad ogni modo l’obiettivo principale di garantire e mantenere “condizioni redditizie”.

La questione di come si stia attuando l’infiltrazione fascista nel tessuto sociale è di fondamentale importanza, tuttavia del fascismo possono mutare alcune forme, non la sostanza. Per contro, vedo che restiamo, chi più e chi meno, intrappolati nella descrizione dei fenomeni, quando ciò che invece serve, prima di tutto, è chiarezza sulla sua essenza sociale. Rimaniamo perplessi come un medico che può descrivere nei minimi dettagli i sintomi e la crescita del cancro di un paziente, ma non ha idea della sua effettiva eziologia. Uno sguardo al capitale finanziario odierno dimostra che è palesemente molto più pericoloso di qualsiasi tipo di cancro. Non divora solo i singoli individui. Ha il potenziale per divorare tutti noi.

(*) La spinta allo sviluppo scientifico e tecnologico serve a ridurre la percentuale di lavoro umano nel processo produttivo. Con la riduzione del lavoro umano, la massa del plusvalore estorto può anche aumentare, ma si riduce in rapporto agli investimenti. Pertanto, sulla base di tale tendenza, di tale rapporto tra capitale costante e capitale variabile, si riduce anche il plusvalore per cui i capitalisti competono. Essi cercano di contrastare questa tendenza con un numero sempre maggiore di prodotti e sempre più innovativi. E con una sua sempre più massiccia finanziarizzazione. Ma questo non risolve la crisi del sistema, la sposta nel tempo e l’aggrava, e infine la contraddizione esplode.

martedì 26 maggio 2026

Ostrega, non se l'aspettavano

 

Si dice spesso che gli elettori siano disillusi dalla politica. Si dice anche che la radice di questa disillusione risiede nella privazione di partecipazione alla politica. Dunque, la disillusione non ha origine nelle persone, ma nella politica stessa. E qui sarebbe necessario qualche dettaglio.

Nei termini della teoria politica corrente, l’allontanamento dalla politica può essere descritto come un graduale declino della democrazia, con il venir meno delle opzioni politiche. In termini meno convenzionali, si tratta di un processo di lungo periodo che si snoda dentro le articolazioni dello sfruttamento e del dominio borghese.

Ma questo tipo di analisi, mi rendo conto, darebbe luogo a un discorso troppo complicato se fatto oggi. Dunque è sufficiente la sintesi: votare è come rianimare un cadavere dopo l’autopsia.

Da ultimo c’è da commentare il risultato delle elezioni amministrative. Parlo di Venezia, perché non conosco bene le altre mafie politiche, salvo il fatto che un quasi ottuagenario, dopo tre anni da vicesindaco, ventidue anni da sindaco e dieci anni presidente della Regione Campania, viene rieletto sindaco di nuovo. Resta da chiarire in che cosa si concretizzi questa democrazia (*).

Dice Cacciari che a Venezia non s’aspettava la vittoria del candidato democristiano. La città era stata l’unico luogo del Veneto dove al referendum aveva prevalso il No. Questa volta i giovani (ma non solo loro) sono andati al mare piuttosto che votare uno come Martella. Soggiungo: non serviva un consulente d’immagine per capire che la faccia di un seminarista pentito dopo che s’è fatto una sega non poteva funzionare.

Ma è ovvio, non si può votare un partito che è l’espressione delle sagrestie apostolico-bancarie e del liberismo europeista (di quella UE le cui leggi sono scritte da lobbisti e gestite da un apparato burocratico privo di qualsiasi responsabilità riconoscibile). Si è votato al referendum perché non si voleva darla vinta a individui osceni in grisaglie e a fasciste in tailleur. Ma per il resto, c’è il solito buio a mezzogiorno.

A votare quei trichechi democristiani, imbullonati alla poltrona, oppure i fascisti, che fa lo stesso, ci va chi ha la “barca” in darsena, la seconda casa ad Auronzo o a Cortina, l’abbonamento alla Fenice e l’ombrellone fisso al Lido. Gente che magari paga meno tasse delle loro colf e ti dice che bisogna stringere la cinghia. Anche alle prossime politiche potranno votare Franceschini, Delrio, Renzi e magari anche Calenda, senza vomitare i dolcetti della comunione.

Meglio la troupe di Meloni, incluso il generale Bergonzoli, che almeno e sia pure a denti stretti si ride un po’.

P.S. : Cacciari insiste nel dire che Meloni è molto intelligente. Anche in questo caso sbaglia: è meno stupida e più furba di altri.

(*) Leggo: De Luca, dal 2008 impegnato in una relazione con Maria Maddalena Cantisani, architetta e dirigente del comune di Salerno; ha due figli: Piero (1980), avvocato e politico, dal 2018 deputato alla Camera per il PD, di cui è segretario regionale in Campania, e Roberto (1983), commercialista, che è stato dal 2014 al 2017 responsabile provinciale economia del PD a Salerno, dal 2015 al 2016 consigliere tecnico-economico del presidente della Provincia di Salerno e da giugno 2016 a febbraio 2018 assessore al bilancio e allo sviluppo nella giunta comunale di Salerno. Peccato che padre Vincenzo non abbia anche una figlia.

lunedì 25 maggio 2026

La guerra continua

 

Nell’attacco missilistico contro Kiev dei giorni scorsi, la Russia ha lanciato oltre 700 droni, sono state utilizzate armi ipersoniche come i missili Oreshnik e Zircon (quest’ultimo in versione terrestre), insieme a diverse decine di missili balistici Iskander. Secondo fonti ucraine, l’attacco a Kiev ha causato due morti e 88 feriti. I media ucraini hanno riferito che il numero relativamente basso di vittime non è dovuto all’efficacia delle difese aeree: tutti i missili Oreshnik e Zircon hanno colpito i loro obiettivi e due terzi dei missili Iskander non sono stati intercettati.

Secondo fonti russe, alcune delle quali indirettamente confermate da fonti ucraine, sono stati colpiti obiettivi militari e industriali: tre grandi stabilimenti di produzione di elettronica militare a Kiev, un aeroporto e officine di assemblaggio per i droni ucraini Flamingo, nonché i temuti droni sottomarini nella città di Belaya Tserkov, 90 chilometri a sud di Kiev. Alcune settimane fa, questi droni sottomarini erano stati utilizzati in un altro tentativo di attacco al ponte che collega la Crimea. L’equipaggio di una motovedetta russa, la Sobol, era riuscito a sventare l’attacco solo con una manovra di collisione diretta, che ha causato la morte di tutto l’equipaggio.

La motivazione per l’attacco russo su larga scala è stata l’attacco di quattro droni ucraini su un dormitorio di una scuola professionale a Starobelsk, nella regione di Luhansk, venerdì scorso. Nel dormitorio vi erano ottantasei adolescenti di età compresa tra i 14 e i 18 anni. Secondo i necrologi pubblicati, 21 studenti sono rimasti uccisi nell’attacco (42 i feriti). La Russia ha classificato l’attacco come “terroristico” e ha respinto l’affermazione di Kiev secondo cui sarebbe stata colpita una struttura di addestramento per piloti di droni russi. L’Ucraina ha poi fatto marcia indietro, definendolo un “incidente”. La Russia ha respinto la tesi dell’incidente sostenendo che gli attacchi non fossero casuali.

In seguito all’attacco al dormitorio, i principali media occidentali hanno evitato di recarsi, su invito, in quel luogo. Ovviamente.

Attualmente in Bielorussia vi sono esercitazioni militari russo-bielorusse su larga scala, comprese quelle che coinvolgono forze missilistiche. Secondo Mosca, vere e proprie testate nucleari sono state trasportate in Bielorussia e montate su lanciatori tipo Iskander già dislocati nel paese. Questo è insolito, poiché di solito per le manovre si utilizzano testate inerti.

La Russia è ormai consapevole che la sua sopravvivenza militare, minacciata dall’Europa occidentale, dipende ormai quasi esclusivamente dalle sue forze nucleari, dall’impiego preventivo di armi nucleari tattiche. Le considerazioni dei principali consiglieri politici russi sulla necessità di contemplare l’impiego di armi nucleari, non sono certo esercizi di propaganda volti a ingraziarsi la frangia sciovinista dell’opinione pubblica russa.

Se a questi avvertimenti seguono ora manovre su larga scala della Flotta del Nord (il cui piano operativo esplicito prevede il lancio di armi nucleari strategiche), quindi il test di un missile balistico intercontinentale tipo Yars dalla Siberia e il più massiccio attacco missilistico a Kiev degli ultimi anni, allora questi avvertimenti rappresentano un segnale politico da parte della Russia all’Occidente nel suo complesso. Soprattutto perché Vladimir Putin, che fino ad ora si era distinto per la sua moderazione, sembra essersi lasciato convincere dai “falchi” russi.

Non solo una partita di calcio

 

Ancora una volta, dei sedicenti tifosi hanno sottovalutato il potere di un organo particolarmente utile: il loro cervello. Questi atti di violenza oscillano principalmente tra violenza estrema ed estrema stupidità, ma evidentemente c’è anche dell’altro. Qualcosa di non secondario e di cui le ricostruzioni giornalistiche non si sognano di occuparsi.

Bisogna tener presente che la violenza è diventata una componente di una certa frangia radicale del tifo organizzato (ma non solo del tifo sportivo) e oggi è più frequente che gli scontri tra tifosi si verifichino fuori dagli stadi di calcio. La violenza individuale e di gruppo sta assumendo nuovo rilievo e nuove caratteristiche.

Perché questi tifosi sono violenti? Si può rispondere alla domanda in modo molto semplice: perché ci sono gruppi di uomini che vogliono picchiarsi. Ma queste risse tra tifosi non hanno nulla a che vedere con la devastazione urbana che si verifica in occasione dei grandi eventi sportivi. L’esempio più recente è la semifinale di Coppa dei Campioni, che ha generato non pochi episodi di violenza. La violenza è la stessa, ma i fenomeni sono ben diversi.

Che si tratti di una vittoria o di una sconfitta, certi eventi portano regolarmente a scene di totale distruzione. Il 6 maggio, nonostante la vittoria del Paris Saint-Germain contro il Bayern Monaco, gli spettatori hanno causato disordini. La stessa cosa è successa quasi un anno fa, quando 294 persone sono state arrestate a margine della finale di Champions League. Dopo e nonostante la vittoria contro l’Inter, i saccheggiatori, tra le altre cose, hanno fatto irruzione in un negozio di scarpe.

La psicologia della folla, una “meccanica” che trasforma l’individuo quando si trova in mezzo alla folla: diventa suggestionabile, un automa privo di volontà propria, prendono il sopravvento le emozioni e i miti collettivi (l’opportunità di costruire un’identità maschile virile). La folla è anonima e quindi non ha alcuna responsabilità. Il senso di responsabilità, che da sempre frena gli individui, scompare completamente nella folla. In secondo luogo, in una folla, ogni sentimento, ogni azione è contagiosa, e a tal punto che l’individuo sacrifica molto facilmente i propri interessi personali all’interesse collettivo.

Il contatto fisico con altri corpi fa sì che le emozioni si diffondano per imitazione. Questo aiuterebbe a spiegare perché chi commette atti di violenza ha un’alta probabilità di ispirare altri. Qualcosa di vero – inevitabilmente verrebbe da dire – c’è anche in queste teorie (Sorel, Le Bon, ecc.) che tanto impressionarono personaggi alla Mussolini e non solo (Le Bon nel 1908 pubblicò anche una Psicologia del socialismo, ma si guardò bene dal pubblicare una psicologia del liberalismo, del cristianesimo e di chissà che cos’altro).

Le teorie di Gustave Le Bon sono diventate, inevitabilmente, il fondamento della psicologia sociale borghese, la quale punta tutte le sue fiches sul biologismo (Le Bon spiegava il comportamento delle masse esclusivamente in base a caratteristiche “razziali” innate, istintive e biologiche), avendo scarsa o nulla considerazione dell’esperienza personale e lasciando invece largo spazio al pregiudizio ideologico, ossia di classe. Le conclusioni di Le Bon erano speculative, basate sulle sue osservazioni personali e sui suoi stereotipi piuttosto che su esperimenti controllati (in buona compagnia con Freud).

Il comportamento in una folla (un comportamento sociale!) è influenzato non solo da istinti innati, ma anche e prevalentemente dalla cultura generale, dal contesto socio-economico e dagli obiettivi specifici che uniscono le persone (il pubblico di una gara di tennis è diverso da quello del calcio ...).

Pertanto, è partendo da questi presupposti che va analizzato il comportamento e le violenze espresse da alcuni gruppi di tifosi, il cui comportamento non è plasmato tanto dalla soppressione del sé, quanto dall’adozione di uno specifico ruolo sociale e dall’adesione alle “norme” della situazione.

L’errore principale di certe ricostruzioni “alla Le Bon”, oltre al fatto evidente dell’eccessiva generalizzazione del concetto di folla (tifosi, ecc.) e dell’estensione di questo termine alle più diverse associazioni e manifestazioni sociali, consiste nella decontestualizzazione della folla (dei gruppi di tifosi) e nella natura meccanicistica del suo modello, quindi nella sua esclusione artificiale dal contesto sociale, politico ed economico generale.

domenica 24 maggio 2026

Rendiamo di nuovo misteriosi (e minacciosi) gli “alieni”!

 

Il Dipartimento della Guerra (ora si chiama così e mi pare appropriato) degli Stati Uniti ha appena pubblicato la sua seconda serie di nuovi documenti sugli oggetti non identificati (UFO/UAP). Si tratta di oggetti che il Pentagono e le agenzie di intelligence sostengono di non essere in grado di identificare.

Tutto o quasi cominciò con il presunto schianto di un’astronave aliena vicino a Roswell, nel Nuovo Messico. Vi posero mano i “giornalisti”, una categoria di falliti professionali sempre alla ricerca di una “notizia” che provochi sensazione, ossia generi denaro per chi la pubblica e la gestisce. La patacca di Roswell generò una vera e propria ossessione americana. L’UFO di Roswell si rivelò essere parte di un programma classificato, i resti di un pallone aerostatico che monitorava l’atmosfera alla ricerca di dati riferibili ai test nucleari russi.

Avvistamenti di sfere verdi, dischi e palle di fuoco sono stati segnalati in prossimità di impianti nucleari o di produzione di armi, come Sandia, Los Alamos, Pantex e altri. E ovviamente di aeroporti. Basterebbe tener presente la ben nota illusione del volo stazionario di un aereo lontano in avvicinamento. Le luci sono distorte dall’atmosfera, il terreno si raffredda rapidamente, creando forti gradienti di temperatura. L’indice di rifrazione dell’aria dipende dalla temperatura e dalla densità. L’aria si scompone in celle in continuo movimento con indici di rifrazione leggermente diversi. Scintillazione, in altre parole.

In Italia, degli UFO, se ne sta occupando attualmente Repubblica, in calo verticale di vendite.

Anche basta con questo miscuglio di video sfocati, in bianco e nero e di pessima qualità (*). Per tacere del rendering di un UFO (vedi immagine qui sopra!). Così come nelle religioni, nel regno del nebuloso ogni cosa è lasciata all’interpretazione. Non si sa mai cosa verrà in mente a chiunque. Alla fine, ci saranno sempre coloro che ci crederanno e coloro che negheranno categoricamente: “Interpretatelo come volete e divertitevi”, quello che conta davvero è che per la a sicurezza nazionale americana, ma anche europea ovviamente, abbiamo bisogno di più spesa militare, di più armi e di più guerre.

La cosa più incredibile della pubblicazione di nuovi documenti sugli UFO è che Donald Trump è stato menzionato nei documenti di Epstein oltre 38.000 volte.

(*) Perché tutti questi sensori a infrarossi hanno una qualità d’immagine così scadente? Possibile che nessuno di questi costosissimi aerei da ricognizione militare a controllo remoto abbia anche solo una telecamera a luce visibile, di buona qualità e con un’elevata frequenza di fotogrammi, per vedere effettivamente cosa stanno osservando? C’è anche chi ha fotografato i presunti UFO a colori, salvo poi scoprire che l’oggetto fotografato si riferiva a un dettaglio di due dipinti di Clovis Trouille (1889-1975).


sabato 23 maggio 2026

Questioni che riguardano tutti, tranne il governo e le opposizioni

 

Temo di scrivere su qualsiasi argomento, per paura di deludere offrendo solo chiacchiere inutili. Troppo grandi le questioni, che finiscono per sfinirti, molte le domande per delle risposte quasi impossibili. Lo scoraggiamento ci avvolge completamente, penso succeda non solo a me.

Bisogna mettere in dubbio la sanità mentale non solo di Trump, ma di larga parte del pianeta che chiamiamo Occidente. Il concetto stesso di democrazia, libertà o diritti umani è da tempo oggetto di discussione. Quando sentiamo richiamare e lodare i cosiddetti valori liberali, bisognerebbe sempre chiedersi: a chi si applicano e contro chi sono diretti? e poi manca sempre più una conoscenza elementare dei fatti storici.

Per esempio, la guerra odierna con la Russia significa forse che la liberazione e la vittoria sul nazismo tedesco e il fascismo italiano non esistono più, che le conquiste storiche dell’esercito russo-sovietico non sono più riconosciute? Tale assurdità serve forse a giustificare il nazismo e il fascismo, la guerra contro l’Unione Sovietica e mezzo mondo, e a presentarla tutto sommato in una luce meno negativa o addirittura positiva?

Abbiamo visto esposta, nelle varie celebrazioni della liberazione e della fine della guerra mondiale, una sola bandiera sovietica? Eppure, solo nell’ultima battaglia combattuta – quella di Berlino – dalla Russia sovietica in Europa, le perdite russe furono quasi 200.000. Possiamo cancellare eventi storici come questi? Quasi un milione di civili morti nel solo assedio di Leningrado (1941-1944) possono passare come acqua fresca?

La sanità mentale di molti abitanti di questo Paese è seriamente discutibile, così come quella di tutti coloro che si abbassano a simili assurdità. Di quella guerra di aggressione (così come di altre) ricordiamo l’eroica sconfitta e ritirata delle nostre truppe di occupazione. Italiani brava gente? Non basta ricordare la Resistenza, che pure riscattò in qualche misura una minoranza degli italiani. A riguardo dell’antifascismo, dovremmo ricordare che, prima del 25 luglio e dell’8 settembre, gli antifascisti furono poche migliaia. Non milioni.

Resta il fatto che avremmo molti motivi di vergognarci a fronte dei milioni di vittime dell’Unione Sovietica, del popolo russo, di coloro che ancora portano le ferite della criminale guerra nazi-fascista. Eppure oggi il governo celebra Almirante, alleato di Hitler, e invia armi perché siano usate contro le truppe russe (gli aggressori!), senza porsi seriamente la questione delle cause di questa guerra. Senza porsi, soprattutto, la questione di come far finire la guerra invece di alimentarla con l’invio di armi e risorse. Questioni queste, che non si pone il governo e nemmeno quella che passa per essere la sua opposizione politica in Parlamento.

venerdì 22 maggio 2026

Prima o poi verrà il loro turno


Oramai gli accadimenti sono arrivati a un punto tale di oscenità che è quasi impossibile commentarli, e dunque mi è assai penoso e anche difficile aggiornare il mio diario quotidiano.

Israele è un paese in larga maggioranza complice degli stragisti genocidi al governo. Solo una minoranza degli ebrei nel mondo ha condannato ciò che è avvenuto e sta avvenendo in Palestina e in Libano. Questo è tutt’altro che un buon motivo per mettere tutti gli ebrei sullo stesso piano, ma penso sia un motivo sufficiente per una riflessione sull’estremismo ebraico e in particolare sul sionismo che ne è l’espressione di punta.

È stato possibile assistere in questo XXI secolo allo sterminio di un popolo, quello palestinese, per fame, sete, mancanza di cure e continui bombardamenti (sono stati distrutti 28 ospedali e centri di medicina). Uno sterminio che continua nel sostanziale silenzio dell’Unione Europea e in particolare del governo italiano e di quello tedesco (che ringrazia Israele per compiere il “lavoro sporco”.

Un’Unione Europea che, non ultimo per questo motivo, di fatto ha cessato di esistere. A questa organizzazione, così come alla Nato, si stanno sovrapponendo gli interessi e le iniziative di alcune potenze, prima tra tutte quella germanica, che si sta riarmando per rendersi pronta e capace di scatenare una nuova guerra ad Est sulla base di qualsiasi pretesto. Il fatto che manchi oggi di armi nucleari non deve illudere.

Quanto agli Stati Uniti, da moto tempo sono la più grave minaccia che grava sul mondo intero. Dal secondo dopoguerra, hanno causato milioni di morti con le loro guerre. Dopo aver sequestrato manu militari il presidente del Venezuela e dopo aver proditoriamente attaccato militarmente l’Iran, un Paese che dista oltre 10.000 chilometri da Washington, ora si propongono di invadere Cuba.

Come spesso accade, gli statunitensi indicano una minaccia fantasma che diventa un pretesto molto reale per la guerra. Il 17 maggio, funzionari americani hanno fatto trapelare informazioni riservate (che evidentemente riservate non erano). Il governo cubano, che il giornalismo da strapazzo chiama “regime”, avrebbe acquisito 300 droni da combattimento per attaccare la base americana di Guantanamo. È falso, calunnioso e contro ogni logica. Per un Paese che rischia un’invasione statunitense in qualsiasi momento, l’acquisto di droni non è affatto sorprendente.

Ieri, il sistema giudiziario americano si è spinto fino a incriminare il Segretario generale del Partito comunista cubano, Raúl Castro. Finora Washington aveva applicato la stessa strategia degli assassini genocidi israeliani, imponendo un embargo di carburanti, cibo e alle attività turistiche, rendendo più che problematica la sopravvivenza della popolazione (le grandi compagnie di navigazione CMA CGM e Hapag-Lloyd hanno recentemente sospeso le loro attività con Cuba). Anche in tal caso, tutto ciò sta avvenendo nella quasi totale indifferenza degli organismi internazionali e degli Stati che si definiscono “democratici”.

Le principali centrali termoelettriche, che generano circa il 40% dell’elettricità dell’isola, sono fuori servizio, causando significative interruzioni di corrente. La popolazione sta soffrendo e le manifestazioni stanno iniziando a svolgersi nelle strade dell’Avana anche se gli abitanti temono soprattutto un’invasione americana dell’isola. Cuba è pronta a difendersi, applicando la dottrina della “guerra popolare”. Questa strategia consiste nel permettere agli invasori di entrare nel territorio dell’isola prima di intraprendere una guerra di logoramento. L’esercito cubano è piccolo, ma rimane preparato e ben addestrato, tuttavia quanto potrà resistere Cuba all’embargo dei rifornimenti di carburante?

Anche in tal caso, noto aperta o malcelata soddisfazione presso i cosiddetti liberali. Prima o poi verrà il loro turno.

mercoledì 20 maggio 2026

La cosa più importante

Da adolescente, intuivo che una vita vissuta secondo le regole di questo sistema fosse distruttiva. Il mio non era ancora un giudizio politico ed ideologico motivato, ma semplicemente una presa d’atto della realtà. Qualche anno dopo, ho capito che il mio senso di smarrimento non era radicato in un problema individuale, ma piuttosto nelle più generali condizioni della società. Ciò mi ha aperto gli occhi ancora di più sull’ingiustizia che ci circonda: il brutale sfruttamento e l’oppressione. Ho categoricamente rifiutato, nel mio piccolo e per quanto mi è stato possibile, di rendermi complice di tutto ciò. Sapevo che andava fatto.

Negli anni ’70 aleggiava ancora un sentore del movimento del 1968, c’erano dei giovani che combattevano con tanta risolutezza contro questo sistema, una ribellione contro le istituzioni e le mentalità di stampo fascista presenti nella società. Guardando alla storia e al mondo che mi circondava, mi appariva sempre più chiaro che i potenti beneficiari, coloro che erano più invischiati nel sistema capitalistico, avrebbero combattuto qualsiasi cambiamento fondamentale con la violenza più brutale. Ed era ciò che precisamente stavano facendo per mano dei fascisti.

Il nostro era stato l’ultimo retaggio degli ideali di lotta per il socialismo e il comunismo da oltre un secolo. Negli anni ‘80 la società era cambiata ed era diventata evidente la necessità di una riflessione e di una ridefinizione riguardo molte cose fondamentali della politica, dell’ideologia e dell’azione. Retrospettivamente, su alcune cose non avevamo avuto ragione, ma non su tutte. Si era percepito molto chiaramente dove ci stava portando lo strapotere capitalistico e di come l’indebolimento del movimento antagonista avrebbe avuto conseguenze catastrofiche. Ed è effettivamente ciò che è successo.

Superare un trauma di massa richiede cambiamenti immediati, profondi, e ciò non è avvenuto sia per il radicale mutamento della struttura produttiva e di ciò che gli sta intorno, sia per stanchezza e limiti storici e culturali. Come già aveva preconizzato il Grande Vecchio, prese piede nella società una classe di salariati che per convenienza, indolenza e calcolo, riconosceva come leggi naturali ovvie le esigenze del modo di produzione capitalistico e ad esso si adeguava.

L’alternativa socialista, ricca di esperienze storiche, anche attraverso il superamento dei gravi errori, dei grandi e piccoli tentativi rivoluzionari, delle lotte, scomparve dall’orizzonte degli ideali e come necessario presupposto teorico e pratico per il cambiamento. Della memoria di quel passato, in un mondo che persegue in ogni modo e con ostinazione la propria rovina, non è rimasto nulla o quasi. Non solo di lapsus, di ignoranza e di ignobile tracotanza si tratta, ma di un lavoro scientifico di demolizione e diffamazione che prosegue da decenni. La memoria è importante, anzi è la cosa più importante sul piano individuale e sul piano storico-sociale di una comunità. Senza di essa una persona cessa di essere tale e una comunità si estingue.

martedì 19 maggio 2026

Con regolarità

 

L’importante è leggere, dice qualcuno. Come andare di corpo. Non importa cosa ti danno da mangiare. Chiosa Repubblica a riguardo del Salone del Libro di Torino: “cura del cibo come oggetto estetico e progettuale e dove ha avuto successo il filone vegetariano-vegano con un progetto tutto dedicato alle radici”.

Nel postprandiale, i visitatori-acquirenti, che non è detto siano anche lettori, sono andati di corpo con questa roba qua: Concita De Gregorio “La cura”, “Il custode” di Niccolò Ammaniti, Vasco Brondi con “Una cosa spirituale. Non fare niente e altre forme d’arte”.

Altri hanno preferito lassativi meno diluenti: uno dei preferiti è stato Maurizio De Giovanni con “L’orologiaio di Brest”. Esaurito Tomaso Montanari con “La continuità del male”, richiestissima anche la glicerina “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi.

La merda è ovunque, cambia solo il colore: quella “gialla” di Petros Markaris, “La ricchezza che uccide” e “Caducità”, di Sandro Veronesi. Quella più fotografata è una prima del “Signore degli anelli”. Per sfinteri forti la superstar indiscussa è stata “Kolchoz” di Emmanuel Carrère. La purga sovietica rende bene.

Anche la prostata di Vittorio Sgarbi stimola parecchio con “Il cielo più vicino”. Ora che è stato assolto, il critico depresso può ritornare in circolazione. In rotolone soffice doppio velo: “Io sono perfetto” di Paolo Ruffini e “Il crimine del Paradiso” di Guillaume Musso.

Nel vespasiano di Mondadori: “Il tempo del la la la” di Luciana Littizzetto, “Cesare, la conquista dell’eternità” di Alberto Angela e “Arkansas” di Chiara Tagliaferri. Dicevo: l’importante è andare di corpo. Anche questanno, con regolarità.

lunedì 18 maggio 2026

Ciò che dicevano Gramsci e Togliatti, ma non dice Bersani

Il termine “fascismo” e i suoi derivati verbali rinvia comunemente al fascismo storico, e dunque c’è da chiedersi se concettualmente tale termine (considerato “problematico”, per cui il sostantivo e l’aggettivo sono sostituiti con espressioni anodine e cialtronesche come: “destra-destra”, “quella roba lì”, ecc.) sia anche il più adatto a descrivere l’emergere delle tendenze autoritarie che stiamo sperimentando specialmente negli ultimi lustri in occidente.

Sia chiaro, per varie ragioni non mi riferisco al ritorno e alla riproposizione sic et simpliciter dei fascismi novecenteschi (fatta la tara alle belluine pose dei nostalgici). Dunque perché l’impiego di tali forme verbali?

A mio avviso, anche se l’impiego di tale termine non ci permette di comprendere analiticamente l’intensificarsi delle tendenze autoritarie e l’integrazione nel sistema esistente delle organizzazioni parafasciste, tuttavia può funzionare quando viene utilizzato nel senso comune per descrivere le transizioni dalle democrazie borghesi a regimi politici totalitari (si rammenti che lo Statuto albertino e la costituzione di Weimar non furono mai formalmente revocati).

Premesso che il potere delle classi dominanti può essere assicurato in modo più affidabile quando si basa non sulla violenza aperta, ma sul consenso volontario dei governati, sulla gestione capitalistica del malcontento, l’oscillazione tra un sistema appena democratico e una politica non ancora fascista è proprio ciò che rende il concetto di “fascistizzazione” così specifico: permette di analizzare sviluppi e processi laddove il fascismo non esiste ancora o non si manifesta ancora apertamente come tale (anche per l’opposizione di una parte della borghesia stessa).

Pertanto e pur senza rifarmi alla lettera alla definizione di fascismo di Dimitrov (troppo didascalica rispetto a quella di Togliatti [*]) è il termine più adatto per descrivere una concentrazione di tendenze politiche autoritarie che sono l’effetto indotto dalle molteplici trasformazioni che hanno investito il capitalismo nell’ultimo mezzo secolo, così come l’effetto della crisi dell’ordine mondiale e di quella socio-politica interna.

Mutamento profondo che ha convinto i grandi poteri economici di aver superato la società pluralistica attraverso una politica economica conforme all’economia di mercato. Ed è proprio della natura di questa tendenza del “mercato”, ossia del modo di produzione capitalistico, che fingono di non rendersi conto i liberal-democratici variamente di centro e di sinistra.

Una società sostenuta da grandi conglomerati finanziari e industriali sa, da sempre, che per rendere fluido il meccanismo dello sfruttamento, il nemico interno, rappresentato da ogni reale antagonismo sociale e politico, deve essere pacificato. Ma, se necessario, annientato. Anche Gramsci, com’è noto, ci offre il quadro reale della situazione quando parla di: “Stato integrale”, di “Stato = società politica + società civile, ovvero egemonia armata di coercizione”. Non penso si tratti dello stesso Gramsci di cui parlano oggi i fascisti al governo, ma di quello che hanno perseguitato, condannato e imprigionato i loro nonni in orbace.

La società borghese, quando le cose filano lisce, è un ibrido di bastone/carota e forme ideologiche a cui gli sfruttati si devono conformare volontariamente. Tuttavia, la falange borghese (che non esclude componenti di “centro-sinistra”, tutt’altro), non ha mai smesso di lavorare al suo progetto di annichilimento dei movimenti antistatali e anticapitalisti (vedi le campagne diffamatorie, la riesumazione di fatti e processi a oltre mezzo secolo di distanza) e di rendere sempre più “pacifici” anche quelli di stampo emancipatorio.

Il termine “fascismo” e i suoi derivati verbali, sono appropriati anche oggi, perché il fascismo non è stato un fenomeno spiegabile con la biografia di Mussolini, come veicolato da tanta pubblicistica (interessante la categorizzazione instillata nelle menti di lettori e spettatori), né è spiegabile con le solite frasi sulla distruzione della democrazia.

[*] Nel 2004 l’editore Laterza ha pubblicato una raccolta di saggi scritti negli anni Venti e Trenta da Palmiro Togliatti e proposti col titolo Sul fascismo. Renzo De Felice ebbe a scrivere riferendosi a uno di questi saggi, A proposito del fascismo, che quel testo “può essere considerato l’analisi più compiuta e più matura del fascismo italiano elaborata tra le due guerre mondiali da un autorevole esponente comunista”. Osservo che i saggi togliattiani rappresentano complessivamente non solo la migliore analisi politica del fenomeno fascista, ma una delle più penetranti analisi delle dinamiche sociali italiane in assoluto, anche se Togliatti, e non per imperscrutabile motivo, non menziona il ruolo che ebbe un elemento di fondamentale importanza sulla scena politica, economica e sociale italiana dell’epoca: il Vaticano e il movimento cattolico più in generale (cfr. mio post dell’ 11 febbraio 2018, Sul fascismo).

Quanto ai tratti caratteristici del fascismo, Togliatti afferma che “Per prima cosa si può affermare che il fascismo è il sistema di reazione integrale più conseguente che sia esistito fino a ora nei paesi dove il capitalismo ha raggiunto un certo grado di sviluppo”.

In nessun paese come in Italia – scriveva Togliatti – si era visto “sopprimere così radicalmente la possibilità per le masse di creare organizzazioni autonome, sotto qualunque forma”. In un mio post del 2 luglio 2011, osservavo: «per Togliatti, il fascismo è anzitutto la soppressione delle “libertà democratiche formali” e l’impossibilità per il proletariato di organizzare forme di rappresentanza autonome (partiti, sindacati, ecc.). Se questo è indubbiamente vero per il fascismo della prima metà del Novecento, è altrettanto evidente che oggi, al di là del mantenimento delle apparenze delle “libertà democratiche formali” (l’abbaglio idealista che considera lo Stato al di sopra delle classi e non come un ente che materializza la polarità contraddittoria dei rapporti di classe), il sistema capitalistico è in realtà riuscito, da un lato, a neutralizzare ogni antagonismo delle rappresentanze apparentemente autonome e anzi a coinvolgerle nella gestione della crisi e nei processi di smantellamento del welfare; dall’altro, con programmi di comportamento ritualizzato e schizofrenico, a far apparire alle coscienze i rapporti sociali borghesi come “normali” e come gli unici “reali”.»

L'ONU e la UE possono chiudere bottega


Il Medio Oriente, come viene chiamato, sta attraversando una trasformazione, le cui conseguenze restano incerte. Quel che è certo è che Israele, con la complicità della canaglia statunitense e Torah alla mano, persegue incessantemente la sua espansione.

La Ford è la più grande nave pirata mai costruita (*).

La cosiddetta comunità internazionale sta dando carta bianca al governo più fascista dai tempi della fondazione dello Stato sionista nel 1948, senza che questo abbia dovuto subire alcuna conseguenza fino ad oggi. Anzi, riceve un plauso particolare da alcuni Paesi europei in linea con i relativi interessi nazionali, per il massacro di migliaia di civili. Vuoi perché stanno facendo il “lavoro sporco per tutti noi”, vuoi perché lo stanno facendo con armi ed equipaggiamenti prodotti in Europa.

Un appoggio di fatto che serve a rassicurare la propria autostima morale dopo i misfatti del secolo scorso. Una mentalità simile anima Benjamin Netanyahu, maestro nel presentare sé stesso e il suo Paese come minacciati da un pericolo esistenziale. Ciò si traduce nel massacro di intere famiglie e nella distruzione di intere regioni, nel genocidio.

Come le armi di distruzione di massa irachene non avevano un corrispettivo reale all’inizio di questo secolo, così i piani per la sottomissione del Medio Oriente, elaborati alla fine degli anni ‘90, necessitavano di un argomento decisivo, simile alla bomba atomica iraniana. Ma come hanno dimostrato la guerra dei dodici giorni dello scorso anno e la resistenza di fronte all’attuale aggressione, un sistema autosufficiente come quello che l’Iran ha instaurato in risposta alle sanzioni occidentali, non si rovescia così facilmente. E allora altre bombe e altri missili. L’ONU, inerte, può chiudere bottega quando vuole.

Anche l’UE può chiudere quando vuole. Dopo le sanzioni alla Russia, ora i comuni cittadini, non tutti in egual misura ovviamente, sentiranno il peso, solo dal lato economico però, della criminale protervia dei sionisti e dei coloni bianchi d’America. Ma diamo tempo al tempo e avremo modo di sperimentare anche altro.

(*) Abbordare e derubare le petroliere è solo un gioco da pirati. La Ford può fare molto di più: si impossessa di pozzi petroliferi, moltissimi, anzi, di un intero paese pieno di pozzi petroliferi, così tanti pozzi che insieme formano le più grandi riserve petrolifere del mondo, e tutte insieme si chiamano Venezuela. In passato, i pirati venivano infine assicurati alla giustizia. Ora, a Norfolk, stanno sbarcando, esausti, onorati e acclamati. 

domenica 17 maggio 2026

Viva l’economia di mercato

 

La nostra attenzione è attratta mediaticamente dalle vicende dalla geopolitica, segnata dalla lotta tra imperialismi per la supremazia mondiale, nonché dal conflitto aperto e per interposizione di potenze minori. Alla base della contesa imperialistica e dei conflitti di schieramento vi è il modo di produzione capitalistico, punteggiato dalle crisi. Quella che stiamo vivendo non è semplicemente una crisi di ciclo, una tra le tante, ma più in generale si tratta della crisi storica del modo di produzione capitalistico, che ha un carattere oggettivo nel fatto ormai evidente che le forze produttive materiali della società sono entrate in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioè con i rapporti di proprietà (che ne sono soltanto l’espressione giuridica).

Di seguito tratteggio quello che probabilmente, anzi sicuramente, sarà il panorama economico che ci attende nel prossimo futuro stante la congiunzione di diversi fattori di crisi: quella finanziaria, che si sta profilando da diversi mesi a questa parte, e la crisi degli idrocarburi, fabbricata di sana pianta da un potere politico fuori controllo. Queste due crisi si tradurranno inevitabilmente in una combinazione particolarmente violenta di recessione globale e di inflazione, che impatterà come una terza crisi ad esse sovrapposta.

L’illiquidità è il veleno della finanza, di quella regolamentata, di quella deregolamentata e di quella “ombra”, che non sono percentualmente una frazione trascurabile della prima. Nei momenti di crisi, la corsa al contante non si arresta quando incontra un muro; la ricerca frenetica di liquidità è destinata a spostarsi verso altre classi di attivi, altri luoghi in cui ritiene di poter trovare condizioni di disinvestimento più favorevoli.

I crediti cartolarizzati dell’immobiliare commerciale e quelli legati all’indebitamento privato – prestiti auto, debiti studenteschi, carte di credito – stanno registrando tassi di insolvenza (delinquency: certe cose si possono dire solo in inglese o in latino) che sono l’anticamera di default veri e propri, facilmente paragonabili ai livelli storici della crisi dei mutui subprime del 2007.

Per quanto riguarda il credito privato (private credit), spesso nascosto nella cosiddetta finanza ombra, non è altro che un prestito diretto diverso sia dal credito bancario che dalle obbligazioni emesse dal mercato. Il fatto che alcune imprese scelgano di indebitarsi tramite il credito privato anziché rivolgersi alle banche o all’emissione di obbligazioni indica che si tratta probabilmente di aziende di medie dimensioni spesso in condizioni finanziarie tutt’altro che floride.

Il vantaggio, specie in quest’ultimo caso, è che tali imprese pagano interessi fortemente gravati da premi di rischio. Sempre nel gergo inglese, si tratta di loan-sharking, strozzinaggio. Va da sé che il gonfiarsi di una bolla di profitti favolosi attira i capitali di pesci privati golosi e accuratamente selezionati, che vengono raccolti da fondi specializzati (gli squali).

Il vantaggio di alti tassi d’interesse, ossia di profitto, ha una sua contropartita, come succede sempre in simili casi. La contropartita si chiama illiquidità, nel senso che gli investitori creditori e i fondi che agiscono per loro conto sono bloccati fino alla scadenza dei prestiti, in genere dai cinque ai sette anni. È vero che possono riscattare una parte del loro capitale, ma solo una quota pari al 5% delle loro posizioni per trimestre, ossia un 20% annuo.

Finché tutto procede senza intoppi, nessuna ha niente da ridire: i gestori gestiscono, i debitori pagano e gli investitori incassano. Nel mondo del debito, il punto critico è il default, ossia quando i debitori cominciano a non pagare più o ad avere difficoltà nei pagamenti. A un certo punto succede sempre, come nel caso dei mutui subprime. Il gioco del credito facilitato è sempre lo stesso, cambiano solo gli attori.

Gli investitori clienti, quando hanno firmato il contratto, avrebbero dovuto prendere più seriamente le clausole scritte in piccolo. Ora non hanno nemmeno gli occhi per piangere. Non sarà un caso che uno squalo come Warren Buffett negli ultimi due anni ha metodicamente convertito tutte le posizioni del proprio fondo in contanti: oggi troneggia sul patrimonio di 385 miliardi di dollari che non corre più il minimo rischio e può attendere lo sviluppo degli eventi. Ma non tutti gli investitori sono previdenti come l’oracolo di Omaha.

E veniamo all’impatto dell’IA. Gli importi investiti rappresentano da soli un terzo della crescita statunitense. Che una società come OpenAi, la società che sviluppa ChatGPT, sia valutata 850 miliardi di dollari quando non ha ancora guadagnato un centesimo e nel 2025 e ha registrato perdite per 8 miliardi di dollari (a fronte di 20 miliardi di fatturato), prevedendo di generare profitti, e solo questi contano, solo a partire dal 2030 e considerando nel frattempo di spendere altri 600 miliardi, bisogna ammettere che l’ipotesi del delirio non sia poi così delirante.

Da dove proviene questo fiume di denaro? Per esempio, l’Ansa dà notizia che a febbraio la giapponese SoftBank ha annunciato un ulteriore investimento da 30 miliardi di dollari in OpenAI, portando l’esposizione complessiva a 64,6 miliardi e la quota azionaria al 13% dall’11%. L’aumento delle azioni di OpenAI ha consentito a SoftBank un utile netto di 27 miliardi di dollari. Il gruppo ha confermato i piani per la costruzione di un data center da 500 miliardi di dollari nello stato dell’Ohio, alimentato da una centrale a gas da 9,2 gigawatt, nell’ambito del più ampio accordo da 550 miliardi che il Giappone ha siglato con gli Stati Uniti in chiave tariffaria.

Le Monde Diplomatique ci racconta di “soluzioni più scabrose dell’ingegneria finanziaria”. A marzo, OpenAi ha finalizzato una raccolta eccezionale di 122 miliardi di dollari. Amazon ha contribuito con 50 miliardi, in cambio dei quali OpenAi si è impegnata ad acquistare servizi cloud da Amazon Web Service (Aws) per 100 miliardi di dollari. A loro volta OpenAi e Aws hanno ordinato quantità gigantesche di chip a Nividia (gli operatori di IA utilizzano tonnellate di chip), che a sua volta ha investito 30 miliardi.

Una circolarità di finanziamenti davvero strana, dove i rapporti di equity di trasformano in rapporti di clientela e viceversa. Ciò non fa pensare a uno schema Ponzi, ma piuttosto ricorda l’Uroboro, il serpente che si morde la coda. Il settore dell’IA potrebbe entrare in un ciclo in cui i ricavi crescono ma i rendimenti sul capitale si comprimono. Una rottura in qualsiasi punto della spirale e s’innesca il panico con l’intero sistema che va a pallino.

Quindi la questione di Hormuz. Anche se vi fosse una soluzione e lo Stretto venisse riaperto immediatamente, vi sarebbero sicuramente delle carenze non solo di carburanti, ma una disarticolazione di altre essenziali catene di approvvigionamento, a cominciare dai fertilizzanti, plastiche, prodotti farmaceutici e altri prodotti per le lavorazioni elettrochimiche. La Cina dal 1° maggio ha vietato l’esportazione di acido solforico del quale è il maggior esportatore (serve per i fertilizzanti e per l’estrazione mineraria).

Un altro elemento chimico nevralgico è l’elio. È una risorsa fondamentale e insostituibile nell’industria dei semiconduttori. È estratto dal gas naturale e viene utilizzato massicciamente per raffreddare i wafer di silicio durante le lavorazioni ad altissime temperature e come gas di trasporto inerte nei processi di deposizione chimica.

Meno elio e a prezzi elevati, meno chip, meno potenza di calcolo e quindi meno entrate. A ciò s’aggiunge l’aumento del costo dell’energia (OpenAI consumerà tra alcuni anni una quantità di energia pari a quella dell’intera Florida) e dunque l’intero castello già vacilla.

Per chiudere il discorso: stagflazione, crollo dei corsi azionari e obbligazionari, dazi e divieti, quindi uno tsunami di perdite che arriverà da ogni direzione senza lasciare alcun luogo in cui rifugiarsi, con al centro le banche e la chiusura delle linee di credito. Viva l’economia di mercato.