martedì 10 febbraio 2026

Non solo cover

 

Mi hanno regalato un telefono cellulare nuovo di fabbrica. Di solito ne riciclavo uno dismesso dai miei famigliari. Del resto uso il cellulare pochissimo e solo per chiamare, dunque raramente. I miei figlioli, per essere sicuri che risponda loro, mi telefonano sul “fisso”. Potrei ignorare un messaggio su WhatsApp per giorni. Niente, sono l’ultima persona che dovrebbe parlare di tecnologia, e un po’ mi sento a disagio ad ammetterlo, ma non ho molta dimestichezza né con quell’aggeggio, che ormai è indispensabile, né con altri dispositivi.

I miei figlioli mi hanno detto: ora devi solo comprare una nuova cover e uno schermo protettivo in vetro temperato. E dove acquisto ‘sta roba? Guardandomi con la compassione con cui si guarda una persona anziana rimbambita: “dai cinesi”. Insomma in quei bazar dove si vendono varietà incredibili di cianfrusaglie, non di rado di scarsa qualità ma a prezzi convenienti. Ma i “cinesi” non vendono solo cover e simili, producono in Cina ed esportano nel mondo anche automobili e alta tecnologia. Vedo di approfondire un po’.

Nel 2023, oltre 1,6 milioni di brevetti sono stati depositati presso i più importanti uffici brevetti del mondo dalla Cina (gli Stati Uniti erano al secondo posto con circa 518.000). Nel 2023 sono stati concessi circa 889.000 brevetti cinesi (rispetto ai circa 295.000 brevetti statunitensi).

Tali cifre rivelano poco sulla qualità e lo scopo dei brevetti, ed è “naturale” che il secondo paese più popoloso del mondo dopo l’India occupi il primo posto in tali statistiche. Ma c’è dell’altro: nella più importante delle classifiche basate sulle citazioni, il Nature Index pubblicato dall’omonima rivista, la Cina nel 2024 ha raggiunto il primo posto sulla frequenza con cui gli scienziati di una nazione vengono menzionati e citati come fonti in riviste scientifiche riconosciute.

Lo studio China’s Rise to Global Scientific Power: A Path of International Cooperation and Specialization in High-Impact Research, pubblicato l’ottobre scorso sulla rivista Research Policy, ha confermato questa tendenza, in particolare per la ricerca d’avanguardia. La quota della Cina nell’1% delle pubblicazioni più citate a livello mondiale è aumentata dal 10% nel periodo 2008-2010 al 31% nel periodo 2018-2020. Al contrario, la quota degli Stati Uniti è scesa dal 49 al 37%.

Ma anche concentrarsi sulle citazioni può essere fuorviante riguardo la qualità della ricerca, anche se il problema è meno pronunciato in classifiche consolidate come il Nature Index, a fronte dell’aumento dei media semi-scientifici e pseudoscientifici o dei cartelli di citazioni tra gli scienziati. Questione questa molto dibattuta.

Tuttavia, un altro dato rivelatore lo si ricava dallo studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences a fine ottobre. Nell’articolo Changing Power Dynamics inScientific Teams Reveal China’s Emerging Leadership in Global Science, si legge che è stato rilevato, analizzando i dati di quasi sei milioni di pubblicazioni scientifiche in tutto il mondo, non chi veniva citato con più frequenza, ma piuttosto chi guidava i team scientifici. C’è un netto passaggio dai gruppi guidati dall’Occidente a quelli guidati dalla Cina.

In particolare, la percentuale di team leader coinvolti in collaborazioni scientifiche tra Stati Uniti e Cina e affiliati a istituzioni cinesi è aumentata dal 30% nel 2010 al 45% nel 2023. Entro i prossimi due anni, la Cina sarà alla pari con gli Stati Uniti in questo senso, se non addirittura superarli.

Nell’abstract si legge: «la percentuale di team leader coinvolti in collaborazioni scientifiche tra Stati Uniti e Cina e affiliati a istituzioni cinesi è aumentata dal 30% nel 2010 al 45% nel 2023». Entro i prossimi due anni, la Cina sarà alla pari con gli Stati Uniti, e forse li supererà.

Lo studio conclude che la Cina non è solo uno dei “principali produttori mondiali di scienza di alta qualità”, ma i suoi ricercatori stanno anche organizzando e guidando sempre più collaborazioni internazionali. Questa tendenza confuta quindi lo stereotipo secondo cui i cinesi possono solo “copiare” i risultati scientifici dall’Occidente.

Entro pochissimi anni, la Cina assumerà una posizione di leadership a livello mondiale in numerosi campi come l’intelligenza artificiale, la tecnologia energetica e la scienza dei materiali. Ciò è dovuto all’approccio strategico adottato dal governo cinese da alcuni lustri. E ci dice anche come l’interconnessione pubblico privato sia vincente.

Un aspetto chiave della politica scientifica cinese è il Programma Mille Talenti, lanciato da Pechino nel 2008. Questo programma mira a reclutare esperti internazionali e finora è riuscito ad attrarre diverse migliaia di scienziati. Inoltre, c’è un numero crescente di ricercatori di ritorno: scienziati cinesi che hanno ricoperto cariche di professore all’estero ma che ora stanno tornando in patria. Sono attratti da ingenti pagamenti una tantum, stipendi elevati, bonus e ottime condizioni di ricerca.

Insomma, i cinesi hanno “copiato” la stessa strategia europea e in particolare quella italiana. Ridete piano, per carità.

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