Nella notte tra sabato e domenica la Russia ha nuovamente attaccato la rete di fornitura elettrica dell’Ucraina, in particolare le linee di uscita di due centrali nucleari nei distretti di Rivne e Khmelnytskyi, nonché la più grande sottostazione d’Europa nella regione di Leopoli. Le centrali nucleari, tecnicamente integre, hanno dovuto ridurre la loro potenza a scopo precauzionale per evitare il surriscaldamento.
Secondo fonti di Kiev, solo un decimo del deficit di energia provocato dagli attacchi russi alla rete di produzione e distribuzione è compensato dalle importazioni di elettricità dalla Polonia.
Le conseguenze di questo attacco sono state la disattivazione di corrente anche nella capitale, per cui i residenti hanno avuto elettricità per due ore al mattino e un’ora e mezza la sera durante il fine settimana. I media russi hanno attribuito l’attacco a una rappresaglia per il tentato omicidio di Vladimir Alexeyev, vice capo del servizio di intelligence militare GRU, avvenuto venerdì.
Di là di questa versione sui motivi dell’attacco, vale quanto ho scritto recentemente in questo post. Bastano due conti: se l’Ucraina attualmente ha solo il 50% della sua capacità di generazione di energia elettrica, ma gli abitanti di Kiev ricevono elettricità solo per un sesto della giornata, allora si può stimare approssimativamente quale percentuale del consumo di elettricità sia destinata all’approvvigionamento della popolazione civile: vale a dire, un terzo. Il resto viene utilizzato per lo sforzo bellico. L’attacco persegue anzitutto un obiettivo militare.
Sempre secondo fonti russe, il presunto autore dell’attentato al generale Alexeyev è stato arrestato a Mosca e un complice a Dubai. Un terzo sospettato sarebbe fuggito in Ucraina. Il governo ucraino ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’attacco, ma ci sarebbe di mezzo il leader di Azov, Denis Prokopenko. Alexeyev è vice capo delegazione russa ai colloqui di Abu Dhabi. Chiaro l’intento di sabotare i colloqui.
Secondo l’agenzia Reuters, che cita diverse fonti “a conoscenza della situazione” sul fronte ucraino, gli Stati Uniti puntano a raggiungere un cessate il fuoco entro marzo e poi di indire nuove elezioni e un referendum a maggio su possibili condizioni di pace, come la cessione alla Russia della regione del Donbass. Donald Trump vorrebbe ottenere un successo tangibile in vista delle elezioni di medio termine.
Sergej Lavrov, ministro degli Esteri, ha dichiarato in un’intervista che la Russia non vuole “necessariamente” occupare l’Ucraina o porre fine alla sua sovranità, ma è sufficiente un rapporto di vicinato “permanente e benevolmente neutrale”. È evidente che per raggiungere un simile risultato è necessario un cambio di regime a Kiev. A tal fine vi sarà sottotraccia un braccio di ferro tra una importante frazione dei poteri europei (e della Nato) e chi attualmente comanda a Washington. In gioco vi è molto di più di ciò che appare.
Nessun commento:
Posta un commento