mercoledì 23 luglio 2014

L'impiccio/1


Quando sono a Roma alloggio non lontano da via Eustachio Bartolomeo (quello delle note “trombe”), in una zona dove sorgono numerosi villini in stile liberty, a due passi da Piazza Galeno, una piazza con due aiuole centrali semicircolari dove fanno la guardia alcuni grandi alberi. A giudicare dai palazzi superstiti, già residenze di diplomatici, un tempo quel luogo doveva essere davvero elegante. Era la piazza dove finiva il centro urbano della capitale, e da uno dei condomini prospicienti, ancora esistente, il mattino del 28 giugno 1914 usciva un tenente colonnello del genio per recarsi in via Venti Settembre. A Roma è la via del ministero della difesa, che allora, con meno scrupolo per il politicamente corretto, si chiamava ministero della guerra.



La giornata era soleggiata e calda, ma per nulla afosa. La temperatura massima di quel giorno era attorno ai 29 gradi e la minima sui 16, e grazie al ponentino l’umidità si manteneva sotto il 30 per cento. Bastano questi dati climatici per preferire Roma ad altre località. L’ufficiale si avviò verso via Nomentana per prendervi il tram n. 9. Era in uniforme di servizio, modello 1909, seguito dal suo attendente che gli portava la borsa. Quella domenica il tenente colonnello non era di buon umore, poiché la sera prima gli era stato recapitato da una staffetta un ordine scritto classificato “riservatissimo”, a firma del colonnello Armando Diaz, segretario del generale Alberto Pollio, capo di stato maggiore dell’esercito.

La comunicazione “riservatissima” in realtà non conteneva nulla di particolarmente speciale, se non la comunicazione di convocazione per il dì seguente, appunto domenica 28 giugno, per mettere a punto il programma dei tiri di prova di un nuovo obice, esperimento che si sarebbe tenuta presso il poligono di Ciriè (To) il successivo 30 giugno. L’ordine era di accompagnare il generale Pollio, con partenza la domenica stessa in treno. C’è da dire solo che da qualche tempo Pollio, ed è questo uno dei motivi del disappunto del tenente colonnello del genio, rivelava solo con brevissimo anticipo i suoi spostamenti fuori Roma. Forse temeva qualcosa, oppure, come sostenevano certe malelingue, non voleva far sapere dei suoi spostamenti per motivi per così dire di carattere privato?

Giunti alla fermata del 9, l’attendente consegnò la borsa all’ufficiale e poi prese per mano il di lui figlioletto per ricondurlo a casa. L’attendente era, nell’esercito italiano, così come in seguito in aeronautica, un militare di leva incaricato del servizio alla persona di un ufficiale. I suoi compiti erano tra i più vari, specie se l’ufficiale era ammogliato. Non di rado faceva servizio domestico nell’abitazione dell’ufficiale stesso, provvedendo alla spesa, avendo cura della casa e dei figli dell’ufficiale, non di rado lavava i piatti, portava a spasso il cagnolino della signora, e altri servizi del genere. Anche nell’esercito dell’Italia democratica e repubblicana, tale figura di domestico rimase in auge fino al 1971, anche se poi, specie per le famiglie degli ufficiali di più alto grado, la faccenda si prolungò per qualche tempo ancora.

Ma per quale motivo il generale Pollio aveva bisogno di farsi accompagnare in Piemonte da un ufficiale del genio? Le funzioni degli ufficiali del genio, a quel tempo, avevano strettamente a che fare con l’operatività di un’altra arma dell’esercito, ossia con l’artiglieria, in quanto, con l’eccezione di massima dell’artiglieria pesante campale, la forza di penetrazione, e pertanto distruttiva, di un obice o di un mortaio era dipendente dal tipo di opere fortificatorie da battere, valutazione che spettava quindi ad un tecnico del genio. E il nostro ufficiale del genio era il più alto in grado della segreteria di Pollio.

La situazione dell’arma di artiglieria in quel fatidico 1914 era a dir poco deficitaria, in ogni senso, come ebbe a provare in seguito la Relazione ufficiale sull’Esercito italiano nella Guerra 1915-18, causa le incertezze ricorrenti delle “supreme autorità tecniche”. Basti pensare che nel 1900 era stato adottato un cannone Krupp che venne riconosciuto superato appena due anni dopo e però fino al 1904 ne furono dotate ben 120 batterie! Nel 1907 si adottò un nuovo cannone Krupp, il quale però si rivelò subito troppo pesante e di complicato utilizzo sul terreno, e ciò nonostante furono armate ben due terzi delle batterie esistenti. Finalmente nel 1911 fu adottato l’ottimo cannone francese Déport (adottato ma non ancora messo in produzione!).


3 commenti:

  1. Forse l'ufficiale in questione, il tenente colonnello del Genio Vincenzo Traniello, era di cattivo umore quel mattino perchè al corrente di quanto sarebbe successo nelle ore successive? E il generale Pollio era così brusco nel comunicare i suoi programmi perchè messo sull'avviso da vaghi presentimenti?

    Naturalmente sono solo domande oziose senza risposta...

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    1. non sono domande oziose, tutt'altro, e qualche risposta l'avranno anche nei post successivi, basta attendere. ciao

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  2. ah che belli questi post storici... non smettere mi raccomando!

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