domenica 30 marzo 2014

Quando la colpa è sempre degli altri


Eugenio Scalfari rammenta oggi i famosi “lacci e lacciuoli” ai quali alludeva il governatore della banca d’Italia Guido Carli in un’epoca che a noi ormai appare remotissima per molti motivi, non solo anagrafici e nostalgici. Scrive:

Il sindacato operaio di quell’epoca non rientrava affatto nell’elenco delle lobby; rappresentava la classe operaia, i suoi interessi e i suoi valori, ma essi non erano affatto contrari a quelli dello Stato. Luciano Lama nei momenti di difficoltà economica gestiva una politica di moderazione salariale e la stessa politica fu anche quella di Berlinguer e di Giorgio Amendola. La moderazione salariale dei sindacati fu riconosciuta più volte nelle relazioni dei governatori della Banca d’Italia, a cominciare addirittura da Menichella e poi da Carli, da Baffi e da Ciampi.

Avevano ragione loro, i Luciano Lama, i Berlinguer e i Giorgio Amendola? Il quadro internazionale era ciò che era, e pesava in modo determinante nelle scelte strategiche, ma per quanto riguarda quelle tattiche? Il tintinnar di sciabole, poi le bombe nelle banche, sui treni e nelle piazze rammentavano nel sangue non solo la sovranità limitata ma anche il fatto che se talvolta la classe dominante si dimostra disponibile a rinunciare a qualcosa è solo per procurarsi l’alleanza delle altre classi, fin quando il gioco gli riesce e poi invece passa alle maniere forti. È in questo modo che la borghesia intende le libertà pubbliche, ossia come una transazione continua tra interessi diversi dove il suo prevale sempre, costi quel che costi (agli altri).



E allora, ripeto, avevano ragione loro, i Luciano Lama, i Berlinguer e i Giorgio Amendola? Difendere questa democrazia per ciò che valeva e per quel che era? Oppure si sarebbe potuto levargli la maschera, e con quali costi umani e sociali? Oggi è facile rispondere, mentre allora, posso assicurare i più giovani, lo era molto meno. Anche perché, e questo non a caso Scalfari non lo ricorda, nulla veniva gratis, e fosse dipeso dalla moderazione dei suddetti personaggi del sindacato e del partito, saremmo rimasti ai tempi e nelle condizioni di Valletta e Menichella. La spinta in avanti, prepotente e inarrestabile, fu studentesca e operaia, il sindacato seguiva come l’intendenza segue le truppe, e quanto al partito aveva altri obiettivi.

*

Per quanto riguarda l’oggi, Scalfari traccia un quadro veritiero e desolante, ma non si chiede perché siamo arrivati a questo punto, laddove

le imprese di grandi dimensioni sono quasi tutte scomparse, le medie imprese devono affrontare mercati dove il costo del lavoro è decisamente più basso che da noi, la delocalizzazione è diventata una prassi, le imprese piccole soffrono di un credito in continua diminuzione e con elevati tassi di interesse, gli imprenditori da trent’anni investono sempre di meno impiegando capitale e dividendi soprattutto nella finanza e sempre meno nell’industria; per conseguenza la base occupazionale si è ristretta e la produttività è fortemente diminuita, il sindacato rappresenta soprattutto i pensionati, la classe operaia come aristocrazia del lavoro non esiste più perché i contratti sono diventati individuali o di piccole categorie diverse tra loro.

L’unica risposta che sa dare Scalfari ricalca alcune verità ma senza attribuirne le responsabilità ad un soggetto politico e sociale specifico:

I lacci e lacciuoli di oggi sono soprattutto la mescolanza tra finanza privata e politica, la carenza di innovazioni nelle manifatture, la scarsità del credito, la corruzione e l’evasione e infine, non ultimo, le mafie.

E tutto ciò, fatta la tara alle condizioni nelle quali ci costringe l’imperialismo delle potenze e delle multinazionali, non è forse questione di scelte di politica economica e sociale nazionale e di accordi sottoscritti a livello mondiale ed europeo? Si poteva gestire la cosa diversamente, noi vaso di coccio tra vasi d’acciaio? Per quanto riguarda la corruzione, l’evasione e le mafie, sicuramente. Per quanto riguarda gli indirizzi di politica economica di sostegno diretto e indiretto alle industrie non si poteva fare come ha fatto la Germania? Per quanto riguarda gli interessi industriali di rilevanza nazionale non si poteva fare come ha fatto la Francia? E invece si è agito solo sulla parte contrattualmente e socialmente più debole, il lavoro e il taglio del welfare, senza peraltro scalfire l’abuso e il privilegio. Soprattutto si è agito in sudditanza di interessi grandi e in gran parte stranieri, svendendo il patrimonio pubblico o regalandolo a capitalisti con le pezze al culo.

Scalfari non si appassiona a questi temi, gli basta elencare le ferite e dire che il governo Renzi deve avere più attenzione per il sindacato, il quale però, come osserva egli stesso, non esiste più se non come rappresentanza dei pensionati. E dov’era Scalfari quando picchiavano duro sulla Fiom, da che parte stava, tanto per dire?

La questione, come sempre, è politica ed economica, problema di classe dirigente e d’interessi corporativi diffusi. Che cosa è diventata la politica con la complicità e l’interesse esplicito della borghesia e dei ceti sociali agganciati al suo carro? Una sinecura e fonte di privilegio. In tal modo la politica è diventata pesante e odiosa senza essere utile, e quando la politica è pesante e inutile, scade nell’unanime discredito. Avviene così che il potere legale (e morale) che dovrebbe rappresentare la nazione, in realtà si isola fino a rappresentare solo se stesso e il suo egoismo di casta.

E Scalfari e il giornale da lui fondati hanno nulla da rimproverarsi? Non è stato forse Scalfari, in ogni occasione, ad esprimere apprezzamenti per Mario Monti e solo alla fine, nel dicembre del 2012, scoprire che “non è adatto per governare la crescita”? E sul governo Letta, e su Napolitano, quante ne ha dette in loro favore? Non crede Scalfari e il suo ex giornale di avere delle responsabilità almeno sotto il profilo dell’avvallo, dell’endorsement?

Viene da qui, nella società, la richiesta e l’impazienza per un cambiamento della politica, come se ciò fosse possibile senza un cambiamento più esteso e radicale che ci riguarda tutti. Per un cambio della residenza politica è necessario avere pronta una nuova classe dirigente che non sia espressione solo della protesta. Invece ciò che vedo in giro e assai scoraggiante, milioni d’ignoranti non fanno classe dirigente, bensì massa di manovra per ogni tipo di avventurismo.

PS: il resto dell'articolo non l'ho letto perché dice subito che ha per tema Gesù e dintorni. E io la domenica non vado a messa.




8 commenti:

  1. Proprio questo ho pensato dopo aver letto poco fa l'inizio dell'articolo di Scalfari.

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    1. siamo già in due, quando saremo in dieci fonderemo un partito puntando ai rimborsi elettorali

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    2. dimenticavo: la lista la chiamiamo Tachipirinas

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  2. E la bottarella alla Scala Mobile ?
    Sede accattivante, aggiungere una panchina frontale per le riunioni con la Presidenza.

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  3. Pare, ma non si stenta a crederlo anche se i sondaggisti mentono sempre, che il consenso per Renzi sia in aumento. Anche dopo il decreto Coop, con la precarizzazione definitiva e selvaggia di tutto e tutti, i cosiddetti "milioni di precari" se ne stanno a casa a mangiare la pastasciutta di mammà e a twittare invece di fare quello che noi penseremmo che dovrebbero fare. Non è una grande soddisfazione, ma non ci saranno lacrime per nessuno quando la baracca crollerà.

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  4. Paleomelia domenicale della sera. Forse un pò greve.

    Alla carrellata polisociosindacale è possibile associare il trailer che alcuni leggenti hanno girato negli anni '50/'60/'70, nello specifico si pensa al casting con Malagodi, Giorgio (Almirante) bello ed elegante, la completa sciarada DC, le pistolettate sessantottine ed esplosioni varie,ecc.ecc. Trasformismi,ipocrisie,rapine certificate,gomblotti non sono nuovi, come ho già scritto: nulla di nuovo.... Ma nel parlare pochi istanti fa tra amici si ha l'impressione che oggi si sia perso anche quel minimo di ...... ' forma ', per cui secondo un vecchio titolo del Cuore di Serra : (chiedo scusa alle Signore) 'Hanno la faccia come il culo.' Ormai senza più ritegno e vergogna e quel tanto di cipria ipocrita, inversioni di rotta da spaccare il timone, minute by minute. Sarà la dimensione del Tempo contemporanea.

    Canizie omerica dispersa nel web.

    lr

    PS < Viene da qui.... ogni tipo di avventurismo. > Sintesi ecumenica. Dalle Alpi alle piramidi. Ora può calare il sipario.

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  5. Chissà perché di Guido Carli è rimasta nella memoria quella frase, "lacci e lacciuoli" e non il ruolo di primo piano che l'ex governatore ebbe- insieme con Andreatta- per "sganciare" Bankitalia dal ministero del Tesoro indirizzandola da soggetto dotato d pesi e contrappesi verso le politiche neoliberiste sostanzialmente privatizzandola .
    Carli rappresenta una specie di autobiografia della nazione: fascista prima poi attraverso l'Iri arriva alla presidenza di Bankitalia poi a quella di Confindustria e infine approda al senato grazie a mamma Dc. La sua missione era compiuta: il movimento operaio sconfitto poteva iniziare l'epoca dell'economia a debito e della finanziarizzione...

    Di Scalfari chissà perché ricordo una intervista a Craxi in cui si eccitava del fatto che l'allora giovane segretario socialista avesse "tagliato la barba al profeta": era l'epoca della polemica Proudhon-Marx. Ero giovanissimo e rozzo ma riusciì a capire che quello non era né poteva essere un giornale di sinistra a dispetto dell'opinione generale...

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