mercoledì 5 marzo 2014

L'Oscar al nulla


Ieri sera ho rivisto, fino alla penultima interruzione pubblicitaria, il film capolavoro di Paolo Sorrentino. La prima volta, il 28 luglio scorso, l’ho visto quasi distrattamente, non per mia precisa volontà, ma perché durante la visione, in un cinema all’aperto, dovevo combattere una guerra che infine ho abbondantemente perso nonostante l’ingente impiego di armi chimiche, ossia mezzo litro di Autan.

Il film, come ormai sanno anche coloro che non l’hanno visto, è un pedissequo omaggio a Fellini. Per rifarmi a una battuta del film, l’omaggio al regista riminese sta come Ammaniti a Proust. Basta confrontare il cammeo capolavoro di Fellini, quello della sfilata di moda con religiosi ed ecclesiastici nel suo Roma, e la scena sorrentiniana del baciamano alla “Santa”.

Quanto alla signora alto-borghese, “de sinistra”, che con enfasi celebra il suo impegno sociale accettando di sporcarsi le mani andando in televisione (solo le mani?), la stessa che ha pubblicato undici suoi librini perché amica del “capo del partito”, la moglie del marito con l’amichetto, la madre inesausta di premure per i figli, coadiuvata da un nugolo di filippini, ebbene si tratta di un personaggio scaduto, con un codice a barre degli anni Ottanta, un omaggio al viscerale padrone della Medusa più che un’allusione a La terrazza di Scola.


Sorrentino non racconta nulla, filosofizza una certa realtà, marginale e geriatrica, un monologo del protagonista più sarcastico che ironico, in fin dei conti un film elogiativo e feticistico del nulla, con istantanee di promozione turistica di una città che non esiste. Perciò piace al pubblico, perché non impegna un solo pensiero, è un film fatto apposta.

8 commenti:

  1. Concordo con te. Ciao Tiziana

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    1. ciao Tiziana, ci siamo proprio tutti oggi al cinema

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  2. Sì, un film frutto di una società talmente decadente che fallisce anche nel raccontare la decadenza!

    L'unica cosa notevole, a mio parere, sono le parole del mafioso arrestato, che rivendica di rappresentare gli unici che lavorano e mandano avanti il paese...e... in effetti... che altra economia ci rimane? Ciao,g

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  3. Beh, non proprio tutto il pubblico.
    A Cannes o a Venezia non sarebbe stato lo stesso. E' un prodotto per il marketing. Vedremo come andrà da noi.

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  4. Al di là del premio vinto, a mio parere il film è sopravvalutato.
    La decadenza è tema trito e ritrito. Non ha dimostrato nulla di più.
    Tanto, troppo rumor per una sceneggiatura, secondo me, abbastanza noiosa e ripetitiva, ma poi un Oscar ad Hollywood è davvero sempre meritato?!
    Ne 'Il Divo' , Servillo è stato molto più convincente in bravura, e penso che l'attore,ultimamente, si sia un po' inflazionato.
    Mentre un 'Giù la testa o C'era una volta in America di Sergio Leone...tanto per citarne qualcuno di quelli che ritengo essere, veri capolavori...anche dopo tante visioni non mi annoio mai, La grande bellezza mi ha lasciato indifferente, e senza desiderio di rivederlo a breve.

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  5. Fosse stato per questo blog "La grande bellezza" altro che Oscar...

    E del resto anch'io l'ho visto prima al cinema, poi in dvd e poi in tv l'altra sera e se non mi era piaciuto la prima volta la seconda e la terza l'irritazione per la supponenza non ha fatto che crescere...
    Ha ragione Marco Giusti: è un film bozzettistico in cui manca una storia portante e quando decide di dire qualcosa di "definitivo" rasenta o addirittura sorpassa la banalità..

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  6. Se non l'hai visto ti segnalo questo:
    http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/loscar-dabagno-sergio-di-cori-fa-a-pezzi-la-grande-bellezza-altro-che-rinascita-73852.htm

    Da verificare, ma interessante squarcio su Hollywood e l'italietta, con il cammeo tragico del produttore Franco Cristaldi. Un grande...abbraccio. g

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    1. grazie della segnalazione. il mio giudizio sul film non aveva bisogno di cori modigliani, un personaggio verso il quale non nutro da tempo nessuna stima. ciò non toglie che nella sua ricostruzione, anche a me apparsa abbastanza approssimativa,sia detta una verità risaputa, ossia lo stretto intreccio tra sponsor e cinema e politica. ma questo esisteva anche negli anni "ruggenti" del cinema italiano (e straniero) laddove non c'era scena dove non si bevesse whisky G&B e non si fumasse con in bella mostra muratti o malboro, eccetera.
      ciao

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