martedì 21 maggio 2013

Falsificazioni del marxismo/1



L’intervista sul potere di Luciano Canfora è certamente un libro di grande interesse, "denso", come amano dire quelli che apprezzano la commistione continua di argomenti e tesi tra i più disparati e non di rado tra loro contraddittori. Un libro che è un monumento di erudizione  per le insistenti citazioni e rinvii bibliografici. Insomma, un’opera che piace a un certo pubblico e che può poi essere usata come un bancomat dal quale prelevare un po’ di quella stessa moneta da spendere sul mercato delle idee correnti e in saldo.

Non si parla quasi che di élite, generali, statisti, dittatori e cialtroni del genere. Dall’antichità a ieri l’altro mattina. Le cause del mutamento sociale e di rivolgimento statuale per Canfora vanno ricercate nel gioco politico tra le diverse élite da un lato e nella disputa per l’egemonia tra potenze dall’altro. Le quali cose, soprattutto la seconda, indubbiamente rivestono la loro importanza; e tuttavia se tali aspetti sono declinati lasciando in ombra un fattore essenziale e decisivo della dinamica storica, quale il ruolo dei mutamenti del modo di produzione e di scambio, matrice dei rapporti di dominio e di servitù, di conquista ed espansione, si finisce nell’histoire événementielle, pur se nella versione prestigiosa dei tipi Laterza.



Può essere un esempio il modo in cui il filologo barese delinea le cause dell’affermazione del cristianesimo, francamente con argomentazioni datate e assai banali sulle quali forse ritornerò in una prossima occasione.

Ed è appunto trascurando l’aspetto decisivo dei rapporti sociali basati sulla produzione e lo scambio, dunque gli antagonismi reali tra le classi, che Canfora può stabilire che nazismo e fascismo rappresentino una “terza via tra capitalismo e socialismo”. Come se, appunto, i mutamenti d’ordine politico potessero imprimere di per sé il cambiamento dell’ordine economico e dei relativi rapporti sociali.

Paradossalmente, per certi versi, è lo stesso errore che Canfora, in un suo libretto del 2009 (La natura del potere), attribuisce e rimprovera alla formulazione di Marx ed Engels contenuta nel Manifesto del 1848, laddove la conquista del potere da parte del proletariato per attuare il loro programma è data per ottenuta con il “suffragio universale”!

Cosa non vera, peraltro, poiché si tratta di una forzatura di Canfora stesso, il quale non può esimersi dal precisare che Marx ed Engels non usano tale locuzione, bensì quella di “conquista della democrazia”, che evidentemente per Canfora è concetto equipollente a quello di suffragio universale. Ed infatti noi vediamo ogni giorno come per “democrazia” s’intenda essenzialmente il voto elettorale. E sì che Canfora ha scritto un poderoso e interessante volume sulla democrazia quale storia di un’ideologia.

Solo che Marx ed Engels la conquista della democrazia l’intendono in modo diverso dal mero suffragio universale, laddove invece si tratta di “eliminare il carattere miserabile di questa appropriazione, nella quale l'operaio vive solo allo scopo di accrescere il capitale, e vive solo quel tanto che esige l'interesse della classe dominante”. E che ciò possa avvenire, secondo Marx ed Engels, per mezzo del voto elettorale, è una fantasia e una strumentalizzazione di Canfora.

Infatti, subito dopo, i due estensori del Manifesto, indicano le prime dieci misure da prendere (le elenca anche Canfora irridendole) in tal senso, scrivendo esattamente: “Naturalmente, ciò può avvenire, in un primo momento, solo mediante interventi despotici nel diritto di proprietà e nei rapporti borghesi di produzione, cioè per mezzo di misure che appaiono insufficienti e poco consistenti dal punto di vista dell'economia; ma che nel corso del movimento si spingono al di là dei propri limiti e sono inevitabili come mezzi per il rivolgimento dell'intero sistema di produzione”.

Come ciò potesse conciliarsi e ottenersi con il mero “suffragio universale”, lo sa solo Canfora e chi gli dà retta.

Sul “suffragio universale”, Marx scriverà solo due anni dopo: «Il dominio borghese come emanazione e risultato del suffragio universale, come espressione della volontà popolare sovrana, questo è il significato della Costituzione borghese». Quindi, nulla di più lontano dalla sua concezione e dalle prospettive di Marx.

Tutto ciò non deve sorprendere, come cercherò peraltro di illustrare nel post successivo, questo è il modo consueto di falsificare Marx ed Engels da parte degli esponenti del pensiero borghese al quale Canfora di diritto va annoverato. Dico questo nella certezza che si tratta per il professore barese di un titolo di cui compiacersi.

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