Si
può essere o non essere d’accordo con quanto scrive Piergiorgio Odifreddi sul
blog di Repubblica. Sta di fatto che
la libertà di stampa – come rilevavo in questo post del luglio scorso – è un
mito. Se esistesse effettivamente la libertà di stampa, questo sistema sociale
semplicemente avrebbe smesso di esistere poiché a tenerlo in vita è anzitutto
la propaganda.
Odifreddi
sostiene che gli israeliani sono come i nazisti, anzi peggio. Personalmente non
direi peggio, ma simili. È vero che i palestinesi praticano il terrorismo, ma è
altrettanto vero che lo Stato d’Israele è un’invenzione del sionismo e delle
potenze occidentali (anche il popolo ebraico è un’invenzione) che con la Palestina
non c’entra nulla. I palestinesi sono relegati in frammenti di territorio e
privati delle risorse più importanti, la terra e l’acqua, ma soprattutto del
sacrosanto diritto di autodeterminazione.
I
palestinesi praticano il terrorismo perché non dispongono di carri armati e
cacciabombardieri, usano l’esplosivo che uccide innocenti. Una violenza cieca che
non potrà avere sbocco positivo. Gli israeliani rispondono facendo stragi
immani. Una violenza sconsiderata che è solo rappresaglia. Non si esce dal
fanatismo degli uni e degli altri in questo modo. Le classi dirigenti, palestinese
e israeliana, non fanno altro che mettere uno contro l’altro i popoli, per poi
sfruttarli entrambi.
Anche
in questo caso sono i rapporti di forza e di classe a dominare gli eventi, la
geopolitica da un lato e gli interessi delle classi dominanti dall’altro. I
proletari israeliani e palestinesi potranno liberarsi dei loro miti razziali e
religiosi, del proprio fanatismo nazionalista, solo sulla via della coesistenza
pacifica e della realizzazione d’interessi comuni, solo nel momento in cui si
affrancheranno dalle attuali condizioni economiche e sociali che li opprimono
entrambi.
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