domenica 7 ottobre 2012

Sgocciolamenti



La colpa maggiore di cui si è resa responsabile l’arte moderna, è quella di aver distrutto il senso del bello. Cosa vuol dire, ad esempio, “far entrare la superficie della tela in rapporto diretto con lo spazio e la luce reali” praticandogli uno sbrego o un buco? C’è qualche idiota che ne è convinto e lo può spiegare? Leggo ancora da Wikipedia: le tele di Lucio Fontana “portano impresso il segno dei gesti precisi, sicuri dell'artista che, lasciati i pennelli, maneggia lame di rasoio, coltelli e seghe”. Ecco, l’ultimo termine è quello più appropriato: seghe.

Il record di vendita in Italia di questo “artista” è stato di 650.000 euro per un Concetto spaziale –Attesa (1958/1960), idropittura su tela, battuto da Finarte, il 18 dicembre 2007.  Si tratta di uno di quei capolavori riprodotto qui sopra, potete scegliere a piacere. A partire dal 2000 l’”artista” sfonda la soglia del milione di euro a capolavoro, valore superato fino a oggi 48 volte.

E di questo quadro qui sotto cosa ne pensate? L’ha realizzato uno squilibrato alcolizzato considerato uno dei maggiori rappresentanti dell’espressionismo astratto. Wikipedia scrive che “perfezionò la sua celebre tecnica di pittura spontanea con cui faceva colare il colore direttamente sulla tela”. Sapete come si chiama tale tecnica? Dripping! Cazzo, vuoi mettere, se la chiami sgocciolatura non varrebbe milioni di euro.


A lanciare “artisti” come Pollock e altri, dei quali evito di fare il nome, fu l’astuta Peggy Guggenheim, non prima di esserseli portati a letto. Sesso, soldi ed entrature. Il talento non c’entrava nulla. Anzi, qualche artista di un certo talento, visto dove spirava il vento, posò i pennelli e cominciò a dipingere con i piedi, raggiungendo in tal modo quotazioni ragguardevoli. Di queste cose parlo con contezza avendole vissute in prima persona anche se da una posizione marginale.

Del resto, a Venezia, queste cose le sapevamo tutti, rientravano tra gli argomenti di conversazione più gettonati e fino ad una certa epoca se ne conservò memoria. Quello di cui si mormorava allora e che ora è noto tutti, è che a sostegno della “libera” arte dell’impressionismo astratto, in contrapposizione al realismo socialista, stava nientemeno che l’agenzia governativa United States Information Agency, cioè il Dipartimento di Stato americano, a partire dagli anni Cinquanta con mostre ed eventi. E infatti, fino a quell’epoca, uno sgocciolamento di vernice costava pochi dollari.

Nel 1996 – scrive il Sole 24ore – il «New York Times» pubblica la documentazione sull'attività segrete dell'intelligence americana in ambito culturale, soprattutto sull'attività coperte delle Fondazioni private, dalla Fondazione Farfield, alla Ford, alla Rockefeller e Carnegie. «Una fonte fondamentale sono anche gli archivi del Smithsonian Institution».

Il programma di propaganda culturale rivolto all'Europa occidentale per contrastare l'offensiva comunista e conquistare alle posizioni americane gli intellettuali europei si concretizzò con l'istituzione del Congress for the Cultural Freeedom, organizzato dall'agente della Cia Michael Josselson, che operava tra il 1950-1967 in 25 Paesi. La sua attività era iniziata parallelamente all'annuncio del Piano Marshall (1947) e alla nascita del National Security Act che diede vita alla Cia per «operazioni psicologiche coperte» con la direttiva NSC-4a e la successiva NSC-10/2 del 1948 attraverso il Policy Planning Coordination (Opc), che contava su abbondanti fondi (4,7 milioni del 1949 e 82 milioni nel 1952). Gli artisti sapevano di essere strumento di un programma di politica culturale? «Poco e niente – spiega Francesco Tedeschi, autore della «Scuola di New York» (2004) –, certo è che tra il 1937 e il '40 il loro sguardo si spostò dal filocomunismo e dai murales messicani, all'ideologia della libertà e dell'individualismo».




2 commenti:

  1. Ingiusto non commentarti o più probabilmente meglio stare zitti.Sono sicuro che l'arte da un certo momento sia diventata un divertimento con azzardo,della borghesia,e per questo c'è stato tanto movimento centrifugo verso l'arte povera o certe esperienze del concettuale,nel tentativo di salvaguardare il messaggio.Insomma io non butto tutto.Il ritorno al figurativo in tempi di riflusso con lo uovato Bonito, nelle riscoperte gallerie ,la fine dell'action(non painting) pubblica, le arrampicate sui muri della street art: un pò ci provavano anche nei momenti più tristi e qualcuno ci prova sempre; che poi lascino molta nostalgia per la feroce temperie espressionista, che praticamente tutto l'agire artistico oggi sia alienato in merce è il termometro della ipotermia generale.
    Che la Gugghy sdoganasse per conto della CIA(anche le sculture di Moore non è che, era sempre lei che portò dei Magritte?),non "L'Europa dopo il diluvio", non ci avevo pensato; non sorprende, bravini davvero, attenti e sottili..
    franz

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    1. ritorno al figurativo? no, non è di questo che si tratta, ovviamente. come dice tu: che praticamente tutto l'agire artistico oggi sia alienato in merce è il termometro della ipotermia generale.
      eh, sì, sono bravini davvero, e anche in altri generi artistici

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