mercoledì 9 novembre 2011

Ma di quale democrazia state parlando?


Ieri su Raitre, in una trasmissione condotta da Corrado Augias, c’era un tipo che presentava un proprio libro, il quale ha affermato che il presupposto della democrazia è il capitalismo. Non si tratta di una considerazione – ha sottolineato – ma di un’evidenza storica. Augias di rincalzo: non dobbiamo santificare la democrazia ateniese, poiché essa era un’altra cosa.

Non si rendono conto, questi propagandisti borghesi, che la democrazia è una nozione relativa sul piano storico, economico e politico e come essa si presti facilmente alla mistificazione, tanto è vero che i liberali inglesi difesero per secoli e armi in pugno l’istituto della schiavitù, così come nella costituzione americana la schiavitù, fino alla sua formale abolizione, fu il convitato di pietra. E del resto, allo stesso modo, con la medesima evidenza storica, si può sostenere che il fascismo e il nazismo hanno avuto come presupposto il capitalismo, così come le loro isomorfosi  sparse qua e là nei vari continenti.

Per democrazia moderna s’intende comunemente ed essenzialmente un regime sociale che ottiene la sua legittimazione per via elettorale, ma sappiamo bene come il voto sia condizionato dal potere detenuto dalle élite capitalistiche. Pertanto la democrazia attuale è una particolare forma politica del dominio di classe e solo fino a quando questa forma è conveniente e compatibile con i relativi interessi. Se invece per democrazia s’intende il “potere del popolo” tout cour, allora non è della nostra epoca che stiamo parlando ma forse di una futura.

Pertanto è vero che la libertà e la democrazia borghesi non sono altro che il prodotto storico dello sviluppo economico della società e hanno per presupposto i caratteri tipici e generali del modo di produzione capitalistico, ma va aggiunto, come tratto saliente, che l’unica vera libertà difesa strenuamente dallo Stato della borghesia è la libertà della stessa classe proprietaria di sfruttare il lavoro dei proletari così come la democrazia ateniese era il potere esercitato dai cittadini liberi (maschi) sulla massa degli schiavi.

Nell’antichità, quale fosse la forma di governo, le società annoveravano un’enorme quantità di schiavi. La società contemporanea, quale sia la sua forma di governo, annovera un’enorme quantità di salariati. Accanto alla libertà formale si trova collocata in ogni dove la schiavitù del bisogno. Come ebbe ben a rilevare Marx, “ne consegue che tutte le lotte nell’ambito dello Stato, la lotta fra democrazia, aristocrazia e monarchia, la lotta per il diritto di voto, ecc. ecc., altro non sono che le forme illusorie nelle quali vengono condotte le lotte reali delle diverse classi”.

La democrazia americana o inglese di due secoli fa, non esigeva ancora la scomparsa del modo di produzione schiavistico. In seguito, nell’epoca del trionfo del capitalismo, le antiche forme di schiavitù non servono più e anzi sono d’intralcio poiché “per trasformare il denaro in capitale il possessore del denaro deve trovare sul mercato delle merci il lavoratore libero, libero nella duplice accezione che usi, quale persona libera, la propria forza lavorativa come propria merce, e che d’altronde non debba vendere altre merci, che sia libero e spogliato, privo di tutte le cose che occorrono per poter realizzare la sua forza lavorativa”.

Ecco quindi la vera base della democrazia attuale, il suo presupposto. Ma anche sul piano elettorale, su quello della rappresentanza, la democrazia sta subendo una rapida involuzione in quanto a decidere non sono più i parlamenti e i governi eletti, ma gli organismi sovrannazionali, economici e finanziari, sulla base dei “parametri” dei vari trattati. Ciò è reso evidente dal fatto, proprio in questo periodo, che chiunque sia al governo in Italia (come altrove), non può adottare nessuna iniziativa autonoma se non nel rispetto del dettato della Banca centrale europea e di chi la controlla di fatto, cioè il capitale finanziario.

7 commenti:

  1. Voglio segnalare, a chi legge questo blog, quest'articolo notevole di L.Garofalo.
    Eccone il link:

    http://laclasseoperaia.blogspot.com/2009/12/la-fuoriuscita-dalla-crisi-e-nel.html

    Saluti da Luigi.

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  2. “per trasformare il denaro in capitale il possessore del denaro deve trovare sul mercato delle merci il lavoratore libero, libero nella duplice accezione che usi, quale persona libera, la propria forza lavorativa come propria merce, e che d’altronde non debba vendere altre merci, che sia libero e spogliato, privo di tutte le cose che occorrono per poter realizzare la sua forza lavorativa”.

    Ho letto e riletto, questo passo di Marx, potrebbe segnalare l'opera da cui è tratto?
    Grazie.

    Leggendo questo blog, si evince, che Marx, è una miniera perenne.

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  3. http://www.criticamente.com/marxismo/capitale/capitale_1/Marx_Karl_-_Il_Capitale_-_Libro_I_-_04.htm

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  4. Condivido la parte "la seria alternativa al capitalismo" del blog segnalato da Luigi, trovo molto interessante la tesi dell'unico commento. Ma purtroppo dalla Bocconi, viene fuori tutt'altra cosa, da molti anni.
    Grazie Olympe per la cura e l'attualità dei suoi temi, e per l'attenzione che rivolge anche ai suoi lettori.
    Saluti

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  5. Questo è per davvero uno mondo rovesciato: si trascura il pensiero di un genio e si accetta quello dei mediocri. Ma forse sta proprio in questo il successo dei moderni schiavisti.

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