sabato 11 febbraio 2023

L'adunata atlantica

 

Chi teme un ritorno del fascismo, non ha capito nulla di ciò che è accaduto negli ultimi decenni. Di là del folclore dei nostalgici mussoliniani (che certo danno fastidio ma nulla più), della solita retorica strapaesana della destra parlamentare, dobbiamo tener presente che siamo entrati in una nuova epoca. Le adunate oceaniche avvengono quotidianamente stando seduti davanti a un monitor, o nei nostri salottini davanti a un teleschermo. Abbiamo visto con quanta facilità (basta un decreto legge o anche meno) possono ingabbiarci tutti. Un controllo sociale, personale e collettivo, come è possibile oggi, nessuna dittatura se lo sarebbe sognato. A noi resta qualche innocuo sfogo sui social e spingere il carrello al supermercato per sentirci liberi e tutto sommato appagati in un sistema ritenuto fondamentalmente democratico. Chi si accontenta gode, diceva Aristotele.

Undici anni fa, il 2 gennaio 2012, davo conto di che cosa consiste realmente il sistema imperialistico delle multinazionali. Nel frattempo le cose sono andate avanti in progressione quasi geometrica. Alcuni gruppi multinazionali controllano di fatto l’economia mondiale. E con l’economia anche il resto, alla faccia dei sovranismi ma anche di chi sventola la bandiera del liberalismo.

Il 31 gennaio scorso scrivevo che la più grande multinazionale produttrice di chip elettronici ha il suo centro produttivo più importante in Cina. Ma è una multinazionale taiwanese! Dunque, di che cosa vogliamo parlare? Magari di una guerra economica a tutto campo tra le varie superpotenze, che vede la Marina degli gli Stati Uniti, nel giugno 2022, sotto la copertura di un’esercitazione militare (BALTOPS 22), posizionare esplosivi sui gasdotti Nord Stream 1 e 2 che trasportano gas naturale dalla Russia alla Germania, fatti poi esplodere a distanza il 26 settembre. Se non è guerra economica questa, alla faccia di chi soffre e muore in Ucraina, da una pare e dall’altra, che altro sarebbe sennò?

Nel 1997, Zbigniew Brzezinski, ex consigliere per la sicurezza nazionale, osservava che “la ricerca del potere [vale a dire, l’egemonia globale degli Stati Uniti] non è un obiettivo che suscita la passione popolare, tranne in condizioni di improvvisa minaccia o sfida al senso di benessere domestico del pubblico”. Hanno dunque bisogno di controllare i media attraverso i quali diffondere stati d’insicurezza e d’isteria collettivi, promuovere narrazioni filo- americane in Medio Oriente, Asia centrale e ovunque.

Gli Usa non controllano solo la più grande e capillare rete globale di spionaggio e d’ingerenza, ossia il telefono di Macron e della ex cancelliera Merkel, ma controllano Internet. Gli Usa dominano culturalmente ed economicamente tutto lo spazio della comunicazione, approfittando del fatto di essere il paese in cui Internet è stato inventato e dove sono nati i principali colossi del settore.

Le masse di dati raccolte dalle aziende digitali costituiscono anche un vantaggio competitivo in molti settori all’avanguardia, tuttavia il dominio sui dati non riguarda solo gli aspetti economici. I dati raccolti dai giganti del web vengono utilizzati anche dalle agenzie di intelligence statunitensi, in base a una legislazione accomodante che consente loro di accedere ai dati degli utenti. Compresi quelli degli utenti europei, anche se un accordo internazionale dovrebbe garantire, ma solo teoricamente (chi controlla chi?) protezione agli utenti residenti in Europa. Anche se i nostri dati sono archiviati su server in Europa, i cittadini europei hanno di fatto messo la loro vita digitale nelle mani di aziende americane e dei servizi d’intelligence di Washington.

Internet è diventato un fattore essenziale di riconfigurazione delle relazioni internazionali, cioè dei rapporti di potenza. Un solo esempio: nei mesi scorsi, i ricercatori, che lavorano per la società di analisi dei social media Graphika, così come per l’Osservatorio Internet della Stanford University, ha analizzato quasi 300.000 tweet da 146 account Twitter falsi, oltre a 39 account falsi, 16 pagine, 2 gruppi Facebook e 26 account Instagram. Hanno anche trovato account falsi associati su altri social network in lingua russa. Secondo la loro analisi, tutti questi account falsi hanno agito in modo coordinato. Promossi da chi e per quale scopo? Questi account falsi erano tutti gestiti dagli Stati Uniti. Una versione archiviata dei falsi account apparteneva al CENTCOM, il comando centrale responsabile delle operazioni militari in Medio Oriente e Asia centrale. La rete ha anche utilizzato profili personali generati dall’intelligenza artificiale per creare falsi più realistici, e di accreditare le presunte atrocità commesse dai soldati russi.

Non che russi e altri non facciano la stessa cosa, sebbene con mezzi incomparabilmente più limitati e risultati di minor efficacia. Tuttavia ciò dovrebbe dare l’idea della vastità e imponenza delle tecniche d’inganno per promuovere la propaganda filo-occidentale, vale a dire in primis quella statunitense, che annovera migliaia di suoi agenti infiltrati ovunque, personaggi spesso insospettabili che ogni giorno ci parlano da internet, dai teleschermi e dalla stampa scritta.

3 commenti:

  1. Beh almeno tu non sei un agente americano infiltrato, a meno che non si tratti della famosa tattica del doppio bluff, citata da Otto ne " Un pesce di nome Wanda "

    RispondiElimina
  2. il Potere non cambia: dall'orecchio di Dionisio ai moderni trojan.

    RispondiElimina