lunedì 2 gennaio 2012

La realtà del sistema imperialistico delle multinazionali



Uno studio condotto da ricercatori del Politecnico federale di Zurigo (Eidgenössische Technische Hochschule), Stefania Vitali, James B. Glattfelder e Stefano Battiston, dal titolo The network of global corporate control, dimostra come la struttura della rete di controllo delle multinazionali incide sulla concorrenza del mercato globale e la stabilità finanziaria. L’indagine comprende la definizione dell'architettura della rete di proprietà internazionale e quella del controllo detenuto da ciascun attore globale. Il nucleo principale della struttura della rete delle multinazionali è composto da istituzioni finanziarie (in particolare banche) e può essere visto come un "super-entità” economica (economic “super-entity”).

I ricercatori sono partiti da un elenco di 43.060 imprese transnazionali individuate secondo la definizione dell'OCSE, tratto dal un campione di circa 30 milioni di attori economici contenuti nel database Orbis 2007. Successivamente hanno esperito una ricerca intrecciata che individua la rete di tutte le proprietà e i relativi percorsi. La rete TNC (transnational corporations) risultante include 600.508 nodi e legami su 1.006.987 proprietà. In termini di connettività, la rete è costituita da tanti piccoli componenti collegati, ma il più grande (3/4 di tutti i nodi) annovera tutte le multinazionali più importanti per valore economico, pari al 94,2% del totale operativo delle TNC.


In sostanza emerge dallo studio un nocciolo duro costituito da 787 grandi corporation che controllano l'80 per cento delle più importanti imprese del mondo (only 737 top holders accumulate 80% of the control over the value of all TNCs) e al suo interno un gruppo ancora più ristretto composto da 147 gruppi che controllano il 40 per cento delle più importanti multinazionali del pianeta. In particolare, la classifica top dei più grandi attori multinazionali esercita un controllo dieci volte più grande di quello che ci si poteva aspettare sulla base della patrimonializzazione.

Tale situazione, secondo gli stessi ricercatori, indebolisce la concorrenza del mercato (it weakens market competition [p. 5], poiché il risultato di tale intreccio è che circa 3/4 della proprietà delle imprese del nucleo principale è nelle mani di imprese dello stesso conglomerato. In altre parole, si tratta di un affiatato gruppo di aziende che cumulativamente detiene la quota di maggioranza tra tutte le più importanti multinazionali.


L’abolizione della proprietà privata è già un dato di fatto, solo che la grande proprietà è in mano ad una élite che domina il mondo e le vite di tutti. Venite a parlarci di libera concorrenza, signori pezzi di merda che scrivete sugli "autorevoli" giornali della grande proprietà.

Per chi volesse scaricare lo studio cliccare QUI.

13 commenti:

  1. Nel nostro pacchiano Paese esiste una sorta di sommesso pudore riguardante la descrizione della politica economica e dei suoi meccanismi, che sono, a volte, assai spudorati anche nella loro esemplare violenza. La medesima comune matrice confessionale della nostra classe dirigente, riveste di eufemismo caramelloso la parola ed i concetti. L'analisi stessa dei fenomeni socio-economici, ed il suo linguaggio, rispecchia fedelmente l'intento edulcorante: dire per non dire e se lo dice lo fa nella lingua tecnica dell'impero; il risultato è il medesimo: non fare capire a chi non deve capire. Un comunicare tra eletti. A tale riguardo il mondo economico protestante e quello ebraico dimostrano piu' coraggio e piu' aggressività. Questo per confermare che quanto da lei riportato, nonchè il nome delle aziende e dei loro soci di riferimento, i quali insieme detengono le quote di maggioranza tra tutte le piu' importanti multinazionali del globo, bisogna andarselo a leggere su qualche pubblicazione svizzera, americana o israeliana. Le voci della sincerità.
    Conscrit

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  2. La medesima comune matrice confessionale della nostra classe dirigente

    sono d'accordo, non solo confessionale però, il suo provincialismo e il terrore per qualunque novità, ecc.

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  3. Dal blog di Grillo:

    "Il valore di scambio si presenta in un primo momento come il rapporto quantitativo, la proporzione nella quale valori
    d'uso d'un tipo sono scambiati(6) con valori d'uso di altro tipo; tale rapporto cambia continuamente coi tempi e coi
    luoghi. Perciò si presenta come qualcosa di casuale e puramente relativo, e perciò un valore di scambio interno,
    immanente alla merce""

    Questo passaggio è tratto dal 1° capitolo del capitale di Marx.
    E' facilmente consultabile, sta proprio tra i primissimi paragrafi, è di facile lettura (questo passaggio).
    Tempo fà chiesi delucidazioni; non ebbi, una che dico una, risposta di alcun tipo.
    Quando sento parlare di Marx un pò mi girano, dato che nessuno lo ha capito.
    Io vorrei tanto che qualcuno mi spiegasse cosa volesse dire con quella frase.
    Perchè se il senso è che il valore di scambio è immanente alla merce, cari marxisti, buttate quel libro dato che si basa su un concetto fallace.
    Se tu, marxista, o chiunque altro, mi desse delle delucidazioni io ve ne sarei grato.


    Se nessuno lo ha capito, per favore, non nominate più quel libro.
    grazie

    Cosa risponderesti a questo signore che si firma frank zappa, cara Olimpe?
    Sono curioso l'ammetto.

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  4. Si tratta di colossali associazioni a delinquere legalizzate che operano su scala planetaria e che violano apertamente e ripetutamente i diritti umani e civili dei popoli.


    http://guevina.blog.espresso.repubblica.it/resistenza/2007/09/i-partiti-e-i-n.html

    Al link, grande articolo di L.Garofalo.

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  5. la frase marxiana completa è:
    Il valore di scambio si presenta in un primo momento come il rapporto quantitativo, la proporzione nella quale valori d'uso d'un tipo sono scambiati[6] con valori d'uso di altro tipo; tale rapporto cambia continuamente coi tempi e coi luoghi. Perciò si presenta come qualcosa di casuale e puramente relativo, e perciò un valore di scambio interno, immanente alla merce (valeur intrinsèque) si presenta come una contradictio in adjecto[7]. Consideriamo la cosa più da vicino.

    ecco, per considerare la cosa più da vicino bisogna leggere anche il resto

    non credo che nessuno abbia capito Marx, come lei sostiene, ed è chiaro che il valore di scambio è immanente alla merce (non al valore d'uso). lei questo fatto, al pari di tutti noi, lo può sperimentare ogni giorno quando scambia il suo denaro (segno del valore, rappresentante di un adeterminata quantità di merci) con delle merci

    però prima di scirvere a grillo o a me farebbe bene a leggere il libro prima di buttarlo

    saluti

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  6. cari ragazzi, ma voi ci avete mai lavorato in una terribile multinazionale?...perchè sapete, sembra che siano composte da persone.....(che strano) e che vi posso dire? ho visto quadri scoparsi la segretaria, impiegati giocare a carte tutto il giorno, e tutti attaccati alla pagnotta da far paura (ma che pensate che sono solo i dirigenti i bastardi) ma nell'ultima (è a pistoia e fa treni..un aiutino) ho visto l'incredibile : operai(assunti e illicenziabili) che davano addosso a quelli interinali..........scusate la sfogo, spero che capiate: dare addosso a una multinazionale è facile, ma quando poi scopri che queste sono composte dai vostri vicini di pianerottolo..ecco li la faccenda si complica

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  7. caro ragazzo, lei non deve scambiare la critica all'assetto proprietario di questo sistema economico con l'avversione a coloro che in tale sistema sono costretti, obtorto collo, a lavorarci

    ed è qui che la facenda si chiarisce

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  8. Quel tizio, Frank Zappa, o comunque chi scrive solitamente in giro nei blog e denigra Marx, e più in generale tutta l'ortodossia economica, ha travisato e continua a travisare la teoria del valore. Allora, testuali parole marxiane: "La forma valore semplice di una merce è contenuta nel suo rapporto di valore con una merce di genere diverso, o nel suo rapporto di scambio con la stessa". Bene. Più avanti prosegue, e afferma: "La nostra analisi ha dimostrato che la forma valore o l'espressione di valore delle merci nasce dalla NATURA del valore di merce; non, inversamente, il valore e la grandezza di valore dal loro modo di esprimersi come valore di scambio. Ma è proprio questa l'illusione dei mercantilisti".
    Allora, cosa ci vuole dire Karlone con queste frasi? Che l'atteggiamento mercantilista, e dunque idealista, è fallace, ed è valido il solo atteggiamento materialista. Il valore è insito nella merce perché essa nasce dal lavoro umano. Negare questo significa negare il lavoro. Tale valore si ESPLICITA nel momento in scambiamo tale merce, non è che tale valore spunti fuori così, dal nulla, con lo scambio. Esempio: io, come corpo, ho un peso, che è tale INDIPENDENTEMENTE dal fatto che io salga sulla bilancia, e dunque mi confronti con un altro corpo di eguale peso per far appunto equilibrare le due braccia della bilancia. Insomma, non è la bilancia a infondere in me il peso attraverso il rapporto con un altro peso, io già ho un peso "di mio". La bilancia lo esplicita solamente.
    Saluti marxisti.

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  9. molto bene Mauro, grazie

    solo aggiungo una virgola: non il lavoro in generale, ma come ben sai, ma il lavoro che si scambia con capitale

    ricambio i più cordiali saluti

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  10. Sono il tizio, frank zappa.
    E no, la discussione è andata avanti caro il mio.
    Avrebbe dovuto, cmq, leggersi le mie risposte e cercare di controbattere.
    Come sempre capita, quando si arriva al nocciolo della questione spariscono gli interlocutori.
    A me pare tanto come quando si parla coi dogmatici e a un certo punto la discussione non avanza più per il rifiuto che è immanente nelle menti di costoro.
    Tanti saluti

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  11. Cavoli ma scrivere comprensibile no?

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  12. Scrivere un po' più comprensibile x persone "terra terra" come me no?

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    1. scrivere più semplice di così non credo, la divulgazione ha dei limiti.

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