domenica 4 ottobre 2015

Pendant



Il rischio è di diventare una democrazia che interessa un 30-40 per cento del paese. Un'ampia maggioranza non se ne interessa più, vive per proprio conto e bada alla sua situazione economica. Il resto è chiacchiera, divertimento, tristezza e musica rock.

Non è un rischio, è la realtà. E, soprattutto, di quale democrazia si tratta? Parlamento illegittimo, di nominati, solo un modo per far carriera, una politica economica decisa altrove, una politica estera inesistente, dei media assolutamente asserviti e al potere politico e a quello economico, e tutte le formiche che faticano e si arrabattano quotidianamente capiscono bene di non contare un cazzo.

La causa principale di tale stato di cose, secondo Scalfari, sarebbe invece Renzi:

c'è grande confusione in questo paese, col risultato che molti e specialmente i giovani si allontano dalla politica, sono indifferenti, leggono poco i giornali, guardano sempre meno la televisione e i "talk show" in particolare, dove il tema pressoché unico è ormai diventato Renzi magari anche per criticarlo ma l'argomento che predomina è sempre lui. E la gente  -  i giovani soprattutto  -  cambia canale o spegne e passa a Internet dove la scelta degli argomenti e degli interlocutori è infinita.



Come solito si scambia l’effetto per la causa: Renzi è l’effetto, non la causa. È perfettamente organico a questo sistema, fiuta il vento. Bisognerebbe chiedersi invece delle proprie responsabilità, prima tra tutte quella di aver assecondato in ogni modo una società lacerata da una crescente disuguaglianza economica, dove prevalgono ceti sociali che parassitano la società attiva.

Sono recenti gli editoriali di Scalfari nei quali invocava la cessione di una parte di “opulenza”, ma a dover rinunciare chiamava sempre i soliti. E ciò si è tradotto infine nella revoca di diritti fondamentali. Così come, per altre strade, si è spinto al massimo l’individualismo e la competizione, spiegando il successo o l’insuccesso personale essenzialmente come il prodotto di caratteristiche personali.

Un senso generale di disperazione pervade una generazione di giovani che, se pure hanno avuto la fortuna di frequentare un corso di laurea, ma non quello di certa jeunesse dorée, si trovano senza prospettive di poter avere un lavoro decente e accedere a un buon standard di vita. Se non hanno gli agganci giusti, se non sono figli e nipoti di, allora devono emigrare, dal sud al nord, e dal nord chissà dove, oppure se gli va bene faranno anni o decenni di precariato nella scuola.

Di questi giovani laureati e no, c’è sempre meno bisogno e il sistema non ha risposte se non quella di farli sopravvivere come marginali, sul piano accessorio, con elemosine e sussidi. Un fenomeno e una mutazione già diffusi ma che diventerà il problema dei problemi nel torno di qualche lustro.

Caro Scalfari, la confusione e questa specie di atarassia che tutto pervade è causa anzitutto della sfiducia in questo sistema sociale e nell’assenza di prospettive agibili, un sistema al quale la politica politicante – e il racconto mediatico delle sue gesta ­– fa da pendant.


4 commenti:

  1. un giusto senso di generale disperazione pervade l'Italia intera. L'assoluta inquietudine di non essere ciò che si è: un'espressione geografica. Un tempo (felice?) la democrazia interessava un 5%, anche se il 90% andava a votare. Come si è giunti alla situazione attuale? In primo luogo, formalmente, si dipende dal COME si è lavorato ieri; in realtà dal COME ci han fatto lavorare e quindi, votare, fino ad adesso. Il parlamento attuale non è però illegittimo, peggio: il porcellum aveva elementi (fondamentali) di incostituzionalità ma non impinge le capacità del parlamento che quindi, risulta legittimo. Questa è l'Italia, essere ciò che non si è. nulla è stabile fuorché il provvisorio. Più che stato di eccezione, si è sempre in uno Stato provvisorio, per non dire comatoso. In effetti il paese è oggi attaccato alle macchine della bce.
    "Purtroppo si fa così" specificava Renzi all'Adinolfi poi inculava Letta in mondovisione e ora dice che s'ha da fare in Siria dopo aver venduto armi, fra gli altri, ai peshmerga (?). Bravo, si fa così. La gente, peraltro, si indigna per un gesto di fellatio in aula. Ma la scelta principale di una classe dirigente gesticolante, rentier e vigliacca, fu quella di affidarsi, terrorizzati dalla'utunno caldo, all'intelligenza del capitale senza averlo nemmeno studiato, adulandolo; capitalismo in Italia pieno di attori, mancante di registi. 60 milioni di attori, i peggiori sul palco. O meglio, 60 milioni di comparse le peggiori sul palco. E così, la 'logica' del capitale ha iniziato a piazzare bombe in questo sgangherato teatro d'occidente: Tragedia. L'incertezza dei picisti, la certezza delel br, l'Italia ha soppresso il suo miglior potenziale antropologico, quello comunista. Questo per quel che riguarda, dal mio punto di vista, la sinistra; mentre va riconosciuto che a destra - nell'arco costituzionale che va dagli yankee al vaticano passando per la svizzera - si è compreso a fondo l'essenza del nostro stato - o meglio la sua mancanza di senso - e quando non lo si comprendeva lo si coartava efficacemente da tutte l eparti, ma soprattutto dall'interno, dalle interiora e dagli interni.
    Da decenni soffriamo una retorica di sinistra, un governo di centro, politiche di estrema destra. Sempre nell'intelligenza del capitale. La Reazione cerca di adeguare una struttura ancora feudale a questa intelligenza, e le chiamano riforme. ma la crisi da noi è allo stato brado da decenni, non c'è alcuna intermediazione: chi ha fa, chi non ha s'attacca. Il 150% della ricchezza finirà nelle mani del 5%, a destra ( probabilmente in Svizzera). Sfasceranno pure l'intereo quadro, ma lo faranno vincendo.
    Per quel che riguarda l'informazione, non è come in altri paesi: si fonda, come tutta la nostra economia reale, sul non avere leggi sul conflitto d'interessi. Basta non fare questa legge per governare il paese oggi, ieri, domani: basta dire abbasso le tasse e non fare una legge. Che governi la famiglia Renzi o Casamonica è poi lo stesso. Il familismo, il nepotismo, è un effetto non una causa. Una legge seria sul conflitto d'interessi comporterebbe una guerra civile, tribale, che nessuno, in Europa, vuole nemmeno immaginare. Infatti per tutti coloro che non ci vivono "l'Italia è l'Italia".

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    1. Scusa ma come possono dei ladri approvare delle leggi per arrestare i ladri (conflitto di interessi)? Per ogni legge a favore ce n'è una contro. Funziona così la democrazia. C'è sempre un comma di qualche articolo che para il culo a chi le leggi le fa. È sempre stato così. E, salvo complicazioni, sarà sempre così. I politici sono solo gli esecutori non i mandanti. Fanno il loro "onesto" sporco lavoro. Come un boia. Il boia taglia solo la testa ma non è lui a decidere quale testa tagliare. Il boia è solo un esecutore. Chi decide di vita e di morte è altrove.
      Siamo noi a continuare a prendercela con i politici, il voto, il non voto, l'astensione, il partito, la destra e la sinistra. Scalfari e Renzi contano come il due di picche a briscola. I politici non contano un cazzo. Sono solo gli esecutori materiali. I mandanti solo altrove.
      Per il cittadino c'è solo la partita e dopo c'è il film e poi la passeggiata il gelatino i bimbi alle giostre, una bella scopata, una bella mangiata, rutti e scorrege.
      E domani si ricomincia alla grande. Felici di lavorare per la società, adempiere al progetto divino, contare qualcosa, far parte del gruppo.
      Schiavi da generazioni, da sempre. Nati schiavi.
      È la vita dello schiavo. Gli indichi la luna ma lui continua a guardarti il dito.
      Per omnia sæcula sæculorum. Amen.

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    2. il potere è sempre altrove, ma non è qualcosa di metafisico.
      Guarda che una legge su conflitto d'interessi è roba liberale: una noram sul conflitto d'interessi procurerebbe tanti vantaggi alla borghesia di questo paese, se fosse veramente borghesia. Invece abbiamo ancora i famiglioni e la gente che si toglie il cappello quando passa un figlio di papà. Una legge sul conflitto d'interessi servirebbe, per esempio, a distinguere renzi da berlusconi, mentre oggi distinguerli è tecnicamente, formalmente, impossibile. Gli spettatori si rompono il capo a trovare le differenze, sembra la settimana enigmistica, ma non c'è differenza sostanziale da un punto di vista giuridico proprio perché non c'è nessuna norma sul conflitto d'interessi. Dove finiscono le aziende di Berlusconi e inizia la politica di Renzi? boh. "berlusconi è più snesibile a fare un ragionamento diverso" diceva Renzi ad un generale della finanza (appena frodato da berlusconi quindi). E' tutta bella gente, hanno sensibilità capisci, ma chi finanzia chi? altro gioco da settimana enigmistica. Per ora è la privacy che li finanzia. Certo, culturalmente risutla evidente che la cifra è sempre quella del berlusconismo ma probabilmente anche l'accredito. Di fatto una interdizione del conflitto d'interesse permetterebbe di limitare l'elusione fiscale ovvero l'accredito.
      bisogna spicciarsi però, prima che mondadori compri anche questo blog, facica vincere le primarie a Olympe e poi si riscrive la costituzione assieme.

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    3. sono in trattative, ma la cosa deve restare riservata

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