domenica 25 maggio 2014

Sia anatema


Oggi 43.000.000 di elettori, il popolo sovrano, sono chiamati alle urne per eleggere 73 deputati europei che una volta eletti non conteranno un cazzo. Ma proprio un cazzo. Anche semplicemente sotto il profilo costi/benefici i conti non tornano.

Scrive Scalfari Eugenio:

Personalmente credo sia abbastanza improbabile che l'elettore deciso ad andare alle urne rifiuti una delle schede [per le europee] che gli vengono offerte là dove ci sia l'abbinamento [con le amministrative].



Guarda caso: l’unica persona a me nota che si recherà alle urne farà invece proprio così. Me l’ha comunicato ieri sera, e al voto alle comunali proprio vi è costretta per via che il candidato è un parente stretto e persona che merita. Sennonché, credo abbia ragione Scalfari, nella maggioranza dei casi non verrà rifiutata la scheda per le europee, si sa come vanno queste cose. E ciò non potrà non influire sulla percentuale degli astenuti, nel senso che saranno di meno.

Scrive Scalfari:

La prima domanda è questa: quanti ci andranno e quanti invece festeggeranno la domenica andando in gita o restandosene tranquillamente a casa?

Già nel modo in cui pone la domanda si rileva la malafede, l’intento inquirente e la scomunica. Quanti andranno a messa e quanti invece commetteranno peccato restando tranquillamente a casa a fornicare?

Il numero degli astenuti è importante, ma non è essenziale, anche perché diverse sono le motivazioni di chi si astiene. L’importante è che si faccia strada la coscienza dell’inutilità di questo tipo di rito elettorale, coscienza che in Italia non è ancora ben diffusa e matura a causa del credito di cui godono gli illusionisti, compresi quelli che vanno in Europa a battere i pugni, quelli che promettono un salario minimo (*).

Per il resto, oggi Scalfari offre uno scampolo di quello che egli intende per democrazia:

C'è un'alternativa a quelle urla [di Grillo]? L'alternativa è purtroppo l'indifferenza, cioè l'astensione dal voto. Gli ultimi sondaggi segnalano circa il 40 per cento di probabili astenuti. Sommati ai voti che presuntivamente prenderanno i Cinque Stelle si arriva al 60 per cento. E sommati al populismo di Berlusconi, che dopo vent'anni di malgoverno spera ancora in un 20 per cento di allocchi che lo votino, siamo all'80 per cento del popolo sovrano che, se abboccherà a queste manipolazioni, rinuncerà ad utilizzare la propria sovranità.

Se non voti, sei un indifferente, un cialtrone che sprezza le sorti superiori e progressive del consorzio di cui fai parte. Ma se anche voti e però non dovessi votare Pd e alleati, non dovessi votare come dice Scalfari, abboccherai alle manipolazioni. In ogni modo, anatemizza Scalfari, l’80 per cento degli italiani sono dei minus habentes.

È rimasto viscidamente cattolico e plebiscitario, catto-fascista.


(*) A Cernobbio, in aprile, il viceministro dell’Economia Enrico Morando proponeva di “fare alla svelta” una legge sul salario minimo  che preveda “la galera” per gli imprenditori inadempienti. Del resto in Germania è già legge, e in Francia s’è aperto il dibattito sulla revisione dello SMIC (salario minimo interprofessionale, 1,445,38 euro mensili, un sogno anche per Grillo). La borghesia corre ai ripari, riassorbire i disoccupati mediante lavoretti a basso salario.




5 commenti:

  1. scalfari: la voce del padrone!

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  2. In qualsiasi parrocchia, oltre alla ecumenica romana, si va alla messa e contemporaneamente si continua a fornicare. Da sempre.
    A parte il numero dei fedeli presente alle funzioni, il prete però rimane sempre padre Eugenio, che ha comunque il suo fascino, soprattutto per le nonne con il rosario alle mani.
    Buona domenica.

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  3. Decliniamo, decliniamo: «dei minus habentes».

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  4. Scrive la seconda persona che ha agito come Scalfari riteneva improbabile (e già questa è una pur piccola soddisfazione).
    Nel paese di 3000 anime in cui risiedo, alle ultime comunali abbiamo avuto una sola lista candidata.
    Ulteriore beffa: ci siamo dovuti sorbire per anni un sindaco che ha avuto la faccia tosta di mantenere l’incarico pur cambiando residenza. Presenze al mese, quindi, centellinate.
    Ieri mi sono così recato alle urne per votare un’altra lista (delle tre quest’anno presenti).
    Panico al seggio quando comunico agli scrutinatori e poi alla presidente (chiamata appositamente) che devo ritirare solo la scheda delle amministrative.
    Ho dovuto attendere fuori dal seggio venti minuti, mentre la presidente annaspava nel cercare sul manuale la procedura da seguire (notare che erano quasi le 16).
    Alla fine mi ha comunicato che avrebbero dovuto verbalizzare la mia scelta.
    Con tono grave, manco si trattasse di una segnalazione alla questura.
    In questi paesi, gli anatemi evidentemente funzionano.

    Nota ironica: la mia compagna che, avendo lavorato per diverso tempo come precaria in un ufficio nomine elettorali di una importante Corte d’Appello, assiste costernata alla vicenda.

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